Relazione sul Randagismo 2017 - Gabbie Vuote Firenze

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IL PIU' FEDELE AMICO

Cani, canili e randagismo 2017






“Chi non ha avuto un cane non sa cosa significhi essere amato”
Shopenhauer


“I cani sono una somma incalcolabile di amore e di fedeltà”
Konrad Lorenz



L’uomo ha tradito il patto di amicizia e fedeltà stipulato millenni fa con il cane.

L’Italia è un Paese che legifera molto, che ha leggi avanzate ma che, per dirla con Jung, “butta via il bambino con l’acqua sporca”.

Questo studio rappresenta una sintesi della sterminata quantità di documenti, informazioni, norme, atti ed esperienze scaturiti a corollario della legge 281/91 e raccolti negli anni. Sintesi codificata a macchia di leopardo ma sufficiente per capire come una legge di civiltà possa venire degradata nella lettera e nello spirito in un Paese, culla del diritto, dove, “tra il dire e il fare c’è veramente di mezzo il mare”.
Dimostra come il randagismo a distanza di 26 anni, non soltanto non è stato debellato o strettamente controllato ma, addirittura, incrementato e corredato da una serie di comportamenti illeciti, ramificazioni criminali, indifferenza giuridica e istituzionale che ne fanno una vergogna italiana per l’enorme sofferenza che infliggono ai migliori e più fedeli amici dell’uomo.



Premessa (vai all'indice)

Una via è soltanto una via. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda... Questa via ha un cuore? Se lo ha, la via è buona. Se non lo ha non serve a niente – Carlos Castaneda.

La legge quadro 281/91 in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo ha segnato la demarcazione tra l’ignominia e la civiltà ma, com’è nel carattere umano: “fatta la legge trovato l’inganno”.
Anziché seguire lo spirito e la lettera di questa legge e annientare il randagismo e quanto ad esso collegato, i responsabili della sua applicazione lo hanno incrementato o lasciato incrementare aumentando da una parte la sofferenza degli animali e dei cittadini che li hanno a cuore e dall’altra l’illegalità, il malaffare, lo sperpero di denaro pubblico, il disinteresse materiale e morale di Stato, Regioni, Comuni, Asl.
Rappresenta quindi, anche a detta degli autorevoli promotori, non soltanto un fallimento dei suoi principi ispiratori ma è diventata, nel corso degli anni, terreno fertile per azioni criminose.

Se vogliamo veramente tutelare gli animali, cancellare la loro enorme sofferenza, punire la crudeltà verso di essi, evitare gli onerosi costi a carico dei cittadini, le azioni criminose, le illegalità diffuse, gli incidenti stradali, cani che attaccano altri cani, altri animali o le persone, diventare un Paese di civiltà e non restare terzo mondo per quanto riguarda il nostro rapporto con la Natura, dobbiamo eliminare il randagismo intervenendo alle radici del problema. Per la lotta al randagismo servono azioni e non buone intenzioni.

“Il rapporto con gli animali passa attraverso una comunicazione empatica che s’instaura con un soggetto non in quanto esemplare di una specie ma come individuo in sé. Gli animali pensano, parlano e nutrono dei sentimenti. Ci è difficile comprendere i loro pensieri e il loro linguaggio perché lo scambio comunicativo è qualcosa di simile al nostro rapporto con i cuccioli umani”. Valerio Pocar ex professore ordinario di sociologia del diritto e di bioetica.

“Non siamo noi ad addestrare i cani, sono loro ad addestrare noi. Ciò che ci insegnano anzi, ciò che ci hanno inculcato in oltre 30.000 anni di sguardi adoranti, è l’amore disinteressato”. Jeffrey Moussaieff Masson, (I cani non mentono sull’amore – Il cane che non poteva smettere di amare).

Il cane risponde, interagisce con il proprietario captando segnali e indicazioni. Non è quindi anomalo che tra i due la sintonia sia forte e intensa tanto da comprendersi reciprocamente. Ma la convivenza ha favorito la condivisione di molto altro, ovvero della personalità. Secondo un recente studio della Bath Spa University, in Inghilterra e uno condotto dall’Università di Vienna: cani e padroni riflettono lo stesso comportamento e lo stesso carattere. “Tale padre, tale figlio”, sarebbe lecito dire (fonte 2017 www.greenstyle.it/... e www.greenstyle.it/...)

L’uomo fa affari con la sofferenza. L’uomo bianco occidentale l’ha sempre fatto: con la colonizzazione di popoli, la schiavitù degli africani, la repressione delle donne… e ora con i migranti. La sofferenza è merce e merce sono gli animali. Da sempre e ancora, nonostante la conquista di leggi di civiltà, nonostante l’aumentata sensibilità, il riconoscimento di esseri senzienti, nonostante il superamento delle teorie cartesiane, l’animale resta merce da sfruttare e la sua sofferenza non vale niente. Anche il randagismo è diventato un mercato per fare affari: canili lager, deportazioni (per vivisezione, traffico di droga, zooerastia, cibo per altri animali…), rapimenti, abbandoni, avvelenamenti, traffico di cuccioli, maltrattamenti, uccisioni …

“Il cane respira e si nutre di relazione. Per questo la sensazione che si riceve nella convivenza con un cane è sempre quella di non essere all’altezza della sua dedizione. Il cane ci sovrasta nella socialità, oltrepassa il nostro esile altruismo e ci spiazza, perché noi umani siamo di gran lunga più individualisti di lui. Non saprei come altro chiamare questo essere sempre in noi se non con il termine di ‘amore’, ma un amore attivo, lontano dagli egoismi che ci caratterizzano, una dimensione di piena presenza: noi siamo sempre nei pensieri del nostro cane. Per il cane siamo parte del suo stesso corpo e non si tratta solo di affetto o di bisogno di compagnia, ma di sentirsi un unico organismo. Per tale motivo l’abbandono rappresenta qualcosa di incomprensibile e tragico per il cane”. Roberto Marchesini, veterinario, filosofo, etologo, saggista www.marchesinietologia.it che ha introdotto in Italia la nuova disciplina della Zooantropologia

Secondo quanto si legge nel manuale contro “Il maltrattamento organizzato di animali” pubblicato nel 2011 dal criminologo Ciro Troiano dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, lo sfruttamento degli animali ha raggiunto negli ultimi anni livelli molto preoccupanti. Sono ormai anni che la parola zoomafia fa parte del lessico animalista e, in parte, giuridico. L’edizione del 2008 del vocabolario italiano della Zanichelli, lo Zingarelli, ha inserito tra i neologismi la parola “zoomafia”: “settore della mafia che gestisce attività illegali legate al traffico o allo sfruttamento degli animali”. Le attività criminose non suscitano solo gli appetiti dei sodalizi mafiosi in senso stretto ma in generale, anzi, in misura maggiore, anche di gruppi organizzati in vere e proprie associazioni per delinquere specializzate in uno o più business criminali legati all’uso di animali.

Le tipologie del maltrattamento organizzato che riguardano i cani sono:
  • Combattimenti tra animali. Dall’analisi del fenomeno si evince che alcuni gruppi organizzati dediti ai combattimenti hanno esteso il loro raggio d’azione su tutto il territorio nazionale e, in alcuni casi, con ramificazioni internazionali. Non si tratta solo di una forma delinquenziale diffusa al Sud del Paese, come inizialmente sembrava, ma di un’attività delittuosa diffusa e, a volte, ramificata sul territorio. La presenza di bambini o minorenni nel giro clandestino della cinomachia è stata accertata più volte in sede giudiziaria. Le loro funzioni vanno dall’ausilio alla raccolta di scommesse, all’accudire gli animali, dal fare “da palo”, al procurare gli animali utilizzati come sparring partner (per l’allenamento). Questi ragazzi sono proiettati in un mondo di violenza e corruzione all’insegna di miti quali la supremazia, il disprezzo della paura, la forza, la prepotenza.
  • La tratta dei cuccioli. La nuova tratta di schiavi è costituita da migliaia di cani importati da paesi dell’Est e venduti in Italia a prezzi elevati spacciandoli per esemplari con pedigree. Questa tratta è in mano a gruppi organizzati non sempre illegali, che importano gli animali e li smerciano attraverso una rete di venditori e commercianti. A tale fenomeno criminale si può attribuire una recrudescenza della diffusione di malattie che erano ormai praticamente scomparse dal panorama cinofilo italiano.
  • Randagismo. Sono cani randagi ma per alcuni rappresentano tanti soldi. Il randagismo rappresenta un vero affare per trafficoni, malavitosi e, in alcuni casi, politici corrotti. Sull’abbandono degli animali si è innestato un giro d’affari stimato intorno ai 500 milioni di euro: alcun privati hanno costituito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove è impossibile l’accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai.
  • Maltrattamento. La soppressione di animali attuata da veterinari o all’interno di canili e gattili per ragioni non ammesse dalla legge può essere considerata uccisione senza necessità, e pertanto punibile. Il tribunale dell’Aquila ha condannato due veterinari dell’ASL per aver procurato la morte di 9 cuccioli di cane in ottimo stato di salute soppressi mediante iniezione di tanax. Gli imputati si sono giustificati asserendo che la mancanza di posti in canile e “la tutela del loro benessere” portava all’esigenza della loro immediata soppressione.

Internet rappresenta un fattore criminogeno per molte condotte a danno di animali. La rete fornisce una sicura quanto anonima vetrina per video e foto di uccisioni e atti di violenza contro gli animali. Alcuni maltrattamenti vengono pensati e perpetrati all’unico scopo di postare i video in rete che fanno il giro del mondo e scatenano un pericoloso effetto emulativo. Non è errato affermare che senza internet tante violenze a danno di animali non ci sarebbero. La diffusione di immagini e video riguarda diverse tipologie di maltrattamenti che vanno dall’uccisione gratuita (es. animali dati a fuoco, lanciati da edifici, scuoiati vivi, ecc.) al maltrattamento violento (animali picchiati, feriti, appesi, usati come bersaglio, ecc.) a fenomeni più complessi come il crush fetish (calpestare gli animali per una forma di feticismo), i combattimenti, la zooerastia (sesso con animali) (fonte LAV Rapporto zoomafia 2014)

Il tema della violenza nei riguardi degli animali è strettamente collegato al tema della violenza nei riguardi degli esseri umani e dei comportamenti antisociali in genere. Da decenni in criminologia e in psicologia la ricerca presta attenzione agli effetti e alle conseguenze del coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti a forme di violenza. L’esposizione continua a forme di violenza anche se solo come spettatori, può portare alla desensibilizzazione nei riguardi della sofferenza altrui e all’assuefazione alla violenza stessa. La cultura in cui si sviluppano forme di violenza contro gli animali e in particolare la zoomafia, ha come riferimento un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui. E’ una realtà inquietante dove i bambini e gli adolescenti partecipano attivamente a varie forme di crudeltà nei confronti degli animali, dall’accecamento degli uccelli, all’addestramento dei pitbull combattenti, al posizionamento di tagliole e trappole. E’ ampiamente dimostrato che i bambini e adolescenti che sono ripetutamente crudeli verso gli animali presentano diversi tipi di disturbi psicologici in particolare comportamenti aggressivi verso persone e cose e possono facilmente diventare adulti violenti e antisociali (fonte LAV Rapporto zoomafia 2014).

Fare del male agli animali è una barbarie ma fare del male ai cani è un sacrilegio.



Cenni di storia (vai all'indice)

La specie umana riesce a provare sentimenti come l’empatia, la simpatia e persino la compassione verso membri di una specie diversa.
Ma è proprio solo la specie umana a provare questi sentimenti?
No, c’è qualcosa di diverso in una specie animale, qualcosa che essa aveva condiviso con noi più di quanto non avesse fatto con alcuna specie animale non umana.
Quella specie è il cane e quel che esso ha da sempre condiviso con noi in modo così unico è la sua capacità di amare.

Non solo cani ed esseri umani si sono influenzati reciprocamente per decine di migliaia di anni ma lo hanno fatto in modi molto più profondi di quanto possano aver fatto altre due specie qualsiasi.

Abbiamo percorso insieme il cammino dell’evoluzione. C’è stata fra noi una domesticazione reciproca.

E’ stato fissato in 150.000 anni fa l’incontro degli uomini con i lupi che poi si trasformarono gradualmente in cani.

Qualcosa di straordinario è successo allora e ci ha spinto con rapidità su una via evolutiva che ci ha portato fino ad oggi.

Nel momento che noi esseri umani domesticavamo i lupi trasformandoli in cani, gli esseri umani stessi erano ancora nel travaglio della loro domesticazione, impegnati a liberarsi della loro pelle biologica per essere trasformati dalla cultura che stavano costruendo intorno a sé.  

Quindi noi, attraverso l’associazione con i cani ci siamo trasformati gradualmente da ominidi primitivi a membri della specie homo sapiens come attesta anche la rivista Nature: "La domesticazione dei cani fu un importante episodio nello sviluppo della civiltà umana”.



Chi è il cane (vai all'indice)

Il cane, Canis lupus familiaris, ha, fra tutti gli animali, una posizione a sé. Fra L’uomo e il cane esiste una relazione affettiva molto forte dovuta a una storia assai lunga vissuta insieme, una storia di coevoluzione. Il loro lungo sodalizio è infatti iniziato decine di migliaia di anni fa.

Ma chi è il cane?

Eccolo, con le parole di Jeffrey Masson, psicoanalista, etologo, sanscritista e scrittore (Libri: Il cane che non poteva smettere di amare, I cani non mentono sull’amore).
“Molto prima della domesticazione di qualsiasi altro animale o pianta cominciammo la nostra domesticazione del lupo in cane. Ebbe inizio fra i 130mila anni fa, quando l’uomo raggiunse il livello evolutivo di Homo sapiens e 150mila anni fa.
Questa domesticazione potrebbe benissimo non essere stata un processo a senso unico bensì una reciproca e profonda trasformazione per entrambe le specie. Questa mutua domesticazione è unica in natura.
C’era qualcosa di diverso in una specie animale, qualcosa che essa aveva condiviso con noi più di quanto non avesse fatto con alcuna specie di animale non umana. Quella specie era il cane e quel che esso aveva condiviso con noi in modo così unico era la sua capacità di amare.
Di conseguenza l’uomo e il cane sono anche le uniche due specie che fanno facilmente amicizia con altri animali, al di là della barriera che divide le specie. Cani e uomini si coevolsero, i cani contribuirono a renderci umani.
Nessun altro animale si comporta come un cane. Com’è possibile che questo animale dall’aspetto così diverso dal nostro, dorma sul nostro letto, si alzi con noi al mattino e venga a spasso con noi al pomeriggio? Che ci guardi con amore? La verità è che solo i cani continueranno ad amarci quando nessuno ci amerà più.
Questo amore è in realtà un fenomeno molto notevole. In realtà è uno dei fenomeni più notevoli del nostro universo. Com’è possibile che due esseri appartenenti a due specie totalmente separate possano provare un amore tanto profondo uno per l’altro? Nel mondo naturale non c’è alcun’altra cosa che sia simile a questa.
Con i cani abbiamo cominciato il lungo processo che conduce al riconoscimento della fondamentale identità di tutti gli esseri senzienti. E questo riconoscimento non sarebbe venuto da Cristo, da Mosè o dal Buddha, bensì da quel piccolo amico che cammina fiducioso accanto a noi e che non ci abbandonerebbe mai, per nessuna cosa al mondo. Da lui e solo da lui abbiamo imparato che possiamo varcare la barriera della specie e amare altre forme di vita.”

Secondo Konrad Lorenz, premio nobel 1973 in riconoscimento della sua opera fondatrice di una scienza che rivela sempre più la sua enorme portata, l’etologia, nel suo libro “E l’uomo incontrò il cane”, afferma:
“Io credo che il cane sia superiore anche alle grosse scimmie antropoidi per quanto riguarda la comprensione del linguaggio umano, anche se queste possono essergli superiori in determinate altre prestazioni intellettuali. Sotto un particolare aspetto infatti il cane è indubbiamente più simile all’uomo che la scimmia più intelligente; anch’esso è come l’uomo un essere addomesticato e, come l’uomo, deve a questo processo due proprietà fondamentali: primo la liberazione dai rigidi vincoli del comportamento istintuale che, anche a lui come all’uomo, apre nuove possibilità d’azione; secondo, però, quella permanente giovinezza che nel cane è alla radice di un persistente bisogno di amore, mentre all’uomo conserva quella giovanile freschezza di animo grazie a cui può rimanere, fino a tarda età, un essere in divenire”.
E anche: “La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano. Il legame con un cane fedele è altrettanto ‘eterno’ quanto possono esserlo, in genere, i vincoli fra esseri viventi su questa terra”.

I cani, come tutti gli animali (art.13 del Trattato di Lisbona dell’Unione europea), sono esseri senzienti, amano, soffrono, provano gioia, paura, stress, sono quindi capaci di avere sentimenti, di elaborare pensieri spesso articolati e di manifestare una particolare intelligenza. La Dichiarazione di Cambridge, stilata dai maggiori scienziati mondiali, afferma che gli animali non solo hanno emozioni ma anche coscienza. In particolare i cani che condividono con l’uomo le cure parentali ossia tutti quei comportamenti messi in atto dai genitori per crescere, educare e difendere la prole sino al raggiungimento di una piena autonomia.

Il cane ha una grande capacità di comunicare, è utente di un linguaggio affinato e adattato proprio in funzione della vicinanza con l’uomo utilizzando le stesse regioni del cervello: una capacità acquisita durante l’evoluzione e la domesticazione. I cani capiscono le parole e le distinguono, in un modo molto simile a come l’uomo comprende quello che dicono i suoi simili. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Science.
Secondo Stanley Coren, psicologo dell’Università canadese British Columbia i cani conoscono 165 termini con picchi di 250 per gli esemplari più intelligenti e riconoscono i numeri in sequenza fino a cinque.
“L’evoluzione e la convivenza con l’uomo hanno reso questi animali più intelligenti” .“Per intelligenza possono essere paragonati a un bambino di due anni, due anni e mezzo e si avvicinano agli umani molto più di quello che noi crediamo”. Hanno coscienza della propria identità e sanno riconoscere pensieri e stati d’animo altrui. La notte sognano, sanno mentire imbrogliando altri cani e persino i padroni per ottenere qualcosa (fonte La Repubblica 2009).

Può diventare aggressivo, ma molto raramente uccide, quando gli umani lo allontanano, lo abbandonano, lo affamano, lo perseguitano, lo maltrattano in tutti quei modi che la cronaca ci espone. Quando non viene visto come soggetto di una vita ma come strumento, mezzo, macchina. Allora quel grande compagno e amico inseparabile che ci considera un dio, perde l’equilibrio, si ammala di stress o di terrore, violenta le sue caratteristiche etologiche e si trasforma in aggressore innocente.

Valerio Pocar, ex professore ordinario di sociologia del diritto e di bioetica ci ricorda che “occorre non dimenticare mai che tenere un animale è anzitutto un’assunzione di responsabilità, beninteso lieve e fonte di gioia. Il rapporto con gli animali passa attraverso una comunicazione empatica che s’instaura con un soggetto, non in quanto esemplare di una specie, ma come individuo in sé”.

Ciò che afferma anche Roberto Marchesini, veterinario, etologo e saggista che negli anni novanta ha introdotto in Italia la neonata zooantropologia ovvero lo studio dell’interazione uomo animale e cioè“i fattori che guidano l’uomo nell’interazione con le altre specie e in particolare le pulsioni verso l’alterità animale, i piani e i significati della relazione interspecifica, le dimensioni comunicative che si vengono ad instaurare in tale rapporto, le conseguenze obiettivamente constatabili sulla formazione e sull’equilibrio psicologico dell’uomo”. Rapporto che crea il terzo soggetto: la relazione. La zooantropologia si differenzia dalle altre discipline che si occupano di tale rapporto perché introduce una nuova partnership con l’animale di tipo relazionale (l’animale “con”) diversa da quella zootecnica (l’animale “da”).

Il 7 luglio 2012, un prominente gruppo di neuroscienziati cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati computazionali si sono riuniti presso l’Università di Cambridge per rivalutare i substrati neurobiologici dell’esperienza conscia e relativi comportamenti in animali umani e non umani.
Hanno dichiarato quindi quanto segue:
“L’assenza di una neo-corteccia non sembra precludere ad un organismo l’esperienza di stati affettivi. Evidenze convergenti indicano che gli animali non-umani hanno substrati neuro-anatomici, neurochimici e neurofisiologici di stati di coscienza insieme con la capacità di mostrare comportamenti intenzionali. Di conseguenza il peso dell’evidenza indica che gli umani non sono gli unici a possedere i substrati neurologici che generano la coscienza.
Anche gli animali non-umani, compresi i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature compresi i polpi, posseggono questi substrati neurologici”.
La Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza è stata redatta da Filippo Basso e curata da Jaak Panksepp, Diana Reiss, David Edelman, Bruno Van Swinderen, Filippo Basso e Christof Koch. La Dichiarazione è stata pubblicamente proclamata a Cambridge, Inghilterra, il 7 luglio 2012, al Francis Crick Memorial: Conferenza sulla Coscienza di animali umani e non-umani, al Churchill College, Università di Cambridge, da Low, Edelman e Koch. La dichiarazione è stata firmata dai partecipanti alla conferenza la sera stessa, in presenza di Stephen Hawking, nella camera di Balfour all’Hotel du Vin a Cambridge. La cerimonia della firma è stata immortalata da CBS 60 Minutes.

Un cane educato è un cane felice ovvero un cane felice è un cane educato.
Da quando è stato accettato l’assunto per cui anche il cane prova emozioni e sentimenti per certi versi assimilabili ai nostri, è stato possibile comparare i risultati degli studi sui rispettivi comportamenti e si è scoperto che spesso alcuni dei suoi bisogni coincidono con i nostri mentre non è detto il contrario. La Piramide di Maslow messa a punto dall’omonimo psicologo americano nel 1954, è un utile punto di riferimento per conoscere i bisogni del cane e comprendere come soddisfarli.



Brian Hare, professore di Neuroscienze cognitive alla Duke University (Carolina del Nord), nonché noto divulgatore scientifico americano e autore di best seller di successo sugli animali domestici, afferma nelle pagine web di Business Insider, uno dei più importanti e aggiornati siti di informazione generalista, confermato da un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital, che i cani sono gli unici animali in grado di stabilire un rapporto con l’uomo guardandolo negli occhi. Un contatto visivo che attiva la liberazione di mediatori (ossitocina) implicati in un vero e proprio “rapporto d’amore” tra soggetti di specie diverse (fonte Innovet 2016) www.innovet.it/innovet-news.... I cani sono come i bambini: la relazione che viene a formarsi con i loro proprietari, infatti, sarebbe identica a quella che i bimbi sviluppano con i loro genitori. A confermarlo una ricerca scientifica pubblicata su Plos One, condotta dal Messerli Research Institute di Vienna www.greenstyle.it/i-cani-sono... e ancora www.tgcom24.mediaset.it/...

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances spiega come i ricercatori guidati da Bridget vonHoldt dell’ateneo di Princeton analizzando le differenze di comportamento tra cani e lupi hanno stabilito che il DNA dei cani ha subito nel corso dei millenni 4 mutazioni genetiche. Questo ha portato i cani ad avere una condotta sociale simile a quella di un bambino, estremamente aperta agli altri e in continua ricerca della nostra attenzione e approvazione (fonte Huffpost.it luglio 2017) www.huffingtonpost.it/...



Cosa fa per noi (vai all'indice)

Forse è utile ricordare a chi ha dimenticato, che i cani sono i nostri compagni di vita, vivono nelle nostre case, alleviano la nostra solitudine, ci regalano emozioni ed esperienze altrimenti sconosciute. Il cane ci soccorre, ci guida, ci difende. Dal recupero nei terremoti ai salvataggi in mare e sotto le valanghe, alla guida dei ciechi, all’aiuto ai disabili, dalla ricerca delle droghe a quella dei dispersi, alla pet therapy. Fiutano il cancro, le crisi diabetiche e ancora tanti altri sono i servizi che compiono per noi.
Abbiamo anche la spietatezza di usarlo nelle attività cruente legali o illegali, come la vivisezione, i combattimenti, la caccia al cinghiale, lo sminamento, la guerra, la pellicceria, l’alimentazione… Ne abbiamo perfino inviato uno, Laika, a morire nello spazio.

Piccole storie

Sta facendo il giro del mondo la storia del cane Shandong in Cina che, morto il suo padrone, ha deciso di montare la guardia alla sua tomba.

Il gatto Toldo, nel pistoiese, da quando è morto il suo padrone si reca ogni giorno sulla tomba portando un “regalo”: foglie, stecchi….

Il cane Tommy assiste ogni giorno alle funzioni religiose: dal giorno del funerale cerca la sua padrona. Viene coccolato dai preti e da tutti i cittadini del brindisino.

Un cagnolino ogni mattina lascia la tenda che condivide col padrone e se ne torna in quella che era la loro casa, ora distrutta dal terremoto, ad Amatrice. Poi aspetta che il suo padrone lo raggiunga, scodinzola e sembra chiedere: quando torniamo?

Kid steso davanti alla porta della sua casa terremotata, aspetta i suoi padroni che però in quella casa distrutta non torneranno. Lui sofferente rifiuta il cibo che volontari e vigili gli offrono.

Di Balto, l’husky protagonista della staffetta di cani da slitta che trasportarono il siero antidifterite in Alaska, esiste una statua ricordo a New York.

Hachiko, grazie al film con Richard Gere, è il cane che per 10 anni si recò ogni giorno alla stazione ad attendere il ritorno dalla scuola del suo padrone morto.

La Scuola Italiana Cani di Salvataggio ha addestrato cani bagnino, pronti a tuffarsi da un gommone, da una moto d’acqua, da una motovedetta, da un elicottero pur di raggiungere il loro obiettivo: salvare vite umane. Abituati a stare su spiagge affollate non perdono la concentrazione, portano a riva fino a tre persone contemporaneamente anche da 100 metri di distanza. Trainano piccole imbarcazioni tenendo la cima fra i denti (fonte settimanale 4zampe).

E ancora: i cani da ricerca adatti a individuare le persone sotto le macerie dei terremoti lavorano con estremo impegno e dedizione. I cani molecolari segugi della criminologia, utilizzati per la ricerca di persone scomparse. I cani da valanga addestrati per cercare le persone disperse sotto le valanghe (fonte settimanale 4zampe).

L‘ospedale pediatrico Meyer di Firenze festeggia i suoi 10 anni di pet therapy. E’ il primo esempio in Italia dove l’attività ospedaliera assistita da animali è schematizzata attraverso uno specifico protocollo operativo seguendo le raccomandazioni del CDC, Center for Disease Control and Prevention di Atlanta, Usa. I cani si prendono cura dei bambini ricoverati con i quali giocano e interagiscono sotto il controllo di un istruttore. I cani lavorano in tutti gli spazi dell’ospedale, dalle sale di attesa ai reparti, compresi oncoematologia, pediatria internistica, chirurgia pediatrica, neuroscienze, area critica, oncologia pediatrica e neonatale e perfino rianimazione (fonte La Nazione 2012 e 2013).

I cani dei Carabinieri cinofili vengono impiegati a supporto nell’attività di polizia giudiziaria: ricerca di persone, soccorso alpino, antidroga, antiesplosivo, ordine pubblico (fonte La Nazione 2013).

I cani della squadra cinofila della Questura di Firenze collaborano con i loro compagni umani e sono impegnati nel settore antiesplosivo, antidroga e ricerca di armi (fonte La Nazione 2013).

Il labrador Daisy è stato premiato da un’associazione inglese per aver fiutato e scoperto oltre 550 casi di cancro annusando i campioni di pelle, urine e persino l’alito (fonte La Nazione 2014).

Chanel è un pastore tedesco nel reparto di Psichiatria all’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze. È il primo reparto di psichiatria in Italia a ospitare cani. Interagendo con questi animali si aumenta la fiducia nel malato e si produce un piccolo circuito virtuoso che favorisce il processo di cura (fonte Corriere Fiorentino 2014).

Il cane Troy ha aiutato la proprietaria a scoprire di avere un tumore al seno. Come? Semplicemente strofinandosi insistentemente sul suo fianco da quando era cucciolo segnalando qualcosa che non andava (fonte Daily Mail 2014)

E’ dimostrato che un animale da compagnia per gli anziani ha una funzione di catalizzatore sociale: li sprona a uscire di casa, a fare una passeggiata, ad andare ai giardini e a interagire con altre persone. Cani e gatti si sono mostrati utili anche per combattere i disturbi dell’apprendimento nei bambini, l’autismo e rafforzano anche il sistema immunitario: la convivenza con un cucciolo vuol dire venire in contatto con allergeni diversi e quindi si diventa più resistenti alle malattie (fonte presidente ANMVI Associazione Medici Veterinari Italiani e QN 2015).

Diesel, femmina di pastore belga dei reparti antiterrorismo di Parigi uccisa durante l’attacco ai terroristi barricati nella capitale francese ha ricevuto la Dickin Medal, la più alta onorificenza dedicata agli animali da guerra. Questa medaglia è stata assegnata 65 volte a piccioni viaggiatori, a cani antiesplosivo, a tre cavalli e a un gatto (fonte La Nazione 2015).

Theo, springel spaniel di neppure due anni morto per amore. Il suo compagno umano, durante un’imboscata talebana in Afghanistan venne ucciso e Theo poche ore dopo fu stroncato da un infarto (fonte La Nazione 2015).

Una cagnolina, Betty, ha iniziato ad abbaiare, a tirare la coperta con i denti, facendo capire alla sua padrona che c’era un pericolo. Infatti il condominio era in preda alle fiamme e nel giro di un quarto d’ora bruciava tutto. Salve le 30 persone grazie anche a Betty (fonte La Nazione 2015).

A Livorno, la cagnolina Kira va al cimitero tutti i giorni e resta assorta davanti al loculo del suo padroncino morto a soli 17 anni (fonte La Nazione 2015).

Il labrador Bambi si lancia nel fuoco per salvare il papà della padrona che era rimasto dentro casa (fonte La Nazione 2015).

I cani “da macerie” come vengono chiamati vengono usati per rintracciare corpi vivi e morti di persone ma anche di loro simili. Subiscono un addestramento che dura due anni e mezzo. Aiutano anche nell’avvertire le scosse di terremoto che stanno per arrivare (fonte La Nazione 2016).

Altri settori in cui i cani ci aiutano dopo un lungo addestramento. Sono definiti: cani da valanga per le persone disperse in montagna sotto la neve; cani poliziotto perfetti per la tutela dell’ordine pubblico bravi anche a trovare oggetti nascosti (stupefacenti, armi, esplosivi) e seguire le tracce del malvivente; cani guida per non vedenti attenti coraggiosi e con un senso innato dell’orientamento; cani per il salvataggio in acqua, resistenti ed equilibrati; cani da pet therapy per le loro alte capacità di comprensione degli stati d’animo dell’uomo (fonte mensile Speciale News nelle rubriche: Animali).

La pet therapy è nata all’inizio degli anni ’60 in America per intuizione dello psichiatra Boris Levinson. In Itala è arrivata nel 1987 ed è stata riconosciuta come metodo di cura con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2003. E’ utile nei casi di depressione, autismo, disturbi psichiatrici e neurologici, difficoltà di adattamento, disturbi dell’apprendimento, problemi neuromotori, dislessia… (fonte Ass. Antropozoa Onlus www.antropozoa.it e QN 2016).

I cani in aiuto ai soccorritori, hanno salvato 60 persone tra Amatrice e Arquata del Tronto e ne hanno trovate altre 50 che non ce l’hanno fatta. Questi cani subiscono un addestramento di base che dura due anni e mezzo, poi devono partecipare a esercitazioni costanti almeno due volte a settimana. Per questi cani un terremoto risulta molto faticoso perché la polvere sottile delle macerie impedisce loro di respirare bene (fonte il Fatto quotidiano 25 agosto 2016)

Portare a passeggio il proprio cane ha effetti benefici. Lo dice lo studio della University of Western Australia pubblicato sulla rivista BMC Public Health.

A Cortona un bambino di dieci anni, diabetico, è stato salvato dal suo cane siberian husky, Bianca. Colpito nel sonno da una forte crisi ipoglicemica stava perdendo conoscenza ma Bianca ha avvertito immediatamente il pericolo ed è corsa in camera dei genitori iniziando ad agitarsi e a mugolare fino a svegliarli. Altre volte Bianca ha salvato il suo piccolo amico (fonte QN 2016)

La pet therapy cardiologica è stata introdotta per la prima volta in Italia negli ospedali di Varese e ora arriva a San Marino. Secondo uno studio scientifico americano l’adozione di un cane permette di allungare fino a 4 volte la vita di chi soffre di cuore (fonte La Nazione 12 giugno 2017).

Il 90% delle persone intervistate ha dichiarato che l’animale domestico gode della stessa considerazione di un membro della famiglia e che la sua presenza ha migliorato la qualità della loro vita (fonte La rivista della Natura maggio 2017).

Sono stati svegliati dall’abbaiare del cagnolino che ha permesso di scoprire che un ladro tentava di svaligiare l’abitazione nonostante la presenza in casa dell’intera famiglia (fonte La Nazione maggio 2017).

Ad Alcamo Marina TP un 28enne ha un malore in mare, lo salva un cane bagnino (Redazione Nel Cuore luglio 2017).

Trapani, appartamento in fiamme, cani salvano il proprietario www.nelcuore.org/...

La sconosciuta storia dei cani nell’Esercito Italiano www.lastampa.it/...



Il parco canile (vai all'indice)

Roberto Marchesini, medico veterinario, filosofo, etologo, saggista di fama, esperto di zooantropologia e bioetica, chiarisce quali debbano essere le caratteristiche di un canile, ovvero del parco canile che riporta a immagini di verde e naturalità.

Estratto dal suo saggio “Animali di città”.
Quando si parla di scelte strutturali e gestionali per i canili sorge immediata la necessità di conciliare il benessere animale con l’urgenza di contenere i costi.
Inutile ipotizzare strutture faraoniche se poi non potranno essere realizzate per motivi di budget.
Il più delle volte sono proprio le strutture meno complesse quelle più adatte a garantire il benessere.
Tale benessere va considerato sulla base di tre parametri: fisiologico, ecologico ed etologico.
Il parametro fisiologico prevede una corretta funzionalità degli apparati ovvero l’espletamento degli organi delle funzioni a cui sono preposti (adeguato movimento, ginnastica muscolare, alimentazione corretta, integrità fisica).
Il parametro ecologico riguarda il possesso dell’habitat adeguato igienico sanitario (rispetto degli indici bioclimatici, cambio dell’aria, tasso di umidità, illuminazione, esposizione al sole, al vento, al freddo…) nonché la considerazione di una buona superficie d’appoggio che deve garantire un buon assetto podale e limitare le sollecitazioni sulle articolazioni degli arti come una zona a prato.
Il parametro etologico è legato alle possibilità di esplicare il proprio codice comportamentale peculiare della specie con interazioni che riguardano l’ambiente (possibilità di raspare) e i rapporti con i conspecifici (per evitare disturbi psicologici e disordini di natura organica: animale depresso, che non mangia, si autolesiona, presenta fregamenti parossistici).
La struttura dovrà avere presente pratini con arbusti e alberi e le aree cementificate devono essere ridotte al minimo.
Gli animali dovranno essere puliti e in buono stato di nutrizione, godere di ricoveri adeguati e di uscire per lo meno due volte al giorno per evitare che divengano dei reclusi anche se in ambienti convenienti. E’ necessario anche impedire l’aggressione tra conspecifici.
Un canile non dovrebbe ospitare più di 150 cani.
Il compito istituzionale del canile non deve fermarsi al ricovero dell’animale abbandonato bensì essere in una posizione strategica nel controllo del fenomeno del randagismo ed essere dotato di strumenti effettivi di prevenzione quali: ambulatori per la sterilizzazione, un’area chirurgica, servizi igienici, locale per il deposito di farmaci e attrezzature, reparto di infermeria e degenza postoperatoria; progetti di informazione per le campagne di affido, campagne di educazione al rapporto con il proprio cane.
Il canile deve essere considerato un luogo di transito in quanto devono essere promosse le adozioni.
La gestione igienico sanitaria del canile è di fondamentale importanza per evitare possibili focolai di malattie epidemiche o l’invasione di ectoparassiti. La pulizia è la prima norma sanitaria.

Un parco canile modello è quello di Arese dell’associazione Vita da cani Onlus, unico nel suo genere in tutta Italia. Contrariamente ai canili tradizionali dove gli animali sono chiusi in gabbie, ad Arese gli ospiti scorrazzano liberi in grandi recinti e il parco stesso è aperto al pubblico. Chiunque può andare a passare il tempo con il proprio cane oppure usufruire dei servizi che vengono offerti (toelettatura, veterinaria, asilo, pensione) www.vitadacani.org/rifugi

Protocollo Shelter Quality
Dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, finanziato dal Ministero della Salute, è stato sviluppato un protocollo innovativo per la valutazione del benessere dei cani alloggiati in canili rifugio. www.salute.gov.it/...
Questo protocollo chiamato Shelter Quality rappresenta un primo passo verso la valutazione del benessere degli animali da compagnia tramite l’approccio basato sugli animali stessi. La Commissione europea ha posto l’esigenza di individuare indicatori di benessere scientificamente validi e in grado di effettuare una valutazione diretta del benessere: che scaturisca cioè dalla valutazione degli animali e non, come avviene tradizionalmente, dalla valutazione delle strutture in cui gli animali sono alloggiati o della loro gestione. Questo protocollo è già stato testato in sei Paesi europei (Italia, Spagna, Romania, Croazia, Serbia e Montenegro) (fonte Conferenza nazionale Benessere animale promossa dal Ministero della Salute aprile 2016 www.salute.gov.it/...). Gli elementi che compongono il protocollo Shelter Quality, possono essere raggruppati in quattro macro aree (principi di benessere) ognuna delle quali confluisce in Criteri di benessere e questi in Misure di benessere ww.associazioneapaca.eu/...:
  • corretta alimentazione;
  • ricovero adeguato;
  • buono stato di salute;
  • comportamento appropriato.

Il paradiso dei cani esiste
Costarica è il Paese della “pura vida”. Oggi è conosciuto come il paese più felice al mondo. L’analfabetismo non esiste. Tutti frequentano la scuola dell’obbligo e possono scegliere di iscriversi all’università. Tutti parlano perfettamente spagnolo e inglese.
Quello che stupisce di più è lo stile di vita dei costaricani: tutti sono felici, non esiste cattiveria, tutti quando nascono mangiano e non rubano perché ognuno vive bene con quello che ha. Non esiste lo status symbol come in Italia, non vedi Rolex ai polsi o vestiti pitonati, non ci sono Ferrari che sfrecciano o Porche, eppure la gente sorride e vive bene.

Sarà per questo che anche i cani in Costarica sono felici oppure i cani sono felici perché i costaricani sono felici?

I filmati non mentono, qui i cani sono felici. Il paradiso dei cani è in Costarica, premiato come il più bel canile del mondo.



Cani liberi (vai all'indice)


Dal dizionario Zanichelli http://dizionaripiu.zanichelli.it/antiburocratese/vagantismo/ il termine randagismo indica una serie di situazioni connesse con lo stato di abbandono degli animali domestici.

L’atto di abbandono di un animale, fenomeno antico che in passato interessava gli ambienti rurali, è una forma di maltrattamento grave di vasta diffusione soprattutto nelle grandi aree urbane ed assume notevoli proporzioni tanto da divenire un’emergenza.

Se vogliamo vedere davvero ridotti i livelli di sofferenza e disagio dei molti cani che vivono sul territorio uno dei punti centrali è quello di analizzare il fenomeno del randagismo in una chiave etologica e non ideologica, sfatando luoghi comuni, spiegando che non esiste IL cane, ma tante tipologie di cane quante sono le culture umane.

“Non vi è un solo cane – un'entità rotondamente disvelabile che, come ha suggerito Konrad Lorenz, si dà all'uomo, lo incontra – ma tanti cani quante sono, sono state e saranno le culture umane […]. In questo senso è impossibile comprendere il cane come entità biologica a sé stante, enucleandolo cioè da quell'ambiente che dà significati e struttura al suo potenziale filogenetico, al suo menabò di ontogenesi”

(R. Marchesini, L'identità del cane)

Non tutti i cani che esistono nel mondo, per esempio, hanno un proprietario o hanno bisogno dell'uomo, la dimensione della proprietà è una dimensione della modernità e ancora in molti posti del mondo non esiste il concetto del “mio” cane.

Esistono differenze etologiche importanti tra un cane randagio, un cane semi-selvatico e il nostro pet di casa, differenze che determinano una diversa qualità della relazione e del legame che possono instaurare con l'uomo.

Non esiste una classificazione ufficiale e una definizione scientificamente riconosciuta di cane "randagio”, “ferale”, “selvatico”... Quella qui riportata fa riferimento essenzialmente al diverso livello di socializzazione, parametro fondamentale se si decide di intervenire sul territorio con l'obiettivo di ridurre i livelli di benessere o diminuire quelli di malessere quando non di maltrattamento.

Intendiamo per cane randagio il cane che non possiede un proprietario e che quindi è libero di vagare su un determinato territorio.

I randagi vivono nei centri abitati formando gruppi medio-piccoli, si relazionano e interagiscono con le persone, dipendendo quasi totalmente dall'uomo per l'alimentazione. Sono per la maggior parte sterilizzati laddove si è costituito il "cane di quartiere". Sono quindi cani che hanno un buon livello di socializzazione e se vivono in territori in luoghi dove le persone li tollerano e sono abituati alla loro presenza, sono in equilibrio con l'ambiente.

Abbandonati: questi cani essendo stati fortemente dipendenti dall'uomo, non hanno grosse chance di sopravvivere in strada e di riprodursi, quando vengono abbandonati vanno incontro ad uno stato depressivo, si abbassano le difese del sistema immunitario rendendoli recettivi alle malattie che in condizioni normali non li colpirebbero, non conoscono i pericoli della civilizzazione, sono incapaci di procurarsi il cibo, senza l’intervento dell’uomo non hanno futuro.

Per cane semiselvatico o ferale si intendono cani che non hanno una socializzazione completa con l'uomo e non dipendono direttamente e completamente da lui per l'alimentazione. Vivono nelle periferie dei centri abitati o nelle campagne formando grandi gruppi familiari in armonia fra loro (8-10 individui imparentati), tendono a vivere in aree meno densamente popolate e si alimentano solo parzialmente con cibo fornito dall’uomo.

Un semi-selvatico non ha completato il processo di socializzazione primaria (3-12 settimane) il cui esito è il riconoscimento dell'uomo come partner sociale ovvero la base della domesticazione, non sa cos'è una persona, questo lo differenzia da un cane traumatizzato che è comunque un cane socializzato anche se la sua rappresentazione dell'uomo è negativa. Per un semiselvatico l'uomo è un predatore, non ne ha una rappresentazione come soggetto con cui comunicare, interagire (o da cui anche prendere distanza se impaurito). La sua reazione è comunque la fuga anche a centinaia di metri, come un uomo farebbe di fronte a un leone.

Questi cani sono in equilibrio con l’ambiente in cui vivono (anche da un punto di vista numerico) e con ogni membro del gruppo, i livelli di stress sono sempre estremamente bassi. Prelevare questi cani dal territorio per recluderli in canile in nome della “sicurezza” è un grave maltrattamento, non esiste per loro possibilità di adozione per come comunemente viene inteso questo termine. Nei canili del Sud (e ormai anche del nord) ci sono centinaia di questi cani, immobili nelle gabbie, con livelli di cortisolo altissimi, malati perchè hanno difese immunitarie bassissime, rassegnati ogni giorno ad aspettare la morte. Anche prelevarli per sistemarli in stalli o nei canili del nord non può essere una soluzione ma solo un banale spostamento del problema. Recentemente si sta cominciando a parlare di colonie canine per poter monitorare questo fenomeno nei luoghi in cui i cani sono meno tollerati e quindi più a rischio.

Michele Minunno ha studiato le dinamiche sociali che avvengono all’interno dei branchi di cani semiselvatici e randagi in Puglia  

Esiste poi il cane padronale vagante, ovvero un cane di proprietà lasciato libero di vagare sul territorio. Secondo molti esperti essendo spesso i cani padronali vaganti non sterilizzati sono la causa maggiore di riproduzione incontrollata.

Qui potrete vedere numerosi video e leggere articoli che descrivono le differenti tipologie di cane che si trovano nel Sud e cercano di affrontare la complessa questione del randagismo riflettendo sulla funzionalità delle strategie attuate.





Randagismo (vai all'indice)

Nei paesi più avanzati il problema randagismo è stato risolto.
Per esempio: non esiste in Austria né in Svizzera dove, molto prima che da noi, è stata proibita la mutilazione dei cani di alcune razze e dove ai proprietari si raccomanda di assicurare la compagnia di un proprio simile al loro animale.

Non esiste in Danimarca, dove tutti i cani sono registrati in virtù dell’obbligo di assicurarli.

Non esiste in Inghilterra un solo cane randagio pur avendo gli inglesi una popolazione di oltre 6 milioni di cani, tutti tenuti rigorosamente sotto controllo.

In Italia, la stima del numero di cani randagi non è facile ma, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute e pubblicati dal Corriere della Sera il 18 marzo 2009, nel 2007 i cani vaganti risultavano circa 460.000.

I randagi continuano a morire in incidenti stradali o a non ricevere soccorsi, avvelenati, torturati, a uscire dai canili e dalle strutture ASL non sterilizzati, a vivere e morire in canili lager, a essere soppressi per motivi discrezionali. L’abbandono degli animali si conclude per l’80% con la morte a causa di incidenti stradali, fame, sete, avvelenamento e maltrattamento.

Nel 2011, secondo i dati trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute, 104.142 cani randagi sono stati accolti nei canili sanitari e nel 2015, sempre secondo il Ministero, gli ingressi di cani nei canili sono stati 100.194.

Il randagismo è alimentato:
  1. dalla illegale e crudele abitudine di abbandonare gli animali, comprese le cucciolate indesiderate,
  2. dai cani padronali lasciati liberi di andare dove meglio credono diventando quindi incontrollabili (vedi anche punto 3 della circolare del Ministero della Sanità 14 maggio 2001 n.5),
  3. dalla dispersione sul territorio dei cani dei cacciatori durante la stagione di caccia.

Queste tre categorie, cani abbandonati, cani dispersi e cani padronali liberi, vivono vicino all’uomo perché, conoscendolo, non lo rifuggono; si uniscono facilmente in bande e si incrociano fra loro alimentando la schiera dei randagi. Si rifugiano nei boschi ibridandosi con i lupi.
Secondo lo zoologo Luigi Boitani sono tanti, soprattutto nelle zone rurali del Centro e del Sud Italia, sia sui monti dell’Appennino, sia lungo la costa. Sono incontrollabili e incrementano la popolazione dei cani inselvatichiti (quelli che hanno reciso ogni legame con l’uomo e vivono in ambiti selvatici).

Dall’ultima rendicontazione annuale (riferita al 2006) inviata da Regioni e Province, su 6.000.000 di cani di proprietà sono 590.000 i randagi e solo un terzo ospitati nei canili rifugio.
Esperienze di animali sacrificati a migliaia sull’altare del guadagno da affaristi e malavitosi grazie all’ignavia delle istituzioni.

Ci sono comuni che platealmente, in barba alla legge, intendono risolvere il randagismo con l’abbattimento dei cani. Contro i provvedimenti di abbattimento dei cani randagi dei comuni di Scicli e Modica gli imprenditori di Modena e Bologna contestano e si propongono di prendersi cura degli animali sequestrati a Punta Pisciotto (dichiarazione di Silvia Ballestri 2009)

Dietro lo sfruttamento degli animali si nasconde sempre un tornaconto economico: canili lager con un giro d’affari in Italia di 3 miliardi di euro all’anno per difetto.
Ma vi è anche un problema culturale relativo al possesso responsabile.
Il randagismo non si risolve unicamente con le sanzioni ma anche facendo cultura, cani tutti con il microchip, nessun animale non sterilizzato lasciato libero di vagare, non ci sarebbero più cucciolate incontrollate e nel giro di pochi anni si risolverebbe il randagismo (fonte Rosalba Matassa Task Force Ministero della Salute giugno 2013).

Nel 2014 sono 753 i cani che restano nel sistema dei canili rifugio toscani con un costo stimato di 1,4 milioni di euro a carico dei comuni per il loro mantenimento solo nel 2015 (fonte SST Servizio Sanitario della Toscana 2015).

Inchiesta approfondita e video del gennaio 2015 della giornalista Margherita D’Amico per Repubblica.it   http://inchieste.repubblica.it/   

Il randagismo, infatti, è ancora oggi un fenomeno non gestito adeguatamente, in crescita esponenziale da quando è stata emanata la legge che doveva contenerlo e prevenirlo (legge quadro 281/91).
Pesanti i costi per la collettività e importanti i rischi per la salute in quanto il randagismo rappresenta l’anello di congiunzione delle malattie infettive e infestive tra animali domestici e selvatici che in alcuni casi possono coinvolgere anche l’uomo, come nel caso della rabbia.
Tra i danni causati dal randagismo non sono da trascurare la predazione degli animali al pascolo spesso imputata ai lupi e i frequenti attacchi alle persone dove il fenomeno dei cani vaganti è fuori controllo.
Poiché la principale causa del randagismo è la riproduzione incontrollata, l’unico modo serio per contrastarla è la sterilizzazione (fonte redazione Nel Cuore 3 ottobre 2017) www.nelcuore.org/...

La nostra cultura sociale esclude gli esseri viventi non umani dallo status morale legittimando la propria insensibilità e indifferenza verso le sofferenze inflitte agli animali, con le violazioni di legge, con la corruzione e la criminalità, con le attività illecite, con l’assoluta mancanza di rispetto e di compassione. Siamo il terzo mondo nascosto nell’invisibile.
Ma mentre l’estrema minoranza riduce la civiltà ad aberrazione, la grande maggioranza dei cittadini ama e rispetta, fa volontariato, si adopera per le buone pratiche, per alleviare sofferenze, per denunciare maltrattamenti e promuovere la cultura dell’empatia.
E le istituzioni? Dove sono? Cosa fanno?  

Il movimento Antispecista ha redatto una relazione “Randagismo – analisi e soluzioni” aggiornata al 5 settembre 2015 www.movimentoantispecista.org/... che dovrebbe essere presa in considerazione in quanto dimostra come i cittadini, evoluti e rispettosi dell’etica e delle leggi, siano capaci di presentarsi edotti e consapevoli del grande baratro che esiste tra le dichiarazioni e le azioni del Governo a cui spetta la parola finale. Nessuno di quanti gridavano e gridano allo scandalo rappresentato dal randagismo e dalle sue conseguenze e diramazioni si è infatti assunto il compito di verificare se gli enti locali, in particolar modo i comuni, rispettassero i loro doveri.

Il Ministro Lorenzin ha rilasciato un’intervista a Repubblica il 12 gennaio 2015 spiegando che “il randagismo è un problema rilevante, soprattutto in alcune regioni del centro sud, anche a causa del ritardato recepimento della legge quadro n.281/91”. Quando pensa il Governo di farla recepire se sono già passati 25 anni? Altri 25?

Con atto ispettivo n.3-02545 del 3 febbraio 2016 alcuni parlamentari hanno dichiarato che “negli ultimi anni il randagismo fuori controllo è in aumento esponenziale, con aggravamento dei costi per i contribuenti, a causa delle mancate sterilizzazioni degli animali vaganti”. Ancora: “A distanza di cinque anni dall’istituzione della Task Force il randagismo è divenuto una vera e propria emergenza, in particolare nel Sud Italia sono stimati circa 700.000 i cani randagi presenti sul territorio e 750.000 sono i cani in attesa di adozione costretti a vivere in canili”. Ancora: “in tutta Italia sono sorte strutture esclusivamente private nelle quali gli animali devono fare numero e rimanere il più a lungo possibile”.

Ministero della Salute
www.salute.gov.it/...  Data di pubblicazione: 30 giugno 2008, ultimo aggiornamento 15 marzo 2016. Dai dati rilevati sul territorio nazionale risulta che in molte regioni, soprattutto del Sud, il fenomeno del randagismo, ha raggiunto livelli drammatici ed è spesso fuori controllo. I cani abbandonati continuano ad alimentare la popolazione vagante, inoltre molte femmine gravide partoriscono ed i cuccioli che non muoiono di stenti, diventando adulti, rappresentano un ulteriore serbatoio di randagi. Alcuni di questi cani inoltre sono poco socializzati con l’uomo e si trasformano in soggetti “inselvatichiti” il cui controllo è più problematico, soprattutto quando si riuniscono in branchi.

I cani vaganti sul territorio, singoli o in branchi, possono:
  • rappresentare un potenziale rischio di aggressione per le persone
  • diventare serbatoio e veicolo di malattie infettive ed infestive, alcune delle quali trasmissibili all’uomo, non essendo sottoposti ad alcun controllo sanitario
  • essere causa di incidenti stradali; ogni anno si registrano centinaia di incidenti stradali, anche mortali, causati da animali randagi: “chi abbandona un cane, dunque, non solo commette un reato penale (legge 189/2004), ma potrebbe rendersi responsabile di omicidio colposo”
  • arrecare danni al bestiame domestico allevato
  • arrecare danni agli animali selvatici
  • alimentare il fenomeno del randagismo, in quanto non sterilizzati e spesso notevolmente prolifici
  • essere causa di degrado ed inquinamento ambientale sia nel contesto urbano, che nelle campagne, con conseguente polluzione di pest (ratti, topi), sinantropi ed insetti che a loro volta costituiscono una possibile fonte di pericolo per l’uomo.

LAV 2017
I cani nei canili in Italia sono calati del 26% in dieci anni, dal 2006 al 2016, mentre le iscrizioni all’anagrafe canina sono aumentate del 57%.
Ma il randagismo canino è ancora un problema grave nel Sud e in Lazio, le sterilizzazioni sono poche e nel Mezzogiorno non ci sono praticamente gattili.
Secondo l’ultima stima del Ministero della Salute del 2012 in Italia ci sarebbe un esercito di randagi che oscilla tra 500.000 e 700.000 cani mentre l’ultimo dato sui gatti del 2006 stima i gatti in 2.604.379.
Il costo del randagismo raggiunge all’anno euro 100.900.782,50 e se consideriamo il tempo medio della vita di un cane in canile in 7 anni il costo si aggirerà su 706.305.477,50 euro (fonte LAV Randagismo cosa è cambiato in 10 anni 2017). www.lav.it...

Il 2 ottobre 2017 il Sindacato dei veterinari, SIVELP, dichiara che i randagi sono raddoppiati in due anni.
I cani randagi sono circa 700.000 in Italia e i costi per la collettività pesanti (redazione Nel Cuore www.nelcuore.org/...)

Ci sono comuni che platealmente, in barba alla legge, intendono risolvere il randagismo con l’abbattimento dei cani. Contro i provvedimenti di abbattimento dei cani randagi dei comuni di Scicli e Modica gli imprenditori di Modena e Bologna contestano e si propongono di prendersi cura degli animali sequestrati a Punta Pisciotto (dichiarazione di Silvia Ballestri 2009)

Dietro lo sfruttamento degli animali si nasconde sempre un tornaconto economico: canili lager con un giro d’affari in Italia di 3 miliardi di euro all’anno per difetto.
Ma vi è anche un problema culturale relativo al possesso responsabile.
Il randagismo non si risolve unicamente con le sanzioni ma anche facendo cultura, cani tutti con il microchip, nessun animale non sterilizzato lasciato libero di vagare, non ci sarebbero più cucciolate incontrollate e nel giro di pochi anni si risolverebbe il randagismo (fonte Rosalba Matassa Task Force Ministero della Salute giugno 2013).

Nel 2014 sono 753 i cani che restano nel sistema dei canili rifugio toscani con un costo stimato di 1,4 milioni di euro a carico dei comuni per il loro mantenimento solo nel 2015 (fonte SST Servizio Sanitario della Toscana 2015).

Inchiesta approfondita e video del gennaio 2015 della giornalista Margherita D’Amico per Repubblica.it   http://inchieste.repubblica.it/




Animali nelle case
Secondo la Doxa sono circa 6 milioni i cani che vivono nelle case degli italiani e di questi, ogni anno, circa 45.000 vengono abbandonati e diventano randagi. Secondo Progresso Veterinario organo ufficiale della Federazione Nazionale Ordine Veterinari il 25% degli animali accolti in casa viene abbandonato.

Nelle case degli italiani vivono 6.800.000 cani e 8.500.000 gatti (fonte Animalisti italiani 1999).

Nelle case degli italiani sono 6.800.000 i cani e 8.500.000 i gatti (fonte Doxa 2000). Il 44% della popolazione possiede un cane o un gatto.

Vivono in famiglia 6 milioni di cani e 7 milioni di gatti (fonte La Nuova ecologia 2000).

Vivono nelle case italiane 7.200.000 gatti e 6.800.000 cani (fonte Airone 2000 e Vimax per Zoomark International).

L’Eurispes stima che nelle case degli italiani vivano 44 milioni di animai domestici (7.400.000 gatti, 6.900.000 cani, 15.800.000 pesci d’acquario, 12.100.000 uccelli, 500.000 roditori e 1.400.000 di altri animali) (fonte Marketpress.info luglio 2004).

Nove detentori su dieci trattano i loro animali “come figli”. Lo rivela una ricerca condotta nel febbraio 2004 dall’Istituto Quadra Research. Nelle case italiane vivono 14 milioni di cani e gatti con una lieve prevalenza di cani e il 12,7% vive con entrambi gli animali (fonte LAV Rapporto Zoomafia 2004).

In Itala vivono circa 7 milioni di cani in famiglia mentre altri 660.000 randagi vivono a stretto contatto con le persone (fonte LAV SOS Maltrattamenti 2005).

Sono 5.349.150 i cani di proprietà (fonte LAV 2007).

Nel 2009 sono 45 milioni gli animali nelle case degli italiani: 7.500.000 gatti, 7.000.000 cani… (fonte Animalisti italiani).

Sono 8 milioni i gatti e 7 milioni i cani nelle case degli italiani (fonte associazione Gaia 2009).

Nelle case abitano 7.500.000 gatti e 7 milioni di cani. (fonte Animalisti italiani 2010).

Nelle case abitano 6.800.000 cani e 7.200.000 gatti (fonte Airone 2010).

Secondo il Rapporto Italia 2012 redatto dall’Eurispes, il 42% degli italiani ha in casa uno o più animali domestici. I sentimenti che prevalgono nei confronti degli animali sono affetto (51,3%) e rispetto (35,9%).
Secondo il Ministero della Salute sono in aumento gli animali d’affezione che vivono stabilmente nei nuclei familiari e se il cane rimane senza alcun dubbio il preferito, tra gli animali da compagnia scelti ci sono anche, come sempre, gatti e, a sorpresa, furetti. Per un totale di 5.815.727 esemplari registrati nell’anagrafe animali d’affezione del Ministero della Salute a giugno 2012 di cui 5.746.563 cani.

Gennaio 2013, il 55,3% delle famiglie italiane possiede uno o più pets (nel 2012 il 41,7%). Il cane è al primo posto con il 55,6% e il gatto al secondo con il 49,7% (fonte Rapporto Italia 2013 Eurispes).

Marzo 2013, sono 7,5 milioni i gatti, 7 milioni cani (fonte Repubblica).

Ottobre 2014, sono 7 milioni di cani (sondaggio per la Royal Canin).

Quattro italiani su dieci vivono con un animale. Il cane è presente nelle case con il 53,7% e il gatto con il 45,8%.  In questo contesto si innestano anche dinamiche illegali, criminali e malate. Gli animali d’affezione rappresentano un grosso business e come ogni business attirano gli appetiti di malavitosi, affaristi e imbroglioni.
La moda del cucciolo di razza, diffusa anche grazie a discutibili condotte di vip e personaggi pubblici, alimenta un traffico milionario (fonte LAV Rapporto zoomafia 2012).

Rapporto 2015 Assalco (Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia) stabilisce in circa 60 milioni i pets in Italia tra cui oltre 14 milioni fra cani e gatti.

Le famiglie italiane che aprono le porte agli animali sono il 44%. Si stima che cani e gatti sfiorino quota 13 milioni (fonte Anmvi e QN 2015).

Nel 2016 gli animali d’affezione nelle famiglie italiane sono circa 60 milioni di cui 14 milioni di cani e gatti (fonte La Nazione 2016).

L’Italia conta 60 milioni di animali di cui cani 48,2% e gatti 51,8%, il resto pesci (30 milioni), uccelli (13 milioni), roditori e rettili (3 milioni), (fonte Informatore Coop giugno 2017 da rapporto di Assalco 2016).

Le famiglie italiane ospitano 60 milioni di animali domestici (30 milioni i pesci, 13 milioni uccelli, 7,5 milioni i gatti, 7 milioni i cani, 1,3 milioni rettili, 1,8 piccoli mammiferi), (fonte La rivista della Natura report Assalco-Zoomark 2016).

Circa il 40% delle famiglie possiede un gatto (fonte Adoc 2016).

Aprile 2017 (fonte La Nazione FI): sono 60 milioni gli animali d’affezione in Italia tra cui 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 30 milioni di pesci, 13 milioni di uccelli e 3,2 milioni di piccoli mammiferi e rettili. Il 43% degli italiani ha un animale da compagnia.

Secondo il rapporto Eurispes del 2017 la stima dei cani di proprietà, in Italia, risulta essere di 12.500.000 ma un cane su quattro non sarebbe iscritto all’anagrafe.

Abbandoni
I cani vengono abbandonati per il 20% durante le vacanze estive e per il 30% durante la stagione venatoria. I randagi in Italia risultano circa 700.000.
Ogni anno entrano in canile circa 100.000 cani.
Quando un cane viene abbandonato, va incontro ad uno stato depressivo, le sue difese immunitarie si abbassano rendendolo ricettivo a malattie che in condizioni normali non lo colpirebbero.

I dati sull’abbandono sono allarmanti. Si stima che ogni tre minuti circa in Italia venga abbandonato un cane, un gatto o qualsiasi altro animale domestico e da compagnia.

Lo zoologo Piero Genovesi dell’Infs (ora ISPRA) che ha pubblicato un’indagine sui cani vaganti in Italia racconta “che sono 1.200.000 i cani vaganti nel meridione che, pur avendo un proprietario, sono liberi di vagare semibradi. Escono di sera e rientrano al mattino spesso all’insaputa dello stesso padrone. Nella maggior parte dei casi sono proprio questi a creare i principali problemi. Aggrediscono pecore, puledri al pascolo e anche animali selvatici in natura e persino la popolazione di lupi italiani corre gravi pericoli. I lupi sono 500 e i cani vaganti 2.000 volte tanto. I cani sottraggono spazio e cibo al lupo che spesso viene accusato di delitti commessi dai rivali. Ma il pericolo maggiore viene dall’ibridazione che rischia di trasformare il corredo genetico prodotto da milioni di anni di evoluzione”.

La LAV dichiara che “c’è un vero e proprio business dei falsi canili. Spuntano come funghi e sono soltanto luoghi di sofferenza per ammassare animali. Solo se si riuscisse a sterilizzare l’80% dei cani vaganti s’inizierebbe a ridurre la popolazione dei randagi” (fonte Airone giugno 2000).

L’incivile pratica dell’abbandono è frequente durante tutto l’anno ma raggiunge punte massime nel periodo estivo e subito dopo l’apertura della caccia: il 25-30% in estate e oltre il 30% dopo l’apertura della caccia. In alcune regioni (Toscana, Marche in testa) gli abbandonati infatti sono cani da caccia e i meticci vaganti nati dai cani comunemente utilizzati per la caccia.
Il fenomeno del randagismo resta grave sia per il numero di animali coinvolti e per l’elevata mortalità, sia perché sul loro abbandono si è innestato un giro d’affari che nel 2003 ha sfiorato i 300 milioni di euro.
Alcuni privati hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni locali compiacenti spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager, dove è impedito l’accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai (fonte LAV Rapporto 2004 Gli animali e gli italiani).

Nel 1995 il Ministero della Sanità stabilisce che in Italia ci siano 356.053 cani randagi (tra cui: 83.500 in Emilia Romagna, 50.000 in Lombardia, 38.690 nel Lazio) e cani iscritti all’anagrafe 4.008.689 (tra cui: 499.614 in Piemonte, 410.000 in Veneto, 398.000 in Emilia Romagna), (fonte Edgar Meyer Notiziario Gaia, luglio 1995).

Animali abbandonati nel 1997: 300.000 (100.000 cani e 200.000 gatti). Massimo D’Alema insorge: “E’ un atto di barbarie. Chi abbandona gli animali ha la stessa cultura di chi abbandona i bambini: sono entrambi atti di barbarie che si pongono in successione tra loro” (fonte La Nazione luglio 1998).

I randagi in Italia sono 650.000 cani e 1.500.000 gatti. Ogni anno vengono abbandonati 200.000 animali (120.000 gatti, 80.000 cani). Il picco degli abbandoni risulta a giugno, luglio, agosto e in questo periodo si stima ammontino a circa 60.000 ovvero 600 cani abbandonati al giorno (Fonte Animalisti Italiani 1999).

300.000 pets (200.000 gatti e 100.000 cani) abbandonati ogni anno in Italia (fonte Eurispes 2000).

Secondo una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma i cani senza controllo sono 880.000 e si dividono in tre fasce: vaganti 600.000 che hanno un padrone ma che di notte vengono liberati e vanno a caccia di animali da predare; randagi 200.000 si muovono affamati tra campagne e periferie urbane; inselvatichiti 80.000 cani che hanno chiuso ogni possibile rapporto con la specie umana (fonte La Nuova Ecologia luglio/agosto 2000).

Sono oltre 350.000 i cani abbandonati ogni anno. L’80% muore per la sindrome dell’abbandono o per l’incapacità di procacciarsi il cibo o in uno dei 4.000 incidenti stradali di cui sono annualmente vittime.  
Rappresentano il 5% degli oltre 7 milioni e mezzo di animali che vivono nelle nostre famiglie. Nel 1999 solo a Roma sono stati raccolti più di 1.200 cani investiti dalle auto. I randagi in generale aumentano prima delle vacanze estive e quando finisce la caccia.

Oltre 300.000 i cani abbandonati ogni anno, 1 milione vive semibrado, e 1.200.000 cani vaganti (fonte Airone 2000 – dati LAV).

Cani vaganti 880.000 (fonte La Sapienza Roma su la Nuova Ecologia 2000).

650.000 cani e 1.400.000 gatti randagi in Italia (fonte Ministero della Salute 2000).

Secondo una ricerca Eurispes 2002 gli animali abbandonati ogni anno in Italia sono 350.000 e secondo il Ministero della Sanità i cani randagi sono 816.000 mentre i gatti sono 1.290.000.

Al 30 giugno 2002 gli animali abbandonati sono 60.000 (fonte Animalisti italiani luglio 2002).

Sono 170.000 i cani abbandonati (fonte Gruppo Bairo 2002).

Ogni anno in Italia vengono abbandonati 150.000 cani e si arriva a un giro d’affari compreso tra 85 e 260 milioni di euro l’anno (fonte LAV Rapporto zoomafia 2003).

I casi accertati di abbandono nel 2004 risultano 160.000 (fonte Enpa – Osservatorio reati contro gli animali – Orca 2005).

Gli abbandoni riguardano 150.000 animali ogni anno (100.000 cani e 50.000 gatti), (fonte LAV SOS Maltrattamenti 2005).

E’ opinione diffusa che il fenomeno dell’abbandono di animali domestici sia tipico del periodo estivo. Così non è: i casi di abbandono sono spalmati nei dodici mesi dell’anno con picchi nei mesi estivi e alla chiusura della stagione venatoria (fonte Enpa 2005).

I cani di proprietà sarebbero 6.000.033, i randagi nei canili 149.424, i canili sanitari sono 465, quelli rifugio 679, numero presunto di cani randagi 441.125. Numero presunto di gatti di proprietà 5.976.684, numero presunto di gatti liberi 2.604.379 (fonte Ministero della Salute 2006).

Gli animali abbandonati in Italia son ogni anno 350.000 (200.000 gatti e 150.000 cani secondo i dati Eurispes (fonte Animalisti Italiani 2006).

Sono 140.000 gli animali abbandonati ogni anno in Italia. I cani randagi sono 461.068 (un milione secondo la LAV).

660.157 i cani randagi, 229.444 i cani nei canili (fonte Ministero della Salute sul quotidiano La Nazione 2007).

I cani registrati all’anagrafe canina sarebbero 2.131.069 secondo i dati forniti finora da 13 regioni. I cani vaganti in Italia sarebbero almeno 1 milione mentre quelli nei canili 550.000.  
Gli abbandoni si verificano durante tutto l’anno con punte di oltre il 30% nel periodo di apertura della stagione venatoria per opera dei cacciatori che “provano” i cani e si disfano di quelli che non “funzionano” e il 25% in estate.
La maggioranza degli animali abbandonati muore di fame, di sete, di incidenti stradali (fonte LAV Rapporto zoomafia 2007).

I cani e gatti abbandonati ogni anno sarebbero 140.000. Il 30% degli abbandoni si verificano all’apertura del periodo venatorio ad opera dei cacciatori che provano i cani e il 25% si verifica invece d’estate in procinto delle ferie (fonte LAV sul quotidiano La Nazione 2007).

Nel sud sono concentrati il 65% dei cani abbandonati nell’estate del 2009 (fonte associazione AIDAA) mentre il randagismo è quasi inesistente in regioni come il Trentino e la Valle d’Aosta.

I cani randagi in Italia sono ca. 700.000 (Campania 122.000, Calabria 81.000, Puglia 77.000, Sicilia 68.000, Lazio 60.000, Abruzzo 42.000), (fonte Ministero della Salute 2009).

Abbandonati 150.000 cani e gatti ogni anno (fonte Animalisti italiani 2009).

Diminuzione dell’abbandono del 50% (fonte associazione AIDAA 2009).

Ogni anno sono 100.000 i cani abbandonati in Italia. 200.000 sono i cani randagi, 600.000 i cani vaganti e 80.000 cani ferali https://mbasic.facebook.com/notes... (fonte associazione Gaia 2009).

In Toscana ogni giorno per 365 giorni 18 cani vaganti vengono recuperati e custoditi in canile sanitario e 17 escono per restituzione o adozione. Il numero dei cani restituiti o adottati si attesta sul 92% (fonte Giunta Regione Toscana 2009).

Contro i provvedimenti di abbattimento dei cani randagi dei comuni di Scicli e Modica gli imprenditori di Modena e Bologna contestano e si propongono di prendersi cura degli animali sequestrati a Punta Pisciotto (dichiarazione di Silvia Ballestri 2009).

Abbandono in Italia di 200.000 gatti e 150.000 cani ogni anno. I cani randagi sono 700.000 (fonte Animalisti italiani 2010).

Sono 590.549 i cani randagi (70.671 in Puglia, 70.003 in Campania, 68.000 in Sicilia, 65.000 in Calabria – circa il 50% dei randagi italiani) di cui 149.424 nei canili. 2.604.370 i gatti randagi (fonte LAV 2011).

Il costo dell’abbandono si stima in 200 milioni di euro all’anno per il solo mantenimento da parte dei comuni per i circa 200.000 cani ospitati nei canili italiani convenzionati (fonte LAV Rapporto zoomafia 2012).

La ASL dichiara che nel 2011 sono stati recuperati fra vaganti e abbandonati 690 cani nel comune di Firenze e nei dieci comuni limitrofi. Di questi la maggior parte sono stati restituiti ai proprietari o dati in adozione (fonte La Nazione 2012).

Nella provincia di Firenze vengono recuperati 1000 animali che in larga parte vengono riconsegnati ai proprietari mentre sono iscritti all’anagrafe 130.000 cani e si stima ci siano 250.000 gatti e 30.000 tra conigli, uccelli e rettili (MET Provincia di Firenze 13.06.2012).

In base alle rendicontazioni del Ministero della salute e delle regioni, sono transitati nei canili sanitari italiani 104.142 cani rinvenuti vaganti sul territorio. Questo dato comprende anche i cani di proprietà restituiti ma non si deve dimenticare che al sud è presente un alto numero di cani vaganti che non vengono catturati e che continuano a incrementare il randagismo.
Dalla stima del 2011 risulterebbe che nel nostro paese esistono 700.000 cani randagi. I cani iscritti all’anagrafe in Italia nel 2013 sono 6.455.880 (Rosalba Matassa responsabile Task force del Ministero della salute giugno 2013).

L’Enpa di Firenze sottolinea che la prima regola d’oro contro l’abbandono è di non regalare cani, gatti e altri pet per Natale perché molti di loro finiscono per essere abbandonati a giugno (fonte La Nazione 2013).

Incremento del 20% di abbandoni di cani consegnati ai canili perché il proprietario non riesce a mantenerli. “Sono sempre di più le persone che travolte da spese e tasse in aumento si trovano costrette a disfarsi di un animale che spesso ha condiviso con loro anni e anni di vita. Cani e gatti… quanti ne troviamo davanti ai portoni delle nostre sedi… E non sono mica cuccioli, sono animali di 4-5-10 anni…” Questa la dichiarazione di Marco Innocenti Degli ex vicepresidente nazionale Enpa (fonte La Nazione 5 febbraio 2013).

Sono circa 150.000 i cani nei rifugi e si stima siano 400.000 quelli senza padrone e senza un tetto (fonte Corriere della Sera 7 marzo 2014).

Sono in aumento in Toscana e Lazio gli abbandoni di cani e in particolare di cuccioli (fonte associazione AIDAA e La Nazione 2014).

100.194 i cani vaganti entrati nei canili sanitari (fonte Ministero della Salute 2015).

Nel 2014 sono 753 i cani che restano nel sistema dei canili rifugio toscani con un costo stimato di 1,4 milioni di euro a carico dei comuni per il loro mantenimento solo nel 2015 (fonte SST Servizio Sanitario della Toscana 2015).

Secondo le stime ufficiali nei canili italiani dovrebbero esserci 750.000 cani che aspettano di essere adottati con notevoli costi di gestione per gli enti locali (fonte Legambiente 2016).

100.000 ca. i cani abbandonati ogni anno e 200.000 i randagi che vagano soli o a piccoli gruppi sul territorio nazionale (fonte La Nazione 2016).

Nell’anno 2015 sono 100.194 i cani entrati nei canili sanitari regionali e 53.635 i gatti sterilizzati in Italia (fonte Ministero della Salute 2016).

Il deputato Anzaldi dichiara che sono 750.000 i cani nei canili condannati all’ergastolo e un costo per la comunità di 5 miliardi e mezzo di euro con un aumento di 100.000 animali l’anno (fonte Redazione Animali e Ambiente nel cuore novembre 2016) http://ilmessaggero.it/...

L’associazione AIDAA il 19 ottobre 2017 dichiara che la maggior parte dei maltrattamenti e degli abbandoni proviene dal meridione ma sembra che il primo posto spetti alla Sardegna.
“Stando agli ultimi dati ufficiali sono circa 120.000 i cani e 80.000 i gatti abbandonati ogni anno ai quali dobbiamo aggiungere alcune migliaia di cavalli e tartarughe d’acqua per parlare solo degli animali di cui si conoscono mediamente le stime di abbandono”.

Strutture di accoglienza
Sono esclusi dai censimenti, le centinaia di piccoli canili dove vengono custoditi i cani dei cacciatori, soprattutto cinghialai. Strutture arrangiate con materiali vari anche amianto, nascoste nei boschi, senza nome, senza autorizzazione, senza controllo sanitario.

Sono 1.144 tra canili e rifugi (fonte LAV 2011).

Maggio 2011 – Direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario. Secondo i dati forniti dalle regioni e province autonome, aggiornati a maggio 2011, i canili sanitari e rifugi in Italia sono 915 così distribuiti:



25 giugno 2012. In Italia, rende noto il ministero, i cani di proprietà iscritti all’anagrafe nazionale degli animali d’affezione sono 5.815.727 e questo dato comprende anche i cani ospitati nei canili-rifugi dei comuni. I canili sanitari autorizzati, nel 2011, sono 915. Al momento il ministero della Salute ha richiesto un aggiornamento dei dati poichè non tutte le regioni hanno provveduto ad una trasmissione puntuale. Secondo gli ultimi dati, nel 2010 gli ingressi di cani nei canili sanitari sono stati 102.365 e di gatti sterilizzati sono stati 69.464.
Al maggio 2015 i canili sanitari e i rifugi autorizzati sono 1.051 così distribuiti: www.salute.gov.it/...

Cani entrati nei canili sanitari: 104.142 (Min. Salute, 2011)
Gatti sterilizzati: 68.382 (Min. Salute, 2011)
Cani randagi: 700 mila (stima citata da Ordine dei veterinari Lombardia)
Gatti liberi: 3 milioni (stima citata da Ordine dei veterinari Lombardia)
Colonie feline: 21.315 (dati parziali forniti da 10 regioni, 2011)
Strutture di ricovero autorizzate: 915 (canili sanitari + rifugi, Min. Salute 2011)
Costo annuale per il mantenimento: 220 milioni di euro (stima Ordine veterinari Lombardia)
(fonte Milano, 31 Maggio 2014 Ass. Leidaa)

983 i canili sanitari e rifugi autorizzati, 79 i gattili (fonte LAV 2015).

122 i gattili al centro nord, inesistenti al sud (fonte LAV 2017)

I canili non servono a combattere il randagismo. Il fenomeno non si genera al loro interno. I randagi sono le vittime del randagismo e non la causa. E, se come dice il Ministero della Salute: “I canili sono un sistema che serve a fare soldi”, l’obiettivo di fondo di ogni persona che abbia a cuore il benessere degli animali è quello di sperare che prima o poi i canili restino un lontano ricordo di un’epoca incivile, chiusi per mancanza di ospiti e di cani randagi sul territorio.

Perché questo avvenga è necessaria una massiccia opera di sterilizzazione, identificazione e corretta gestione degli animali di proprietà. Promuovere massicce campagne educative che stimolino adozioni responsabili piuttosto che fare spot contro l’abbandono.

I canili sono strutture che quando garantiscono il benessere degli ospiti vanno considerate un male necessario perché per un cane avere una persona che lo custodisca correttamente rappresenta il vero punto di svolta della sua vita.



Incidenti stradali (vai all'indice)

Alcune stime.

Gli incidenti stradali direttamente o indirettamente provocati dall’abbandono di un animale sono stimati in 4.000 ogni anno (fonte Animalisti Italiani 2006).

Ogni anno si verificano 4000 incidenti causati da animali, solo ubriachezza e colpi di sonno ne causano di più (fonte Informatore Coop 2009).

In dieci anni si sono verificati 45.000 incidenti stradali con 4000 feriti e 200 morti (fonte ass. Gaia 2009).

Dal 1987 al 1996 ci sono stati 40.000 incidenti stradali con 4000 feriti e 200 morti. (fonte Lega del Cane).

Inoltre, sono ca. 4.000, secondo l’Eurispes nel 2001 e secondo ENPA nel 2015, gli incidenti stradali conteggiati ogni anno in Italia provocati da animali domestici vaganti che passano sotto silenzio contro i ca. 150 incidenti stradali provocati da fauna selvatica che vengono invece sbandierati dai cacciatori e loro adepti per ottenere l’ambito privilegio di uccidere.

Negli ultimi 10 anni 200 persone hanno perso la vita in incidenti stradali nei quali erano coinvolti animali erranti (fonte La Nazione 19.08.2016).

I sindaci sono responsabili di ogni incidente, aggressione o danno causato da un cane randagio come sentenziato dalla Corte di Cassazione.


Rapimenti (vai all'indice)

I dati Assalco (Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia) rilevano 300.000 animali smarriti ogni anno in Italia, 850 animali scomparsi al giorno. Negli ultimi anni le richieste di soccorso per animali rapiti o smarriti stanno crescendo in modo imponente, è nata pertanto la figura del pet-detective con tecniche da Fbi.
Nel bergamasco, un pioniere di questa disciplina ha dichiarato che gli smarrimenti per fuga avvengono solitamente a capodanno per i botti, durante la movida di ferragosto e nelle tragedie del terremoto mentre i rapimenti da parte di bande interessano zone precise e avvengono per impiegare i cani nei combattimenti clandestini oppure per rivendere animali di razza.

A Modena, l’Enpa ha posto una taglia di 10 milioni di lire per mettere fine ai continui furti di animali domestici. Cani e gatti vengono trafugati dalle proprie abitazioni, poi stivati per un certo periodo in canili improvvisati all’interno di cascinali abbandonati nella campagna e poi avviati verso il Nord Europa e il Sud Italia dove vengono dati letteralmente in pasto ad altri cani allevati e incattiviti appositamente per i combattimenti. Avvengono anche rapimenti con richieste di riscatto (fonte Enpa Modena).

A Firenze è sparito dal canile comunale un pitbull di un anno assegnato alla struttura dopo che il cane aveva aggredito una signora. La LAV la dichiara una sparizione molto sospetta e gravissima visto che i pitbull vengono impiegati nei combattimenti (fonte La Nazione 2000).

Sono oltre trenta in Toscana le segnalazioni arrivate in agosto per i furti di animali in spiaggia (soprattutto chihuahua e pinscher (fonte La Nazione 2016).

Aprile 2017 in provincia di Lucca, sono stati visti due uomini introdursi nel giardino di una villetta e rapire un bulldog francese di 10 chili.

A Vigevano sono stati rapiti tre cani. Per contrastare il fenomeno, sempre più diffuso, del furto d’animali da compagnia, l’on. Michela Vittoria Brambilla ha presentato alla Camera una proposta di legge che consiste nell’aggiungere il furto di animali d’affezione alle circostanze aggravanti del reato di furto: se fosse approvata, chi ruba cani o gatti da una casa o da un giardino prenderebbe da tre a dieci anni di carcere (fonte Redazione Nel Cuore 2017).



Maltrattamento (vai all'indice)

Le 5 libertà fondamentali per il benessere di ogni specie
Lo stato di malessere si può misurare considerando quanto siano negate le 5 libertà fondamentali formulate da Brambell nel 1965 e di cui tutti gli animali devono godere.
Queste cinque libertà sono:
  1. Libertà dalla fame, dalla sete e dalla malnutrizione, mediante facile accesso ad acqua fresca e pulita, ad un’alimentazione appropriata alla specie, allo stato fisiologico ed all’età dell’animale, in grado di garantirne salute e vigore fisico.
  2. Libertà dal disagio, mediante la predisposizione di un ambiente appropriato alla specie, con adeguati ripari in grado di proteggere anche da condizioni climatiche avverse.
  3. Libertà da dolore, ferite e malattie, mediante prevenzione, rapida diagnosi e trattamento, garantito da un servizio veterinario adeguato.
  4. Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie, in modo da favorire i contatti sociali.
  5. Libertà da paura ed angoscia, assicurando condizioni di vita e trattamenti che evitino sofferenza fisica e mentale.
La mancanza anche solo di una delle cinque libertà consente di affermare che l’animale non sia in uno stato di benessere fisico e psichico, in quanto si tratta della mancanza del soddisfacimento di bisogni primari e, per tanto, tutti indispensabili.

Secondo la giurisprudenza prevalente (vedi anche art.727 del Codice penale e l’art.544-ter della legge 189/2004) la condotta concretante il maltrattamento non deve infatti necessariamente esprimere un compiacimento di infierire sull’animale né si richiede che da tale condotta siano scaturite lesioni alla sua integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti (sentenza di Cassazione n.43230 del 20 dicembre 2002).

Esiste un legame tra la violenza manifestata nei confronti degli animali e quella verso le persone e viceversa. Questo fenomeno si chiama “link” che significa appunto “legame”. Secondo Frank Ascione (professore presso il Dipartimento di Psicologia della Utah State University, attento studioso, noto a livello internazionale, dello sviluppo psicologico del bambino e dell’adolescente, del rapporto tra gli esseri umani e gli animali e della relazione tra violenza agli animali, abuso infantile, violenza domestica e violenza in genere), il maltrattamento: “è un comportamento socialmente inaccettabile che intenzionalmente provoca dolore, sofferenza, angoscia e/o morte non necessarie a un animale”. Dagli anni ’60 in poi sono state effettuate numerose ricerche internazionali iniziate negli USA. In Italia studia i comportamenti violenti l’associazione Link-Italia  www.link-italia.net

Lo sfruttamento degli animali ha raggiunto negli ultimi anni livelli molto preoccupanti. Come detto, sono ormai anni che la parola zoomafia fa parte del lessico animalista e, in parte, giuridico. (fonte LAV Rapporto zoomafia 2001). www.ambiente.marche.it/...

I cani sono oggetto di maltrattamento più di altri animali ma la percentuale di mortalità è più alta per i gatti (fonte rapporto LAV 2004).

Solo di recente i reati contro gli animali hanno iniziato a essere analizzati nelle loro molteplici manifestazioni – più o meno violente, più o meno organizzate, più o meno pericolose – e affrontati come problema di interesse generale in grado di suscitare allarme e preoccupazione sociale.
Uno degli aspetti più importanti è che questi dati mettono in luce fatti che altrimenti sarebbero stati fagocitati dal cosiddetto “numero oscuro” considerata l’impossibilità della vittima di “comunicare” l’evento e denunciare l’accaduto alla polizia.
I reati contro gli animali vedono protagonisti anche bambini e adolescenti.
Alcuni ragazzi di scuola media si divertivano di notte ad affogare i gatti nella fontana del paese, altri catturavano gatti per farli sbranare dai cani.
Le segnalazioni e fatti riguardanti i cani rappresentano il 54% del totale delle telefonate ricevute.
Il caso emblematico è il cane sempre legato, senza riparo, esposto alle intemperie, cani rinchiusi perennemente in box, garage, recinti, scantinati, gabbie. Tenuti in spazi angusti e limitanti.
A ciò si accompagna l’assenza di adeguato riparo e l’esposizione continua alle intemperie.
Cani tenuti a catena corta, legati perennemente, costretti a vivere come schiavi con limitate capacità di movimento.
Pessime condizioni igieniche degli ambienti, cani che vivono nei loro escrementi e tenendo conto delle sentenze della Suprema Corte, la carenza igienica costituisce maltrattamento.  
Stress, solitudine, sofferenza che deriva dalla mancanza di compagnia di persone o conspecifici, dalla mancanza di attenzione, dall’impossibilità di giocare, dall’assenza di relazione, dalla privazione di rapporti affettivi, in una parola dall’abbandono fisico e psichico.
Inoltre atti violenti come le amputazioni, il legare il muso del cane con nastro adesivo per evitare morsi oppure seppellire cuccioli vivi.
L’uso di collari elettrici che oltre a procurare sofferenze indicibili creano danni psichici irrimediabili. Picchiare un cane sembra un’abitudine ancora molto diffusa (fonte Rapporto Sos Maltrattamenti LAV 2005).

Appena si accenna all’orrore che gli animali subiscono, i giornalisti “animalisti” lamentano irruzioni superiori tanto frastornanti quanto demenziali, il mondo dei grandi giornali s’inalbera quando si accenna a qualcosa che riguarda la sofferenza animale; dà fastidio non è cosa sentita, non è carina, infastidisce la borghesia, la classe operaia, il lumen proletariato, il precariato, i papponi, le escort e i trans governativi. Con le dovute eccezioni.
(fonte: Intervista di Paolo Ricci a Marilda Bonanni giornalista animalista gennaio 2010) www.lasaggezzadichirone.org/...

Sono 17.000 i cani uccisi ogni anno in Italia. A rivelarlo è l’associazione AIDAA tramite un comunicato stampa: “Nel corso del 2011, oltre 12.000 esemplari sono stati vittima della crudeltà umana, mentre oltre 5.000 sono stati trovati morti su strade e autostrade vittime dell’abbandono, soprattutto nei periodi vacanzieri dell’estate. Cani uccisi nei parchi dopo essere sfuggiti al controllo dei loro padroni, esemplari avvelenati da polpette tossiche poste strategicamente da vicini di casa invidiosi, cacciatori che si divertono ad ammazzare animali domestici a fucilate. E, ancora, cani randagi seviziati e condannati a morte per i più svariati abusi da divertimento, come le recenti notizie su gruppi di ragazzini in cerca di una serata ‘diversa’ con cui abbattere la noia delle zone di provincia” (fonte www.greenstyle.it/cani-randagi...).

I cani incatenati soffrono di isolamento dalle persone che, per un animale come il cane, è il più dannoso. I cani sono le creature più bisognose del pianeta. Devono stare in mezzo a noi. Lasciandoli incatenati andiamo contro la loro stessa natura. Soffrono di noia, carenza di movimento e attività fisica, spesso si ritrovano senza cibo e acqua e possono morire di colpi di calore o soffrire così tanto il gelo in inverno da morire. Sono più esposti agli attacchi di animali selvatici, così come a quelli degli esseri umani. Diventano più aggressivi e territoriali perché non socializzano come dovrebbero con le persone. Diventano più mordaci. (fonte Dogs Deserve Better Quattro Zampe marzo 2013).
Un cane su 4 soffre di depressione secondo uno studio condotto in Gran Bretagna. Tra i sintomi: autolesionismo e comportamenti “strani” al ritorno del proprietario in casa come girare frequentemente su se stessi, ululare, defecare sul pavimento (fonte documentario Home Alone Dogs 2013).

La contestazione dell’associazione per delinquere correlata a tali crimini, ad opera del NIRDA e delle varie articolazioni del Corpo forestale dello Stato, conferma come dietro il fenomeno del maltrattamento vi siano vere e proprie organizzazioni criminali che perseguono illeciti guadagni.
Gli animali sequestrati dal NIRDA per i reati di maltrattamento e di detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura vengono solitamente affidati alle associazioni animaliste riconosciute da apposito decreto ministeriale e trasferiti, ove possibile, in strutture idonee dove vengono effettuati gli accertamenti sanitari e le cure adeguate. Quando il numero rilevante degli esemplari non ha permesso il trasferimento, essi sono stati comunque affidati ad esperti che hanno sostanzialmente modificato la qualità della vita degli animali in custodia. Molti dei cani e dei gatti, inoltre, hanno trovato un posto in famiglie che li hanno adottati. Molto più fortunati sono stati gli animali appartenenti alla fauna e all’avifauna selvatica che, dopo adeguate cure mediche e riabilitative, sono stati reinseriti nell’ambiente naturale (fonte Geapress settembre 2014).

ATTIVITÀ INVESTIGATIVA DEL NIRDA Nucleo speciale istituito nel 2007 e che risponde al compito istituzionale attribuito al Corpo Forestale dello Stato di reprimere i reati contro gli animali. Nel periodo che va da giugno 2005 a luglio 2014 l’attività svolta dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) ha portato a 302 notizie di reato trasmesse all’Autorità Giudiziaria competente, alla denuncia di ben 357 persone e a un arresto in flagranza di reato. Il personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali ha sequestrato circa 15.240 animali, 700 strutture e 43 tra automezzi, camion e rimorchi utilizzati per compiere i vari illeciti, per un valore complessivo di circa 21,5 milioni di euro.
Numerosi anche i sequestri amministrativi per violazioni alle normative Regionali e l’emissione di sanzioni per un totale di oltre 123 mila euro.
In particolare, sono stati posti sotto sequestro 9.500 cani, 1.050 gatti, 820 animali protetti dalla Convenzione Internazionale di Washington (CITES); 1.270 animali appartenenti all’avifauna esotica non tutelati dalla CITES, oltre a cavalli, ovini, struzzi, dromedari, cammelli e più di 2.600 esemplari di fauna ed avifauna selvatica. Tra le strutture sequestrate 146 costruzioni edilizie, fra esercizi commerciali, ambulatori veterinari, abitazioni private e canili abusivi, oltre a 700 gabbie e box dove venivano rinchiusi gli animali oggetto di maltrattamenti.
Più di 72.300 i documenti requisiti, tra cui 1.720 passaporti di cani e gatti risultati falsi o contraffatti, 9.820 atti amministrativi presso le pubbliche amministrazioni e 53.100 atti amministrativi presso soggetti privati. Le Regioni italiane in cui il personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali ha maggiormente operato fino ad oggi sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Tra gli illeciti accertati, le fattispecie di reato più comunemente riscontrate sono, senza dubbio, il maltrattamento degli animali e la detenzione incompatibile con la loro natura e produttiva di gravi sofferenze, seguiti dall’uccisione di animali (animalicidio), dall’abbandono e dalla detenzione illecita degli animali. Seguono poi l’abusivismo edilizio, lo smaltimento illegale dei rifiuti, gli scarichi industriali inquinanti, il falso in atto pubblico, la truffa, l’appropriazione indebita, l’associazione per delinquere, l’esercizio abusivo della professione sanitaria, l’abuso e l’omissione di atti d’ufficio da parte di pubblici ufficiali.

L’uso della catena compromette la libertà di movimento dei cani con grave danno per la salute psicofisica. Il cane è un animale altamente sociale e si realizza pienamente quando è parte di un gruppo. La Terza sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n.26368, ha confermato la multa di 5mila euro inflitta dal Tribunale di Mondovì (Cuneo) a un uomo che deteneva i suoi tre cani legati con una catena troppo corta e in condizioni di grave disagio.

A seguito del prolungato sciopero della fame di Davide Battistini e della solidarietà di tante associazioni e cittadini, la Regione Toscana ha vietato di tenere i cani alla catena. Purtroppo nessuno controlla e le catene restano (fonte La Nazione 2014).

Negli animali sono comparsi dei disturbi che fino a poco tempo fa sembravano essere una prerogativa di noi umani. Da quelli psicologici e comportamentali come l’ansia, la paura, la depressione, la sindrome d’abbandono a quelli clinici. Anche loro infatti sono obesi, hanno il diabete, molte intolleranze alimentari, tumori in aumento, problemi legati alla sterilità, infiammazioni varie… (fonte Informatore COOP 2015).

Capodanno è strage da botti. Da una stima effettuata sarebbero circa 5000 gli animali che muoiono a mezzanotte. Una vergogna che pone l’Italia ai primi posti delle classifiche internazionali. A seguito delle proteste delle associazioni animaliste sono quasi un migliaio i comuni in Toscana (su un totale di circa 8000) che hanno firmato ordinanze di divieto. Firenze non è fra questi (fonte QN 2015).

Le crudeltà nei confronti degli animali possono avere molteplici forme. Dell'argomento si occupa l’Osservatorio Zoomafia LAV, diretto dal criminologo Ciro Troiano, che opera, prima di tutto, per controllare attivamente lo sfruttamento criminale degli animali ma anche fenomeni presenti in Italia oggi ancora poco conosciuti come la zooerastia, l’accumulo di animali, i cyber-crimini a danno di animali, lavorando a fianco delle Forze dell’Ordine.
Secondo il Rapporto Zoomafia 2016 della LAV questi i numeri del maltrattamento:
  • 8760 fascicoli, 5840 indagati
  • Maltrattamento di animali procedimenti: 29,93% indagati: 1252
  • Uccisione di animali procedimenti: 28,63% indagati 354
  • Reati venatori procedimenti: 21,05% indagati 1164
  • Abbandono/detenzione in condizioni incompatibili procedimenti: 14,34% indagati 735
  • Uccisione di animali altrui, procedimenti: 5,6% indagati 86
  • Traffico di cuccioli: procedimenti 0,41% indagati 45
  • Spettacoli e manifestazioni vietati procedimenti: 0,33% indagati 44
  • Combattimenti/competizioni non autorizzate procedimenti: 0,25% indagati 69
  • 300 mila animali familiari ogni anno vengono commercializzati illegalmente in Europa
  • 500 i cuccioli sequestrati nel 2015 (Rapporto Zoomafia 2016)
  • 6.442 i procedimenti a carico di noti e ignoti per reati a danno degli animali nel 2015
  • 12.574 i controlli effettuati dalla CITES su animali vivi nel 2015 (tartarughe, pappagalli, felini e primati)
  • oltre 11 mila gli animali sequestrati durante l’operazione internazionale “cobra” nel 2015
  • ogni 90 minuti una persona viene indagata per reati a danno degli animali

Secondo Ciro Troiano: “è sempre più evidente la presenza di una sorta di affaristi zoomafiosi, imprenditori senza scrupoli e speculatori che, per il raggiungimento dei loro obiettivi, creano sinergie scellerate con delinquenti, funzionari collusi e faccendieri, uniti dall’interesse economico comune”. Purtroppo, molto spesso, i crimini contro gli animali che vengono puniti con una sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli che vengono commessi (fonte LAV).

Occorre modificare il titolo IX bis del codice penale, non più rubricato come “Dei delitti contro il sentimento per gli animali” ma come “Dei delitti contro gli animali”, introdurre modifiche volte a dare maggiore efficacia concreta alle norme al fine di prevenire e reprimere episodi di crudeltà contro gli animali, prevedere norme che puniscano la pubblicazione in rete di immagini ritraenti scene di violenza o maltrattamento contro gli animali.
Le espressioni di rabbia intensa e a tratti furiosa che i fatti del cane Angelo e della cagnolina Pilù hanno generato possono costituire un messaggio per il Parlamento e il Governo italiano.
Non si può condividere ma non si può non comprendere che il diffuso impulso verso forme di giustizia “fai da te” sia sintomo di un altrettanto diffuso senso di ingiustizia e di un diritto che non rispecchia l’intenso sentimento di amore e rispetto che gli italiani nutrono nei confronti degli animali. (fonte petizione Le Iene novembre 2016).

Il maltrattamento e l’abbandono di animali non ha stagioni. “Cani lasciati in canile perché diventati un peso, cani da caccia inadeguati a questa pratica rinchiusi a vita nei serragli o gettati nelle campagne, cuccioli nati per sbaglio e buttati nei cassonetti della spazzatura, gatti messi alla porta perché si dice possano essere pericolosi per le donne in gravidanza” (fonte Oipa 2017)

Allarme della Procura di Milano per il forte incremento dei reati a danno di animali (fonte Il Giornale.it 2017).

Sono 170 ogni giorno gli episodi di maltrattamento e avvelenamento (Lorenzo Croce presidente dell’ass. AIDAA ottobre 2017).

Lo sportello legale
Prima del lungo elenco (ma breve e parziale rispetto alla realtà) dei maltrattamenti verso gli animali d’affezione, riportiamo un dato incoraggiante. A La Spezia nel 2016, a Sarzana e Massa Carrara nel 2015, è stato aperto lo sportello legale per fornire informazioni, consulenza ed assistenza ai cittadini mentre per le associazioni i professionisti si costituiranno gratuitamente parte civile nei procedimenti penali concernenti reati a danno degli animali (fonte La Nazione 2016, e sito Difendiamo gli animali).

Episodi di maltrattamento
Febbraio 2002, Como, cane abbandonato a 10 anni perché in famiglia arriva un bambino.

Rinvenuto un cucciolo ancora vivo nel freezer del canile di Bernalda (Matera) e cani usati per filmini hard facendo accoppiare gli animali davanti a una telecamera per poi rivendere le pellicole agli amanti del genere (fonte Gruppo Bairo 2002).

L’Enpa segnala i coniglietti tenuti a 40° nei padiglioni di Pitti Immagine; l’anatra segregata perennemente al buio in uno scantinato senza cibo né acqua e con gravi problemi agli occhi dovuti alla lunga permanenza nella totale oscurità; il cane percosso a sangue dal padrone con un bastone e i cocci di bottiglia; i pesci rossi costretti in micro-acquari dentro i WC di una nota discoteca… (fonte In-forma Firenze Città ottobre 2005).

Alcuni casi segnalati al numero SoS Maltrattamenti: gatti catturati con cappi, cani picchiati, gatti uccisi a colpi di pistola o fatti sbranare da cani da combattimento, cani tenuti a catena corta o stipati in gabbie per polli, cuccioli di cani uccisi dall’Asl perché ritenuti “pericolosi” (fonte LAV relazione 2005 di Ciro Troiano criminologo).

Un cagnolino seviziato e sepolto vivo a Porto Empedocle è morto nonostante le cure. Un gruppo di ragazzi lo avevano preso di mira, maltrattato e torturato arrivando a sodomizzarlo e a seppellirlo ancora vivo (fonte denuncia LIDA 2008).

Giugno 2010, cani lasciati da soli per ore o giorni su balconi assolati. Abbandonati senza cibo né acqua. Legati a catene troppo corte. Chiusi in gabbia. Picchiati con ferocia. Sottoposti a sevizie, malnutriti, dotati di collari a strozzo e collari elettrici… In meno di dieci giorni sono 2500 gli sms indirizzati al numero attivato dell’associazione AIDAA e 706 le conseguenti denunce inviate alle procure.

Sono 7.000 i cani randagi avvelenati o uccisi con arma da fuoco ogni anno in Italia (fonte La Nazione 2010).

Morto un cane pastore tedesco perché tenuto al guinzaglio dal padrone che viaggiava su uno scooter a Campi Bisenzio FI (fonte La Nazione 2010).

Gaetano, un randagio di 5 mesi è stato impiccato ad un cassonetto a Marinella di Palermo nel 2010 (fonte La Nazione).

6 Levrieri condannati alla tortura e salvati. I levrieri sono animali miti e silenziosi fatti nascere per le corse nei cinodromi e nella caccia a vista, usati e infine scartati per andare incontro a una tragica fine. Un numero impensabile di greyhound in Irlanda e Gran Bretagna che finiscono la loro vita sul lettino di un veterinario e galghi spagnoli che vengono uccisi spesso impiccati a un albero (fonte Il Giornale 2010).

Agosto 2012, in provincia di Firenze, cane lasciato solo per le vacanze, ritrovato impiccato per l’attorcigliamento della rete intorno al collo e morto sotto il sole.

Ottobre 2012, San Miniato PI, cane di un cacciatore di cinghiali, legato al gancio posteriore dell’auto e trascinato per chilometri fino al paese.

Gennaio 2013, ritrovato nel bosco degli Scopeti a San Casciano FI un cane squartato utilizzato probabilmente nei combattimenti.

Gennaio 2013, a Pisa, un gatto con la bocca riempita di petardi è stato fatto esplodere da una banda di ragazzi.

Hanno sparato al gatto Sedhorf che è diventato cieco (fonte La Nazione).

Per portare la droga in Italia si servivano di cani come vettori: in Messico un veterinario compiacente piazzava chirurgicamente gli ovuli di cocaina purissima tra gli organi degli animali che una volta arrivati a destinazione venivano uccisi e smembrati per recuperare la sostanza.
Una strage di cani (fonte LAV Rapporto Zoomafia 2014).

Dicembre 2014, a Milano, un veterinario coscienzioso e ligio alla legge si è sentito costretto ad affiggere, sulla porta del suo ambulatorio, un cartello con la seguente dichiarazione: “Chiarisco il concetto, casomai fosse sfuggito. Il dottore e direttore sanitario di questo ambulatorio si è rotto i c… di richiese di soppressione di animali…”. Ecc. ecc.

La notte di capodanno per paura dei botti un cane, Gas, è fuggito a Campi Bisenzio (FI) e una macchina l’ha investito senza fermarsi (fonte La Nazione 2014).

Banda di ragazzi seviziano dieci cuccioli di cane all’interno di un casolare abbandonato a Porto Empedocle. Ai cuccioli sono state tagliate le orecchie e le code lasciando le bestiole a un’agonia lenta e terribile (fonte La Sicilia 2014).

Agosto 2015 a Massa Marittima (GR) ritrovata una fossa con decine di cadaveri di animali tra cui cani.

Cani e gatti vengono incendiati e lanciati nei boschi per provocare incendi (fonte associazione AIDAA 2016).

Ucciso Snoopy con una carabina mentre stava tranquillamente seduto sulla terrazza di casa a Livorno (fonte La Nazione 2016).


Gennaio 2017 scoperto in provincia di Siena un killer che tra il 2013 e il 2015 ha ucciso 13 bassotti con esche avvelenate, spugne fritte e bottiglie incendiarie lanciate nel recinto.

Marzo 2017 a Lucca, trenta cani di cui diciotto cuccioli segregati in un canile abusivo, ammassati nell’angolo di una baracca in mezzo ai loro escrementi. Probabilmente destinati ai combattimenti per le orecchie e la coda mozzate.

La segnalazione ricevuta, il 3 maggio 2017, da Casal Palocco, nel X municipio di Roma, da alcuni abitanti del quartiere, denunciava le condizioni pessime in cui era costretto a vivere un cane, tra deiezioni ed incuria totale. Scene penose alle quali gli abitanti del quartiere assistevano già da tempo e a cui i proprietari non si sono dimostrati disposti a porre fine. Le guardie zoofile EARTH, intervenute a seguito della segnalazione, hanno trovato infatti un muro di gomma; i proprietari si sono dimostrati addirittura infastiditi per le richieste delle guardie e hanno dichiarato di non aver nessun interesse per il cane e che lo avrebbero abbandonato in strada (fonte comunicato Earth 2017).


























Quotidianamente in alcuni quartieri di Palermo si torturano gli animali. Accecati, bruciati, fatti a pezzi vivi e costretti a lotte clandestine. Un veterinario racconta di una bambina che letteralmente gongolava e mimava la scena di tre ragazzi che stavano cavando gli occhi a un gattino. Altro racconto di un pitbull torturato lanciato dal balcone messo in un sacchetto e gettato tra i rifiuti (fonte Palermo Today 2017).

Gattini nati da pochi giorni abbandonati in un sacchetto di plastica tra i rifiuti e trovati da una cagnetta che poi li ha allattati (fonte La Nazione 4 giugno 2017).

I volontari del canile di Patti, in provincia di Messina, sono esasperati e chiedono aiuto a chiunque li possa ascoltare. Stiamo parlando di una struttura dove centinaia di cani e gatti, taluni segregati in locali fatiscenti, sono costretti a vivere al buio e tra i loro escrementi, sono animali malati, denutriti, spesso legati con corte catene sotto il sole cocente e senza un riparo nei freddi inverni. Questa penosa realtà non solo è una offesa al senso di civiltà di noi tutti, ma calpesta la dignità ed il diritto alla vita di povere creature maltrattate (Legge 20 luglio 2004, n.189), la cui unica colpa è quella di essere nati randagi, perché non vengono rispettate le norme vigenti sulla sterilizzazione obbligatoria (Legge Regionale 3 luglio 2000 n.15). Non si possono vedere in un canile comunale creature senza acqua nelle ciotole e al posto del cibo le feci che coprono interamente anche le strette aree della struttura (petizione Change.org giugno 2017).


Per l’innesco degli incendi sul Vesuvio sono stati usati gatti vivi cosparsi di benzina e poi dati alle fiamme in modo da diffondere l’incendio nel loro disperato tentativo di fuga (fonte Nel Cuore luglio 2017).


Ottobre 2017 Fly è stata abbandonata ed è finita investita, non può più camminare. La ASL la trasferirà in canile dove, non essendo idonea a sopravvivere, per lei verrà richiesto e dato il permesso alla soppressione.



Cani dei cinghialai (vai all'indice)
 
Non sono cani randagi ma di proprietà.

La legge 281 del 14 agosto 1991 chiama i cani “animali d’affezione”. Non li distingue in categorie: cani da caccia, cani da compagnia, cani da guardia, ecc.
Ma i cani dei cacciatori di cinghiali non sono animali d’affezione, sono soltanto e semplicemente strumenti.
Strumenti per uccidere come i fucili, le battute e l’organizzazione di una squadra di caccia. In quanto strumenti e non esseri viventi, il rispetto è una categoria a loro non dovuta.
Le leggi di tutela, nazionali, regionali, comunali, non vengono applicate per i cani dei cinghialai.
Il maltrattamento è diffuso, standardizzato al punto che questi cani nessuno li vede, sono invisibili o, meglio, tutti li vedono ma come parte inamovibile del paesaggio.
Per questo motivo non può essere considerato il caso singolo ma tutto il sistema consolidato, sclerotizzato, accettato.

La vita dei cani
Estate
Ovunque ci si muova, si faccia una passeggiata, si passi in macchina, ai bordi dei paesi, alle periferie delle città, in mezzo ai campi, nelle pinete e nella macchia, isolate, nascoste, si incontrano baracche di legno putrido e lamiere, protette da cancelli, circondate da reti, oscurate da teli verdi, inaccessibili alla vista se non fosse per le fessure e gli squarci.
In ognuno di questi canili abusivi, che sono centinaia e centinaia, vengono rinchiusi cinque, dieci e anche più cani.
Sono i cani da caccia, ectoplasmi, larve, usati per la caccia soprattutto al cinghiale.
Cani lasciati soli, prigionieri di gabbie di un metro e mezzo per due con tre o quattro animali, costretti al letargo forzato tutto il giorno e tutti i giorni per l’intero periodo di chiusura della caccia. Ci sono cani rinchiusi in box completamente al buio, come murati vivi.
Il sole crea temperature insopportabili d’estate e i cani non hanno difesa neppure all’ombra delle basse, spesso inconsistenti tettoie dove il calore ristagna a causa delle lamiere da cui sono circondati. A volte la tettoia è tanto piccola e trasparente da permettere un’ombra illusoria.
Ma ci sono cani che non hanno neppure questa protezione e sono sottoposti al sole diretto perché legati a catena fissa, corta poco più di un metro, la quale consente loro soltanto di saltare dal tetto della cuccia fino a terra e viceversa. Questi cani sono costretti a cercare un’impossibile sollievo stringendosi alla parte in ombra della loro cuccia o scavando una buca, profonda al massimo quindici centimetri, sotto di essa.
Le cucce sono ripari rudimentali di legno marcio e infetto, bidoni di lamiera, oggetti precari, qualcosa di indefinibile e incompleto. I recinti sono fatiscenti, messi insieme con materiali di ogni tipo, anche lamiere di eternit, senza attenzione per gli spunzoni di ferro che possono ferire (casi di cani dilaniati); le fogne sono inesistenti, gli escrementi e i resti di cibo putrefatto si ammassano sul terreno che non può essere decentemente lavato perché manca di pendenza, di pavimentazione, di scoli. La derattizzazione viene effettuata senza precauzioni (si notano cumuli di sostanze chimiche ai bordi dei recinti) e i topi avvelenati catturati dai cani possono risultare a loro volta venefici (casi di cani morti).
L’ambiente dove sono ammassati i cani risulta pertanto un luogo igienicamente precario, un pericoloso serbatoio di microbi per gli animali e per l’uomo.
Ma sapendo quanto grande sia il bisogno di bere per i cani, considerando soprattutto le condizioni in cui sono costretti a vivere, colpisce in modo particolare l’assenza dell’acqua e, quando se ne scorga un po’ in fondo ai secchi, questa si presenti gialla e putrida.
Sono quasi del tutto assenti i recipienti per il cibo. Pagnotte di pane secco e pezzi di pizza giacciono per terra tra gli escrementi.
Eccezionalmente si distinguono nella polvere resti di crocchette e, ancora più eccezionalmente, pastoni di pane bagnato con avanzi di pomodoro, piselli e bucce di mele.
La cosa che più sconvolge è però la solitudine, la segregazione di questi animali, l’isolamento fisico e psicologico, la mancanza di rapporti e di contatti con l’uomo, la costante inedia, il tedio, la cupa tristezza che si legge nei loro occhi.
Come potrebbe essere altrimenti? Esclusa la caccia invernale, la loro esperienza di vita è unicamente quella catena o i pochi metri di terra lurida.
Il giorno e la notte, il sole e la pioggia cadono inesorabili su quella catena e su quella polvere e la presenza umana limitata al nutrimento (?) e alla pulizia (?) si consuma in una manciata di minuti neppure tutti i giorni.
Un estraneo che si avvicini ai recinti riscontra all’inizio atteggiamenti aggressivi, denti in mostra, abbaiare furioso, salti contro le reti, a volte schiumare dalla bocca. Ma, man mano che ci si accosta, i cani si ritraggono, quasi fuggono, coda tra le gambe, il loro atteggiamento diviene timido, di soggezione, temono perfino un gesto di carezza. Sono contemporaneamente aggressivi e paurosi e questo suggerisce l’idea che vengano trattati duramente dai proprietari sia per l’addestramento alla caccia, sia per insensibilità e spietatezza.
Stremati dai tanti pasti saltati, dalle tante ferite riportate, dalle tante cucciolate partorite, dalle tante angherie sopportate, questi cani sono il simbolo della barbarie umana riconosciuta come sport e addirittura chiamata arte.
Il concetto di benessere animale, secondo i parametri fisiologici, ecologici ed etologici suggeriti da vari studiosi (Dr. Roberto Marchesini, Dr. Enrico Moriconi veterinari bioetici) per questi cani non soltanto viene ignorato ma arrogantemente sostituito da un attivo, costante e consolidato maltrattamento.
Inverno
Durante l’attività venatoria i cani sono frequenti vittime di incidenti, spesso anche molto gravi, a volte mortali. Indicativo è il fatto che circa il 70% degli studi veterinari organizza, nel periodo di caccia, turni serali e festivi.
La vita media di un cane da caccia al cinghiale è assai breve, si parla di circa 6 anni.
Questo è da imputare alle numerose ferite che vengono procurate all’animale durante la battuta di caccia e alle carenti o tardive cure che gli vengono prestate.
Lo studio effettuato dall’Università di Pisa nell’anno 2000 su 118 cani feriti, è eloquente. I 118 cani hanno riportato 170 ferite, prevalentemente profonde e con effetto iceberg. Tale studio è supportato anche dalla relazione di bilancio di una squadra tipica maremmana dove, in un periodo compreso tra il 14 novembre 2002 e il 23 gennaio 2003, vari cani della muta sono stati ripetutamente operati (anche 4 volte), quasi sempre per ferite profonde.
Va poi considerato che i cani curati negli studi veterinari non sono la totalità, perché è sempre in auge l’abitudine di “rattoppare” personalmente il proprio animale (sono rivelatrici, fra le altre, le istruzioni di pronto soccorso suggerite dai vari siti e che consigliano un antidolorifico in gocce da somministrare al cane dopo averlo “trattato” senza anestesia, nonchè le “Operazioni di primo intervento sui cani feriti dai cinghiali” a cura del veterinario amico che consiglia in caso di sfondamento del torace di “reinserire con delicatezza all’interno i lobi polmonari che si riconoscono perché di colore rosa, possibilmente utilizzando dei guanti di lattice...” e “la rottura della milza va affrontata per controllare l’emorragia annodando lacci o fili alla base dell’organo...”).
Alla fine di ogni cacciata restano sul territorio una miriade di cani sparsi che non sempre è possibile recuperare e che frequentemente capita di trovare sul ciglio della strada, investiti da un’auto. Ma anche per quelli feriti può essere compromessa la salvezza in quanto restano a lungo senza soccorso. Sappiamo che molti animali vecchi, inabili, incapaci, sventrati o mutilati vengono sommariamente soppressi con una fucilata.
Alcuni animali sono stati trovati impiccati nei boschi.
D’altra parte è sufficiente consultare i siti dei cacciatori per rendersi conto delle grandi qualità umane di cui dispongono.
Addestramento
www.youtube.com/watch?v=t4Pv-yt5Cv4 Cuccioli di cinghiale (si evitano gli animali adulti perché, detto in gergo, “spaccherebbero” i cani) vengono introdotti nei recinti affinché i cani si esercitino in quella che sarà poi la caccia vera e propria. Questi cinghialini cercano la fuga inutilmente. Vengono inseguiti per ore e ore fino a che soccombono impazziti di paura, dilaniati dai morsi dei cani eccitati dal sangue e dalle grida dei cinghialai. Ma anche il cane, giovane e inesperto può restare ferito, anche su di lui si accanisce il cacciatore per renderlo docile e adeguato strumento.



Combattimenti (vai all'indice)

Proviamo fin da piccoli a essere privati di coccole e di carezze. Proviamo a vivere tutto il giorno in gabbie buie e anguste. Proviamo ad essere rinchiusi in un sacco e presi a bastonate. Proviamo a ricevere scariche elettriche là dove fa più male. Proviamo ad essere drogati con sostanze che scatenano l’aggressività. Proviamo a restare a digiuno per giorni interi. Proviamo, così affamati, a doverci sfamare catturando prede vive e sanguinanti (gatti, cani, conigli, galline…). Proviamo, dopo tutto questo e ancora di più, a essere liberati in uno spiazzo e a trovarci davanti un altro disperato come noi, armato fino ai denti, che sa, come noi, di poter sopravvivere solo eliminando chi gli sta di fronte. Il nemico. E provate a non ammazzarlo: se non vi ammazza lui, vi ammazzerà di botte il vostro padrone. E provate ad ammazzarlo: riceverete complimenti, pacche sulle spalle, premi speciali. Avrete finalmente la riconoscenza del vostro padrone. E sarete felici perché è solo quello che conta per voi a questo mondo. Questo mondo che non vi offre altro che due possibilità: uccidere o essere uccisi. Dite, non diventereste feroci anche voi?” (fonte Diana Panciotti, “Paco, diario di un cane felice”).

Ogni anno in Italia più di 5.000 cani sono vittime dei combattimenti collegati alle scommesse clandestine. Nelle lotte i cani vengono aizzati l’uno contro l’altro con inaudita crudeltà e costretti a sbranarsi spesso fino alla morte. Sottoposti a violentissime forme di addestramento sono chiusi fin da cuccioli in sacchi, presi a bastonato, costretti a correre per undici ore di seguito, lasciati per giornate intere al buio, nutriti con carne cruda o direttamente con cani e gatti randagi o rubati. I cani utilizzati nei combattimenti sono le prime vittime del lucroso giro di scommesse (fonte volantino e petizione LAV SOS Combattimenti).

Nel 2000 sono stati sequestrati per maltrattamento 166 cani tra cui 131 pitbull (LAV Rapporto Zoomafia 2001).

Per i combattimenti i cani vengono sottoposti al taglio delle orecchie e della coda, ad allenamenti intensivi con l’inseguimento di prede vive (per esempio gatti) legate a pertiche rotanti, alimentati con sovradosaggio di vitamine e proteine. Drogati. Verso i due anni e mezzo, i cani diventano una mostruosa macchina da combattimento pronti a uccidere.

Dopo l’approvazione della legge contro i maltrattamenti e combattimenti ci sono stati i primi risultati e abbiamo registrato un positivo ridimensionamento del fenomeno che ha ridotto i caratteri di emergenza ma non ha perso la pericolosità che resta preoccupante. Fino a pochi anni fa infatti i combattimenti tra cani rappresentavano la prima emergenza del Paese (fonte LAV Relazione giugno 2005 e LAV Rapporto Zoomafia 2008).

Il fenomeno della cinomachia si è ridimensionato negli ultimi anni grazie alla funzione deterrente svolta dalle sanzioni penali stabilite dalla legge 189/2004.
Ma, se da un lato sono diminuite le manifestazioni più plateali, dall’altro assistiamo alla raffinazione delle condotte a delinquere connesse al fenomeno.
Internet rappresenta anche per i combattimenti e le relative scommesse clandestine uno strumento di illegalità in particolare riguarda siti registrati all’estero (Europa orientale, Asia, America latina) sui quali si può scommettere, acquistare cani, fare scambi di filmati e foto, trovare i calendari degli incontri, acquistare cani appositamente allevati o addestrati, materiale e strumenti utili per l’addestramento e addirittura iscrivere il proprio cane agli incontri in calendario.
L’importazione di cani appositamente allevati per i combattimenti e appartenenti a “linee di sangue” particolarmente vocate per questa attività rappresenta uno dei canali di reclutamento dei lottatori.
Oltre ai cani vivi sono importati anche campioni di sperma per l’inseminazione artificiale di esemplari femmine presenti in Italia. Per la semplice “monta” il proprietario del cane maschio arriva a chiedere anche 3.000 euro e si riserva il diritto di prendersi uno o due esemplari della cucciolata.
Il Ministero dell’Interno nel Rapporto annuale sulla Criminalità Organizzata anno 1998 in riferimento ai combattimenti afferma: “...un fenomeno inedito e redditizio. I principali filoni di questo nuovo business sono i combattimenti di cani di razza pitbull organizzati inizialmente solo in Campania e ora estesi in tutta Italia con particolare concentrazione in Sicilia, Toscana e Piemonte…”. Dal 1998 al 2006 sono state denunciate per attività connesse ai combattimenti 428 persone (fonte LAV Rapporto Zoomafia 2007).

Nel 2008 la tendenza rassicurante al vistoso calo delle segnalazioni relative ai combattimenti ha avuto un’improvvisa inversione di marcia. Secondo dati raccolti su scala nazionale che non hanno la presunzione di essere esaustivi e che possono essere imprecisi per difetto, nel 2008 dopo anni, si sono registrati nuovamente degli arresti. I cani sequestrati dal 1998 al 2008 nell’ambito di inchieste sui combattimenti sono stati 1041 (fonte LAV Rapporto Zoomafia 2009)  

I combattimenti tra cani in Italia, dopo un periodo di quiescenza, sono ripresi in modo virulento. Un fenomeno che sta acquisendo nuovamente la pericolosità sociale e il potenziale criminale di alcuni lustri fa. Strage di cani randagi in provincia di Trapani a gennaio 2013 trovati morti e feriti azzannati da altri cani di grossa taglia non hanno avuto scampo. I randagi potrebbero essere utilizzati per addestrare i cani da impiegare nelle lotte clandestine (fonte LAV Rapporto Zoomafia 2014).

Nel 2015 rispetto all’anno precedente c’è stato un aumento del 64% di cani sequestrati e del 110% delle persone denunciate. Si tratta di una vera emergenza di illegalità, degrado, criminalità diffusa. Detenzione di armi clandestine, furto di energia elettrica, ricettazione, possesso di droga: sono alcuni dei reati accertati nell’ambito dei combattimenti (fonte Comunicato stampa LAV 19 luglio 2016).

I combattimenti tra cani rappresentano un vero allarme sociale: nel 2015, rispetto all’anno precedente, in tutto il Paese, c’è stato un aumento del 64% dei cani sequestrati e del 110% delle persone denunciate: 46 cani, tra cui 30 pitbull, e 21 persone denunciate, tra cui un minorenne (fonte LAV novembre 2016).



Tratta dei cuccioli (vai all'indice)

Viaggiano soprattutto di notte spesso con passaporti falsi o falsificati, rinchiusi in scatoloni o borse, nascosti nei bagagliai di autovetture, celati in furgoni o TIR, mimetizzati all’interno di insospettabili borsoni, in treno, in aereo. Arrivano così i cuccioli importati illegalmente in Italia, dopo un viaggio che può durare anche 10/11 ore. Sono messi in vendita nei negozi, allevamenti, esposti in fiere itineranti, venduti persino presso caselli autostradali e tramite internet.

I cuccioli nascono in allevamenti a conduzione familiare o in vere “fabbriche di cuccioli” strutture che ospitano decine e centinaia di fattrice per la riproduzione stabulate in box piccolissimi con cibo solo per sopravvivere. Raggiunti i 30-40 giorni di età i piccoli partono per il nostro paese.
In questo squallido commercio di animali spesso manca il più banale controllo sanitario. Il precoce distacco dalla madre causa poi ai cuccioli traumi affettivi e problemi di salute. Privi delle difese immunitarie i cuccioli possono contrarre malattie mortali infatti un cucciolo su tre muore o durante il viaggio o dopo essere stato acquistato in negozio.
La violazione delle regole comporta anche rischi di contagio derivanti dalla presenza di animali infetti. I cani infatti devono avere un’età superiore a tre mesi, avere il tatuaggio mediante un sistema di riconoscimento stabilito in sede comunitaria. Essere vaccinati contro la rabbia dopo i tre mesi di età, vaccinati contro il cimurro, avere un passaporto individuale o un certificato sanitario che ne consenta l’identificazione e le vaccinazioni.

Ogni giorno l’Italia è il primo punto di arrivo di migliaia di cuccioli di cane e gatto proveniente dai paesi dell’est: Ungheria, Slovacchia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca. La maggior parte di loro è trasportata in piena clandestinità. Stipati e nascosti nel bagagliaio di un’auto o nel container di un camion. Trasportati in treno o anche in aereo. Il loro viaggio può durare fino a 11 ore, 11 ore d’inferno. I cuccioli che sopravvivono giungono in Italia imbottiti di farmaci per sembrare sani e vispi, falsi vaccini, falsa data di nascita, falsi documenti. Un cucciolo straniero vale fino a 20 volte meno del suo corrispettivo italiano (fonte volantino LAV Clandestini di razza).

Legate al commercio di cuccioli sono le truffe via internet. Le indagini compiute dai carabinieri hanno portato alla denuncia di tre campani specializzati in frodi telematiche (fonte LAV Rapporto zoomafia 2009).

Sono circa 100.000 i cani importati dai Paesi dell’Est e venduti in Italia a prezzi elevati spacciandoli per esemplari con pedigree. Le segnalazioni e le denunce arrivano da quasi tutte le regioni. Dietro questo business si nascondono gruppi organizzati che importano clandestinamente gli animali e li smerciano attraverso venditori compiacenti. La provenienza privilegiata è l’Ungheria da dove comprati per pochi euro arrivano ammalati accompagnati da documentazione contraffatta. I cuccioli vengono importati a 30-35 giorni di età quindi non possono essere vaccinati, il sistema immunitario inoltre non è ancora completamente sviluppato e i cani non hanno difese contro gli agenti patogeni. Quindi si ha una recrudescenza della diffusione di malattie che erano praticamente scomparse dal panorama cinofilo italiano. Naturalmente le condizioni di salute dei cuccioli degenerano molto presto e molto spesso un forte numero di questi animali muore in pochi giorni vittima di pericolose patologie virali. Oltre il dolore di veder soffrire l’animale le persone che prendono tali cani vanno incontro a notevoli spese mediche (fonte LAV Rapporto zoomafia 2007).

Sono circa 500.000 i cani importati dai Paesi dell’Est. I cani vengono allevati in condizioni pietose, vi è un’altissima mortalità (fonte LAV Rapporto zoomafia 2008).

14 milioni di cani e gatti in Italia. I numeri dicono che l’Italia detiene il primato europeo di animali da compagnia. Questo primato muove un giro d’affari di tutto rispetto. Sono circa 500.000 i cani importati dai paesi dell’Est (fonte LAV Rapporto zoomafia 2009).

Secondo l’Enpa “emerge un vero e proprio racket di animali che dall’Est arrivano nel nostro territorio e che vede Firenze come uno degli snodi principali del mercato. La tratta di cuccioli che attraversano l’Italia per poi essere smistati tramite viaggi di piccoli furgoni in negozi di tutta la provincia con l’ausilio di veterinari e allevatori compiacenti” (fonte La Nazione ottobre 2010).

Il cane oggi si compra su internet. Dei 10.000 esemplari che ogni anno vengono acquistati a Firenze, almeno il 60% passa dalla rete. “Con internet c’è il rischio di acquistare un cane malato che magari è nato all’estero e ha sofferto” dichiara la ASL di Firenze. Un cucciolo trafficato costa a un finto allevatore dalle 40 alle 80 euro.
Un pastore tedesco senza pedigree si compra a 5-600 euro mentre ce ne vorrebbero 1.000. “Il Pedigree” spiega un veterinario di Firenze che collabora con Forestale e Polizia “è uno dei campanelli di allarme” (fonte La Nazione 11/12/2011).

La tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive vere e proprie organizzazioni transnazionali. Sono centinaia i cuccioli sequestrati solo nel 2011. E’ necessario reprimere questo fenomeno criminale attraverso una “rete europea” di contrasto al traffico dei cuccioli di cani e gatti coinvolgendo Europol perché gli animali arrivano principalmente da paesi membri come Slovacchia, Ungheria e Romania (fonte LAV Rapporto zoomafia 2012).

Gestivano due allevamenti abusivi a Capraia e Limite e Montelupo Fiorentino, indagati dalla procura due impiegati pubblici. Vendevano cani via internet. Incontri volanti al bordo delle autostrade dove venditore e compratore si davano appuntamento. Indagine iniziata per la denuncia di un cliente che ha comprato due cani che sono poi morti.
L’ultima frontiera dello sfruttamento che rappresenta ormai un business maledettamente redditizio per le organizzazioni criminali e il traffico internazionale di cuccioli di cani di razza. Provenienti dai paesi dell’est, con pedigree taroccati e vaccinazioni inesistenti.
Spesso malati, spesso affetti da un virus che contraggono proprio a seguito delle indicibili condizioni di viaggio ammassati l’uno sull’altro in spazi piccolissimi, finiscono per vivere un’esistenza brevissima, uccisi dagli stenti dei primi mesi di vita (fonte La Nazione 5 febbraio 2013).

Le attività investigative del NIRDA evidenziano inoltre un trend crescente delle importazioni illegali di animali gestite soprattutto da sodalizi criminali che utilizzano il canale web per attirare le loro vittime che sono, di solito, acquirenti sprovveduti.
Di pari passo, le contestazioni penali in questo specifico settore sono in costante aumento, grazie anche alla sensibilità dei cittadini che segnalano in maniera significativa episodi di maltrattamento animale.
Tale tendenza è confermata anche nei primi mesi dell’anno 2014 (gennaio-aprile) con 250 reati accertati con un incremento del 15% rispetto alla media degli anni precedenti.
Sono stati inoltre effettuati: 165 denunce, 19 perquisizioni e 115 sequestri penali con circa 2.000 animali affidati, in collaborazione con associazioni animaliste o ambientaliste, presso idonee strutture di accoglienza o soggetti privati.
In tale ambito l’attività investigativa del Nucleo si sta focalizzando verso l’approfondimento del “WEB CRIME” unitamente ad altre forze di polizia specializzate in tale ramo. La collaborazione con Interpol e l’utilizzo di banca dati di secondo e terzo livello – Sistema MA.CR.O. (mappe criminalità organizzate) fanno ormai parte dell’attività investigativa del nucleo.

Nel mese di dicembre del 2013, come ogni anno, sono stati effettuati controlli sulla frontiera Italo-Slovena finalizzati alla repressione di traffici di cuccioli importati illegalmente dai paesi dell’Est Europa, soprattutto dalla Romania, Bulgaria e Slovenia, in concomitanza con le festività natalizie. A ridosso delle festività natalizie, inoltre, il NIRDA, unitamente al Nucleo Operativo Speciale (NOS) e al Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Arezzo, ha effettuato ispezioni presso punti vendita e allevamenti di cani per verificare la regolarità degli esercizi commerciali e delle modalità di detenzione degli animali (fonte Geapress settembre 2014).

Un cucciolo di razza acquistato a 200 euro in Ungheria può essere venduto in Italia a 500-1500 euro.

Nel 2013 un’indagine della Questura di Padova ha interessato anche Firenze dove un medico veterinario è stato oggetto di perquisizione. Tale evento ha incontrato le proteste dell’Ordine dei veterinari (fonte La Nazione 2/11/2013).

La polizia stradale di Alessandria ha intercettato e bloccato un furgone proveniente dalla Slovacchia. Nel retro del cassone erano stipate in condizioni disumane una serie di gabbie contenenti 61 cuccioli di cane.
La segnalazione è arrivata dall’Ente italiano tutela animali, che si occupa anche del traffico illegale degli animali. Questi cuccioli in particolare sono risultati troppo piccoli per essere venduti legalmente, alcuni avevano solo 45 giorni di vita. Sarebbero invece finiti nei negozi del torinese (fonte Quotidiano piemontese 2015).

Indagati a piede libero per traffico illecito e maltrattamento di animali due stranieri dell’Est Europa, 10 cuccioli privi di documenti e di microchip. Affidati ai veterinari (fonte La Nazione 24/1/2016).

La tratta dei cuccioli dai Paesi dell’Est si conferma uno dei business più redditizi che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive vere e proprie organizzazioni transnazionali. Tenendo presente solo i casi di cui siamo venuti a conoscenza (ma in realtà sono molti di più) sono circa 500 i cuccioli sequestrati per un valore complessivo di 400.000 euro e 28 le persone denunciate nel 2015 (fonte Comunicato stampa LAV 19 luglio 2016).



Cani sequestrati (vai all'indice)

In provincia di Firenze, dei cani accalappiati nell’anno 2007, l’87% sono stati restituiti al proprietario ma la percentuale comunque favorevole rispetto allo standard regionale è negativamente influenzata dal dato comprensivo dei cani entrati nel sistema per sequestro giudiziario. La domanda è costante: ogni giorno è richiesto il recupero di almeno un cane e in giornate particolari, come il periodo natalizio o dopo i primi temporali estivi, si registra un picco di richieste con 6/7 interventi concentrati in poche ore (fonte Dipartimento della prevenzione UFMA Igiene Urbana Veterinaria Firenze 2007).

La custodia giudiziaria di un animale di proprietà disposta dall’autorità Giudiziaria è una necessità operativa relativamente nuova che nel 2007 ha toccato un notevole picco di richieste. Il sequestro viene disposto per interrompere l’azione penale in ordine al reato di maltrattamento o sui cani pericolosi, quelli usati per accattonaggio oppure provenienti dall’estero in difetto di documentazione sanitaria. Mancano strutture specifiche per ospitare questi animali da qui la scelta di affidare i cani maltrattati, in continuità di sequestro giudiziario, a cittadini che offrano adeguate garanzie (fonte Dipartimento della prevenzione UFMA Igiene Urbana Veterinaria Firenze 2007).



Canili lager (vai all'indice)

Morirono come cose che non avevano né corpo e nemmeno un volto su cui la morte avrebbe potuto apporre il suo sigillo. E’ in questa eguaglianza mostruosa, senza fraternità né umanità – un’eguaglianza che i cani e i gatti avrebbero potuto condividere – che si scorge, come riflessa in uno specchio, l’immagine dell’inferno” – Hannah Arendt, L’immagine dell’inferno.

Destinatari di maltrattamenti cibi avariati e medicinali scaduti, i cani sono rinchiusi in putridi box di canili che, non per niente vengono chiamati lager, giusto parallelo con quelli inventati per gli uomini. Si percepisce la profondità di quel buco nero che l’uomo ha scavato per sottrarre a questi animali ogni valore, ogni poesia, ogni bellezza, ogni innocenza. Tanto per affermare e confermare il principio espresso da Pitagora 2.500 anni fa: “Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra di loro”.

I cani vivono in strutture fatiscenti o inadeguate, anche pericolose, quasi sempre senza ambulatorio, cucina, magazzino, servizi igienici, senza impianti di smaltimento; recinti costruiti con materiali inadatti, di recupero e quindi versano in condizioni igieniche precarie (art.24 del D.P.R. 8 febbraio 1954 n.320 e art.3 comma 2 della legge quadro 281).

I box risultano quasi sempre sotto dimensionati e sovraffollati, sono spesso senza copertura, permangono ancora coperture in lamiere di eternit proibito dalla legge (27 marzo 1992 n.257); i cani sono sottoposti senza difesa al caldo, al freddo, alla pioggia, privi di spazi di sgambatura a volte senz’acqua o con acqua putrida, con cibo secco buttato per terra fra gli escrementi. Sono sporchi, assaliti da parassiti, spesso malati e non curati, contendono ai ratti il cibo e dividono con loro i veleni della derattizzazione incontrollata.

Se dura è la condizione fisica quella etologica è, molto spesso, tragica.

Essendo un essere altamente sociale il cane ha estremo bisogno di relazioni intraspecifiche e interspecifiche perché si possa parlare di un accettabile stato di benessere e, naturalmente, di un’adeguata assistenza sanitaria (Dr. Osella Università di Torino).

Invece moltissimi cani vengono condannanti alla prigionia non solo del canile ma della propria cella, abbandonati all’inedia, senza un referente umano, senza stimoli; la nevrosi si manifesta sovente in varie forme: con spasmodica aggressività, con una timidezza che rasenta il terrore, con gesti ripetitivi o con l’inerzia assoluta.

I canili, anche quando sono figli della zoofilia, sono gestiti da associazioni cinofile che non hanno sviluppato la conoscenza degli effettivi bisogni dell’animale né la preoccupazione di conoscere questi bisogni (Dr. Roberto Marchesini, veterinario,etologo e saggista).

Canili così concepiti diventano lager, un’offesa all’umanità, una caduta di umanità.

Ormai sono in molti a dichiarare apertamente (associazioni, specialisti, politici) che i canili, sia di privati ma anche di associazioni, rappresentano un vero affare.

Già nel 2001 Annamaria Procacci ha tenuto alla Camera una conferenza stampa insieme ai rappresentanti di associazioni nella quale affermava che tra i nemici della 281 ci sono senza dubbio le cooperative improvvisate che “al solo scopo di prendere soldi dai comuni e dalle ASL inventano canili lager” e gli enti locali e le ASL “colpevoli di una gestione burocratica e irresponsabile della legge” (fonte ANSA).

La LAV, (AGI feb. 2001) dichiara: “Canili lager, strutture sovraffollate, prive delle necessarie condizioni igienico sanitarie ed inaccessibili agli esterni, cani lasciati liberi di sbranarsi, convenzioni miliardarie utili solo ad arricchire loschi approfittatori”.

Sempre nel 2001 l’ispezione di 315 canili in tutta Italia da parte dei Carabinieri del NAS ha confermato il business di 500 miliardi l’anno di vecchie lire prelevate direttamente dai fondi pubblici (fonte LAV).

In queste strutture un cane significa una retta giornaliera di circa 4 o 5 euro, mentre la spesa effettiva destinata alle sue cure e mantenimento è sensibilmente inferiore, fornendo ampi margini di guadagno (volantino LAV).

Dal conteggio del Ministero della Sanità del 2001, nei canili sono rinchiusi 860.610 cani randagi per ciascuno dei quali le amministrazioni locali versano da 1,50 a 6,50 euro al giorno. Un giro d’affari che nel 2002 (dati LAV) ha sfiorato i 300 milioni di euro, naturalmente in crescita.

Sono ormai cronaca quasi quotidiana in Italia, i casi di canili denunciati convenzionati con un gran numero di comuni che spendono denaro pubblico senza preoccuparsi di controllare il benessere dei cani (del quale sono responsabili), il rispetto della legge (della quale sono tutori) e delle condizioni contrattuali (delle quali sono i redattori).

La circolare ministeriale n.5 del 14 maggio 2001 relativa all’attuazione della legge 281 sottolinea un elemento importante, per niente scontato: “l’economicità deve essere riferita non solamente a chi garantisce minori costi di gestione dei canili ma soprattutto a chi garantisce anche il benessere degli animali.

I canili lager riducono il miglior amico dell’uomo in un essere scorticato, degradato, privato di ogni dignità, preda della sofferenza fisica e psichica, un essere arreso, incapace di reazioni, di guardare il suo mondo se non con gli occhi incapaci di luce.

Dispendio di denaro e risorse umane, pericoli e sofferenza sia degli animali che dei volontari che spendono la vita a tamponare il disastro. I controlli dei canili sono inesistenti e le sanzioni per chi contravviene ridicole.

Una delle prime inchieste sul randagismo risale al 24 marzo 2005 e l’ha avviata la giornalista Stella Pende di Panorama che riassume in poche parole gli attori che recitano nella tragedia dei canili lager italiani. “Le vittime: i cani. I killer: alcuni tenutari di galere canine. I Ponzio Pilato: alcuni sindaci che se ne lavano le mani. I complici: alcuni veterinari delle Asl che regalano medaglie di ‘bontà’ a lager indegni che nascondono uno dei più moderni e loschi affari del Paese: il business del randagismo.”  E ancora: “I pitbull. Una strage. Ogni canile ne ha minimo dieci. Comprati dai mafiosi per combattere, sbranati, abbandonati perché mostri sanguinari, i pitbull sono i negri dei canili. Nessun diritto. Nemmeno una goccia d’aria. Solo impazzire in un metro per due tutta la vita. Se sei pitbull e nero poi, le sbarre non bastano. Stai legato in gabbia a una catena che ti fa schiumare il collo e la bocca”. “Un fenomeno quello dei cani senza padrone, talmente esteso da aver innescato una speculazione incontrollata a tutti i livelli coinvolti: dall’accalappiacani esecutore di catture a comando, al gestore della ‘Struttura di accoglienza’ mandatario dei rapimenti, al veterinario di fiducia pagato profumatamente per dare una parvenza di normalità agli improvvisi decessi di massa, al politico che si mette in pace la coscienza destinando una fetta del bilancio ai randagi del paese”.

Privati che ricevono 3-4 euro al giorno ma altri, pur di prendersi l’appalto, affamano i cani accontentandosi di 50 centesimi ad animale. E i cani diventano cumuli di ossa.

Anche quando si accendono processi contro canili lager, la speranza si trasforma in avvilimento perché i processi si lasciano cadere in prescrizione o ne viene richiesta l’archiviazione da parte di una Magistratura all’apparenza dimentica del benessere degli animali mentre i gestori con appalti milionari recuperano le strutture dissequestrate e i cani restano stipati in recinti fra feci, cibi avariati e fango.

Le regioni dove il randagismo impera, così come gli affari e i canili lager, sono quelle del centro sud, Puglia in testa, ma anche Lazio, Sicilia, Campania e Sardegna.

Si conoscono i nomi dei canili lager, le violazioni di legge a carico di amministrazioni e ASL ma tutto resta silente. I cani restano oggetti senz’anima, concentrato di sofferenze, indegnità della società italiana.

In questi canili la mortalità arriva al 60% dei cani ospitati. I canili italiani sono la maglia nera dell’Europa.

Quindi non è necessario citare questo o quel giornale, questo o quell’articolo, questa o quella situazione, per sapere, senza ombra di dubbio, quasi senza eccezioni, che la legge quadro n.281 del 14 agosto 1991 (a cui hanno fatto seguito le leggi regionali) è stata applicata in minima parte e mai integralmente. Un fallimento.

I canili da risanare sono sempre da risanare e i canili municipali da costruire sono sempre da costruire. Le “buone intenzioni” vengono pubblicamente reiterate anno dopo anno dai nostri solerti amministratori, i progetti svegliati momentaneamente dal letargo tornano a dormire i loro sonni tranquilli mentre il rispetto della legge continua a tormentare la coscienza dei cittadini volonterosi e impotenti.

Il business randagismo, come le diverse inchieste hanno dimostrato, rappresenta un vero affare per trafficoni, malavitosi e affini. Sono cani, esseri senzienti, migliori amici dell’uomo ma per alcuni rappresentano solo soldi e sul loro abbandono si innestano spesso interessi e affari cospicui grazie a convenzioni di migliaia di euro con amministratori locali distratti o indifferenti, quando non conniventi. Convenzioni aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta alle quali corrispondono strutture fatiscenti se non veri e propri lager, strutture fatiscenti o inadeguate, anche pericolose, quasi sempre senza ambulatorio, cucina, magazzino, servizi igienici, senza impianti di smaltimento; recinti costruiti con materiali inadatti, di recupero e quindi versano in condizioni igieniche precarie (art. 24 del D.P.R. 8 febbraio 1954 n.320 e art. 3 comma 2 della legge quadro 281).

Il randagismo e ancor più l’inadempienza degli enti locali alimenta un business di diversi miliardi annui.
Decine di privati si sono improvvisati zoofili e amanti degli animali e hanno costruito canili fatiscenti privi delle più elementari regole d’igiene, arrivando ad ammassare insieme anche 1700 cani in spazi angusti, stipati in capannoni dove non entra la luce solare, spesso con pochissimo cibo, affamati al punto da nutrirsi delle carcasse dei cani morti o di praticare il cannibalismo.
Animali affetti da gravi malattie, cani lasciati liberi di massacrarsi tra loro.
Spesso le femmine che partoriscono assistono all’uccisione dei propri cuccioli appena nati. Soprattutto in Puglia e Campania queste strutture sono situate in luoghi impervi in cui è impedito a chiunque l’accesso. La storia è sempre la stessa: una facciata accogliente e dietro le quinte l’inferno.

Campagne di morte attraverso lo spargimento di bocconi avvelenati come gli oltre 50 cani avvelenati a Genzano di Lucania oppure la bruciatura delle corde vocali di 190 cani di un canile privato di Noha in provincia di Lecce.
Non mancano le denunce delle associazioni animaliste ma spesso si assiste alla totale indifferenza se non vera e propria complicità delle istituzioni.
Esempio: a Napoli la gara vinta da una società più volte denunciata e gestita da persone con la fedina penale non proprio nitida posta a 100 km di distanza sapendo che la letteratura scientifica afferma che a un cane occorrono minimo tre anni per abituarsi ad un nuovo ambiente (fonte LAV Rapporto zoomafia 2001).

Il canile lager è un businnes da centinaia di migliaia di euro. Le amministrazioni comunali danno in gestione ai privati i canili che si aggiudicano appalti milionari e trasformano le strutture in lager in cui far marcire migliaia di animali su cui lucrano fino alla morte. Il cane è un detenuto a vita. Perché dare i cani in adozione non conviene ogni cane in meno è una retta persa. Se un cane muore al momento del decesso lo sostituiscono con un altro che più o meno gli somiglia riproducendo su di lui il tatuaggio imposto dalla legge. Far sparire la carcassa è un gioco da ragazzi. I cani senza tatuaggio poi sono i preferiti dagli speculatori che possono facilmente dimostrare che non sono mai esistiti quando non ci sono più. I cani abbandonati finiranno nei canili lager, nelle grinfie dei malavitosi o negli stabulari della vivisezione (fonte Gruppo Bairo 2002).

I canili lager sono pubblici, finanziati con i soldi dei contribuenti, inaccessibili per la loro natura di strutture private, non è possibile per esterni accedere e controllarli, mal gestiti perché l’interesse è il guadagno e non i cani che vengono stipati in gabbie anguste, privi di cure veterinarie, malnutriti, malati, inutili perché i cani non vengono dati in adozione in quanto rappresenterebbero una perdita economica.
Questi canili lager sovraffollati sono una fantastica opportunità per gli affaristi e i gruppi criminali che si aggiudicano rendite milionarie raccogliendo quanti più cani possibile. Un giro d’affari di 500 milioni di euro all’anno www.nolager.com (fonte LAV).

Le associazioni animaliste protestano per il rifiuto dato dai gestori di alcuni canili della provincia di Pisa a fornire gli animali in adozione. La vicenda nasce dal racconto di alcuni cittadini che si sono visti rifiutare sia la possibilità di adottare un cane che, in alcuni casi, l’accesso stesso alle strutture (fonte Il Tirreno maggio 2007).

Al randagismo è connesso in modo indissolubile il business dei canili per un giro di affari stimato intorno ai 500 milioni di euro. Alcuni privati hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni compiacenti spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove è impedito l‘accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai.  
Le strutture pubbliche sono spesso insufficienti o a volte totalmente inesistenti e diventa quindi facile dare in appalto esterno a privati la gestione dei canili. In questi canili la mortalità arriva fino al 60% dei cani ospitati (fonte LAV Rapporto zoomafia 2007).

I cani randagi rappresentano per alcuni solo soldi, un vero affare per trafficoni, malavitosi e, in alcuni casi, politici corrotti. Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e Lazio deterrebbero il primato del maggior numero presunto di cani randagi. Il giro d’affari è stimato in 500 milioni di euro l’anno. Cani che vivono in condizioni disumane, nutriti con mangimi scaduti e fatti riprodurre nonostante il divieto vigente con il solo scopo di vendere i cuccioli a famiglie o persone intenerite.

Questa la situazione che i NAS hanno trovato in oltre un terzo dei canili pubblici o privati dei 267 ispezionati fra il 4 e il 13 luglio 2008. Stesso discorso per gli allevamenti cinofili; circa il 30% dei 94 sottoposti a controllo è risultato fuorilegge e 9 sono stati chiusi.
Sono stati ispezionati in tutto solo il 20% delle strutture presenti in Italia. I controlli sono stati effettuati a campione quindi in modo non omogeneo su tutto il territorio nazionale. Complessivamente sono state effettuate 710 ispezioni con accertate 270 violazioni, 51 penali e 219 amministrative. Per 46 delle strutture ispezionate è stata disposta la chiusura e precisamente: 6 canili comunali, 28 canili privati, 9 allevamenti e 3 locali di toelettatura (fonte LAV Rapporto zoomafia 2009).

Per la prima volta lo Stato scende in campo direttamente contro la piaga dei canili lager. Il ministero della Salute con Francesca Martini si è costituito parte civile nel processo contro il gestore del canile di Cicerale. Sostenuto da testate giornalistiche come Striscia La Notizia e La Padania con giornalisti d’assalto come Edoardo Stoppa e Stefania Piazzo, Chiliamacisegua e la Lega del Cane di Benevento. I canili lager sono un’odiosa degenerazione del canile che dovrebbe rispondere a funzioni di valore etico e sociale ovvero: recuperare i cani vaganti sul territorio, prestare loro cure sanitarie, dotarli di microchip, sterilizzarli, osservare i loro comportamenti e finalmente promuoverne l’adozione. La responsabilità è del sindaco ma abbiamo bisogno di una Magistratura attenta a questi problemi (fonte intervista di Quattro Zampe all’on. Francesca Martini giugno 2010).

Qualsiasi mercato illecito è possibile perché i canili italiani vengono gestiti senza controlli  https://megashouts.org/StopRandagismo. C’è l’indifferenza di tutti che rende possibile il degrado quotidiano. Il Ministero della Salute ha diffuso un video dei canili peggiori durante l’ispezione di 39 strutture da parte della task force per la tutela degli animali www.youtube.com/...  www.greenme.it/....
I canili sono un sistema per fare soldi. La legge diceva che andavano creati dei rifugi e i canili dovevano rimanere solo come presidi sanitari e luoghi di transito. Così non è stato” spiega Rosalba Matassa a capo della squadra (fonte La Repubblica, Marina Cavallieri novembre 2011) www.trentagiorni.it/files/1372874903-25-28.pdf

I dati forniti dalle Regioni e Province il 27 giugno 2012 mettono in evidenza che su un totale di 915 canili (sanitari e rifugio) spicca la Puglia, una fra le regioni peggiori nella lotta al randagismo, che ne conta 134 un numero superiore a quello delle regioni più virtuose del nord dove non si trovano cani vaganti, che ne hanno 88 (Emilia Romagna), 108 (Lombardia) e 83 (Piemonte). Le altre Regioni del centro sud incriminate ne contano: 34 (Sicilia), 73 (Campania), 27 (Calabria), 30 (Sardegna), 61 (Lazio). Ci domandiamo perché? (fonte Inchieste di Repubblica Marina Cavallieri novembre 2011).

Sono tanti, troppi i canili lager d’Italia. Nonostante le leggi, le denunce, le proteste popolari in crescita esponenziale, quello dei canili privati e pubblici continua ad essere un business di troppe persone che sulla pelle degli animali guadagnano milioni di euro provenienti dal gettito fiscale dei contribuenti. Che significato ha un’esistenza spesa da recluso impaurito, terrorizzato, affamato, ferito, in un canile lager, un’esistenza inesistente, senza valore ma fonte di profitto per l’aguzzino? Che rimane troppo spesso impunito a fare commercio di creature? E con le Asl e i sindaci che si voltano dall’altra parte? http://giuliabamonte.blogspot.it/...

Come diverse inchieste hanno dimostrato l’affare randagismo può rappresentare un vero affare per trafficoni, malavitosi e affini. Sull’abbandono di animali si innestano spesso interessi e affari cospicui grazie a convenzioni di migliaia di euro l’anno con amministratori locali non sempre “attenti” e, in alcuni casi, addirittura conniventi.
Si legge in un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica il 4 novembre 2011 a firma di Marina Cavallieri: Solo nel 2011 sono stati fatti 6 sequestri di strutture. Famoso è il caso di Cicerale con 2000 cani per ognuno dei quali la famiglia Capasso percepiva 2 euro al girono. Ci sono voluti anni di battaglie giudiziarie per farlo chiudere, unico caso in cui il Ministero si è costituito parte civile (Fonte LAV Rapporto zoomafia 2012).

Dietro lo sfruttamento degli animali si nasconde sempre un tornaconto economico: canili lager con un giro d’affari in Italia di 3 miliardi di euro all’anno per difetto. Ma vi è anche un problema culturale relativo al possesso responsabile. Il randagismo non si risolve unicamente con le sanzioni ma anche facendo cultura, cani tutti con il microchip, nessun animale non sterilizzato lasciato libero di vagare, non ci sarebbero più cucciolate incontrollate e nel giro di pochi anni si risolverebbe il randagismo (fonte Rosalba Matassa Task Force Ministero della Salute giugno 2013).

Tipica immagine del canile lager: cani denutriti, malati, chiusi a vita in gabbie miserabili. Ce ne sono tanti in Italia, da nord a sud, i carabinieri e la forestale ogni tanto ne sequestrano uno. Contestando illeciti tra cui i più frequenti sono: box sovraffollati, scarsità di cibo e acqua, carenze igienico sanitarie, maltrattamenti, basso numero di adozioni, decessi non denunciati, reati contro l’ambiente e la pubblica amministrazione, truffe (fonte Edgar Meyer rivista Pets n. 4/2013).

Nel 2013 a Lastra a Signa FI un canile senza autorizzazione sanitaria e secondo l’Enpa con una serie di “inconvenienti igienico sanitari”, è stato sequestrato e la persona a cui era stata affidata la custodia fiduciaria dei cani ha versato la sanzione pecuniaria elevata dalle guardie zoofile: oltre 3.100 euro (Fonte La Nazione 2013).

In alcune aree del nostro paese si è venuto a creare un vero e proprio business talvolta gestito dalla malavita organizzata che ha generato il fenomeno aberrante dei canili lager dove i cani sono ammassati, non curati al limite della sopravvivenza e da cui non escono più perché non è consentito l’accesso ai volontari per le adozioni. I costi di mantenimento variano molto da regione a regione e anche nell’ambito della stessa regione; ci sono degli eccessi al ribasso, 35-50 centesimi al giorno cifre che non possono assicurare in alcun modo i bisogni essenziali e il benessere degli animali, fino ad arrivare a 7-10 euro al giorno. Sia quando l’importo è troppo basso sia quando è troppo alto c’è qualcosa che non va. Ci sono comuni che pur di mantenere i propri cani presso strutture private spendono cifre esorbitanti, dai 90.000 euro l’anno nelle realtà più piccole fino a 500-700.000 euro l’anno nelle grandi città (fonte Rosalba Matassa task force del Ministero della Salute giugno 2013).

Nei canili e nei gattili vengono accolti tutti gli animali abbandonati o persi. Le condizioni di questi rifugi sono, il più delle volte, precarie. Gabbie sovraffollate che favoriscono la trasmissione di malattie infettive e parassitarie, maschi e femmine liberi di accoppiarsi, condizioni igieniche scarse, nutrimento insufficiente o inadeguato, controlli sanitari carenti. In alcuni canili il maltrattamento raggiunge livelli estremi: cani massacrati a bastonate, spariti nel nulla, privati delle corde vocali (fonte volantino Oipa).

La mappa del degrado dei canili lager attraversa tutta l’Italia, al Sud la situazione è peggiore ma ogni regione ha i suoi scheletri. Ogni mercato illecito è possibile se viene gestito senza controlli e lascia spazio alla criminalità organizzata. Una storia di sperpero di denaro pubblico dove gli attori sono tanti: amministratori comunali, forze dell’ordine, veterinari Asl.
Se ne parla poco perché il silenzio conviene a tutti: a chi non deve impegnarsi a risolvere il problema e a chi su questo problema continua a lucrare. Tra gli illeciti più frequenti: il sovraffollamento, la carenza di cibo e acqua, l’assenza di prevenzione delle nascite tramite sterilizzazione, la fatiscenza delle strutture, le carenze igienico sanitarie, l’elevata mortalità dei cani, le soppressioni mascherate da eutanasie, i maltrattamenti, le scarse o nulle adozioni, i decessi non denunciati (fonte Lega del Cane 2013).

I gestori dei canili dovrebbero garantire ai cani cibo, acqua, riparo, salute, aria aperta. Non sempre è così perché i gestori pur di assicurarsi il contributo giornaliero dei comuni offrono prezzi bassi a scapito dei cani che non ricevono le cure necessarie.
In questo modo si arricchiscono coloro che sul randagismo hanno costruito i loro affari con i canili lager privati convenzionati con i comuni e spesso gestiti da individui senza scrupoli, con il traffico di cani e gatti verso i paesi del nord Europa, i commercianti di animali, i laboratori di vivisezione (fonte Animalisti italiani).

Canili con 700, 1000 e più cani, com’è possibile gestirli quando il numero massimo riconosciuto per una efficace gestione è di 200 cani? Anche la Corte di Cassazione, sezione III, sentenza del 16 settembre 2014, n. 37859 ha ritenuto che “il fatto di tenere custoditi gli animali in condizioni di eccessivo sovraffollamento integra il reato di cui all’art-727 comma 2”.

L’associazione Assocanili, segretario nazionale Michele Visone, dichiara che i lager sicuramente sono presenti in Italia, creano danni soprattutto a chi nel settore opera ed ha obiettivi finalizzati alla trasparenza, professionalità ed al benessere degli animali combattendo seriamente le strutture lager (molte, troppe con le bandiere dell’associazionismo travestito o di imprenditori improvvisati amanti degli animali).
L’Unità operativa per la tutela degli animali, lotta al randagismo e maltrattamenti del Ministero della Salute, impegnata su tutto il territorio nazionale sul problema del randagismo, in particolare per contrastare i canili lager ed assicurare l’applicazione della legge, ha proceduto al sequestro di 2 strutture private (canili “Nova Entra”, di proprietà del medico veterinario Mario Bongiorno) a Catania, più esattamente ad Adrano e a San Giovanni Galermo, in seguito alla denuncia di un’associazione animalista locale; si è trattato di un sequestro preventivo, che, come stabilisce il codice di procedura penale, ha lo scopo di evitare la reiterazione del reato e che lo stesso venga portato alle estreme conseguenze. L’Unità operativa del Ministero ha ritenuto doveroso mettere in sicurezza gli animali ed il giudice per le indagini preliminari di Catania ha convalidato il sequestro. Anche le relazioni prodotte dalla veterinaria nominata responsabile sanitario del rifugio di San Giovanni Galermo dopo il sequestro confermano le gravi condizioni in cui sono stati trovati gli animali.

Chiamati “canili per delinquere” vengono via via scoperti dai carabinieri del NAS, dal Corpo forestale, dagli agenti del NIRDA da altre forze dell’ordine. Settecento cani ospitati in una struttura che ne avrebbe potuto contenere al massimo 200. Il canile Parrelli di Roma pluridenunciato negli ultimi 20 anni, oggetto di centinaia di esposti da parte di cittadini e associazioni e messo sotto sequestro il 9 ottobre 2013 (fonte LAV Rapporto zoo mafia 2014).

Nel 2014, la task force del Ministero della salute ha constatato nel canile di San Giovanni Galermo la presenza di 570 cani, detenuti in condizione di degrado e di inquinamento ambientale: erano stati ammassati all’interno di recinti in gruppi assai numerosi (30 o 40 per ogni recinto) con un inevitabile alto tasso di competitività e di aggressività intraspecifico e evidente violazione delle esigenze etologiche il cui rispetto è chiaramente stabilito anche dal titolo IX bis del codice penale. È stata riscontrata la presenza di affezioni croniche, dermatiti, leishmaniosi, tumori ed altre patologie non curate. Il cibo era costituito da crocchette gettate a terra, sopra le deiezioni accumulate; nel canile di Adrano, sono stati rinvenuti 408 cani, provenienti da molti comuni del circondario. Preoccupanti le condizioni igienico-sanitarie, soprattutto per quanto riguarda l’acqua destinata a dissetare gli animali. Alcune femmine erano in avanzato stato di gravidanza, numerosi i cani non sterilizzati. Di parecchi animali non è stata riscontrata la tracciabilità a causa della condizione dei registri incompleti o manomessi; nonostante ciò, in data 29 maggio 2014, il Tribunale del riesame ha accolto la richiesta di dissequestro avanzata dal dottor Mario Bongiorno, proprietario delle 2 strutture, nonché presidente dell’associazione “Nova Entra”.  Il Tribunale, pur riconoscendo la sussistenza del maltrattamento degli animali e del mantenimento dei medesimi in condizioni incompatibili con la loro natura e causa di gravi sofferenze, ha accolto le motivazioni del gestore, che ha attribuito la grave condizione degli animali al solo sovraffollamento, imputandone la responsabilità al Comune di Catania, che inviava i cani catturati sul territorio; il Tribunale del riesame non ha tenuto conto di alcuni elementi importanti: il dottor Bongiorno, nonostante il sovraffollamento, ha continuato a partecipare e vincere bandi di gara per il servizio di cattura e mantenimento degli animali, sia per il Comune di Catania, che per numerosi altri Comuni della provincia; subito dopo il dissequestro, è stata indetta una conferenza stampa a Catania, nell’ambito della quale il legale rappresentante del dottor Bongiorno si è rivolto con espressioni denigratorie ed ingiuriose nei confronti della responsabile dell’Unità operativa del Ministero della salute; da circa 30 anni le strutture del signor Bongiorno hanno goduto di convenzioni da parte del Comune di Catania per somme assai rilevanti, milioni di euro, senza che questo abbia assicurato agli animali ospitati condizioni di benessere, come testimoniano gli atti presentati alla magistratura dalle associazioni presenti sul territorio; ai volontari, impegnati nelle adozioni, veniva precluso l’accesso alle due strutture nella loro interezza, in aperta violazione della normativa nazionale; alla fine del 2012 il Comune di Catania ha emesso un bando di gara per un importo di circa 900.000 euro, risultando unico concorrente ed aggiudicatario proprio il signor Bongiorno; risulta all’interrogante del tutto assente da parte del Comune l’ottemperanza agli obblighi di controllo sanitario e di benessere degli animali imposti dalla legge n.281 del 1991, pur essendo questo compito preciso e precipuo sia della ASL, sia del sindaco che è responsabile degli animali presenti sul suo territorio, oltre ai profili di maltrattamento che il codice penale persegue con chiarezza agli articoli 544-bis e 544-ter, prevedendo la reclusione dei responsabili; altrettanto preoccupanti sembrano i profili sanitari ed urbanistici relativi agli scarichi dei 2 canili, che risulterebbero in violazione delle norme di legge, della cui applicazione sono responsabili i funzionari comunali della Direzione ecologia e ambiente di Catania; il dramma dei cani di Catania è stato in questi anni denunciato, oltre che da associazioni animaliste locali, anche da giornalisti e da una dirigente della Polizia di Stato paradossalmente rimossa dal suo incarico con l’accusa di aver assistito alcuni cani randagi (fonte Atto di Sindacato Ispettivo n.4-02491 del 15 luglio 2014).

Si accusano i comuni e le regioni colpevoli di non aver mai controllato il randagismo. Accusa scagliata dal sottosegretario Francesca Martini e condivisa da etologi, animalisti e politici. Dal 2001 al 2014 sono stati stanziati 30 milioni di euro ma le pubbliche amministrazioni non li hanno utilizzati. La maglia nera spetta a Sicilia, Puglia, Calabria, Campania e in parte il Molise dove la lotta al randagismo è lettera morta. La legge 281/91 è una legge con molti nemici dichiara Annamaria Procacci. Ai sindaci fa più comodo far accalappiare i cani e ammazzarli o farli riprodurre e poi abbandonarli (fonte Corriere della Sera marzo 2014).

Rimossa dalla Task Force Rosalba Matassa la veterinaria coraggiosa del Ministero della Salute. Ha lavorato in team con il volontariato, con i carabinieri dei Nas, per la chiusura di strutture infernali, macchine da soldi per la criminalità. Per la prima volta si è scoperchiato il mondo schifoso della corruzione veterinaria, della negligenza che costa fior di milioni alle tasche dei cittadini laddove i comuni appaltano a gestioni criminose la cura di chi non ha voce. Affari inimmaginabili, soldi rubati dai bilanci dei comuni. Bambini sbranati dai randagi per le colpe gravi di chi non ha controllato o ha detto: va tutto bene. Rosalba Matassa è stata il primo, e unico temiamo, veterinario del ministero a ricevere menzioni al merito in premi internazionali e altri riconoscimenti pubblici.
Sulla fine della Task Force è stata presentata un’interrogazione parlamentare (fonte L’Indipendenza nuova 3/5/2015).

Il canile La Muratella di Roma previsto per 250 cani è arrivato a ospitarne 1000. Gestione affidata ad un’associazione che percepisce da oltre 10 anni più di 4,8 milioni di euro. Nel 2002 questo canile è costata 15 miliardi di lire (fonte Il quotidiano del Lazio cronaca di Roma 2015).

Ad esempio sono stato due settimane fa a Foggia in Puglia, e quello che mi sono trovato davanti è stata una struttura completamente abusiva che riceveva fondi pubblici, 200.000 l’anno per gestire 500 cani, e caso strano non c’era neanche un’adozione sul foglio di carico scarico del canile.
Zero adozioni, il canile doveva essere sanitario non era sanitario, i cani all’interno erano completamente malati, molti di questi avevano rogna, leishmaniosi e tante altre malattie, c’erano dei cani che non si riuscivano neanche a muovere, c’era un cane che in una gamba aveva una bozza di pus, senza pelo, era un pastore tedesco ma non sembrava assolutamente un pastore tedesco.
Paolo Bernini, parlamentare, ha descritto la sua visita a un canile di Foggia. Quello che ho visto mi ha lasciato veramente il cuore in mano perché non riuscivo a capire come queste persone non facessero niente vedendo la situazione di questi cani, trovavano scuse davanti a me dicendo: “No, ma i cani stanno bene, il sindaco è venuto qui dentro e ha detto sì sì ma questi cani stanno bene”. Ho detto “Questi cani non stanno bene, non c’è una sola norma elementare rispettata in questo canile, come è possibile che voi sappiate di queste situazioni e non abbiate fatto nulla?”.
Allora ho preso in mano la situazione insieme all’associazione che mi segue di solito,  insieme ai Carabinieri siamo entrati e abbiamo posto sotto sequestro la struttura perché non era a norma, e abbiamo fatto sequestrare anche gli animali affinché questi animali siano tolti alla gestione del canile, e siano dati in mano ad un’associazione che agevoli le adozioni, ad esempio una di queste associazioni che non è all’interno del canile e a cui il canile impediva di entrare, in un anno aveva fatto più di 100 adozioni senza nessun supporto da parte delle istituzioni, e senza nessun fondo pubblico. Come mai loro sono riusciti e il canile no?” (M5S news febbraio 2016)  https://m5snewsofficial.wordpress.com/2016/02/

Sono stati sequestrati nel 2015 11 tra canili e strutture – con oltre 1500 cani e 200 gatti – e 13 le persone denunciate per il business randagismo che è una vera manna per trafficoni, imbroglioni e affini che mirano alle convenzioni con gli enti locali. La situazione del randagismo in alcune aree della penisola continua ad essere una vera emergenza con conseguente allarme sociale e preoccupazioni vere o presunte per la sicurezza pubblica (fonte Comunicato stampa LAV 19 luglio 2016).

In Italia ci sono tanti canili lager che vengono segnalati alle forze dell’ordine ma i processi intentati contro i gestori si sono chiusi finora senza nessuna condanna. I cani entrano in un determinato modo poi si riducono in condizioni terribili.
Cani che non mangiano, che vivono tra i loro escrementi, che impazziscono, che si abbandonano alla morte. Altri che sono costretti a sbranare i propri simili per sopravvivere. Ci sono cani che vengono picchiati dagli operatori, che non escono mai per anni.
Questi cani subiscono dei traumi tali per cui il recupero diventa impossibile (Petizione al Ministro della Salute aprile 2017).

Le guardie zoofile dell’Enpa hanno trovato a San Martino alla Palma, Scandicci, a pochi chilometri da Firenze, un allevamento senza permessi dove si trovavano sette coppie di pastori tedeschi chiusi a coppia in singoli recinti in condizioni fatiscenti (fonte La Nazione luglio 2017).

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Per la lotta al randagismo servono azioni e non buone intenzioni perché di queste ultime è lastricato l’inferno, quello dei cani di strada, dei tanti randagi che popolano l’Italia e parte del mondo e che restano prigionieri dell’indifferenza umana. E senza dimenticare il randagismo felino.



Deportazione (vai all'indice)

Il 3 luglio 2014, il Ministero della Salute ha emanate le Linee Guida relative alla movimentazione degli animali d’affezione ai sensi dell’accordo 24 gennaio 2013 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane. Queste norme non vengono in gran parte rispettate mentre le varie istituzioni dovrebbero accollarsi l’onere morale di rispettarle e farle rispettare impegnando in concreto denaro e iniziative per considerare la lotta al randagismo non soltanto un’azione a favore degli animali ma anche un esempio di civiltà e di responsabilità verso la società. Vengono perciò favorite incontrollabili movimentazioni di animali, battaglie feroci per ottenere la loro amministrazione diretta, un sistema lucrativo e corrotto dove l’ultimo aspetto considerato è quello del benessere degli animali.

Lo stesso Ministero con la circolare n.33 del 12 agosto 1993 dichiara fra l’altro: “Continuano a pervenire segnalazioni di affidamento di cani randagi da parte di canili comunali o intercomunali o privati convenzionati a persone che spesso si presentano sotto l’egida di associazioni protezionistiche e che invece fungerebbero da intermediari con organizzazioni straniere che nulla hanno a che vedere con la protezione animali. Cani e gatti che prelevati a cifre irrisorie in Italia verrebbero dirottati e rivenduti a cifre elevate per essere destinati alla sperimentazione. Si raccomanda pertanto di attenersi scrupolosamente alla normativa vigente affinché distrazione o buona fede nell’affido di animali non favoriscano il traffico in argomento”.

Domenica 15 dicembre 2002 Perugia — «Proteggiamo Fido da esportazioni sospette»: l’Enpa di Perugia chiederà nei prossimi giorni alla Regione di approvare una legge che vieti l’esportazione a fini «scientifici» di cani e gatti all’estero.
Una legge che già esiste da quest’estate in Emilia Romagna e che di fatto impedisce la vendita fuori dai confini nazionali degli animali in questione, spesso allevati in Italia e rivenduti in nazioni dove le leggi sulla vivisezione sono molto meno restrittive.
Tra gli animalisti c’è il forte sospetto che in Umbria questa pratica sia tristemente diffusa. Del resto già nel 1993 il fenomeno assunse dimensioni tali da spingere l’allora ministro Garavaglia ad emanare una circolare in cui si invitavano i canili comunali e convenzionati a prestare la massima attenzione al momento dell’affidamento dei loro ospiti.
Alcune «associazioni protezionistiche — si leggeva nel testo — sarebbero in realtà solo uno schermo dietro al quale si celano intermediari che sono soliti rivendere gli animali in nazioni come Germania, Svizzera e Austria».

Il Senato della Repubblica – Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02778 del 2 marzo 2010, Seduta 343  propone un’interrogazione al Ministero della Salute premettendo, fra l’altro, che “negli ultimi anni si è notevolmente intensificato il commercio di gatti e cani randagi, in particolare verso la Germania e l’Europa del Nord: gli animali vengono prelevati in Italia, Grecia, Turchia, Spagna, Europa dell’Est, Asia, Africa del Nord e isole mediterranee, con promesse di meravigliose adozioni; di fatto però la destinazione finale di ogni singolo animale rimane segreta e, comunque, non verificabile (adducendo anche motivi di privacy). Tale interesse commerciale è in grado di realizzare una ramificata organizzazione criminosa con fini esclusivamente lucrosi.

Il Comune di Ragusa con determinazione dirigenziale n.151 del 10 febbraio 2014 approva un protocollo d’intesa della durata di 12 mesi e dell’importo di euro 10.000 (euro 100 a cane per 100 cani ogni anno) per “l’incentivazione delle pratiche di adozione anche attraverso il trasferimento dei cani dei canili verso zone del Nord Italia o anche estere” in quanto “il mantenimento in canile dei randagi catturati risulta un grosso onere per l’amministrazione comunale rispetto al numero veramente esiguo di adozioni o affidamenti a privati cittadini”.

Spediti in carichi su furgoni, station wagon, oppure affidati ai cosiddetti “padrini di volo” cani e gatti randagi provenienti dall’Italia ma anche da Spagna, Grecia e Turchia, confluiscono ogni anno nei paesi del nord Europa, in Germania arrivano dai 150 ai 400 mila cani.


Testimonianze.
Sono tante le testimonianze tra cui quella della vicepresidente del Gruppo Bairo: “Finché non vedi con i tuoi occhi non capisci. Partecipai al fermo di un carico al confine con la Svizzera, un trasportino per gatti di quelli piccoli, di stoffa, ne conteneva nove. I cani, di prassi in queste spaventose spedizioni, erano sedati, imbambolati, nemmeno si tenevano seduti. Ogni giorno mezzi carichi di questi sventurati passano la frontiera svizzera, li vediamo, eppure non li ferma nessuno”.
E della fondatrice associazione UNA di Cremona: “Dal napoletano ci segnalarono che la titolare di un’associazione tedesca stava partendo con un carico di cani. Furono prima fermati a Barberino di Mugello ma la Asl li lasciò passare. Poi a Como lo stop. Il capo veterinario della ASL capì” (fonte giornalista Marina Cavallieri di Repubblica)

C’è infine il caso di Ischia che così racconta la giornalista Margherita D’Amico sul portale Il Respiro www.ilrespiro.eu/...: “Un piccolo gruppo di volontari di Ischia per anni si oppone alle massicce esportazioni organizzate dal canile di Forio. Solo nel 2006 a suon di denunce gli animalisti riescono a ottenere il fermo di un furgone e l’avvio di un’indagine assai accurata da parte della Procura di Napoli che si serve anche di intercettazioni telefoniche. La fase preliminare dell’inchiesta si conclude con il rinvio a giudizio di cinque imputati per associazione a delinquere… Nel frattempo però il rifugio di Forio è stato ceduto alla Pro Animale Fur Tiere in Not e.V. con sede in Germania che ha 32 punti di raccolta e smistamento di cani e gatti in tutta Europa. Le spedizioni di animali vengono ufficialmente interdette solo nell’estate 2011 in attesa degli esiti del processo”.

Lettera aperta del Gruppo Bairo come sintesi del traffico di animali

AnimaLex: Esportazioni di animali domestici – contributo del dott. Massimo Tettamanti, antivivisezionista e istruttore per il recupero e la riabilitazione di animali impiegati nei laboratori, 25 ottobre 2009  http://animalex-italia.blogspot.it/...

Germania: prestanome per una fornitura rapida e continua di randagi alla sperimentazione di Alma Galli M.A.R.E. del 20 settembre 2016 http://almagalli.blogspot.it/...

Spesso la sparizione di animali da canili, gattili e luoghi pubblici è dovuta all’esportazione verso laboratori di vivisezione in Italia o in altri stati europei, principalmente in Svizzera e Germania. La legge 281 stabilisce che dai canili non possano essere ritirati più di tre cani dalla stessa persona e che comunque gli animali non vengano portati all’estero. I cani esportati dall’Italia ogni anno sono diverse migliaia. Questi traffici sono possibili perché si basano sulla complicità e collaborazione di figure all’interno dei canili e di funzionari di alcune Asl. Queste persone spinte da incentivi economici si nascondono dietro giustificazioni come l’adozione all’estero. (fonte volantino associazione OIPA).

Per quanto riguarda le tipologie di esperimenti che si possono compiere su animali di canile sono da escludere a priori le prove di farmacologia e tossicologia in quanto per queste tipologie di prove è necessario conoscere la storia dell’animale e avere animali vissuti in ambienti sterili impossibili da avere in un normale canile. Sicuramente è possibile ed economicamente vantaggioso usare cani di canile per sperimentazione chirurgica, specialmente didattica. (Fonte Dott. Massimo Tettamanti Facoltà di Scienze ambientali Università degli Studi di Milano-Bicocca).

Ecco la sua testimonianza da La Voce dei senza voce – n.40 1998 -  Esportazioni di animali domestici, un contributo ancora sul problema dei cani e dei gatti che, prelevati soprattutto da decine di canili e gattili, vengono portati dall’Italia verso Svizzera, Germania e Austria: “Mi sono avvicinato a questo problema quando sono stato contattato come esperto di vivisezione e, da allora, seguo l’argomento con particolare interesse.
Vorrei subito fare una precisazione: non è vero che gli animali destinati alla sperimentazione debbano necessariamente provenire da stabilimenti fornitori particolari. Non è vero quello che è stato scritto e dichiarato riguardo al fatto che gli animali debbano in tutti i casi essere stati seguiti dalla nascita in modo particolare con una alimentazione e una cura adeguata.
Mi riferisco agli stabilimenti ufficiali che, preparando dalla nascita gli animali, forniscono agli istituti ‘modelli sperimentali’ liberi da malattie e da altre influenze ambientali.
I risultati sperimentali che si ottengono da questi animali (che, per esempio nel caso dei cani, costano più’ di un milione di lire) sono diversi da quelli ottenuti con animali che hanno vissuto una vita normale (come sostiene il movimento antivivisezionista, se un cane allevato in maniera speciale non è un buon modello sperimentale per un cane normale, dal quale si differenzia per piccoli aspetti fisiologici, a maggior ragione un animale da laboratorio non può essere un buon modello sperimentale per l’uomo dal quale si differenzia per grandi variazioni fisiologiche).
Diversissima è la posizione dell’Associazione dei Medici Americani e di singoli ricercatori europei che, in diverse occasioni, hanno dichiarato di preferire animali che hanno vissuto una vita normale (uno dei principali motivi è l risparmio economico che ovviamente si ottiene passando da un milione di lire per ogni cane a zero lire per il cane reperito gratuitamente in un canile).
Alcuni dei casi denunciati in passato riguardano l’uso di animali per esperimenti chirurgici: è un assurdo logico pensare che un Istituto voglia o possa permettersi di acquistare così tanti cani quanti quelli che vengono forniti agli studenti o ai professionisti che vogliono o devono iniziare a ‘farsi la mano’ (i chirurghi antivivisezionisti sostengono che questa pratica sia dannosa per lo studente: quando passerà all’uomo dovrà prima disimparare l’esperienza con gli animali).
Dato però che la logica non ha valore giuridico vi segnalo un caso italiano: mentre scrivo, a Pisa ci sono persone che stanno cercando di bloccare la sperimentazione chirurgica e la conseguente soppressione di cani in condizioni patologiche e fisiologiche disperate.
Perché é necessario essere contro l’esportazione di animali indipendentemente dalla conoscenza della destinazione finale?
Perché qualsiasi allevatore di animali europeo ha la possibilità di diventare fornitore di laboratori, prelevare animali dai canili e venderli. La legge 116 sulla sperimentazione e la Direttiva Europea, da cui proviene, lo permettono (in Italia non è possibile utilizzare per usi sperimentali cani e gatti provenienti dalle strutture pubbliche perché la legge 281 sul randagismo lo vieta. Questa legge in altri paesi non c’è.
Perché una volta che l’animale supera la frontiera non è possibile controllarne la destinazione: gli organismi ufficiali preposti al controllo non hanno ovviamente la possibilità di operare in territorio straniero.
Perché non siamo noi a dover provare e dimostrare la destinazione finale, non siamo in grado di sapere sempre quando e da dove i cani partono, non siamo in grado di seguirli nei canili di sostegno svizzeri o tedeschi e di appostarci a controllare per giorni. Solo il dubbio, le numerose irregolarità e la non possibilità di controllare ci spingono a impedire questo traffico.
Gli inviti, che abbiamo ricevuto da chi il traffico lo compie, di andare a effettuare i controlli sono un’offesa all’intelligenza: dichiarare di aver portato in Germania più di mille cani ed essere disposti a fornire l’indirizzo di poche decine di persone è, ancora una volta, palesemente un assurdo”.

Vari anni fa si è costituito il comitato Segugio 281 per la conoscenza relativa alla circolazione di animali d’affezione verso i paesi del nord Europa soprattutto Germania, Austria e Svizzera.
E’ il più ampio e approfondito sito che si occupa di deportazione di cani e gatti. Sedicenti zoofili adottano parecchi cani per volta dai canili pubblici e privati e anche cani di proprietà incustoditi spariscono per poi non essere mai più ritrovati. In casi documentati i cani sono stati rinvenuti narcotizzati in furgoni fermati dalle forze dell’ordine (fonte Segugio 281) www.bairo.info/traffici.html.



Libro: "I trafficanti del cane - Il dramma degli animali che scompaiono " Henri Barbe, Albin Michel. Testimonianza e analisi di un uomo esperto nella lotta contro il traffico.





Da tanti anni ormai, troppi... migliaia di animali vengono spediti quotidianamente nei paesi del nord Europa... Svizzera, Germania, Austria... Ammassati in furgoni, sedati, in cuccette di fortuna, uno sopra l’altro. Dove finiscono quelli che arrivano a destinazione vivi? Se ne perdono le tracce... La Germania come la Svizzera, l’Austria, sono all’avanguardia per quanto riguarda la vivisezione, la sperimentazione...

Pensate... riflettete... In quei Paesi hanno un limite legale di animali da vivisezionare, e quando questi animali muoiono o non servono più per il progetto in corso perché sono stati ormai utilizzati, è chiaro che il mezzo migliore è ricorrere al sottobanco. Esiste la tratta dei bambini, la tratta degli organi, la tratta delle bianche, ed esiste la tratta di animali. Animali meticci o anche di razza, animali anziani, malati o con grossi handicap.

Ma se dentro quel furgone ci fosse il vostro cane o il vostro gatto che state cercando disperatamente, colui che vi ha accompagnato per anni restandovi accanto nel dolore e nella serenità del vostro quotidiano, pensando a questo non vi sentireste disperati? Pensate a chi non l’ha più ritrovato perché finito nelle luride mani di questi animalari.

Purtroppo queste organizzazioni di trafficanti di animali, sono per lo più associazioni che si spacciano per associazioni animaliste che chiedono contributi attraverso ogni mezzo e ritirano animali per poi farli sparire nel nulla.
Questi trafficanti che noi chiamiamo animalari operano in tutta Italia con la compiacenza anche di gestori di canili, dove si appoggiano per chiedere stalli. I cani e i gatti vengono molto spesso spostati da sud a nord, dalle isole, con l’ausilio di staffettisti che si organizzano in auto o in aereo, in nave per le isole, per la consegna della “merce”. Merce che viene reperita nei canili, che viene data in consegna da chi si vuole sbarazzare del proprio cane o del proprio gatto, da chi in buona fede crede di aver trovato l’aiuto per una buona adozione o da internet dove vengono diffusi migliaia di appelli.

Da anni cerchiamo di combattere questo allarmante fenomeno, ed è per questo che vi invitiamo a leggere attentamente il contenuto di questa sezione denominata “Segugio 281”, ma soprattutto non date mai animali a chi vi promette il lieto fine, non fate appelli su internet, non affidatevi a gente sconosciuta. Se volete salvare un cane, un gatto, fatelo sul vostro territorio. Impegnatevi organizzandovi con una colletta affidandolo ad una pensione fintanto che non trovate una famiglia affidabile sul posto dove potrete controllare l’affido nel tempo. Fonte Segugio 281 www.bairo.info/traffici.html

IL MATTINO 9 GENNAIO 2008 – Attenti ai trafficanti di animali
Randagi narcotizzati e stipati fino all’inverosimile in furgoni sequestrati dalle forze dell’ordine diretti in Germania; adozioni di comodo; decine di segnalazioni di animalisti che da anni denunciano la scomparsa di centinaia di cani rubati, raccolti in strada o dai canili che vengono venduti per 300-600 euro ciascuno a vivisezionisti stranieri. Non ultima la vicenda che in questi giorni ha coinvolto il canile consortile dell’isola d’Ischia, al centro di un’indagine su un traffico sospetto all’estero di adozione dei randagi con decine di indagati, tra cui un veterinario dell’Asl, e tre ordinanze di custodia cautelare. Su tutti, le ipotesi di reato commesso in associazione fra più persone, dal traffico illecito e dal maltrattamento di animali fino alle false documentazioni prodotte per facilitare l’espatrio degli animali destinati all’adozione nei paesi d’oltralpe. I viaggi. Sono migliaia gli animali che dall’Italia, ma anche dagli altri Paesi europei finiscono ogni anno in Germania, Svizzera, Austria, Olanda e Danimarca: viaggi verso un’atroce fine che si stanno sempre più intensificando. Sono ancora tanti gli amanti dei quattro zampe che non conoscendo questa grande piaga credono in buona fede alle promesse di paradisiache adozioni all’estero fatte dai trafficanti. Per saperne di più, riportiamo qui di seguito il manifesto distribuito dal comitato «Segugio 281», che si è costituito per la tutela degli animali d’affezione all’interno della Comunità Europea. Il manifesto. «Da parecchi anni si perpetrano movimenti di animali domestici, in particolar modo cani e gatti, verso paesi del nord Europa soprattutto Germania, Svizzera e Austria. Sedicenti zoofili adottano parecchi cani per volta dai canili pubblici e privati e anche cani di proprietà incustoditi spariscono per poi non essere mai più ritrovati. In casi documentati, i cani spariti sono stati rinvenuti narcotizzati in furgoni fermati dalle forze dell’ordine». I consigli. «Non lasciate mai animali incustoditi, anche per breve tempo, legati fuori da negozi o grandi magazzini. Non lasciate mai animali soli in auto. Non affidate cucciolate a sconosciuti che promettono di sistemarli. Non affidate cani sulla parola. Se siete volontari di canili o rifugi, fate compilare appositi moduli d’affido con clausole di assoluto controllo: dovete sempre avere la possibilità di rintracciare e contattare gli affidatari. Non affidate mai animali temporaneamente: le adozioni temporanee non offrono alcuna garanzia di sicurezza all’animale che necessita di una stabilità in senso definitivo presso una famiglia affidabile. Non affidate mai animali via internet. Non affidate mai animali lontano dal vostro territorio: di tanti animali adottati da un capo all’altro del Paese se ne sono perse le tracce. Non fidatevi di veterinari che, con la scusa di prestazioni gratuite, prelevano animali».


In alcuni canili c’è il traffico delle finte adozioni e i cani vanno a finire in altri paesi e vengono trasformati in pelliccia e scatolette di cibo per animali. Canili poco controllati, sperpero di denaro pubblico, malasanità criminalità organizzata. La vice presidente del Gruppo Bairo è stata testimone di un fermo in Svizzera quando sono stati trovati cani sedati che non riuscivano a stare in piedi, 9 gatti costipati in una cuccetta di stoffa (fonte portale Il Respiro.eu 2011).

Cani e gatti che dall’Italia partono alla volta di altri paesi europei, in particolar modo in Germania. Un’attenzione che a volte desta sospetto e muove accuse anche gravi nei confronti di chi appoggia e incentiva questa pratica. Si parla di scarsi controlli, perdita di tracciabilità degli animali, vivisezione… Ma cosa c’è davvero dietro le adozioni all’estero? Cos’è che garantisce la loro buona riuscita? E perché alcune associazioni le demonizzano? Alfa, nata nel gennaio 2012, è una delle associazioni che promuovono adozioni all’estero insieme all’associazione Animalia Amo International (la quale ha ricevuto dal comune di Montelibretti euro 250 a cane per l’adozione di 5 cani) con l’appoggio della tedesca Hundehilfe Italien. Nel 2010 nei confronti di Animalia la procura di Terni ha svolto delle indagini per l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata al maltrattamento di animali ma in agosto 2012 il PM titolare dell’indagine ha emesso la richiesta di archiviazione sostenendo “l’assoluta liceità della condotta dell’indagata”. Secondo la legge tedesca è vietata l’utilizzazione dei cani e gatti adottati per gli esperimenti sugli animali e lo stesso vale per quanto riguarda la macellazione di cani e gatti. Quanto sopra da parte del Ministro Federale dell’Alimentazione… Non esiste nessuna prova fotografica o cartacea della presenza di randagi nei laboratori tedeschi (fonte Quattro Zampe marzo 2013).

Le adozioni internazionali vanno bene, in Germania gli animali hanno più diritti. Giornalista Margherita D’amico 2013 http://inchieste.repubblica.it/...
Fra i volontari e le associazioni c’è chi giudica i trasferimenti un’ottima e affidabile soluzione e considera i sospetti solo frutto di pregiudizi e fanatismo. Tra questi Edgar Meyer presidente di Gaia Animali & Ambiente, Sara Turetta fondatrice di Save the Dogs, Xenia Prelz presidente della Fondazione Prelz a Campagnano di Roma, Dorothea Friz veterinaria tedesca fondatrice della Lega Pro Animale di Castel Volturno NA, Helga Wallrath fondatrice di Sos Animali International che gestisce un rifugio vicino a Grosseto (fonte La Repubblica luglio 2013).
Cani ridotti a cibo per cani. I sospetti sulle adozioni all’estero della giornalista Margherita D’Amico, luglio 2013. Migliaia di animali trasferiti in Germania e in altri paesi senza che sia neppure precisato il nome di chi li adotta. Poi se ne perdono le tracce e si aprono gli scenari più foschi. Il caso è finito anche all’Europarlamento, a Ischia è in corso un processo. Le associazioni animaliste chiedono un intervento deciso e nuove regole. http://inchieste.repubblica.it/...

La Giunta municipale di Ragusa ha approvato un protocollo di intesa indirizzato alle associazioni animaliste per l’incentivazione delle pratiche di adozione anche attraverso il trasferimento dei cani dei canili verso zone del Nord Italia o anche estere stanziando per questa operazione 10.000 euro per 12 mesi (fonte Determinazione dirigenziale comune di Ragusa del febbraio 2014).

Il comune di Ispica prov. di Ragusa, liquida una fattura di 4.000 euro per il trasporto di 50 cani prelevati dal concentramento di cani di Ispica a Castel Maggiore BO (fonte Determinazione comunale del 3/09/2014).

A Firenze la Fondazione Caponnetto ha organizzato il primo vertice italiano sulle zoomafie. Il fenomeno dei canili per delinquere strutture non per dare un posto da vivere agli animali ma piuttosto per incassare soldi dalle amministrazioni. La criminalità organizzata dedita ai vari traffici a danno degli animali si distingue per la sua capacità di agire su vasta scala e per la sua capacità di massimizzare il profitto riducendo il rischio. Sono diversi i miliardi di euro intascati ogni anno grazie ai numerosi traffici clandestini che sfruttano gli animali (fonte R.it Firenze 2015).

A Milano (a seguito di un’indagine iniziata nel 2004) è stato scoperto un traffico illegale di cani accalappiati in Italia che finiscono in Germania come cavie in sperimentazioni chirurgiche o di farmaci. Indagate dieci persone tra cui i responsabili di tre associazioni che gestiscono canili e due veterinari per i certificati falsi delle vaccinazioni che servono al rilascio dei passaporti sanitari europei. In Germania i cani vengono pagati tra i 200 e 300 euro cad. (fonte Il Corriere della Sera 2016)

Invii massicci e continui di cani all’estero provenienti da canili rifugio, accalappiati per strada, rapiti, motivati come adozioni internazionali senza che sia possibile avere alcun riscontro circa la loro destinazione effettiva perché varcata la frontiera di loro si perde qualsiasi tracciabilità. I responsabili cambiano spesso identità e codice fiscale, si affidano a privati e prestanome.
Inoltre nei paesi di deportazioni non esiste reciprocità di norme di tutela e quindi dovremmo adottare per gli animali lo stesso principio che si oppone all’estradizione di persone in paesi dove vigono torture e pena di morte. Il raro processo istituito a Napoli per l’esportazione dei cani del canile di Panza a Forio d’Ischia a seguito di un’inchiesta che ha portato a pesanti capi d’accusa per i responsabili, è stato archiviato.
La destinazione di questi cani e gatti è tragica: vivisezione, cibo per animali, trasporto di droga, zooerastia (sesso con animali).

Bloccata staffetta con 61 cani in un furgone di cui 18 nella cabina del conducente stipati dentro una gabbia per polli. Venivano dalla Calabria diretti verso Nord.
Il furgone fa capo all’associazione Argo onlus (fonte Repubblica.it Il Richiamo della foresta 2017).

L’associazione AIDAA denuncia il sindaco di Palermo per violazione della legge 281/91 e lo accusa di avere venduto a 480 euro l’uno, alcuni cani del canile di Palermo ad una nota trafficante di animali più volte denunciata per violazione dell’art.544 del C.P. il cui furgone è stato più volte sottoposto a fermo giudiziario per avere a bordo cani in sovrannumero e in alcuni casi anche morti (fonte giornalistica marzo 2017).

La Guardia di Finanza ha sequestrato beni e disponibilità finanziarie di amministratori e gestori di tre società con sedi tra Caserta e Napoli che avrebbero realizzato tra il 2011 e il 2016 una evasione fiscale pari a quasi 9 milioni di euro attraverso l’importazione di 37.000 cani di razza (fonte giornalistica marzo 2017).

Il Comune di Palermo il 4/4/17 ha chiesto ai servizi veterinari dell’Asp di verificare le adozioni effettuate dall’associazione Ada in quanto sembra che almeno 22 adozioni siano state fatte dalla stessa persona e con destinazione la sua propria abitazione. Tanto quanto è stato fatto per le adozioni di Chiara Notaristefano, nota staffettista, più volte fermata e indagata (fonte http://palermo.blogsicilia.it/...).

Il comune di Scicli nel ragusano è stato segnalato da una veterinaria per le anomalie sul trasferimento dei cani randagi mandati in adozione nel Nord Italia. L’esposto tira in ballo l’associazione Mamma Chiara Animal che opera a Scicli (Chiara Notaristefano) già nota alle cronache in negativo con una serie di denunce per lucrare e speculare sugli animali. Il comune di Scicli paga all’associazione un contributo di 350 euro per tutta la vita del cane.
Quindi per i 50 cani fermati dal Corpo Forestale a Sesto Fiorentino e sequestrati per maltrattamento la Notarisfefano ha percepito ben 17.500 euro (fonte Meridionews giugno 2016).

Legislatura: XIII Ramo: Senato - Tipo Atto: Interrogazione a risposta scritta, Numero atto 4/05245 – Data presentazione: 09-04-1997 Seduta di presentazione: 166
Testo dell’atto – Presentatore – Cognome Nome Gruppo – SILIQUINI Maria Grazia CENTR.CRIST.DEM (CCD)
Stato Iter – Iter in corso
Destinatari Data
MINISTERO DELLA SANITA’ 09-04-1997
Argomento Classificazione con termini TESEO
AUTORIZZAZIONI CANI  ESPORTAZIONI UNITA’ SANITARIE LOCALI
Indicizzazione: geopolitica e sigle GERMANIA  SVIZZERA
VERONA (VERONA+ VENETO+)
Testo dell’Atto – Al Ministro della sanità. –
Premesso:
che da alcuni anni è in atto un processo di trasferimento di cani da regioni italiane alla Germania ed alla Svizzera; che tale trasferimento avverrebbe ad opera di sedicenti associazioni animaliste italiane, che garantirebbero il perfezionamento dell’adozione degli animali nei Paesi sopra indicati (in collaborazione con la Tierschutzverein di Monaco di Baviera per quanto attinente alla Germania); che sopralluoghi eseguiti da animalisti veronesi, con lo scopo di accertare l’avvenuta adozione degli animali all’estero, sono risultati vani nella quasi totalità dei casi; che la Tierschutzverein e la USL 22 di Verona rifiutano sistematicamente di comunicare ad animalisti italiani gli estremi dell’adozione degli animali, rendendo così molto difficoltosi gli eventuali accertamenti, l’interrogante chiede di sapere: in base a quali autorizzazioni avvengano i suddetti trasferimenti; se le USL siano autorizzate a favorire, anche sul piano finanziario, tali trasferimenti;
se il Ministro interrogato abbia svolto indagini sulla destinazione finale dei cani trasferiti; quali siano le ragioni per le quali le USL non favoriscono gli animalisti italiani nel controllo degli esiti delle adozioni. (4-05245)

Differenze legali fra l’Italia e il resto d’Europa
All’interno della Comunità Europea e dei paesi con contratti commerciali con posizione geografica prossima (come ad esempio la Confederazione Svizzera e alcune nazioni dell’est Europa) l’utilizzo di animali a scopo sperimentale è regolamentato dalla DIRETTIVA DEL CONSIGLIO del 24 novembre 1986 concernente il riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici (86/609/CEE).
Questa normativa è stata adottata da tutte le nazioni europee.
Articolo 2
Ai sensi della presente direttiva si intende per:
a) “animale”, non altrimenti specificato qualsiasi vertebrato vivo non umano, ivi comprese le forme larvali autonome e/o capaci di riprodursi ad esclusione di altre forme fetali o embrionali
b) “animali da esperimento”: ogni animale utilizzato o altro animale da utilizzare in esperimenti;
......omissis........
g) “stabilimento”: qualsiasi impianto, edificio, gruppo di edifici o altri locali; esso può comprendere anche un luogo non completamente chiuso o coperto e strutture mobili;
h) “stabilimento di allevamento”: qualsiasi stabilimento in cui gli animali vengono allevati allo scopo di essere successivamente utilizzati in esperimenti;
i) “stabilimento fornitore”: qualsiasi stabilimento diverso da quello di allevamento, che fornisce animali destinati ad essere utilizzati in esperimenti;
Gli animali per i laboratori possono essere allevati direttamente all’interno delle strutture che poi li utilizzeranno a scopi scientifici oppure in strutture esterne (stabilimenti di allevamento).
Gli stabilimenti fornitori sono invece quelli dove, in pratica, si tengono degli animali senza però farli procreare.
Possono quindi verificarsi tre casi:
1) il laboratorio possiede un allevamento al proprio interno.
2) Il laboratorio acquista animali da uno stabilimento fornitore che è allo stesso tempo stabilimento di allevamento. E’ il caso più frequente, tipico dell’Italia, dove lo stesso stabilimento alleva e vende animali ai laboratori (e cioè sia stabilimento di allevamento che stabilimento fornitore).
3) Il laboratorio acquista animali da uno stabilimento fornitore che, a sua volta, li ottiene da uno stabilimento di allevamento.
Non ci sono regole precise riguardo agli stabilimenti di qualsiasi tipologia, infatti uno stabilimento viene definito come qualsiasi impianto, edificio, gruppo di edifici o altri locali; esso può comprendere anche un luogo non completamente chiuso o coperto e strutture mobili.
In teoria, secondo questa normativa, un qualsiasi canile può diventare stabilimento di allevamento e fornitore facendo procreare gli animali o stabilimento solo fornitore vendendo animali senza farli procreare appositamente.
In Italia questo invece non è permesso perché è l’unico paese d’Europa ad avere una legge, 14 agosto 1991 n.281 Legge quadro in materia di animali di affezione, il comma 3 recita: I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, non possono essere destinati alla sperimentazione.
Quindi, solo in Italia, i cani dei canili NON possono essere ceduti alla sperimentazione. La sola normativa sulla sperimentazione non proibisce di usare cani da canile, è la legge sul randagismo, solo italiana, che lo proibisce.
Leggi simili sul randagismo non sono state mai emesse in altre nazioni come Germania o Svizzera perché in questi paesi NON è vietata la soppressione dei cani e non hanno il problema del randagismo.
Quando il numero di animali è superiore alle richieste e alle disponibilità di gabbie nei canili, i cani meno adottabili vengono soppressi per non superare mai la capienza massima dei canili.
Questo è il motivo per cui i canili svizzeri e tedeschi sono SEMPRE pieni ma non possono essere mai stracolmi.
Sono oggettivamente più belli e più curati perché non devono mai affrontare situazioni oltre la capienza prestabilita.
Sopprimono tutti i cani che sono oltre la capienza massima prestabilita.
Per quanto riguarda le tipologie di esperimenti che si possono compiere su animali da canile sono da escludere a priori le prove di farmacologia e tossicologia in quanto, per queste tipologie di prove, è necessario conoscere la “storia” dell’animale e avere animali vissuti in ambienti sterili impossibili da avere in un normale canile.
Sicuramente è possibile ed economicamente vantaggioso usare cani da canili per sperimentazione chirurgica, specialmente didattica.
In questo caso non è importante che l’animale sia vissuto in un ambiente completamente sterile; il classico beagle da laboratorio costa molto, circa 400-500 euro, e diviene difficile economicamente utilizzarne molti per prove chirurgiche.
Un laboratorio potrebbe trovare conveniente comprare da canili a prezzi minori soprattutto per fare esercitare giovani chirurgi o un gran numero di studenti e, soprattutto per le inesperte mani degli studenti, l’utilizzo dei costosi beagle potrebbe essere totalmente proibitivo.
In Italia questo comunque non è permesso per la legge 281 e quindi le Università usano maiali che costano meno e non sono protetti da alcuna legge specifica.
Così come non lo sono gli animali d’affezione nel resto d’Europa.
Dr. Massimo Tettamanti
Facoltà di Scienze Ambientali – Università degli Studi di Milano-Bicocca



Staffette (vai all'indice)

Si definiscono staffette quei trasporti di cani e gatti i cui adottanti, per una ragione o per l’altra, non vanno a ritirare l’animale nel luogo di partenza. Nate dall’iniziativa di un gruppo di volontari per garantire una sistemazione migliore ai randagi del Sud e toglierli dai pericoli della strada e da quelli dei canili lager.

Tanti agiscono in buona fede, ma altri circolano con mezzi stracolmi anche di cento animali in condizioni terribili. Per cui ci sono staffette del “cuore” e del “portafoglio”.

Niente da dire sulle prime costituite da volontari che si impegnano a proprie spese per consegnare i cani in adozione, controllano l’origine, la destinazione, il microchip, il libretto sanitario e tutto ciò che la legge prevede, ma molto da dire per le seconde.

Da anni infatti è in atto un continuo import export di animali d’affezione come cani e gatti, per lo più randagi, per lo più del Sud, tra i diversi Stati d’Europa. Si tratta di migliaia di animali prelevati dai paesi mediterranei e destinati all’Austria, Svizzera, Germani, Belgio e altri Paesi del Nord Europa.

Queste movimentazioni di cani e gatti, nate come iniziative virtuose alla volta di adozioni nelle regioni settentrionali, oggi danno vita a un frenetico giro di trasporti incontrollabili con perdita di tracciabilità degli animali. Sedicenti volontari si contendono gli animali, li arraffano contro la legge e il buon senso. L’Italia intera è afflitta da furti di cani e gatti, rapiti dentro le abitazioni e i giardini, per tacere dell’indiscriminato prelevamento per strada dei randagi e dai canili lager. Ma dove finiscono questi animali? Il Nord verso cui viaggiano è una zona d’ombra, dove gli animali vengono smistati, reindirizzati, depositati in stallo ovvero in collocazioni temporanee, prima del successivo spostamento.

Un esempio fra tanti: a Bolzano e Brescia sono state aperte due inchieste della magistratura dopo un’indagine dei carabinieri del NAS di Milano iniziata nel 2004 per traffico illegale di cani. Sono indagate varie persone e due veterinari per certificati sospettati falsi e negli atti si attesta che per i cani diretti in Germania alla vivisezione, venivano pagati 200-300 euro cad.

Secondo il Gruppo Bairo www.bairo.info/traffici.html: “Gli staffettisti, staffettari, animalari, stallari, in una parola trafficanti, sono individui spesso appartenenti ad associazioni ‘animaliste’ che trafficano con gli animali che si procurano ovunque, rubati o prelevati da canili o rifugi compiacenti, da appelli on-line oppure offerti da persone che non possono più tenerli e si affidano, spesso in buona fede, a questa gente che promette adozioni. Questi animalari non si adoperano per gli animali sul loro territorio ma li prelevano specialmente dal centro sud e dalle isole per poi farli finire al nord in canili lager strapieni per poi essere piazzati in mano a folli, trasferiti oltre confine, perduti durante i viaggi. I viaggi si organizzano con furgoni male attrezzati, ammassando cani anziani, malati che poi vengono trasferiti a metà strada su altri furgoni e su altri ancora, sino a finire sballottati ovunque. I più fortunati ‘muoiono’, di molti se ne perdono le tracce, altri invece finiscono in mani di bastardi che faranno loro patire le pene dell’inferno. Ma qual è lo scopo di trasferire tutti i cani del sud, del centro, delle isole, al nord? Si crede davvero che queste creature vadano in affido a famiglie amorevoli? Si è mai sospettato sui numeri elevatissimi di questo traffico? Ci si è mai chiesti come si mantengono gli ‘operatori italiani’ che quotidianamente trasferiscono animali in treno, in auto, in aereo? Dietro questa grande piaga vi sono le multinazionali che non faticano di certo a trovare gente italiana che alla luce del sole si dichiara associazione animalista ma dal traffico trae invece enormi guadagni.” www.bairo.info/associazionieanimalari.html.

Quella di staffettista è ormai diventata una professione. Questi soggetti percorrono la penisola in lungo e in largo ogni settimana dietro pagamento travestito da rimborso spese. Cento cani a una media di 40 euro a cane fanno 4000 euro a viaggio Molti sono i casi indagati e le persone denunciate per questo traffico.

I volontari che si prodigano per trasferire dal sud al nord, soprattutto cani e gatti, di solito ignorano la realtà dei fatti relativi alle situazioni per le quali invoca aiuto. Accade infatti che dopo aver fatto percorrere centinaia di chilometri ad un animale, non sapendo poi a chi affidarlo, lo si abbandoni non di rado nei pressi di un canile oppure a prestanome o, peggio, ad affaristi senza scrupoli.

Gli animali vengono venduti come cavie ai laboratori di vivisezione tedeschi e svizzeri. Cuccioli, adulti, malati, storpi, animali affidati nelle mani di aguzzini che speculano sulla loro pelle. Sembra che in Italia questo fenomeno non voglia uscire dal ghetto degli stretti interessati ma non per questo meno allarmante, illegale e vergognoso.

Sono ormai anni che furgoni, camion e perfino aerei trasportano gli animali domestici in Germania, Svizzera, Austria e di lì in altri paesi del nord Europa. Sono ormai migliaia gli animali raccolti per le strade, nei canili o presso privati, rubati durante un’uscita da casa.

Cittadini stranieri li prendono in affido e i cittadini italiani collaborano come prestanome. Eppure gli strumenti legislativi (legge 281/91 e conseguenti applicazioni regionali, legge 189/2004, circolare del Ministero della Sanità n.33/1993 e n.5/2001) che vietano le “deportazioni” ci sono ma le norme nazionali così come quelle europee (Regolamento 998/2003 art.3 comma A) non vengono rispettate. Alcuni paesi mediterranei hanno preso coscienza di questo fenomeno e sono ricorsi ai ripari, l’Italia purtroppo è il fanalino di coda.

Della quasi totalità degli animali movimentati è impossibile conoscere la provenienza poiché non sono identificabili essendo privi di regolare microchip, di qualsiasi certificato sanitario necessario per l’espatrio e addirittura del libretto sanitario oppure sono accompagnati da certificati e libretti contraffatti. Anche la loro destinazione resta per lo più ignota. In base alla circolare Garavaglia n.33, integrativa e interpretativa della legge 281/91 sul randagismo, le procedure prevedono infatti che l’adottante si rechi presso la Asl di competenza. Immancabilmente i nomi indicati sui certificati non corrispondono a chi li adotterebbe tant’è che si perde la tracciabilità.

Un imprenditore molto noto in tutto il Paese che ha chiesto di non essere nominato, ha pagato all’Ass. empedoclina protezione animali randagi onlus il viaggio aereo per 17 cani sottratti al capannone dell’area ex Montedison da Porto Empedocle/Palermo a Milano Malpensa verso canili attrezzati del nord Italia (fonte 2007).

Uno dei fenomeni che sta prendendo piede è “l’animalismo mediatico”. “L’animalista” ha quasi sempre queste caratteristiche: non svolge del volontariato presso canili, gattili, colonie feline, ecc., non conosce le norme in materia di randagismo e ignora la vera realtà dei fatti relativi alle situazioni per le quali invoca aiuto. Accade infatti che dopo aver fatto percorrere centinaia di chilometri ad una bestiola, non sapendo poi a chi affidarla, la si abbandona, non di rado, nei pressi di un canile. Si fanno venire al nord svariati animali ignorando ad esempio che cosa sia la leishmaniosi oppure che un cucciolo deve stare con la madre per almeno i primi due mesi di vita. Intendiamoci è giusto salvare animali provenienti dal Sud ma non come sistema, non come trasferimenti di massa improvvisati, impulsivi. Non saranno questi a risolvere le drammatiche condizioni in cui si dibatte il sud fino a quando le istituzioni continueranno ad essere inosservanti circa gli obblighi di legge, fino a quando si consentirà ad avventurieri di ingrassare con soldi destinati al funzionamento dei canili, fino a quando si ignorerà il traffico di cani verso l’estero e così via (fonte Enpa Ravenna marzo 2009).

Sono oltre 280.000 le persone che ogni anno cadono nella rete delle truffe on-line che hanno come oggetto gli animali si tratti di commercio di animali malati o di animali di importazione clandestina. Ci sono truffe per ogni gusto e quelle che vanno a buon fine sono oltre il 70% per importi molto diversi tra loro che vanno dai 50 euro ai 4000 euro per un giro presunto di oltre 400 milioni di euro l’anno (fonte AIDAA – Il Mattino luglio 2009).

Cani venduti come cavie ai laboratori di vivisezione tedeschi e svizzeri. Cuccioli, adulti, malati, storpi, poveri animali affidati senza coscienza nelle mani di aguzzini che speculano sulla pelle di esseri indifesi. L’Enpa chiede al Ministro del Welfare e al sottosegretario della Salute di fermare definitivamente le finte adozioni e le deportazioni all’estero degli animali domestici e promuove la raccolta di firme con il testo pubblicato sul sito www.bairo.info/enpadeportazionefirma.html (fonte Il Mattino luglio 2009).

Gli animali stipati in furgoni e narcotizzati, viaggiano in condizioni penose, a volte vengono trovati morti.

A Sesto Fiorentino FI, il Corpo Forestale dello Stato ha sequestrato un furgone lager proveniente dalla Sicilia con 50 cani tra cuccioli e adulti diretti nei canili di Milano e Bologna. Gli animali erano chiusi stretti nelle gabbie e avevano difficoltà di movimento. Sono stati sequestrati e denunciata per maltrattamento la responsabile del trasporto, una delle più conosciute e discusse staffettiste (fonte Qui Firenze cronaca 2015).

Conosciuta è la vicenda del traffico dei cani tra Ischia e la Germania che si è conclusa con la prescrizione. La IX Sezione Penale del Tribunale di Napoli, presieduta dal Dott. Caputo, ha emesso una sentenza di non doversi procedere perché tutti i reati contestati erano estinti per intervenuta prescrizione col parere favorevole del Pubblico Ministero. Erano sette gli imputati (tra cui due funzionari dell’ASL Napoli 2 Nord) coinvolti nel processo concernente la gestione del canile ”Ernst” di Forio d’Ischia, in località Monte di Panza per i traffici di cani e gatti tra Ischia ed il Nord Europa oltre a due veterinari della Asl di Ischia (imputati di collusione in falso ideologico). L’inchiesta ebbe inizio nel 2006 a seguito delle denunce contro gli ex responsabili del canile “Ernst” di Panza da parte delle organizzazioni zoofile isolane www.isolaverdetv.com/...

Anche le dettagliate, approfondite inchieste di Repubblica del 1 luglio 2013  e del 2 luglio 2013 nonché quella successiva del 29 gennaio 2015 hanno messo a nudo il traffico internazionale di animali d’affezione di cui si perde traccia e che finiscono a lotte clandestine, vivisezione, bordelli in cui vengono abusati sessualmente (con tanto di video) macellazioni, commercio di pelli e pellicce, traffico di droga. Rompicapo troppo faticoso per la giustizia e secondario per la politica che rinnega le leggi in quanto lascia che vengano violate.

Nel gennaio 2013 è stata emanata dal Ministero della Salute una direttiva che elenca le linee guida da seguire per il trasporto di cani e gatti da una regione all’altra. In base a questa direttiva dovrebbero essere presenti requisiti sanitari, documentali e caratteristiche del mezzo di trasporto.

La circolare n.33/1993 del Ministero della Salute a integrazione della legge 281/91 dichiara: “Si sarebbe infatti instaurato un vasto traffico di cani ma anche di gatti che, prelevati a cifre irrisorie in Italia, verrebbero dirottati e rivenduti a cifre più elevate in Germania federale, Austria e Svizzera ed anche in altri Paesi per essere destinati alla sperimentazione vigendo in tali Paesi norme meno restrittive che in Italia”. Lo staffettista può chiedere per ogni animale trasportato, oltre al rimborso spese, una cifra che può variare dai 30 ai 100 euro. A volte questi viaggi sono già pagati dai comuni disposti a versare somme ancora maggiori, come: Ragusa, Scicli, Modica, Ispica, Vittoria… che pagano tra i 100 e i 400 euro per ogni cane spostato altrove.

Staffette, ovvero tanti volontari in buona fede ma anche prestanome che coprono traffici (fonte La Repubblica.it di Margherita D’Amico).

Trasporti e staffette di cani da adottare: nessuna legge, nessuna tutela, tante truffe. Staffette della speranza a pagamento travestito ovviamente da rimborso spese: 30 euro per un cucciolo, 50 euro per un adulto. Cento cani a una media di 40 euro l’uno fanno 4000 euro a viaggio. Alla faccia del rimborso. Questo sì che si chiama speculare sulla pelle di indifesi e incolpevoli esseri viventi ed è una cosa tanto più vigliacca quando non ci si preoccupa minimamente di farli arrivare almeno vivi e sani (fonte Valeria Rossi, Ti presento il cane).

Cani spediti al nord o all’estero per liberare le strade dai randagi o svuotare canili sovraffollati. E’ la politica attuata da molti comuni del sud che stringono sempre più spesso accordi con associazioni o privati per trasferire gli animali in zone in cui avrebbero maggiori possibilità di essere adottati. Una strategia che però sposta il problema anzichè risolverlo e solleva interrogativi sia sulle condizioni di trasporto sia sulle reali destinazioni dei cani. Affidati a staffette che si incaricano del trasporto, alcuni animali trovano casa, altri finiscono in rifugi di diverse regioni o in località sconosciute. In questi casi il cane soffre perché ha bisogno di almeno tre anni per abituarsi al nuovo ambiente. Quella di staffettista è ormai diventata una professione. Una decina di soggetti percorrono la penisola in lungo e in largo ogni settimana indicando su Facebook tappe, date e orari degli spostamenti previsti. I viaggi non sempre rispettano le disposizioni per il trasporto di animali e i camion a norma sono rari. I cani rimangono a bordo anche per più di 24 ore. Accade per tragitti internazionali come quello tra la Sicilia e il nord della Francia ma anche su distanze minori, nel caso di contrattempi che, secondo le testimonianze di vari adottanti, avvengono di frequente (fonte Il Fatto quotidiano dicembre 2014).

Città di Ispica: Determinazione del Responsabile II settore Polizia Municipale e Randagismo del 3 settembre 2014 per liquidazione fattura alla Ditta Animal Coop per il trasporto di 50 cani da Ispica (Ragusa) a Castel Maggiore (Bologna).

Nota staffettista, più volte fermata e denunciata, dell’Associazione Mamma Chiara Animal Onlus di Chiara Notaristefano http://meridionews.it/...  www.facebook.com/events/305153099656740.


Queste movimentazioni di cani e gatti, nate come iniziative virtuose alla volta di adozioni nelle regioni settentrionali, oggi danno vita a un frenetico giro di trasporti incontrollabili con perdita di tracciabilità degli animali. Sedicenti volontari si contendono gli animali, li arraffano contro la legge e il buon senso. L’Italia intera è afflitta da furti di cani e gatti, rapiti dentro le abitazioni e i giardini, per tacere dell’indiscriminato prelevamento per strada dei randagi e dai canili lager. Ma dove finiscono questi animali? Il Nord verso cui viaggiano è una zona d’ombra, dove gli animali vengono smistati, reindirizzati, depositati in stallo ovvero in collocazioni temporanee, prima del successivo spostamento. Ci sono inchieste che fanno emergere perfino il sospetto della presenza di una criminalità organizzata che corre molto meno rischi in questi traffici che in altri come droga e armi. Questo perché le pene non sono severe e anche perché non c’è certezza della pena e i controlli su strada delle forze dell’ordine sono pochissimi. Un esempio fra tanti: a Bolzano e Brescia sono state aperte due inchieste della magistratura dopo un’indagine dei carabinieri del NAS di Milano iniziata nel 2004 per traffico illegale di cani. Sono indagate varie persone e due veterinari per certificati sospettati falsi e negli atti si attesta che i cani diretti in Germania alla vivisezione, venivano pagati 200-300 euro cad. www.anmvioggi.it/...

L’ass. Unione amici del cane e del gatto di Sesto Fiorentino FI nel 2007 ha accolto 22 cani dell’Ass. empedoclina protezione cani randagi onlus.
Nel 2010 con volo pagato dal TCS per un contributo di 236,54 euro sono stati trasferiti dall’Ass. empedoclina protezione cani randagi onlus di Porto Empedocle e inviati a Verona per l’adozione, 6 cani.
Operazione Cuccioli volanti. Altro contributo di euro 168,25 all’Ass. empedoclina…versato dal TCS per spedire cani in volo verso il nord. (2010)

Scortati 3 cuccioli da Catania a Torino/Milano salvandoli dalla triste realtà del sud con un contributo economico di 120 euro per pagare il volo di 2 trasportini (2010). Dei 3 cani volanti uno è già destinato all’adozione a Milano, un altro è stato incredibilmente adottato in aeroporto a Caselle e il terzo cane è ospite del rifugio Il Bau di Alpignano TO.

I canili al Sud sono sovraffollati e i comuni pagano da 100 a 400 euro per ogni animale (Il Fatto quotidiano 14 dicembre 2014). Questa politica adottata da molti comuni del Sud li porta a stringere sempre più spesso accordi con associazioni o privati per trasferire gli animali. Una strategia che però non risolve il problema, semplicemente lo sposta sollevando interrogativi sia sulle condizioni di trasporto che sulla destinazione dei cani. Un esempio è quello della città di Ispica in provincia di Ragusa che nel 2014 con determinazione n.987 ha liquidato una fattura di 4.000 euro a una S.r.l. per il trasporto di 50 animali prelevati da un “concentramento” di cani.

Dichiarazione del canile del Termine di Sesto Fiorentino, Associazione Unione Amici del cane e del gatto, per il ricevimento di n.10 cani microchippati da tenere in stallo in attesa di adozione provenienti dall’Associazione empedoclina protezione cani randagi onlus tramite la staffettista Mamma Chiara Animals Onlus. Bonifico a Mamma Chiara Animal onlus dall’Associazione empedoclina protezione cani randagi onlus euro 500 (fonte dichiarazioni e bonifico del 18/09/2013)
Dichiarazione di una adottante di Pontassieve FI che per motivi di inconciliabilità tra il cane adottato dall’Ass. empedoclina protezione cani randagi onlus e il cane di casa, ha deciso di rinunciare al cane adottato (mail 2015).

Il 21 febbraio 2015 sul Corriere della Sera si legge di un “Traffico illegale di cani per la vivisezione: 300 euro ogni animale diretto in Germania – 10 indagati a termine di un’indagine svolta dai carabinieri del NAS di Milano. Indagate dieci persone tra cui i responsabili di tre associazioni che gestiscono alcuni canili e due veterinari.”

La tradizione di solidarietà della Regione Toscana trova ulteriore positiva conferma nell’adozione di cani da canili di altre regioni in particolare dal Sud. Si chiama fenomeno delle “staffette”. Nel 2014 sono stati 1723 i cani meticci provenienti per adozione da sette regioni con forte pressione di randagismo. Dati riferiti a un circuito legale con piena tracciabilità. La Toscana è uno snodo importante per sequestro di animali trasportati con furgoni in viaggi che attraversano l’Italia (fonte SST Servizio Sanitario della Toscana 2015).

Sequestrati 50 cani fra cui diversi cuccioli e denunciata per maltrattamento la responsabile, una tra le più conosciute e discusse staffettiste, professionista attiva del trasporto di cani e gatti alla volta di presunte adozioni al Nord. Gli animali erano trasportati in condizioni pessime riferiscono dal Cfs (fonte Il richiamo della foresta di Margherita D’Amico luglio 2015).

www.amicicani.com/... sito dell’Associazione Amici Cani che ha per scopo trovare una famiglia ai cani randagi e di canile ma nel cui indirizzo è evidenziato il nome “mamma Chiara” ovvero la staffettista Notaristefano più volte fermata dalle forze dell’Ordine. Vengono anche indicate le staffette evase al 17/11/2016: n.2018.

La proposta per regolamentare le staffette secondo Feder F.I.D.A. 2012
  • Dati della o delle associazioni che inviano gli animali
  • Documento di riconoscimento degli staffettisti
  • Numero dei cani
  • Microchip
  • Libretti sanitari
  • Itinerario destinazioni
  • Dati delle famiglie adottanti

Associazione europea per la protezione degli animali e della natura. In Italia presidente Helga Selzle, Sos Animal International Boccheggiano GR, PARTNER OPERANTE IN COOPERATIONE CON:
EUROPÄISCHER TIER- UND NATURSCHUTZ e.V.
[L’ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LA PROTEZIONE DEGLI ANIMALI E DELLA NATURA, Bonn – Germania]

Tierheim “Cupiloni” – SOS ANIMALI INTERNATIONAL:
Die Organisation hat ihren Sitz mitten in der Toskana, ganz in der Nähe des kleinen Städtchens Bocchegiano. Unser Tierheim „Cupiloni“ liegt etwas versteckt in den Wäldern nur wenige Autominuten von den privatem Wohnhaus entfernt.
Helga und Helmut Selzle Wallrath zogen mit fünf Hunden 1992 von München in die Toskana. Ihr langersehnter Wunsch nach einem friedlichen Leben in ein 100 qm großes Haus mit drei Hektar Land.



Irresponsabilità pubbliche (vai all'indice)

Il rispetto delle leggi non appartiene al singolo cittadino ma a tutti, siano individui che istituzioni, associazioni, gruppi, ecc. E’ degradante che le istituzioni pubbliche non rispettino le leggi mentre pretendono che lo facciano i cittadini. Sui tribunali scriviamo che “La legge è uguale per tutti” ma mentre siamo pronti a emettere una sanzione per divieto di sosta, non lo siamo affatto per emetterla nei confronti di reati pubblici ben più gravi.

Il manuale delle Norme nazionali sulla tutela degli animali d’affezione e lotta al randagismo del Ministero della Salute, pubblicato nel febbraio 2017, indica le varie competenze e responsabilità delle istituzioni: lo Stato, Le Regioni e Province autonome, i Comuni e norme molto importanti come i criteri di risanamento dei canili e la costruzione dei rifugi per cani, realizzazione di un programma di prevenzione del randagismo, attuazione di piani di controllo delle nascite di cani e gatti, ecc. ecc.

Il senso di frustrazione più diffuso da parte dei cittadini quando segnalano un maltrattamento è quello generato dalla mancanza di risposte.
I cittadini si scontrano con lo “scaricabarile” della competenza, con il balletto delle responsabilità, con l’esasperante rinvio da un ufficio all’altro.
Il balletto delle competenze è praticato ovunque. Le risposte più avvilenti sono giunte dai Servizi Veterinari e fra gli ostacoli maggiori per l’affermazione dei diritti animali nel nostro Paese c’è anche l’inefficienza dei Servizi Veterinari.
Un esempio è che il cento per cento delle segnalazioni inviate da SOS Maltrattamenti della LAV ai Servizi Veterinari delle ASL ha avuto esito negativo mentre quelle inviate ad altri organi di controllo hanno avuto molti esiti positivi (fonte LAV SOS Maltrattamenti 2005).

Naturalmente, con rapida frequenza, i comuni si attivano per controllare le deiezioni dei cani non raccolte e di sanzionare con multe onerose fino a 500 euro, i proprietari che non le raccolgono (fonti giornalistiche varie).
Ma non controllano altre illegalità a discapito degli animali.

Dei 400 milioni di lire destinati dal Comune di Firenze ad associazioni culturali, socio-sanitarie, ricreative, case del popolo e di volontariato, zero lire sono state destinate alle associazioni che si occupano di tutela animali (fonte La Nazione agosto 2000).

Rilevamento mancate prestazioni e disservizi attuale convenzione ASL per la gestione del canile sanitario, l’accalappiamento dei cani, la cura degli animali randagi feriti e la sterilizzazione dei gatti liberi inviata dall’ufficio Diritti Animali del comune di Firenze all’Assessorato all’ambiente (fonte Comune FI ottobre 2004).

Ancora nel 2006 l’associazione AIDAA dichiara che oltre 100 comuni lombardi non rispettano a vario titolo le normative della legge quadro 281/91.

La Lombardia il 20 luglio 2006, ha varato, con ben 15 anni di ritardo rispetto ai sei mesi previsti dalla legge quadro 281/91, la legge regionale contro il randagismo e la tutela degli animali d’affezione.

L’accattonaggio con gli animali è un fenomeno dilagante da contrastare. C’è il rischio di sviluppare una nuova economia legata al commercio illegale di animali, un racket delle cucciolate e si rischia di aggravare il già pesante fenomeno del randagismo.
Questo racket è gestito dalla malavita.
Ogni anno vengono coinvolti nell’accattonaggio almeno 25.000 animali e almeno 6.000 sono i cani rapiti ogni anno ai loro padroni per essere poi immessi nel mercato dell’elemosina dopo essere stati drogati o costretti ad ubbidire a legnate (fonte AIDAA e LAV Ferrara 2008). Alcuni comuni hanno proibito l’accattonaggio con animali.

Nel 2009 varie associazioni hanno richiesto la chiusura del canile lager di Cicerale diffidando il sindaco dal concedere ulteriore autorizzazione sanitaria. Struttura convenzionata con 96 comuni.

Il comune di Cosenza ha individuato come unico sistema per la lotta al randagismo la cattura dei cani vaganti sul territorio, il loro ricovero nel canile sanitario ed il successivo trasferimento in canili rifugio tutti situati fuori provincia (C.S. LAV Cosenza luglio 2009).

Appello disperato dell’associazione tedesca Sos Animali International per i cani calabresi della Sila. Animali invisibili, affamati, timidi, impauriti.  
Se questi cani da piccoli sopravvivono al gelo dell’inverno alla fame, ai predatori e all’uomo diventano adulti ma non invecchiano mai. La loro vita media è di tre anni scarsi.

In meridione spiccano le inadempienze di alcuni comuni. I canili sanitari costruiti ex novo o risanati sono troppo pochi e quindi prosperano strutture private che fanno dei randagi un business accaparrandosi i contributi delle amministrazioni pubbliche senza garantire ai cani strutture adeguate (fonte LAV Matera).

A Potenza (Basilicata) 400 cani sono destinati ad essere deportati a Cosenza (Calabra) in un megacanile multipiano di 1764 mq per 2000 cani (88 cm. A cane) per 1 euro al giorno.

A Cosenza, nel novembre 2016, dopo il sopralluogo effettuato da associazioni animaliste e il parlamentare Paolo Bernini, è stato chiesto il sequestro del canile di Mendicino per “Condizioni inconciliabili con le esigenze etologiche degli animali”

Nel 2008 una libera professionista torinese, attiva in progetti per la protezione degli animali, decide di inviare un veterinario a Porto Empedocle per la sterilizzazione dei cani. Vengono presi accordi con il sindaco e ad agosto sbarca a Porto Empedocle il veterinario fondatore dell’Italian Wildlife and zoo veterinari emergency team onlus.
Era pronto ad operare ma la sala operatoria del canile non era ancora allestita perché la ASL dichiarava che non godeva ancora delle necessarie autorizzazioni.
Conclusione: il veterinario che avrebbe sterilizzato gratis i cani se ne andò perché la ASL era la sola a volerci mettere le mani dentro (fonte Comune di Porto Empedocle, Ministero della Salute 2011).

A Marradi FI i cittadini hanno chiesto nel 2013 un’area cani. Malgrado le promesse un anno dopo nulla è stato fatto (fonte La Nazione agosto 2014).

Inerzia delle Asl, gare al massimo ribasso che assegnano le strutture a chi sostiene di accalappiare, nutrire, curare, sterilizzare, far adottare i cani con un rimborso di pochi centesimi, carenza di campagne educative e la sterilizzazione praticata a rilento, destinano gli animali a maltrattamenti e causano il dispendio di risorse pubbliche ad esclusivo vantaggio di malfattori.
Intanto, in alcune aree del Paese, si verifica un stato di emergenza cronico, con migliaia di cani vaganti e canili strapieni con canili sequestrati per reati che vanno dalla truffa al maltrattamento, all’esercizio abusivo della professione veterinaria (fonte LAV Rapporto zoomafia 2014).

In Mugello, Toscana, territorio di vari comuni, non esiste un canile pubblico per dare ricovero ai cani abbandonati. Ciò comporta esborsi notevoli per le casse di alcune amministrazioni costrette a dare alloggio e mantenere ogni randagio catturato (fonte La Nazione 2015). Questo nonostante siano passati 26 anni dall’emissione della legge quadro 281/91.

La deputata Michela Vittoria Brambilla commenta il comportamento dell’assessore di Caltagirone ripreso dalle telecamere mentre abbandonava dei cuccioli nel giugno 2017. “Il fatto rappresenta la plateale inadempienza delle istituzioni (Comuni, Asl, Regioni) vera concausa del randagismo”.
Vittoria Michela Brambilla dichiara che il randagismo è una calamità di origini completamente umane perciò gli animalisti non daranno tregua agli amministratori inadempienti o disonesti. Nel nostro Paese il randagismo resta un fenomeno preoccupante.
Nessuna Regione ne è esente ma al sud si ha l’impressione che la piaga abbia assunto le dimensioni di una calamità naturale.
Solo che non è affatto naturale ma la causa prima tra tutte è la diffusa disapplicazione della legge nazionale 281/91 benché le norme vigenti assegnino a Regioni, Comuni e Asl compiti ben precisi (fonte On. Brambilla marzo 2017).

Nel 2017 il comune di Firenze ha avuto l’improntitudine di verniciare sui marciapiedi della città un messaggio distorto e volutamente offensivo per i cittadini: ANIMALE! Quando non la raccogli l’ANIMALE non è il tuo cane, SEI TU! La multa è di 160 euro. Comune di FIRENZE.
Chi ha composto la frase ha rinunciato all’eleganza, alla sobrietà e al reale significato dei vocaboli attribuendo alla parola “animale” un’accezione negativa, spregiativa, offensiva, denigratoria che non è pertinente a ciò che si vorrebbe esprimere. L’animale è un essere senziente e l’umano che non raccoglie le feci del proprio cane resta un umano, maleducato, incivile come si vuole ma un umano e mai un animale che resta sempre al di sopra di ogni giudizio morale.





Dal 1991 è istituito presso il Ministero della Salute un fondo per la lotta all’abbandono le cui disponibilità vengono ripartite annualmente tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, secondo criteri determinati con decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro del Tesoro, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Vanno ad alimentare il fondo le sanzioni comminate in violazione della Legge 281. A livello territoriale, alle risorse statali possono aggiungersi quelle messe a disposizione da ciascuna Regione e da questa ripartite ai Comuni per interventi di risanamento e realizzazione di canili.

Del finanziamento statale ripartito fra le regioni che tra il 1991 e il 1998 corrisponde a 41.725 milioni è stato utilizzato e speso il 30% circa pari a lire 12.512 milioni. Durante lo stesso periodo il finanziamento regionale utilizzato è stato del 92%.

A partire dal 2008 i criteri di ripartizione sono stati modificati con decreto ministeriale 6 maggio 2008 e così destinati:
  • il 40% viene ripartito in quote di pari entità tra le Regioni sulla base dell’attivazione della banca dati regionale dell’anagrafe canina in riferimento alla consultabilità per via telematica. Per la Regione Trentino Alto Adige, la ripartizione delle quote spettanti sarà attribuita, per un pari importo, alle Province autonome di Trento e Bolzano;
  • il 30% viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in base alla consistenza della popolazione dei cani e dei gatti con riferimento al numero di ingressi nei canili sanitari e nei gattili;
  • il 30% viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in base alla popolazione umana.

I dati sul randagismo sono forniti annualmente dalle Regioni su richiesta del Ministero e sono pubblicati alla pagina www.salute.gov.it/...

Fino a pochi anni fa comunità montane, unione dei comuni e associazioni protezioniste ricevevano cifre importanti anche dal Ministero della Salute (nel triennio 91-93 si stanziavano 5 miliardi di lire trasformati in circa 4 milioni di euro in media per ogni anno dal 2005 al 2010 ridotti poi alla simbolica cifra di 300.000 euro circa nel 2014. Infatti, in base alla legge 434/1998 (art.1 comma 2) il finanziamento per gli animali d’affezione e prevenzione del randagismo del Ministero sarà di: 309.000 euro nel 2015, 310.000 nel 2016 e 310.000 nel 2017 pari a poco più di 15.000 euro anno a Regione (fonte Ministero 2014).

Si stima in 200 milioni l’anno il costo per il mantenimento dei cani in canile. Parecchie amministrazioni cercano di svuotare le strutture non già incoraggiando le adozioni consapevoli con l’offerta di visite veterinarie, mangime gratuito ma proponendo denari a chiunque ritiri un animale. Occuparsi del randagismo per la maggior parte dei comuni italiani è una scocciatura marginale, non riescono a ricondurla nei binari della civiltà, della giusta convivenza, dell’etica e delle leggi.

Il contributo economico elargito per ogni cane può variare da 2 a 7 euro al giorno ma il primo dato impressionante dei canili gestiti per lucro è quello della mortalità che arriva fino al 60% dei cani ospitati.

Sono 118 milioni di euro i costi sostenuti dalle regioni per il mantenimento dei cani nei canili rifugio (fonte LAV 2015) con 3,5 euro al giorno l’importo minimo ritenuto congruo da una circolare del Ministero della Salute per garantire l’adeguato mantenimento degli animali.

La Regione Umbria ha ricevuto dal Ministero della Salute i seguenti fondi per l’attuazione della legge 281/91:
  • Anno 1991 lire 26.479.485
  • Anno 1992 lire 49.422.050
  • Anno 1993 lire 172.977.175
  • Anno 1994 lire =
  • Anno 1995 lire 84.970.075
  • Anno 1996 lire 286.727.000
  • Anno 1997 lire 284.966.000
  • Anno 1998 lire 165.244.000
  • Anno 1999 lire 104.274.000
  • Anno 2000 lire 93.473.000
(Fonte Regione Umbria 2002)

I fondi stanziati dal 2005 al 2015 dal Ministero della Salute:
  • 2005...€.4.271.578,00
  • 2006...€.3.998.000,00
  • 2007...€.4.986.000,00
  • 2008...€.3.086.085,11
  • 2009...€.3.801.681,00
  • 2010...€.3.333.765,28
  • 2011......€.246.649,00
  • 2012......€.310.190,00
  • 2013......€.328.000,00
  • 2014......€.313.072,00
  • 2015......€.309.000,00
(fonte Ministero della Salute 2016)

La Regione Piemonte ha finanziato n.38 progetti per canili con l’importo di lire 1.996.000.000 dal 1994 al 1999.

La Regione Toscana ha erogato nel 1996 lire 286.791.396 per la costruzione di canili pubblici (comuni di Arezzo, Carrara, comunità montane Valtiberina, Lunigiana, Valle del Serchio) e nel 1998 lire 576.399.875 per la costruzione di canili pubblici (comuni di Grosseto, Lucca, Pisa, Prato, Torrita di Siena), (fonte Regione Toscana).

In base alla legge 29 dicembre 2003 n.376 Finanziamento di interventi di opere pubbliche il Ministero della salute ha ricevuto per il randagismo n.250 domande di cui 208 accolte e 42 non accolte. Sono state accolte tutte le richieste pari o inferiori a euro 30.000 e tutte quelle pervenute dalle Comunità Montane e dalle Unioni dei Comuni (fonte Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali – Settore Salute – dicembre 2007).

In Toscana nel 2004 i contributi della Regione sono stati pari a 853.000 euro e sono stati impiegati per la realizzazione e ristrutturazione di 7 strutture al servizio del territorio di 64 comuni. Nel 2005 i contributi sono stati di 647.000 euro con cui sono stati realizzati i nuovi canili della Bassa Val di Cecina e dell’Elba al servizio di 18 comuni.
Nel 2006 i contributi sono stati di circa 720.000 euro per progetti approvati fra cui: attività del servizio veterinario pubblico, lotta al randagismo, sviluppo dell’anagrafe canina, recupero e ricovero degli animali e alla loro eventuale restituzione ai proprietari (fonte Regione Toscana gennaio 2007).

Nel 2007 per la Toscana sono stati erogati dal Ministero contributi per 600.000 euro (fonte Ministero).

Con deliberazione del 14 ottobre 2013 n.845 la Giunta regionale toscana ha approvato il Piano regionale controllo randagismo e tutela animali 2013 presentato dall’Azienda USL 10 di Firenze.

Con Deliberazione n.987 del 23/12/2013 la Regione Toscana ha erogato un finanziamento di euro 101.646,20 alla Azienda USL 10 di Firenze per il progetto denominato “Piano regionale controllo del randagismo e tutela degli animali anno 2013”.

Sarebbero 500 milioni i fondi pubblici destinati ogni anno ai canili. Una struttura che ospita mille cani può ottenere anche 2,5 milioni di euro all’anno (fonte Il Corriere 2016).

Con Delibera n.507 del 15 maggio 2017 la Regione Toscana approva il progetto “Piano regionale tutela e benessere animale 2017/2018 – Supporto Igiene Urbana Veterinaria” relativo a integrazione Scuola regionale cani guida per non vedenti, monitoraggio e implementazione sistema anagrafe canina regionale, sperimentazione e validazione nuovi strumenti di valutazione del benessere nei canili (protocollo Shelter Quality), coordinamento soccorso fauna in difficoltà, protezione animali utilizzati a fini scientifici. Il Progetto riguarda tutto il territorio della Regione Toscana per un importo di euro 183.000.

Le Regioni e le Province autonome devono individuare le azioni di intervento contro il randagismo dando la priorità, come previsto dalla legge finanziaria 2007, ai piani di controllo delle nascite destinando una quota non inferiore al 60% delle risorse alle sterilizzazioni (fonte Ministero della Salute 2017).



Esperienze (vai all'indice)
(buone pratiche e buone teorie)

Le varie istituzioni in ambito regionale dovrebbero accollarsi l’onere morale di considerare la lotta al randagismo non soltanto un’azione a favore degli animali ma anche un esempio di civiltà e di responsabilità verso la società.

Accollarsi realmente quest’onere significa impegnare in concreto denaro e iniziative per attuare le leggi esistenti.

L’Enci propone al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali la costituzione di un Osservatorio cinologico nazionale con funzioni di controllo, sorveglianza e monitoraggio che tenga sott’occhio gli allevamenti, verifichi le forme di addestramento più corrette ma pure offra informazioni e formazione ai possessori di cani e costituisca una banca dati sul comportamento delle razze (fonte La Repubblica e Il Corriere novembre 2000).

Esiste un progetto: “Nelle case di riposo con cani e gatti”, del Ministero della Salute nell’ambito di una migliore assistenza agli anziani. Questo progetto è già esperienza concreta nella Casa di riposo di Montefiascone con la costruzione di un razionale e funzionale canile che ospita un bel gruppo di cani ex randagi abbandonati o portati appositamente che convivono magnificamente con gli anziani dell’istituto (fonte Il Messaggero luglio 2002).

Proposta di appellarsi ai veterinari neolaureati per un supporto di volontariato che preveda un rimborso spese, per verificare l’operato dei canili convenzionati (fonte Gruppo Bairo gennaio 2003).

Nel 2003 Esselunga ed Enpa hanno promosso una campagna contro l’abbandono degli animali. Esselunga ha messo in circolazione milioni di sacchetti della spesa a tema, cui si accompagnano manifesti esposti all’interno dei 116 punti vendita della catena.

Alcuni comuni della provincia di Caserta hanno avviato un progetto che ha ricevuto l’ok dal Ministro della giustizia che finanzierà interamente la costruzione di un canile rifugio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. A occuparsi dei randagi ospitati nella struttura, della loro cura e del loro sostentamento fino al momento di una possibile adozione, saranno i detenuti della casa circondariale così come avviene in altri istituti penitenziari italiani (fonte Il Mattino dicembre 2003).

La Coldiretti della provincia dell’Aquila ha scritto ai sindaci per sottoporre una proposta in tema di randagismo. La soluzione migliore “potrebbe essere quella di stipulare specifiche convenzioni con aziende agricole per affidarli in custodia, dopo la sterilizzazione. All’interno delle aziende agricole con esigui investimenti si possono creare le condizioni ideali per ospitare piccoli gruppi di cani ed i costi di gestione da riconoscere all’agricoltore sarebbero in linea con quelli di un canile pubblico. Tale possibilità trova anche una base normativa nell’art.15 del decreto legislativo n.228 del 18 marzo 2001” (fonte Il Messaggero d’Abruzzo luglio 2003).

Asl e Regione Sardegna avviano un progetto per la sterilizzazione delle cagne. I proprietari pagheranno un contributo minimo il resto lo paga la Regione. Non tutte le richieste verranno accettate perché le risorse sono limitate e quindi verranno stabiliti dei criteri principalmente in base alla situazione ambientale in cui vive l’animale (fonte L’Unione Sarda settembre 2004).

La provincia di Bologna ha illustrato un progetto per l’adozione di cani da parte degli anziani con un monitoraggio che permetta di capire quali benefici ne traggano gli uni e gli altri. Si tratta semplicemente di una sperimentazione che combatte la solitudine degli anziani e, contemporaneamente, trova una soluzione per gli animali che non hanno un padrone (fonte Emilianet maggio 2004).

Nel 2005 il comune di Ascoli Piceno ha promosso un progetto per la lotta al randagismo che prevede, fra l’altro, oltre alla sterilizzazione dei randagi, la sterilizzazione gratuita dei cani di proprietà in quanto ritiene che le cucciolate indesiderate nate dai cani di proprietà siano una delle principali cause del randagismo. Ha anche avviato una campagna di sensibilizzazione che prevede il rimborso delle spese veterinarie sostenute nel corso dell’anno di adozione di un cane randagio ospite di canile comunale.

Nel carcere di Rebibbia parte il primo progetto europeo di educazione cinofila per detenute. Le donne imparano un mestiere gratificante e gli ex trovatelli sono addestrati per aiutare i disabili. Si oppongono ai cani nelle carceri italiane Enpa e LAV. Il motivo è che non tutte le case circondariali hanno i requisiti idonei per accogliere un certo numero di animali ed è troppo forte il rischio di esporre gli animali a stress e sofferenza. Inoltre questo tipo di attività sfugge ad un quadro normativo preciso e non si hanno garanzie sufficienti sul rapporto che si viene a instaurare in contesti simili tra uomo e animale (fonte Airone aprile 2005).

La Giunta comunale di Firenze delibera la realizzazione di un cimitero per gli animali e stanzia fondi per la sua realizzazione (fonte Comune di Firenze Assessorato all’Ambiente 2005).

Il comune di Roma ha stanziato un fondo per una media di 4000 interventi di sterilizzazione degli animali di proprietà (fonte Il Messaggero marzo 2005).

Nel carcere di Sollicciano FI si sono incontrati cane e padrone. Pare sia la prima volta che a un cane viene concesso il “colloquio” col padrone in carcere (fonte La Nazione 2006).

L’associazione Lupus in fabula scrive al presidente del consiglio della Regione Marche affinchè vengano concentrati i controlli capillari dell’iscrizione all’anagrafe canina su cacciatori e tartufai perché nei canili la tipologia dei cani utilizzati per queste attività sono la maggioranza. Vanno anche controllati costantemente gli allevamenti (fonte Lupus in Fabula marzo 2006).

Si propone alla Regione Marche di assegnare alle case di riposo un certo numero di cani abbandonati e farli accudire dagli anziani dando loro un impegno e un affetto a volte introvabile (fonte Associazione Lupus in Fabula marzo 2006).

Si è avviato con il patrocinio del comune di Bagno a Ripoli FI il progetto di pet therapy studiato dalla Residenza sanitaria assistita Masaccio in collaborazione con la Sogespa spa ed il comitato dei parenti degli ospiti. La terapia di supporto integra, rafforza e coadiuva le terapie tradizionali con scopi cognitivi, comportamentali, psicosociali e psicologici in senso stretto. Ciò che differenzia il progetto della casa di riposo dalle altre realtà di pet therapy esistenti è la presenza del cane all’interno della struttura come presenza costante e il contatto quotidiano e continuo con l’animale (fonte La Nazione 2006) www.nove.firenze.it/....

Il comune di Roma corre in aiuto delle gattare e lancia la “cat-card”, una tessera per ottenere sconti e agevolazioni su alimenti e medicinali destinati alle colonie feline presso negozi per animali e farmacie convenzionate. Monica Cirinnà, delegata del sindaco dice che la cat-card consentirà il riconoscimento dello status di gattare (fonte Libero maggio 2006).

La Regione Puglia con prot.24/14040/ATP/2 del 12 ottobre 2006, fra l’altro stabilisce “il divieto di conferire presso rifugi e strutture ad essi assimilate (canili, pensioni e allevamenti per cani) un numero di animali superiore al limite fissato a 200 unità” e “il divieto di conferire animali in strutture al di fuori de comprensorio competente per Asl (in base all’art.5 della L.R. n. 13/1983) in quanto verrebbe meno il ruolo di organo di controllo assegnato alle Asl territoriali dalla normativa vigente”.

La giunta provinciale di Ancora ha approvato un progetto per la realizzazione di un’anagrafe felina informatizzata, la sterilizzazione dei cani randagi ospitati in canili e rifugi e dei felini appartenenti alle colonie del territorio comunale (fonte Ansa dicembre 2006).

La Regione Marche ha approvato per il biennio 2006/2007 per la prevenzione e la lotta al randagismo la sterilizzazione dei cani randagi, ospitati nei canili o nei rifugi e dei gatti che vivono nelle colonie. Dopo la cattura gli animali vengono trasportati presso le strutture del Servizio Sanità Animale che provvede alle cure e all’intervento di sterilizzazione. I gatti vengono poi reimmessi nel loro territorio (fonte ANMVI marzo 2006).

Visita dei cani in carcere dai loro padroni carcerati per reati patrimoniali nel veronese.

Organizzato dall’Enpa con il patrocinio e il contributo dell’Ufficio Diritti Animali e dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Savona, il primo corso per volontari di canile. Collaboratori un avvocato, un educatore cinofilo, un medico veterinario (aprile 2007).

Milano lancia l’operazione “Microchip scontato”. Per tutto il mese di ottobre il comune di Milano (insieme all’Asl e all’Ordine provinciale dei medici veterinari, patrocinato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, dalla Regione Lombardia, dai sei comuni dell’area nord, da società scientifiche e associazioni protezionistiche) lancia una campagna per invitare i milanesi a dotare il proprio cane del chip identificativo (fonte La Nazione ottobre 2008).

In California sta facendo discutere (ma sta passando), una legge che obbliga chi non desidera cucciolate a sterilizzare le proprie cagne pena severe multe (fonte veterinaria 2008).

La città di Roma ha creato due centri di raccolta dove i cittadini possono portare prodotti per animali da destinare alle famiglie indigenti che convivono con uno o più quattro zampe. Questa iniziativa rientra nel più ampio Fondo Sorriso (fonte Quattro Zampe maggio 2009).

La Provincia di Firenze insieme alla Asl, avvia il progetto “Adotta un cane anziano” di età superiore ai 5 anni ospite dei canili del territorio anche attraverso incentivi concreti come la copertura di una particolare assicurazione veterinaria della durata di un anno per le spese sanitarie e gli interventi eccezionali più un corso preparatorio all’adozione, il counseling comportamentale e una visita di controllo all’inizio dell’adozione (Provincia di Firenze luglio 2010).

Grazie alla legge contro gli sprechi alimentari il cibo per gli animali in contenitori danneggiati o prossimi alla scadenza si trasforma in ottimi pasti per i cani e i gatti di cui si prendono cura le associazioni (fonte Informatore Coop maggio 2010). www.ilfattoquotidiano.it/...

Gli anziani nelle case di riposo di Roma e provincia saranno rallegrati dalla presenza di cani non più giovanissimi grazie al progetto “Umberto D.” La presenza di un amico a quattro zampe in strutture dove risiedono gli anziani può apportare moltissimi benefici e vantaggi (fonte petpassion blog ottobre 2011) http://amicidichicca.blogspot.it/...

In Toscana, esiste un cimitero per animali a Prato, Pistoia, San Godenzo (fonte Il Nuovo Corriere 2011).

Il Comune di Firenze ha determinato di affidare il servizio di cura dei cani ex randagi ospitati al nuovo canile rifugio di Via Bassa, alle Cooperative Sociali per contribuire all’inserimento di persone svantaggiate nel tessuto sociale attraverso l’impegno del lavoro (fonte Comune Firenze novembre 2011).

Oltre che risolvere carenze e problemi emozionali permette ai detenuti di imparare ad addestrare i cani e crearsi una seconda chance una volta scontata la pena. Un’idea che ha avuto un certo successo anche in Italia dove dal 2003 al 2005 la sezione femminile del carcere di Rebibbia ha aperto le porte ai cani di canile con il progetto “ConFido” (fonte QN 2011)  www.leduecitta.it/...

Un’iniziativa che spopola in USA. La pet therapy, ovvero “prison dog program” dietro le sbarre in USA viene sperimentata in ben 98 carceri.
Oltre che risolvere carenze e problemi emozionali permette ai detenuti di imparare ad addestrare i cani e crearsi una seconda chance una volta scontata la pena. Un’idea che ha avuto un certo successo anche in Italia (fonte QN 2011).

La PetSharing si è aggiunta alle varie soluzioni per sistemare provvisoriamente il cane. Si tratta di una community on line dedicata appunto a chi è in cerca di ospitalità per il proprio animale domestico. On line si incontrerà dunque chi cerca e chi offre ospitalità che qualitativamente dovrà rispondere a certi standard. Funziona in modo gratuito basta versare una piccola quota annua. E’ in funzione a Firenze e provincia (fonte PetSharing 2012). www.petsharing.it  www.lettera43.it/...

L‘ospedale pediatrico Meyer di Firenze festeggia i suoi 10 anni di pet therapy. Tre cani si prendono cura dei bambini ricoverati con i quali giocano e interagiscono sotto il controllo di un istruttore. I cani lavorano in tutti gli spazi dell’ospedale, dalle sale di attesa ai reparti, compresi oncoematologia e rianimazione (fonte La Nazione 2012).

E’ nato il cimitero per animali tra Firenze e Prato, a San Giorgio a Colonica, realizzato dall’associazione Orma (fonte Reporter 2012).

Il Rotary Club della zona fiorentina, ha studiato un progetto destinato al recupero dei giovani detenuti che operano per il ricondizionamento di cani che hanno subito maltrattamenti (fonte www.rotaryfiesole.it  2012).

A Fauglia, nel pisano, c’è il progetto per il cimitero misto dove riposano sia umani che animali dove perpetuare lo splendido rapporto con Fido e Fufi anche dopo la morte, unitamente a una gestione tutta privata del servizio con appalto ad un’azienda che si prenda in carico tutto il pacchetto: salme, tombe, cappelle gentilizie, sia per umani che per animali (fonte La Nazione 2012).

L’Europarlamento ha approvato il testo di Marit Paulsen “sulla strategia dell’Unione europea per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015” e la risoluzione della commissione Petizioni “sulla definizione di un quadro giuridico dell’UE per la protezione degli animali domestici e degli animali randagi” www.europarl.europa.eu/....  Viene anche stabilito che l’art.13 del trattato di Lisbona che definisce “senzienti” tutti gli animali, è di portata generale e, in quanto tale “prevale giuridicamente rispetto a tutte le politiche del mercato interno”. Con la risoluzione comune approvata i deputati chiedono una migliore protezione degli animali da compagnia e degli animali randagi che attualmente non sono coperti da alcuna normativa europea “La nuova legislazione dovrebbe promuovere la responsabilità dei proprietari di animali, vietare canili e rifugi senza licenza, applicare sanzioni severe in qualsiasi paese dell’UE che non rispetta le regole e fornire un’adeguata formazione agli operatori pubblici
Questi gli aspetti che dovrebbero rientrare nella regolamentazione comunitaria:
  • norme per l’identificazione e la registrazione degli animali,
  • strategie di gestione degli animali randagi, tra cui programmi di vaccinazione e di castrazione,
  • misure di promozione della proprietà responsabile,
  • divieto di canili e rifugi non autorizzati,
  • divieto di uccidere animali randagi senza indicazione medica,
  • programmi scolastici di informazione e di istruzione sul benessere degli animali,
  • severe sanzioni nei confronti di qualunque Stato membro che non ottemperi alle norme.
(Fonte Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni 2012).

La regione Emilia Romagna, per prima, ha modificato la normativa esistente consentendo l’accesso di animali, cani e gatti, al seguito del proprietario nelle strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate dal Servizio sanitario regionale. Sono state anche licenziate le linee guida per la pet therapy in case protette e case di riposo con animali domestici quali cane, cavallo, asino, gatto e coniglio in quanto gli interventi hanno valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa (fonte QN 2013).

In Galles politici del governo hanno criticato la normativa sui cani pericolosi perché rende alcune razze più attraenti come status symbol (2013).

+ microchip + sterilizzazioni = – randagi.  C’è una legge del 1991 –forse mal applicata- che ci rende campioni d’Europa per la spesa sul randagismo con 915 strutture autorizzate, più di 100.000 cani nei canili ed un concetto di “benessere” tanto evoluto da ammettere la reclusione a vita in canile!!! Per SIVELP è fondamentale la regola della responsabilità: un cane, un padrone. Il microchip ha sostituito l’obsoleto tatuaggio e l’informatica è venuta in soccorso per rimpiazzare gli assai meno efficienti registri cartacei. Tuttavia non ne veniamo a capo. Continuano a nascere nuove cucciolate non tanto da parte di randagi, perché il tasso di sopravvivenza dei cuccioli in natura è bassissimo, ma per l’incuria dei proprietari. Abbiamo visto grandi campagne mediatiche a favore della sterilizzazione, ma appena si è cercato di imporla si è ribaltato il tavolo. Chi ne era paladino, ne è diventato strenuo oppositore (fonte www.sivelp.it/... set. 2013).

Per la prima volta in Toscana, nella scuola primaria di Incisa Valdarno, si fanno lezioni di “educazione civica cinofila”. Il progetto approvato dalla direzione didattica e appoggiato da alcune insegnanti, si chiama “Un cane in classe”. Ha riscosso grande consenso da parte degli alunni (fonte La Nazione dicembre 2013).

Cani nelle carceri. Il programma, lanciato negli Usa nel 1981, sta prendendo sempre più piede. I quadrupedi arrivano da canili sovraffollati o dalla strada e vengono curati dai carcerati. Ma i servizi di toletta e pensione sono aperti anche agli animali padronali a prezzi competitivi. Ricevono cibo, coccole e affetto. In cambio offrono compagnia e allegria a chi trascorre le proprie giornate all’interno del carcere.  http://secondazampa.com/... - www.repubblica.it/...

Il comune di Scandicci FI ha inaugurato 5 nuove aree per cani che si aggiungono a quelle già esistenti e rispondono alle esigenze di 7.000 cani presenti nel territorio comunale e dei loro padroni (fonte La Nazione giugno 2014).

Grazie ai fondi messi a disposizione dalla Regione Toscana, è nato il progetto Pet Friendly per una rete di strutture in grado di soddisfare le richieste di chi vuole viaggiare con il proprio pet (fonte La Nazione 2014) www.toscanapetfriendly.it/

La veterinaria tedesca Dorothea Friz, da 30 anni trapiantata nel casertano, sterilizza cani e gatti randagi www.iodonna.it/... intervista di Paolo Ricci www.lasaggezzadichirone.org/....

In Turchia, un’azienda ha realizzato un distributore automatico Smart Recycling Box che ricicla la plastica e sforna cibo per i randagi (fonte La Nazione 2014).

A Bibione in provincia di Venezia una spiaggia già attrezzata per i cani ha predisposto un nuovo servizio: l’ambulanza veterinaria (fonte La Nazione 2014).

Al via una rete di micro canili, strutture piccole ed economiche per ospitare i randagi in attesa di adozioni. E’ stato siglato a Roma il protocollo d’intesa tra Anci, Federsanità, Fondazione Prelz ed Enpa (fonte La Nazione maggio 2014). www.improntaunika.it/..  www.dailymotion.com/....

Nell’area fiorentina è stata predisposta un’ambulanza veterinaria per soccorso animali feriti sia d’affezione che selvatici (fonte La Nazione 2014).

In Toscana è stata approvata una mozione dal consiglio regionale che riduce le dimensioni delle gabbie per la detenzione e il trasporto dei cani dei cacciatori. E’ partita una protesta (Fonte La Nazione novembre 2014).

Annunciato il progetto di un cimitero per animali sulla collina di Spazzavento a Scandicci FI (fonte giornalistica luglio 2015). Il Comune di Scandicci e la proprietà dell’area hanno firmato la convenzione urbanistica per la realizzazione del cimitero degli animali d’affezione. L’iter fissa per i prossimi giorni il rilascio del permesso a costruire da parte del Comune (fonte comune di Scandicci luglio 2016) www.comune.scandicci.fi.it/...

Vietata l’esposizione di animali d’affezione nelle vetrine dei negozi (Regione Lombardia, comune di Roma).

Animali sequestrati affidati a persone in possesso dei requisiti (Comune di Rozzano MI).

Vietato dal regolamento dei comuni di Rovigo e di Roma dare animali in premio.
Con alcune regole, via libera agli animali da compagnia negli ospedali toscani. La Regione ha varato apposite linee di indirizzo per l’accesso degli animali per aiutare il proprio padrone a superare le difficoltà dovute alla propria condizione e tutelando il benessere psicofisico degli animali in visita. Nelle strutture residenziali di San Felice a Ema, San Giovanni di Dio e delle Oblate, cani e gatti possono entrare e stare con i loro padroni per rendere meno duro il distacco (fonte QN 2014).

Il Consiglio comunale di Genova ha approvato il progetto per un cimitero pubblico per cani e gatti (fonte Comune 2014).

Il comune di Canzano in provincia di Teramo ha deliberato di riconoscere a parziale copertura delle spese sostenute per l’affidamento di cani ricoverati presso le strutture convenzionate, un’esenzione della tassa rifiuti (fonte Deliberazione giunta comunale n. 74 del 12/08/2014).

Approvata dal Consiglio regionale toscano la legge sulle procedure per realizzare un luogo dove piangere i propri piccoli amici. Nulla di nuovo sotto il sole visto che a Londra esistono più di dieci cimiteri animali, il più antico nato nel 1882. A Roma esiste un cimitero dal 1929 con 800 lapidi canine. La localizzazione e la realizzazione di questi cimiteri sarà a cura di ogni comune (fonte Reporter 2015).

L’ANMVI (Associazione nazionale medici veterinari italiani) chiede al Ministero dell’Economia e Finanze “di far parte della Commissione addetta al monitoraggio e insiste sull’importanza della detraibilità fiscale delle spese veterinarie, proprio alla luce di quelle ‘mutate esigenze sociali ed economiche’ citate nel decreto-Renzi, che fanno degli animali da compagnia del nostro Paese un affermato valore affettivo, sociale, familiare e terapeutico (si pensi alla pet therapy)”. I proprietari stanno pagando sulle cure veterinarie l’Iva più alta di tutti i tempi, al 22%, “e adesso corrono il rischio che aumenti ancora. In sede di dichiarazione dei redditi i proprietari possono recuperare somme irrisorie (49 euro al massimo) e dovranno combattere ogni anno affinché il Governo non consideri quelle detrazioni ‘ingiustificate’” (fonte redazione@vanitypets.it).

L’ANMVI chiede quindi la riduzione dell’IVA -almeno a livello di aliquota agevolata- e uno studio ad hoc da parte delle Entrate sugli attuali svantaggi fiscali del contribuente/cliente, il quale detrae importi irrisori ma versa una elevata Imposta sul Valore Aggiunto. Alcune prestazioni veterinarie andrebbero poi parificate al regime di esenzione da IVA di cui godono se rese dal SSN. La buona notizia -conclude l’ANMVI- è che se le Entrate parlano di detrazioni per il 2017 si può presagire che le spese veterinarie saranno salvate dal taglio delle tax expenditures. Il rischio che incombe su milioni di proprietari di animali da compagnia è che con il prossimo DEF il carico fiscale possa solo aumentare (fonte Ufficio Stampa ANMVI).

Anche il Consiglio comunale di Lastra a Signa FI ha approvato il cimitero per gli animali d’affezione (fonte La Nazione 2015).

A Cuba cinque cani ex randagi tolti dalla strada sono stati riconosciuti come cani da guardia del Museo della Oreficeria dell’Avana con tanto di tesserino di riconoscimento (fonte La Nazione 2015).

Si risparmiano 4 miliardi di euro in sanità attraverso la diffusione degli animali domestici che possono migliorare le condizioni di salute delle persone. L’attività fisica legata al possesso di un animale contribuisce alla prevenzione delle patologie metaboliche (fonte Centro Studi Sic Sanità e La Nazione 2015).

Anche la Comunità di San Patrignano ha promosso il progetto “Un cane a scuola” ottobre 2015.

Inaugurato a Palermo un parco per cani e gatti in un territorio confiscato alla mafia. Terreno di 26mila mq che il sindaco ha affidato all’associazione onlus... (fonte La Nazione maggio 2015).

Il patentino è un documento che viene rilasciato ai possessori di cani che frequentano un apposito corso per diventare proprietari responsabili. Il corso intende fornire nozioni sulla normativa vigente e sulle caratteristiche fisiologiche ed etologiche del cane, in modo da indirizzare il proprietario verso il possesso responsabile. Il patentino è stato realizzato da un gruppo di lavoro, istituito e coordinato dalla FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani), composto da medici veterinari che hanno messo a disposizione le loro conoscenze scientifiche e le loro esperienze professionali, collaborando tra loro e con il Ministero della Salute (2009 – 2015).

All’interno dell’Aeroporto di New York JFK, è stato previsto per il 2016 uno spazio con tutti i comfort per gli oltre 70.000 animali che volano oltreoceano (fonte rivista Dove, ottobre 2015).

A Perugia l’Enpa ha promosso il progetto di adozione “Adotta un nonno” per i cani di oltre 5 anni del canile comunale. Gli adottanti saranno alleggeriti delle spese veterinarie (fonte La Nazione dicembre 2015).

Legambiente effettua da vari anni un monitoraggio presso i 103 capoluoghi di provincia italiani e ne riporta un quadro deludente. Le politiche pensate dalle amministrazioni per migliorare la vita degli animali restano poche. Il monitoraggio al quale hanno aderito 85 capoluoghi, ha procurato il punteggio massimo a sole due città: Terni e Prato dove l’anagrafe canina e il sistema di adozioni funziona bene, le colonie feline sono tutte censite (a Terni è sterilizzato il 100% dei gatti, a Prato il 95%) e le aree verdi per gli animali sono molte e ben tenute (fonte Il venerdì di Repubblica 2015). Nel 1999 (fonte La Nazione e Legambiente) nessuna città, tra quelle che hanno risposto all’indagine, riportava il punteggio ottimo, una decina il buono, una trentina sufficiente, una trentina insufficiente, e una trentina scarso.

Lavori in corso per il cimitero pubblico degli animali d’affezione sulla collina di Spazzavento nel comune di Scandicci FI (fonte La Nazione 2016).

In collaborazione con un veterinario, gli insegnanti di una scuola primaria hanno istituito la “lezione/visita” al canile municipale di Certaldo. Secondo questi docenti e dirigenti una lezione del genere andrebbe resa obbligatoria nel programma scolastico ministeriale. Alla scuola coinvolta di Gambassi Terme si è scelto di non riempirsi la bocca di discorsi ma di parlare ai bambini attraverso il confronto con la realtà accompagnata e spiegata ma vera e diretta (fonte La Nazione 27 maggio 2016).

“Il Parco degli animali” di Firenze integra l’attività di canile rifugio per animali senza padrone con quella di pensione per cani durante il periodo estivo con tariffe da 5 a 15 euro al giorno a seconda del reddito certificato Isee. Il ricavato viene investito nelle politiche di tutela degli animali (fonte La Nazione settembre 2016).

Il Lussemburgo sta operando una grande rivoluzione nel campo del benessere animale. Il governo ha presentato una proposta di legge che aggiorna il codice del 1993 e introduce il concetto di ”dignità animale”. In sintesi, per la prima volta si stabilisce con valenza giuridica che gli animali sono esseri viventi dotati di sensibilità, riconoscendo che provano dolore ed emozioni. Cani e gatti potranno essere venduti solamente negli allevamenti certificati e controllati per arginare il fenomeno del loro sfruttamento da pare di pseudo-allevatori che li fanno riprodurre in condizioni aberranti, li separano troppo presto dalla madre e li rivendono in tutta Europa a prezzi stracciati a commercianti senza scrupoli (fonte Ultima Voce 18 maggio 2016).

In Norvegia si sta sperimentando un’unità di polizia destinata a indagare sugli atti di crudeltà nei confronti di animali partendo dal presupposto che chi fa male alle bestie è incline alla violenza anche con le persone (fonte Ultima Voce maggio 2016).

Negli Stati Uniti l’FBI ha stabilito una nuova categoria federale per i crimini di crudeltà verso gli animali rinunciando ad archiviarli sotto l’etichetta di “altro” insieme a una serie di reati minori.
Questo perché alcuni studi hanno dimostrato come chi tortura e uccide gli animali è incline alla violenza contro le persone e potenziale assassino. L’ufficio di Presidenza ha annunciato quindi che avrebbe creato per la crudeltà sugli animali un gruppo A di crimini più gravi, da considerare alla pari di omicidio, incendio doloso e aggressione (fonte Federal Bureau Investigation e The Huffington Post 2014). L’equiparazione è avvenuta dal 1 gennaio 2016.

La migliore prevenzione del bullismo è l’educazione, sottolinea Javier Fiz Perez, docente di Psicologia all’Università Europea di Roma. E in cattedra, per insegnare ai ragazzi l’empatia, può salire anche un amico a quattro zampe. La Pet Therapy, infatti, può essere uno strumento d’aiuto contro il bullismo. È uno dei temi di cui si è discusso in occasione del seminario “Le emozioni in classe. Il bullismo: linee guida per comprendere e agire”, organizzato nell’ateneo romano con l’associazione “Il Sole esiste per tutti” 2016. www.labuonaparola.it/....

A San Casciano Val di Pesa, Cerbaia e Mercatale provincia di Firenze, un cane tra i banchi di scuola sarà l’amico per centinaia di studenti. Per migliorare il benessere psicofisico dei bambini delle scuole primarie, un cane si può rivelare di grande aiuto per rafforzare l’autostima, sviluppare l’empatia, insegnare il rispetto, riconoscere la diversità delle emozioni. Si tratta del progetto di pet therapy promosso in collaborazione con il Rotaract Chianti e coordinato da una psicologa e un addestratore. http://scuolasancasciano.gov.it/... (fonte La Nazione dicembre 2016).

La Convenzione Ue per la protezione degli animali da compagnia del 13 novembre 1987 www.poliziadistato.it/... è l’unico accordo multilaterale in materia ma non ha poteri sanzionatori e non è stata firmata o ratificata da tutti gli stati membri dell’Unione europea. L’Italia l’ha ratificata con legge 4 novembre 2010 n.201 www.normattiva.it/.... Il deputato Pedicini ha presentato quindi un’interrogazione alla Commissione europea affinchè proponga strategie di gestione e venga definito un quadro giuridico in base sia all’art. 13 che alla risoluzione del Parlamento europeo del luglio 2012 (fonte Irpinia24.it 2016).

Neve e Polpetta, infermieri in classe per il progetto che coinvolge la ASL veterinaria, “I nostri amici a quattro zampe”. Questo progetto è rivolto agli studenti della scuola primaria e alla prima classe della scuola secondaria in Valdisieve FI e si pone l’obiettivo di far conoscere le emozioni attraverso la mediazione psicofisica con l’animale e si colloca anche nell’ottica di una sensibilizzazione al fenomeno del bullismo (fonte Ass. Antropozoa e La Nazione 2016).

All’ospedale fiorentino di Careggi è partito il primo progetto in Italia di terapia dolce con gli animali in un reparto di rianimazione d’emergenza. Carezze, sorrisi e semplici sguardi, gesti che partono dal cuore, simbolo di un forte legame di amicizia tra l’uomo e l’animale da compagnia, in particolar modo il cane che possono agevolare anche lo svezzamento dalla ventilazione meccanica invasiva.
Purtroppo, esclusi alcuni ospedali virtuosi in Toscana, nonostante la Regione abbia approvato nel 2015 l’accesso degli animali di proprietà (cani, gatti, conigli) nelle strutture sanitarie, queste non hanno creato il pool multidisciplinare di operatori adeguatamente formati e dare corpo alle linee di indirizzo. Quindi la proposta sembra essere rimasta lettera morta (fonte QN 2016).

E’ stato avviato il progetto con l’Accademia cinofila fiorentina e con un educatore geriatrico. In due residenze per anziani a Bagno a Ripoli FI, Villa Santa Monica e Villa Olimpia, sono entrati cani, conigli, gatti, uccellini e anche una tartaruga (fonte La Nazione 2016) www.villasantamonica.it/....

Si è diffusa nel territorio fiorentino la moda degli affidi familiari, un servizio proposto da alcune agenzie di consulenza che agiscono di fatto da tramite tra i padroni effettivi e i padroni affidatari.

Nei supermercati Despar i clienti potranno portare il proprio cane di piccola taglia in una borsetta che permetterà di trasportarlo all’interno del carrello (fonte La Nazione 2016).

All’Isola Tiberina, Roma, ospedale Fatebenefratelli, parte un percorso dedicato alla pet therapy nella sala di attesa di oncologia. In Italia questa attività è stata sperimentata nei reparti di pediatria, nelle RSA e negli hospice oncologici realtà ben diverse da un reparto ospedaliero. Impegnando il corpo e la mente nel prendersi cura di un animale la persona ha una riconsiderazione di sé stessa e non solo come malato ma anche come individuo con un proprio valore e un proprio ruolo (fonte Redazione La Coscienza degli animali 2017).

A Firenze è stata presentata una mozione per la creazione di un pronto soccorso veterinario regionale, un ufficio diritti animali a livello toscano e nei vari comuni, al sostegno per le famiglie meno abbienti per le spese veterinarie di sterilizzazione e per i vaccini, l’individuazione di aree cimiteriali per gli animali d’affezione (fonte Redazione La coscienza degli animali 2017).

All’ospedale di S. Maria Nuova a Firenze, gli amici a quattro zampe possono entrare in ospedale grazie alla pet visiting. Progetto voluto dalla giunta regionale e avviato dalla ASL per dare sollievo ai degenti che non hanno la possibilità di muoversi dal letto e soffrono separati dai loro animali domestici. Previsto un corso di formazione per infermieri. Il progetto verrà esteso anche agli altri ospedali dei territori di Pistoia, Prato ed Empoli (fonte La Nazione 2017).

Circa 700 controlli in un mese con relative 15 sanzioni inflitte ai proprietari di cani. Per 60 euro al proprietario sprovvisto del sacchetto per la raccolta degli escrementi e di 160 euro se gli escrementi non vengono raccolti (fonte Ilreporter 2017). Ci augureremmo la stessa solerzia per il controllo dei microchip e, soprattutto, dei reati di maltrattamento.

A Tavarnelle FI è stato organizzato un open day a ingresso libero per presentare un corso di educazione cinofila per bambini, ragazzi e adulti dove saranno descritti tutti i dettagli sulla zooantropologia cognitiva finalizzata ad acquisire le abilità fondamentali per educare il proprio cane (fonte La Nazione marzo 2017).

La Lombardia ha approvato una delibera “Regolamento di attuazione delle disposizioni di cui al titolo VIII, capo II, della legge regionale 33/2009 recante norme relative alla tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo” che introduce il limite massimo di 200 cani ricoverabili nelle strutture nonché il divieto di collocare i canili ad una distanza superiore ai 30 km dal comune appaltante. Questo per facilitare i controlli (fonte Redazione Nel cuore 2017).

La Regione Lombardia ha in approvazione un regolamento che abolisca la distanza massima di 30 km prevista tra comune e canile convenzionato. Tale abolizione non potrà che avere effetti nefasti per tutti. Significa favorire la nascita di mega strutture sradicate dal territorio, difficili da controllare, più vicine al concetto di “luoghi dove dimenticarsi del problema” piuttosto che luoghi di transito temporaneo in vista dell’adozione, con un enorme aggravio della spesa pubblica e il rischio concreto di perdere il rapporto con la cittadinanza (febbraio 2017).

Giornata del microchip gratuito a Roma. Organizzata dall’associazione Earth in collaborazione con il sistema sanitario Asl Roma 2 e Regione Lazio. Oltre agli oltre 200 chip inseriti e ulteriori 100 richieste di prenotazione, sono state distribuite guida e brochure sui diritti e doveri dei proprietari (febbraio 2017).

I carcerati che scontano pene per reati considerati minori e generalmente legati alla droga della Casa di reclusione di Eboli, sotto la guida di un’equipe di esperti interagiscono con i cani per insegnare le prime basi di un’educazione utile a trovare casa. Si tratta di un progetto già attuato con successo in Spagna e in Brasile https://video.repubblica.it/... (fonte La Repubblica Margherita D’Amico luglio 2017).

La legge regionale toscana 5 agosto 2009 n.51 sull’accreditamento dei canili e relativo regolamento di attuazione rappresenta una ulteriore specificità a garanzia del benessere degli animali ma anche della corretta gestione di tutto il sistema.

A Barberino di Mugello è stata avviata la terza edizione del percorso di educazione cinofila. Questa volta riguarda non soltanto i cani ma anche i padroni. Motivo basilare del corso è “se si desidera educare il cane dobbiamo educare noi stessi” (fonte La Nazione settembre 2017)

Votato in Toscana un emendamento presentato da Giovanni Donzelli. Scattano multe da 200 euro per i proprietari i cui cani saranno trovati senza microchip o tatuaggio (fonte La Nazione luglio 2017).

A Firenze si sta pensando di sperimentare le telecamere per sorvegliare i cassonetti e stanare gli incivili (fonte La Nazione 15/6/17). Sono più necessarie le telecamere nei canili.

La Puglia ha aggiornato il suo Regolamento regionale di tutela animali con la seguente norma: E’ fatto divieto di condurre animali in strutture, di cui agli articoli 8 e 9, ubicate fuori regione e al di fuori del comprensorio competente per ASL, visto l’articolo 5 della legge regionale 22 agosto 1989, n. 13 (Norme concernenti la materia veterinaria), che stabilisce come le funzioni in materia veterinaria (non espressamente attribuite alla competenza dello Stato o della Regione) sono esercitate dai comuni, che si avvalgono delle rispettive ASL.

UGDA persegue l’obiettivo di restituire dignità agli animali maltrattati e abbandonati con il progetto “Animali in libertà”, niente gabbie, realizzato in un’antica cascina della Val Brembana BG www.geapress.org/... e a Napoli www.comitatougda.it/....

Legambiente propone un decalogo di azioni necessarie a contrastare i costi e la sofferenza animale generati dall’abbandono e dal randagismo:
  1. tavolo nazionale permanente su animali d’affezione Anci, Regioni, Governo
  2. accordo Regioni- Governo per passare entro 12 mesi dalle attuali 21 banche dati dell’anagrafe animali d’affezione regionali ad un’unica banca dati nazionale che contenga anche i dati sullo stato riproduttivo dell’animale
  3. accordo Anci, Regioni, Governo per passare ad un efficace sistema di controllo realizzato d’intesa tra polizia e ASL
  4. Accordo Anci, Regioni per attivare sistema nazionale omogeneo sterilizzazioni di tutti i cani e i gatti non padronali
  5. piano nazionale Anci per incentivi a chi adotta cani e gatti presenti nelle strutture comunali
  6. piano nazionale Anci per incentivi e agevolazioni a chi registra e gestisce le colonie feline
  7. accordo Anci, Regioni, Governo per attivare incentivi a organizzazioni no profit che adottino cani e gatti delle strutture
  8. accordo Anci, Regioni, Governo con Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari per attivare incentivi alla sterilizzazione di cani e gatti privati
  9. accordo Anci, Regioni, Governo per attivare disincentivi anche fiscali a chi detiene cani e gatti non sterilizzati
  10. accordo Anci, Regioni, Governo per proporre adeguamento alla normativa nazionale su animali d’affezione

Anche in Gran Bretagna i cani entrano in classe www.nostrofiglio.it/... (marzo 2017).

Da tempo il Comune di Montemurlo PO sta cercando di ridurre lo spreco di cibo nelle mense scolastiche, anche attraverso particolari scelte distributive, come il self service alla scuola media. Gli avanzi possono essere utilizzati per l’alimentazione animale secondo la legge 166/2016 contro lo spreco alimentare (fonte La Nazione marzo 2017).

L’Alaska è il primo stato americano che per legge si impegna nelle cause di divorzio in tribunale a trattare gli animali come i figli e non più proprietà. Il giudice deciderà a chi affidare il cane o il gatto di famiglia (fonte La Nazione gennaio 2017).

La Rete farmacisti preparatori in prima linea contro l’abbandono di animali domestici. Le oltre 500 farmacie del gruppo promuovono in tutta Italia una campagna di sensibilizzazione durante il periodo delle vacanze per far fronte al fenomeno allestendo un angolo dedicato agli amici a 4 zampe, con comunicazioni e vademecum con tutti i consigli per viaggiare (fonte Nel Cuore luglio 2017).

Pastori maremmani e bassethound educati per la pet terapy, per la prima volta in Italia, all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova con il loro giocoso affetto faranno da supporto psicologico a chi ha paura di volare (fonte La Nazione).



Leggi e sentenze (vai all'indice)

Esiste ormai nel nostro Paese ed è in costante aumento, una sensibilità diffusa e crescente dei cittadini nei confronti degli animali, di tutti gli animali e non solo di quelli felicemente ospitati nelle loro case quindi non si ritiene più tollerabile che le istituzioni si sottraggano sistematicamente, in aree vaste del nostro territorio, ai loro compiti istituzionali, rendendosi direttamente responsabili del triste fenomeno del randagismo.
Gli italiani pretendono dalle istituzioni il rispetto delle leggi di tutela degli animali e al tempo stesso si mettono in gioco in prima persona adottandoli direttamente dai rifugi o dalla strada. In questo impegno civile i volontari sono attivi singolarmente o riuniti in associazioni.
Le leggi esistono e devono essere rispettate tutte, perché non esiste una legge “più uguale di un’altra”.
Inoltre, gli animali d’affezione (cani e gatti) sono particolarmente protetti.

La legge 14 agosto 1991, n.281 – legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo – ha cambiato in Italia il rapporto tra cani e gatti (animali d’affezione) e cittadini. Art. 1 Principi generali: Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. www.salute.gov.it/....
Articolo 4 comma 1 sostituito dall’articolo 1 comma 829 della Legge 27 dicembre 2006, n.296 e dai commi 370 e 371 dell’articolo 2 della Legge 24 dicembre 2007, n.244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato.
1. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. A tali piani è destinata una quota non inferiore al 60 per cento delle risorse di cui all’articolo 3, comma 6. I comuni provvedono, altresì, al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi delle risorse di cui all’articolo 3, comma 6”.
Tali Piani si devono aggiungere a quelli analoghi predisposti da ogni Servizio veterinario Asl di cui all’articolo 2 comma 1 della Legge 281/1991, ciascuno dei quali finanziato con proprie risorse.
Istituzione dell’obbligo per i Comuni, singoli o associati, e le Comunità montane, di gestire i canili e gattili sanitari direttamente o tramite convenzioni con le associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati che garantiscano la presenza nella struttura di volontari delle associazioni animaliste e zoofile preposti alla gestione delle adozioni e degli affidamenti dei cani e dei gatti.

La normativa attualmente vigente in materia di benessere e tutela degli animali d’affezione prevede una divisione di competenze tra più enti pubblici quali Regioni, Comuni, ex Province, Asl favorendo la nascita di contenziosi e rimpalli di responsabilità che si concretizzano in una sostanziale latitanza delle istituzioni coinvolte.
  1. Prefetto. Può impartire disposizioni in via d’urgenza alle istituzioni qualora inadempienti e in materia di randagismo le attività di vigilanza e prevenzione, in base alle quali il Prefetto può esercitare poter sostitutivi urgenti, sono decisamente molto ampie.
  2. Sindaco. La normativa assegna al Sindaco l’onere dell’attività di controllo e vigilanza sul benessere e la tutela di tutti gli animali presenti sul proprio territorio, siano essi d’affezione, da reddito, da cortile, selvatici ed esotici. Il sindaco rappresenta quindi la massima autorità sanitaria locale e dispone di poteri amministrativi anche coercitivi di gran lunga superiori a quelli riconosciuti al servizio ASL.
  3. Azienda U.S.L. Il veterinario pubblico è organo di controllo territoriale e svolge attività di vigilanza e prevenzione. La legge costringe gli operatori delle Aziende U.S.L. allo scomodo ruolo di “controllori “sanitari delle strutture di ricovero per animali e di “controllati” nell’ambito delle stesse strutture per tutte quelle competenze pratiche demandate loro per legge, come sterilizzazioni e cura degli animali.

Chi finge un’adozione e vende un animale all’estero elude il Regolamento Europeo 998/2003 (art.3 comma A). In Italia le deportazioni sono vietate dalla legge 281/1991 e conseguenti applicazioni regionali; dalla legge 189/2004; dalla circolare del Ministero della Sanità 33/1993 e dalla circolare del Ministero della Sanità 5/2001.

In USA, l’FBI ha archiviato per anni l’abuso sugli animali come reato minore ma, dal primo gennaio 2016, ha equiparato la violenza su animali agli altri reati gravi, quali l’omicidio, l’incendio doloso, l’aggressione e il traffico di droga, stilando quattro categorie di abusi: negligenza, abuso e tortura intenzionale, abuso organizzato (come per esempio i combattimenti tra gli animali) e abuso sessuale. L’FBI ha infatti dichiarato: “la crudeltà sugli animali è reato grave come l’omicidio. I giovani che uccidono e torturano gli animali sono inclini alla violenza contro le persone quando vanno più avanti negli anni se non vengono controllati”.

Il combinato disposto tra la legge 281/91 e la 189/2004 sui maltrattamenti porta a considerare maltrattamento l’eradicazione dei cani sottoposti a uno stress psicofisico con conseguenze irreversibili. Vedi la sentenza 175 del gennaio 2008 della Cassazione penale sezione III che ha affermato che la sofferenza può consistere nei soli patimenti; procedere al trasferimento dei cani significherebbe incorrere nel reato di maltrattamento ai sensi dell’art. 544-ter del codice penale.

Circolare del Ministero della Sanità n. 5 del 14 maggio 2001.
(Attuazione della legge 14 agosto 1991, n. 281 – legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo).
Dichiara che soltanto recentemente si è registrato il completo recepimento da parte delle regioni della legge 281/91; che l’eccessiva proliferazione canina determinata dalla riproduzione naturale dei cani liberi e vaganti ha notevolmente incrementato il randagismo ha indotto gli amministratori locali a ricercare soluzioni alternative.
Per questo è stato individuata l’ipotesi del “cane di quartiere”. Ovvero cani catturati, tatuati, sterilizzati e reimmessi nello stesso territorio quale rimedio temporaneo che però non consente l’eliminazione del randagismo.

Il criterio di economicità che legittima la scelta della concessione della gestione dei canili da parte dei comuni, non deve essere valutato unicamente come criterio economico ma deve essere inteso in riferimento all’art.1 della legge 281/91, in sostanza l’economicità deve essere riferita non solamente a chi garantisce i minori costi di gestione dei canili ma soprattutto a chi garantisce anche il benessere degli animali. Pertanto l’art.2 comma 11 e l’art. 4 comma 1 della legge 281/91 devono essere intesi nel senso che le convenzioni per la gestione dei canili e dei rifugi devono essere concesse prioritariamente alle associazioni o agli enti aventi finalità di protezione degli animali.

Ministero delle Finanze D.M. 6 giugno 2001, n.289 Regolamento per l’individuazione delle tipologie di animali per le quali le spese veterinarie danno diritto ad una detrazione d’imposta. www.caniegatti.sinp.net/...

Legge 179 del 31 luglio 2002 “Disposizioni in materia ambientale che in base all’art. 23 che modifica un articolo del D.Lgs n. 22 del 1997 svincola i residui e le eccedenze derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi solidi cotti e crudi non entrati nel circuito della distribuzione e che possono essere destinati alle strutture di ricovero degli animali d’affezione. www.camera.it/...

Sentenza Corte di Cassazione III Sezione penale del 20 dicembre 2002 n. 43230. www.eticanimalista.org/... La condotta concretante il maltrattamento non deve necessariamente esprimere un sotteso truce compiacimento di infierire sull’animale né si richiede che da tale condotta siano scaturite lesioni alla sua integrità fisica, potendo la sofferenza consistere in soli patimenti. www.dirittoambiente.net/...

Circolare n.33 del 12 agosto 1993 del Ministro della Sanità Maria Pia Garavaglia www.bairo.info/... impone di non cedere cani conto terzi ma direttamente all’interessato e vanno considerate con cautela le richieste di adozione che pervengono da parte di persone residenti in altre regioni o addirittura all’estero.
Esportazione cani randagi. Si sarebbe instaurato un vasto traffico di cani ma anche di gatti che prelevati a cifre irrisorie in Italia verrebbero dirottati e rivenduti a cifre più elevate in Germania, Austria e Svizzera e altri Paesi per essere destinati alla sperimentazione. In attesa di intraprendere più restrittive misure, all’atto della cessione la scheda di affido deve riportare la dichiarazione sottoscritta dell’affidatario con l’esatto recapito, numero del documento di riconoscimento e altri dati. Non devono essere ceduti cani conto terzi ma direttamente all’interessato e, con particolare tutela devono essere considerate le richieste di persone non residenti o addirittura residenti all’estero.

Delibera n.1168/2003 della Regione toscana che stabilisce i criteri e i requisiti di accreditamento dei canili. Tali strutture devono avere il nulla osta previsto dal DPR 320/54, devono garantire il più elevato stato di benessere degli animali e altre caratteristiche.

Il DPR 150/79 impone ai comuni la vigilanza sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e locali relativi alla protezione degli animali.

Il TAR del Lazio ha respinto l’ordinanza Martini a seguito di un ricorso di Federfauna. Ordinanza che ha tentato di stabilire regole certe e rigide sullo standard di benessere animale e sulla qualità delle gare d’appalto per i canili.

Legge finanziaria 2008 – emendamento alla 281/91 (legge 24 dicembre 2007 n.244). Si istituisce l’obbligo per i Comuni di gestire i canili e gattili direttamente o tramite convenzioni con le associazioni animaliste o con soggetti privati che garantiscano la presenza di volontari di associazioni animaliste preposte alla gestione delle adozioni. Inoltre l’art.2 comma 370 recita: “I comuni singoli o associati e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. A tali piani è destinata una quota non inferiore al 60% delle risorse di cui all’art.3 comma 6. I comuni provvedono altresì al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per cani nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi delle risorse di cui all’art.3 comma 6”. Tali piani si devono aggiungere a quelli analoghi predisposti da ogni servizio veterinario della Asl di cui all’art.2 comma 1 della legge 281/91, ciascuno finanziato con proprie risorse. www.gazzettaufficiale.it/...

L.R. Toscana 5 agosto 2009 n.51 Norme in materia di qualità e sicurezza delle strutture sanitarie: procedure e requisiti autorizzativi di esercizio e sistemi di accreditamento.
All’art.29 comma 4: L’accreditamento istituzionale è titolo necessario per l’instaurazione dei rapporti di cui all’art.8 quinquies del D.lgs 502/1992.
Art.8-quinquies (Accordi contrattuali):
  1. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, che modifica il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, definiscono l’ambito di applicazione degli accordi contrattuali ed individuano i soggetti interessati, con specifico riferimento ai seguenti aspetti:
    1. individuazione delle responsabilità riservate alla regione e di quelle attribuite alle unità sanitarie locali nella definizione degli accordi contrattuali e nella verifica del loro rispetto;
    2. indirizzi per la formulazione dei programmi di attività delle strutture interessate, con l’indicazione delle funzioni e delle attività da potenziare e da depotenziare, secondo le linee della programmazione regionale e nel rispetto delle priorità indicate dal Piano sanitario nazionale;
    3. determinazione del piano delle attività relative alle alte specialità ed alla rete dei servizi di emergenza;
    4. criteri per la determinazione della remunerazione delle strutture ove queste abbiano erogato volumi di prestazioni eccedenti il programma preventivo concordato, tenuto conto del volume complessivo di attività e del concorso allo stesso da parte di ciascuna struttura.
  2. In attuazione di quanto previsto dal comma 1, la regione e le unità sanitarie locali, anche attraverso valutazioni comparative della qualità e dei costi, definiscono accordi con le strutture pubbliche ed equiparate, e stipulano contratti con quelle private e con i professionisti accreditati, anche mediante intese con le loro organizzazioni rappresentative a livello regionale, che indicano:
    1. gli obiettivi di salute e i programmi di integrazione dei servizi;
    2. il volume massimo di prestazioni che le strutture presenti nell’ambito territoriale della medesima unità sanitaria locale, si impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e per modalità di assistenza;
    3. i requisiti del servizio da rendere, con particolare riguardo ad accessibilità, appropriatezza clinica ed organizzativa, tempi di attesa e continuità assistenziale;
    4. il corrispettivo preventivato a fronte delle attività concordate, globalmente risultante dalla applicazione dei valori tariffari e della remunerazione extra-tariffaria delle funzioni incluse nell’accordo, da verificare a consuntivo sulla base dei risultati raggiunti e delle attività effettivamente svolte secondo le indicazioni regionali di cui al comma 1, lettera d);
    5. il debito informativo delle strutture erogatrici per il monitoraggio degli accordi pattuiti e le procedure che dovranno essere seguite per il controllo esterno della appropriatezza e della qualità della assistenza prestata e delle prestazioni rese, secondo quanto previsto dall’articolo 8-octies.

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 10/06/2010 (Ud. 21/04/2010), Sentenza n. 22039. FAUNA E FLORA – Maltrattamento degli animali – Detenzioni di 333 cani in condizioni incompatibili con la loro natura, in pessime condizioni igieniche, alimentari e produttive di gravi sofferenze, (ad es. collari molto stretti con segno della catena dentro la pelle e su tutto il collo, promiscuità con cani aggressivi ecc.) –  Configurabilità. Configura il reato di cui all’articolo 727 c.p. e art. 19 quater dispos. Att. C.p. –  Confisca e affidamento – Ai sensi dell’articolo 19 quater dispos. Att. C.p. gli animali oggetto di confisca e sequestro sono affidati ad enti o associazioni che ne facciano richiesta, individuati con decreto del Ministero della Salute. Tuttavia, l’affidamento provvisorio di alcuni cani a privati effettuato nel corso del processo nell’attesa dell’individuazione degli enti e dell’acquisizione delle loro disponibilità, non contrasta con il disposto normativo, posto che gli stessi enti affidatari li assegneranno poi a privati. (Nella specie, il tribunale, nel disporre la confisca, si riservava di provvedere con separata ordinanza all’affidamento agli enti che ne avrebbero fatto richiesta), (conferma sentenza del tribunale di Mantova del 4/03/2009) Pres. Onorato, Est. Petti, Ric. Platto.

Tenere cani legati a una catena troppo corta è a tutti gli effetti un maltrattamento, come tale punibile in base all’articolo 544-ter del codice penale. A precisare il senso della norma a tutela degli animali introdotta nel 2004, con la legge 189, sono stati i giudici del tribunale di Mondovì ai quali la Corte di Cassazione, con la sentenza 26368/2011 ha dato definitivamente ragione, dichiarando inammissibile il ricorso del proprietario di tre cani di grossa taglia. www.ambientediritto.it/...

Donazione degli alimenti invenduti Legge n° 147 del 27/12/2013 febbraio 2015

Sentenza del Tribunale di Udine, i cani come i bambini vengono tolti a chi li maltratta. La sentenza ha condannato il proprietario e ha ordinato la confisca definitiva del cane. (fonte Il Giornale.it luglio 2014) www.ilgiornale.it/....

Sentenza della Corte di Cassazione n. 37859 del 16 settembre 2014 ha rilevato come la presenza presso la struttura in sequestro di animali in sovrannumero, in misura quattro volte superiore a limite indicato, non apparisse il portato della emergenza del randagismo sul territorio, come pure la difesa aveva prospettato, quanto piuttosto di una scelta imprenditoriale diretta a sacrificare il benessere degli animali alle logiche del profitto, essendo risultato che, anziché adoperarsi per rientrare nel limite prescritto delle 200 unità, per il canile rifugio, e nelle 20 per il canile sanitario (secondo la legge regionale Puglia), la struttura continuava a partecipare e ad aggiudicarsi le gare indette dai vari Comuni incrementando ulteriormente il numero degli animali ricoverati. http://enparovereto.altervista.org/...

Legge 19 agosto 2016, n.166 Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi (16G00179) (GU n.202 del 30-8-2016) www.tuttoconsumatori.org/....

Il cibo per gli animali si può ottenere tramite due leggi: quella sull’eccedenza mense legge n.179 del 31 luglio 2002 “Disposizioni in materia ambientale” (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.189 del 13 agosto scorso), dove in base all’articolo 23 si è dato il via libera alla destinazione dei residui e le eccedenze derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi solidi, cotti e crudi – non entrati nel circuito distributivo di somministrazione – alle strutture di ricovero di animali di affezione di cui alla legge n.281/91 (tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo) e quella contro lo spreco alimentare del 19 agosto 2016 n.166.

La Corte di Cassazione con sentenza n.2741 del 29 ottobre 2015, sez. III Civile ha riconosciuto la responsabilità del Comune per l’incidente di un ciclomotorista aggredito da un cane randagio durante la marcia del mezzo, per il principio del neminem laedere di cui all’art.2043 del C.C. www.altalex.com/....

Linee Guida 29 maggio 2014 relative alla movimentazione e registrazione nell’anagrafe degli animali d’affezione del Ministero della Salute. Dettano il comportamento del proprietario/detentore per la movimentazione degli animali, in particolare di randagi e animali ospitati nei canili, nei rifugi o in altre strutture. Si tratta di rispettare inoltre: requisiti sanitari, requisiti documentali, requisiti dei mezzi e modalità di trasporto www.salute.gov.it/...

Decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n.320 Regolamento di Polizia Veterinaria. Individua il sindaco come massima autorità sanitaria locale con poteri decisionali e coercitivi.

Decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1979 art.3: “E’ attribuita ai comuni, singoli o associati ed alle Comunità montane la funzione esercitata dall’Enpa, di vigilanza sulla osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e locali relativi alla protezione degli animali”.

Ciascuno per le proprie competenze, sono chiamati a controllare i canili e il benessere dei cani, i comuni e la polizia municipale, i servizi veterinari ufficiali e tutti gli organi di polizia Giudiziaria. Il sindaco è responsabile in quanto massima autorità, di tutto quello che succede nel suo territorio anche degli animali vaganti e randagi (fonte Rosalba Matassa task force del Ministero della Salute giugno 2013).

Sentenza del Consiglio di Stato n.04/6317 che ritiene "proprio in via interpretativa, adeguata all’evoluzione dei costumi e delle istanze sociali le norme de quibus devono intendersi come dirette a tutelare gli animali da forme di maltrattamento, abbandono e uccisioni gratuite in quanto esseri viventi capaci di reagire agli stimoli del dolore”.

Come ha osservato la Suprema Corte di Cassazione “gli animali, anche se utilizzati per il lavoro, devono essere tenuti nel rispetto delle leggi naturali e biologiche, assicurando che intorno ad essi sussistano condizioni che non superino determinati limiti o soglie di dolore” (Cass. Pen., Sez. III, 22/10/1992). Invero, gli animali in quanto autonomi esseri viventi, sono dotati di propria sensibilità psico-fisica, e come tali capaci di avvertire il dolore causato dalla mancanza di attenzione ed amore legato all’abbandono (cfr.: Cass. Pen., Sez. III, 10/07/2000, n. 11056; Cass. Pen., 14/03/1990).

Sentenza della Corte di Cassazione, Sez. III  Penale - 1 marzo 2017, n.10009
Ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 727 cod. pen., non è necessario che l’animale riporti una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche soltanto in meri patimenti, la cui inflizione sia non necessaria in rapporto alle esigenze della custodia e dell’allevamento dello stesso.

Il Ministero della Salute – Direzione Generale della sanità animale e dei farmaci veterinari dichiara che negli ultimi venti anni in Italia sono state emanate diverse norme per la tutela degli animali da affezione e lotta al randagismo. Tuttavia l’attività ispettiva e il monitoraggio effettuati sul territorio hanno messo in evidenza la scarsa e in alcuni casi totale disapplicazione delle disposizioni vigenti (fonte Ministero della Salute – Direzione Generale della sanità animale e dei farmaci veterinari 21 maggio 2010, ultimo aggiornamento 22 marzo 2016).

In base alla legge regionale toscana 59/2009 per la quale “il responsabile di un animale ha l’obbligo di garantire la salute e il benessere, di provvedere alla sua sistemazione e di dedicare cure e attenzioni adeguate secondo le necessità”. Nel caso in cui l’animale non abbia chip per cui non si possa individuare il proprietario, la responsabilità ricade sul sindaco del comune. A Montelupo Fiorentino infatti il comune ha dovuto sostenere le spese veterinarie per un gatto trovato investito sul bordo della strada dai carabinieri (fonte Il Tirreno marzo 2017).

Legge 21 novembre 2000 n.342 Misure in materia fiscale L’articolo 32 (Disposizioni in materia di spese veterinarie) modifica il testo Unico delle Imposte Dirette prevedendo dal 2000 la deducibilità delle spese veterinarie comprese fra 129 e 387 euro.

Decreto del Ministro delle Finanze n.289 del 6 giugno 2001 ha escluso dal beneficio della detrazione di imposta per le spese veterinarie gli animali “allevati o detenuti ad attività commerciali o agricole” contraddicendo però la concessione agli animali utilizzati “per la pratica sportiva”. www.caniegatti.sinp.net/....

Legge 31 luglio 2002 n.179 – Disposizioni in materia ambientale. All’articolo 23 (Modifiche al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22) prevede b) all’articolo 8, comma 1, dopo la lettera c), è inserita la seguente: “c –bis) i residui e le eccedenze derivanti dalle preparazioni nelle cucine di qualsiasi tipo di cibi solidi, cotti e crudi, non entrati nel circuito distributivo di somministrazione, destinati alle strutture di ricovero di animali di affezione di cui alla legge 14 agosto 1991, n. 281, e successive modificazioni, nel rispetto della vigente normativa.

Accordo 6 febbraio 2003 tra il Ministro della Salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy. Art. 1 Finalità – Con il presente accordo le Regioni e il Governo si impegnano, ciascuno per le proprie competenze, a promuovere iniziative rivolte a favorire una corretta convivenza tra le persone e gli animali da compagnia, nel rispetto delle esigenze sanitarie, ambientali e del benessere degli animali www.ats-brescia.it/....

Decreto del Ministro della Sanità 28 marzo 2003 sulla distribuzione alle Regioni del fondo nazionale sul randagismo.

Legge 1 agosto 2003, n.200 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 24 giugno 2003, n.147, recante proroga di termini e disposizioni urgenti ordinamentali.

Legge 1 agosto 2003, n.214 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 27 giugno 2003, n.151, recante modifiche ed integrazioni al codice della strada.
Gli articoli riguardanti il trasporto di animali domestici sono il 169, commi 6 e 10 (automobili) ed il 170 (veicoli a due ruote).

Legge 20 luglio 2004 n.189 disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate. Modificata dal Decreto legislativo 15 marzo 2010 n.47; legge 4 giugno 2010 n.96 art.49; Legge 4 novembre 2010 n.201.
TITOLO IX-BIS – DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI
Art. 544-bis. – (Uccisione di animali). – Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.
Art. 544-ter. – (Maltrattamento di animali). – Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
Art. 727. – (Abbandono di animali). – Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Decreto Ministeriale Salute 20 aprile 2005 Organizzazione del sistema di controllo sugli animali da compagnia provenienti da Paesi terzi, introdotti al seguito dei viaggiatori e senza finalità commerciali in applicazione del regolamento (CE) n. 998/2003. (GU n. 221 del 22.9.2005).

Ordinanza Ministero della Salute 5 luglio 2005 Divieto dell’uso di collare elettrico e di altro analogo strumento sui cani.

Decreto 13 maggio 2005 del Ministero della Salute Determinazione dei criteri per la ripartizione dei fondi per la prevenzione e lotta al randagismo, previsti dalla legge 29 dicembre 2003, n.376.

Legge 8 febbraio 2006, n.60 modifica alla legge 14 febbraio 1974, n.37, in materia di accesso dei cani guida dei ciechi sui mezzi di trasporto pubblico e negli esercizi aperti al pubblico

Legge 24 dicembre 2007 n.244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) Art.2 comma 371 – All’articolo 4, comma 1, della legge 14 agosto 1991, n.281, e successive modificazioni, è aggiunto, infine, il seguente periodo: “I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono a gestire i canili e gattili sanitari direttamente o tramite convenzioni con le associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati che garantiscano la presenza nella struttura di volontari delle associazioni animaliste e zoofile preposti alla gestione delle adozioni e degli affidamenti dei cani e dei gatti". www.normattiva.it/...

Regolamento CE N.1523/2007 – Divieto di commercializzazione, importazione nella Comunità e di esportazione fuori della Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono

Decreto Ministero della Salute 6 maggio 2008 – Determinazione dei criteri per la ripartizione tra le regioni e le province autonome delle disponibilità del fondo per l’attuazione della legge 14 agosto 1991, n.281, recante: «Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo».

La Legge Finanziaria 2008, Art.2, comma 370 (Legge 24 dicembre 2007, n.244) Contiene una importante disposizione in materia di sterilizzazione. L’art.2 comma 370 della Legge Finanziaria 2008 recita: eliminato il termine incruenti per la definizione degli interventi di sterilizzazione previsti nei Piani dei comuni come indicato dall’art.1 comma 829 della legge 27 dicembre 2006 n.296. Tali piani devono aggiungersi a quelli analoghi predisposti da ogni servizio veterinario Asl di cui all’articolo 2 comma 1 della legge 281/91 ciascuno dei quali finanziato con proprie risorse.
I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. A tali piani è destinata una quota non inferiore al 60 per cento delle risorse di cui all’articolo 3, comma 6. I comuni provvedono, altresì, al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi delle risorse di cui all’articolo 3, comma 6”.

Ordinanza Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 6 agosto 2008 contingibile e urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina (prorogata al 2011). Scaduta il 6 agosto 2010.

Ordinanza Ministero della Salute 18 dicembre 2008 Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati. Modificata da Ordinanza Ministero della Salute 19 marzo 2009 e relativi chiarimenti con Circolari del 3 e 7 aprile 2009.

Ordinanza Ministero della Salute del 3 marzo 2009 contingibile e urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dalle aggressioni dei cani.

Decreto 26 novembre 2009 Ministero della Salute – Percorsi formativi per i proprietari dei cani. Fissa i percorsi formativi per i proprietari dei cani di cui all’articolo1, comma 4 dell’Ordinanza contingibile e urgente del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 3 marzo 2009 rinnovata con Ordinanza 6 agosto 2013.

Ordinanza Ministero della Salute 21 luglio 2010 (Prorogata con Ordinanza 14 febbraio 2013). Proroga dell’Ordinanza 6 agosto 2008 recante misure urgenti per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina. Relativo Accordo 24 gennaio 2013 tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, le province, i comuni e le comunità montane in materia di identificazione e registrazione degli animali da affezione.

Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n.47 in materia di “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (CE) n.1523/2007, che vieta la commercializzazione, l’importazione nella Comunità e l’esportazione fuori della Comunità di pellicce di cane e di gatto e di prodotti che le contengono”.

Legge 4 novembre 2010, n.201 Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno. Oltre ad inasprire le pene previste dagli art. 544 bis e 544 ter inserisce novità in materia di introduzione illecita nel territorio nazionale di cani e gatti soprattutto per quanto riguarda i cuccioli. www.normattiva.it/...

LEGGE 4 giugno 2010, n.96 Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità europea – Legge comunitaria 2009. Art.49. (Modifiche alla legge 20 luglio 2004, n.189, in applicazione del regolamento (CE) n.1007/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009. www.sicurambiente.it/...

Sentenza Corte di Cassazione Sezione III Civile, 11 luglio-23 agosto 2011 n.17528 Responsabilità per danni causati da cani randagi. Afferma il seguente principio di diritto: “i compiti di organizzazione, prevenzione e controllo dei cani vaganti (siano essi tatuati e cioè scomparsi o smarriti dai proprietari, ovvero non tatuati) spettano pure ai comuni tenuti anch’essi, in correlazione con gli altri soggetti pubblici e non indicati dalla legge, ad adottare concrete iniziative e assumere provvedimenti volti ad evitare che animali randagi possano arrecare danno alle persone nel territorio di competenza”.

Ordinanza 22 marzo 2011 del Ministero della salute per la tutela dall’aggressività dei cani. Scaduta il 22 marzo 2013.

Decreto Ministeriale 9 ottobre 2012 n.217 Regolamento di attuazione dell’articolo 177,
comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, come modificato dall’articolo 31, comma 1, della legge 29 luglio 2010, n.120, in materia di trasporto e soccorso di animali in stato di necessità.

Legge 11 dicembre 2012, n.220 recante “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici” che prevede la modifica della disciplina degli immobili in condominio così come disciplinata dal codice civile del 1942. L’articolo 16 stabilisce espressamente che “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici” (articolo 1138 del Codice Civile).

Regolamento (UE) N.576/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 giugno 2013 sui movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia e che abroga il regolamento (CE) n.998/2003.

Ordinanza del Ministro della Salute 6 agosto 2013 contingibile e urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani. Scaduta.

Legge 28 dicembre 2015, n.221 Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali prevede espressamente al numero 6 bis) che non si possono pignorare “gli animali d’affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali”.

Ordinanza 3 agosto 2015 modifica e proroga l’ordinanza contingibile e urgente del 6 agosto 2013 concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani. Scaduta.

LEGGE 19 agosto 2016, n.166 Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. (16G00179) (GU n.202 del 30-8-2016).

Cassazione penale Sezione VII sentenza del 10/07/2015 n.46560
Costituiscono maltrattamenti, idonei ad integrare il reato di abbandono di animali, non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell’animale, procurandogli dolore e afflizione.

Cassazione penale Sezione III sentenza del 25/06/2014 n.41362
La detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, prevista come reato dall’art.727 c.p., anche nel testo vigente prima della modifica introdotta dalla l. 20 luglio 2004 n.189 non è una contravvenzione necessariamente dolosa, in quanto può essere commessa anche per semplice colpa: quindi, il detentore di animali in condizioni incompatibili con la loro natura o in stato di abbandono, tanto da privarli di cibo e acqua, è penalmente imputabile anche per semplice negligenza.

Cassazione penale Sezione III sentenza del 17/09/2013 n.38034
Il collare elettronico è certamente incompatibile con la natura del cane poiché si fonda sulla produzione di scosse od altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie. Trattasi di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psico-fisica del cane poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività.

Cassazione penale Sezione III sentenza del 07/02/2013 n.12852
Il proprietario che abbia affidato il cane ad un canile privato che si sia contrattualmente obbligato alla sua cura e custodia, potrà rispondere di abbandono nel caso di sospensione dei pagamenti o di mancato ritiro solo quando sia concretamente prevedibile – per l’inaffidabilità o la mancanza di professionalità del canile affidatario – che questa situazione determini l’abbandono del cane da parte del canile.

Linee guida del Ministero della Salute del 29 maggio 2014 a seguito dell’accordo 24 gennaio 2013 al fine di stabilire le procedure standardizzate relative in materia di movimentazione dei cani e dei gatti e la loro registrazione nell’anagrafe degli animali d’affezione quando vengono trasferiti permanentemente da una Regione all’altra.

Cassazione penale Sezione III sentenza del 10/07/2000 n. 11056
Costituisce forma di maltrattamento idoneo a configurare l’ipotesi di reato di cui all’art. 727 c.p. l’abbandono durante il periodo estivo di un animale, atteso che la norma tutela gli animali in quanto autonomi esseri viventi, dotati di propria sensibilità psico-fisica, e come tali capaci di avvertire il dolore causato dalla mancanza di attenzione ed amore legato all’abbandono. (Nel caso in esame due gattini abbandonati in un giardino erano morti di inedia).

Cassazione penale Sezione V sentenza del 13/08/1998 n. 9556
Il reato di cui all’art. 727 c.p. si configura quando, accolto un animale presso di sè, il proprietario non se ne prenda più cura mantenendolo in condizioni incompatibili con la sua natura.

La Corte Costituzionale con sentenza 285/2016  ha ritenuto illegittimo non consentire a soggetti privati, che garantiscano nella propria struttura la presenza di volontari delle associazioni animaliste e zoofile, di concorrere all’affidamento di servizi di gestione di canili e gattili. www.giurcost.org/....

Approvata alla camera la legge per la videosorveglianza 1 dicembre 2016. Nei centri per disabili, anziani e negli asili nido, superando ogni obiezione per la privacy. Sulla scia di questa legge viene chiesto che anche nei canili vengano installate le telecamere.

Il manuale è un vademecum ad uso delle autorità competenti, dei veterinari ufficiali e degli organi di polizia per l’orientamento all’interno del complesso quadro normativo nazionale e comunitario che regola la movimentazione degli animali d’affezione tra i Paesi dell’Unione Europea.

Ministero della Salute - Decreto 13 maggio 2005 “Determinazione dei criteri per la ripartizione dei fondi per la prevenzione e lotta al randagismo, previsti dalla legge del 29 dicembre 2003, n.376” pubblicato sulla GU n.169 del 22-7-2005

Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – “Ordinanza 6 agosto 2008 Ordinanza contingibile e urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.194 del 20-8-2008

Ordinanza 16 luglio 2009: tutela e il benessere degli animali di affezione.
“Ordinanza contingibile e urgente recante misure per garantire la tutela e il benessere degli animali di affezione anche in applicazione degli articoli 55 e 56 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.1632" pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.207 del 7 settembre 2009

Ministero dell’Interno Decreto 23 marzo 2007 “Individuazione delle modalità di coordinamento delle attività delle Forze di polizia e dei Corpi di polizia municipale e provinciale, allo scopo di prevenire e contrastare gli illeciti penali commessi nei confronti di animali” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.104 del 7-5-2007

Maltrattamenti e funzioni di PG: nota del Ministero dell’Interno n.1795 del 15 ottobre 2005 La vigilanza sul maltrattamento degli animali da affezioni spetta anche alle Guardie Volontarie ai sensi della Legge n.189/2004. E per questa particolare attività gli operatori onorari possono avvalersi della qualifica di Agente e Ufficiale di Polizia Giudiziaria.

Enti destinatari di animali sequestrati.
Ministero della Salute – Decreto 2 novembre 2006 “Individuazione delle associazioni e degli enti affidatari di animali oggetto di provvedimento di sequestro o di confisca, nonché determinazione dei criteri di riparto delle entrate derivanti dall’applicazione di sanzioni pecuniarie” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.19 del 24-1-2007

Decreto legislativo 25 luglio 2007, n.151 “Disposizioni sanzionatorie per la violazione delle disposizioni del regolamento (CE) n.1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.212 del 12-9-2007. Entrata in vigore: 27/9/2007.

Modifica ordinanza bocconi avvelenati.
Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali “Ordinanza 19 marzo 2009 Modifiche all’ordinanza 18 dicembre 2008 del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, recante norme sul divieto di utilizzo di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.79 del 4-4-2009

Ordinanza 2009: tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani
Ordinanza 3 marzo 2009 “Ordinanza contingibile e urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.68 del 23 marzo 2009.

Cassazione: gli animali sono come i bimbi: vanno trattati con la stessa cura e attenzione.
La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. 21805/2007) ha stabilito che i proprietari degli animali debbono prestare nei confronti dei 4 zampe la stessa attenzione cura e diligenza che normalmente si usa verso i bambini soprattutto quando questi vengono condotti in seguito o trasportati in auto. I Giudici hanno poi precisato che è configurabile la condotta di maltrattamento o malgoverno di animali, sia pure colposa, anche nel caso in cui il padrone si è comportato con negligenza nei confronti del 4 zampe.

Sentenza della Corte di Cassazione con condanna a tre anni di reclusione per maltrattamento di animali... a carico del titolare di un centro cinofilo zona Milano che organizzava traffico di cuccioli (fonte Redazione nel Cuore sett. 2017) www.quotidiano.net/....

ITALIA–Cassazione n.21932/2016 (“reato usare collare elettrico per addestrare cane”)
ITALIA–Cassazione n.36461/2014 (“Proprietari responsabili di corretta custodia cane anche se mansueto”)
ITALIA–Cassazione n.5979/2013 (“Reato abusare sessualmente di un animale”)
ITALIA–Cassazione n.46291/2003 (“Prende a calci cane per futili motivi. Colpevole reato art. 727 Codice Penale”)
ITALIA–Cassazione n.21744/2005 (“Reato trasportare cani in bagagliaio auto”)
ITALIA–Cassazione n.8547/2002 (“detenere cani in luoghi angusti e bui è maltrattamento”)
ITALIA–Cassazione n.44422/2013 (“Uccide gatto del vicino dopo reiterata condotta aggressiva contro animali: ammenda di 7.000 euro”)
ITALIA–Cassazione n.38034/2013 (“Collare elettronico: è maltrattamento di animali”)
ITALIA–Cassazione n.39053/2013 (“Veterinari Asl uccidono animali senza necessità? Condannati”)
ITALIA–Cassazione n.24734/2010 (“Differenza tra maltrattamento, art.544 cp – e danneggiamento, art. 638 cp – di animale”)
ITALIA–Cassazione n.15061/2007 (“uso di collare elettrico: maltrattamento di animali”)
ITALIA–Cassazione n.44902/2012 (“lasciare il cane in auto è REATO”)
ITALIA–Cassazione n.17528/2011 (“Aggrediti da un cane randagio? Il Comune deve risarcire i danni”)
ITALIA–Cassazione n.29543/2011 (Condanna se non si soccorre gatto investito)
ITALIA–Cassazione del 14 luglio 2011 (Causare incidente letale per evitare di investire un cane? Non è reato)
ITALIA–Cassazione n.26368/2011 (Cane legato a catena/corda troppo corta? E’ maltrattamento: art. 544-ter C.Penale)
ITALIA–Cassazione n.18892/2011 (a smarrimento del cane non segue denuncia? Illecito del proprietario)
ITALIA–Cassazione n.20468/2007 (Maltrattamento legare il cane al sole)
ITALIA–Cassazione n.175/2008 (Reato lasciare cane chiuso in auto al sole)

Nel 2016 il Tribunale di Treviso, per la prima volta in Italia, ha riconosciuto i danni morali ed esistenziali al proprietario di un cane morto nell’incendio del faretto difettoso prodotto da una grossa catena di articoli per la casa.

Sempre nel 2016 la Corte di Appello di Roma ha condannato un veterinario che per negligenza ha causato la morte di un cane riconoscendo al padrone il danno morale.

Nessuna norma può vietare gli animali domestici nei condomini. Lo conferma il tribunale di Cagliari secondo la legge di riforma del condominio e secondo la legislazione vigente e il diritto a valorizzare il rapporto uomo-animale (fonte La Nazione 2016).

Il Ministero della Salute ha emanato un opuscolo “Norme nazionali sulla tutela degli animali d’affezione e lotta al randagismo – Competenze e responsabilità 26 luglio 2016.” Presentazione del Sottosegretario Vito De Filippo. Compiti del Ministero (tra cui: controllo corretta applicazione delle norme, promozione informazione, ripartizione fondi), delle Regioni e Province autonome (tra cui: individuazione criteri per il risanamento dei canili, programma di prevenzione del randagismo), compiti dei comuni (tra cui: sterilizzazione, risanamento canili), compiti delle ASL (tra cui: vigilanza e controllo delle strutture, sterilizzazioni), dei veterinari liberi professionisti e dei proprietari.

La sentenza della III sezione penale della Cassazione, la n.10009/17 del 1.03.2017, porta ad un precedente nell’ambito della tutela dei diritti degli animali e del reato di abbandono e maltrattamento, offrendo una lettura interpretativa non solo sulla sofferenza fisica ma anche quella psichica degli animali, riconoscendo di fatto la loro sensibilità interiore. La Cassazione si è pronunciata sul caso di una donna, condannata nel 2015, per aver rinchiuso dei gatti selvatici in uno spazio ristretto, provocando in loro forte stress e fobie. La Corte ha ritenuto che è reato non solo l’abbandono di animali, ma anche la detenzione in modo incompatibile con la loro natura, tanto da arrecare loro “gravi sofferenze“, non solo fisiche ma anche psichiche. Con questa sentenza la Cassazione introduce il concetto che per far scattare il reato di abbandono di animali “non è necessario che l’animale riporti una lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche soltanto in meri patimenti, la cui inflizione sia non necessaria in rapporto alle esigenze della custodia e dell’allevamento dello stesso”.

Art.13 del Trattato di Lisbona sull’Unione europea: Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale.

TASK FORCE DEL MINISTERO DELLA SALUTE
La Task Force è stata istituita nel 2010 dall’allora sottosegretario alla Salute Francesca Martini e ha svolto un egregio lavoro fino a che le è stato consentito https://megashouts.org/StopRandagismo

Ma la Task Force nell’ottobre 2014 è stata depauperata con la rimozione della Dirigente Rosalba Matassa (il primo e unico veterinario del Ministero a ricevere menzioni al merito in premi internazionali e altri riconoscimenti pubblici). Stava indagando sul business illegale dei canili lager tra gestori senza scrupoli ed amministratori corrotti. “Al suo posto è stato inserito un altro dirigente indagato per la vicenda sui vaccini per l’aviaria. Certo, si è innocenti fino a prova contraria e tra dieci anni forse sapremo come sono andate le cose” (Lindipendenzanuova.com, maggio 2015 e aprile 2016). Sotto questa degna dirigente si è scoperchiato finalmente, per la prima volta, dopo oltre vent’anni dalla legge quadro sul randagismo, l’affare dei canili italiani, della malasanità veterinaria privata e pubblica, delle strutture infernali macchine da soldi per la criminalità, della negligenza che costa fior di milioni alle tasche dei cittadini, degli appalti a gestioni criminose con i bambini sbranati dai randagi per le colpe gravi di chi non ha controllato o ha detto: va tutto bene. “L’onestà viene punita nel dicastero della Lorenzin, questa è l’unica certezza” (Agenzia Agenpress.it).

Il 22 ottobre 2015 il Movimento Antispecista e altre associazioni e gruppi animalisti  hanno inviato una lettera ai parlamentari e al Governo sul problema randagismo, sull’indegnità dei cittadini che usano i cani per i propri illegittimi interessi e sull’atroce sfruttamento di questi animali ridotti a scheletri, piaghe, pura sofferenza e degrado.

Anche il Senato, Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n.1-00475 dell’8 ottobre 2015, nella seduta 520, ha impegnato il Governo a promuovere azioni al fine di garantire il risanamento dei canili pubblici, a promuovere le opportune modifiche alla disciplina vigente, a prevedere, garantire, rafforzare tutte le iniziative volte alla soluzione del problema randagismo in Italia .
Sull’operatività attuale della Task Force è stata presentata un’interrogazione parlamentare il 3 febbraio 2016, alla quale il Ministro Lorenzin ha risposto: “Smentisco assolutamente che la Task Force abbia interrotto la propria attività. Questa unità operativa ha supplito in una fase di emergenza alle carenze di alcune autorità locali, ma occorre in tempi rapidi uscire dalla fase di emergenza e promuovere le capacità delle autorità locali di affrontare e governare il problemawww.quotidiano.net/....

Se gli animali sono come i bambini e vanno trattati con la stessa cura e attenzione secondo quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione (Sent.21805/2007), noi speriamo che tale forte e importante concetto ci serva per restituire la legittimità del Diritto ad un Paese dove le leggi vengono scritte ma non applicate. www.studiocataldi.it/...



Interventi del Parlamento (vai all'indice)

  • Seduta n.865 del 22/2/2001 Interpellanza Paissan e Procacci n.2-02886. Annamaria Procacci afferma che a dieci anni dalla nascita, la legge 281/91, salutata come legge di civiltà, è oggetto di una speculazione che richiederebbe un intervento del Governo. Le regioni, i comuni, le unità sanitarie locali e il Ministero della sanità non hanno fatto la loro parte. In Italia vi è un fiorire di canili che sono soprattutto strutture private in regime di convenzione con i comuni dove si annida il business, dove vengono affastellati cani su cani, dopo averli catturati sul territorio pur di percepire rette dai comuni che portano a un indotto economico tutt’altro che trascurabile. Non è tollerabile che i comuni non vedano ciò che accade nei canili privati in regime di convenzione, non è accettabile che le Usl non facciano controlli sanitari, non è accettabile questa violazione continua dell’art.727 del C.P. che punisce i maltrattamenti agli animali. Non è ammissibile che i danari pubblici vengano dilapidati per far soffrire gli animali anziché per applicare la legge a loro tutela. Il Ministero della Sanità è colpevole perché in tutti questi anni si è ben guardato dall’applicare veramente la legge. Non pratica le sterilizzazioni che in pochi anni avrebbero dimezzato il numero dei randagi. Si chiede siano verificate le responsabilità del Ministero della Sanità. Si chiede di sapere quali siano i controlli nei canili lager spesso in regime di convenzione con i comuni. Si pretende il divieto di deportare a centinaia di chilometri di distanza gli animali randagi.

  • Presentato a giugno 2008 da Silvana Amati e Laura Bianconi un disegno di legge per creare una mutua anche per cani e gatti. A beneficiarne sarebbero soltanto gli animali i cui proprietari per motivi di reddito sono già esenti dal pagamento delle spese del Servizio sanitario nazionale o i cani e gatti ospitati in strutture gestite da associazioni di volontariato, quelli impiegati nella pet therapy, i cani di quartiere, i gatti delle colonie feline. In agosto 2009 in discussione al senato. www.repubblica.it/.... Nel 2017, con un nulla di fatto. Si sta realizzando una mutua privata “Dottor Bau & Dottor  Miao” www.ilgiornale.it/... attiva dal febbraio 2017 www.altroconsumo.it/....

  • Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02778 del 2 marzo 2010 Garavaglia. Sintesi. Si chiede che il Ministero della Salute non agevoli il turpe commercio di cani randagi destinati a Paesi del nord Europa avendo il Ministero in progetto di approvare un protocollo per la “Movimentazione di cani dai canili rifugio per pratiche di adozione internazionale” creando una tracciabilità del tutto inutile in quanto nei paesi esteri non vi sono più obblighi di ulteriore tracciabilità. Negli ultimi anni si è notevolmente intensificato il commercio di gatti e cani randagi però la destinazione finale di ogni singolo animale rimane segreta e, comunque, non verificabile. Sul mercato dei laboratori farmaceutici il prezzo di acquisto di un gatto adulto è superiore a 500 euro e per un cane adulto superiore a 1000 euro mentre un cane randagio viene prelevato a costo zero e commercializzato a prezzi decisamente inferiori. Tale interesse commerciale è in grado di realizzare una ramificata organizzazione criminosa con fini esclusivamente lucrosi.

  • Intervista di Patrizia Acciai a pag 24 della rivista di Trenta Giorni pag. 24 Organo ufficiale di informazione veterinaria di FNOVI a Rosalba Matassa della Task Force animali del Ministero della Salute giugno 2013 www.trentagiorni.it/....

  • La senatrice Serenella Fucksia ha presentato la proposta di legge n.1482 del 14 maggio 2014 per tutelare gli animali dalla malasanità animale prevedendo l’obbligo legale di tracciabilità dell’operato veterinario. Attualmente i veterinari non hanno alcun obbligo di tracciabilità del loro operato che comporta una totale impunità in caso di negligenze, omissioni e violazioni. E’ stato verificato che nel caso di segnalazioni non vi sono adeguati provvedimenti disciplinari da parte degli ordini professionali. Questa proposta di legge è stata sollecitata il 28 febbraio 2017 al Ministero della Salute.

  • Atto di Sindacato Ispettivo n.4-02491 del 15 luglio 2014 parlamentare Loredana De Petris. Sintesi. Le gravi inadempienze delle regioni, dei comuni, a volte delle Asl nei riguardi della legge 281/91 hanno impedito la soluzione del problema randagismo che si presenta ancora grave nell’Italia meridionale, in particolare Sicilia e Puglia. E’ fiorita un’attività criminosa legata agli introiti provenienti dalle convenzioni stipulate dai comuni con strutture che si rivelano troppo spesso dei lager. In numerosi casi si profila un fenomeno di vere e proprie zoomafie. E’ diventato frequente il fenomeno del trasferimento di cani randagi da una regione all’altra che alimenta legittime preoccupazioni in quanto non viene garantita la tracciabilità sugli animali. Nella provincia di Lecce alcuni comuni hanno addirittura adottato la decisione di deportare i cani all’estero. Diviene sempre più frequente la pratica delle deleghe per le adozioni con la presentazione ai canili di fotocopie di documenti appartenenti ad adottanti sconosciuti. Recentemente il Ministero della Salute ha proceduto al sequestro di due strutture private di proprietà di un medico veterinario a Catania.

  • Interrogazione n.3-01201 11 settembre 2014 sulle adozioni internazionali degli animali da compagnia, senatori Fucksia, De Pietro, Moronese, Mussini, Casaletto, al Ministero della Salute. Si dice che è in crescita il fenomeno di esportazione di animali da compagnia (in particolare cani) prelevati o ceduti da canili o da privati verso la Germania, Svizzera, Austria con modalità che contravvengono alle norme di legge regionali, nazionali ed europee (ad esempio trasporti di decine di cani stipati in gabbie accatastate nei furgoni, assenza di microchip e documenti ASL) e con finalità non controllabili, in particolare sperimentazione. Questo mercato dai contorni ambigui coinvolge anche associazioni e volontari fintamente animalisti. Può contare su una “merce animale” gratuita al punto di origine e ceduta senza controllo ai paesi di destinazione a prezzi anche molto alti. Le inchieste condotte hanno verificato che gli animali figurano adottati da semplici prestanome, talvolta inconsapevoli o inesistenti, in attesa di essere ceduti a prezzi prefissati. Ciò in funzione del fatto che le leggi relative sono diverse. Nonostante nell’ultimo decennio sul fenomeno descritto sono state condotte inchieste dalle varie Procure italiane e denunce pubbliche di ogni genere, comprese interrogazioni parlamentari, continuano ad emergere dalla stampa notizie di sparizioni o affidamenti sospetti di cani malati e con handicap di canili grazie all’incisiva opera delle sedicenti associazioni animaliste e con la compiacenza delle stesse istituzioni pubbliche. Si chiede che venga data effettiva attuazione alla circolare Garavaglia n.33 del 1993 e a quella Veronesi del 2011 nonché applicazione delle linee guida del 29 maggio 2014.

  • All’Interrogazione n.3-01201 8 gennaio 2015 risponde il Sottosegretario alla Salute De Filippo sulle adozioni internazionali degli animali da compagnia. Si dichiara che è difficile identificare il responsabile civile e penale del benessere degli animali ma anche dei problemi legati alla disciplina della responsabilità veterinaria che risulta spesso approssimativa tanto da consentire l’impunità e tanti casi di malasanità che balzano quotidianamente agli onori della cronaca. Le pene inflitte per i crimini contro gli animali sono troppo tenui per avere un effetto deterrente.

Intervista al Ministro Lorenzin del 12 gennaio 2015 della giornalista Margherita D’Amico di Repubblica.it

  • Atto di Sindacato Ispettivo n.1-00258 del 15 aprile 2015 dei parlamentari Amati, Alicata, Bondi, Bonfrisco, Cirinnà, Ciancich, De Cristofaro, De Petris, Fissore, Granaiola, Liuzzi, Mattesini, Mazzoni, Merloni, Petraglia, Pezzopane, Puppato, Repetti, Schifani, Silvestro, Spilabotte, Valentini. Sintesi.  Si chiede che il Governo si impegni in 23 punti tra cui: a dare piena attuazione al riconoscimento degli animali come “esseri senzienti”, a promuovere l’istituzione di un Garante per i diritti degli animali che operi in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione; ad assicurare autonomia di intervento all’unità operativa per la tutela degli animali e la lotta al randagismo del Ministero della Salute…; ecc. ecc.

  • Atto di Sindacato Ispettivo n.1-00475 dell’8 ottobre 2015 dei parlamentari Taverna, Airola, Bertorotta, Bottici, Buccarella, Castaldi, Catalfo, Ciampolillo, Cotti, Donno, Giarrusso, Montevecchi, Moronese, Morra, Paglini, Puglia, Santangelo, Serra.  Sintesi. Si dice che a distanza di molti anni dalla legge 281/91 i principi ispiratori non hanno trovato sufficiente attuazione. Nell’attività ispettiva della Task Force istituita nel 2010 è stato messo in evidenza la disapplicazione delle disposizioni normative vigenti. Le principali criticità segnalate riguardano: canili lager, mancata sterilizzazione di cani dei canili e gatti delle colonie feline, avvelenamenti, maltrattamenti, appalti per la gestione dei canili e ordinanze dei sindaci non conformi alla normativa vigente. Le regioni più critiche sono: Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Sardegna. Si rileva inoltre che le strutture per il mantenimento dei cani devono prevedere l’accesso e la presenza delle associazioni onlus o enti morali al fine di favorire l’adozione dei cani nonché l’apertura al pubblico della struttura almeno 3 giorni a settimana. La legge prevede anche di effettuare verifiche periodiche sullo stato di salute e benessere dei cani non meno di una volta all’anno, dare comunicazione dei risultati al Consiglio comunale. Esiste anche il limite massimo di 200 cani per canile onde fermare il racket dei gestori capaci sino ad allora di tenere fino a 1000 cani.

  • Atto di Sindacato Ispettivo n.3-02545 del 3 febbraio 2016 dei parlamentari Taverna, Airola, Buccarella, Cappelletti, Donno, Montevecchi, Moronese, Morra, Paglini, Puglia, Santangelo. Sintesi. A distanza di molti anni dall’entrata in vigore, lo spirito della legge 281/91 è ancora oggi disatteso in numerose regioni; carente è la costruzione di canili sanitari da parte delle amministrazioni locali e la detenzione dei randagi è diventata un vero e proprio business. Negli ultimi anni il randagismo fuori controllo è in aumento esponenziale con aggravamento dei costi per i contribuenti a causa delle mancate sterilizzazioni degli animali vaganti. Intorno al randagismo si è creato un vero e proprio giro di affari e nonostante la legge indichi nelle associazioni di protezione animali i soggetti prioritari cui concedere le convenzioni per la gestione dei canili, in tutta Italia sono sorte strutture esclusivamente private nelle quali gli animali devono fare numero e rimanere il più a lungo possibile; i gestori dei canili percepiscono infatti un contributo che va da 2 a 7 euro al giorno per ogni cane che moltiplicato per il numero dei cani detenuti, rappresenta un’ingente cifra; si tratta, tra l’altro, nella maggior parte dei casi, di strutture fatiscenti dove i cani vivono ammassati in gabbie anguste e in condizioni igienico-sanitarie pessime. La Task Force istituita dal Ministro Martini nel 2010 non ha raggiunto gli obiettivi per i quali è stata istituita in particolare dal 2013 in poi, anno fino al quale aveva raggiunto importanti risultati.

  • I senatori Fucksia, De Pietro, Moronese, Mussini, Casaletto  8 gennaio 2015 chiedono di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali provvedimenti abbiano posto in essere, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, per bloccare il fenomeno descritto; quali misure di controllo siano state adottate per verificare che sia data effettiva attuazione alla circolare del ministro pro tempore Mariapia Garavaglia n.33 del 1993 e a quella Veronesi del 2011, volte entrambe a tutelare l’adozione degli animali randagi e limitare i rischi di traffici per 5 scopi illeciti, nonché all’applicazione delle linee guida del 29 maggio 2014, in materia di movimentazione dei cani e dei gatti e alla loro registrazione nell’anagrafe degli animali d’affezione quando vengono trasferiti permanentemente da una regione all’altra,…. www.senato.it/....

  • Il deputato PD Michele Anzaldi ha proposto una tassa comunale annuale da pagare se si sceglie di non sterilizzare il proprio cane. Dalla tassa sono esentati i cani di proprietà di allevatori professionali, i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi, alla custodia degli edifici rurali e del gregge, i cani adibiti ai servizi dell’esercito e quelli di pubblica sicurezza nonchè i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni (per esempio i cacciatori). La proposta di questa tassa è stata poi ritirata (Fonte Bailador 18 novembre 2016 e Redazione Animali e Ambiente nel Cuore 22 novembre 2016).

  • Senatrici PD Silvana Amati, Monica Cirinnà, Manuela Granaiola, Daniela Valentini 16 novembre 2016. Hanno chiesto che venga ritirato l’emendamento che introduce una tassa comunale annuale per i proprietari di cani non sterilizzati presentato alla Camera con la legge di Bilancio 2017. Sarebbe inadeguata a contrastare il randagismo e peserebbe sulle spese dei proprietari. Dovrebbero invece essere previste convenzioni o meccanismi premiali per le sterilizzazioni di cani di famiglia, cani senza padrone e cani vaganti.

  • Senato della Repubblica XVII Legislatura - DDL S.1482 del 20/10/2016 – Legge quadro e delega al Governo per la codificazione della legislazione in materia di tutela degli animali. Presentata dalla senatrice Fucksia www.senato.it/....

  • Paolo Bernini parlamentare portavoce del Movimento 5stelle si occupa della tutela e la salvaguardia degli animali in Parlamento e fuori del Parlamento. Dichiara che la situazione in Italia dal punto di vista delle leggi è ottimale a livello europeo ma mancano i controlli e le norme non si applicano. Particolarmente al sud le leggi non vengono assolutamente applicate, nonostante le istituzioni responsabili siano a conoscenza non intervengono. Se queste norme venissero applicate, ad esempio se i fondi per la 281 venissero utilizzati principalmente per il benessere animale e non per sovvenzionare canili privati che lucrano sulla vita degli animali tenendo i cani all’interno di queste strutture. I canili non sono carceri per i cani ma sono ambienti di transizione affinché il cane recuperato in strada sia poi dato in affidamento a una famiglia. Il problema è che ospitando più cani si hanno maggiori fondi pubblici e quindi al gestore del canile non interessano le adozioni, anzi più cani ha più soldi guadagna: il vero cancro del randagismo in Italia.

  • Paolo Bernini, in veste di semplice cittadino desideroso di adottare un cane, ha visitato il canile Dog Paradise a Narni (Terni) dando seguito a numerose segnalazioni da parte di volontari e cittadini. Queste le dichiarazioni che Paolo Bernini, da sempre impegnato per far rispettare i diritti degli animali, ha rilasciato in una testimonianza che sta facendo il giro del Web: Ci è stato negato di poter vedere i cani in quanto non eravamo muniti di tuta e calzari. Secondo il proprietario della struttura convenzionata avremmo dovuto indicare taglia e colore del cane desiderato e lui me ne avrebbe preso nei box uno a caso con quelle caratteristiche. Spiegando che l’adozione di un cane è frutto di empatia e che quindi sarebbe stato necessario poter vedere i cani, si è scatenata l’ira del gestore che ha tentato di impedirci di uscire dal canile chiedendoci i documenti. La situazione è diventata molto tesa, nessun cellulare aveva copertura di rete e a fatica sono riuscito a richiedere l’intervento dei Carabinieri affinchè ripristinassero la legalità. Solo in seguito all’arrivo delle Forze dell’Ordine ci è stato permesso di girare tra le gabbie. Subito abbiamo notato che nessun box era munito di identificativo numerico e che non esisteva nessuna scheda sanitaria visibile. Inoltre le dimensioni dei box non apparivano conformi alla normativa regionale del 2012. La legge è chiara: in ogni canile rifugio dovrebbero essere favorite le adozioni e i canili devono essere aperti al pubblico costantemente. Mi rammarica che i Carabinieri ed i Forestali intervenuti non abbiano ritenuto opportuno prendere alcun provvedimento e anzi, il Comandante della Forestale ci ha persino vietato di fotografare la situazione. In sinergia con il consigliere regionale M5S Andrea Liberati verificheremo quindi quanti fondi pubblici percepisce tale struttura. E’ inaccettabile un simile comportamento: i cani sono del Sindaco, mantenuti con soldi dei contribuenti e abbiamo il diritto di poterli adottare. E’ una battaglia di civiltà che porterò avanti in ambito legislativo e giudiziario” (fonte www.promiseland.it 10 giugno 2017).

  • Atto di Sindacato Ispettivo n.4-06880 Pubblicato il 15 febbraio 2012 Seduta n.675 di Monti Cesarino per la situazione delle scandalose condizioni dei cani nel rifugio abusivo di Poggio Sannita (Isernia).

  • Atto di Sindacato ispettivo n.4-05167 del 17 maggio 2011 Seduta 552 del senatore Cesarino Monti – Canile lager /Poggio Sannita. Pur essendo passati vent’anni dall’entrata in vigore della legge n. 281 del 1991 a prevenzione e tutela del randagismo, la situazione degli animali vaganti, cani ma anche gatti, in Italia non può dirsi certo risolta, anzi il fenomeno in alcune regioni ha avuto una crescita esponenziale divenendo una vera e propria piaga sociale.

  • Legislatura: XIII Ramo: Senato - Tipo Atto: INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA Numero atto: 4/05245 - Data presentazione: 9-04-1997 Seduta di presentazione: 166 - Testo dell’ atto – Presentatore – Cognome Nome  - Siliquini  Maria Grazia   Gruppo CENTR.CRIST.DEM (CCD) - Stato Iter – Iter in corso  Destinatari  Data - MINISTERO DELLA SANITA’ 09-04-1997 - Argomento - Classificazione con termini TESEO - AUTORIZZAZIONI CANI  ESPORTAZIONI UNITA’ SANITARIE LOCALI - Indicizzazione: geopolitica e sigle GERMANIA SVIZZERA VERONA (VERONA+ VENETO+) - Testo dell’Atto – Al Ministro della sanità.  Premesso: che da alcuni anni è in atto un processo di trasferimento di cani da regioni italiane alla Germania ed alla Svizzera; che tale trasferimento avverrebbe ad opera di sedicenti associazioni animaliste italiane, che garantirebbero il perfezionamento dell’adozione degli animali nei Paesi sopra indicati (in collaborazione con la Tierschutzverein di Monaco di Baviera per quanto attinente alla Germania); che sopralluoghi eseguiti da animalisti veronesi, con lo scopo di accertare l’avvenuta adozione degli animali all’estero, sono risultati vani nella quasi totalità dei casi; che la Tierschutzverein e la USL 22 di Verona rifiutano sistematicamente di comunicare ad animalisti italiani gli estremi dell’adozione degli animali, rendendo così molto difficoltosi gli eventuali accertamenti, l’interrogante chiede di sapere: in base a quali autorizzazioni avvengano i suddetti trasferimenti; se le USL siano autorizzate a favorire, anche sul piano finanziario, tali trasferimenti; se il Ministro interrogato abbia svolto indagini sulla destinazione finale dei cani trasferiti; quali siano le ragioni per le quali le USL non favoriscono gli animalisti italiani nel controllo degli esiti delle adozioni. (4-05245)

  • In molti comuni e molte ASL preposte al controllo, non facendo controlli e sterilizzazioni dei cani randagi, moltiplicano i casi di randagismo soprattutto al sud, e gli animali molte volte o quasi sempre vengono visti come un problema secondario. Ma non sono un problema secondario, anzi sono molto importanti anche perché il problema del randagismo porta a seri problemi per i cittadini e un dispendio di fondi pubblici verso criminali che ne approfittano (fonte M5S news https://m5snewsofficial.wordpress.com/2016/02/).



Indagini di Associazioni e Mass Media (vai all'indice)

Un brevissimo elenco di indagini ed inchieste avviate da associazioni e giornalisti inorriditi dalla plateale dimostrazione di quanto gigantesco sia il divario fra parole e fatti, tra legge e realtà. Di quanto grande sia la sofferenza dei cani e gatti e di quanti affari criminosi girino intorno a loro.

Gruppo Bairo –Traffici di animali – dettagliata, approfondita documentazione sul traffico di animali all’estero nel corso di vari anni

Novembre 2009, articoli vari sulle deportazioni di cani e traffico di cuccioli dal sito AnimaLex comitato d’iniziativa legislativa in favore degli Animali.


Inchiesta del 3 novembre 2011 – Il Respiro, un progetto creato da La Vita degli Altri onlus, fondata dalla scrittrice e pubblicista Margherita d’Amico. Adozioni di cani e gatti all’estero, a migliaia verso l’ignoto www.ilrespiro.eu/...





Inchiesta La Repubblica di Margherita D’Amico: Ecco come cani e gatti… luglio 2013

Inchiesta La Repubblica di Margherita D’Amico: Cani ridotti a cibo per cani, luglio 2013 http://inchieste.repubblica.it/... -http://inchieste.repubblica.it/....

Inchiesta  Il Fatto Quotidiano di Eri Garuti. Cani randagi, il business delle trasferte.  Comuni pagano decine di migliaia di euro. 14 dicembre 2014

Inchiesta La Repubblica, di Margherita D’Amico: La lobby del randagismo gennaio 2015





Rapporto Randagismo - analisi e soluzioni del Movimento Antispecista settembre 2015

Legambiente e gli animali in città: Terni e Prato le più “pet friendly” – Rapporto sui servizi dei capoluoghi italiani per la gestione degli amici a quattro zampe (fonte Repubblica Aprile 2015)

Le associazioni LEAL e Riscatto Animale hanno redatto un “Rapporto sul maltrattamento animale in Italia per l’anno 2016 di 628 pagine con la prefazione di Annamaria Manzoni psicologa e scrittrice




PAE Partito Animalista Europeo Progetto “Svuota canili” per contrastare il business illegale dei randagi – agosto 2016






La sterilizzazione (vai all'indice)

Di che si tratta:

Un piano efficace di sterilizzazione farebbe diventare nell’arco di un medio periodo, il randagismo un ricordo. Coloro che sono contrari a minare l’integrità riproduttiva degli animali, probabilmente equiparando la sessualità animale a quella umana, fanno il comodo errore di antropomorfizzare l’animale. Non esistono altri sistemi, non funzionano, non risolvono e bisogna smettere di affrontare un’emergenza che costa sofferenze, maltrattamenti e morte a migliaia e migliaia di cani con uno spirito che, seppure in buona fede, serve solo a perpetuare all’infinito il problema.

Un gatto o un cane può generare numerosi discendenti in pochi anni. Gli animali sterilizzati godono di ottima salute psico-fisica e di un’eccellente aspettativa di vita. La sterilizzazione difende il gatto da una serie di patologie infettive e virali (FIV-immunodeficienza, FELV-leucemia felina) che si trasmettono attraverso la lotta o l’accoppiamento con animali affetti da tali patologie. Sia nei cani che nei gatti la sterilizzazione riduce l’incidenza di forme tumorali alla mammella, all’utero o alla prostata (fonte volantino L’Arca della Valle Onlus).

La sterilizzazione è l’unico vero e reale strumento capace di combattere la proliferazione dei randagi, per evitare gli abbandoni per nascite indesiderate, le spese senza limiti per l’affidamento dei cani ai canili (lager) ed infine le costruzioni di megacanili brutti e incontrollabili che costruiti in maniera furbesca diventano strumento di ricatto per le amministrazioni pubbliche per le ragioni che è facile immaginare (fonte ANTA Onlus 2005).

I pregiudizi sono ancora molti ma sterilizzare è la scelta giusta e porta solo tanti vantaggi soprattutto per la salute del cane. Mentre i proprietari dei gatti hanno fatto propria l’idea che la sterilizzazione sia una pratica salutare e indispensabile, i proprietari dei cani sono molto più restii. Eppure proprio nel cane la sterilizzazione porta solo vantaggi specialmente sul fronte della salute dell’animale. www.tuttosulcane.com/....

   
Sterilizzare il proprio amico a quattro zampe può evitare (in teoria) 70.000 nuovi randagi: questo è il numero di discendenti che un gatto o un cane può generare in soli sei anni.
Anche uno studio americano rivela che da una cagna abbandonata non sterilizzata, con una media di due parti l’anno, tra cui ogni volta almeno quattro femmine, in cinque anni i cani diventerebbero 4.372 e dopo sette 67.000.
Immaginiamo di moltiplicarli per i circa 10 milioni di cani e 7 milioni di gatti presenti nelle case italiane, e ci troveremo di fronte all’invasione di miliardi di code! Ma perplessità e luoghi comuni legati alla sterilizzazione sono ancora molto radicati, e questo nonostante l’esperienza dimostri come cani e gatti sterilizzati godano di ottima salute psico-fisica e di un’eccellente aspettativa di vita.
Il motivo principale che spesso spinge i proprietari a non sterilizzare i propri animali è la convinzione dettata da un falso sentimento di pietà, che tale intervento costituirebbe un atto contro natura. Intervento ormai di routine, la sterilizzazione pone il gatto al riparo da una serie di patologie infettive e virali che si trasmettono attraverso la lotta o l’accoppiamento con gatti affetti da tali patologie. E sia nei cani che nei gatti riduce l’incidenza di forme tumorali alla mammella, all’utero o alla prostata.
L’operazione inoltre rende più serena la convivenza in casa e meno probabili le fughe e le possibilità di essere investiti, maltrattati o avvelenati. Il costo, inoltre, è relativo a una sola volta nella vita dell’animale: decisamente inferiore a quanto potrebbe costare mantenere mamma e cuccioli, o curare le malattie cui l’animale non sterilizzato potrebbe andare incontro.
La sterilizzazione è di fondamentale importanza anche per combattere abbandono e randagismo. Troppo spesso, infatti, le cucciolate “casalinghe” finiscono per alimentare, seppur indirettamente, la schiera di cani e gatti vaganti o ne ostacolano la possibilità di trovare una nuova dimora.
La sterilizzazione è una protezione da gravi patologie.  Nelle femmine riduce il rischio di neoplasie mammarie e di altre patologie.
Nei maschi aiuta a prevenire il cancro alla prostata.
La sterilizzazione non è una pratica contro natura. I cani e i gatti possono condurre una vita lunga e felice senza accoppiarsi o riprodursi. Non è necessaria nemmeno la prima cucciolata (fonte LAV) www.lav.it/....

“Sterilizzare, unica strada, la legge c’è, applicatela”. Resta l’ostacolo dei costi degli interventi, tutt’altro che indifferenti. Strutture pubbliche sottoutilizzate. “Abbandono e incuria non sono scelte discrezionali dei proprietari, ma reati” (fonte La Repubblica Margherita D’Amico luglio 2013)

A Lampedusa in due anni sterilizzati 289 cani e 80 gatti. Numeri che diventeranno sempre più consistenti in quanto il Direttore generale dell’Asp di Palermo ha dichiarato che “La sterilizzazione e la microchippatura sono gli interventi più efficaci nella lotta al randagismo e l’impegno costante dei veterinari ha consentito di intraprendere un percorso che sta dando ottimi risultati per la forte incidenza che ha l’aumento delle sterilizzazioni sul decremento del randagismo” (fonte Redazione Animali e Ambiente nel Cuore maggio 2017).



CONCLUSIONE (vai all'indice)
Cosa fare

La corretta gestione del randagismo, la limitazione delle nascite con opera di sterilizzazione sistematica da parte delle aziende sanitarie, il controllo dell’operato dei comuni e delle ASL e il ricovero degli animali solo presso strutture pubbliche aperte a tutte le associazioni protezionistiche, anche per promuovere l’adozione degli animali, porterebbero alla graduale ma costante diminuzione del randagismo e dei relativi costi per i contribuenti.

Osservazioni

  • Legislazione - Occorre riempire i vuoti di legge con nuovi e precisi provvedimenti per agevolare sia le buone pratiche che i controlli.

  • Informazione –  Se si esclude la sensibilità propria, l’informazione è la base di ogni acquisizione culturale ed è necessaria per far conoscere leggi e comportamenti e indispensabile prima di ogni azione repressiva da parte dell’Amministrazione. Può essere attuata in vari modi: attraverso i manifesti (pratica ormai obsoleta in quanto poco efficace), con articoli sui giornalini di quartiere, rubriche settimanali sui quotidiani locali, con l’applicazione di vetrofanie, con l’invio e la distribuzione di volantini, servizi radio ma, soprattutto, con periodici interventi alla televisione (bollettino regionale). Alcuni TG nazionali (Studio Aperto e Striscia la Notizia) trasmettono quotidianamente o con periodica regolarità servizi sugli animali così facendo aprono un universo a troppi sconosciuto.

  • Anagrafe – La clandestinità facilita l’abbandono. L’iscrizione all’anagrafe canina e il controllo del tatuaggio o microchip sono una tra le operazioni prioritarie. Anche il Ministero della Salute lo ribadisce nella circolare n. 5/2001. Sappiamo che è molto più facile abbandonare i cani non registrati e che l’abbandono provoca la morte all’80% dei cani (incidenti stradali, fame, malattie, avvelenamenti) mentre il restante subisce forse una sorte più atroce: trasferiti all’estero per esperimenti, alimenti per animali, zooerastia, ecc. o prigionieri a vita di canili lager.

  • Sterilizzazione – La sterilizzazione dei cani randagi da parte dell’ASL o attraverso convenzioni con ambulatori privati può essere estesa con particolari convenzioni anche ai cani di proprietà essendo un importante freno alle cucciolate indesiderate, relativi abbandoni e incremento del randagismo. Anche questa operazione è consigliata come prioritaria dal Ministero della Salute nella circolare n.5/2001 oltre che essere continuamente sollecitata dalle associazioni zoofile e animaliste.

  • Controllo di canili, allevamenti, negozi e pensioni per animali – Il controllo di tali strutture, dei loro registri, delle autorizzazioni, permette non solo di rilevare i casi di maltrattamento ma anche altre irregolarità ed evasioni. Inoltre consente all’Amministrazione comunale di verificare la corretta gestione contrattuale da parte del titolare della convenzione e conseguente giusto utilizzo del denaro pubblico. Permette alle Amministrazioni di dare esempio di rigore e organizzazione premessa indispensabile della lotta al randagismo e della tutela degli animali di affezione.

  • Adozioni – Se il corrispettivo ottenuto per gestire un canile viene misurato in termini di cani ospitati è ovvio che da parte del gestore non ci sarà alcun interesse a incentivare le adozioni. Il canile spesso viene anche considerato un feudo, come tale disincentiva il flusso del volontariato e custodisce morbosamente gli animali come fossero di proprietà. I Comuni devono quindi promuovere le adozioni con ogni mezzo sia per evitare il collasso dei canili, sia per ridurre le spese di mantenimento dei cani, sia, soprattutto, per attuare il primo scopo della Legge: il benessere degli animali. Secondo Roberto Marchesini, veterinario, filosofo, etologo e saggista: “L’adozione è l’unico vero obiettivo del canile. Ecco il grande valore aggiunto, sia per l’uomo che per l’animale: trasformare un vicolo cieco in un momento transitorio della vita dell’animale”.

  • Risanamento strutture – Poiché pochissime Amministrazioni comunali hanno provveduto alla costruzione di un proprio canile, sono sempre più numerosi i Comuni che consegnano i propri cani a strutture private anche lontane dal proprio territorio di competenza, addirittura fuori provincia e fuori regione. In questi casi gli animali devono sottostare a doppi controlli sia da parte dell’Amministrazione comunale sia da parte dell’Azienda U.S.L ovvero dal comune proprietario dei cani e da quello in cui ha sede il canile convenzionato, dall’Azienda sanitaria del comune proprietario dei cani e da quella in cui ha sede il canile convenzionato. Per eliminare questa doppio controllo che diventa difficoltoso o addirittura impossibile per la lontananza dei cani dalle Istituzioni proprietarie è necessario che i Comuni rispettino l’obbligo di cui all’art.4 comma 1 della legge 281/91: Competenze dei comuni – “I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalità dalla regione”. Considerato che una grande struttura è costosa da costruire, difficile da gestire, complicata da controllare il comune deve dare la priorità a microstrutture, piccoli rifugi e, al massimo, canili per non più di 200 cani. Deve rispondere a determinati requisiti strutturali per ottenere l’accreditamento. Un canile non accreditato non potrà ospitare animali. Più che risanare occorre promuovere la trasformazione dei canili (luoghi di detenzione) a centri di servizio cinofilo e di consultorio, dove avvenga l’incontro delle persone con gli animali, la preparazione all’adozione, l’informazione. E’ necessario che il canile abbia un filo diretto con gli organi istituzionali preposti, uffici municipali e servizio veterinario, con il volontariato zoofilo e animalista, associazioni e comitati, con il volontariato sociale. E se il valore aggiunto di un canile è l’adozione, occorre invitare la gente a frequentarlo; da qui la necessità che il canile sia un luogo piacevole, un parco: invece di andare allo zoo si va al canile.

  • Educazione scolastica – E’ importante che i bambini e i ragazzi vengano educati al rispetto degli altri esseri viventi considerato che saranno i cittadini del futuro. Avvicinandoli agli animali fin da piccoli attraverso lezioni in classe, filmati, esperienze dirette, visite a canili sviluppano quella conoscenza della natura e delle scienze naturali che i programmi scolastici italiani non elargiscono.

Riepilogando: educazione, sterilizzazione, anagrafe, risanamento, controllo, affidamento responsabile sul territorio è l’unica ricetta valida contro il randagismo.

Alcune proposte

Canili

  1. istituire una cat-card per le gattare che potrebbero ottenere sconti su alimenti e medicinali presso negozi e farmacie convenzionate (comune di Roma)
  2. programmare corsi per cinofili amatoriali e professionali, per veterinari, ragazzi delle scuole
  3. corsi obbligatori di formazione/educazione differenziati per volontari, gestori di canile e proprietari di cani (Enpa a Savona e uff. Diritti Animali a Roma)
  4. promozione sterilizzazioni cani di canile e privati, randagi e vaganti non microchippati con medici convenzionati, (per i maschi la vasectomia), con sanzioni al comune che non la effettua (vedi proposta on. Anzaldi)
  5. sterilizzazione gratuita per persone a basso reddito (Regione Sardegna e Asl Sardegna, comune di Roma e Asl di Roma)
  6. allargare il progetto di adozioni presso i comuni della provincia anche con l’offerta di un buono da spendere presso un veterinario la cui fattura verrà liquidata direttamente dal comune (comuni di Roma, di Guanzate, Como)
  7. incentivazione adozioni con precisi sistemi (vedi Trieste per cani anziani…)
  8. promuovere le adozioni presso gli anziani come una sorta di pet terapy (Bologna)
  9. conferire un buono mensile a chi adotta un cane di canile di almeno 7 anni (comune di Trieste)
  10. divieto di superare il numero di 200 cani per ogni struttura (vedi sentenza Corte di Cassazione, Regione Puglia e Lombardia)
  11. divieto di conferire animali a strutture fuori regione in quanto verrebbe meno il ruolo di controllo della ASL territoriale competente (Regione Puglia e Lombardia)
  12. controllo periodico dei microchip nelle aree cani
  13. predisporre alle fermate degli autobus pannelli per le fotografie dei cani e gatti smarriti (comune di Trieste)
  14. obbligo di accordo tra i coniugi per accollarsi l’animale di casa in caso di separazione
  15. riconoscere apertamente la responsabilità del comune per qualsiasi incidente con i randagi (vedi sentenza Corte di Cassazione)
  16. ingresso volontari e cittadini in canile, obbligo di apposizione cartello con giorni e orari (legge finanziaria 2008)
  17. controllo obbligatorio da parte di un ente terzo (per evitare l’identificazione nello stesso organo tra controllore e controllato) al ricevimento della relazione periodica comune/ASL sulla gestione del canile (Prefetto…)
  18. accreditamento obbligatorio dei canili per evitare di assegnare i cani randagi a strutture abusive (vedi Toscana)
  19. inserimento telecamere di controllo (vedi case di cura, pensionati per anziani, nidi, … già proposte per i macelli in Francia e in Italia)
  20. giornata gratuita annuale del microchip organizzata dal comune/ASL/Associazioni (vedi Roma)
  21. attivazione di un corpo speciale di polizia (ex task force del Ministero della Salute, Norvegia, FBI in USA)
  22. stabilire la cifra minima obbligatoria a cane di canile in 3,50 euro al giorno (circolare Ministero della Salute)
  23. sanzioni al proprietario per il cane vagante non sterilizzato (nascite incontrollate e ibridazione con i lupi)
  24. controllo periodico della Guardia di Finanza sulla regolarità degli appalti per gestione canili
  25. ………

Deportazioni

  1. rivedere il sistema di tracciabilità delle adozioni nazionali e internazionali (obblighi ASL)
  2. cani e gatti venduti solo in allevamenti controllati e autorizzati (Lussemburgo)
  3. divieto di esposizione animali in vetrina (Regione Lombardia, comune di Roma)
  4. radiazione dall’albo per i veterinari che commettono illeciti
  5. ……….

Altro

  1. in caso di sequestro affidamento degli animali a persone o associazioni in possesso dei requisiti (comune Rozzano Milano)
  2. vietato dare animali in premio (Comuni Rovigo, Roma)
  3. vietato accattonaggio con qualsiasi animale (Comune Rovigo, Roma, Ferrara)
  4. istituire un premio al comune amante degli animali (Provincia di Roma)
  5. ……..

Regione Puglia www.anmvioggi.it/...

Le competenze sanitarie vengono erogate nell’ambito del sistema sanitario regionale in materia di prevenzione del randagismo come previsto ai commi 2 e 8 dell’art.2 della legge 281/91 e degli art.6 e 8 della legge regionale 12/95, sono indicate come segue:
  • Visita clinica
  • Identificazione e registrazione in anagrafe
  • Adempimenti amministrativi (cartella clinica, certificazione, ecc.)
  • Gestione anagrafe canina
  • Prelievi diagnostici per la leishmaniosi, ehrlichiosi, borreliosi e di eventuali altre malattie emergenti
  • Trattamento antiparassitario nei confronti dell’echinococcosi
  • Trattamento profilattico antirabbico
  • Trattamento profilattico delle principali malattie infettive trasmissibili (cimurro, tosse dei canili, parvovirosi, leptospirosi) e malattie parassitarie (nematodi gastrointestinali e parassiti della cute)
  • Sterilizzazione chirurgica
  • Eventuali accertamenti necroscopici di competenza

Petizione Altervista 2014

  • Autorizzare l’utilizzo delle cliniche veterinarie mobili per permettere alle associazioni animaliste di promuovere campagne di sterilizzazione di cani randagi e di privati.
  • Imporre restrizioni al commercio al dettaglio di animali d’affezione disincentivando ulteriormente l’importazione e favorendo l’acquisto presso allevamenti nazionali accreditati.

Cosa dicono le associazioni

LAV

  • convenzioni tra canili e comuni con precisi standard di qualità e tariffa minima senza la possibilità di aste al ribasso, numero massimo 200 cani per canile, presenza obbligatoria all’interno delle strutture di almeno un’associazione di volontariato, apertura quotidiana al pubblico per almeno 6 ore per favorire controlli e adozioni, la figura del “cane ibero accudito” in aree identificate;
  • vincolo di impiego per i fondi stanziati per contrastare il randagismo;
  • istituzione dell’anagrafe felina e inserimento di cani e gatti nel certificato di “stato di famiglia”,
  • detrazioni fiscali su cibo e spese veterinarie per chi adotta un cane o un gatto, riconoscimento del farmaco equivalente in veterinaria, adeguamento dell’IVA a livelli europei por alimenti e farmaci per animali tenuti non a scopo di lucro, incentivi alla sterilizzazione di cani e gatti,
  • accesso libero nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, nelle strutture turistiche come alberghi, campeggi e spiagge e nei mezzi di trasporto pubblico a cani e gatti,
  • istituzione di un 118 unico a livello nazionale per i pronto soccorso veterinario,
  • divieto di detenzione di animali per coloro che abbiano riportato condanna per reati contro di essi.

LAV (Rapporto zoomafia 2007)

La Lav propone un’integrazione alla legge 281/91 che, da un lato preveda misure efficaci di contrasto alla diffusione del randagismo e dall’altro imponga vincoli e controlli a coloro che gestiscono i canili. Ecco i punti salienti della proposta:
  • Chiusura dei canili sovraffollati
  • Standard precisi di qualità delle strutture adibite a canili
  • Numero massimo di 200 cani per canile
  • Presenza obbligatoria di un’associazione di volontariato
  • Apertura obbligatoria al pubblico
  • Previsione della figura del cane libero accudito
  • Sterilizzazione
  • Efficiente anagrafe canina e felina
  • Promozione di campagne di adozione

ENPA

  • stretta limitazione degli affidi alle sole persone fisiche residenti nel comune o nella regione
  • obbligo della gratuità dell’affido
  • divieto ai comuni di trasferire i propri animali presso canili fuori regione
  • affido rigorosamente effettuato al solo soggetto interessato che provi con documenti originali la propria identità e residenza, sottoscriva la dichiarazione di mantenere presso di sé l’animale e non possa cederlo se non dopo un certo tempo, salvo la necessità debitamente dimostrata e valutata dalla pubblica amministrazione e dall’ente o associazione referente per la struttura
  • obbligo della comunicazione immediata del cambio di residenza o domicilio dell’affidatario, ai fini della garanzia della sua rintracciabilità
  • limitazione del numero degli animali affidati nel tempo alla stessa persona fisica secondo valutazione, da parte della pubblica amministrazione e dell’ente o associazione referente per la struttura, della capacità del loro corretto mantenimento
  • controlli protratti nel tempo, dell’effettiva permanenza dell’animale presso l’affidatario e delle sue condizioni
  • obbligo di controllo sull’animale precedentemente affidato prima di un successivo affido fatto alla stessa persona fisica
  • obbligo della sterilizzazione degli animali affidati e sottoscrizione dell’impegno a effettuarla da parte degli affidatari di cuccioli, con condivisione della responsabilità fra affidatario e struttura
  • obbligo per i cittadini del conferimento di animali presi dalla strada presso le ASL per le procedure di controllo e profilassi prima di ogni eventuale intestazione e obbligo di segnalazione del caso alle ASL da parte de veterinari privati
  • obbligo della sterilizzazione dei cani ospitati nei canili pubblici e privati
  • obbligo per privati del trasferimento di proprietà di animali alle sole persone fisiche o tramite le associazioni protezionistiche iscritte nei registri regionali, ai comuni
  • limitazione per i privati del numero di trasferimenti di proprietà di cani a persone fisiche residenti all’estero.

UGDA

  • Inasprimento delle sanzioni pecuniarie e penali per sindaci e Asl veterinarie
  • Messa in mora dei sindaci sul cui territorio siano stati riscontrati canili lager
  • Programma di sterilizzazione oltre che dei cani randagi presenti su territorio anche di quelli detenuti nei canili
  • Ristrutturazione o costruzione di nuovi canili a norma di legge e chiusura di quelli non a norma; i canili devono poter accogliere un massimo di 300 unità
  • Che i gestori dei canili presentino certificato di carichi pendenti che abbiano una specifica formazione nella gestione anche amministrativa (es. direttore di comunità)
  • I canili dovrebbero essere luoghi di stallo transitorio e i finanziamenti dovrebbero essere conferiti solo in proporzione al benessere degli animali con comprovata diminuzione delle nascite in caso contrario dovrebbe venir meno il diritto ai finanziamenti
  • I canili sovvenzionati con il denaro pubblico dovrebbero essere interamente gestiti dal comune e da più associazioni di volontariato accreditate. Troppo spesso vengono fondate associazioni ad hoc per la gestione dei canili e dei fondi ad essi destinati. Una cooperativa di associazioni porta inevitabilmente maggior controllo.
  • Obbligo per i sindaci di collaborare con associazioni di volontariato per promuovere adozioni, per controllare e certificare periodicamente la qualità della vita degli animali all’interno del canile anche attraverso veterinari privati.
  • Che alle associazioni sia garantito l’ingresso senza preavviso anche nelle strutture private e che tutti i canili pubblici o privati abbiano obbligo di orari di apertura al pubblico. Ci sono canili dove nessuno riesce mai a mettere piede… Calabria docet!
  • Inserimento nella legge della task force del Ministero della Salute a tutela degli animali in forma PERMANENTE! Che essa sia affiancata da serie associazioni come referenti su tutto il territorio nazionale. La task force è l’unico riferimento per cittadini e associazioni.
  • Una commissione permanente di consultazione per e materie aventi come oggetto animali e ambiente con la presenza triennale di rappresentanti qualificati in ogni ambito del settore.
  • Mai riaffidare gli animali al gestore indagato per maltrattamento e proibire che la struttura venga affidata o intestata a figli, parenti e affini del gestore e che il medesimo paghi di tasca propria, rifondendo le somme spese per le cure agli animali che escono dal suo lager.
  • Che il Governo in questi casi persegua penalmente i gestori e si costituisca parte civile per richiedere il risarcimento dei danni subiti per sperpero di denaro pubblico.
  • Che il governo ogni qualvolta venga riscontrato un canile lager verifichi, tramite la Corte dei Conti, che utilizzo abbia fatto il sindaco dei fondi destinati al randagismo eventualmente percepiti o, nel caso non ne avesse fatto richiesta alla Regione, in che modo abbia ritenuto di poter mantenere gli animali nello stato di “benessere e sussistenza” previsti dalla legge.
  • Che il Governo verifichi, tramite la Corte dei Conti, che utilizzo facciano le Regioni dei fondi destinati al randagismo per i quali non sia stata fatta richiesta da parte dei sindaci in oggetto.

Chi controlla il controllore? Senza un adeguato organo di controllo sindaci e Asl continueranno ad essere i “padroni assoluti” della vita e della morte di troppi animali, cani e gatti, i cui diritti sono riconosciuti dal trattato di Amburgo e dal trattato di Lisbona in quanto “esseri senzienti” e tutelati dalle leggi italiane (281/91 e 189/2004).
La mancata o la non corretta applicazione della legge 281/91 oltre a determinare condizioni degli animali non degne neppure di un paese da quarto mondo, porterà il numero dei randagi a crescere in maniera esponenziale soprattutto in determinate aree d’Italia ad altissima criticità dove già in alcuni paesi il numero degli animali vaganti sta per superare quello dei cittadini.
Tale aumento giova solo a chi del randagismo fa un business poiché offre fonte di “materia prima inesauribile” con cui sostituire gli animali deceduti troppo spesso senza cure e tra atroci sofferenze, per continuare a percepire sovvenzioni regionali e statali destinate alla cura e alla prevenzione del randagismo, ma per esso non utilizzate! I “santi” volontari sopperiscono con mezzi propri alle inadempienze di sindaci e Asl, spesso protervi e arroganti, portando cure e cibo agli animali e quasi sempre non denunciano per paura che venga loro negato l’accesso ai canili dove prestano l’opera. Un ricatto, questo, costantemente attuato da chi ha molto da nascondere ma sa di rimanere impunito facendo leva sul sentimento dei volontari per gli animali da loro accuditi.

A volte il sequestro, inoltre, risulta essere una cura ancora peggiore del male in quanto gli animali vengono lasciati a se stessi, spesso a morire di fame perché l’accesso dei volontari alla struttura sequestrata diviene ancora più problematica per via della burocrazia.
Andare a colpire i veri responsabili della piaga del randagismo e della sofferenza degli animali nelle strutture, non solo produrrebbe il risultato nell’intento della legge 281/91, ma ottimizzerebbe l’utilizzo del denaro pubblico stanziato da Stato e Regioni a tale scopo senza previsioni di aumento di spesa considerato il momento non roseo per le finanze del nostro Paese, che, comunque, annovera ben l’80% di cittadini che amano gli animali e che, grazie a internet e ai social network, sono sempre più a conoscenza della vergognosa realtà di troppi canili italiani e che ad essa si ribellano chiedendo a gran voce un intervento politico e istituzionale.
Come primo passo per controllare il “controllore” UGDA propone il censimento di tutti i cani presenti nelle strutture pubbliche e private ad opera di guardie eco zoofile volontarie, accompagnate dalle forze dell’ordine e senza preavviso, provenienti da territori diversi da quelli delle strutture da ispezionare e l’istituzione a tutti i livelli, nazionale, regionale, provinciale e comunale del Garante dei Diritti degli Animali Domestici come previsto da diversi disegni di legge giacenti in Parlamento e come prospettato dal sottosegretario on. Cardinale. I cittadini chiedono a gran voce una figura NON politica, ma che i ruoli siano ricoperti da volontari di comprovata e datata attività a favore dei diritti degli animali.

*****

Se vogliamo chiamarci civili al livello dei migliori Paesi europei, diventare una comunità moderna, accogliente, evoluta, combattere la vergogna del randagismo che fa del nostro Paese un arretrato sistema di violazioni e corruzione non possiamo contare pedissequamente sull’eredità del passato ma, come patria del Diritto anche se nemica dei diritti, dobbiamo riunire in leggi chiare, non interpretabili, gli obiettivi che ci siamo dati con la legge 281/91.
Teniamo conto che gli animali sono stati dichiarati, da autorevolissime istituzioni, esseri senzienti, con coscienza, con sentimenti ed emozioni, con intelligenza, alla stregua di bambini.
Dobbiamo includerli nel nostro universo morale, sottrarli all’emarginazione cui li abbiamo condannati, assimilare quella Teoria del Caos che scientificamente fa di tutti noi cittadini del pianeta Terra, una rete di connessioni, con un numero infinito di schemi e di modelli.
E’ importante cercare queste connessioni tra le persone e gli animali, creare un rapporto armonico favorevole a tutti, ricordando che la zooantropologia osserva come la relazione che lega uomo e animale sia tanto forte da caratterizzare l’identità dei due partner.

Ascoltiamo i migliori tra noi.

FINE

Mariangela Corrieri
Associazione Gabbie Vuote Firenze
novembre 2017


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