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Articoli per la rivista Italia Uomo Ambiente di Pronatura Firenze

Da agosto 2018 Gabbie Vuote collabora con la Rivista Italia Uomo Ambiente di Pronatura Firenze

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Animali Marini


Chist'è 'na storia, d'un pisci spada. storia d'amuri...
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti pigghia la fiocina accidilu accidilu accidilu ahh...
te pigghiaru 'a la fimminedda drittu drittu 'ntra lu cori e chiancìa di duluri ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la varca la strascinava e lu sangu ni curria e lu masculu chiancìa ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi e lu masculu
parìa 'mpazzutu mi dicia bedda mia nun chiancìri bedda nun chiancìri dimmi tia c'haju a fari...?
Rispunnia la fimminedda ccu nnu filu e filu 'i vuciscappa scappa amuri miu'ca sinò t'accidunu...
No no no no no amuri miu si tu mori vogghiu murìri 'nzemi a tia si tu mori amuri miu vogghiu murìri...
Ccu nu saltu si truvàu ccu issa 'ncucchiu 'ncucchiu cori a cori e accussì finìu l'amuri di du' pisci sfurtunati...
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti c'è puru lu masculu pigghia la fiocina accidilu accidilu ahhh...
Chist'è 'na storia d'un pisci spada storia d'amuri...

Questa canzone di Domenico Modugno definisce in pieno chi è il pesce spada, un pesce monogamo, che nuota accanto alla compagna, inseparabile.

Gli animali marini (pesci, crostacei, molluschi) sono tra gli ultimi nella nostra considerazione morale, infatti non si contano ma si pesano, come non avessero una individualità ma fossero tutti una massa indefinita e irrilevante. Non mille pesci ma tonnellate di pesci.
Nel mondo vengono abbattuti miliardi di pesci ogni anno, più di qualsiasi altra specie terrestre macellata per produrre il nostro cibo. Il pesce da acquacoltura ha raggiunto nel mondo 110,2 milioni di tonnellate; l'Asia nel suo complesso contribuisce per il 90% ed è il maggiore esportatore mondiale mentre l'Europa è il maggior importatore mondiale.
In Europa vengono allevati tra i 500-1700 milioni di pesci e ne vengono pescati tra i 68-100 miliardi ogni anno.
In Italia si allevano circa 30 specie per 185.000 tonnellate di pesci e altri animali marini ogni anno e se ne consumano circa 1,5 milioni di tonnellate (fonte FAOSTAT 2015). Siamo il terzo produttore europeo.
Sono quindi un numero incalcolabile. Gli animali più utilizzati sulla terra. Allevati o pescati, subiscono anche loro lo strazio della prigionia e della morte. Che non si sentano i loro lamenti, le loro grida, il loro dolore, dipende dalla differenza di linguaggio. Un italiano non capisce un cinese e un cinese non capisce un italiano. Ma li comprendiamo perchè sono conspecifici. Così noi, per incapacità di comprensione,  non capiamo i pesci,  organismi tanto diversi da noi ma pur sempre capaci di comunicare e, soprattutto,  "soggetti di una vita".

I pesci hanno l'anatomia necessaria per provare sensazioni, sono consci delle risposte dolorose agli stimoli e capaci di provare prolungata sofferenza. La scienza ha confermato le capacità articolate dei pesci e quindi dobbiamo includere anche loro tra gli animali da tutelare.

Sono senzienti e intelligenti, sono in grado di utilizzare strumenti, costruire strutture molto complesse che richiedono capacità di pianificazione e hanno coscienza di sé, prerogativa finora attribuita a pochissime specie più evolute.

Inoltre è stato documentato che i pesci provano sia emozioni positive che negative, soffrono lo stress, la paura, si aiutano nelle difficoltà e provano persino piacere nel gioco, si curano dei propri piccoli e sono in grado di cooperare fra specie diverse.

Hanno un’ottima memoria. Sono capaci di ricordarsi luoghi, labirinti e percorsi complessi anche a distanza di lungo tempo, meglio di molti altri animali.  E' stato dimostrato che i pesci possiedono un sistema sviluppato di protezione dal dolore intenso che rilascia una sostanza simile agli oppiacei e che, diversamente, non avrebbe ragione di esistere.

Vari enti, come l’American Veterinary Medical Association hanno dichiarato: “Le tesi per cui le risposte del pesce al dolore fossero semplicemente riflessi, sono state confutate. … la preponderanza delle prove accumulate sostiene la posizione secondo la quale ai pesci dovrebbero essere concesse le stesse considerazioni dei vertebrati terrestri per quanto riguarda il sollievo dal dolore “. La certezza scientifica, pubblicata sul Journal of Experimental Biology, contraddice quanto si è creduto finora: ossia che i loro movimenti fossero semplicemente dei riflessi automatici. Le tesi di Cartesio sono superate da secoli anche se, purtroppo, i comportamenti umani vi si adeguano ancora.

Quindi anche i pesci, essendo appunto esseri senzienti, dovrebbero rientrare nella tutela dell'Art. 13 del Trattato di Lisbona! Ma così non è.

I pesci vengono allevati, pescati e abbattuti con metodi assolutamente disumani (oppure umani?). L'Unione europea ha confermato che le attuali pratiche di allevamento comportano sofferenza agli animali. Preoccupazione espressa  anche da Efsa (European Food Safety Authority) e Oie (World Organisation for Animal Health).
I pesci allevati vivono in condizioni di grande affollamento, con gravi limitazioni nell'espressione dei loro  comportamenti naturali. Le alte densità creano problemi di salute, presenza di parassiti, ferite. Subiscono inoltre interventi  fuori dall'acqua che creano grande stress: vaccinazioni, smistamento in base alla taglia, fecondazione.
Il tasso di mortalità è generalmente molto elevato. Come elevato è il bisogno di prodotti chimici  e pesticidi, nonchè trattamenti preventivi o curativi per gli animali come gli antibiotici.

Prima di essere macellati  i pesci vengono spesso privati del cibo per giorni o addirittura per settimane allo scopo di ridurre la contaminazione dell'acqua durante il trasporto.

Le investigazioni hanno scoperto allevamenti con milioni di pesci rinchiusi in gabbia, manipolati e trasportati senza la minima cura:

  • animali lanciati e trattati come fossero oggetti;
  • pesci stipati in contenitori pieni di ghiaccio che si riempiono di sangue mentre gli animali muoiono lentamente di asfissia;
  • pesci uccisi a bastonate decine di minuti dopo che sono stati prelevati dall’acqua;
  • animali ancora vivi e sottoposti a legamento con spago e altre pratiche dolorose;
  • vasche sovraffollate e piene di alghe, con conseguente carenza di ossigeno;
  • pesci lanciati su camion per il trasporto a grande velocità attraverso un tubo.

I pesci pescati vengono inseguiti fino allo sfinimento, strappati al loro ambiente con le reti a strascico che intrappolano centinaia di migliaia di esemplari (in particolare al largo della Sardegna).

Issati a bordo, lasciati agonizzare per ore sul ponte della nave prima che gli operatori abbiano fatto la selezione gettando in mare  come rifiuti le specie invendibili ormai morte, e di uccidere i restanti. Pesci con gli organi interni che fuoriescono dalla bocca a causa dello sbalzo di pressione; pesci  lasciati boccheggiare fino a morire per soffocamento dopo 55-250 minuti di agonia; pesci morti schiacciati nella rete a causa del peso dei loro simili; pesci morti per la repentina variazione di pressione; pesci congelati ancora vivi; pesci sventrati vivi che moriranno dopo un' agonia di 25-65 minuti. Pesci a cui vengono tagliate le arcate branchiali e lasciati sanguinare fino alla morte in preda a convulsioni. Le anguille vengono abbattute con l'immersione in bagni di sale e ammoniaca che produce una lunga agonia. Tutte procedure legali. Le carpe vengono uccise per decapitazione metodo che provoca dolore e non segue le linee guida dell'OIE.

La pesca a strascico sta spazzando dagli oceani la vita marina; 13 tra le 17 maggiori zone di pesca mondiali sono impoverite, le restanti 4 sono sovra sfruttate e se si continua a pescare nel modo in cui è stato fatto finora, i sistemi non avranno la possibilità e il tempo di rigenerarsi perciò entro il 2048 i nostri oceani saranno deserti.
Infatti, secondo uno studio della New Economic Foundation che mette in relazione il consumo di pesce dei paesi europei con la capacità di pesca delle acque territoriali corrispondenti e secondo il progetto Fish Forward dell'UE, il 9 luglio si è raggiunto il "fish dependence day dell'Unione Europea" ovvero il giorno in cui le scorte domestiche di pesce sarebbero già esaurite e che si fa affidamento alle risorse extra UE per quasi la metà del pesce che si consuma. Per l'Italia la situazione è anche peggiore  poichè il giorno fatidico si è raggiunto il 6 aprile nonostante il nostro paese abbia più acque territoriali degli altri paesi europei.
Non soltanto. Nel processo di macellazione di miliardi di animali marini i pescherecci scaricano negli oceani anche:

  • 450.000 contenitori di plastica
  • 25 milioni di chili di materiale plastico per imballaggi
  • 150 milioni i chili di reti da pesca di plastica

Le brutalità con cui vengono trattati i pesci si allarga anche ai molluschi e ai crostacei.

Il polpo è un mollusco della classe dei cefalopodi. Si serve dei tentacoli per catturare le prede. Ha un sistema nervoso molto sviluppato e occhi che permettono un'ottima visione simili ai nostri: è capace di mettere a fuoco e vede nitidamente i colori.
E' tra gli animali acquatici più barbaramente sfruttato dall'uomo eppure la Dichiarazione di Cambridge, sottoscritta dai massimi scienziati mondiali, lo annovera tra gli animali "con coscienza" alla stregua dei mammiferi e degli uccelli.
Gli scienziati concordano nell'affermare che i polpi siano tra gli animali marini più evoluti: sono coscienti di sè e di ciò che li circonda, provano sofferenza e dolore esattamente come gli animali vertebrati e, in oltre 270 milioni di anni di evoluzione, hanno sviluppato una biologia unica insieme ad abilità straordinarie. La loro intelligenza è stata paragonata a quella dei cani.
Non appena viene catturato il polpo tenta di fuggire, non sono rari episodi di polpi che sono riusciti a scappare dall’imbarcazione.
Successivamente i pescatori uccidono i polpi lacerandogli il cervello con un coltello o con un morso, metodi improvvisati che non sempre garantiscono una morte istantanea.

I crostacei vengono venduti vivi nelle pescherie o nei ristoranti conservati su letto di ghiaccio, gli astici con le  chele legate subiscono atrofia muscolare e inibizione dell'alimentazione naturale.
Tali gravi sofferenze si fondano ormai su dati scientifici inconfutabili: i crostacei sono in grado di provare  dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento. Pertanto la detenzione di tali animali  vivi a temperature prossime allo zero e con le chele legate configura un reato. Reato che è stato avallato da una sentenza recente della Corte di Cassazione.

Vengono cucinati, come i molluschi, in un modo che sarebbe vietatissimo per qualunque altro animale: gettati ancora vivi nell'acqua bollente. Emettono urla strazianti e muoiono in una lenta agonia mentre cercano disperatamente di uscire dalla pentola.

Ci sono studi che affermano la raffinatezza del sistema nervoso dei crostacei, paragonabile a quello dei mammiferi. Gli zoologi Tom Abrams, Michael Kuba, Gordon Gunter e Jaren G. Horsley sono concordi nel sostenere che la percezione del dolore dei crostacei esiste ed è sviluppata.  Il dimenarsi delle aragoste bollite vive ne sarebbe una prova, un comportamento che evidenzierebbe spasimi e versi dovuti al dolore e non semplici riflessi automatici. Questi studiosi affermano che la sofferenza che sopportano gli animali bolliti vivi sia inenarrabile e che i lamenti per il dolore patito siano inascoltabili.

Quando vengono immerse ancora vive nell’acqua bollente le aragoste soffrono, così come fanno i granchi e gli altri crostacei. La scoperta, pubblicata sul Journal of Experimental Biology, contraddice quanto si è creduto finora, ossia che i loro movimenti fossero semplicemente dei riflessi automatici. A dimostrare che, proprio come i mammiferi, i crostacei possono provare ed esprimere un’autentica sofferenza è l’esperimento condotto dai biologi Elwood e Barry Magee, dell’irlandese Queen’s School of Biological Sciences. Il risultato è la conferma definitiva di quanto gli stessi ricercatori avevano osservato in passato studiando gamberi e paguri.

Ecco perchè, abbracciando l'etica, l'empatia il rifiuto della violenza, non dovremmo accettare la grande sofferenza di questi animali, indifesi come tutti gli animali, condannati dall'uomo a trattamenti e morti crudeli indegne di una società civile.

Alcuni video per approfondire

Firenze, gennaio 2019

Mariangela Corrieri
Presidente Gabbie Vuote ODV Firenze






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