Relazione sul Randagismo - Gabbie Vuote Firenze

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RELAZIONE SUL RANDAGISMO

Chi non ha mai posseduto un cane
non può sapere cosa significhi essere amato
Schopenauer

I cani sono una somma incalcolabile di amore e di fedeltà
Konrad Lorenz


PREMESSA

L’Italia è un Paese che legifera molto, che ha leggi avanzate ma che, per dirla con Jung, “butta via il bambino con l’acqua sporca”.
Con l’esclusione di persone ammirevoli, le “buone intenzioni” vengono pubblicamente reiterate anno dopo anno dai nostri amministratori, i progetti svegliati momentaneamente dal letargo tornano a dormire i loro sonni tranquilli mentre la legge continua a tormentare la coscienza dei cittadini volonterosi e impotenti.

Questa è una storia di tradimenti, di inenarrabili crudeltà, di amore malato, di amore criminale che trasforma l’uomo in quell’essere diabolico amante dell’orrore, ben lontano da quella misericordia alla quale ipocritamente professa l’adesione.
Né amore né misericordia gli appartengono né gli apparterranno mai se non è capace di giudicare orrore l’orrore, se può commetterlo per turpitudine, se può accettarlo con indifferenza.

Il nostro fedele amico, quel cane che ci ha accompagnato nel cammino dell’evoluzione, con il quale abbiamo condiviso le nostre primordiali emozioni, che vive nelle nostre case, che “non smette mai di amarci”, sacrificato e tradito nell’abbandono, nei canili lager, nei traffici verso la tortura; se non ripuliamo la nostra coscienza, resterà l’agnello sacrificale che ogni giorno, ogni ora immoliamo sull’altare della nostra indegnità.

Ogni dato esposto in questa relazione proviene da indagini, testimonianze, articoli, dichiarazioni, fotografie, video e documenti comprovati. Tra gli altri:
Ecc. ecc., il web informa.
Forse l’Italia, maestra nella dimostrazione del proverbio “fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, per avanzare nelle “magnifiche sorti e progressive” potrebbe prendere esempio dal Costa Rica, Paese dove esiste una struttura considerata il più bel canile del mondo, un vero paradiso per gli animali. Un luogo totalmente dedicato ai cani che non hanno un padrone, un enorme canile all’aperto, dove gli animali sono liberi di correre in mezzo alla natura. E’ gestito da volontari che vivono in una zona montana e che aiutano ogni giorno oltre 900 cani. Il centro è considerato uno dei migliori al mondo ed è ormai un esempio da imitare per la salvaguardia e la protezione di animali che altrimenti morirebbero abbandonati per le strade:


IL CANE, CHI E’ ?

Il cane (Canis lupus familiaris) ha, fra tutti gli animali, una posizione a sé. Fra l’uomo e il cane esiste una relazione affettiva molto forte, dovuta a una storia assai lunga vissuta insieme, una sorta di coevoluzione. Infatti il loro lungo sodalizio è cominciato decine di migliaia di anni fa.

Ma chi è il cane?

Eccolo, con le parole di Jeffrey Masson, psicoanalista, etologo, sanscritista e scrittore (Libri: Il cane che non poteva smettere di amare, I cani non mentono sull’amore).
Molto prima della domesticazione di qualsiasi altro animale o pianta cominciammo la nostra domesticazione del lupo in cane. Ebbe inizio fra i 130mila anni fa, quando l’uomo raggiunse il livello evolutivo di Homo sapiens e 150mila anni fa.
Questa domesticazione potrebbe benissimo non essere stata un processo a senso unico bensì una reciproca e profonda trasformazione per entrambe le specie. Questa mutua domesticazione è unica in natura.
C’era qualcosa di diverso in una specie animale, qualcosa che essa aveva condiviso con noi più di quanto non avesse fatto con alcuna specie di animale non umana. Quella specie era il cane e quel che esso aveva condiviso con noi in modo così unico era la sua capacità di amare.
Di conseguenza l’uomo e il cane sono anche le uniche due specie che fanno facilmente amicizia con altri animali, al di là della barriera che divide le specie. Cani e uomini si coevolsero, i cani contribuirono a renderci umani.
Nessun altro animale si comporta come un cane. Com’è possibile che questo animale dall’aspetto così diverso dal nostro, dorma sul nostro letto, si alzi con noi al mattino e venga a spasso con noi al pomeriggio? Che ci guardi con amore? La verità è che solo i cani continueranno ad amarci quando nessuno ci amerà più.
Questo amore è in realtà un fenomeno molto notevole. In realtà è uno dei fenomeni più notevoli del nostro universo. Com’è possibile che due esseri appartenenti a due specie totalmente separate possano provare un amore tanto profondo uno per l’altro? Nel mondo naturale non c’è alcun’altra cosa che sia simile a questa.
Con i cani abbiamo cominciato il lungo processo che conduce al riconoscimento della fondamentale identità di tutti gli esseri senzienti. E questo riconoscimento non sarebbe venuto da Cristo, da Mosè o dal Buddha, bensì da quel piccolo amico che cammina fiducioso accanto a noi e che non ci abbandonerebbe mai, per nessuna cosa al mondo. Da lui e solo da lui abbiamo imparato che possiamo varcare la barriera della specie e amare altre forme di vita.

Secondo Konrad Lorenz, premio nobel 1973 in riconoscimento della sua opera fondatrice di una scienza che rivela sempre più la sua enorme portata, l’etologia, nel suo libro “E l’uomo incontrò il cane”, afferma:
Io credo che il cane sia superiore anche alle grosse scimmie antropoidi per quanto riguarda la comprensione del linguaggio umano, anche se queste possono essergli superiori in determinate altre prestazioni intellettuali. Sotto un particolare aspetto infatti il cane è indubbiamente più simile all’uomo che la scimmia più intelligente; anch’esso è come l’uomo un essere addomesticato e, come l’uomo, deve a questo processo due proprietà fondamentali: primo la liberazione dai rigidi vincoli del comportamento istintuale che, anche a lui come all’uomo, apre nuove possibilità d’azione; secondo, però, quella permanente giovinezza che nel cane è alla radice di un persistente bisogno di amore, mentre all’uomo conserva quella giovanile freschezza di animo grazie a cui può rimanere, fino a tarda età, un essere in divenire”.
E anche: “La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano. Il legame con un cane fedele è altrettanto ‘eterno’ quanto possono esserlo, in genere, i vincoli fra esseri viventi su questa terra”.

I cani, come tutti gli animali (art. 13 del Trattato di Lisbona dell’Unione europea), sono esseri senzienti, amano, soffrono, provano gioia, paura, stress, sono quindi capaci di avere sentimenti, di elaborare pensieri spesso articolati e di manifestare una particolare intelligenza. La Dichiarazione di Cambridge, stilata dai maggiori scienziati mondiali, afferma che gli animali non solo hanno emozioni ma anche coscienza. In particolare i cani che condividono con l’uomo le cure parentali ossia tutti quei comportamenti messi in atto dai genitori per crescere, educare e difendere la prole sino al raggiungimento di una piena autonomia.

Il cane ha una grande capacità di comunicare, è utente di un linguaggio affinato e adattato proprio in funzione della vicinanza con l’uomo. Secondo Stanley Coren, psicologo dell’Università canadese British Columbia i cani conoscono 165 termini con picchi di 250 per gli esemplari più intelligenti. Recentemente uno studio pubblicato dalla rivista Science stabilisce che i cani capiscono le parole e le distinguono facendolo in modo molto simile all’uomo, utilizzando le stesse regioni del cervello: una capacità acquisita durante l’evoluzione e la domesticazione.

Tante sono le storie di incredibile amore e fedeltà che i cani ci hanno regalato. Da Hachiko che per nove anni, quotidianamente, è andato alla stazione per incontrare il suo padrone, a Tommy cane pugliese che va in chiesa ogni giorno da quando è morta la sua amata padrona o Shandong che morto il suo amico umano ha deciso di montare la guardia alla sua tomba. Il ricordo di questi e tanti altri cani viene immortalato nelle varie forme d’arte in tutto il mondo. Chi vede il cane come “una forma splendida della vita: grave, nobile, amorosa e pura (Carlo Coccioli)” si prende a cuore il suo benessere e non solo per rispetto delle leggi o per urgenza morale, ma anche per recuperare con la dignità di molti quell’indegnità dei pochi che degrada l’uomo.

Forse è utile ricordare a chi ha dimenticato, che i cani sono i nostri compagni di vita, vivono nelle nostre case, alleviano la nostra solitudine, ci regalano emozioni ed esperienze altrimenti sconosciute. Il cane ci soccorre, ci guida, ci difende. Dal recupero nei terremoti ai salvataggi in mare e sotto le valanghe, alla guida dei ciechi, all’aiuto ai disabili, dalla ricerca delle droghe a quella dei dispersi, alla pet therapy. Fiutano il cancro, le crisi diabetiche e ancora tanti altri servizi che compiono per noi.
Abbiamo anche la spietatezza di usarlo nelle attività cruente legali o illegali, come la vivisezione, i combattimenti, la caccia al cinghiale, lo sminamento, la guerra, la pellicceria, l’alimentazione… Ne abbiamo perfino inviato uno, Laika, a morire nello spazio.

Può diventare aggressivo, ma molto raramente uccide, quando gli umani lo allontanano, lo abbandonano, lo affamano, lo perseguitano, lo maltrattano in tutti quei modi che la cronaca ci espone. Quando non viene visto come soggetto di una vita ma come strumento, mezzo, macchina. Allora quel grande compagno e amico inseparabile che ci considera un dio, perde l’equilibrio, si ammala di stress o di terrore, violenta le sue caratteristiche etologiche e si trasforma in aggressore innocente. Un cane educato è un cane felice, meglio, un cane felice è un cane educato. Perché non tener presente la Piramide di Maslow o Piramide Motivazionale (gerarchia dei bisogni)? Partendo dalla base: bisogni fisiologici, sicurezza, appartenenza, stima, autorealizzazione, sono validi anche per il cane.

Valerio Pocar, professore ordinario di sociologia del diritto e di bioetica ci ricorda che “occorre non dimenticare mai che tenere un animale è anzitutto un’assunzione di responsabilità, beninteso lieve e fonte di gioia. Il rapporto con gli animali passa attraverso una comunicazione empatica che s’instaura con un soggetto, non in quanto esemplare di una specie, ma come individuo in sé”.

Ciò che afferma anche Roberto Marchesini, filosofo, etologo e saggista che negli anni novanta ha introdotto in Italia la neonata zooantropologia ovvero lo studio dell’interazione uomo animale ovvero “i fattori che guidano l’uomo nell’interazione con le altre specie e in particolare le pulsioni verso l’alterità animale, i piani e i significati della relazione interspecifica, le dimensioni comunicative che si vengono ad instaurare in tale rapporto, le conseguenze obiettivamente constatabili sulla formazione e sull’equilibrio psicologico dell’uomo”. Rapporto che crea il terzo soggetto: la relazione. La zooantropologia si differenzia dalle altre discipline che si occupano di tale rapporto perché introduce una nuova partnership con l’animale di tipo relazionale (l’animale “con”) diversa da quella zootecnica (l’animale “da”).


GLI ITALIANI E GLI ANIMALI

Secondo il rapporto Italia 2012 dell’Eurispes, il 42% degli italiani ha in casa uno o più animali domestici e secondo quello del 2014 sono quattro italiani su dieci.
Il cane resta il preferito per un totale di circa 6 milioni di individui registrati nell’anagrafe del Ministero della Salute a giugno 2012.

Il Ministero della Salute afferma infatti che gli animali d’affezione sono in costante aumento nelle famiglie e di preferenza i cani per un totale di 5.800.000 circa gli esemplari registrati all’anagrafe a giugno 2012.

Anche secondo la Doxa sono circa 6 milioni i cani che vivono nelle case degli italiani e di questi, ogni anno, circa 45.000 vengono abbandonati e diventano randagi. Secondo Progresso Veterinario organo ufficiale della Federazione Nazionale Ordine Veterinari il 25% degli animali accolti in casa viene abbandonato.

I cani vengono abbandonati per il 20% durante le vacanze estive e per il 30% durante la stagione venatoria. I randagi in Italia risultano circa 700.000.
Ogni anno entrano in canile circa 100.000 cani.
Quando un cane viene abbandonato, va incontro ad uno stato depressivo, le sue difese immunitarie si abbassano rendendolo ricettivo a malattie che in condizioni normali non lo colpirebbero.

La nostra cultura sociale esclude gli esseri viventi non umani dallo status morale legittimando la propria insensibilità e indifferenza verso le sofferenze inflitte agli animali, con le violazioni di legge, con la corruzione e la criminalità, con le attività illecite, con l’assoluta mancanza di rispetto e di compassione. Siamo il terzo mondo nascosto nell’invisibile.
Ma mentre l’estrema minoranza riduce la civiltà ad aberrazione, la grande maggioranza dei cittadini ama e rispetta, fa volontariato, si adopera per le buone pratiche, per alleviare sofferenze, per denunciare maltrattamenti e promuovere la cultura dell’empatia.


COME NASCE E SI ALIMENTA IL RANDAGISMO

Nei paesi più avanzati il problema randagismo è stato risolto.
Per esempio: non esiste in Austria né in Svizzera dove, molto prima che da noi, è stata proibita la mutilazione dei cani di alcune razze e dove ai proprietari si raccomanda di assicurare la compagnia di un proprio simile al loro animale.
Non esiste in Danimarca, dove tutti i cani sono registrati in virtù dell’obbligo di assicurarli.
Non esiste in Inghilterra un solo cane randagio pur avendo gli inglesi una popolazione di oltre 6 milioni di cani, tutti tenuti rigorosamente sotto controllo.
Uno studio americano rivela che da una cagna abbandonata non sterilizzata, con una media di due parti l’anno, tra cui ogni volta almeno quattro femmine, in cinque anni i cani diventerebbero 4.372 e dopo sette 67.000.

Il randagismo è alimentato:
  1. dalla illegale e crudele abitudine di abbandonare gli animali, comprese le cucciolate indesiderate,
  2. dai cani padronali lasciati liberi di andare dove meglio credono diventando quindi incontrollabili (vedi anche punto 3 della circolare del Ministero della Sanità 14 maggio 2001 n. 5).
  3. dalla dispersione sul territorio dei cani dei cacciatori durante la stagione di caccia.

Queste tre categorie, cani abbandonati, cani dispersi e cani padronali liberi, vivono vicino all’uomo perchè, conoscendolo, non lo rifuggono; si uniscono facilmente in bande e si incrociano fra loro alimentando la schiera dei randagi. Si rifugiano nei boschi ibridandosi con i lupi.

Secondo lo zoologo Luigi Boitani sono tanti, soprattutto nelle zone rurali del Centro e del Sud Italia, sia sui monti dell’Appennino, sia lungo la costa. Sono incontrollabili e incrementano la popolazione dei cani rinselvatichiti (quelli che hanno reciso ogni legame con l’uomo e vivono in ambiti selvatici).

L’abbandono degli animali si conclude per l’80% con la morte a causa di incidenti stradali, fame, sete, avvelenamento  e maltrattamento. Dall'ultima rendicontazione annuale (riferita al 2006) inviata da Regioni e Province, su 6.000.000 di cani di proprietà sono 590.000 i randagi, solo un terzo ospitati nei canili rifugio.

In Italia, la stima del numero di cani randagi non è facile ma, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute e pubblicati dal Corriere della Sera il 18 marzo 2009, nel 2007 i cani vaganti risultavano circa 460.000.

Nel 2011, secondo i dati trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute, 104.142 cani randagi sono stati accolti nei canili sanitari e nel 2015, sempre secondo il Ministero, gli ingressi di cani nei canili sono stati 100.194.

Con atto ispettivo n. 3-02545 del 3 febbraio 2016 alcuni parlamentari hanno dichiarato che “negli ultimi anni il randagismo fuori controllo è in aumento esponenziale, con aggravamento dei costi per i contribuenti, a causa delle mancate sterilizzazioni degli animali vaganti”. Ancora: “A distanza di cinque anni dall’istituzione della Task Force il randagismo è divenuto una vera e propria emergenza, in particolare nel Sud Italia sono stimati circa 700.000 i cani randagi presenti sul territorio e 750.000 sono i cani in attesa di adozione costretti a vivere in canili”. Ancora: “in tutta Italia sono sorte strutture esclusivamente private nelle quali gli animali devono fare numero e rimanere il più a lungo possibile”.

Inoltre, sono ca. 4.000, secondo l’Eurispes nel 2001 e secondo ENPA nel 2015, gli incidenti stradali conteggiati ogni anno in Italia provocati da animali domestici vaganti che passano sotto silenzio contro i ca. 150 incidenti stradali provocati da fauna selvatica che vengono invece sbandierati dai cacciatori e loro adepti per ottenere l’ambito privilegio di uccidere.

Il movimento Antispecista ha redatto una relazione “Randagismo – analisi e soluzioni” aggiornata al 5 settembre 2015 che dovrebbe essere presa in considerazione in quanto dimostra come i cittadini, evoluti e rispettosi dell’etica e delle leggi, siano capaci di presentarsi edotti e consapevoli del grande baratro che esiste tra le dichiarazioni e le azioni del Governo a cui spetta la parola finale. Nessuno di quanti gridavano e gridano allo scandalo rappresentato dal randagismo e dalle sue conseguenze e diramazioni si è infatti assunto il compito di verificare  se gli enti locali, in particolar modo i comuni, rispettassero i loro doveri.

Il Ministro Lorenzin ha rilasciato un’intervista a Repubblica il 12 gennaio 2015 spiegando che “il randagismo è un problema rilevante, soprattutto in alcune regioni del centro sud, anche a causa del ritardato recepimento della legge quadro n. 281/91”. Quando pensa il Governo di farla recepire se sono già passati 25 anni?  Altri 25?

I canili non servono a combattere il randagismo. Il fenomeno non si genera al loro interno. I randagi sono le vittime del randagismo e non la causa. E, se come dice il Ministero della Salute: “I canili sono un sistema che serve a fare soldi”, l’obiettivo di fondo di ogni persona che abbia a cuore il benessere degli animali è quello di sperare che prima o poi i canili restino un lontano ricordo di un’epoca incivile, chiusi per mancanza di ospiti e di cani randagi sul territorio.

Perché questo avvenga è necessaria una massiccia opera di sterilizzazione, identificazione e corretta gestione degli animali di proprietà. Promuovere massicce campagne educative che stimolino adozioni responsabili piuttosto che fare spot contro l’abbandono.

I canili sono strutture che quando garantiscono il benessere degli ospiti vanno considerate un male necessario perchè per un cane avere un padrone che lo custodisca correttamente rappresenta il vero punto di svolta della sua vita.


I CANILI LAGER

Possiamo chiamarci “umani” nel senso di “disumani”? Sì, lo possiamo perché ogni barbarie ci appartiene.

Non siamo civili, né compassionevoli, né francescani.

Riduciamo il miglior amico dell’uomo in un essere scorticato, degradato, privato di ogni dignità, preda della sofferenza fisica e psichica, un essere arreso, incapace di reazioni, di guardare il suo mondo se non con gli occhi incapaci di luce.

Dispendio di denaro e risorse umane, pericoli e sofferenza sia degli animali che dei volontari che spendono la vita a tamponare il disastro. I controlli dei canili sono inesistenti e le sanzioni per chi contravviene ridicole.

I canili sono un sistema che serve a fare soldi” questo è il commento di Rosalba Matassa della Task Force del Ministero della Salute.

Destinatari di maltrattamenti cibi avariati e medicinali scaduti, i cani sono rinchiusi in putridi box di canili che, non per niente vengono chiamati lager, giusto parallelo con quelli inventati per gli uomini. Si percepisce la profondità di quel buco nero che l’uomo ha scavato per sottrarre a questi animali ogni valore, ogni poesia, ogni bellezza, ogni innocenza. Tanto per affermare e confermare il principio espresso da Pitagora 2.500 anni fa: “Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra di loro”.

Una delle prime inchieste sul randagismo risale al 24 marzo 2005 e l’ha avviata la giornalista Stella Pende di Panorama che riassume in poche parole gli attori che recitano nella tragedia dei canili lager italiani. “Le vittime: i cani. I killer: alcuni tenutari di galere canine. I Ponzio Pilato: alcuni sindaci che se ne lavano le mani. I complici: alcuni veterinari delle Asl che regalano medaglie di ‘bontà’ a lager indegni che nascondono uno dei più moderni e loschi affari del Paese: il business del randagismo.” E ancora: “I pitbull. Una strage. Ogni canile ne ha minimo dieci. Comprati dai mafiosi per combattere, sbranati, abbandonati perché mostri sanguinari, i pitbull sono i negri dei canili. Nessun diritto. Nemmeno una goccia d’aria. Solo impazzire in un metro per due tutta la vita. Se sei pitbull e nero poi, le sbarre non bastano. Stai legato in gabbia a una catena che ti fa schiumare il collo e la bocca”. “Un fenomeno quello dei cani senza padrone, talmente esteso da aver innescato una speculazione incontrollata a tutti i livelli coinvolti: dall’accalappiacani esecutore di catture a comando, al gestore della ‘Struttura di accoglienza’ mandatario dei rapimenti, al veterinario di fiducia pagato profumatamente per dare una parvenza di normalità agli improvvisi decessi di massa, al politico che si mette in pace la coscienza destinando una fetta del bilancio ai randagi del paese”.

Canili con 700, 1000 e più cani, com’è possibile gestirli quando il numero massimo riconosciuto per una efficace gestione è di 200 cani? Anche la Corte di Cassazione, sezione III, sentenza del 16 settembre 2014, n. 37859 ha ritenuto che “il fatto di tenere custoditi gli animali in condizioni di eccessivo sovraffollamento integra il reato di cui all’art-727 comma 2 ”.
Privati che ricevono 3-4 euro al giorno ma altri, pur di prendersi l’appalto, affamano i cani accontentandosi di 50 centesimi ad animale. E i cani diventano cumuli di ossa.

Anche quando si accendono processi contro canili lager, la speranza si trasforma in avvilimento perché i processi si lasciano cadere in prescrizione o ne viene richiesta l’archiviazione da parte di una Magistratura all’apparenza dimentica del benessere degli animali mentre i gestori con appalti milionari recuperano le strutture dissequestrate e i cani restano stipati in recinti fra feci, cibi avariati e fango.

Le regioni dove il randagismo impera, così come gli affari e i canili lager sono quelle del centro sud, Puglia in testa, ma anche Lazio, Sicilia, Campania e Sardegna.
Si conoscono i nomi dei canili lager, le violazioni di legge a carico di amministrazioni e ASL ma tutto resta silente. I cani restano oggetti senz’anima, concentrato di sofferenze, indegnità della società italiana.

In questi canili la mortalità arriva al 60% dei cani ospitati. I canili italiani sono la maglia nera dell’Europa.
Quindi non è necessario citare questo o quel giornale, questo o quell’articolo, questa o quella situazione, per sapere, senza ombra di dubbio, quasi senza eccezioni, che la legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991 (a cui hanno fatto seguito le leggi regionali) è stata applicata in minima parte e mai integralmente. Un fallimento.

I canili da risanare sono sempre da risanare e i canili municipali da costruire sono sempre da costruire. Le “buone intenzioni” vengono pubblicamente reiterate anno dopo anno dai nostri solerti amministratori, i progetti svegliati momentaneamente  dal letargo tornano a dormire i loro sonni tranquilli mentre il rispetto della legge continua a tormentare la coscienza dei cittadini volonterosi e impotenti.

I dati forniti dalle Regioni e Province il 27 giugno 2012 mettono in evidenza che su un totale di 915 canili (sanitari e rifugio) spicca  la Puglia, una fra le regioni peggiori nella lotta al randagismo, che  ne conta 134 un numero superiore a quello delle regioni più virtuose del nord dove non si trovano cani vaganti, che ne hanno 88 (Emilia Romagna), 108 (Lombardia) e 83 (Piemonte). Le altre Regioni del centro sud incriminate ne contano: 34 (Sicilia), 73 (Campania), 27 (Calabria), 30 (Sardegna), 61 (Lazio). Ci domandiamo perché?
Inchiesta di Repubblica Sono tanti, troppi i canili lager d’Italia. Nonostante le leggi, le denunce, le proteste popolari in crescita esponenziale, quello dei canili privati e pubblici continua ad essere un business di troppe persone che sulla pelle degli animali guadagnano milioni di euro provenienti dal gettito fiscale dei contribuenti. Che significato ha un’esistenza spesa da recluso impaurito, terrorizzato, affamato, ferito, in un canile lager, un’esistenza inesistente, senza valore ma fonte di profitto per l’aguzzino? Che rimane troppo spesso impunito a fare commercio di creature? E con le Asl e i sindaci che si voltano dall’altra parte?
Il business randagismo, come le diverse inchieste hanno dimostrato, rappresenta un vero affare per trafficoni, malavitosi e affini. Sono cani, esseri senzienti, migliori amici dell’uomo ma per alcuni rappresentano solo soldi e sul loro abbandono si innestano spesso interessi e affari cospicui grazie a convenzioni di migliaia di euro con amministratori locali distratti o indifferenti, quando non conniventi. Convenzioni aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta alle quali corrispondono strutture fatiscenti se non veri e propri lager, strutture fatiscenti o inadeguate, anche pericolose, quasi sempre senza ambulatorio, cucina, magazzino, servizi  igienici, senza impianti di smaltimento; recinti costruiti con materiali inadatti, di recupero e quindi versano in condizioni igieniche precarie (art. 24 del D.P.R. 8 febbraio 1954 n. 320 e art. 3 comma 2 della legge quadro 281).

Anche nelle strutture dei cani di cacciatori sparse ovunque, nascoste nei boschi, sotto i ponti, nelle periferie dei centri abitati, nelle campagne, i box risultano quasi sempre sotto dimensionati e sovraffollati, sono spesso senza copertura, permangono ancora coperture in lamiere di eternit proibito dalla legge (27 marzo 1992 n. 257); gli animali sono sottoposti, senza difesa, al caldo, al freddo, alla pioggia, privi di spazi di sgambatura (a volte senz’acqua o con acqua putrida, con cibo secco buttato per terra fra gli escrementi. Sono sporchi, assaliti da parassiti, spesso malati e non curati, contendono ai ratti il cibo e dividono con loro i veleni della derattizzazione incontrollata.

Se dura è la condizione fisica di questi cani prigionieri senza speranza, quella psicologica ed etologica è, molto spesso, tragica. Essendo un essere altamente sociale il cane ha estremo bisogno di relazioni intraspecifiche e interspecifiche perché si possa parlare di un accettabile stato di benessere. Invece moltissimi cani vengono condannati alla prigionia non solo del canile ma della propria cella, abbandonati all’inedia, senza un referente umano, senza stimoli; la nevrosi si manifesta sovente in varie forme: con spasmodica aggressività, con una timidezza che rasenta il terrore, con  gesti ripetitivi o con l’inerzia assoluta.
Canili così concepiti diventano lager, un’offesa all’umanità, una caduta di umanità.

Già nel 2001 Annamaria Procacci ha tenuto alla Camera una conferenza stampa insieme ai rappresentanti delle associazioni nella quale affermava che tra i nemici della 281 ci sono senza dubbio le cooperative improvvisate che “al solo scopo di prendere soldi dai comuni e dalle ASL inventano canili lager” mentre gli enti locali e le ASL sono “colpevoli di una gestione burocratica e irresponsabile della legge” (fonte ANSA).

Sempre nel 2001 l’ispezione di 315 canili in tutta Italia da parte dei Carabinieri del NAS ha confermato il business di 500 miliardi l’anno di vecchie lire prelevate direttamente dai fondi pubblici.

In queste strutture un cane significa una retta giornaliera in media di circa 4 o 5 euro, mentre la spesa effettiva destinata alle sue cure e mantenimento è sensibilmente inferiore, fornendo ampi margini di guadagno al proprietario gestore.

Dal conteggio del Ministero della Sanità del 2001, nei canili sono rinchiusi 860.610 cani randagi per ciascuno dei quali le amministrazioni locali versano da 1,50 a 6,50 euro al giorno. Un giro d’affari che nel 2002 ha sfiorato i 300 milioni di euro naturalmente in crescita.

Sono ormai cronaca quasi quotidiana in Italia, i casi di canili denunciati  convenzionati con un gran numero di comuni che spendono denaro pubblico senza preoccuparsi di controllare il benessere dei cani (del quale sono responsabili), il rispetto della legge (della quale sono tutori) e delle condizioni contrattuali (delle quali sono i redattori).


TRAFFICO DI CANI RANDAGI

Il 3 luglio 2014, il Ministero della Salute ha emanate le Linee Guida relative alla movimentazione degli animali d’affezione ai sensi dell’accordo 24 gennaio 2013 tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane. Queste norme non vengono in gran parte rispettate mentre le varie istituzioni dovrebbero accollarsi l’onere morale di rispettarle e farle rispettare impegnando in concreto denaro e iniziative per considerare la lotta al randagismo non soltanto un’azione a favore degli animali ma anche un esempio di civiltà e di responsabilità verso la società. Vengono perciò favorite incontrollabili movimentazioni di animali, battaglie feroci per ottenere la loro amministrazione diretta, un sistema lucrativo e corrotto dove l’ultimo aspetto considerato è quello del benessere degli animali.

Lo stesso Ministero con la circolare n. 33 del 12 agosto 1993 dichiara fra l’altro: “Continuano a pervenire segnalazioni di affidamento di cani randagi da parte di canili comunali o intercomunali o privati convenzionati a persone che spesso si presentano sotto l’egida di associazioni protezionistiche e che invece fungerebbero da intermediari con organizzazioni straniere che nulla hanno a che vedere con la protezione animali. Cani e gatti che prelevati a cifre irrisorie in Italia verrebbero dirottati e rivenduti a cifre elevate per essere destinati alla sperimentazione. Si raccomanda pertanto di attenersi scrupolosamente alla normativa vigente affinchè distrazione o buona fede nell’affido di animali non favoriscano il traffico in argomento”.

Il Senato della Repubblica – Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n. 4-02778 del 2 marzo 2010, Seduta 343 propone un’interrogazione al Ministero della Salute premettendo, fra l’altro, che “negli ultimi anni si è notevolmente intensificato il commercio di gatti e cani randagi, in particolare verso la Germania e l’Europa del Nord: gli animali vengono prelevati in Italia, Grecia, Turchia, Spagna, Europa dell’Est, Asia, Africa del Nord e isole mediterranee, con promesse di meravigliose adozioni; di fatto però la destinazione finale di ogni singolo animale rimane segreta e, comunque, non verificabile (adducendo anche motivi di privacy). Tale interesse commerciale è in grado di realizzare una ramificata organizzazione criminosa con fini esclusivamente lucrosi.

Il Comune di Ragusa con determinazione dirigenziale n. 151 del 10 febbrai 2014 approva un protocollo d’intesa della durata di 12 mesi e dell’importo di euro 10.000 (euro 100 a cane per 100 cani ogni anno) per “l’incentivazione delle pratiche di adozione anche attraverso il trasferimento dei cani dei canili verso zone del Nord Italia o anche estere” in quanto “il mantenimento in canile dei randagi catturati risulta un grosso onere per l’amministrazione comunale rispetto al numero veramente esiguo di adozioni o affidamenti a privati cittadini”.


LE STAFFETTE

Si definiscono staffette quei trasporti di cani e gatti i cui adottanti, per una ragione o per l’altra, non vanno a ritirare l’animale nel luogo di partenza. Nate dall’iniziativa di un gruppo di volontari per garantire una sistemazione migliore ai randagi del Sud e toglierli dai pericoli della strada e da quelli dei canili lager.

Tanti agiscono in buona fede, ma altri circolano con mezzi stracolmi anche di cento animali in condizioni terribili. Per cui ci sono staffette del “cuore” e del “portafoglio”.

Niente da dire sulle prime costituite da volontari che si impegnano a proprie spese per consegnare i cani in adozione, controllano l’origine, la destinazione, il microchip, i libretto sanitario e tutto ciò che la legge prevede, ma molto da dire per le seconde.

Da anni infatti è in atto un continuo import export di animali d’affezione come cani e gatti, per lo più randagi, per lo più del Sud, tra i diversi Stati d’Europa. Si tratta di migliaia di animali prelevati dai paesi mediterranei e destinati all’Austria, Svizzera, Germani, Belgio e altri Paesi del Nord Europa.

Queste movimentazioni di cani e gatti, nate come iniziative virtuose alla volta di adozioni nelle regioni settentrionali, oggi danno vita a un frenetico giro di trasporti incontrollabili con perdita di tracciabilità degli animali. Sedicenti volontari si contendono gli animali, li arraffano contro la legge e il buon senso. L’Italia intera è afflitta da furti di cani e gatti, rapiti dentro le abitazioni e i giardini, per tacere dell’indiscriminato prelevamento per strada dei randagi e dai canili lager. Ma dove finiscono questi animali? Il Nord verso cui viaggiano è una zona d’ombra, dove gli animali vengono smistati, reindirizzati, depositati in stallo ovvero in collocazioni temporanee, prima del successivo spostamento.

Un esempio fra tanti: a Bolzano e Brescia sono state aperte due inchieste della magistratura dopo un’indagine dei carabinieri del NAS di Milano iniziata nel 2004 per traffico illegale di cani. Sono indagate varie persone e due veterinari per certificati sospettati falsi e negli atti si attesta che per i cani diretti in Germania alla vivisezione, venivano pagati 200-300 euro cad.

Secondo il Gruppo Bairo www.bairo.info/traffici.html: “Gli staffettisti, staffettari, animalari, stallari, in una parola trafficanti, sono individui spesso appartenenti ad associazioni ‘animaliste’ che trafficano  con gli animali che si procurano ovunque, rubati o prelevati da canili o rifugi compiacenti, da appelli on-line oppure offerti da persone che non possono più tenerli e si affidano, spesso in buona fede, a questa gente che promette adozioni. Questi animalari non si adoperano per gli animali sul loro territorio ma li prelevano specialmente dal centro sud e dalle isole per poi farli finire al nord in canili lager strapieni per poi essere piazzati in mano a folli, trasferiti oltre confine, perduti durante i viaggi. I viaggi si organizzano con furgoni male attrezzati, ammassando cani anziani, malati che poi vengono trasferiti a metà strada su altri furgoni e su altri ancora, sino a finire sballottati ovunque. I più fortunati ‘muoiono’, di molti se ne perdono le tracce, altri invece finiscono in mani di bastardi che faranno loro patire le pene dell’inferno. Ma qual è lo scopo di trasferire tutti i cani del sud, del centro, delle isole, al nord? Si crede davvero che queste creature vadano in affido a famiglie amorevoli? Si è mai sospettato sui numeri elevatissimi di questo traffico? Ci si è mai chiesti come si mantengono gli ‘operatori italiani’ che quotidianamente trasferiscono animali in treno, in auto, in aereo? Dietro questa grande piaga vi sono le multinazionali che non faticano di certo a trovare gente italiana che alla luce del sole si dichiara associazione animalista ma dal traffico trae invece enormi guadagni.

I canili al Sud sono sovraffollati e i comuni pagano da 100 a 400 euro per ogni animale (Il Fatto quotidiano 14 dicembre 2014). Questa politica adottata da molti comuni del Sud li porta a stringere sempre più spesso accordi con associazioni o privati per trasferire gli animali. Una strategia che però non risolve il problema, semplicemente lo sposta sollevando interrogativi sia sulle condizioni di trasporto che sulla destinazione dei cani. Un esempio è quello della città di Ispica in provincia di Ragusa che nel 2014 con determinazione n. 987 ha liquidato una fattura di 4.000 euro a una S.r.l. per il trasporto di 50 animali prelevati da un “concentramento” di cani.

Quella di staffettista è ormai diventata una professione. Questi soggetti percorrono la penisola in lungo e in largo ogni settimana dietro pagamento travestito da rimborso spese. Cento cani a una media di 40 euro a cane fanno 4000 euro a viaggio Molti sono i casi indagati e le persone denunciate per questo traffico.

I volontari che si prodigano per trasferire dal sud al nord, soprattutto cani e gatti, di solito ignorano la realtà dei fatti relativi alle situazioni per le quali invoca aiuto. Accade infatti che dopo aver fatto percorrere centinaia di chilometri ad un animale, non sapendo poi a chi affidarlo, lo si abbandoni non di rado nei pressi di un canile oppure a prestanome o, peggio, ad affaristi senza scrupoli.

Secondo AIDAA sono oltre 280.000 le persone che ogni anno cadono nella rete delle truffe on-line che hanno come oggetto gli animali e quelle che vanno a buon fine sono oltre il 70% per importi molto diversi che vanno dai 50 euro ai 4.000 euro per un giro presunto di oltre 400 milioni di euro l’anno.

Gli animali vengono venduti come cavie ai laboratori di vivisezione tedeschi e svizzeri. Cuccioli, adulti, malati, storpi, animali affidati nelle mani di aguzzini che speculano sulla loro pelle. Sembra che in Italia questo fenomeno non voglia uscire dal ghetto degli stretti interessati ma non per questo meno allarmante, illegale e vergognoso.

Sono ormai anni che furgoni, camion e perfino aerei trasportano gli animali domestici in Germania, Svizzera, Austria e di lì in altri paesi del nord Europa. Sono ormai migliaia gli animali raccolti per le strade, nei canili o presso privati, rubati durante un’uscita da casa.

Cittadini stranieri li prendono in affido e i cittadini italiani collaborano come prestanomi. Eppure gli strumenti legislativi (legge 281/91 e conseguenti applicazioni regionali, legge 189/2004, circolare del Ministero della Sanità n. 33/1993 e n. 5/2001) che vietano le “deportazioni” ci sono ma le norme nazionali così come quelle europee (Regolamento 998/2003 art. 3 comma A) non vengono rispettate. Alcuni paesi mediterranei hanno preso coscienza di questo fenomeno e sono ricorsi ai ripari, l’Italia purtroppo è il fanalino di coda.

Della quasi totalità degli animali movimentati è impossibile conoscere la provenienza poiché non sono identificabili essendo privi di regolare microchip, di qualsiasi certificato sanitario necessario per l’espatrio e addirittura del libretto sanitario oppure sono accompagnati da certificati e libretti contraffatti. Anche la loro destinazione resta per lo più ignota. In base alla circolare Garavaglia n. 33, integrativa e interpretativa della legge 281/91 sul randagismo, le procedure prevedono infatti che l’adottante si rechi presso la Asl di competenza. Immancabilmente i nomi indicati sui certificati non corrispondono a chi li adotterebbe tant’è che si perde la tracciabilità.

Gli animali stipati in furgoni e narcotizzati, viaggiano in condizioni penose, a volte vengono trovati morti.

Il 21 febbraio 2015  sul Corriere della Sera si legge di un “Traffico illegale di cani per la vivisezione: 300 euro ogni animale diretto in Germania – 10 indagati a termine di un’indagine svolta dai carabinieri del NAS di Milano. Indagate dieci persone tra cui i responsabili di tre associazioni che gestiscono alcuni canili e due veterinari.”

A Sesto Fiorentino il Corpo Forestale dello Stato ha bloccato una staffetta proveniente dalla Sicilia. Sono stati sequestrati 50 cani e denunciata per maltrattamento la responsabile del trasporto, una delle più conosciute e discusse staffettiste.

Conosciuta è la vicenda del traffico dei cani tra Ischia e la Germania che si è conclusa con la prescrizione. La IX Sezione Penale del Tribunale di Napoli, presieduta dal Dott. Caputo, ha emesso una sentenza di non doversi procedere perché tutti i reati contestati erano estinti per intervenuta prescrizione col parere favorevole del Pubblico Ministero. Erano sette gli imputati (tra cui due funzionari dell’ASL Napoli 2 Nord) coinvolti nel processo concernente la gestione del canile ”Ernst” di Forio d’Ischia, in località Monte di Panza per i traffici di cani e gatti tra Ischia ed il Nord Europa oltre a due veterinari della Asl di Ischia (imputati di collusione in falso ideologico). L’inchiesta ebbe inizio nel 2006 a seguito delle denunce contro gli ex responsabili del canile “Ernst” di Panza da parte delle organizzazioni zoofile isolane
Anche le dettagliate, approfondite inchieste di Repubblica del 1 luglio 2013 e del 2 luglio 2013 nonché quella successiva del 29 gennaio 2015 hanno messo a nudo il traffico internazionale di animali d’affezione di cui si perde traccia e che finiscono a lotte clandestine, vivisezione, bordelli in cui vengono abusati sessualmente (con tanto di video) macellazioni, commercio di pelli e pellicce, traffico di droga. Rompicapo troppo faticoso per la giustizia e secondario per la politica che rinnega le leggi in quanto lascia che vengano violate.


COSTO DEI CANI IN CANILE

A novembre 2016, dopo il ritiro della tassa sui cani non sterilizzati proposta dal Partito Democratico, il deputato Pd Michele Anzaldi dichiara che “rimane comunque il problema di 750.000 cani nei canili condannati all’ergastolo e un costo per la comunità di 5 miliardi e mezzo di euro con un aumento di 100 mila animali l’anno”.

Se secondo lo studio citato, da una cagna abbandonata in sette anni possono derivare ben 67.000 cuccioli, un  intervento di sterilizzazione ridotta ai semplici materiali può costare 20-25 euro e garantire che l’animale non si riproduca mai più. Ma, al bisturi le Asl preferiscono l’ufficio dove si timbrano montagne di passaporti perché i cani possano sloggiare all’estero.
Fino a pochi anni fa comunità montane, unione dei comuni e associazioni protezioniste ricevevano cifre importanti anche dal Ministero della Salute (nel triennio 91-93 si stanziavano 5 miliardi di lire trasformati in 5 milioni di euro nel 2005 e il 2010 ridotte alla simbolica cifra di 300.000 euro nel 2014).
I rapporti zoomafia della LAV sostengono che il randagismo frutti un giro di 500 milioni di euro l’anno (29 gennaio 2015 Margherita D’Amico – La lobby del randagismo).

Si stima in 200 milioni l’anno il costo per il mantenimento dei cani in canile. Parecchie amministrazioni cercano di svuotare le strutture non già incoraggiando le adozioni consapevoli con l’offerta di visite veterinarie, mangime gratuito ma proponendo denari a chiunque ritiri un animale. Occuparsi del randagismo per la maggior parte dei comuni italiani è una scocciatura marginale, non riescono a ricondurla nei binari della civiltà, della giusta convivenza, dell’etica e delle leggi.

Il contributo economico elargito per ogni cane può variare da 2 a 7 euro al giorno ma il primo dato impressionante dei canili gestiti per lucro è quello della mortalità che arriva fino al 60% dei cani ospitati.


LE LEGGI

Esiste ormai nel nostro Paese ed è in costante aumento, una sensibilità diffusa e crescente dei cittadini nei confronti degli animali, di tutti gli animali e non solo di quelli felicemente ospitati nelle loro case quindi non si ritiene più tollerabile che le istituzioni si sottraggano sistematicamente, in aree vaste del nostro territorio, ai loro compiti istituzionali, rendendosi direttamente responsabili del triste fenomeno del randagismo.
Gli italiani pretendono dalle istituzioni il rispetto delle leggi di tutela  degli animali e al tempo stesso si mettono in gioco in prima persona adottandoli direttamente dai rifugi o dalla strada. In questo impegno civile i volontari sono impegnati singolarmente o riuniti in associazioni.

Le leggi esistono e devono essere rispettate come tutte le norme perché non esiste una legge “più uguale di un’altra”.

Gli animali d’affezione (cani e gatti) sono particolarmente protetti.
  1. La legge quadro 281/91 e corrispondenti leggi regionali che impone ai comuni la realizzazione o il risanamento di canili,  proibisce l’uccisione e la vivisezione degli animali d’affezione, pretende il controllo delle nascite con la sterilizzazione e  promuove l’adozione.
  2. L’articolo 4 comma 1 della legge 281/91 viene sostituito dall’articolo 1 comma 829 della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 e dai commi 370 e 371 dell’articolo 2 della Legge 24 Dicembre 2007, n. 244 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (GU n. 300 del 28-12-2007 - Suppl. Ordinario n.285). "I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. A tali piani è destinata una quota non inferiore al 60 per cento delle risorse di cui all'articolo 3, comma 6. I comuni provvedono, altresì, al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 6". Tali Piani si devono aggiungere a quelli analoghi predisposti da ogni Servizio veterinario Asl di cui all’articolo 2 comma 1 della Legge 281-91, ciascuno dei quali finanziato con proprie risorse. Istituzione dell’obbligo per i Comuni, singoli o associati, e le Comunità montane, di gestire i canili e gattili sanitari direttamente o tramite convenzioni con le associazioni animaliste e zoofile o con soggetti privati che garantiscano la presenza nella struttura di volontari delle associazioni animaliste e zoofile preposti alla gestione delle adozioni e degli affidamenti dei cani e dei gatti.
  3. Ogni maltrattamento contro gli animali, l’abbandono e la morte sono reati penali puniti dalla legge 189/2004 art. 544bis e 544ter.
  4. L’art. 13 del Trattato di Lisbona dell’Unione europea impone agli Stati membri di considerare tutti gli animali esseri senzienti e di agire di conseguenza. Questo articolo è di portata generale e, in quanto tale, prevale giuridicamente rispetto a tutte le politiche di mercato interno. Ma se non siamo capaci di agire di conseguenza con i cani per ciò che rappresentano nella nostra vita, nella nostra storia, nel nostro immaginario, con chi potremmo farlo?
  5. La circolare n. 33  del 12 agosto 1993 del Ministero della Sanità, a firma di Maria Pia Garavaglia - Esportazione cani randagi, in cui si legge: “Si richiede particolarmente che, a norma dell’art. 2 della legge 281/91, i cani ospitati presso i canili devono essere tatuati e non devono essere ceduti prima che sia trascorso il  termine di 60 giorni onde dare modo ai legittimi proprietari di rientrarne in possesso. Occorre quindi registrare i cani riportando numero del tatuaggio, data di ingresso nonché data di uscita e numero progressivo della scheda di affidamento”. Occorre inoltre che“l’affidatario fornisca l’esatto recapito dove l’animale sarà mantenuto che deve essere riportato sulla scheda di affido che deve riportare gli elementi indicativi del soggetto (razza, mantello, sesso, età approssimativa e tatuaggio). E cosa importantissima: “Sarà opportuno non cedere cani conto terzi ma direttamente all’interessato”. “Egualmente con particolare cautela devono essere considerate le richieste che pervengono da parte di persone non residente o addirittura residenti all’estero”.
  6. D.P.R 31 marzo 1979 e  D.P.R. 8 febbraio 1954 n. 320 affidano al sindaco l'obbligo della tutela e del benessere di tutti gli animali sul suo territorio. Come ha dichiarato in una recente intervista a Repubblica il Ministro Lorenzin: “I comuni rimangono responsabili degli animali anche quando trasferiti in altra regione. Sono pertanto obbligati a provvedere a regolari controlli sia per verificare le condizioni di mantenimento e il rispetto delle condizioni previste dal capitolato d’appalto  che per sincerarsi dell’effettiva esistenza in vita degli animali all’interno delle strutture onde evitare di continuare a pagare con soldi pubblici le rette di mantenimento
  7. La circolare n. 5/2001 del Ministero della salute chiarisce che “il criterio dell'economicità che legittima la scelta della concessione della gestione dei canili da parte dei comuni, non deve essere valutato unicamente come criterio economico ma deve essere inteso in riferimento al citato articolo 1; in sostanza l'economicità deve essere riferita non solamente a chi garantisce i minori costi di gestione dei canili ma soprattutto a chi garantisce anche il benessere degli animali. Il benessere animale dei cani randagi riguarda sia le loro condizioni di vita nelle strutture che li ospitano che le attività dirette al loro affidamento e al relativo controllo. Pertanto l'articolo 2, comma 11 e l'articolo 4, comma 1, della legge 281 devono essere intesi nel senso che le convenzioni per la gestione dei canili e dei rifugi devono essere concesse prioritariamente alle associazioni o agli enti aventi finalità' di protezione degli animalihttp://gazzette.comune.jesi.an.it/2001/144/4.htm


TASK FORCE DEL MINISTERO DELLA SALUTE

La Task Force è stata istituita nel 2010 dall’allora sottosegretario alla Salute Francesca Martini e ha svolto un egregio lavoro fino a che le è stato consentito https://megashouts.org/StopRandagismo
Ma la Task Force nell’ottobre 2014 è stata depauperata con la rimozione della Dirigente Rosalba Matassa (il primo e unico veterinario del Ministero a ricevere menzioni al merito in premi internazionali e altri riconoscimenti pubblici). Stava indagando sul businnes illegale dei canili lager tra gestori senza scrupoli ed amministratori corrotti. “Al suo posto è stato inserito un altro dirigente indagato per la vicenda sui vaccini per l’aviaria. Certo, si è innocenti fino a prova contraria e tra dieci anni forse sapremo come sono andate le cose” (Lindipendenzanuova.com, maggio 2015 e aprile 2016). Sotto questa degna dirigente si è scoperchiato finalmente, per la prima volta, dopo oltre vent’anni dalla legge quadro sul randagismo, l’affare dei canili italiani, della malasanità veterinaria privata e pubblica, delle strutture infernali macchine da soldi per la criminalità, della negligenza che costa fior di milioni alle tasche dei cittadini, degli appalti a gestioni criminose con i bambini sbranati dai randagi per le colpe gravi di chi non ha controllato o ha detto: va tutto bene. “L’onestà viene punita nel dicastero della Lorenzin, questa è l’unica certezza” (Agenzia Agenpress.it).

Il 22 ottobre 2015 il Movimento Antispecista e altre associazioni e gruppi animalisti hanno inviato una lettera ai parlamentari e al Governo sul problema randagismo, sull’indegnità dei cittadini che usano i cani per i propri illegittimi interessi e sull’atroce sfruttamento di questi animali ridotti a scheletri, piaghe, pura sofferenza e degrado.

Anche il Senato, Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n.1-00475 dell’8 ottobre 2015, nella seduta 520, ha impegnato il Governo a promuovere azioni al fine di garantire il risanamento dei canili pubblici, a promuovere le opportune modifiche alla disciplina vigente, a prevedere, garantire, rafforzare tutte le iniziative volte alla soluzione del problema randagismo in Italia.

Sull’operatività attuale della Task Force è stata presentata un’interrogazione parlamentare dei 5 stelle il 3 febbraio 2016, alla quale il Ministro Lorenzin ha risposto: “Smentisco assolutamente che la Task Force abbia interrotto la propria attività. Questa unità operativa ha supplito in una fase di emergenza alle carenze di alcune autorità locali, ma occorre in tempi rapidi uscire dalla fase di emergenza e promuovere le capacità delle autorità locali di affrontare e governare il problemawww.quotidiano.net/animali/animali-ministero-matassa-1.920115

Noi lo speriamo, per restituire la legittimità del Diritto a un Paese dove le leggi vengono scritte ma non applicate.


FONDI PER LA LOTTA ALL’ABBANDONO

Dal 1991 è istituito presso il Ministero della Salute un fondo per la lotta all’abbandono le cui disponibilità vengono ripartite annualmente tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, secondo criteri determinati con decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro del Tesoro, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Vanno ad alimentare il fondo le sanzioni comminate in violazione della Legge 281. A livello territoriale, alle risorse statali possono aggiungersi quelle messe a disposizione da ciascuna Regione e da questa ripartite ai Comuni per interventi di risanamento e realizzazione di canili.

A partire dal 2008 i criteri di ripartizione sono stati modificati con decreto ministeriale 6 maggio 2008  e così destinati:
  • il 40% viene ripartito in quote di pari entità tra le Regioni sulla base dell'attivazione della banca dati regionale dell'anagrafe canina in riferimento alla consultabilità per via telematica. Per la Regione Trentino Alto Adige, la ripartizione delle quote spettanti sarà attribuita, per un pari importo, alle Province autonome di Trento e Bolzano;
  • il 30% viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in base alla consistenza della popolazione dei cani e dei gatti con riferimento al numero di ingressi nei canili sanitari e nei gattili;
  • il 30% viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in base alla popolazione umana.

I dati sul randagismo sono forniti annualmente dalle Regioni su richiesta del Ministero e sono pubblicati alla pagina www.salute.gov.it/portale/temi/...

I fondi stanziati dal 2005 al 2015 sono:

Anno    Fondo
2005 € 4.271.578,00
2006 € 3.998.000,00
2007 € 4.986.000,00
2008 € 3.086.085,11
2009 € 3.801.681,00
2010 € 3.333.765,28
2011 € 246.649,00
2012 € 310.190,00
2013 € 328.000,00
2014 € 313.072,00
2015 € 309.000,00

Come si può notare in soli dieci anni il fondo è sceso del  92,8% ovvero diventa  15.450 euro per Regione mentre il randagismo è in continuo aumento, i canili da costruire sono sempre da costruire e quelli da risanare sono sempre da risanare.

Non ci sono variazioni nello stanziamento triennale che la legge di Stabilità 2015 ha destinato al capitolo della lotta al randagismo. La tabella dei finanziamenti alla sanità pubblica veterinaria della Legge di Stabilità conferma le somme stanziate a legislazione vigente: circa 900mila euro complessivi per il triennio 2015-2017. Più nel dettaglio, il finanziamento agli interventi in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo sarà di 309mila euro nel 2015, 310 mila nel 2016 e 310mila nel 2017.

Le Regioni e le Province autonome devono individuare, nell'ambito della programmazione regionale, le priorità di intervento elaborando il piano operativo di prevenzione del randagismo. Nella programmazione devono dare, come previsto dalla legge finanziaria 2007, priorità ai piani di controllo delle nascite destinando una quota non inferiore al 60% delle risorse alle sterilizzazioni, dove necessario, ovvero ad altre iniziative intese a prevenire il fenomeno del randagismo.

Per esempio la Regione Toscana all’art. 39 comma 3 della L.R. 59/2009 “promuove  l’istituzione di un fondo sanitario per l’assistenza veterinaria, al quale possono contribuire soggetti pubblici e privati; ad essi è concesso un apposito marchio di riconoscimento” E al comma 4 “Il fondo di cui al comma 3, è utilizzato su base annuale per il finanziamento di prestazioni veterinarie secondo i criteri previsti dal regolamento di cui all’articolo 41”. Mentre l’art. 13 del Regolamento attuativo della legge stabilisce: “Criteri di concessione dei contributi per la costruzione e il risanamento dei canili (art. 33 l.r. 59/2009) La Regione concorre al finanziamento per la co¬struzione ed il risanamento dei canili con la concessione di specifici contributi”. E’ stato predisposto tale fondo? A quanto ammonta?


COME FERMARE IL RANDAGISMO

La corretta gestione del randagismo, la limitazione delle nascite con opera di sterilizzazione sistematica da parte delle aziende sanitarie, il controllo dell’operato dei comuni e delle SL e il ricovero degli animali solo presso strutture pubbliche aperte a tutte le associazioni protezionistiche, anche per promuovere l’adozione degli animali, porterebbero alla graduale ma costante diminuzione del randagismo e dei relativi costi per i contribuenti.

Alcuni suggerimenti.
  • Legislazione -  Occorre riempire i vuoti di legge con nuovi e precisi provvedimenti per agevolare sia le buone pratiche che i controlli.
  • Informazione –  Se si esclude la sensibilità propria, l’informazione è la base di ogni acquisizione culturale ed è necessaria per far conoscere leggi e comportamenti e indispensabile prima di ogni azione repressiva da parte dell’Amministrazione. Può essere attuata in vari modi: attraverso i manifesti (pratica ormai obsoleta in quanto poco efficace), con articoli sui giornalini di quartiere, rubriche settimanali sui quotidiani locali, con l’applicazione di vetrofanie, con l’invio e la distribuzione di volantini, servizi radio ma, soprattutto, con periodici interventi alla televisione (bollettino regionale). Alcuni TG nazionali (Studio Aperto e Striscia la Notizia) trasmettono quotidianamente o con periodica regolarità servizi sugli animali così facendo aprono un universo a troppi sconosciuto.
  • Anagrafe – La clandestinità facilita l’abbandono. L’iscrizione all’anagrafe canina e il controllo del tatuaggio o microchip  sono una tra le operazioni prioritarie. Anche il Ministero della Salute lo ribadisce nella circolare n. 5/2001. Sappiamo che è molto più facile abbandonare i cani non registrati e che l’abbandono provoca la morte all’80% dei cani (incidenti stradali, fame, malattie, avvelenamenti) mentre il restante subisce forse una sorte più atroce: trasferiti all’estero per esperimenti, alimenti per animali, zooerastia, ecc. o prigionieri a vita di canili lager.
  • Sterilizzazione – La sterilizzazione dei cani randagi da parte dell’ASL o attraverso convenzioni con ambulatori privati può essere estesa con particolari convenzioni anche ai cani di proprietà essendo un importante freno alle cucciolate indesiderate, relativi abbandoni e incremento del randagismo. Anche questa operazione è consigliata come prioritaria dal Ministero della Salute nella circolare n. 5/2001 oltre che essere continuamente sollecitata dalle associazioni zoofile e animaliste.
  • Controllo di canili, allevamenti, negozi e pensioni per animali – Il controllo di tali strutture, dei loro registri, delle autorizzazioni, permette non solo di rilevare i casi di maltrattamento ma anche altre irregolarità ed evasioni. Inoltre consente all’Amministrazione comunale di verificare la corretta gestione contrattuale da parte del titolare della convenzione e conseguente giusto utilizzo del denaro pubblico. Permette alle Amministrazioni di dare esempio di rigore e organizzazione premessa indispensabile della lotta al randagismo e della tutela degli animali di affezione.
  • Adozioni – Se il corrispettivo ottenuto per gestire un canile viene misurato in termini di cani ospitati è ovvio che da parte del gestore non ci sarà alcun interesse a incentivare le adozioni. Il canile spesso viene anche considerato un feudo, come tale disincentiva il flusso del volontariato e custodisce morbosamente gli animali come fossero di proprietà. I Comuni devono quindi promuovere le adozioni con ogni mezzo sia per evitare il collasso dei canili, sia per ridurre le spese di mantenimento dei cani, sia, soprattutto, per attuare il primo scopo della Legge: il benessere degli animali. Secondo Roberto Marchesini, filosofo, etologo e saggista: “L’adozione  è l’unico vero obiettivo del canile. Ecco il grande valore aggiunto, sia per l’uomo che per l’animale: trasformare un vicolo cieco in un momento transitorio della vita dell’animale”.
  • Risanamento strutture - Più che risanare occorre promuovere la trasformazione dei canili (luoghi di detenzione) a centri di servizio cinofilo e di consultorio zooantropologico, dove avvenga l’incontro delle persone con gli animali, la preparazione all’adozione, l’informazione. E’ necessario che il canile abbia un filo diretto con gli organi istituzionali preposti, uffici municipali e servizio veterinario, con il volontariato zoofilo e animalista, associazioni e comitati, con il volontariato sociale. E se il valore aggiunto di un canile è l’adozione, occorre invitare la gente a frequentarlo; da qui la necessità che il canile  sia un luogo piacevole, un parco: invece di andare allo zoo si va al canile.
  • Educazione scolastica –  E’ importante che i bambini e i ragazzi vengano educati al rispetto degli altri esseri viventi considerato che saranno i cittadini del futuro. Avvicinandoli agli animali fin da piccoli attraverso lezioni in classe, filmati, esperienze dirette, visite a canili sviluppano quella conoscenza della natura e delle scienze naturali che i programmi scolastici italiani non elargiscono.

Riepilogando: educazione, sterilizzazione, affidamento responsabile sul territorio è l’unica ricetta valida contro il randagismo.

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Gabbie Vuote Onlus Firenze

Firenze, dicembre 2016

P.S.Umani guardiamoci intorno, non restiamo ancorati al nostro orticello, allo schermo del nostro computer, ai nostri depositi bancari. Il mondo è grande e vario. Volano le farfalle, gli alberi respirano, i fiori colorano i prati, gli insetti fecondano gli orti, il cielo si incupisce con la pioggia, si illumina con il sole, ci incanta con le stelle. Gli animali accompagnano la nostra solitudine e ci propongono quell’innocenza che da tempo immemorabile abbiamo perduto. Guardiamo con occhi primordiali il nostro raro, ineguagliabile pianeta in quel poco tempo che ci concede la vita!
(Anonimo)

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