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Articoli per la rivista Italia Uomo Ambiente di Pronatura Firenze

Da agosto 2018 Gabbie Vuote collabora con la Rivista Italia Uomo Ambiente di Pronatura Firenze

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Alberi


“Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati ventimila. Di quei ventimila contava di perderne ancora la metà a causa dei roditori o di tutto quel che c’è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla”. Jean Giono: L’uomo che piantava gli alberi.

Prima di tutto un albero è un essere vivente e senziente che nasce, si riproduce e muore, intessendo una fitta rete di relazioni con gli altri organismi, vegetali e animali, dell’ambiente in cui vive. Ha bisogno di nutrirsi e, alla pari degli altri organismi che vivono sul pianeta Terra, può godere di buona salute oppure ammalarsi. Le più recenti acquisizioni scientifiche dimostrano che anche le piante sono in grado di mettere in atto meccanismi complessi: alberi e arbusti hanno la capacità di assumere decisioni che includono una memoria strutturale e comportamenti condizionati, con anticipazione di rischi futuri (Tugnoli 2010, Mancuso e Viola 2013, Wohllben 2016)

Secondo Greenpeace, ogni tre secondi, nel mondo, un'area di foresta grande come un campo da calcio viene rasa al suolo. La distruzione ha conseguenze devastanti per il clima, la biodiversità e i diritti umani sacrificati sull'altare del profitto.

Le foreste immagazzinano tonnellate di carbonio. Con l'aumentare degli incendi aumentano anche le emissioni di gas serra: oltre a quelle provocate dagli incendi stessi, il carbonio immagazzinato nella foresta viene liberato e si trasferisce in atmosfera favorendo, ulteriormente, l'innalzamento della temperatura globale.

Molte delle specie animali sono a rischio estinzione e milioni di persone rischiano la vita e vedono i loro diritti schiacciati dagli interessi delle grandi multinazionali del settore agroalimentare.

Habitat incontaminati scompaiono per fare spazio a pascoli, piantagioni industriali di soia, palma da olio, cacao......
Il Brasile è il maggiore esportatore di carne al mondo quindi pascoli e piantagioni di soia servono per alimentare gli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi.

Il 2019 è stato il secondo anno più caldo dal 1800 ad oggi. L'anno degli incendi in Australia, mesi di fuoco con 10 milioni di ettari distrutti, 25 morti, 2.000 case distrutte, un miliardo di animali selvatici uccisi o gravemente feriti (koala, canguri....), danni economici che superano i 4,4 milliardi di dollari. Un unico colpevole: l'uomo.

Prima ancora in Siberia, Alaska, Groenlandia, Angola, Congo. E Amazzonia.

Durante l'estate del 2019 anche la foresta amazzonica, la più grande foresta pluviale della Terra, sette milioni di chilometri quadrati, di cui circa 5,5 milioni ricoperto da foresta pluviale, che si trova per il 65% nella parte nord-occidentale del Brasile e in porzioni di Perù, Colombia e di altri paesi del Sudamerica, è stata devastata da incendi dolosi.

Sempre parlando di numeri, l’Amazzonia ospita il 10% di tutte le specie animali, molti ancora sconosciuti, e vegetali, con piante medicinali che vengono utilizzate per la produzione di farmaci, presenti sulla Terra. E' considerata uno dei più importanti produttori di ossigeno per l’intero pianeta. E' stata sempre definita il polmone del mondo.

Con l'uccisione di Chico Mendes i 22 dicembre 1988, scoppiò il problema globale della sua deforestazione.
Alle prime avvisaglie di aggressione alla foresta, Chico Mendes, estrattore di caucciù fin dalla nascita, formò un’unione di seringueiros portandoli a battersi contro la devastazione e per la creazione di aree protette gestite da comunità locali. Seppe unire contadini, indios, sindacalisti, preti e politici attorno a un’idea rivoluzionaria di foresta: un luogo senza padroni, in cui alberi e uomini possano vivere e crescere insieme, gli uni custodi degli altri. Gli interessi dei poteri forti non lo permisero.

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha confermato in più occasioni di essere favorevole alla deforestazione e questo ha probabilmente indotto piccoli e medi coltivatori ad appiccare più incendi del solito, sapendo di correre minori rischi legali rispetto a un tempo. Se si perdesse un terzo dell’attuale foresta, ci potrebbero essere conseguenze irreversibili per l’intera Amazzonia, con danni permanenti.

Le ragioni per cui vengono volontariamente bruciate zone della foresta amazzonica (ma anche di molte altre foreste) sono principalmente tre: usare il legno, aprire nuovi spazi all’agricoltura per gli allevamenti, predisporre spazi per il pascolo dei bovini una delle principali ragioni di disboscamento (l’80%, secondo ISPRA). Non stupisce quindi che il Brasile sia il primo esportatore di carne al mondo: lo era nel 2018 e ha continuato ad esserlo nel 2019.

Secondo il WWF, chi studia l'Amazzonia sa che stiamo drammaticamente raggiungendo un punto di non ritorno (tipping point) che diversi autorevoli scienziati indicano intorno al 25% del complessivo ecosistema amazzonico distrutto, oltre il quale le foreste, non più in grado di svolgere le loro funzioni ecologiche, collasserebbero lasciando dietro di sè erosione, siccità e aride savane in una sorta di effetto domino.

In Indonesia brucia l'habitat di tigri e oranghi per fare spazio alle piantagioni di palma da olio, un olio a basso costo, presente in moltissimi prodotti (dagli alimentari ai detergenti) e nel biodiesel. Lo attesta il rapporto di Greenpeace https://storage.googleapis.com/planet4-...  sintetizzato da Il Fatto alimentare https://ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-foresta-brucia.html

Dall’inizio del 2019, solo in Indonesia sono bruciati poco meno di 860 mila ettari di terreno, di cui 227 mila di torbiere, rilasciando nell’atmosfera 465 milioni di tonnellate di anidride carbonica. E nello stesso anno sono oltre 900 mila i cittadini indonesiani ad aver sofferto di problemi respiratori acuti a causa dei fumi sprigionati dagli incendi. Info: https://valori.it/olio-di-palma-ecco-chi-ha-bruciato-le-foreste-che-non-ricresceranno-mai/

L'olio di palma è l’olio vegetale più usato al mondo e a rendere particolarmente economico il ricorso a questo ingrediente contribuisce il fatto che la palma, a parità di massa vegetale, è in grado di produrre olio fino a nove volte in più rispetto alle altre piante.

Perché, se gli effetti sulla salute sono ancora un tema discusso e controverso, gli effetti sull’ambiente, sottolinea il Wwf nel rapporto "Foreste che proteggono - foreste da proteggere", sono invece indiscutibili. La palma da cui si estrae questo olio è coltivata soprattutto in Indonesia e Malesia che, insieme, producono circa il 90% di tutto l’olio di palma usato nel mondo.

In Africa le foreste vanno in fumo per fare spazio alle piantagioni di cacao.

La Costa d’Avorio rimane la nazione più colpita da questo drammatico fenomeno: basti pensare che nel solo anno 2017, nella zona sud occidentale del Paese si sono persi circa 14mila ettari di foresta. Uno scempio sostenuto, più o meno direttamente, dal governo ivoriano. In questi decenni, Costa d’Avorio e Ghana hanno perso quasi il 90% del loro patrimonio forestale proprio a causa della coltivazione del cacao. www.missioniafricane.it/lindustria-del-cacao-non-ferma-la-deforestazione-in-africa/

Il consumo di cacao è in continua crescita nel mondo. Secondo i dati di ConsoGlobe, la produzione mondiale ha raggiunto nel 2016 i 4 milioni di tonnellate (127 chilogrammi al secondo). Per un giro d’affari corrispondente di circa 71 miliardi di euro (dato del 2015). Ma si tratta di una crescita che implica un enorme costo ambientale. Ogni anno, infatti, migliaia di ettari di foreste, in parte protette, vengono dati alle fiamme o rasi al suolo per lasciare spazio alle fave di cacao. Nonostante gli impegni assunti dalle aziende. https://valori.it/deforestazione-e-lavoro-minorile-il-volto-oscuro-del-cioccolato/

Riepilogando, il 2019 ha visto bruciare, secondo il WWF, circa 12 milioni di ettari in Amazzonia, 27.000 ettari nel bacino del Congo, oltre 8 milioni nell'Artico, 328.000 ettari tra foreste e altri habitat i Indonesia e infine, l'Australia.

"Oggi, osserva la FAO, il 33% del territorio risulta da moderatamente ad altamente degradato a causa di erosione, salinizzazione, compattazione, acidificazione e inquinamento chimico dei suoli". www.fao.org/fileadmin/user_upload/soils-2015/docs/IT/IYS_fact_sheets_preservation_it_PRINT.pdf

In Polonia, la foresta di Białowieża, è un'antica foresta vergine situata lungo il confine tra la Bielorussia e la Polonia. Conserva una notevole biodiversità ed è patria dell'ultimo bisonte europeo, il più grande animale selvatico terrestre che vive in Europa e che l’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, considera specie vulnerabile. La foresta è catalogata come patrimonio UNESCO.

Il governo polacco ha ordinato il taglio di 180.000 metri cubi di legname.
Nel 2018 la Corte europea di Giustizia ha bloccato il tentativo del governo polacco di abbattere in modo indiscriminato gli alberi dell’ultimo tratto della grande foresta che anticamente copriva il Continente ma il governo polacco continua il piano di abbattimento.

Quindi, dopo l'avvio della procedura d'infrazione volontariamente disattesa dalla Polonia, la Corte europea ha adottato un provvedimento provvisorio, uno strumento da utilizzare in casi urgenti e che avrebbe dovuto comportare la sospensione immediata del taglio di alberi nella foresta di Białowieża. Il provvedimento resterà in vigore finché la Corte di giustizia non emetterà una sentenza definitiva sul caso.

Il governo polacco sembrerebbe intenzionato a ignorare anche il nuovo provvedimento e a procedere con il proprio piano di disboscamento, arrivando a tagliare fino a mille alberi al giorno.
Anche l'Italia ha le sue colpe. Gli alberi vengono continuamente abbattuti nelle vie e nelle piazze da Roma a Trieste. Quando i cittadini reclamano, la giustificazione è una sola: per la sicurezza. Come se tutti gli alberi italiani crollassero insieme sulla testa della popolazione.

Con ogni albero abbattuto:
  • perdiamo assorbimento di polveri sottili; accresciamo l'inquinamento
  • perdiamo assorbimento di CO2; un albero assorbe fino a 360 kg di CO2 all'anno
  • perdiamo ossigeno; un albero produce 30 litri di ossigeno al giorno mentre un essere umano ne ha bisogno di 300 litri al giorno
  • la temperatura in città aumenta fino a +3° dove sono stati abbattuti interi filari di alberi.

Ma, nonostante le menzogne e i segreti intenti, le ipotesi più convincenti sono: rifornimento per le centrali a biomassa (scarti delle attività agricole cui si sono aggiunte coltivazioni annuali espressamente indirizzate alla produzione di energia e....altro) www.ilfattoquotidiano.it/2019/... - www.ilcambiamento.it/articoli/... e l'imminente avvio del nuovo sistema di trasmissione dati 5G (alberi alti più di tre metri potrebbero essere d'impiccio e più alti di cinque metri costituire un vero e proprio impedimento) www.nogeoingegneria.com/...

Perciò si tagliano gli alberi.

Come si spiega altrimenti la serie impressionante di abbattimenti in tutta Italia? Anche i boschi sono minacciati con tagli radicali e senza il controllo del Corpo Forestale dello Stato, ormai abolito. Anche qui, come nelle altre foreste del mondo, l'interesse economico di pochi sovrasta l'interesse di tutta la comunità.

L'industria italiana del legno è la prima in Europa. Il legname però arriva da altri paesi sostiene Federforeste (settore della legna da ardere, cippato destinato alle caldaie, alle reti di teleriscaldamento o di cogenerazione ovvero di produzione combinata di energia elettrica e calore - www.federforeste.it/chi-siamo/) tanto che la maggior parte dei mobili venduti in Italia è fatta con legno straniero senza che il consumatore lo sappia. Interessante!

Nel 2019 la Regione Toscana ha addirittura finanziato con 1,5 milioni di euro il piano "Foreste d'Arezzo" per dare una svolta all'economia locale legata alla filiera del legno creando un canale diretto tra produttori di legname (comuni aretini coinvolti del Casentino, Pratomagno e Valtiberina) e le aziende che si occupano del taglio, trasformazione e vendita.

"Aumentano del 6,9% le importazioni di legname dall'estero mentre sono 12 miliardi gli alberi che riempiono i boschi da nord a sud della Penisola" dichiara il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi. E continua: "occorre utilizzare solo legname che arriva da foreste controllate e curate, valorizzando la filiera corta e il prodotto a km zero che abbatte le emissioni inquinanti perchè non deve percorrere lunghe distanze su camion o navi prima di arrivare fino a noi". Si deduce che per abbattere le emissioni inquinanti è necessario abbattere gli alberi delle foreste italiane meglio di quelle straniere.

Le associazioni ambientaliste (Lipu, WWF, Italia Nostra, GrIG, ISDE) rilevano come gli enti gestori in Toscana attuino interventi invasivi su ampia scala, con il taglio completo di alberi, anche ad alto fusto e che le normative vigenti e le linee guida non vengano rispettate. Tali interventi sono condotti con macchinari che trinciano tutta la vegetazione e con essa qualsiasi forma di vita animale e vegetale anche con la nidificazione in corso che, secondo ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sottolinea l'impatto pesante sulla biodiversità di queste pratiche.

Il 5 maggio del 2018 è entrato in vigore il Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, dal titolo Testo unico in materia di Foreste e Filiere forestali (Tuff) www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/04/20/18G00060/sg, relativo alla revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale, decreto che non è stato bene accolto da chi ritiene che privilegiare lo sfruttamento economico delle foreste sia a discapito del loro ruolo ecologico e della biodiversità. Tant'è che è stato inviato ai vari ministri un appello tecnico scientifico da parte di docenti universitari e ricercatori di enti pubblici in scienze botaniche, zoologiche, ecologiche, geologiche, ambientali e forestali, nonchè Lipu e WWF (ma non Legambiente), per chiedere la revisione del piano in quanto basato su informazioni scientificamente insostenibili www.lifegate.it/persone/news/testo-unico-forestale-minaccia-boschi-italiani

Eppure ci sono Paesi che navigano al contrario, cioè verso la forestazione.

Un esempio è l'Etiopia che, nel 2019, ha raggiunto il record mondiale di piantumazione di nuove alberature. In un solo giorno: 350 milioni di alberi strappando il primato all'India che, nel 2017, aveva piantato 66 milioni di alberi in un giorno. La campagna "Green Legacy", è stata avviata per riforestare il territorio e combattere il cambiamento climatico. https://lenostrebuonenotizie.net/2019/...

Nonostante lo scempio che si fa del patrimonio verde, "dalla Cop26 (novembre 2020), all'anno internazionale della salute delle piante, passando per l'International conference on sustainable development, il Forum sulle foreste delle Nazioni Unite e la EU Green Week, si ribadisce la centralità di alberi e foreste nella lotta ai cambiamenti climatici ma assieme alle campagne per il ripristino dei boschi deve esserci l'impegno a preservare l'esistente", questo è quanto afferma FSC Italia Forest Stewardship Council che lavora per promuovere la gestione responsabile delle foreste in tutto il mondo. Diego Florian, responsabile della ong internazionale indipendente e senza scopo di lucro, dichiara: "Gli effetti delle azioni di ripristino o reimpianto di alberi, potranno essere valutati e misurati solamente tra decenni, per questo il primo impegno deve  essere sviluppare una gestione attiva e responsabile del patrimonio forestale esistente" https://it.fsc.org/it-it/progetti/fsc-friday

Senza alberi non potremo vivere perché “il cielo cadrà sopra di noi”.

"Mi sento come se dovessi separarmi da una parte di me, un pezzo di me stessa, l'essenza del mio essere. Quando scenderò da quest'albero lascerò il migliore amico che abbia mai avuto". Julia Butterflly Hill: La Ragazza sull'albero.

Firenze, luglio 2020

Mariangela Corrieri
Presidente Gabbie Vuote ODV Firenze







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