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Articoli per la rivista Italia Uomo Ambiente di Pronatura Firenze

Da agosto 2018 Gabbie Vuote collabora con la Rivista Italia Uomo Ambiente di Pronatura Firenze

Bistecca alla fiorentina patrimonio Unesco


Il Comune di Firenze, la Regione Toscana e l'Accademia della Fiorentina hanno siglato recentemente l'accordo per candidare "la tradIzione e la cultura gastronomica della bistecca alla fiorentina"  a patrimonio immateriale dell'Unesco chiedendo il supporto e il sostegno di tutti.

Non c'è da meravigliarsi di questo in quanto la comprensione della meraviglia del mondo intorno a noi, lontano da noi, diverso da noi, è patrimonio immateriale delle menti elette quelle che l'Unesco dovrebbe effettivamente tutelare.

Occorre invece contrastare tale accordo semplicemente perchè, guardando dietro le quinte del piatto venerato, vediamo soltanto atrocità che rendono indegno l'uomo e sacrificano miliardi di animali  a vite non vite, schiavitù, tortura, immani crudeltà e intenso dolore fisico e psichico di quegli esseri senzienti pubblicamente acclamati dall'art. 13 del Trattato di Lisbona dell'Unione Europea ma trattati come oggetti, materia inerte, strumenti..... in quella realtà che ci si preoccupa di nascondere.

Infatti:

  • Per gli animali non esistono valli, nè pascoli, nè erba, nè sole. La loro vita è breve e piena di sofferenza. Secondo il ruolo che occupano nella produzione, i bovini vengono definiti con vari nomi tra cui: Il vitello è un bovino di età inferiore agli 8 mesi; il vitellone è un bovino maschio o femmina di età inferiore ai 12 mesi; il manzo è un bovino castrato di 3/4 anni; il toro è il bovino di oltre 4 anni; il bue è il bovino castrato di oltre 4 anni; la vacca o mucca è il bovino di oltre i tre anni di vita che ha figliato almeno una volta.......ecc.
  • Questi animali sono allevati per la maggior parte in modo intensivo per cui il 20% di loro (1 su 5) muore prima di arrivare al macello (secondo i dati diffusi dall'OIE Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale), a causa di malattie e infezioni, per fame, schiacciati e incastrati in un macchinario o in una grata. Vengono differenziati per le varie tipologie di produzione; troviamo razze specializzate esclusivamente per produrre carne o quelle utilizzate principalmente per il latte. Ma anche razze da lavoro. Negli allevamenti la normale vita dei bovini è stravolta, gli animali non sono più individui ma numeri, chilogrammi di carne da vendere e comprare. Europa esistono 3.330.000 allevamenti di bovini.
  • I bovini utilizzati unicamente per le loro carni (vitelloni) ma anche i maschi delle mucche da latte risparmiati dalla precoce morte (vitelli da carne bianca), sono allevati in modo che il loro corpo diventi un’unica massa di carne. Indistintamente maschi e femmine vengono tenuti in enormi stalle, la qualità del loro ricovero è pessima, il pavimento in cemento fessurato senza paglia né terra crea problemi alle loro articolazioni e non permette un adeguato riposo. Lo stazionamento nei box, dove vengono stipati a centinaia e dove rimarranno fino ad un età che varia dai 6-14-20 mesi per poi finire al macello, crea loro forti disagi dovuti al sovraffollamento e alla mancanza d’erba, sostituita dal mangime. Sono alimentati con una particolare tecnica chiamata unifeed, che consiste nella somministrazione continua di un mix di foraggi e farine triturati, miscelati tra loro con l’aggiunta di appetizzanti, integratori e medicine. Questa alimentazione forzata fa in modo che il loro peso aumenti a dismisura nel più breve tempo possibile. Evidenti segni di malessere si manifestano in comportamenti stereotipati, ossessivamente ripetuti, o apatici rimanendo sdraiati immobili sul pavimento.
  • Prima di essere introdotti nei box per l’ingrasso, agli animali vengono effettuate diverse mutilazioni funzionali all’allevamento: recisione delle corna, castrazione e marchiatura a fuoco.
  • L’estirpazione delle corna è considerata necessaria per evitare che gli animali si feriscano reciprocamente negli ambienti sovraffollati in cui vivranno. Questa operazione viene fatta in diversi modi a seconda dell’età del vitello, quando è ancora cucciolo si usa applicare alla radice delle corna una pasta chimica che riesce a bruciarle, quando raggiungono un’età maggiore le corna vengono tagliate con una cesoia elettrica. Ovviamente in tutti questi interventi non viene usata alcuna anestesia rendendo il tutto estremamente doloroso in quanto la radice delle corna è una parte sensibile al dolore.
  • La castrazione invece rende l’animale più mansueto e quindi meglio gestibile dal personale e meno propenso allo scontro con gli altri vitelli, inoltre  questa mutilazione viene eseguita per migliorare la qualità della carne. Per la castrazione si usano diversi metodi. Uno di questi, consiste nell’afferrare lo scroto (la sacca contenente i testicoli) tirandolo verso il basso, per poi affondarvi un coltello, a questo punto i testicoli vengono estratti e lasciati appesi al loro cordone, infine con un particolare strumento si recide il cordone.
  • Raggiunto il peso di circa 200 kg questi poveri animali saranno condotti al macello. Basti pensare che la carne più consumata, soprattutto in Occidente, è proprio quella dei bovini.
  • Per evitare che il latte delle mucche venga consumato dal vitello questi viene strappato drammaticamente alla madre subito alla nascita o pochi giorni dopo con immenso dolore di entrambi. Si lamenteranno e si cercheranno per moltissimi giorni. La madre a volte continua a muggire per chiamare il suo piccolo per molto tempo e vive la separazione come un vero e proprio lutto (John Webster della Bristol University). Questo comportamento crudele avviene molte volte, ad ogni parto, fino a che la mucca, stremata e inabile a nuove gravidanze, viene mandata al macello.
  • Ma non è infrequente che i vitellini vengano uccisi alla nascita perchè inutili, non essendo della razza da carne costerebbero troppo e renderebbero poco, come i maschi degli allevamenti finalizzati fanno parte dei cosiddetti "controsessi".
  • Dopo 4-5 anni la mucca è talmente debilitata e letteralmente consumata da non essere più in grado di camminare, non riesce ad alzarsi e rimane accasciata. Per questo viene definita “mucca a terra”. La sua sofferenza, però, non è presa in considerazione: deve arrivare viva a destinazione, perché se muore prima di arrivare al macello non si potrà ricavarne alcun guadagno.
  • A questo punto inizia per lei un vero e proprio calvario. Nonostante le normative vietino che siano spostati animali malati o feriti - non in grado di deambulare autonomamente, quindi non idonei al trasporto - le mucche a terra vengono spinte, trascinate con una catena o una fune legata a una o a due zampe, caricate con mezzi meccanici come pale di trattori, imbracate sommariamente e scaricate nel camion con l’ausilio di elevatori, verricelli e altri mezzi.
  • Vere e proprie torture che non di rado vengono accompagnate dall’uso di bastoni o pungoli elettrici utilizzati in varie parti del corpo, incluse le zone genitali e anali.
  • Sia che si tratti di vitelloni, di vitelli, di mucche... il momento dell’uccisione è uguale per tutti. Prelevati dalle stalle vengono caricati su camion e trasportati al macello con i lunghi "viaggi della morte".
  • I grandi impianti di macellazione sono strutture anonime, ricolme del rumore degli animali che vengono scaricati, dei muggiti dei bovini, delle grida incontrollate dei maiali. Molti animali lottano strenuamente per non essere spinti nello scivolo da cui non c’è ritorno. Quelli che resistono di più vengono picchiati violentemente, con pungolatori elettrici, catene e calci.
  • Quando arrivano al mattatoio  gli animali sono terrorizzati e se si tende loro una mano si scostano, molto lucidamente capiscono ciò che sta succedendo. Le urla dei compagni in procinto di venire storditi giungono alle loro orecchie come un disperato ultimo lamento.
  • Nel 2015 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato, e confermato nel 2017 dalla rivista scientifica British Medical Journal, che le carni rosse e le carni processate come wurstel, hotdog, insaccati, salsicce...., sono cancerogene, con una mortalità che può arrivare al 26%).
  • Con la popolazione mondiale destinata a crescere, dagli attuali 7 miliardi ai 9-10 miliardi di persone entro la metà del secolo, garantire l’accesso al cibo sufficiente per tutti è una delle più grandi sfide del nostro tempo. Siamo ormai abituati agli slogan dettati dagli interessi dell’industria agroalimentare, che sostengono come sia necessario aumentare la produzione. Anche se si diventa obesi (710 milioni di persone nel mondo), anche se 821 milioni di persone, in continua crescita,  soffrono la fame e la sottonutrizione (Rapporto The state of food security and nutrition in the world 2018).
  • Ciò che l’industria dell’allevamento intensivo non ammette è che il sistema attuale produca già sufficiente cibo per nutrire tutti, e anche di più. L’allevamento intensivo rappresenta un terzo della produzione globale ed è responsabile di alcuni dei maggiori danni alla salute pubblica e all’ambiente e della più grande inefficienza alimentare del pianeta. Infatti, fra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile stilata dall’ONU, compare il cosiddetto “target zero” che si propone di “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.
  • Considerare entità del tutto separate gli animali e la carne del loro corpo, rappresenta una contraddizione etica inaccettabile. Certamente non aiuta a conseguire "il pieno sviluppo della persona" (Art. 3 comma 2 della Costituzione italiana) l'atto di immobilizzare, appendere, sgozzare, decapitare, spellare, eviscerare, segare, fare a pezzi, annegare, mutilare, infettare..... corpi di animali.
  • La maggior parte degli animali, miliardi di animali, soffre ogni singolo minuto della propria esistenza. Sono fisicamente malati, minati da malattie croniche e debilitati. Sono annientati psicologicamente, oppressi dal sommarsi di disorientamento e depressione, sono ombre tragiche e patetiche dei loro forti antenati. Sono molte le modalità cruente di manipolazione, tortura, uccisione che noi umani utilizziamo per sfruttare gli animali ma, il numero dirompente, travolgente, inaccettabile di animali uccisi è dovuto all'alimentazione.
  • Tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal consumo di questa e per ridurne il  consumo stesso è quanto propone una ricerca dell’Università di Oxford pubblicata sulla rivista Plos One. Lo studio parte dal presupposto che la carne rossa può portare a cancro, malattie cardiache e diabete e la cura di queste malattie rappresenta un costo per la società. La ricerca sostiene che le malattie legate al consumo di carne rossa costano 285 miliardi di dollari all’anno nel mondo e 220.000 decessi all’anno. Farm Animal Investment Risk & Return (FAIRR) sostiene quindi che la carne avrà una "sin tax", una tassa sul vizio che colpisce prodotti dannosi per la società (tabacco, zucchero....), iniziativa che Germania e Svezia stanno vagliando. Il passaggio dalle sovvenzioni alla tassazione sembra inevitabile.
  • Occorre ripensare il modello di produzione del cibo. Oggi infatti il 50% dei cereali e il 90% della soia prodotti a livello globale servono a nutrire gli animali degli allevamenti e con l’acqua che si consuma per produrre un kg. di carne di manzo (15.500 litri) potrebbero essere prodotti 4,5 kg di riso, quasi 12 kg. di grano, 86 kg. di pomodoro, 52 litri di latte di soia. La capacità di un ettaro di produrre carne, latte e uova per sfamare 5-10 persone corrisponde a quella di sfamarne 20-30 se l’ettaro fosse coltivato a cereali, verdure, frutta e grassi vegetali. L’Università di Oxford, in una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, sostiene che nutrire circa 10 miliardi di persone nel 2050 sarà possibile solo cambiando il modo in cui mangiamo e il metodo in cui produciamo cibo.
  • "Il benessere animale è arrivato ultimo tra i valori da considerare nell'acquisto dei prodotti alimentari ma è destinato a diventare un elemento decisivo nei prossimi anni per le sollecitazioni che provengono sia dall'Europa sia da alcune associazioni attente al problema. Secondo il rapporto Eurobarometro del marzo 2016, il 94% dei cittadini considera importante o molto importante proteggere il benessere degli animali di allevamento" (dal dossier Benessere animale: la vita non è solo in gabbia, Il Fatto Alimentare https://ilfattoalimentare.it/benessere-animale-dossier.html. Il 47% degli italiani guarda le etichette per cercare prodotti animal-friendly (Eurobarometro 2016).
  • Gand nel Belgio (prima al mondo a istituire il Veggie day, un giorno alla settimana senza carne), dal 2009 ha promosso il giovedì vegetariano e in tutte le mense delle scuole, delle università, degli uffici pubblici e di alcune aziende private, viene servito cibo senza animali. Molte sono le città del mondo che ne hanno seguito l'esempio come New York, Portland, Chiang Mai, Berlino, Tel Aviv, Praga, Londra, Seoul, Delhi, Taipei, San Francisco, Aspen, Barcellona, Nottingham, Palitana in India...
  • Sono oltre 30 milioni gli americani che hanno optato per una dieta vegetariana. Meatout è la giornata internazionale senza carne nata con lo scopo di promuovere un’alimentazione salutare e non violenta, a base di frutta, verdura e cereali integrali. Sostenuta da numerose organizzazioni sanitarie statunitensi, tra le principali la American Cancer Society (Società Americana contro il Cancro), il National Cancer Institute (Istituto Nazionale Tumori), la John Hopkins University e l’American Heart Association  che hanno promosso e promuovono campagne per la diffusione dell’alimentazione vegetariana. D'altra parte lo ha fatto anche in Italia l'oncologo Umberto Veronesi e, poichè una corretta alimentazione non può limitarsi ad una sola giornata all’anno, sono stati creati i  meatout mondays “Lunedì senza Carne”.
  • In Francia oltre 500 personalità lanciano l’appello a instaurare il “lunedì verde” cioè una dieta senza carne e senza pesce per proteggere il pianeta, gli animali e la salute umana. Anche l'azienda americana Wework ha iniziato nei primi mesi del 2018 a bandire da tutte le sue sedi e dai brand affiliati e attività il consumo di carne puntando il dito sugli allevamenti di animali responsabili dell'inquinamento ambientale. Questa strategia di Wework si inserisce nella generale tendenza (aumentata del 140% in pochi anni) ad una alimentazione vegetariana collegando la salvaguardia dell'ambiente alle proprie scelte alimentari e nel Regno Unito i vegani (coloro che non si cibano né di animali né di prodotti di animali), in dieci anni, sono aumentati del 247%.
  • Gli allevamenti intensivi dove si allevano anche manzi, vitelloni, vitelli, mucche per la "bistecca", sono definiti dalla FAO, Food and Agricolture Organization, a nome delle Nazioni Unite, “un vivaio di malattie emergenti”, e sono responsabili dello sviluppo di pandemie ed altri episodi di straordinaria gravità. Rappresentano inoltre un sistema senza regole, un processo produttivo tra i più agghiaccianti e per lo più sconosciuto, taciuto e incredibilmente tollerato.
  • Gli allevamenti intensivi contribuiscono al cambiamento climatico in maniera prioritaria rispetto ad altre cause. Secondo la FAO il settore dell'allevamento rappresenta il maggior produttore di gas serra responsabile dell'aumento delle temperature, ovvero del riscaldamento globale. Per far posto ai pascoli necessari ampie zone sono state deforestate e l’eliminazione massiccia di migliaia di ettari di alberi ad alto fusto provoca la diminuita capacità di catturare l’anidride carbonica. Gli effetti sul clima prodotti dagli allevamenti intensivi, sempre secondo la FAO, provengono  particolarmente da: deforestazione, letame, fermentazione intestinale dei ruminanti, uso di fertilizzanti. Secondo il rapporto del 2006 Livestock's long shadow, in seguito aggiornato,  incidono per oltre il 50% sul cambiamento climatico oltre che a pesare sulle risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque (vedi anche il Rapporto di Greenpeace  sulla presenza di pesticidi  e antibiotici nei corsi d’acqua europei, dall’Austria, alla Polonia, all’Italia), accaparramento delle terre (land grabbing), deforestazione, diminuzione della biodiversità, degradazione del suolo.
  • Altro danno degli allevamenti intensivi  è l’abuso di antibiotici necessari a controllare le malattie degli animali causate dall'eccessivo stress e dalla vita contro natura. Questo abuso di antibiotici alimenta l'antibiotico resistenza che solo in Italia è responsabile della morte di 5000-7000 persone ogni anno e in Europa di 25.000 (fonte EFSA/ECDC), che  produrrà, secondo l'OMS, nel giro di 30 anni, più morti per le infezioni batteriche  che per il cancro (10 milioni in tutto il mondo). L'Italia in questo è maglia nera d’Europa dopo la Grecia, in quanto il 70% degli antibiotici venduti è destinato agli animali degli allevamenti così che siamo il terzo maggior utilizzatore di antibiotici in allevamento d’Europa.
  • La Giornata Mondiale dell’Alimentazione istituita dalla FAO ha un obiettivo ambizioso: annientare la fame nel mondo entro il 2030. Dichiara che per raggiungere l’obiettivo "dobbiamo adottare uno stile di vita più sostenibile".  Ovvero, secondo la ricerca dell’Università di Oxford pubblicata dalla rivista Nature (https://go.nature.com/2Eir1wa) occorre: ripensare il modello di produzione del cibo, allevamenti e consumo di acqua; mangiare il 75% in meno di manzo, il 90% in meno di maiale e metà del numero di uova; triplicare il consumo di legumi e quadruplicare i semi oleosi.
  • .................

Quanto sopra senza considerare che, ogni anno nel mondo, 70 miliardi di animali terrrestri e innumerevoli tonnellate di pesci sono allevati per produrre cibo. Di questi, il 70% vive in sistemi intensivi che rappresentano i peggiori lager per gli animali nonchè la maggior causa di crudeltà verso di loro sul pianeta perchè le condizioni di allevamento non rispettano i loro bisogni comportamentali e compromettono gravemente la loro salute e il loro benessere oltre a causare gravi sofferenze. Trattati come macchine da produzione invece che da esseri senzienti quali sono. Le torture che gli animali d'allevamento subiscono, sia durante la breve prigionia che durante il trasporto e la macellazione, sono tanto orrende che gli autori delle investigazioni sotto copertura stentano  a riprendersi dagli incubi visti e sentiti. Scendono all'inferno per documentare e si bruciano l'anima.

Gli animali allevati sono intelligenti, ascoltano i lamenti dei loro compagni, avvertono la violenza, hanno paura della morte e tentano la fuga. Sono miti, docili, affettuosi, riconoscono l'amicizia e sanno comunicare. Sono madri, sono padri, allevano e proteggono i propri cuccioli. Sono innocenti e indifesi nelle nostre mani.

Ecco quindi, proprio perchè tanta sofferenza provocata a esseri senzienti è indegna dell'essere umano, dei suoi valori dichiarati, della più alta civiltà morale raggiunta, dobbiamo chiedere all'UNESCO di non inserire la "bistecca alla fiorentina" nel patrimonio immateriale dell'umanità. Inserirla, significherebbe approvare e sostenere la barbarie anche considerando che dal 2009 è stato attivato il "Registro delle buone pratiche" che non può contenere la tortura e l'uccisione violenta.

Inoltre, riassumendo, per tener conto di quanto indicato nell'art. 2 della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, si sottoliea che i bovini da cui viene "estratta" la bistecca, non sono strumenti, oggetti e manufatti, che non rappresentano interazione con la natura se non in senso distruttivo, che non esprimono lo sviluppo sostenibile considerato che inquinano l'ambiente e sono la principale fonte del cambiamento climatico oltre che l'avanzamento costante di malattie, obesità e sottonutrizione dell'intero pianeta.

Per maggiori informazioni:

Firenze, giugno 2019

Mariangela Corrieri
Presidente Gabbie Vuote ODV Firenze






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