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GLI ANIMALI IN ITALIA


(chi sono, come vivono, buone pratiche, proposte)

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Sono la terra.

I miei occhi sono il cielo,

le mie membra gli alberi.

Sono la roccia, la profondità

dell’acqua, non sono qui per

dominare la Natura.

Io stesso sono la Natura.

 

Tribù degli Hopi, nativi americani.



SCOPO


“Ogni grande movimento conosce tre fasi: prima viene ridicolizzato, poi discusso ed infine adottatoJohn Stuart Mill


“Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davveroAlbert Einstein

 

Lo scopo di questa relazione, non esauriente, non completa, sicuramente imperfetta, è far conoscere gli animali, chi sono e come vivono, per offrire a ognuno di noi la facoltà di scegliere.


Per essere informati e consapevoli delle sofferenze e delle ingiustizie che pratichiamo su esseri senzienti, dovere morale imprescindibile tanto quanto trarne le dovute conseguenze.


Per proporre a chi amministra l'Italia, dall’istituzione più piccola alla più grande, una traccia: per annullare l'enorme sofferenza di milioni di esseri maltrattati, amputati, imprigionati, seviziati, barbaramente uccisi; per offrire una vita migliore ai cittadini che li amano; per concedere maggiore dignità ad ogni essere umano.


Per avanzare in quella strada lunga e tortuosa che va dall'antropocentrismo al biocentrismo, dallo specismo all’antispecismo (come stiamo ancora facendo per il sessismo e il razzismo), cancellando il pregiudizio, consegnando alla nostra coscienza la capacità di esistere e avanzando verso quel futuro lontano che potremmo avere e che stiamo distruggendo con le nostre mani. https://www.youtube.com/watch?v=bWo3NPRM6nM


Purtroppo l’antropocentrismo su cui essenzialmente si basa la quasi totalità del Diritto in ogni luogo e in ogni epoca, con la prepotente pressione degli interessi economici, rende la questione dei diritti inconciliabile con una sua applicazione al mondo degli animali. Esempio: il diritto fondamentale alla vita per l’uomo non è fondamentale e spesso neppure diritto per gli animali. https://www.studiocataldi.it/guide_legali/i-diritti-degli-animali/


La società umana è diversificata per storia, abitudini, cultura, interessi, religioni, subisce pressioni, oscurantismi, condizionamenti, anche nei confronti dei propri conspecifici. Praticare l’alto valore del rispetto di ogni vita è un processo pieno di ostacoli, ma sempre possibile. Menti illuminate, pensieri liberi, coscienze creative e cuore aperto, lo hanno dimostrato. Una visione che cancellerebbe in gran parte l’odio e la violenza e permetterebbe il raggiungimento di quella visione morale propedeutica alla pace. Il Buthan, il paese più felice del mondo e modello di vita sostenibile che antepone il FIL (Felicità Interna Lorda) al PIL (Prodotto Interno Lordo), ne è un esempio. https://www.youtube.com/watch?v=_hqTOO0dDtE 


Non si può pretendere né credere, che tutti, in una volta sola, si trasformino e abbraccino l’etica biocentrica. Non lo ha fatto Tom Regan, uno dei più grandi filosofi morali e animalisti del nostro tempo, che si è definito “temporeggiatore”. La tesi ”gli animali soggetti di una vita”, maturata nel tempo, è la sintesi della sua filosofia che ritiene impossibile considerare gli animali in relazione al loro presunto uso e non, come si dovrebbe, in relazione al loro valore intrinseco.


Senza dimenticare però che coloro che già rifiutano di vivere sulla sofferenza degli animali, in Italia sono oltre 6 milioni e che la stragrande maggioranza delle persone è contraria a tutte quelle pratiche che trasformano i viventi in macchine, cavie, strumenti, prodotti e li considera esseri senzienti con sentimenti ed emozioni (Art. 13 del Trattato di Lisbona sull’Unione Europea e Trattato sul funzionamento dell’Unione europea https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Trattato_sull_unione_europea.pdf)                                         e con coscienza (Dichiarazione di Cambridge http://fcmconference.org/img/CambridgeDeclarationOnConsciousness.pdf - in italiano http://www.animal-ethics.org/dichiarazione-di-cambridge-sulla-coscienza/).


Inoltre, sarebbe utile e opportuno, arrivare a un Testo Unico che raccolga, unifichi e coordini tutte le normative che riguardano gli animali e l'ambiente in modo che sia facile per chiunque, e non solo per gli addetti ai lavori, rispettare, far rispettare, denunciare e quindi rendere le leggi operative. Come è stato fatto dalla Francia che nel 2018 ha pubblicato il primo Codice giuridico dei diritti degli animali d'Europa. In più di mille pagine è stata raccolta tutta la legislazione in vigore riguardante gli animali https://www.lemonde.fr/planete/article/2018/03/21/le-premier-code-juridique-de-l-animal-voit-le-jour-en-france_5274284_3244.html.


Si sta aprendo la strada anche per il riconoscimento della personalità giuridica degli animali perché, come fa notare il filosofo Florence Burgat nella prefazione del Codice francese, “proteggere gli animali e rispettarne il benessere mentre li si uccide è un paradosso della nostra società”. Inoltre per alcuni animali vige una legge di comportamento, per altri no. Nascere maiale e non cane o gatto, è una sfortuna ma anche il cane e il gatto sono diversi per le leggi: il cane e il gatto di un laboratorio sono legalmente torturati mentre il cane e il gatto di famiglia sono legalmente protetti.


L'errore sta nel nostro atteggiamento a classificare/dividere non solo gli animali ma, come abbiamo fatto e ancora facciamo, con gli umani (padroni e schiavi/schiavismo, bianchi neri/razzismo, maschi femmine/sessismo...), secondo il nostro interesse: l’animale "da", come sottolinea Roberto Marchesini (filosofo, etologo, saggista): da lavoro, da guardia, d'affezione, da reddito, da terapia, da soccorso, da laboratorio, d'allevamento, da corsa, da guida, da carne, da latte, da uova, da caccia, da gara, da compagnia... E se li considerassimo invece semplicemente gli esseri viventi e senzienti con cui condividiamo il pianeta?


Prendi posizione, la neutralità favorisce sempre l’oppressore non la vittima, il torturatore non il torturato. Elie Wiesel, scrittore filosofo, superstite dell’Olocausto.


PREMESSA


“Tutta la nostra società è costruita sullo sfruttamento degli animali non umani: uccisi per l’alimentazione, vestiario, divertimenti di varia natura e ricerca scientifica, i non umani stanno al mondo sostanzialmente per garantire un benessere totale alla specie Homo sapiens”. “Tutta la società è costruita per dare spago alla violenza: e la violenza genera violenza. Se si vuole andare contro la violenza, espressione tipica dell’antropocentrismo, bisogna mettere in discussione la violenza in quanto tale; una delle più efferate, e forse la più priva di senso, è quella che Homo sapiens dedica agli animali”.
Leonardo Caffo in Fragile umanità.

Questo è il numero indicativo di animali uccisi in un minuto nel mondo soltanto dall'industria della carne, del latte e delle uova alle ore 13.20 del 28 ottobre 2018.


Questo conteggio non include i miliardi di pesci e altri animali marini uccisi annualmente. Numeri basati sulle statistiche pubblicate dalla Food and Agriculture Organization.


FAO - GLiPHA - Global Livestock Production and Health Atlas


Numero di animali uccisi al minuto nel mondo:
  • 347.103 animali acquatici
  • 177.003 polli
  • 8.724 anatre
  • 4.798 maiali
  • 3.305 conigli
  • 2.665 tacchini
  • 2.056 oche
  • 1.986 pecore
  • 1.331 capre
  • 1.126 mucche e vitelli
  • 251 roditori
  • 243 piccioni e altri uccelli
  • 89 bufali
  • 62 cani
  • 15 gatti
  • 15 cavalli
  • 12 asini e muli
  • 8 cammelli e camelidi

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"Ci sono esseri umani che riescono a comprendere solo le proprie sofferenze, i propri dolori ed i personali desideri. Vi sono altri individui che estendono questi sentimenti ai propri cari, ai familiari più intimi. Altre persone ancora allargano l'orizzonte della comprensione e della solidarietà agli individui della propria categoria, specie e razza. Esseri umani il cui sguardo ha la forza di attraversare i monti i mari e gli oceani, si prodigano per i disgraziati del mondo intero. Infine ci sono individui dalle fattezze sovrumane che somigliano ad extraterrestri: piccoli, verdi, con le antenne e tre occhi. Non lasciano tracce al suolo ed hanno un esiguo impatto ambientale. Vedono attraverso i muri ed il tempo: riescono a soffrire persino per un animale, si emozionano per il canto di un uccello e si appassionano per il destino di esseri viventi diversi da loro, brutti e lontani" (Animali a(r)mati di Stefano Apuzzo).

Questi individui disarmanti sono il futuro della società. Un sogno? Un'illusione? Un’utopia?  Pensare che la situazione in Italia, nel mondo, cambi dall'oggi al domani è sì utopia, non possiamo ottenere tutto e subito, ma un passo alla volta; camminare verso l’utopia rende il sentiero fertile, la coscienza ricca e la vita liberata.

Chi quotidianamente e attivamente si occupa di diritti animali tende a sviluppare, in virtù di una predisposizione naturale (vinciani), di una illuminazione (damasceni) o attraverso l’esperienza (temporeggiatori), un forte stato di empatia nei riguardi degli animali non umani; costui non pone mai una linea di demarcazione tra il dolore degli animali umani e quello degli animali non umani, riconosce ad entrambi pari dignità e pari diritto alla vita.

Questa straordinaria capacità di “sentire dentro”, di andare non solo verso l’altro, ma anche di portare costui nel proprio mondo, è un potente mezzo di cambiamento, uno strumento necessario a farci comprendere fino in fondo l’infinita sofferenza che si abbatte quotidianamente sugli animali.

Per generazioni le antiche culture tribali si sono tramandate in tutto il mondo il rispetto per l'Intelligenza della natura, l'idea cioè che ogni cosa è collegata (quella che molto più tardi avremmo definito la Teoria del Caos) e che non riceviamo la Terra in eredità dai genitori ma in prestito dai figli. Ritornare allo spirito iniziale, non soccombere alle tecnologie omologanti delle multinazionali che vedono negli esseri viventi materia di guadagno e, classificandosi come le maggiori concentrazioni di ricchezza al mondo, condizionano le scelte di tutti. Ormai lo sappiamo: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non possiamo accettarlo, la Terra è patrimonio incontestabile dell'umanità tutta e ogni essere vivente ha il diritto di vivere la vita che gli è stata data.

In agricoltura, con la diffusione di pesticidi pericolosi come il glifosato che uccide le api ("Quando le api spariranno all'uomo resteranno solo 4 anni di vita". Albert Einstein) e nella caccia con il rilascio sul terreno, nell’acqua e nel corpo degli animali del piombo delle cartucce (dichiarato dall'OMS il più pericoloso dei veleni) e con tante altre pratiche abominevoli, si fa ricchezza, si condizionano le scelte, si governa l'umanità. Siamo arrivati a voler inserire nella nostra alimentazione tradizionale basata sulla dieta mediterranea Patrimonio immateriale dell'Umanità, anche gli insetti e i vermi. Perchè?

Con la popolazione mondiale destinata a crescere, dagli attuali 7 miliardi ai 9-10 miliardi di persone entro la metà del secolo, garantire l’accesso al cibo sufficiente per tutti è una delle più grandi sfide del nostro tempo. Siamo ormai abituati agli slogan dettati dagli interessi dell’industria agroalimentare, che sostengono come sia necessario aumentare la produzione. Con questo si intende generalmente rinchiudere gli animali in mega allevamenti, togliendoli dai pascoli sostituiti da cereali coltivati con l’aiuto di pesticidi chimici e fertilizzanti. Guadagnare sempre e comunque. Anche se si diventa obesi (710 milioni di persone nel mondo), anche se 821 milioni di persone, in continua crescita, soffrono la fame e la sottonutrizione (Rapporto The state of food security and nutrition in the world 2018).

Ciò che l’industria dell’allevamento intensivo non ammette è che il sistema attuale produca già sufficiente cibo per nutrire tutti, e anche di più. L’allevamento intensivo rappresenta un terzo della produzione globale ed è responsabile di alcuni dei maggiori danni alla salute pubblica e all’ambiente e della più grande inefficienza alimentare del pianeta. Infatti, fra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile stilata dall’ONU, compare il cosiddetto “target zero” che si propone di “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.

Ribellarsi alle imposizioni dei detentori del potere economico e rispettivi adepti è facile, ogni individuo ha la possibilità di indirizzare il mercato con le proprie scelte.  Ognuno di noi può fare la differenza. Il metodo? Informarsi.

Considerare entità del tutto separate gli animali e la carne del loro corpo, rappresenta una contraddizione etica inaccettabile. Certamente non aiuta a conseguire "il pieno sviluppo della persona" (Art. 3 comma 2 della Costituzione) l'atto di immobilizzare, appendere, sgozzare, decapitare, spellare, eviscerare, segare, fare a pezzi, annegare, mutilare, infettare... corpi di animali. Pensiamo anche alla macellazione rituale di ebrei e musulmani che sacrifica gli animali coscienti per rispettare un superabile rito religioso, vecchio di millenni quando la scienza e la tecnologia non esistevano e che fagocita ogni legge sul benessere degli animali rendendola pura ipocrisia.

Occorre ripensare il modello di produzione del cibo. Oggi infatti il 50% dei cereali e il 90% della soia prodotti a livello globale servono a nutrire gli animali degli allevamenti e con l’acqua che si consuma per produrre un kg. di carne di manzo (15.500 litri) potrebbero essere prodotti 4,5 kg di riso, quasi 12 kg. di grano, 86 kg. di pomodoro, 52 litri di latte di soia. La capacità di un ettaro di produrre carne, latte e uova per sfamare 5-10 persone corrisponde a quella di sfamarne 20-30 se l’ettaro fosse coltivato a cereali, verdure, frutta e grassi vegetali.

L’Università di Oxford, in una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, sostiene che nutrire circa 10 miliardi di persone nel 2050 sarà possibile solo cambiando il modo in cui mangiamo e il metodo in cui produciamo cibo.

La maggior parte degli animali, miliardi di animali, soffre ogni singolo minuto della propria esistenza. Sono fisicamente malati, minati da malattie croniche e debilitati. Sono annientati psicologicamente, oppressi dal sommarsi di disorientamento e depressione, sono ombre tragiche e patetiche dei loro forti antenati. Sono molte le modalità cruente di manipolazione, tortura, uccisione che noi umani utilizziamo per sfruttare gli animali ma, il numero dirompente, travolgente, inaccettabile di animali uccisi è dovuto all'alimentazione.

Nel suo libro "Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne", Jeremy Rifkin (uno degli economisti più famosi, sociologo, saggista) formula una precisa accusa verso la "cultura della carne" imperante in Occidente, che sarebbe responsabile da un lato di numerose malattie, dall'altro di enormi squilibri ecologici e della sottrazione di grandi quantità di cereali all'alimentazione umana, incrementando così la povertà e la fame nei paesi del Terzo Mondo.

Mentre da un lato c'è chi propone all'Unesco di far entrare la bistecca alla fiorentina nel Patrimonio dell'umanità come se la crudeltà con la quale si ottiene dovesse rappresentare un valore (dimenticando inoltre o non dando alcun peso a quanto dichiarato, già nel 2015, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità confermato, nel 2017, dalla rivista scientifica British Medical Journal, che le carni rosse e le carni processate come wurstel, hotdog, insaccati, salsicce..., sono cancerogene, con una mortalità che può arrivare al 26%), dall’altro come Richard Brenson milionario fondatore di Virgin Group e Bill Gates fondatore di Microsoft, investono nella nascente tecnologia che permetterà di mangiare carne senza uccidere gli animali. La start up Memphis Meat sta investendo dal 2016 sui primi esperimenti di carne sintetica in laboratorio partendo dalle cellule degli animali.

Un altro grave problema è lo spreco alimentare. Ogni anno in Europa si sprecano 88 milioni di tonnellate di vegetali tra frutta e verdura per un costo complessivo di 143 miliardi di euro (studio appena pubblicato su Waste Management).

Nel Regno Unito si sono attivate catene (come Lidl) che intendono ridurre gli sprechi alimentari con l'iniziativa "Too good to waste" che vendono a basso prezzo cassette di frutta e verdura "anti spreco" mentre i supermercati Asda hanno introdotto la "wonky veg box", assecondati da Morrisons e Tesco.

Il Governo britannico intende presentare ulteriori azioni per ridurre lo spreco alimentare da tutte le fonti tenendo conto che, secondo le ultime stime, soltanto in Gran Bretagna oltre 250 milioni di pasti all’anno, facilmente disponibili e perfettamente commestibili non vengono consumati ma inviati come rifiuti in impianti di incenerimento e trasformazione. Anche in Italia si verifica la stessa situazione.

Perciò, come ci dice uno dei massimi filosofi dell’animalismo e antispecismo, occorre agire e reagire perchè: “Di fronte a noi si erge un’enorme muraglia rappresentata dall’oppressione perpetrata a danno degli animali, da abbattere progressivamente, togliendo un mattone per volta (Gabbie vuote di Tom Regan). Lo dobbiamo fare anche per noi umani, per riappropriarci della nostra dignità.


LUSSEMBURGO - UN BELL’ESEMPIO EUROPEO


Il Lussemburgo si dimostra il paese più animal friendly d’Europa. Per la prima volta si definisce in un testo normativo la “dignità animale” https://deiereschutzgesetz.lu/
Il 6 giugno 2018 è stata infatti approvata dal Lussemburgo la legge sul benessere degli animali. Tale legge prevede il riconoscimento degli animali come esseri senzienti in grado di provare dolore ed altre emozioni: «Gli animali non sono più considerati una cosa, ma come esseri viventi non umani dotati di sensibilità e detentori di diritti specifici

La legge lussemburghese tocca molti punti, ecco i principi fondamentali su cui si fonda:

  • Non si potrà più allevare alcun essere vivente al solo scopo di ottenerne la pelle, pelo o la pelliccia.
  • Sarà proibito uccidere o far uccidere un animale inutilmente.
  • Qualsiasi intervento su un animale vertebrato che causa dolore o sofferenza dovrà essere eseguito in anestesia.
  • Ognuno avrà l’obbligo di salvare un animale sofferente, ferito o in pericolo esattamente come è previsto in caso di un essere umano.
  • Gli animali potranno essere uccisi solo dopo essere stati storditi (eccezioni solo per la caccia e la pesca ricreativa).
  • Ci sarà il divieto di possedere determinati animali e obblighi specifici di cura da rispettare per una persona che detiene quelli consentiti.

La violazione dei nuovi diritti animali può prevedere il pagamento di multe salatissime – fino a 200.000 euro – e tre anni di detenzione nei casi più gravi.


Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili.” Pitagora


ALLEVAMENTI INTENSIVI

 


"Quando avrete prosciugato l'ultimo dei fiumi, tagliato l'ultimo degli alberi, ucciso l'ultimo dei bisonti, e pescato l'ultimo dei pesci, solo allora vi renderete conto che non potete mangiare i vostri soldi!" Orso in piedi, Sioux.

Non dobbiamo chiederci cosa mangiamo ma chi mangiamo.



Gli animali: chi sono


"Gli animali sono miei amici e io non mangio i miei amici" (George Bernard Shaw)


Per conoscere gli animali, per capire che tutti loro hanno sentimenti ed emozioni, un video esplicativo "La vita emotiva degli animali da fattoria” https://www.incontraglianimali.org/salvarli.html una ricerca di Jeffrey Moussaieff  Masson (psicoanalista e scrittore), ci aiuta.

Gli animali allevati sono intelligenti, ascoltano i lamenti dei loro compagni, avvertono la violenza, hanno paura della morte e tentano la fuga. Sono miti, docili, affettuosi, riconoscono l'amicizia e sanno comunicare. Sono madri, sono padri, allevano e proteggono i propri cuccioli. Sono innocenti e indifesi nelle nostre mani.



Come vivono

Ogni anno nel mondo 70 miliardi di animali – esclusi i pesci – sono allevati per produrre cibo. Di questi, il 70% vive in sistemi intensivi dove le condizioni di allevamento non rispettano i loro bisogni comportamentali e compromettono gravemente la loro salute e il loro benessere oltre a causare gravi sofferenze. Trattati come macchine da produzione invece che da esseri senzienti quali sono. Molti di loro non vedono mai la luce del sole, vivono in strette gabbie nelle quali non possono neppure voltarsi.

Animali sfruttati come fossero merce già confezionata nei vassoi di polistirolo, merce chiamata carne, che ormai più non vede, non sente, non allatta, non nidifica, in una parola non vive. Trasformati in numeri, semplici oggetti all’interno di una crudele catena di montaggio, devono crescere rapidamente per essere trasformati in prodotti di consumo nel minor tempo possibile.

Le loro dimensioni sono artificialmente gonfiate al punto che la loro struttura ossea cede a fronte di un peso non previsto e molto presto smettono di reggersi sulle zampe.

Gli allevamenti intensivi, in Italia sono predominanti e rappresentano i peggiori lager per gli animali nonché la maggior causa di crudeltà verso di loro sul pianeta. 600 milioni di animali che vengono uccisi ogni anno in Italia fanno una vita terribile.

Gli allevamenti intensivi sono definiti dalla FAO, Food and Agricolture Organization, a nome delle Nazioni Unite, “un vivaio di malattie emergenti”, e sono responsabili dello sviluppo di pandemie ed altri episodi di straordinaria gravità.

Siamo invasi da una televisione culinaria come se fossimo costruiti di solo stomaco e non anche di cervello (cultura), cuore (sentimenti), muscoli (sport) e fantasia (arte).

La pubblicità mente, ci imbroglia, ci condiziona: non ci sono prati fioriti per gli animali da reddito ma scuri e fetidi capannoni, gabbie minuscole, reti e ferri, catene. Inferni stracolmi di dolore per creature innocenti. Esseri senzienti ma perché? Per sentire le sofferenze immani che l'uomo ha destinato loro in barba a leggi, morale, dignità, compassione?

Non possiamo accettare che le leggi parlino in un modo, anche se molto blandamente e ipocritamente, e la realtà, l'applicazione, il controllo, la nostra indifferenza parlino in un altro.

Infatti la legge 146/2001 attuazione della Direttiva europea 98/58 sulla protezione degli animali negli allevamenti, stabilisce “misure minime” di protezione e ripete, quasi ossessivamente di: adottare misure adeguate per garantire il benessere, evitare sofferenze o lesioni inutili, adottare misure di maggiore tutela, adottare metodi alternativi all’alimentazione forzata di oche e anatre, riconvertire gli allevamenti di animali da pelliccia, offrire agli animali malati un trattamento appropriato, non causare limiti di movimento in base alla specie tale da causare inutili sofferenze o lesioni, dare all’animale uno spazio adeguato alle sue esigenze, non tenere gli animali costantemente al buio o esposti a illuminazione artificiale, alimentarli senza procurare inutili sofferenze o lesioni…

...ma, guarda caso, sono consentite:

la cauterizzazione dell’abbozzo corneale, il taglio del becco, la castrazione per mantenere la qualità dei “prodotti”, tutto riducendo al minimo le sofferenze ed effettuato da personale qualificato.

Sarà possibile eliminare la sofferenza a un maialino di pochi giorni castrato senza anestesia da un semplice operaio?

Negli allevamenti il 20% degli animali (1 su 5) muore prima di arrivare al macello (secondo i dati diffusi dall'OIE Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale). Per malattie e infezioni, per fame, schiacciati e incastrati in un macchinario o in una grata.

Negli allevamenti intensivi non vengono rispettate le 5 libertà elencate dal Brambell Report:

  1. dalla fame, dalla sete, dalla cattiva nutrizione
  2. di avere un ambiente fisico adeguato
  3. dal dolore, dalle ferite, dalle malattie
  4. di manifestare le proprie caratteristiche etologiche
  5. dalla paura e dall'angoscia

Le torture che gli animali d'allevamento subiscono sia durante la breve prigionia che durante il trasporto e la macellazione sono tanto orrende che gli autori delle investigazioni sotto copertura stentano a riprendersi dagli incubi visti e sentiti. Scendono all'inferno per documentare e si bruciano l'anima.

Qualcuno li chiama eroi ma sicuramente sono persone con un grande cuore, una grande passione, una coscienza cristallina https://www.animalequality.it/infiltrato-industria-carne/

Ci domandiamo: cosa hanno di differente dai cani e dai gatti gli animali degli allevamenti? Hanno i cinque sensi, i sentimenti, l'intelligenza, la memoria, sono docili, miti, erbivori e, soprattutto sono capaci di soffrire.

Se sulle confezioni di carne, di uova, di latte, di pesce, perfino di un certo caffè, ci fossero le immagini di come vivono e di come muoiono gli animali, molti resterebbero agghiacciati.



Danni collaterali

A prescindere dalla sofferenza atroce e inaccettabile dei miliardi di animali schiavizzati, ridotti alla sofferenza psichica e fisica quotidiana, gli allevamenti intensivi producono, a noi umani, numerosi danni.

Primo fra tutti, contribuiscono al cambiamento climatico in maniera prioritaria rispetto ad altre cause. Secondo la FAO il settore dell'allevamento rappresenta il maggior produttore di gas serra responsabile dell'aumento delle temperature, ovvero del riscaldamento globale.

Per far posto ai pascoli necessari ampie zone sono state deforestate e l’eliminazione massiccia di migliaia di ettari di alberi ad alto fusto provoca la diminuita capacità di catturare l’anidride carbonica. Gli effetti sul clima prodotti dagli allevamenti intensivi, sempre secondo la FAO, provengono da:

  •  34,0% deforestazione
  • 30,4% letame
  •  25,3% fermentazione intestinale dei ruminanti
  •  6,2% uso di fertilizzanti
  •  4,1% altro.

Secondo il rapporto del 2006 Livestock's long shadow, in seguito aggiornato, incidono per oltre il 50% sul cambiamento climatico oltre che a pesare sulle risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque (vedi anche il Rapporto di Greenpeace sulla presenza di pesticidi e antibiotici nei corsi d’acqua europei, dall’Austria, alla Polonia, all’Italia), accaparramento delle terre (land grabbing), deforestazione, diminuzione della biodiversità, degradazione del suolo.

https://www.essereanimali.org/2018/03/report-conferenza-impatto-ambientale-allevamenti-intensivi  Naturalmente i mass media tacciono.

In occasione di importanti appuntamenti internazionali, ultimo dei quali alla fine del 2018, è stato prodotto un documento firmato da ben 130 istituzioni accademiche di tutto il mondo e intitolato “Opportunità per ricerche future e innovazioni relative al cibo e alla sicurezza della nutrizione e dell’agricoltura: la prospettiva della partnership inter-accademica globale”, che elenca le direttive da mettere subito in atto per scongiurare un aumento di 2° C della temperatura del pianeta.

Il cambiamento climatico rende ancora più critica la sicurezza alimentare e alimenta le disuguaglianze (il numero di persone mal nutrite o sotto nutrite è passato da 777 milioni del 2015 agli 815 milioni del 2016) mentre la recente deforestazione del Brasile ha detto addio al 13,7% delle foreste pluviali, un valore molto superiore a quello degli ultimi anni.

Nel documento delle 130 istituzioni si stabilisce, fra l’altro, di riconoscere che il numero di animali allevati ha raggiunto il massimo tollerabile e cioè 28 miliardi di individui che sono i responsabili principali dell’emissione di metano (il gas più pericoloso perché contribuisce all’effetto serra 85 volte più della CO2) e gas azotati. Sollecitano la riduzione dell’allevamento degli animali che hanno una maggiore impronta ambientale e cioè: bovini da carne e da latte e maiali.

Altro danno è l’abuso di antibiotici necessari a controllare le malattie degli animali causate dall'eccessivo stress e dalla vita contro natura.

Questo abuso di antibiotici alimenta l'antibiotico resistenza che solo in Italia è responsabile della morte di 5000-7000 persone ogni anno e in Europa di 25.000 (fonte EFSA/ECDC), che produrrà, secondo l'OMS, nel giro di 30 anni, più morti per le infezioni batteriche che per il cancro (10 milioni in tutto il mondo).

L'Italia in questo è maglia nera d’Europa dopo la Grecia, in quanto il 70% degli antibiotici venduti è destinato agli animali degli allevamenti così che siamo il terzo maggior utilizzatore di antibiotici in allevamento d’Europa. 

Il Ministero della Salute ha emanato “Linee guida per la promozione dell’uso prudente degli antimicrobici negli allevamenti zootecnici per la prevenzione dell’antimicrobico-resistenza”. Un insieme di suggerimenti che però non delineano tempi e metodi precisi. Un documento fine a se stesso e rimanda a futuri ulteriori interventi per l’adozione di una strategia basata su indicazioni internazionali che chiedono di affrontare il problema in maniera globale, in una prospettiva definita One Health, un principio che riconosce la salute umana e quella animale fortemente interconnesse.

Secondo quanto dichiarato dall'Unicef, 6 milioni di bambini muoiono ogni anno nel mondo di fame e malattie e il dato è in crescita.

"In Italia, patria della dieta mediterranea (patrimonio immateriale dell'Unesco), due bambini su 10 sono in sovrappeso e uno su 10 è obeso, con una maggiore prevalenza nel centro sud. L’obesità infantile è un fenomeno non solo dilagante ma anche persistente: circa il 50% degli adolescenti obesi rischia di esserlo anche da adulto (Società italiana di Pediatria). L'Italia inoltre è al primo posto in Europa per i tumori nei bambini che sono in continuo aumento (cancerogenicità della carne secondo OMS) http://laverabestia.org/play.php?vid=5925

La Giornata Mondiale dell’Alimentazione istituita dalla FAO ha un obiettivo ambizioso: annientare la fame nel mondo entro il 2030. Dichiara che per raggiungere l’obiettivo “dobbiamo adottare uno stile di vita più sostenibile”.

Ovvero, secondo la ricerca dell’Università di Oxford pubblicata dalla rivista Nature (https://go.nature.com/2Eir1wa) occorre: ripensare il modello di produzione del cibo, allevamenti e consumo di acqua; mangiare il 75% in meno di manzo, il 90% in meno di maiale e metà del numero di uova; triplicare il consumo di legumi e quadruplicare i semi oleosi.

Oltre un quinto dei test effettuati nel 2017 su campioni di carne ha rilevato la presenza di DNA di animali non indicati in etichetta. Lo scrive BBC News, che attraverso una richiesta fatta sulla base del Freedom of Information Act ha ottenuto i documenti raccolti dalla Food Standards Agency (FSA), che contengono i risultati di 665 test effettuati nel 2017 dalle autorità sanitarie locali di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. Su 665 campioni, 145 erano costituiti in parte o interamente da carne non specificata.

Il prodotto più comunemente etichettato in modo errato è il macinato, seguito da salsicce e kebab. Carne non dichiarata in etichetta è stata trovata anche in piatti pronti, come spaghetti alla bolognese e curry, mentre una porzione di carne di struzzo è risultata contenere solo manzo (Il fatto alimentare 24/09/2018). Non crediamo che l’Italia si discosti dal trend.

Da tener presente quella famosa Piramide alimentare che ogni tanto vediamo apparire nelle riviste ma che in realtà è misconosciuta. Descrive una serie di regole nutrizionali e la carne è in punta alla piramide.

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Il malaffare inoltre si è da tempo infiltrato nel mondo animale - corse clandestine di cavalli, traffico di cani, bracconaggio, uso intimidatorio - ed è approdato nel mondo degli allevamenti, della macellazione e della distribuzione della carne sino al settore ittico.



Approfondimenti

 

Video



Buone pratiche

La società però inizia a prendere una nuova rotta, sta cambiando e se parliamo di alimentazione non è un cambiamento da poco.

Per tante persone che cessano di mangiare animali "occorrono investimenti, incentivi, progetti a lungo termine di riconversione di aziende e creazione di posti di lavoro. E per tutto questo ci vuole tempo. Un passo alla volta" (da Diverse specie un solo pianeta di Essere Animali luglio 2018).

La California ha detto basta alle gabbie negli allevamenti intensivi: galline, vitelli e scrofe non potranno più essere confinati in spazi angusti.

La Nuova Zelanda è forse l’unico paese al mondo ad aver abolito i sussidi alla produzione e al sostegno al reddito degli agricoltori. Molti sono gli allevamenti estensivi e pastorali, è stata emessa una tassa a carico degli allevatori per ogni animale responsabile di emissioni di metano, ha adottato una politica di benessere animale sviluppando dei codici di benessere per ogni specie e per ogni tipo di trasporto.

A seguito di una ricerca dell’Università di Oxford pubblicata sulla rivista Plos One, viene proposto di tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal suo consumo e per ridurne il consumo stesso.

Le superfici agricole destinate al biologico crescono ogni anno a due cifre, con una superficie intorno al 15% ma le politiche di sostegno investono fondi pubblici sul biologico italiano solo per cifre inferiori al 3% del totale come denuncia FederBio nel rapporto Cambia la terra 2018 a tutto vantaggio dell’agricoltura tradizionale che utilizza pesticidi, diserbanti e fertilizzanti di sintesi. Inquinando e avvelenando.

In occasione dell’Obesity day istituito da pochi anni a livello mondiale per combattere l’obesità, i promotori italiani dell’Adi, Associazione di dietetica e nutrizione clinica italiana, hanno messo a punto una guida alimentare per i 22 milioni di persone che in Italia superano il peso forma.

"Il benessere animale è arrivato ultimo tra i valori da considerare nell'acquisto dei prodotti alimentari ma è destinato a diventare un elemento decisivo nei prossimi anni per le sollecitazioni che provengono sia dall'Europa sia da alcune associazioni attente al problema. Secondo il rapporto Eurobarometro del marzo 2016, il 94% dei cittadini considera importante o molto importante proteggere il benessere degli animali di allevamento" dal dossier Benessere animale: la vita non è solo in gabbia, Il Fatto Alimentare https://ilfattoalimentare.it/benessere-animale-dossier.html 

Il 47% degli italiani guarda le etichette per cercare prodotti animal-friendly (Eurobarometro 2016).

Nel 2017 è stato presentato un progetto concreto sviluppato da un gruppo di esperti, medici, veterinari, ingegneri e informatici della regione Veneto che hanno disegnato il modello per l’Osservatorio One Health sulla resistenza antimicrobica regionale.

Si può cominciare e salvare dalla sofferenza quelli che “qualcuno” ha chiamato fratelli e che in seguito tanti hanno chiamato e chiamano amici, creature, esseri.
Ma, mentre i cittadini si informano, scelgono e cambiano, lo Stato resta fermo o si muove al rallentatore.

Per questo proviamo a fare proposte, accettabili, fattibili anche perchè altri Stati, aziende, gruppi e singoli cittadini ci offrono il loro esempio di buone pratiche.

Gand nel Belgio (prima al mondo a istituire il Veggie day, un giorno alla settimana senza carne), dal 2009 ha promosso il giovedì vegetariano. In tutte le mense delle scuole, delle università, degli uffici pubblici e di alcune aziende private, viene servito cibo senza animali.

L'organizzazione statunitense PETA People for the Ethical Treatment of Animals con 800.000 membri e sedi diffuse in tutto il mondo, nel 2012 ha premiato la città di Los Angeles per aver istituito il Veggie day seguita da San Francisco, Aspen; in Europa da Barcellona, Nottingham...

Molte sono nel mondo grandi e piccole città veg friendly: New York, Portland, Chiang Mai, Berlino, Tel Aviv, Praga, Londra, Seoul, Delhi, Taipei... sensibili al problema alimentare e lo sono per scelta. Esiste però una città che è vegetariana per legge.  Sembra incredibile, a Palitana in India, la macellazione, la vendita e il consumo di carne, pesce e uova è considerato illegale.

Sono oltre 30 milioni gli americani che hanno optato per una dieta vegetariana.
Meatout è la giornata internazionale senza carne nata con lo scopo di promuovere un’alimentazione salutare e non violenta, a base di frutta, verdura e cereali integrali. Sostenuta da numerose organizzazioni sanitarie statunitensi, tra le principali la American Cancer Society (Società Americana contro il Cancro), il National Cancer Institute (Istituto Nazionale Tumori), la John Hopkins University e l’American Heart Association che hanno promosso e promuovono campagne per la diffusione dell’alimentazione vegetariana. D'altra parte lo ha fatto anche in Italia l'oncologo Umberto Veronesi.

Dato che una corretta alimentazione non può limitarsi ad una sola giornata all’anno, sono stati creati i meatout mondays “Lunedì senza Carne”.

In Francia oltre 500 personalità lanciano l’appello a instaurare il “lunedì verde” cioè una dieta senza carne e senza pesce per proteggere il pianeta, gli animali e la salute umana.

Matteo Cupi, Direttore esecutivo di Animal Equality Italia parla al Parlamento europeo https://campaigns.animalequality.it/matteo-cupi-parlamento-europeo/?utm_source=drip&utm_medium=email&utm_campaign=%F0%9F%87%AA%F0%9F%87%BA+mariangela%2C+eri+al+Parlamento+Europeo+con+me#main-video    sulla  campagna “End the Cage Age”  sostenuta da 130 organizzazioni europee di 24 paesi per porre fine all’era delle gabbie. "Le specie che ancora oggi sono legalmente allevate in gabbia nell'Unione europea sono: conigli, galline, polli, anatre, oche, quaglie, scrofe e vitelli. Si tratta di oltre 300 milioni di animali ogni anno costretti a vivere all'interno di un sistema crudele che limita in maniera importante le loro libertà non permettendo di esprimere gli specifici comportamenti naturali "(Ciwf Compassion in World Farming).

https://www.ciwf.it/news/2018/10/una-giornata-storica-per-la-battaglia-contro-le-gabbie?utm_campaign=ECI&utm_source=enewsemail&utm_medium=email#start  Il Ministro della Salute Giulia Grillo firma la petizione End the Cage Age.

L'azienda americana Wework ha iniziato nei primi mesi del 2018 a bandire da tutte le sue sedi e dai brand affiliati e attività, il consumo di carne puntando il dito sugli allevamenti di animali responsabili dell'inquinamento ambientale. Questa strategia di Wework si inserisce nella generale tendenza (aumentata del 140% in pochi anni) ad una alimentazione vegetariana collegando la salvaguardia dell'ambiente alle proprie scelte alimentari.

CIWF Compassion in World Farming dal 2007 ha avviato un approccio innovativo con le aziende leader del settore alimentare lanciando i Premi Benessere Animale per incrementare il benessere animale negli allevamenti e conferisce premi annuali. Ogni anno, oltre 500 milioni di animali traggono beneficio dalle scelte compiute dai vincitori  https://www.compassionsettorealimentare.it/premi/. Nel 2018 il premio Good Egg è stato assegnato a Lidl finora primo ed unico supermercato in Italia che si impegna ad eliminare le gabbie sia dall'assortimento di uova in guscio sia dagli ingredienti usati in tutti i propri prodotti. Il premio è stato consegnato anche al Gruppo Sabbatani produttore di circa 350 milioni di uova ogni anno che si impegna a eliminare le gabbie da tutte le proprie filiere produttive.

La COOP nel 2017 ha lanciato il progetto sulla filiera avicola, 26 milioni di polli all'anno, con tutte le uova a marchio con l'etichetta "allevato a terra senza uso di antibiotici". Successivamente ha avviato una campagna per vitelli, tacchini, suini e pesci senza antibiotici negli ultimi 4 mesi di vita oltre che per l'arricchimento ambientale. Si tratta di 270.000 animali di 142 allevamenti.

Tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal consumo di questa e per ridurne il consumo stesso è quanto propone una ricerca dell’Università di Oxford pubblicata sulla rivista Plos One. Lo studio parte dal presupposto che la carne rossa può portare a cancro, malattie cardiache e diabete e la cura di queste malattie rappresenta un costo per la società. La ricerca sostiene che le malattie legate al consumo di carne rossa costano 285 miliardi di dollari all’anno nel mondo e 220.000 decessi all’anno.

Farm Animal Investment Risk & Return (FAIRR) sostiene che la carne avrà una "sin tax", una tassa sul vizio che colpisce prodotti dannosi per la società (tabacco, zucchero...), iniziativa che Germania e Svezia stanno vagliando. Il passaggio dalle sovvenzioni alla tassazione sembra inevitabile.

In Italia Torino, in collaborazione con medici nutrizionisti, scuole e associazioni, propone una serie di progetti per trasformare la città in una "vegan city" attraverso la promozione della dieta vegetariana e vegana sul territorio comunale per salvaguardare l'ambiente, la salute e gli animali. A Torino si tiene il Veg festival dal 2001, i ristoranti vegani e vegetariani sono diventati oltre 30 e i negozi che forniscono prodotti biologici si sono moltiplicati. Torino rientra nelle top ten di cui fa parte anche Roma (al quinto posto tra le capitali europee) con Londra (famosa per la sua campagna a favore della cultura vegan, Berlino considerata la capitale veg per eccellenza).

Tra le buone pratiche alimentari, una novità recente è la squadra di calcio del Galles composta interamente da vegani. D'altra parte non c'è da meravigliarsi. Molti sono i campioni vegani nello sport. Per citarne alcuni: Karl Lewis una vera e propria celebrità vincitore di 10 medaglie olimpiche e di 10 nei mondiali; Meagan Duhamel pattinatrice canadese; Venus e Serena Williams regine del tennis internazionale; Brendan Brazier famoso per le imprese sportive nel Triathlon; Fiona Oakes  campionessa internazionale nella maratona; Patrik Baboumian campione di body-building come Massimo Brunaccioni; Keith Holmes campione mondiale di pugilato nella categoria dei pesi medi; Jack Linquvist campione di ciclismo professionista; Mirco Bergamasco ex star della nazionale italiana di rugby; Riccardo Bulgari pluricampione del mondo nel pattinaggio a rotelle; Lewis Hamilton pilota automobilistico quattro volte campione del mondo di Formula Uno...

Nel Regno Unito i vegani (coloro che non si cibano né di animali né di prodotti di animali), in dieci anni, sono aumentati del 247%.



Proposte

In attesa della chiusura definitiva degli allevamenti intensivi e il ritorno ai pascoli, o almeno a quella “vita degna di essere vissuta” o “vita buona” pronosticata dalla FAWC (Farm Animal Welfare Council”), si può cominciare individualmente e salvare dalla sofferenza gli animali. Ognuno di noi può farlo, orientando il mercato.

Proviamo anche a fare proposte alle istituzioni, accettabili, fattibili che altri Stati, aziende, gruppi e singoli cittadini ci offrono con il loro esempio di buone pratiche.

Ovvero:

  •  Eliminare le gabbie per gli animali d’allevamento
  • Modificare le normative sull’allevamento, il trasporto e l’abbattimento per tutti gli animali
  • Tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal suo consumo.
  • Eliminare la pavimentazione grigliata dagli allevamenti
  • Vietare le amputazioni e le castrazioni
  • Obbligo di anestesia per ogni intervento chirurgico
  • Combattere lo spreco alimentare
  •  Assegnare sussidi alle aziende agricole ecologiche e locali
  • Negare sussidi alle aziende che inquinano, maltrattano gli animali e non rispettano le leggi in vigore.
  •  Eliminare l'uso preventivo e routinario degli antibiotici nei mangimi medicati per il quale si è già espressa positivamente la Commissione EU per cui, se il Parlamento approva la legge per il divieto di utilizzare antibiotici nei mangimi degli animali, entro tre anni entrerà in vigore.
  • Obbligo di etichettatura nazionale secondo il metodo di allevamento che aiuti i consumatori nella scelta (come si fa per le uova in guscio o per prodotti da agricoltura biologica).



TRASPORTI

I trasporti di animali vivi vengono chiamati "viaggi della morte".

Pensare che il trasporto di carni congelate è in corso da 125 anni, eppure ancora milioni di cavalli, bovini, suini e pecore soffrono e muoiono ogni anno per essere trasportati su lunghe distanze, inutilmente, soltanto per essere macellati sul luogo d’arrivo e per un consumo di cui non vi è alcuna reale necessità. Il trasporto su lunga distanza di animali vivi destinati alla macellazione è un grande affare mondiale malgrado gli evidenti e seri problemi di salute, di sicurezza, di qualità della carne che provoca.

Regolamento sul trasporto degli animali Ministero della Salute:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1263_allegato.pdf

L’antiquato trasporto di animali vivi è già stato sostituito in parte dal crescente commercio della carne e sono disponibili strutture per il congelamento e la refrigerazione al passo con il XXI secolo.

Gli scienziati concordano nel ritenere che il trasporto rappresenti in genere un episodio incredibilmente stressante nella vita degli animali, in camion sovraffollati e sporchi, che sconvolgono il loro intero ambiente, perché possono trovarsi mescolati con altri animali con cui non hanno familiarità, sottoposti a cambiamenti di temperatura e a spostamenti d’aria, costretti in poco spazio con cibo e acqua scarsi, senza soste adeguate, ammassati senza possibilità di muoversi, sdraiarsi, spiegare le ali, riposarsi, sottoposti a ferite, malattie, possono subire lesioni terribili, disidratazione. Lo stress e la paura sono così intensi da provocare anche la morte. Destino che non viene risparmiato neppure ai cuccioli.

Non esistono sistemi per un modo non crudele di trasportare gli animali, inoltre gli eventuali costi a breve termine della macellazione vicino agli allevamenti di origine sarebbero coperti nel lungo termine dai vantaggi derivanti dall’evitare la diffusione delle malattie e la ridotta qualità della carne.

Ogni anno oltre un miliardo di animali (500 milioni in Italia) vengono trasportati all'interno dell'Europa e verso paesi terzi (mucche, vitelli, maiali, pecore, agnelli, cavalli, asini, polli, conigli...). Percorrono migliaia di chilometri dai luoghi di nascita a quelli di allevamento, ingrasso e macellazione. Anche per 4 giorni, per distanze di 2500 km. Ma anche di settimane e mesi per quelli via mare. 

L'Italia è il primo importatore in Europa di agnelli e il terzo di vitelli. Animali giovanissimi spesso non ancora svezzati.

Gli animali che arrivano a destinazione, vengono fatti scendere dal camion con la stessa crudeltà con cui sono stati fatti salire. Ovvero a spintoni, calci, pungoli elettrici e i piccoli gettati letteralmente nelle gabbie.

La FAO definisce il trasporto di animali vivi come "ideale per la diffusione di malattie". L'Italia è un crocevia per questi viaggi. Dai valichi di Gorizia, Tarvisio, Brennero, Ventimiglia ai porti di Bari, Brindisi...  Si ritiene che 8 controlli su 10 svelino gravi irregolarità.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=vPr1YV1GQkM  trasporto di agnelli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5379 trasporto di maiali
·         https://www.lav.it/news/stopthetrucks-immagini-esclusive trattamento crudele di bovini durante il trasporto



Buone pratiche

Alcuni paesi europei come Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia hanno chiesto direttamente all'Unione Europea di modificare la normativa che regola il trasporto di animali vivi (Regolamento del Consiglio CE n. 1/2005).

Il Comitato scientifico veterinario dell'Unione Europea chiede da anni la macellazione degli animali il più vicino possibile al luogo di allevamento e la fine di questi "viaggi della morte".

L’Organizzazione Eurogroup for animals, con la campagna “Stop The Trucks”, ha raccolto oltre un milione di firme per chiedere all’Europa lo stop ai “viaggi della morte” per le condizioni disumane in cui versano gli animali trasportati. Il numero è impressionante: un miliardo e 37 milioni di animali di cui 1 miliardo di polli o altre specie avicole e 37 milioni tra bovini, suini, pecore, capre ed equini.

Il Lussemburgo ha discusso una legge (approvata alla camera il 6 giugno 2018) sul trasporto degli animali che deve essere congegnato in modo tale da garantire la sicurezza e il benessere degli animali durante il trasporto.



Proposte

Vietare il trasporto di animali vivi su lunga distanza e sostituirlo con il trasporto di carne con mezzi frigoriferi o ridurre a 8 ore (campagna "8hours") il trasporto per i mammiferi e a 4 ore per gli uccelli.

Potenziare gli organici e i controlli veterinari alle frontiere e lungo le strade.

Stabilire requisiti stringenti e specifici per il trasporto e innalzare il livello di formazione degli autisti e degli addetti che dovranno essere resi responsabili degli animali durante il trasporto in modo da dover pagare per le perdite economiche in caso di morte, lesioni ed ecchimosi che si verifichino durante il viaggio.

Sviluppare un sistema di incentivi per gli allevatori che si limitano a trasportare gli animali al mattatoio vicino.

Norme sull’etichettatura affinchè i consumatori non vengano ingannati sul paese d’origine.



MACELLI


"Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani" Lev Tolstoj.


L’immenso mattatoio, poiché è ben nascosto, ci consente di definire l’uccisione di miliardi di animali per la nostra alimentazione:“società civile”.
Leonardo Caffo.

Dopo aver vissuto la costrizione degli allevamenti intensivi, la sofferenza del lungo trasporto, arrivati al macello gli animali subiscono l’estrema crudeltà: annusano l'odore acre del sangue, ascoltano i lamenti e le urla di terrore dei propri compagni, cercano di scappare ma vengono fermati con scariche elettriche, picchiati.

Prima di essere uccisi, gli animali vengono storditi per legge (con pistola o fucile a proiettile captivo (cioè provvisto di una punta di ferro di 6 cm che penetrando nel cranio provoca un rapido stordimento ma non uccide), con elettronarcosi, commozione cerebrale, esposizione al biossido di carbonio o uso di gas, ma spesso a causa della fretta, lo stordimento  non si verifica per cui gli animali ancora coscienti (molti di loro lo restano fino all'ultimo e si ritrovano soffocati dal sangue che riempie loro la bocca e il naso) vengono appesi per gli arti inferiori oppure stesi lateralmente su un piano in attesa della iugulazione. Con un coltello vengono recisi i grandi vasi sanguigni del collo o del petto per permettere il completo dissanguamento. Senza parlare dei metodi altrettanto cruenti come la decapitazione, la dislocazione del collo o l'impiego del "cassone a vuoto", un metodo praticato per la “selvaggina” da allevamento, inserita in una scatola a tenuta stagna in cui viene provocato il vuoto che causa la morte.

Le investigazioni di Animal Equality hanno filmato “operatori che maltrattano gli animali spingendoli e tirandoli con violenza, operatori che colpiscono i bovini in testa con una forca e una spranga, animali bendati in maniera inadeguata e terrorizzati, animali macellati senza stordimento efficace, animali sgozzati ancora coscienti e lasciati ad agonizzare per interi minuti”

La mancanza di conseguenze penali concrete per chi infrange la pur pusillanime legge e la totale assenza di controlli severi all’interno dei macelli mette in luce i notevoli e gravissimi buchi normativi. La macellazione avviene in luoghi a porte chiuse all’interno dei quali non si sa davvero se le leggi italiane vengano rispettate. Anche i politici ne sono responsabili.

Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5020 macello di cavalli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5560 maiali al macello  
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5407 macellazione maiali
·         https://www.youtube.com/watch?v=-TXrs7iYScs Il pianto del toro
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5939 agnelli al macello
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6180 macello polli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6040 mattatoio
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6184  macello conigli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6224 macello agnelli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6147 macello polli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6184 macellazione avicunicola
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6168  macello maiali
·         https://www.youtube.com/watch?v=UrCbAiN1XSs mattatoio bovini
·         https://www.youtube.com/watch?v=kBbxZmRhjRA  mattatoio bovini
·         https://www.l214.com/video mattatoio francese



Buone pratiche

In Inghilterra, il 4 maggio 2018, è entrata in vigore la legge per cui ogni macello inglese deve installare in tutte le aree dove sono presenti animali vivi, sistemi di video sorveglianza. Le riprese verranno conservate per 90 giorni e i veterinari ufficiali vi possono accedere illimitatamente. La legge potrà essere estesa anche ad altri territori della Gran Bretagna. La Scozia infatti ha avviato una consultazione pubblica sulla legge inglese.

In Francia dopo le iniziali promesse (a seguito delle terribili immagini diffuse dall'associazione L214) si è fatto un passo indietro. Si è optato per una sperimentazione di 2 anni con l'introduzione volontaria delle telecamere.

In Israele i macelli avranno le telecamere a circuito chiuso 24 ore su 24 e le registrazioni saranno analizzate dal servizio veterinario del Ministero dell'Agricoltura.

La Vallonia (Belgio) ha promosso le telecamere di videosorveglianza nei macelli e la possibilità di consultare le registrazioni.



Proposte

Obbligo di sistemi di video sorveglianza nei macelli (proposta presentata ad aprile 2018 da CIWF, Animal Law e Legambiente).



MAIALI


“Fintanto che l'uomo continuerà a distruggere senza sosta tutte le forme di vita, che egli considera inferiori, non saprà mai cos'è la salute e non troverà mai la vera pace. Gli uomini continueranno ad ammazzarsi fra loro fintanto che massacreranno gli animali. Colui che semina l'uccisione e il dolore non può raccogliere la gioia e l'amore.” Pitagora


A prescindere dai pochi maiali salvati dalla morte, che vivono nelle famiglie o nei santuari di volontari, i maiali vengono allevati per l’alimentazione anche se la correlazione fra consumo di carne e problemi di salute non è una novità: lo aveva già dichiarato nel 2015 la IARC (International Agency for Research on Cancer) per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. A darne ulteriore conferma è stato, nel 2017, un altro ente autorevole, la rivista scientifica British Medical Journal che sottolinea come il consumo di questi alimenti incrementa la mortalità umana che può arrivare addirittura al 26%.



Chi è

Il maiale è un cinghiale che l'uomo ha addomesticato circa 7.000 anni fa. Maiali e cinghiali appartengono alla stessa specie: Sus scrofa.

Secondo Roberto Marchesini (filosofo, etologo, saggista), il maiale è un animale da compagnia a tutti gli effetti, un animale unico ed eccezionale, dalle grandi capacità comunicative. I maiali sono dei grandi chiacchieroni, imparano il loro nome e tendono a rispondere con un sonoro grugnito. Comunicano con noi umani e fra loro con grugniti sempre diversi. Un grugnito per l'allerta, uno per il cibo, uno per il saluto e anche per il rammarico.

Secondo Tom Regan (universalmente riconosciuto come il più grande filosofo portavoce del movimento per i diritti degli animali), i maiali sono intelligenti quanto i cani (se non di più). Quel che può sorprendere sono i risultati di studi che dimostrano che i maiali possono sviluppare comportamenti che li pongono allo stesso livello cognitivo dei primati non umani.

Chi vive con un maiale per amico dichiara che questi animali sono speciali, affettuosi pacifici, molto intelligenti, curiosi e protettivi nei confronti del loro branco umano o animale che sia. Amano l'acqua, giocano con la neve e se si butta loro una palla la riportano come fa il cane. Amano la musica e se sentono suonare si rilassano e si appisolano. Se una persona canta grugniscono con lei.

Sono giocosi, ricchi affettivamente, riservati, rispettosi delle loro forme di igiene. Adorano le carezze sulla pancia e gorgheggiano di felicità muovendo la coda come fa il cane.

Sono animali molto delicati, mai invadenti non amano la confusione. I maiali si divertono e ridono quando sono rilassati e in pace con il mondo. Lanciano grugniti di dolore alla morte di uno di loro.

Sono ricettivi, possono persino essere permalosi se vengono sgridati e, contrariamente a quanto si crede, sono molto puliti. Si rotolano nel fango quando devono proteggersi dal sole e dagli insetti. Sono attenti all'igiene e fanno i bisogni sempre nello stesso posto, mai nei luoghi in cui dormono. Ci tengono a dormire in giacigli di paglia puliti e asciutti.

Si vedono maiali tenuti al guinzaglio e portati in passeggiata come si fa con i cani.



Allevamenti intensivi

I maiali sono gli ultimi degli ultimi tra i mammiferi (ma sono tanti gli animali ultimi tra gli ultimi). Tutto di loro viene usato e vengono usati per tutto, compresa la sperimentazione, il trapianto di organi. Le valvole dei loro cuori battono in tanti petti umani.

In Italia esistono 26.000 allevamenti, quasi tutti illegali o che praticano l’illegalità, dove vengono uccisi ogni anno 12 milioni di maiali. Per lo più si concentrano in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto (84%).

In Europa vengono macellati ogni anno 250 milioni di maiali allevati per la maggior parte in allevamenti intensivi (dati Eurostat). L'Italia è all'ottavo posto in Europa. Negli Stati Uniti si uccidono 70 milioni di maiali ogni anno mentre in Cina 500 milioni. Cifre da inorridire.

Gli allevamenti di maiali, oltre che essere dei luoghi insani e crudeli dove gli "standard di eccellenza" sono una mistificazione, un'utopia, non rispettano neppure le norme minime, riservano agli animali atrocità e sofferenze ma ricevono ugualmente finanziamenti da parte dell'Europa. Il benessere animale non è tra i criteri di ammissibilità per i suddetti finanziamenti. Ma neppure la legalità.

Gli animali all’ingrasso vivono in situazioni di sovraffollamento che provocano stress e anche aggressioni, sotto la luce artificiale, sui pavimenti a grate in cui si incastrano le zampe, con le deiezioni che finiscono nei pastoni. I box sono costruiti solitamente in cemento creando una situazione disagiata e innaturale per i maiali che hanno bisogno di grufolare. In questi capannoni d’estate il caldo è insopportabile per questi animali dalla pelle delicata.

Le investigazioni effettuate hanno mostrato un viaggio all'inferno.

Gli animali sono trattati come prodotti e non esseri senzienti. Vivono al chiuso, in ambienti sovraffollati, sporchi e spogli, su pavimentazione fessurata o di cemento, in assenza di paglia o di qualunque altra forma di lettiera. Respirano ammoniaca e non aria fresca, non vedono mai la luce del sole.  Ratti e topi circolano liberamente.

I maiali vivendo ammassati urinano gli uni sugli altri, escrementi sono presenti nelle mangiatoie e ricoprono il corpo degli animali. 

Cuccioli abbandonati senza cure, schiacciati e gettati uno sull'altro come spazzatura; zone di ingrasso stracolme di animali feriti, malati, non curati.

Animali morti e animali agonizzanti lasciati senza assistenza e cura. Animali troppo deboli per muoversi, con lesioni e infezioni, scrofe senza accesso all'acqua, carcasse di porcellini e di feti abbandonati.

Animali spostati in maniera violenta con calci e bastoni o sollevati per le zampe e scaraventati a terra. Per il sovraffollamento e lo stress, la mancanza di stimoli, la noia, molti animali esercitano il cannibalismo mangiando le orecchie dei propri simili.

Le investigazioni effettuate hanno mostrato: 

  • maiali feriti con orecchie e code mangiate (cannibalismo)
  • cadaveri lasciati nei corridoi pieni di vermi
  • scrofe con le vagine rovinate da infezioni
  • centinaia di piccoli incapaci di camminare, alcuni con le zampe incastrate nelle grate del pavimento
  • piccoli schiacciati dalle madri nelle gabbie di gestazione
  • decine e decine di tumori non curati e infezioni agli occhi
  • animali in fin di vita lasciati agonizzare
  • maiali ammassati, feriti anche gravemente, con le code mozzate ancora sanguinanti, con prolassi rettali
  • maiali con infezioni oculari dovute agli alti livelli di ammoniaca nell'aria
  • topi che circolano liberamente

All'età di 9 mesi e 160 kg di peso i maiali vengono avviati alla macellazione. Ma anche prima.

Al macello gli animali vengono storditi con corrente elettrica e subito dopo con un colpo in testa, poi sgozzati e lasciati agonizzanti per molti minuti.

Per il mancato rispetto della Direttiva 2008/120/CE l'Italia è sotto minaccia di procedura d'infrazione. Il Ministero della Salute si è quindi attivato pubblicando un Piano di azione nazionale per la prevenzione della caudectomia e il miglioramento del benessere animale, impegnandosi a partire dal 1 gennaio 2019 per il controllo della legalità negli allevamenti.

“La mancata applicazione della Direttiva 2008/120/CE sulla protezione dei suini nella maggior parte degli Stati membri”, ha dichiarato Reineke Hameleers, direttrice di Eurogroup for Animals “è un esempio lampante dell’inerzia delle autorità nazionali e comunitarie di regolamentazione quando forti interessi economici sono in contrasto con il benessere degli animali”.



Scrofe

Le scrofe sono madri amorevoli, in natura costruiscono un nido accurato per la prole accessoriandolo con ramoscelli e rami che cambiano ogni notte.

Sono circa 500.000 in Italia, come tutti i mammiferi, allattano, proteggono, educano e difendono dai pericoli i loro piccoli. Lo scopo per il quale vengono allevate è la riproduzione e quindi sono sottoposte a un processo continuo.
La gravidanza dura circa 16 settimane e nascono in media 11 suinetti.

Le scrofe degli allevamenti intensivi vengono inseminate artificialmente, partoriscono di continuo, 2,5 volte all'anno per 2/3/5 anni e vivranno quasi tutta la loro breve vita in piccolissime gabbie di gestazione che le fasciano completamente (5 settimane) per poi passare a quelle di allattamento (21/28 giorni).

Queste gabbie limitano qualunque movimento, causano problemi fisici come piaghe da decubito e disfunzioni alle zampe, sono piccole al punto che gli animali non riescono neppure a girarsi e spesso schiacciano i loro cuccioli. Il tasso di mortalità è altissimo e molti suinetti vengono lasciati agonizzare.

Quando non sono più feconde, le scrofe finiscono al macello come tutti gli altri animali. Stordite con una scarica elettrica e subito dopo con un colpo in testa, infine sgozzate e lasciate agonizzanti per diversi minuti.

Nelle video-inchieste, sono visibili scrofe con ferite sul dorso, dovute allo sfregamento contro le sbarre delle gabbie. La costrizione fisica e l’impossibilità di esprimere i propri comportamenti naturali generano in loro uno stato di permanente frustrazione psicologica e depressione, evidente negli sguardi disperati documentati dalle immagini.

Animali che potrebbero vivere 12 anni vengono macellati per infertilità e/o zoppie intorno ai 2-3 anni.

https://www.youtube.com/watch?v=1rmBbcvv3_0  la loro voce



Lattonzoli

Sono i suinetti appena nati che a 3/4 settimane di vita vengono allontanati dalla madre mentre il naturale svezzamento avverrebbe a 3/4 mesi.

Le peggiori efferatezze avvengono su di loro.

Nei primi 7 giorni di vita subiscono dolorose mutilazioni senza l'uso di anestesia o analgesici:

  • taglio della coda (praticato al 90% dei suinetti, ovvero a 250.000 di loro ogni giorno, 70 milioni ogni anno; 
  • troncatura dei denti (la punta dei denti viene rotta con una pinza con dolore paura e angoscia, infezioni, fratture e ascessi, il dolore si protrae fino a che non cadono i denti da latte tra i 50 e 120 giorni di età);
  • castrazione nei maschi, legale in Europa e praticata su 100 milioni di animali ogni anno (per evitare nella carne cotta "l'odore di verro" che incide per meno del 5%).

Le operazioni sono dolorose per i suinetti indipendentemente dal mezzo utilizzato, sia esso un coltello, un paio di pinze, un bisturi o le mani. Richiedono tempo, minano il benessere degli animali. Il suinetto urla mentre l'operaio lo afferra e lo maneggia senza cura tenendolo a testa in giù sotto lo sguardo della madre che assiste impotente e reagisce in maniera ossessiva e disperata. Poi il suinetto viene letteralmente lanciato, sanguinante e dolorante, nei box con il rischio di ulteriori traumi e lesioni.

Il dolore acuto di queste operazioni brutali, quasi sempre effettuate da operai e non da veterinari, secondo il prof. P.Jensen della Linkoping University, durerà tutta la vita mentre potrebbe essere evitato sostituendo la brutalità con pratiche alternative, economicamente e tecnicamente realizzabili.

L'assurdità è che da una parte abbiamo leggi che difendono gli animali (non applicate) e dall'altra forme di tortura legalizzate accompagnate dall'ipocrisia imperante che predica il "benessere degli animali" e vieta la loro "sofferenza inutile". La sofferenza, utile agli allevatori, è permessa. Quindi per sillogismo, la sofferenza è permessa.

Preferiamo non sapere tutto questo perché l’ignoranza indubbiamente ci facilita la digestione”, come ha dichiarato Danilo Mainardi, etologo, ecologo, divulgatore scientifico.



Prosciuttopoli 2018

Mentre i maiali, le scrofe, i suinetti di pochi giorni vivono il loro inferno senza che controlli, leggi ed etica facciano capolino, i dogmi economici violati aprono le porte allo scandalo.

La filiera del prosciutto Dop collega allevatori, scrofaie, ingrassatori, macelli, prosciuttifici, consorzi, istituti di certificazione.

Dalla Procura di Torino e di Pordenone, nel 2018, sono stati posti sotto inchiesta 140 allevamenti e centinaia di allevatori con l'accusa di frode in commercio per il prosciutto di Parma e di San Daniele. Anzichè utilizzare maiali della razza Duroc italiana come pretende il disciplinare, hanno usato quella danese a crescita veloce, praticamente ledendo l'immagine del prodotto Dop e facendo pagare al consumatore cifre più alte.

Contemporaneamente sono stati commissariati dal Ministero, per 6 mesi, i due organi di controllo che non hanno controllato (Istituto Parma Qualità e Ifcq Certificazioni). Sono state comminate multe molto salate agli allevatori e cambiati i vertici dei due organi direttivi.

Il paradosso è che nonostante l'eccezionalità della notizia, i media non ne hanno parlato e neppure Coldiretti, o pochissimo, sottovoce, solo a livello locale. Il tutto di fronte al paventato rischio di collasso del mercato del settore. Il dio Denaro impera.

La legge tutela con impeto il consumatore ma non il consumato.



Approfondimenti



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=7YxC7YcRW88 taglio della coda al suinetto
·         https://www.endpigpain.eu/?lang=it  castrazione suinetti
·         https://www.endpigpain.eu/?lang=it  amputazioni
·         https://www.aussiepigs.com/  scrofe
·         https://www.youtube.com/watch?v=jYM14EotJzg mamme in gabbia
·         https://www.youtube.com/watch?v=w7_g2jHoUS8  concepimento maiali
·         https://www.youtube.com/watch?v=Utau60s8VNw  scrofe in sala parto
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6168  loro non vogliono morire: maiali, buoi
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6085  mutilazione dei suinetti
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5981 allevamenti intensivi vari animali
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5678 Il suono dell’inferno
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5560 maiali al macello in Lombardia
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5407 macellazione maiali
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5306 gabbie di gestazione scrofe in tedesco
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5189 allevamento maiali in italiano
·         https://www.youtube.com/watch?v=7YxC7YcRW88  taglio coda ai suinetti
·         https://www.youtube.com/watch?v=4kR7fa5TT_A&feature=youtu.be allevamento suini in Italia
·         https://www.essereanimali.org/2018/02/8-milioni-maiali-allevati-in-Italia-cosa-sappiamo  mutilazione maialini senza anestesia
·         https://www.animalequality.it/amazon/   allevamento di maiali
·         www.prosciuttocrudele.it/



Buone pratiche

La castrazione potrebbe essere sostituita da pratiche alternative, economicamente e tecnicamente realizzabili come il “vaccino” che esiste da quasi dieci anni e può essere inoculato nell’animale giovane producendo gli stessi effetti della castrazione. Viene utilizzato in oltre 63 paesi del mondo e parzialmente in Australia e Brasile.

Non praticano il taglio della coda: Cipro, Finlandia, Lituania, Slovacchia, Norvegia, Regno Unito.

Già nel 2009 la FVE Federazione Europea dei Veterinari si è dichiarata ufficialmente contraria alla pratica della castrazione chirurgica dei suini e a favore dell'adozione dell'immunovaccino. Incredibilmente la delegazione italiana dei veterinari si è astenuta dal votare questa mozione.

Nel 2010 è arrivata la Dichiarazione di Bruxelles: Boars 2018 - Fine della castrazione entro il 1 gennaio 2018 (firmata anche dall'Italia). Ma la castrazione chirurgica è ancora in auge.

Inghilterra e Irlanda non praticano la castrazione da tempo. Spagna e Portogallo l'hanno ridotta dell'80%. E’ stata vietata in Svizzera dal 2009. Nei Paesi Bassi e Belgio è stata notevolmente ridotta. In Norvegia è vietata dal 2015 e in Germania dal 2018. Vietata anche in Olanda e Danimarca. Altri Paesi hanno preso l'impegno di praticare la castrazione con l'anestesia.

Ci sono persone meravigliose che praticano la compassione e l'empatia, che salvano gli animali dalle atrocità, creano rifugi chiamati santuari, più di 30 in Italia (tanti altri piccoli o familiari), dove migliaia di animali sottratti ai macelli, agli allevamenti intensivi e ai maltrattamenti possono riappropriarsi della loro vita.

Nel Regno Unito le scrofe sono tenute all'aperto con capanni per riparo e per partorire. Non vi sono gabbie di gestazione, nè gabbie di allattamento. I capanni sono forniti di paglia e al momento dello svezzamento i suinetti vengono portati al coperto ed allevati in sistemi intensivi o estensivi.

In alcuni paesi i suini sono tenuti in gruppi al coperto, sui pavimenti solidi provvisti di paglia o altro con funzione di lettiera, materiale in cui grufolare con maggior opportunità per esprimere i propri comportamenti naturali e muoversi liberamente nel capannone con meno affollamento, meno conflitti, meno noia per mancanza di stimoli, meno morsicature delle code. Le scrofe possono partorire già in capanni o recinti.

CIWF Italia Onlus ha assegnato il premio Good Pig per il benessere dei maiali alle aziende che usano, o si impegnano a farlo, sistemi di allevamento rispettosi del benessere di scrofe e suini da carne.

https://www.compassionsettorealimentare.it/premi/premio-good-pig/

La finalità dell’allevamento intensivo è pur sempre l’uccisione ma almeno la vita, con le buone pratiche, può cessare di essere una continua tortura.



Proposte

Chi non è perseverante non otterrà mai alcun cambiamento.
Tom Regan da Gabbie Vuote.

Attuazione della Dichiarazione di Bruxelles "Boars 2018"

Controllo pressante e inderogabile sull'applicazione della Direttiva 2008/120/CE (decreto legislativo 122/2011 e 146/2001) come avvalorato dalla lettera del 22/06/2018 del Direttore Generale Ministero della Salute, Silvio Borrello.

Divieto di ogni mutilazione (castrazione, caudectomia, stroncatura dei denti).

Divieto delle gabbie di gestazione per le scrofe.

Procedimento di interdizione dall'attività di allevamento per coloro che si sono resi responsabili del reato di maltrattamento e/o uccisione.

Togliere le sovvenzioni nazionali e comunitarie agli allevamenti che non rispettano la Direttiva e praticano l'illegalità.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.



POLLI, TACCHINI, QUAGLIE E GALLINE OVAIOLE

I galliformi, polli, tacchini, galline, quaglie... sono gli animali allevati e macellati in quantità notevolmente maggiore rispetto a tutti gli altri usati per l'alimentazione (esclusi i pesci).

Negli allevamenti intensivi, il becco delle galline, dei polli, dei tacchini e delle anatre viene spesso rimosso per ridurre le ferite che gli uccelli stressati, costretti a vivere in pochissimo spazio, possono procurarsi tra di loro.



Polli

"Solo il dolore è verità; di tutto il resto si può dubitare"
(J.M. Coetzee, scrittore, saggista e accademico sudafricano, Premio Nobel per la letteratura 2003)



Chi sono

Il pollo è il gallo giovane che ancora non ha raggiunto la maturità sessuale, il maschio della gallina.

Sono animali socievoli che instaurano forti legami di amicizia e formano una struttura sociale coesa. Comunicano con richiami, contatto e manifestazioni visive.

Un pollo può "conoscere" fino a 50, talora 100 animali della sua specie. Ama grattare il suolo, lisciarsi le piume, razzolare, stirarsi le ali e fare bagni di polvere.
Ai polli piace stare al sole, rotolarsi su un fianco, allungare un’ala per esporla ai raggi.



Come vivono

In Italia si allevano oltre 500 milioni di polli da carne o broiler (Istat 2016) e, nel 2016 sono stati macellati 525 milioni di animali di cui il 99% cresciuti nei capannoni degli allevamenti intensivi, separati i maschi dalle femmine e non in gabbia.

Appartengono a razze selezionate per crescere il più rapidamente possibile a scapito della loro salute. Il pollo è una vera macchina da carne che aumenta di peso in poche settimane.

Nei capannoni chiusi vengono stipati decine di migliaia di animali: con una densità di 10-15 per metro quadro. Lo spazio utile per ogni pollo è inferiore a una scatola di scarpe. Non vedono mai la luce del sole o un filo d'erba. Questi ambienti affollatissimi provocano loro gravi patologie. Privati di esercizio fisico, soffrono di problemi di locomozione. La lettiera non viene cambiata e si carica di ammoniaca che provoca infiammazioni cutanee, zampe deformate.

Sono alimentati a dismisura e sviluppano problemi agli arti, a causa del peso elevato visto che la crescita viene accelerata in modo che a sole 7 settimane di vita gli animali siano pronti per l'abbattimento. Molti polli soffrono inoltre di problemi cardiovascolari e respiratori causati dall'elevato ritmo di crescita che porta a un rapido aumento della muscolatura ma non altrettanto di cuore e polmoni. Non potendosi spostare fino alla mangiatoia alcuni muoiono di fame e di sete.

Sono sottoposti a trattamenti farmacologici che favoriscono l'antibiotico resistenza contro la quale si è espressa la Commissione EU. Non esiste un'etichettatura in base al metodo di allevamento, se non volontaria.

Le condizioni in cui vivono impediscono ai broiler di compiere i comportamenti normali della specie e li costringe a restare immobili per i 2/3 della loro vita, appollaiati sui propri escrementi.

Illuminazione artificiale, rumore, temperature elevate sono le condizioni normali a cui sono costretti.

L’alimentazione è costituita integralmente da mangimi industriali composti da cereali transgenici, proteine animali, oli esausti.

Le investigazioni effettuate dalle associazioni hanno mostrato:

  • animali stipati a decine di migliaia in capannoni chiusi, sudici e spogli;
  • animali con deformazioni alle zampe, zoppie e altri problemi locomotori;
  • animali con gravi problemi respiratori;
  • animali con gravi affezioni cutanee, tra cui ustioni da ammoniaca, vesciche e ulcere;
  • animali con profonde piaghe dovute alla scarsa mobilità;
  • animali che muoiono di attacchi cardiaci a pochi giorni di vita;
  • cadaveri in avanzato stadio di decomposizione lasciati per settimane sulla lettiera in mezzo agli animali ancora vivi;
  • operatori che maneggiano violentemente i polli, spesso causandogli dolorose fratture;
  • animali macellati in modo approssimativo, molti dei quali ancora coscienti.

Il cappone è un pollo maschio castrato senza anestesia a circa 2 mesi di vita, un'operazione molto dolorosa che spesso finisce con la morte dell'animale per infezione. La sua vita è brevissima, in media 35/40 giorni. Sono animali selezionati per produrre carne. Creati in laboratorio da modificazioni genetiche riescono ad ingrassare fino a raggiungere il peso adatto alla macellazione e vendita in brevissimo tempo.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5913 dall'incubatrice al supermercato
·         https://www.essereanimali.org/incubo-dei-pulcini  primo giorno di vita dei pulcini
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6180  macello di polli



Tacchini

A questi animali non spetta sorte migliore rispetto ai polli. Allevati per poi essere uccisi e mangiati la programmazione della loro vita è, anche in questo caso, mirata a far loro raggiungere il peso nel minor tempo possibile. Le femmine vivono circa 100 giorni, i maschi 140.

Inseminati forzatamente e fatti nascere negli incubatoi, i tacchini vivranno poi in enormi capannoni, ammassati fra loro. Il becco viene reciso alla nascita per evitare episodi di aggressività che possono comportare perdite per l’allevatore. Le condizioni di vita sono orribili, come per i polli.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=PW5Q5swFQaA polli e tacchini
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6045  la vita di un tacchino



Quaglie

Le quaglie sono piccoli galliformi molto apprezzate per la compagnia. Sono animali che vivono in gruppo, preferiscono stare al riparo e trascorrono il tempo alternando fasi di riposo ad altre in cui razzolano, beccano, si rotolano nella sabbia o si prendono cura del piumaggio.



Come vivono

Sono i più piccoli e dimenticati animali d’allevamento.

Oltre 140 milioni di quaglie sono allevate in Europa ogni anno, 1,4 miliardi nel mondo.
In Europa l’allevamento in gabbia delle quaglie è il terzo più diffuso e ad ora non esiste alcuna legislazione specie-specifica che le protegga.

Le investigazioni girate in allevamenti europei, hanno dimostrato che proprio nel nostro Paese sono state rilevate le peggiori condizioni di vita.

In Italia 29 milioni di quaglie sono allevate per produrre carne e uova.

La maggior parte finisce nella filiera della carne e viene macellata alla giovanissima età di 5 settimane.

Le quaglie allevate per le uova vengono invece macellate all’età di 6 mesi e trascorrono tutta la loro vita in gabbie minuscole, di 86 cmq. (l'equivalente di un sottobicchiere da birra), impilate una sull'altra fino a raggiungere 5 livelli, dove per spostarsi da un lato all’altro devono letteralmente calpestare un loro simile. Negli allevamenti intensivi in gabbia, questi animali non toccano il suolo e quindi non possono fare i “bagni di polvere”, nè nascondersi e proteggersi da altri animali più aggressivi. La verità è che non riescono nemmeno a muoversi. Sono loro impediti anche altri comportamenti naturali come:

·         il volo
·         la corsa
·         la migrazione
·         la possibilità di deporre le uova nei nidi
·         la ricerca di cibo

Nonostante si possa pensare che le quaglie allevate a terra stiano meglio rispetto a quelle nelle gabbie, questi animali sono costretti a vivere a densità altissime, più alte addirittura di quelle nelle gabbie da batteria. All’interno delle gabbie ci sono circa 30/40 animali per la produzione delle uova; mentre, per la produzione delle carni, si stipano all’interno delle gabbie fino a 80 esemplari.

Le alte densità aumentano il rischio che le quaglie si spennino l’un l’altra, rendendo necessario il debeccaggio. Inoltre all’interno delle gabbie gli animali più deboli non riescono a difendersi e vengono attaccati dagli altri animali.

Negli allevamenti viene fatto uso costante di antibiotici, indispensabili per evitare il proliferare di malattie tra gli animali.

L’allevamento delle quaglie sta crescendo sempre di più, nel 2014, sono state allevate circa 1.4 miliardi di quaglie. La Cina è il primo produttore a livello mondiale con 1.2 miliardi di animali allevati. In Europa la Spagna è il primo produttore con 66 milioni. L’Italia è il terzo produttore europeo con 28.5 milioni di quaglie macellate all’anno.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=7g5VuujHC3c  macellazione quaglie
·         https://www.youtube.com/watch?v=6_HGv44FR3A allevamento
·         https://www.youtube.com/watch?v=raP_1-JHCME allevamento quaglie



Galline ovaiole



Chi sono

Zang Huating, zoologa dell'Università di Henan in Cina, ha passato anni ad addestrare galline con l'intento di riuscire a comprendere che cosa fossero in grado di imparare. I risultati sono stati stupefacenti. Dopo aver acquistato 5 galline al supermercato, le porta ad esibirsi in diverse mostre per dimostrare che anche le galline sono animali intelligenti.

Quindi la gallina è un animale intelligente, sociale e sensibile ama molto essere coccolata, cerca il contatto e l'affetto e crea con le persone un legame profondo.

Comunica con i propri simili emettendo il classico verso del “chiocciare” ma non è certamente l’unico; per ogni situazione c’è un verso preciso. In natura vivrebbe in gruppi di sette-otto individui sviluppando relazioni durature e organizzando attività collettive come ad esempio: la ricerca del cibo raspando il terreno in modo da limarsi anche le unghie, il riparo tra gli alberi in particolare la notte, i bagni di polvere per liberarsi dai parassiti.

Le galline sono sicuramente gli animali più diffamati ed oltraggiati sulla faccia della terra (“cervelli di gallina”) e, altrettanto sicuramente, sono tra gli uccelli più intelligenti e sociali.
Tom Regan in Gabbie vuote.

Le galline stanno tornando pian piano a fare la loro comparsa anche in aree urbane, all’interno di giardini e orti e nelle case, arrivando ad occupare il quarto posto tra gli animali d'affezione dopo cane, gatto e coniglio.



Come vivono

La gallina è l'animale più sfruttato e massacrato al mondo. La vita media di una gallina in natura è tra i 5 e gli 11 anni, nell'allevamento è di 1 o 2 anni.

In Italia si allevano 34.963.657 (Commissione europea 2018) di galline ovaiole di cui il 62% passa la breve vita in una delle piccole gabbie allineate su più piani all'interno di enormi capannoni senza luce, in totale compromissione dei loro bisogni.

Stipate a migliaia, costrette su un pavimento a rete metallica dove non possono neppure appoggiare le zampe e che provoca loro ferite e deformazioni. Non possono spiegare completamente le ali, sono soggette a forti stress, spesso si ammalano e muoiono nelle gabbie.

Le investigazioni svolte dalle associazioni hanno scoperto ambienti sporchi, mai lavati, con topi vivi che passano fra le gabbie e topi morti sul pavimento del capannone. Galline ulcerate, con la pelle arrossata e rovinata dall'ammoniaca prodotta dalle deiezioni, con perdite di piume sul corpo e sulle ali, galline morte, cadaveri in putrefazione. Presenza massiccia e invasiva di acari rossi che ricoprono ogni centimetro dell'allevamento e tormentano gli animali per nutrirsi del loro sangue. Uova e galline totalmente ricoperte.

A settembre 2018 è stato dato l'allarme di interi lotti positivi alla salmonella che il Ministero ha dovuto ritirare dal mercato. L'Istituto Superiore della Sanità ricorda che il guscio permette l'ingresso nell'uovo del batterio.

L'allevamento delle galline in gabbie di batteria grandi quanto un foglio di carta è considerato fuori legge dal 2012 in Europa (Direttiva europea 199/74/EC). Le gabbie di batteria sono state sostituite da gabbie arricchite (ma in Italia la metà degli allevamenti non si è ancora adeguata per cui il nostro paese nel 2014 è stato condannato dalla Corte di Giustizia europea).

Le gabbie arricchite presentano alcuni miglioramenti come: lieve aumento dello spazio, aggiunta di posatoi (troppo bassi perchè le galline possano appollaiarsi), nidi artificiali, cassette per la polvere e grattatoi. Una gabbia arricchita resta sempre una gabbia, le galline non potranno mai aprire le ali, razzolare a terra, esprimere i comportamenti della loro specie.

A causa dell'elevato livello di stress, dell'ambiente povero e della forte promiscuità che porta alla pica delle penne e al cannibalismo, i pulcini destinati agli allevamenti, entro i primi 10 giorni di vita, vengono sottoposti al debeccaggio senza anestesia con una lama arroventata a 650-750°. Essendo il becco ricco di terminazioni nervose l'operazione comporta dolori acuti e cronici.

Le galline soffrono di fragilità ossea e osteoporosi che causano fratture fino al 30% nelle galline per il depauperamento del calcio impiegato nella deposizione delle uova a ritmi intensi. I loro arti si deformano e le loro unghie crescono a tal punto da attorcigliarsi alle gabbie. La luce artificiale è tenuta accesa 24 ore su 24 per indurre l'animale a nutrirsi senza sosta. In queste condizioni le galline impazziscono letteralmente.

Appena una gallina diminuisce la produttività, verso i 15/16 mesi di vita, viene mandata al macello per diventare carne di seconda scelta.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5898  incubatoi di galline ovaiole
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6025   la verità dietro le uova
·         https://www.essereanimali.org/cosa-facciamo/investigazioni/ allevamento galline ovaiole
·         https://www.youtube.com/watch?v=QPpfbBj-B2U  allevamento
·         https://www.essereanimali.org/allevamenti-galline-uova  galline ovaiole
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6178   macchina taglia becco
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5942   lo sbeccamento dei pulcini



Pulcini maschi delle galline ovaiole

Subito dopo la schiusa delle uova, attraverso il colore del piumaggio o il cosiddetto "sessaggio alla cloaca", avviene la separazione tra maschi e femmine.

Ogni anno in Italia si uccidono più di 40 milioni di pulcini maschi appena nati considerati scarti di produzione. Passano dall’incubatrice alla macchina “trita pulcini” a lame rotanti dove vengono tritati vivi, oppure gassificati con l'anidride carbonica. Il nazismo insegna ancora.

I metodi suddetti sono legali ma usarli per uccidere una creatura che dovrebbe ispirare bellezza e tenerezza, denota quanto ancora la nostra coscienza debba crescere perchè l'uomo occidentale, che presume di insegnare al mondo, possa chiamarsi etico o, almeno, civile.

I pulcini maschi non producono uova e se risparmiati, in quanto produttori di carne, avrebbero un costo di mantenimento elevato con un accrescimento lento. Fanno parte dei cosiddetti “controsessi”.

I pulcini femmina, risparmiati dalla macchina o dal gas, vengono disposti in speciali scatoloni di cartone e spediti agli stabilimenti che producono uova.

Ogni anno negli allevamenti di tutto il mondo 525 milioni di pulcini maschi vengono tritati vivi, durante la selezione sono trattati come oggetti, quindi maneggiati senza cura, torturati e, se feriti o non validi per la crescita, uccisi senza troppi convenevoli.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6176  nascere maschio
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6061  pulcini galline ovaiole
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5941  gassazione pulcini maschi
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6176  pulcini maschi delle ovaiole
·         https://www.lifegate.it/persone/news/animal-equality-pollo-made-in-italy da dove viene la carne di pollo
·         https://www.essereanimali.org/incubo-dei-pulcini  primo giorno di vita dei pulcini
·         https://www.essereanimali.org/carne-di-pollo/ carne di pollo basso costo alta sofferenza
·         https://www.youtube.com/watch?v=f39YFy6aJbA  filiera Coop polli da carne



Buone pratiche

Sempre nell’attesa che nessun animale venga ucciso per l’alimentazione umana, o se ucciso sopporti la sola sofferenza della morte ma non la tortura della sua intera vita, ecco alcune buone pratiche.

Le Università di Lipsia e di Dresda e l'azienda tedesca Seleggt hanno sviluppato un sistema di identificazione del sesso dell'uovo prima della schiusa fornendo una soluzione all'abbattimento sistematico dei pulcini maschi. Il "sessaggio" avviene tramite uno spettroscopio molecolare Raman che, attraverso un piccolo foro praticato sul guscio dell'uovo con un laser, permette di esaminare il contenuto embrionale quando il sistema nervoso non è ancora sviluppato e la distruzione dell'uovo non provoca sofferenza. Se si tratta di una femmina il forellino viene sigillato e l'uovo va nell'incubatrice se si tratta di un maschio l'uovo viene scartato e può essere utilizzato per l'alimentazione animale o per l'industria chimica. Questa analisi è poco invasiva si effettua in modo rapido ed economico https://www.youtube.com/watch?v=0JYVpIn31ww

La Germania è stata in realtà il primo paese a muoversi dopo il varo di una specifica legge, tutti gli incubatoi dal 2016 utilizzano le nuove tecnologie che permettono di non uccidere i pulcini maschi e dal 2017 è stato vietato il taglio del becco per galline e tacchini.

Nei supermercati tedeschi controllati dalla catena Rewe Group sono apparse le prime uova al mondo prodotte senza uccidere i pulcini maschi. La nuova linea di uova, che costano un po’ di più di quelle tradizionali, si chiama Respeggt. Come riferisce il quotidiano britannico The Guardian, grazie a un nuovo processo brevettato, chiamato “Seleggt”, si può determinare il sesso di un pulcino dopo soli nove giorni dalla fecondazione dell’uovo. A questo punto le uova “maschili” vengono accantonate e trasformate in mangimi per animali, lasciando nelle incubatrici solo i pulcini “femmine” che verranno alla luce alla fine di un periodo di incubazione di 21 giorni. Il sistema ha richiesto quattro anni di ricerca ed è stato finanziato con circa cinque milioni di euro dal ministero tedesco dell’Agricoltura.

Nel corso del 2019 le uova prodotte senza uccisione dei pulcini maschi saranno disponibili in tutti i 5.500 punti vendita tedeschi di Rewe e Penny.

In Italia l’azienda romagnola Tedaldi ha lanciato nell’ottobre 2018 Primovo, il primo marchio italiano di uova da allevamento a terra certificate per il rispetto dei pulcini maschi che non vengono uccisi subito dopo a nascita. Sono anche le prime uova ad aver ottenuto nel nostro paese la certificazione di sostenibilità ambientale Friends of the Earth grazie all’uso di energia a fonti rinnovabili, minore densità di animali nell’allevamento e uso di mangimi 100% vegetali senza Ogm.

Un'azienda di quaglie ovaiole usa un sistema alternativo alle gabbie, fa crescere gli uccelli in ambienti con illuminazione naturale, spazio e libertà di muoversi, covoni di paglia dove potersi riparare e nascondere. Si potrebbe pensare che sia un’azienda che alleva per diletto, invece, è un allevamento a scopo commerciale. Questo dimostra che allevamenti di quaglie con maggiori standard di benessere sono possibili e sostenibili da tutti i punti di vista.

Conferiti i premi CIWF International in Italia per i sistemi maggiormente rispettosi del benessere degli animali

https://www.compassionsettorealimentare.it/premi/premio-good-chicken/. CIWF International ha riconosciuto i premi per il miglioramento del benessere negli allevamenti di galline ovaiole in Italia
https://www.compassionsettorealimentare.it/premi/premio-good-egg/ e la vita di 1,5 milioni di galline è migliorata. La Lidl Italia, che ha avuto il premio nel 2018.

Il Premio Innovazione 2016 è stato assegnato da CIWF a Plukon Food Group nei Paesi Bassi per la loro struttura ‘Windstreek Stable’, un nuovo progetto di capannone per l'allevamento di polli che integra diverse innovazioni volte a migliorare significativamente il benessere degli animali

Sugli scaffali dei supermercati italiani e mondiali è sempre più difficile trovare uova di galline allevate in gabbia. Dopo la Coop che per prima ha fatto questa scelta, altre insegne si sono aggiunte come Esselunga, Auchan, Lidl (che si impegna, primo e unico supermercato italiano, ad eliminare le gabbie sia dall'assortimento di uova in guscio sia dagli ingredienti usati in tutti i propri prodotti). Il premio è stato consegnato anche al Gruppo Sabbatani produttore di circa 350 milioni di uova ogni anno che si impegna a eliminare le gabbie da tutte le proprie filiere produttive, Carrefour, Pam che hanno già ceduto al benessere delle galline decidendo di non vendere più (da subito o entro una data precisa) le uova da allevamento in gabbia.

Aziende alimentari hanno detto addio alle uova di gallina in gabbia: Paluani, Tre Marie, Bauli, Ferrero dal 2014, Maina entro il dicembre 2020, Kraft Heinz, Conagra, Sodexo e Camst entro il 2025, Dussman Service dal marzo 2017

La COOP nel 2017 ha anche lanciato il progetto sulla filiera avicola, 26 milioni di polli all'anno, con tutte le uova a marchio con l'etichetta "allevato a terra senza uso di antibiotici". Successivamente ha avviato una campagna per vitelli, tacchini, suini e i pesci senza antibiotici negli ultimi 4 mesi di vita. Si tratta di 270.000 animali di 142 allevamenti oltre che all'arricchimento ambientale e, per le uova, l'etichetta "allevato a terra senza uso di antibiotici".

Balocco produce solo panettoni e pandori con uova di “galline felici”. Si sono convertiti anche Giovanni Rana e Galbusera.

In Paesi come Svizzera, Germania, Austria, Francia l’allevamento in gabbia per le galline ovaiole è quasi del tutto scomparso. In Germania sono allevate all’aperto oltre 9 milioni di galline. In Olanda più di 5 milioni. Alti standard sono promossi da Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Regno Unito.

In Belgio (Vallonia) dal 2028 sarà vietato allevare galline in gabbia.

Dal 2020 mai più uccisioni dei pulcini maschi per l’industria delle uova americana. Lo annuncia la United Egg Producers, associazione di categoria che racchiude il 95% del settore in tutti gli Stati Uniti.

In Francia è stato depositato un disegno di legge per salvare i pulcini che il Ministero dell'Agricoltura ha segnalato come prioritario stanziando un fondo specifico.

Il Lussemburgo ha vietato l'uccisione sistematica dei pulcini maschi in tutti gli incubatoi per allevamenti di galline ovaiole. Non è quindi più permesso procedere alla macerazione, ovvero allo schiacciamento, pratica usuale per abbattere i pulcini fino a 72 ore di vita oggi consentito dal Regolamento (CE) n.1099/2009 del Consiglio relativo alla “protezione” degli animali durante l’abbattimento.

Altri metodi per distinguere il maschio dalla femmina sono stati sviluppati in Corea del Sud attraverso la manipolazione genetica rendendo fosforescenti gli embrioni indesiderati.

Un altro sistema per salvare i pulcini è quello di ricorrere a razze cosiddette ambivalenti dove i maschi sono utilizzati come polli da carne, strada seguita dalla Coop svizzera.

Alcune aziende alimentari hanno volontariamente scelto di indicare sulle confezioni o sui loro siti internet "Non utilizzo di uova da galline allevate in gabbia".

Nel 2018 i veterinari della FVE le Federazione dei veterinari europei, hanno proposto una legge quadro contro le pratiche brutali di uccisione.

Aziende, come Guidi, hanno investito nell'allevamento dei pulcini maschi delle galline ovaiole.

Negli Stati Uniti la UEP, United Egg Producers, la più grande associazione statunitense di produttori di uova (80 miliardi di uova in un anno) ha firmato un accordo con gli animalisti della Human League per porre termine a una "pratica barbarica" eliminando l'abbattimento dei pulcini maschi delle galline ovaiole entro il 2020. Molti marchi del settore come Unilever, hanno dichiarato che per le loro uova nessun pulcino veniva ucciso.

Hy-line srl primo gruppo italiano per la schiusa di pulcini "linea uova" sta collaborando con la casa madre americana per validare i progetti in corso.

L'azienda olandese Kipster alleva galline ovaiole in capannoni hi-tech con soffitti in vetro per mantenere la luce naturale, utilizza energia dai pannelli solari e cresce gli animali in ampi spazi che, all'interno e all'esterno, imitano ambienti naturali.

Il movimento "End of Cage Age" a cui hanno aderito oltre cento associazioni da 24 paesi (16 italiane) chiede la fine degli allevamenti in gabbia legalmente usati per conigli, galline, quaglie, scrofe e vitelli.

Il 2 novembre 2018 il Parlamento europeo ha approvato quasi all’unanimità una risoluzione per migliorare il benessere degli animali negli allevamenti e ridurre i problemi dell’antibiotico resistenza.



Proposte

Abolire le gabbie negli allevamenti (anche se non si elimina la morte si elimina gran parte della sofferenza).

Obbligo di etichettatura secondo il metodo di produzione per tutti i prodotti di origine animale (carne e prodotti lattiero-caseari) e di tutti i prodotti che contengono uova.

Divieto dell'uso preventivo e routinario degli antibiotici.

Accesso all'esterno di tutti gi animali e non solo per quelli di allevamenti biologici e rurali.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.



ANATRE E OCHE
(foie gras, piumino)

E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio. Albert Einstein



Chi sono

Anatre e oche sono uccelli acquatici, per loro l'acqua è fondamentale; tutta la loro esistenza si svolge attorno a grandi masse d'acqua. Vivono negli stagni, nei fiumi e nei laghi, nuotano, volano in quel loro mondo dove l'acqua non può mancare. Questi animali, in natura, sono veloci nella corsa, nel nuoto, nel volo.

Possono sviluppare amicizie profonde e durevoli, anche con specie diverse, senza bisogno di imprinting. Un maschio di anatra muta, per esempio, è stato molto legato a una gallina di nome Hetty. Quando Hetty era anziana e cominciava a perdere vitalità, le attenzioni dell'amico erano davvero commoventi. Nei suoi ultimi due giorni di vita, le è sempre rimasto accanto. Restavano insieme nel pollaio, rifiutandosi di uscire.

Le oche solitamente si accoppiano con lo stesso partner per tutta la vita, ma un piccolo numero di esse può "divorziare" e cercarsi un nuovo compagno. Tendono a deporre un numero di uova più basso delle anatre, ma entrambi i genitori proteggono il nido e i piccoli, che solitamente hanno un tasso di sopravvivenza più alto rispetto a quelli allevati da un solo genitore.



Come vivono

La compassione e l'empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono.
Charles Darwin

Anatre e oche, come galline e polli, vengono allevate in allevamenti intensivi per la loro carne e per le loro uova, ma anche per il piumino e per il "paté de foie gras".

Negli allevamenti intensivi, questi animali non incontrano mai l'acqua, se non per bere, il che è per loro fonte di grande sofferenza e causa di problemi fisici; queste carenze, unite alla costante mancanza di cure, rende l'allevamento di anatre e oche una pratica particolarmente crudele.

Negli allevamenti vengono ingrassate così tanto che riescono appena a camminare e soffrono di malattie alle zampe. Hanno bisogno di acqua per pulirsi le piume e gli occhi (quando immergono la testa non è solo per cercare cibo, ma spesso semplicemente per pulirsi gli occhi), e non potendolo fare sono sempre sporche e sviluppano dolorose malattie agli occhi.

Le anatre e le oche sono animali acquatici deprivati dell'acqua e devono contendersi ogni singola goccia d'acqua da bere che esce dagli erogatori. Gli animali malati e zoppi che non riescono a raggiungere i dispensatori moriranno di una morte atroce.

Il volo, nell’immaginario comune, è sinonimo di libertà ma a questi individui viene negato: costretti a vivere in spazi angusti a volte neppure riescono a spiegare le ali.

La morte precoce è normale: su 20 milioni di animali allevati, circa un milione muore ancora prima della macellazione, fissata a sette settimane. La morte è causata da vari tipi di malattie o difetti allo scheletro. Nei video delle investigazioni si vedono anatroccoli intrappolati in qualche anfratto lasciati morire d'inedia e carcasse in stato avanzato di decomposizione.


Il viaggio verso il macello per i volatili è un incubo. Sono considerati animali a basso reddito, e quindi a loro spetta pochissima considerazione e riguardo. Gli autocarri vengono caricati di notte, gli operai devono caricare 25.000 animali nel minor tempo possibile, e quindi gli animali vengono trattati rudemente, lanciati di mano in mano come fossero palloni fino a essere stipati nelle gabbie. A volte alcuni individui cadono dal camion e finiranno la loro agonia trovando la morte sull’asfalto.

L’uccisione di questi animali è terribile come ogni attimo della loro vita: avviene mentre sono ancora coscienti tramite il taglio della testa, successivamente vengono appesi per le zampe e “smontati” pezzo per pezzo fino ad essere inscatolati in vaschette di polistirolo e cellophane.



Foie gras

Il foie gras non è altro che il fegato di oche e anatre gonfiato in modo abnorme a seguito di un metodo di alimentazione chiamato “gavage” (ingozzamento) che causa in questi animali l’insorgere della steatosi epatica.

Il maggiore produttore di foie gras nel mondo è la Francia con circa 700.000 oche e 37 milioni di anatre macellate ogni anno.

In Italia è stata vietata la produzione dal marzo del 2007 (come in Lussemburgo, Norvegia, Germania, Svizzera, Danimarca, Olanda, Repubblica Ceca, Finlandia, Polonia, Regno Unito, Svezia, Austria…)  ma non l'importazione e il commercio.

La produzione di fegato grasso implica la nascita di 80 milioni di anatroccoli ogni anno e 800.000 piccoli di oca. Gli anatroccoli nascono in un’incubatrice.

Per quanto riguarda le anatre, solo i maschi vengono ingozzati, l’utilizzazione delle femmine è vietata. Il fegato delle femmine non va bene perché diventerà troppo nervoso. I piccoli sono quindi selezionati per sesso dal momento in cui escono dall’uovo. Le femmine sono generalmente eliminate alla nascita. A soli due giorni di vita, vengono gettate nella macchina tritatutto come i pulcini delle galline ovaiole.

Gli anatroccoli e i piccoli d’oca la cui nascita è avvenuta nei centri di riproduzione con inseminazione artificiale dove le uova si schiudono all'interno di un'incubatrice. Verranno quindi trasportati in un allevamento che li condurrà alla fase dell’ingozzamento all’età di circa 80 giorni.

Oche e anatre allevate per produrre il “paté de foie gras” devono ingrassare in breve tempo ed il loro fegato deve ingrossarsi fino a dieci volte la dimensione normale per essere utilizzato nella produzione del patè destinato al consumo umano. In queste fabbriche gli animali subiscono l’alimentazione forzata in modo che l'allevatore possa ottenere un fegato grasso e malato.

Nelle ultime due settimane di vita le oche e le anatre vengono nutrite fino ad 8 volte al giorno per mezzo di un tubo metallico di circa 28 cm inserito nella gola che raggiunge direttamente il gozzo (causando gravi lesioni all’animale), con una palla di mais cotto e salato del peso di 400-500 gr. la quantità di cibo è pari ad un terzo del loro peso come se una persona di 80 kg. Fosse costretta a mangiare 20 kg di spaghetti al giorno. Gli animali vomitano, si dimenano alla sola vista dell'allevatore, cercano di sottrarsi disperatamente, rischiano di soffocare, hanno le convulsioni.

Dopo i 15 giorni di alimentazione forzata il fegato risulta gravemente compromesso e il suo peso passa da 60 a 400 gr. e, premendo sui polmoni impedisce una corretta respirazione e rende doloroso qualsiasi movimento. Molti animali muoiono per emorragie interne o infarto.

Gli animali che sopravvivono vengono trasferiti al mattatoio. Qui, in una macabra catena di montaggio tutta automatica, i volatili vengono appesi vivi a testa in giù a ganci metallici su posatoi che vengono fatti spostare automaticamente verso l’area di stordimento effettuata con scariche elettriche. C’è poi la fase meccanica della sgozzatura che avviene tramite appositi coni di metallo taglienti. Infine, gli animali vengono messi nella macchina di scottatura e poi gli operai iniziano il processo di spiumatura e pulitura ed estrazione del fegato. Gli organi vengono pesati perchè, a seconda della loro grandezza, hanno un valore economico diverso.

Le investigazioni effettuate in Spagna e Francia hanno mostrato scene terribili:

·         Gli animali sono confinati in piccole gabbie in cui non riescono a muoversi
·         Gli animali manifestano chiari segnali di stress e depressione
·      Il sangue presente sui tubi dell'alimentazione forzata testimonia i traumi e le infiammazioni che provoca all'esofago
·         Gli animali hanno evidenti problemi respiratori
·         Le anatre più deboli vengono lasciate morire senza mai ricevere cure veterinarie
·   Sono totalmente coscienti al momento della macellazione, sbattono le ali e scalciano incessantemente mentre continuano a sanguinare
·        I lavoratori maneggiano violentemente gli animali
·        Anatre e oche si muovono con difficoltà a causa delle abnormi dimensioni del fegato

In Italia vengono importati oltre 10.000 kg. di fegato d’oca “trattato” e si può quindi stimare che siano 25.000 gli animali uccisi all’estero per i palati italiani.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6049 foie gras
·         http://www.stopfoiegras.org/
·         https://vimeo.com/284163197  in Francia
·         https://vimeo.com/46181539
·         https://vimeo.com/46181539
·         https://vimeo.com/45216589  in Spagna
·         https://www.youtube.com/watch?v=GCqKeV3wYbk  La Coop dice stop TG1
·         https://www.youtube.com/watch?v=h4vapFXzN18 con Licia Colò
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6049 foie gras
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5229 foie gras in spagnolo
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5221 mattatoio di oche foie gras
·         https://www.youtube.com/watch?v=0BxRPXOkezA foies gras cuoco Leemann



Piumino

Per quanto riguarda la produzione di piumino per l'imbottitura di giacconi e trapunte, in molti paesi d'Europa milioni di oche vengono spiumate da vive altre dopo la macellazione, spesso da macchine elettriche.

In Italia a partire dal 1° gennaio 2004 (articolo 19 del Decreto Legislativo 146/2001), è vietata la spiumatura di uccelli vivi ma non viene impedito di acquistare prodotti con piume ottenute con questa pratica e ricavate da animali allevati all’estero. La Moncler è una delle aziende italiane accusate di aver delocalizzato all’estero e di maltrattare gli animali per risparmiare sull’ imbottitura dei piumini.

La metà delle piume "prodotte" nel mondo proviene da animali spiumati vivi, in allevamenti grandi o piccoli. Ad esempio negli allevamenti intensivi ungheresi, le oche terrorizzate vengono appese a testa in giù e spiumate vive per 2-3 volte l'anno, oppure appese per il collo, con le zampe legate. Le oche dimenandosi si procurano serie ferite; quando questo tormento è finito vengono gettate in malo modo tra le altre vittime finché non sarà di nuovo il loro turno.

Prive del loro piumaggio, in preda allo shock, alla paura e allo stress, le oche ributtate nel recinto vengono disinfettate. Qui restano per diverse ore tremanti, soffrendo per il freddo e per le ferite aperte provocate dalla violenza dello spiumaggio. Molte oche muoiono anche per il dolore e il freddo e di crepacuore: la piuma, infatti, è una produzione cornea dell'epidermide che ha finalità di termoregolazione.

La tortura però non finisce qui: dopo due mesi, per chi sopravvive, l'operazione viene nuovamente ripetuta, e poi ancora per altre 2 volte. Quindi, quando le oche hanno circa otto mesi e le loro piume non sono più adatte al commercio, si apre per loro un altro doloroso destino: finiscono la loro vita in un macello o in uno stabilimento di produzione del paté de foie gras. Questa tortura, definita “estremamente crudele” da medici veterinari e persino da avicoltori, inizia quando il pulcino ha solo otto settimane di vita.

La macellazione avviene ponendo le oche a testa in giù appese ad una catena mobile che li trasporta verso la macchina ghigliottina che mozza loro la testa mediante una lama girevole. Talvolta si usa schiacciare la testa degli uccelli con una grossa pinza. Poi avviene il dissanguamento, lo spiumaggio, l’eviscerazione, il lavaggio e infine la confezione.



Video



Buone pratiche

In Svizzera spennare animali vivi è contro la legge.

La Patagonia, azienda leader nel campo dell’abbigliamento alpinistico, non usa le penne di oche spiumate vive.

Il Fibrefil è un prodotto che sostituisce egregiamente le piume d'oca nei giacconi invernali mantenendo comunque calore e morbidezza.

Sia Patagonia che North Face si propongono di influenzare l’industria e le altre marche – lo standard di responsabilità delle piume di North Face è stato condiviso con altri operatori del settore, tra cui H&M. Entrambe le società hanno arruolato partner rispettabili per l’ispezione o la certificazione delle fattorie che allevano oche.

Daniel Uretsky, presidente del principale fornitore di piume del Nord America Allied, ha dichiarato che eliminare la crudeltà è diventato un obiettivo importante per l’industria. Le piume Allied vengono dalla Cina, dove un ufficio supervisiona la catena di fornitura, come nell’Europa orientale. Uretsky si è detto fiducioso che nessun animale spennato o vittima di alimentazione forzata sarà fornita ai clienti di Allied che possono monitorare il piumaggio nei loro cappotti con una nuova applicazione QR code che mostra dove sono state acquistate le piume.

Il fatto positivo è che, oltre l'Italia, molti paesi tra cui: Argentina, Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Regno Unito, Finlandia, Germania, Olanda, Irlanda, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Turchia hanno vietato la produzione di foie gras ma non la vendita.

La California ha vietato il foie gras dal 2012.

La California, Chicago, l'Illinois e l'India hanno proibito la produzione e anche la distribuzione di fegato grasso.

Varie catene alimentari, sollecitate dalle associazioni, hanno tolto il foie gras dagli scaffali. Prima fra tutte la COOP nell'ottobre 2012 e a seguire Bennet, Conad, Esselunga, Realco Sigma, Crai, Eataly, Lidl, MD/LD Market, Pam/Panorama, Gruppo Selex.

E' appurato che alcune marche stanno facendo meglio di altre: il gruppo per la protezione degli animali Quattro Zampe ha prodotto un sistema di classificazione che pone Fjall Raven e Patagonia in cima, Kathmandu e Marmot in fondo.

Alcuni produttori più sensibili e lungimiranti, a differenza delle maggiori griffe italiane (Moncler in primis, Prada e Versace), come dimostra il filmato di "Report", hanno provveduto, per garantire l'equo trattamento degli animali, a utilizzare nei propri prodotti piume tracciabili al 100% provenienti da oche e anatre che non sono mai state sottoposte a alimentazione forzata né a spiumaggio da vive.

L’EDFA, European Down and Feather Association, si impegna da anni nel controllo di aziende agricole e allevamenti, accertando il trattamento adeguato degli uccelli e la loro provenienza da allevamenti certificati in cui gli animali vengono spiumati solo dopo la macellazione. Inoltre dal 2010 le imprese appartenenti all’EDFA si sono fatte carico, con una dichiarazione all’interno dei loro contratti di compravendita, di applicare un sistema di rintracciabilità documentato e di rispettare un codice comportamentale che vieta l’acquisto e la lavorazione di piumino e di piume ottenute in modo difforme dalla legge, ovvero da animali maltrattati. La provenienza del piumino e delle piume acquistati dagli allevamenti di uccelli dagli stati UE e dai paesi terzi viene registrata in un sistema di documentazione dettagliato, l’EDFA Traceability Standard. Con regolarità vengono effettuati audit per mezzo di esperti e organizzazioni neutrali al fine di verificare la correttezza dei dati dichiarati.

L’industria della moda negli ultimi anni ha avviato sistemi di certificazione e di tracciabilità della piuma, ma questi sono ancora adottati in modo discrezionale dal momento che in Europa non esiste alcun obbligo, a differenza di quanto avviene per il mercato statunitense e quello asiatico.

La designer Elisabetta Franchi venuta a conoscenza delle atrocità subite dagli animali a cui vengono strappate le piume ancora vivi, nonostante la produzione di quasi tutta la collezione Autunno-Inverno 2014/2015 fosse già stata avviata, ha fatto il possibile per bandire l’uso delle piume, riuscendo a sostituire i materiali di origine animale con materiali cruelty free.



Proposte

La proposta che avanziamo è che l'Italia non si limiti a proibire la produzione ma vieti anche la distribuzione per non diventare evasori indiretti del divieto di cui all'art.19 dell'allegato della Direttiva Europea 98/58/CEE per la protezione degli animali negli allevamenti (che vieta l'alimentazione forzata). 

Divieto di importazione e commercio di abbigliamento ottenuto con lo spiumaggio di oche e anatre vive come già fatto per le pellicce di cani e gatti.

Divieto di importazione e commercio di fegato grasso.

Vietare le gabbie di batteria.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.



CONIGLI

"I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: “Dov’eri tu durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili? A quel punto, non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo" (Helmut Kaplan)



Chi è

Il coniglio è un animale d'affezione, al terzo posto fra le scelte degli italiani, dopo cane e gatto, per la sua dolcezza e le dimostrazioni di affetto. Nel nostro Paese sono infatti circa un milione i conigli che vivono in casa ma, mentre cane e gatto hanno varie leggi a loro tutela (almeno sulla carta), il coniglio non ne ha nessuna.

Per la sua natura schiva e molto timida, necessita di una tana in cui rifugiarsi.

Il coniglio è un animale sociale, in natura vive in gruppo, fino a 12 anni, ama saltare e scavare tane per nascondersi e allevare i piccoli. 

Si nutre di erba e verdura fresca. È un amante della corsa e per questo non sopporta le gabbie. Ha un carattere diffidente, ma appena rotto il ghiaccio rivela tutto il suo lato socievole, giocherellone e curioso e molti sono i giochi che possiamo fare con lui. Riesce anche a riportare la palla, come un cane.

Il coniglio ci comprende, se chiamato arriva immediatamente in corsa e quando rientriamo a casa è pronto ad accoglierci con affetto aspettando di essere accarezzato sulla testa, sul nasino, sulle guance. Ma ognuno di loro, essendo un individuo, ha naturalmente le sue preferenze.



Come vivono

I conigli si allevano per la carne e la pelliccia (di bassa qualità usata per le bordature e gli inserti) negli allevamenti intensivi che rappresentano un sistema senza regole, un processo produttivo tra i più agghiaccianti e per lo più sconosciuto, taciuto e incredibilmente tollerato. Il 97% di loro passa l'intera vita in gabbia.

Gli utilizzi finali dei conigli sono la destinazione al consumo alimentare, alla produzione di pellicce (vive tre mesi d'inferno per poi, da morto, decorare il collo di una giacca), di feltro, di lana angora e, come uso primario che esclude altri utilizzi: i pets, la vivisezione. Poi si hanno i sottoprodotti come le carcasse per l'alimentazione animale, le pelli e le deiezioni per i fertilizzanti.

Ogni anno nel mondo si uccidono 900 milioni di conigli, in Europa 350 milioni e in Italia 30 milioni. Siamo al secondo posto dopo la Cina e siamo anche il maggior importatore di pelli per la pellicceria (il 47% delle pelli importate nell'intera UE) anche se le pelli di coniglio generano in Europa solo il 2% del fatturato del settore pellicceria e servono solo come guarnizione.

Ma in Italia, comunque, non esistono censimenti precisi perchè gli allevamenti sfuggono ad ogni serio controllo. Secondo l'Istat 2007 sarebbero 11 milioni, secondo Avitalia 70 milioni e secondo Faustat 175 milioni.

Il Ministero dell'Agricoltura considera che il 35% della carne di coniglio provenga da 20.000 piccoli e piccolissimi allevamenti rurali mentre il 65% provenga da 8.000 allevamenti intensivi. Ma ci sono migliaia di micro allevamenti familiari mai censiti nè controllati.

Negli allevamenti intensivi il coniglio, schiacciato in una gabbia di rete metallica con uno spazio per animale pari a meno di un foglio A4 collocata all'interno di capannoni, con le zampe che non possono toccare terra e che spesso si incastrano nella rete ferendole, che non possono stendersi su un lato nè fuggire dagli attacchi dei loro simili, passa nell'immobilità tutta la sua breve vita di 12 settimane, le fattrici al massimo 2 anni, i conigli da riproduzione 4 anni.

In queste condizioni allucinanti, i conigli sono afflitti da turbe del comportamento e da gravi problemi fisici che possono provocare anche deformazioni della colonna vertebrale. Naturalmente vengono trattati con antibiotici per tutta la loro vita.

I piccoli vengono tolti precocemente alla madre, inviati all'ingrasso possono essere stipati fino a 7 nella stessa gabbia ed essendo le gabbie di batteria sovrapposte a più piani, gli escrementi cadono sugli animali delle gabbie inferiori con forti esalazioni di ammoniaca dannose per la salute.

Le fattrici vengono inseminate artificialmente circa 8 volte all'anno a 10-15 giorni dal parto e durante tutta la durata della loro vita. Possono generare, in un anno, 80 figli. Con questi ritmi intensivi dopo soli due anni, quando la fertilità inizia a calare, vengono abbattute. 

Sono state svolte varie video investigazioni sotto copertura in questi agghiaccianti allevamenti, investigazioni che hanno permesso di vedere ciò che viene tenuto nascosto. Conigli allevati senza regole e senza controlli. La realtà tragica mostra cuccioli morti e gettati a terra, altri lasciati morire di fame, animali tra pelo sporcizia e mosche, comunemente malati di micosi, encefaliti, infezioni oculari, enteriti, parassitosi alle orecchie, che non ricevono cure adeguate e quando queste vengono somministrate avviene da parte dell'allevatore e quasi mai dal veterinario. La mortalità in questi luoghi è del 30%.

A 80-90 giorni di età il coniglio esce finalmente dalla sua gabbia per l’unico viaggio della sua vita.

Viene messo in un’altra gabbia ancora più piccola e affollata e caricato sul camion. Dopo un lungo viaggio al sole o sotto la pioggia, esposto ai bisogni dei compagni delle gabbie superori, il coniglio giunge infine a destinazione esausto, quando vivo.

I conigli, secondo la legge, dovrebbero essere uccisi previo stordimento con mezzi meccanici ma prima di tale pratica vengono appesi a testa in giù e fatti scorrere in un nastro della catena di montaggio. Se sono fortunati vengono storditi con una scossa elettrica e poi sgozzati spesso quando sono ancora coscienti, ma succede anche che gli animali vengano uccisi spezzando loro il collo a mani nude o con la “classica” botta sulla testa.

Si riesce a immaginare la sofferenza di questi animali? Se non si riesce a immaginare non siamo umani.



Approfondimenti



Video

·         https://www.greenme.it/informarsi/animali/27007   conigli-macelli-investigazione
·         https://www.youtube.com/watch?v=7zS7HwWGeEQ  allevamento
·         www.coraggioconiglio.it
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6156  un viaggio di sola andata
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6184  macello conigli
·         https://www.youtube.com/watch?v=ej9RygncaWo conigli salvati



Buone pratiche

Dopo l'esposizione delle sofferenze che questo pacifico, docile, affettuoso pet subisce dalla violenza e dall'indifferenza umana, la notizia positiva è che il consumo della sua carne è in forte calo. Noi consumatori finali abbiamo la capacità e il potere di indirizzare il mercato e quindi la sorte degli animali d'allevamento.

Il Parlamento Europeo, nel marzo 2017, con un'ampia maggioranza, ha votato a favore della realizzazione di una legge specifica che garantisca standard minimi di protezione ai conigli. La Commissione Europea dovrà legiferare in merito. Questa risoluzione incoraggia a dismettere l'allevamento in batteria (quindi vieta le gabbie), sostituendolo con strutture alternative, come i sistemi in recinto. Verrebbe ridotta la sofferenza degli animali nonchè l'uso eccessivo di antibiotici per prevenire il problema dell'antibiotico resistenza.

In Italia, i migliori allevamenti sono a Treviso (20% dell'intera produzione nazionale) con un'attenzione sempre maggiore al benessere degli animali come l'uso di gabbie di nuova concezione con una superficie di 3800 cmq, larghe e profonde, dotate di soppalco, di un gioco, di un tappeto di plastica che evita rotture e problemi alle zampe e due linee d'acqua con ricircolo costante. All'interno abitano le nidiate al massimo di 8 coniglietti per il periodo dello svezzamento e sono concepite per far vivere e crescere insieme il gruppo familiare per almeno 80 giorni. I conigli sono mammiferi e sappiamo come le mamme curino e proteggano i loro cuccioli.

Il Belgio, antesignano di una politica più attenta al benessere dei conigli, ha abolito le gabbie che ha sostituito con i sistemi alternativi proposti dal Parlamento Europeo, chiamati "park". Sono recinti con pavimento in plastica confortevole in cui gli animali possono saltare, stendersi e non ferire le zampe; arricchiti di tubi per nascondersi e permettere così l'espressione dei comportamenti naturali della specie, rosicchiare oggetti masticabili, integrare la propria dieta con fibre come fieno e vivere in gruppo sviluppando relazioni sociali fondamentali per il loro benessere. In questi allevamenti i conigli non sono trattati con antibiotici di routine, vengono curati solo se si ammalano e la mortalità scende al di sotto del 10%.

Anche la Germania ha intrapreso la direzione dei "park" grazie alla pressione dell'opinione pubblica e all'iniziativa di allevatori virtuosi, alcuni veterinari e supermercati.

L'azienda AIA alleva i conigli in sistemi "park", più confortevoli, a terra.

In Svizzera esistono alcuni allevamenti di conigli tenuti in recinti all'aperto o collocati all'interno di capannoni dove gli animali crescono a terra, pochi conigli della stessa famiglia per evitare la gelosia fra animali. I piccoli restano insieme alla madre fino allo svezzamento per 30 giorni.

In Italia a marzo 2016 è stato presentato un disegno di legge per dichiarare i conigli animali d'affezione e vietarne la macellazione.



Proposte

Una legge adeguata a protezione dei conigli d’allevamento e relative sanzioni.

Una legge per i conigli quali animali d’affezione.

Dismissione di ogni tipo di gabbia adottando sistemi in recinto (park).

Etichettatura nazionale secondo il metodo di allevamento che aiuti i consumatori a distinguere nelle confezioni fra i conigli cage-free e quelli in gabbia.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.



BOVINI (da carne e da latte)

"L’uomo ha fatto della Terra un inferno per gli animali" (Arthur Schopenhauer)



Chi sono

Sono quelli cantati da Giosuè Carducci: "T'amo pio bove; e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m'infondi..."

Sono animali miti, che amano, giocano, provano emozioni e si legano fino a formare amicizie in grado di durare per sempre. A dispetto della loro incredibile stazza, questi animali prediligono un approccio sereno, nonché uno stile di vita serafico e tranquillo.

I bovini sono molto intelligenti, affrontano i problemi con accuratezza e ingegno. Hanno un'ottima memoria e possono ricordare posti, azioni, volti, cibi e tutto ciò che li circonda.

Una volta che riescono a raggiungere l’obiettivo l’eccitazione li pervade, per questo spesso saltano letteralmente di gioia.

Il sole li rallegra, la voglia di sgambare li riempie di gioia, provano sentimenti e simpatie, quindi mostrano rancore nei confronti di chi li tratta male e si isolano se vogliono stare da soli.

In gran parte degli allevamenti molto spesso i sessi sono separati.

In una mandria, più forte di tutto è l’amore materno. L’affetto e il legame che si crea tra madre e figlio è potente, intenso e dura per sempre. Laurie Winn Carlson, autrice di un libro sui bovini, afferma che le mucche "sono le madri più protettive esistenti in natura", capaci di attaccare qualsiasi animale minacci la prole.
L'amore è così presente e diffuso da investire le altre figure femminili in grado di prendersi cura dei piccoli delle compagne. Quando nasce un vitellino tutte le mucche, per fare conoscenza col piccolo, si avvicinano per annusarlo. Una mucca separata dalla prole cade nella disperazione e depressione più profonda, piangendo per giorni e giorni.



Bovini da carne

Sono sia maschi che femmine. L’esasperazione delle loro forme con accrescimenti ponderali giornalieri impensabili pochi decenni fa, rese al macello sorprendenti, rese allo spolpo altrettanto spettacolari, li rende autentici mostri produttivi.



Come vivono

A seconda del ruolo che occupano nella produzione, i bovini vengono definiti con vari nomi tra cui: Il vitello è un bovino di età inferiore agli 8 mesi; il vitellone è un bovino maschio o femmina di età inferiore ai 12 mesi; il manzo è un bovino castrato di 3/4 anni; il toro è il bovino di oltre 4 anni; il bue è il bovino castrato di oltre 4 anni; la vacca o mucca è il bovino di oltre i tre anni di vita che ha figliato almeno una volta... ecc.

Questi animali sono allevati per la maggior parte in modo intensivo e differenziati per le varie tipologie di produzione; troviamo razze specializzate esclusivamente per produrre carne o quelle utilizzate principalmente per il latte. Ma anche razze da lavoro.

Negli allevamenti la normale vita dei bovini è stravolta, gli animali non sono più individui ma numeri, chilogrammi di carne da vendere e mangiare. In Europa esistono 3.330.000 allevamenti di bovini. In Italia ci sono circa 150.000 allevamenti con più di 6 milioni di animali al loro interno, il 60% è concentrato in pianura padana e vede la Lombardia al primo posto.

I bovini utilizzati unicamente per le loro carni (vitelloni) ma anche i maschi delle mucche da latte (vitelli da carne bianca), sono allevati in modo che il loro corpo diventi un’unica massa di carne. Indistintamente maschi e femmine vengono tenuti in enormi stalle, la qualità del loro ricovero è pessima, il pavimento in cemento fessurato senza paglia né terra crea problemi alle loro articolazioni e non permette un adeguato riposo.

Lo stazionamento nei box, dove vengono stipati a centinaia e dove rimarranno fino ad un’età che varia dai 6-14-20 mesi per poi finire al macello, crea loro forti disagi dovuti al sovraffollamento e alla mancanza d’erba, sostituita dal mangime. Sono alimentati con una particolare tecnica chiamata unifeed, che consiste nella somministrazione continua di un mix di foraggi e farine triturati, miscelati tra loro con l’aggiunta di appetizzanti, integratori e medicine. Questa alimentazione forzata fa in modo che il loro peso aumenti a dismisura nel più breve tempo possibile.

Evidenti segni di malessere si manifestano in comportamenti stereotipati, ossessivamente ripetuti, o apatici rimanendo sdraiati immobili sul pavimento.

Prima di essere introdotti nei box per l’ingrasso agli animali vengono effettuate diverse mutilazioni funzionali all’allevamento: recisione delle corna, castrazione e marchiatura a fuoco.

L’estirpazione delle corna è considerata necessaria per evitare che gli animali si feriscano reciprocamente negli ambienti sovraffollati in cui vivranno. Questa operazione viene fatta in diversi modi a seconda dell’età del vitello, quando è ancora cucciolo si usa applicare alla radice delle corna una pasta chimica che riesce a bruciarle, quando raggiungono un’età maggiore le corna vengono tagliate con una cesoia elettrica. Ovviamente in tutti questi interventi non viene usata alcuna anestesia rendendo il tutto estremamente doloroso in quanto la radice delle corna è una parte sensibile al dolore.

La castrazione invece rende l’animale più mansueto e quindi meglio gestibile dal personale e meno propenso allo scontro con gli altri vitelli, inoltre, come per i maiali, questa mutilazione viene eseguita per migliorare la qualità della carne. Per la castrazione si usano diversi metodi. Uno di questi, consiste nell’afferrare lo scroto (la sacca contenente i testicoli) tirandolo verso il basso, per poi affondarvi un coltello, a questo punto i testicoli vengono estratti e lasciati appesi al loro cordone, infine con un particolare strumento si recide il cordone.

Raggiunto il peso di circa 200 kg questi poveri animali saranno condotti al macello.

Basti pensare che la carne più consumata, soprattutto in Occidente, è proprio quella dei bovini.



Mucche da latte
 

Chiamate anche "mucche a terra".

L'industria del latte, negli allevamenti intensivi, è tra le più sanguinarie.

L'essere umano è l'unica specie a consumare latte di un'altra specie, anche da adulto.



Chi sono

La mucca o vacca è la femmina adulta dei bovini e, come tutti i mammiferi, produce il latte dopo il parto, per nutrire il suo vitellino.

E' un animale mite e molto amorevole, protegge il suo vitellino e soffre quando le viene strappato. In natura vivrebbe fino a 40 anni.

Per via della selezione genetica le vacche da latte sono dotate di un apparato mammario più sviluppato rispetto a quello delle vacche da carne.



Come vivono

Niente valli, niente pascoli, niente incontri con il toro. La loro vita è breve, di solito vengono mandate al macello dopo la terza lattazione.

Si contano circa 250 milioni di vacche da latte sul pianeta, 36 milioni delle quali in Europa e circa 2 milioni in Italia ma, nonostante questi numeri elevati, non esiste alcuna legislazione specifica volta a promuovere e garantire il loro benessere.

Gli allevamenti delle mucche da latte sono generalmente a carattere intensivo e a pascolo zero. La maggior parte di loro vive costretta in capannoni al coperto dove lo spazio è limitato rispetto alle naturali necessità degli animali. Spesso il numero degli addetti alla cura delle stalle non è sufficiente ad assicurarne una pulizia adeguata: urina e feci accumulate sui pavimenti esalano grandi quantità di ammoniaca, che causa infiammazioni e problemi respiratori. Sono stabulate libere ma la "posta" in cui le mucche sono legate è ancora permessa e diffusa. Animali trasformati in macchine da latte trascorrono tutta la loro breve vita chiusi, senza mai calpestare un filo d'erba, facendo una sola cosa: partorire per produrre latte. Macchine, non esseri senzienti.

Il destino di questi animali è spesso rappresentato da produttività massimale, zoppie, mastiti e una breve vita. Le mucche hanno enormi mammelle gonfie e pesanti, gli arti dalla muscolatura sviluppata, sono affette da zoppia.

Perchè producano una quantità accettabile di latte le mucche devono partorire un vitello tutti gli anni a partire dall'età di due anni. Vengono inseminate artificialmente e ingravidate tutta la loro breve vita, ancor prima che la lattazione finisca, frequente è anche il trasferimento embrionale, pratica estremamente dolorosa tanto da richiedere l'anestesia epidurale per legge. E' usato per moltiplicare rapidamente le mucche di alta qualità.

Per evitare che il latte venga consumato dal vitello questi viene strappato drammaticamente alla madre subito alla nascita o pochi giorni dopo con immenso dolore di entrambi e muggiti di dolore. Si lamenteranno e si cercheranno per moltissimi giorni. La madre a volte continua a muggire per chiamare il suo piccolo per molto tempo e vive la separazione come un vero e proprio lutto (John Webster della Bristol University).

Ma non è infrequente che i vitellini vengano uccisi alla nascita perchè inutili, non essendo della razza da carne costerebbero troppo e renderebbero poco, come i pulcini maschi delle galline ovaiole fanno parte dei cosiddetti "controsessi".

Negli allevamenti le mucche vengono munte meccanicamente e questo provoca mastiti con dolorose infezioni. Per curarle sono utilizzati gli antibiotici. Spesso si verifica la formazione di pus che cade nel latte ma anche i farmaci, non usati correttamente, possono contaminare il latte.

Dopo 4-5 anni la mucca è talmente debilitata e letteralmente consumata da non essere più in grado di camminare, non riesce ad alzarsi e rimane accasciata. Per questo viene definita “mucca a terra”. La sua sofferenza, però, non è presa in considerazione: deve arrivare viva a destinazione, perché se muore prima di arrivare al macello non si potrà ricavarne alcun guadagno.

A questo punto inizia per lei un vero e proprio calvario. Nonostante le normative vietino che siano spostati animali malati o feriti - non in grado di deambulare autonomamente, quindi non idonei al trasporto - le mucche a terra vengono spinte, trascinate con una catena o una fune legata a una o a due zampe, caricate con mezzi meccanici come pale di trattori, imbracate sommariamente e scaricate nel camion con l’ausilio di elevatori, verricelli e altri mezzi.

Vere e proprie torture che non di rado vengono accompagnate dall’uso di bastoni o pungoli elettrici utilizzati in varie parti del corpo, incluse le zone genitali e anali.



Fistulazione

Non ci sono solo le "mucche a terra" ma anche le "mucche bucate". La "fistulazione", é una pratica in cui viene creato un buco sul corpo della mucca viva, del diametro di 15 cm e coperto da una membrana trasparente che agisce da oblò permettendo di vedere ciò che accade all’interno del ventre degli animali. Serve ai produttori di latte per verificare la digestione e gli enzimi digestivi, per stimolare la mucca a produrre determinate quantità di latte con un determinato gusto. Una sorta di ecografia dell’obbrobrio praticata sull’animale ancora vivo, che non ha niente da invidiare ai migliori film dell’orrore e di cui stranamente nessuno parla.

La fistulazione non è qualcosa di nuovo: in uso da oltre 150 anni (il primo caso risale al 1854), è stata da sempre utilizzata per osservare i processi digestivi degli animali vivi

Mediante questa finestra i ricercatori osservano la velocità con la quale la mucca digerisce vari alimenti e quali trasformazioni chimiche il cibo subisce. Non solo, essendo un vero e proprio foro d’accesso allo stomaco dell’animale, quest’ultimo può essere alimentato direttamente attraverso di esso, e in modo specifico, al fine di stabilire quale sia il foraggio migliore per massimizzare il livello produttivo dell’animale. C’è chi lo chiama abominio, chi ricerca scientifica.

Prolungare e massimizzare la produzione di latte nell’allevamento equivale naturalmente per l’allevatore a ottenere maggiori e più duraturi profitti ma la mucca non è più un essere senziente come vorrebbe la natura, la scienza, la legge, ma un essere ridotto a macchina finalizzato unicamente alla produzione.

Attualmente le mucche fistolate esistono in Germania, Stati Uniti e in Francia.



Vitelli delle mucche da latte

Sono i vitelli "a carne bianca", figli maschi delle mucche da latte, definiti una produzione collaterale.

Sono animali noti per la loro vitalità, amano scorrazzare in ampi pascoli mentre i loro teneri muscoli si rafforzano per sostenere il loro peso in costante crescita. Negli allevamenti i loro muscoli restano atrofici in modo che la loro carne conservi il grado di tenerezza che soddisfi le richieste del consumatore.

Ogni anno in Europa vengono soppressi ca. 30 milioni di vitelli maschi pochi giorni dopo la nascita (con pistola a proiettile captivo seguita da dissanguamento oppure per overdose di barbiturici) a fronte di 6 milioni che entrano nella produzione della carne.

In Italia ogni anno nascono quasi 1,8 milioni di vitelli (Istituto ISMEA) e circa 340.000 sono quelli importati ogni anno (ISTAT) ma c’è chi dice siano 1 milione.

I vitelli vengono costretti a lunghi viaggi all’interno dei confini europei, anche perché molti paesi, come il Regno Unito, non consumano la loro carne e quindi ne approfittano per venderla ad altri paesi.

I vitellini allontanati dalla madre a 1-3 giorni di vita, vengono rinchiusi fino all'età di 8 settimane, in un box poco più grande di loro. Non conoscono la libertà di movimento nè la socializzazione, fattore fondamentale per il soddisfacimento delle loro necessità etologiche. Vengono nutriti tramite un succhiotto legato a un secchio con budini semiliquidi iperproteici che causano un'inestinguibile arsura ma non possono bere perchè devono essere spinti alla dissenteria e all'anemia che sbianca le carni. I vitelli sono resi volutamente anemici per ottenere la carne bianca preferita dai consumatori. Gli studiosi per questi vitellini parlano di stress acuto e cronico le cui conseguenze sono immunodeficienza, infezioni, diarrea e malattie respiratorie.

Solo in seguito il vitellino verrà trasferito in un recinto di gruppo. Se il cucciolo è femmina, appena adulto verrà inserito nella catena di produzione del latte altrimenti, se maschio, verrà allevato per la carne in sistemi intensivi per essere ingrassato, prima con latte in polvere integrato, poi con farine proteiche, scarti di macellazione, promotori di crescita quali ormoni: una dieta mirata unicamente a ricavare un prodotto commerciabile. Infine inviato al macello. Solo un piccolo numero di vitelli delle mucche da latte andrà negli allevamenti intensivi e vivrà 6 mesi, la maggior parte di loro verrà subito eliminato perchè, in quanto maschio, è un "controsesso".



Decornazione e castrazione

La decornazione dei vitelli è una pratica comune negli allevamenti delle mucche da latte, più rara in quelli da carne. Essa avviene entro i primi 20 giorni di vita e consiste nell’eliminazione o distruzione (per mezzo del calore o di sostanze caustiche) dell’impianto cutaneo del corno. Negli allevamenti da latte si sottopongono a decornazione tutti i soggetti con lo scopo di prevenire i danni che i bovini provvisti di corna possono provocare ai loro simili quando sono allevati in uno spazio ristretto che riduce o annulla le distanze di fuga.

Per la decornazione, in Italia i metodi più usati sono due:

  • La cauterizzazione prevede l’utilizzo di un ferro arroventato posto su ciascuna gemma cornuale.
  • La causticazione impiega invece materiali caustici. In questo caso una quantità ridotta può provocare una crescita deviata delle corna, mentre un’applicazione esagerata può essere responsabile di estese causticazioni della testa e degli occhi.

Anche se alleviata, in alcuni casi attraverso l’uso di anestetici, la decornazione è senza dubbio un’esperienza dolorosa per il vitello, sia durante l’esecuzione che nei giorni successivi.

Per quanto riguarda invece la castrazione, essa viene ritenuta necessaria solo in alcuni casi sempre con lo scopo di prevenire conflitti e aggressività, dovrebbe essere praticata con anestesia da un veterinario. Nonostante questi palliativi, rimane una pratica molto violenta.



Cavezze antisucchio

La cosiddetta “cavezza antisucchio” è un dispositivo comunemente utilizzato in zootecnia che viene fissato al naso dei vitelli, già in età di svezzamento, in modo che qualsiasi tentativo di succhiare dalla madre o da altre mucche il latte (come ogni cucciolo di mammifero farebbe) venga meccanicamente impedito e tutto ciò perchè il latte è destinato ai “consumatori umani”.

L’impiego di questo strumento dovrebbe costituire un’eccezione negli allevamenti ma non è così, denuncia l’organizzazione Animal Equality che ha effettuato le investigazioni: “Viene impiegato in modo che la vacca possa essere più produttiva per l’industria del latte. Una vera tortura per questi poveri cuccioli”.

Nel sistema continuo di produzione del latte la nascita di un vitello maschio è assimilabile per l'allevatore ad una "tragedia", per lui in termini economici, per la vita del vitello in termini reali.



Macellazione
 

Sia che si tratti di vitelloni, di vitelli, di mucche... il momento dell’uccisione è uguale per tutti. Prelevati dalle stalle vengono caricati su camion e trasportati al macello con i lunghi "viaggi della morte".

I grandi impianti di macellazione sono strutture anonime, ricolme del rumore degli animali che vengono scaricati, dei muggiti dei bovini, delle grida incontrollate dei maiali. Molti animali lottano strenuamente per non essere spinti nello scivolo da cui non c’è ritorno. Quelli che resistono di più vengono picchiati più violentemente, con pungolatori elettrici, catene e calci.

Quando arrivano al mattatoio gli animali sono terrorizzati e se si tende loro una mano si scostano, molto lucidamente capiscono ciò che sta succedendo. Le urla degli animali in procinto di venir storditi giunge alle loro orecchie come un disperato ultimo lamento.

E abbiamo il coraggio di chiamarli esseri senzienti? Non sarebbe più consono al trattamento che subiscono abbracciare la teoria cartesiana e dichiarare i loro corpi macchine e i loro lamenti il rumore delle lancette di un orologio?



Video


"L’uomo ha fatto della Terra un inferno per gli animali"(Arthur Schopenhauer)


·         https://www.comingsoon.it/film/the-milk-system/55407/video/?vid=30056 film The Milk System di Andreas Pichler presentato al festival Cinemambiente
·         https://www.youtube.com/watch?v=tAIR6UTRsho   fistulazione mucche
·         https://www.youtube.com/watch?v=oPnMLeXdld4 sequestro dei NAS di un allevamento
·         https://www.youtube.com/watch?v=gFlCKnhPikY cavezze antisucchio
·         https://www.incontraglianimali.org/libro_masson.html la vita emotiva degli animali
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5824 latte in inglese
·         https://www.youtube.com/watch?v=mniKOTTtzR8   decornazione bovini
·         http://www.tvanimalista.info/video/allevamenti-macelli/allevamenti-macelli-bovini-italia   allevamento e macellazione bovini in Italia
·         https://www.youtube.com/watch?v=gFlCKnhPikY  cavezze antisucchio latte
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6065  fistulazione delle mucche
·         https://www.youtube.com/watch?v=YxcNIj32Bq4 Vitelli mucche da latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=QgVdgMjoCXk   decornazione
·         https://www.youtube.com/watch?v=RVxEHpg17tI  decornazione bovini
·         https://www.youtube.com/watch?v=UrCbAiN1XSs  mattatoio
·         https://www.youtube.com/watch?v=kBbxZmRhjRA  mattatoio
·         https://www.youtube.com/watch?v=FWnB1objJFU  mucche da latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=sdiXcgetTUo  mucche da latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=FWnB1objJFU mungitura
·         https://www.youtube.com/watch?v=YxcNIj32Bq4  allevamento mucche da latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=lftUvSV0zUw il vitello nel piatto LAV
·         https://www.youtube.com/watch?v=YxcNIj32Bq4  mucche da latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=1jAMHX3WAuc industria del latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=vkJPd1PcMeo allevamento mucche da latte
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=419 macello mucche da latte
·         https://www.youtube.com/watch?v=sXInOo9gras decornazione
·         https://www.youtube.com/watch?v=RVxEHpg17tI decornanzione



Buone pratiche

La Nuova Zelanda è forse il Paese con gli standard di benessere animale più elevati nel mondo dove i vitellini possono pascolare liberamente.

In USA, otto Stati hanno bandito le gabbie per i vitelli che seguono una dieta a base di latte ed erba.

Esiste una soluzione per ridurre l'eliminazione dei vitelli maschi appena nati: la selezione del seme (seme sessato).

In Inghilterra l'industria ha creato una piattaforma dedicata agli allevatori di vitelli che ha consentito di far crescere un maggior numero di vitelli maschi riducendo il numero di quelli che vengono uccisi alla nascita.

In Italia è in crescita il numero di allevatori e veterinari che aderiscono al sistema di certificazione del benessere animale.

Supermercati come Conad, Coop ed Esselunga chiedono sempre più spesso carni di animali allevati con buoni livelli di benessere.

Il CReNBA (Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale) organo di consulenza del Ministero della Salute, ha redatto un manuale per la valutazione del benessere dei vitelli a carne bianca.

La Francia ha espresso parere favorevole all'introduzione dell'obbligo di etichettatura dei prodotti di origine animale secondo il metodo di allevamento (CIWF giugno 2018).

A San Francisco si studiano metodi per produrre latte senza mucche partendo dalla caseina.

End the Cage, l’iniziativa dei cittadini europei sostenuta da 140 associazioni di cui 19 italiane, chiede la fine dell’uso dei box singoli per vitelli oltre che di tutte le gabbie negli allevamenti.



Proposte

Installazione di apparecchiature di video sorveglianza negli allevamenti e nei macelli.

Fine dell’uso dei box per i vitelli.

Emissione di una legislazione peculiare per il benessere degli animali destinati alle diverse produzioni. 

Non accordare finanziamenti provenienti dall'Europa tramite il PSR (Piano Sviluppo Rurale) o meglio il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR 2014/2020) agli allevamenti intensivi.

Introduzione di un’etichettatura (carne e prodotti lattiero caseari) che deve applicarsi a tutti i sistemi di produzione, intensivi ed estensivi in quanto non è sufficiente l'etichettatura dei prodotti in base al paese di origine. Questo affinché i consumatori dispongano di informazioni trasparenti http://www.rivistemaggioli.it/static/assets/commercio_e_servizi_raccolta_2016/testi/5475266.HTM)



PECORE, CAPRE

"Non c’è una differenza biologica tra animali. Perché allora ci fa orrore il pensiero di mangiare il nostro cane, ma massacriamo a ogni Pasqua migliaia di agnelli per fare festa?" Umberto Veronesi, oncologo e politico.



Chi sono

La capra e la pecora, dopo il cane, sono tra i primi animali adomesticati.

Sono intelligenti e curiosi, ben si adattano a condizioni di allevamento difficili e a pascoli di territori non troppo fertili. Il carattere mite, la taglia ridotta, la capacità di adattamento al clima e a pascoli poveri, unitamente all’offerta non solo di carne ma anche di latte, lana e concime, hanno creato le condizioni per una diffusione straordinaria di questi animali.

Sono animali timidi ma, al contrario di quanto si possa pensare, sono molto intelligenti, dotati di una memoria straordinaria e facilità di apprendimento. Secondo il dr. Keith Kendrick del Babraham Institute in Gran Bretagna “la loro sofisticata capacità di riconoscimento dei volti implica che le interazioni sociali con i compagni di gregge e con alcuni umani siano molto importanti”.



Come vivono

Le capre e le pecore vengono divise secondo l’attitudine a offrire carne, latte o lana. Quando le pecore e le capre non producono più abbastanza lana o latte diventano improduttive e mandate al macello.

L'elevata rusticità di questi animali ha consentito che molte di loro vengano ancora lasciati pascolare nei campi aperti alimentati da erbe e arbusti cercati dall'animale stesso.

Questi animali raramente vengono allevati in modo intensivo.

Le grandi aziende caprine e ovine di pianura o fondovalle, caratterizzate da una gestione dell’allevamento di tipo intensivo e da grandi stalle e attrezzature, sono nate piuttosto di recente, sulla scorta dell’esempio francese ma si stanno sempre più affermando con la distribuzione di razioni alimentari standardizzate e la mungitura meccanica.

Nell'allevamento intensivo oltre alla stabulazione permanente si praticano l'allattamento artificiale degli agnelli e l'inseminazione artificiale.

In questi allevamenti le femmine sono sottoposte senza tregua alle varie fasi della riproduzione, partoriscono infatti due volte all'anno altrimenti vengono destinate al macello. Per i continui parti a cui sono sottoposte, è molto frequente che si verifichi la fuoriuscita dell’utero dopo il parto con conseguenti infezioni. Quando non è possibile rimettere in sede l’utero, la femmina muore.



Razze da lana

Poche settimane dopo la nascita, alle pecore viene tagliata la coda senza anestesia, mentre per gli agnelli si procede alla castrazione. La tosatura viene praticata senza nessuna cura per gli animali, spesso con mezzi meccanici che provocano dolore e ferite; molte pecore soffrono il freddo e si ammalano perché esposte alle intemperie dopo le tosature eseguite in inverno. Quando le pecore iniziano a produrre meno lana sono mandate al macello e sostituite con animali più giovani e redditizi.

Le razze da lana durante la tosatura vengono afferrate, tenute strette tra le gambe di una persona, private del vello, spinte giù da uno scivolo e, in generale, trattate con rudezza ricevendo spesso delle brutte ferite dovute alle forbici per tosatura o alla tosatura meccanica.

Per le pecore di lana pregiata come la “merino” la cui lana nel mondo proviene per il 50% dall’Australia, poichè fra le principali cause di morte delle pecore è la miasi ovvero l'infestazione di larve di mosca, gli allevatori ricorrono al "mulesing" per ridurre i casi di infestazioni. Si tratta di una pratica crudele che consiste nell'asportazione di una parte di pelle della zona perianale degli animali effettuata senza anestesia, senza sutura e senza terapia antibiotica, e che produce grandi sofferenze. Una pratica che consente di creare delle zone senza lana che "proteggano" gli animali dalle infestazioni delle larve di mosche.

Dappertutto e non solo in Australia, la tosatura viene praticata in modo cruento.

Anche per le capre d’Angora non c’è pietà. Queste capre di origine turca che producono la pregiata lana “mohair”, vengono allevate anche in Europa (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera e Italia) con volumi di fibra prodotti molto modesti.  Gli allevatori, che tosano le capre d'Angora due volte all'anno, a partire dai sei mesi di vita, sollevano e trascinano gli animali per le zampe o per le corna, causando spesso la rottura della spina dorsale. Pagati a cottimo, non a ore, gli operai lavorano velocemente e incuranti delle ferite, a volte anche gravi, che provocano alle capre con le forbici utilizzate per la tosatura. Dalle testimonianze raccolte da PETA, i contadini dichiarano che in alcuni allevamenti il 25% delle capre non sopravvive alla prima tosatura, mentre l'80% muore a causa delle ferite riportate.



Razze da latte

I sistemi utilizzati per allevare razze da latte sono differenti rispetto a quelli usati per allevare animali da carne o da lana, possono prevedere un totale o un parziale confinamento in stalla.

L’allevamento di capre da latte semi-intensivo è una forma che viene praticata soprattutto quando le capre allevate per la produzione di latte hanno a disposizione un pascolo nel quale durante il giorno pascolano mentre la notte vengono confinate all’interno delle stalle.

Nell'allevamento di capre da latte in stalla o intensivo gli animali vivono tutto l’anno all’interno delle stalle senza mai andare al pascolo, vengono alimentati con diete a base di foraggi (secchi e freschi), insilati e concentrati.

Negli allevamenti di capre da latte si pratica una tecnica chiamata destagionalizzazione ovvero si tengono le luci accese nelle stalle in modo che l'animale vada in calore in tempi diversi mentre in natura andrebbe una volta all'anno. I capretti maschi spariscono visto che non fanno latte. Non è dato sapere come. Mantenerli sarebbe un costo visto che non hanno mercato esclusa la Pasqua. Vanno a far parte di quella categoria di animali di sesso maschile denominati "controsessi".

Il latte di capra viene prodotto soprattutto nelle regioni meridionali e insulari dell’Italia (Sardegna, Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata) sia per il consumo diretto che per la produzione di formaggio. E’ prodotto anche in Piemonte dove l’allevamento della capra da latte è una realtà con 150 allevatori professionali e 25.000 capre. Si tratta per lo più di stalle a stabulazione libera, con gli animali suddivisi in box, dotate di una sala mungitura e di una capretteria dove vengono svezzati e cresciuti i capretti femmina.

La produzione di latte nelle capre dura circa 240 giorni, le quantità prodotte possono essere variabili e sono strettamente dipendenti dall’età dell’animale e dal numero di capretti. La mungitura viene effettuata due volte al giorno e può essere fatta sia a mano che meccanica, ovvero con congegni applicati alle mammelle diffusa soprattutto negli allevamenti intensivi.

Dopo aver partorito la madre e i cuccioli vengono separati, e il latte prodotto destinato al mercato. Questi cuccioli cercheranno la madre e la madre cercherà i suoi cuccioli. Entrambi beleranno disperatamente.

Il corpo delle femmine è continuamente sottoposto alle varie fasi della riproduzione che non conosce tregua.



Agnelli e capretti

"Tutti i piccoli degli animali sono attraenti, ma l'agnello ha ricevuto una dose di fascino che è addirittura ingiusta nei confronti degli altri". James Herriot scrittore e veterinario britannico.



Chi sono

Sono i cuccioli di pecore e capre. Animali docili, delicati, adorabili, per niente aggressivi. Sono simbolo dell'innocenza, della semplicità e della mitezza, creature che ispirano tenerezza.

Sono stati utilizzati come icona dalle religioni, sia nel bene (con i significati simbolici) che nel male (con i sacrifici reali).

Hanno una grande voglia di giocare, sono pochi gli animali che possono competere con gli agnelli quando fanno le capriole in un pascolo o giocano a rincorrersi. I piccoli saltano, piroettano e si inseguono in gruppo, possiedono un gesto specifico per invitare un compagno a giocare: saltano in verticale scalciando in aria con le zampe posteriori. E’ una richiesta inconfondibile: “Vieni a giocare con me”.



Come vivono

Siamo il terzo importatore in Europa di agnelli.

Gli agnelli allevati in Italia in genere hanno libero accesso al pascolo. La Sardegna rappresenta quasi il 40% della produzione nazionale ma accoglie anche animali vivi provenienti dai paesi dell'Est Europa.

I maschi non destinati alla produzione di carne diventano animali da riproduzione e quindi utilizzati per ingravidare le femmine le quali, come ogni altro mammifero, producono il latte solo dopo aver partorito.

Gli agnelli importati, a un mese di vita, non ancora svezzati, vengono strappati alle madri, belanti, terrorizzati, costretti ai lunghi viaggi terribili ed estenuanti, per migliaia di chilometri, su TIR strapieni per arrivare in uno squallido allevamento intensivo o direttamente al macello.

Al macello i cuccioli atterriti, scaricati brutalmente dai camion, vengono storditi, immobilizzati e uccisi spesso in gruppo, uno di fronte all'altro mentre guardano i propri compagni cadere a terra e contorcersi. Appesi ad un gancio per una zampa tra l'odore del sangue e i belati di terrore vengono sgozzati con lame affilate e lasciati dissanguare fino alla morte.

Gli esemplari maschi inviati agli allevamenti, vengono castrati e ad appena poche settimane di vita macellati.

Nelle investigazioni effettuate si notano particolari come il terrore negli occhi, la riluttanza ad andare verso la morte, i cuccioli che urinano per la paura o quelli che vengono uccisi davanti ai loro simili (metodica tra l’altro non a norma di legge). Perché nei macelli la morte non arriva in silenzio, ma è fatta di urla, scalpitii, rumori di catene e coltelli che si affilano.

In Italia oltre 700.000 agnelli e capretti vengono uccisi solo durante le festività pasquali per cui ogni anno a Pasqua torna la strage degli agnelli e dei capretti, vittime senza colpa. "Non può esistere nessun Dio così sanguinario da sentirsi appagato dalla carneficina", Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta.

Nel 2016 sono stati 2.700.000 i cuccioli di 30-40 giorni uccisi in Italia di cui 600.000 (900.000 pochi anni prima) a Pasqua. La vita più lunga, due mesi, spetta all'agnello chiamato "da taglio" (10/13 kg).



Video

Colui che non rispetta la vita non la merita. Leonardo da Vinci



Buone pratiche

Dal 2010 al 2016 il consumo di agnelli e capretti per Pasqua è diminuito del 50%.

Don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana, scrive: "E' orribile festeggiare la Pasqua uccidendo migliaia di cuccioli di agnello".

L'associazione dei Cattolici Vegetariani, per custodire il creato sollecita a non mangiare agnelli e capretti a Pasqua.

Il titolare dell'azienda Caffè New York, in occasione della Pasqua, inserisce sui quotidiani la foto degli agnelli: "Scegli una Pasqua senza sangue".

Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia hanno chiesto la modifica del Regolamento (CE) n.1/2005 del Consiglio per ridurre il tempo dei trasporti di animali vivi.

Circa 70 brand di abbigliamento, tra cui Zara, H&M, Gap, Topshop, smetteranno di acquistare e usare mohair per le loro collezioni. L'annuncio del divieto arriva dopo l'indagine shock condotta dalla filiale asiatica di PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) in 12 allevamenti sudafricani di capre d'Angora.

Dopo le proteste internazionali iniziate in Svezia contro il mulesing, molti produttori di filati, tessuti e abbigliamento rendono pubblico che le loro stoffe provengono da allevamenti che non utilizzano questa pratica. Il mulesing ha numerose alternative tra cui l'adozione di tosature e disinfestazioni localizzate e l'utilizzo di speciali morsetti in plastica che riducono in modo incruento la formazione delle pieghe perianali. Gruppi di allevatori stanno inoltre selezionando varietà di pecora Merino prive di quelle pieghe cutanee che favoriscono l'infestazione da larve.



Proposte

Vietare l'importazione di animali vivi comprati a basso prezzo nei paesi dell'est per macellarli in Italia subito dopo con la dicitura "allevati in... e macellati in Italia".

Etichettatura obbligatoria secondo il metodo di produzione.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.

Divieto di pratiche cruente per la tosatura.



BUFALI

"Chi mente a se stesso e presta ascolto alle proprie menzogne, arriva al punto di non distinguere più la verità, né in se stesso, né intorno a sé". Fedor Dostoevskij



Chi sono

Il bufalo di razza mediterranea italiana è un mammifero appartenente alla famiglia dei bovini e con questi ultimi condivide somiglianze nell’aspetto generale e nei caratteri scheletrici. Ma è più rustico, predilige ambienti caldo-umidi e trascorre gran parte della giornata immerso nell’acqua, cosa che gli permette di tenere lontani i parassiti ed evitare che la pelle si secchi eccessivamente.

Le bufale sono allevate quasi esclusivamente per il latte. La loro gravidanza dura 316 giorni circa, quindi partorisce in genere una volta all'anno. Alla nascita i vitelli pesano tra i 35 e i 39 chilogrammi. La differenza sostanziale tra bufale e bovine si ritrova nella stagionalità della lattazione che per le bovine diminuisce nel periodo estivo e per le bufale aumenta proprio durante l’estate.

Secondo la FAO la diffusione della specie è in crescita nel mondo. Si è passati da 164 milioni di capi del 1994 ai 195 milioni del 2012.

Al 31 dicembre 2017 in Italia erano presenti 2.212 allevamenti e 396.725 bufali di cui il 74% in Campania. Il 77% come produzione latte, il 9% produzione mista e il 14% produzione di carne.



Come vivono

L’allevamento dei bufali e delle bufale solitamente avviene più all’aperto che in stalla.
Un fattore molto importante per il benessere delle bufale è rappresentato infatti dalla superficie disponibile per il movimento. Le migliori condizioni si realizzano quindi con la stabulazione da cui si accede direttamente a un paddock esterno che a sua volta mette a disposizione una piscina colma d’acqua per le immersioni estive.

Gli animali allevati sono in continuo incremento in tutte le regioni italiane ma particolarmente in Campania.

In un allevamento di bufale i bufalini maschi non produttivi, appena nati vengono immatricolati e se l'allevatore segue la procedura legale, il vitellino viene portato al macello non prima però che siano trascorsi 10 giorni durante i quali va comunque alimentato e il cordone ombelicale risulti essiccato.

Un vitellino consuma circa 4 litri di latte al giorno per un costo di circa 5 euro. L'alimentazione prima del macello ha, quindi, un costo di circa 50 euro più 5 euro per immatricolazione e registrazione nella banca dati. E, se per esempio, moltiplichiamo questo costo per 100 maschi nati in un allevamento di 200 bufale, si arriva ad una spesa di 5.500 euro annui.

Gli allevatori effettuano una ferrea selezione genetica dei tori per la rimonta delle bufale. Ogni anno vengono scelti all’interno dell’allevamento due capi maschi dalle bufale che risultano essere le più produttive. Ogni toro viene utilizzato per l'attività di monta per circa otto anni. Su centinaia di bufalini solo il 10%, alla fine, viene utilizzato per la rimonta delle bufale. Il destino degli altri è irrimediabilmente segnato. Finiranno tutti al macello.

Anche i vitellini risparmiati non hanno buone condizioni di vita: la maggior parte degli allevamenti risultano sovraffollati e senza accesso alle aree verdi. Inoltre alcuni animali presentano delle piaghe aperte, dei problemi di deambulazione dovuti all'eccessiva crescita di zoccoli e sono costretti a vivere su uno strato molto spesso dei propri escrementi. Inoltre, come se non bastasse, l'acqua che possono bere non è sempre accessibile ed è quasi sempre sporca. I vitelli che muoiono vengono lasciati all'interno degli allevamenti, con il risultato che gli altri animali devono convivere con il cadavere. Può trascorrere anche una settimana prima della rimozione dei corpi.



Bufalini

Nella sola Campania i bufali sono centinaia di migliaia ed al 90% femmine. Poiché si deduce che i nati siano al 50% maschi e al 50% femmine è facile chiedersi dove finiscano i neonati maschi che non servono a produrre latte, quindi neppure la mozzarella.

Nessuno si è mai chiesto dove finiscono? Veramente nessuno sa che fine fanno?

Questi bufalini maschi, appena nati, vengono strappati alla madre che li segue con dolore, abbandonati nei campi, buttati nei fossi, soffocati con la paglia in gola, seppelliti ancora vivi o lasciati vagare fino alla morte per inedia. Annegati nei fiumi o lasciati agonizzare senza cibo da allevatori privi di scrupoli. Soppressi a colpi di bastone e lasciati in montagna a marcire e a diventare cibo per gli animali selvatici. Sono stati ritrovati in fosse, sulle spiagge, sulle strade, nei campi ancora agonizzanti. La loro unica colpa: inutili perché sono maschi. Mantenerli in vita costa troppo e non c'è mercato per la carne di bufalo.

L'uccisione dei bufalini da parte di allevatori senza scrupoli ha solo finalità economiche. L'allevatore non riesce ad ottenere nessun reddito da quel maschio senza latte; e alimentarlo fino all'età adulta ha un costo molto elevato. Il mancato guadagno spinge alcuni bufalari a disfarsi dei vitellini maschi appena nati; e spesso in modo cruento.

Uno dei tanti ritrovamenti ci parla di "una dozzina di vitellini di bufala legati tra loro con una fune arancione e poi appesi a un albero". Morti. Ma secondo l'indagine di Four Paws International sono 70.000 i bufalini uccisi ogni anno.

Ecco una testimonianza significativa: "Il 12 di febbraio scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che la "cosa"...era un bufalotto di alcuni giorni ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all'autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio senza padrone. L'ho caricato in macchina e l'ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perchè probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Sì, mi è stato risposto, è l'abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata dai Carabinieri per fare la denuncia di "ritrovo". Anche il Comandante "sapeva": i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è "normale" non servono, non danno latte. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa..."

I bufalini maschi rientrano nella categoria dei "controsessi" come i pulcini maschi, i capretti maschi, i vitelli maschi.



Video

Le investigazioni su 50 allevamenti di bufale del casertano e del salernitano, è durata due anni e si è conclusa portando alla luce la fine dei bufalini, considerati inutili nel meccanismo della produzione della mozzarella di bufala. I vitelli, come si vede nel video, sono colpiti con pesanti mazze, caricati a calci nella pala di un trattore, lasciati morire di fame e annegati nel fango e nei liquami:

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5832  bufalini
·         https://www.lav.it/news/bufala-animali-come-noi  mozzarella
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5865 allevamenti di bufale in inglese
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5832 bufalini lasciati morire in italiano
·         https://www.youtube.com/watch?v=KbezP8mP69s  uccisione di bufalini



Buone pratiche

In Italia le cose stanno cambiando. Lo strumento per gestire la popolazione bufalina è la Banca Dati Nazionale dell'Anagrafe Zootecnica (BDN) informatizzata. Tutti gli animali vengono registrati individualmente grazie a una smart card che consente di riconoscere l'operatore e di seguire tutte le fasi della filiera.

In Friuli, con la gestione "La bufala di Castello d'Aviano", i bufalini vengono allevati fino a tredici mesi.

I controlli del servizio veterinario in questi ultimi anni, per contrastare il fenomeno dell'abbandono e uccisione di capi bufalini maschi, sono stati rinforzati. I veterinari addetti ai controlli procedono con i prelievi del sangue degli animali morti per il recupero del Dna. Un elemento importantissimo che consente di risalire alla bufala, (e anche al toro che ha montato la bufala) che ha partorito quel vitellino e incastrare così l'allevatore che si è disfatto dell'animale.



Proposte

Rendere obbligatorio il controllo del DNA dei bufalini trovati morti.

Etichettatura dei prodotti lattiero caseari secondo il sistema di allevamento e il benessere degli animali.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.



CONTROSESSI

“È vero che l'uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l'abitudine di cibarmi di carne.” Leonardo da Vinci



Chi sono

“Controsessi” vengono chiamati i maschi di animali nati in allevamenti particolarmente finalizzati come quelli di: galline ovaiole, capre da latte, bufale, mucche da latte.

I maschi di questi animali non producono reddito, sono considerati un sottoprodotto indesiderato della produzione, non servono e per loro viene attivata una strage nascosta ma perfettamente legalizzata.



Pulcini

Maschi di un giorno di vita, oltre 300 milioni in Europa, oltre 30 milioni in Italia, benchè nati dalle galline ovaiole non fanno uova. Eliminati ogni anno con un metodo atroce, insostenibile alla vista di chi si considera un essere umano: gettati vivi in una macchina a lame rotanti che li trita rendendoli poltiglia. O vengono gasati per dire: sì, le camere a gas le vogliamo ancora. Ma anche soffocati, annegati, schiacciati sotto i piedi.



Capretti

I capretti maschi non servono perchè non producono latte e spariscono dalla filiera. Allevarli costerebbe troppo. Il loro destino è più duro, se non nascono nei giorni di Pasqua o di Ramadam non hanno mercato e semplicemente scompaiono, la loro fine è sconosciuta (SIMVP Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva).



Bufalini

Maschi di pochi giorni, sia legalmente (macellati a 10 giorni) che illegalmente (affogati, soffocati, abbandonati, sepolti vivi, ecc.) trovano la morte perchè non servono, non producono latte e quindi niente mozzarella. Farli crescere e diventare "carne matura" costerebbe troppo all'allevatore perchè il mercato è ancora scarso e quindi devono morire.



Vitelli

30 milioni di maschi di pochi giorni delle mucche da latte dell’Unione europea, visto che non fanno latte, sono considerati una produzione collaterale. Solo 6 milioni di loro entrano nella produzione della carne gli altri vengono subito eliminati.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6048  controsessi vitelli
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5941 gassazione pulcini maschi
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5832 bufalini lasciati morire, in italiano



Buone pratiche

Il tema del surplus degli animali e la soppressione dei maschi è stato affrontato anche dalla Federazione dei Veterinari Europei (FVE) che nel novembre 2017 ha pubblicato un documento dal titolo "Killing unwanted offspring in farm animal production" (L'uccisione di prole indesiderata nell'allevamento di animali). Questo documento è entrato nell'agenda delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni europee e rappresenta una legge quadro dove non solo l'economia deve parlare ma anche l'etica. Ora servono i decreti delegati per applicarla.

In Gran Bretagna la recente cooperazione tra Compassion in World Farm (CIWF), la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA) e l’industria, attraverso una piattaforma dedicata agli allevatori di vitelli, ha consentito di allevare per la carne un maggior numero di vitelli da latte maschi e di ridurre notevolmente il numero di quelli che vengono uccisi alla nascita.

Per i vitelli e i bufalini sta andando bene il "seme sessato" che permette di sapere prima se nascerà un maschio o una femmina grazie alla differenza di DNA tra le cellule maschili e quelle femminili. Funziona per il 95% dei casi. Si tratta di una nuova tecnologia chiamata Sexcel presentata il 14 novembre 2017 a Cremona in occasione del convegno di Abs Italia. E' una tecnologia più "dolce" che non sottopone le cellule all'alta pressione, alle correnti elettriche e alle forze di taglio che vengono utilizzate negli altri sistemi. L’augurio è che, grazie a una maggiore promozione commerciale, venga adottata.

In USA la Uep, la più grande associazione di produttori di uova (80 miliardi all'anno) ha firmato un accordo con gli animalisti della Human League "per mettere termine con una storica decisione a una pratica barbarica". Saranno delle macchine a stabilire il sesso dentro le uova. Il “sessaggio” degli embrioni, che può essere fatto con tecniche diverse, appare un’opzione eticamente praticabile in quanto sostenuta da evidenze scientifiche che dimostrano un’attività neurale molto limitata o addirittura non cosciente prima della schiusa (Mellor e Diesch 2007).

Molti marchi, come Unilever colosso alimentare mondiale ci tengono a pubblicizzare i loro prodotti sottolineando che provengono da allevamenti dove nessun pulcino è stato ucciso.

In Europa è la Germania ad aver affrontato il problema rendendo illegale, per motivi etici, l'uccisione di pulcini. Il 20 gennaio 2017 il Ministro federale dell'agricoltura ha introdotto una nuova tecnologica meno cruenta per gli animali senza penalizzare gli allevatori. I ricercatori tedeschi hanno sviluppato infatti un sistema per determinare il sesso degli animali nelle uova. Il meccanismo si basa su un metodo rapido ed economico, sviluppato dal fisico indiano Chandrasekhara Venkata Raman, la spettroscopia di Raman.

In Austria il metodo per salvare i pulcini maschi è quello di allevare una razza a doppio uso che permetta la produttività sia per le uova sia per la carne.

In Italia i marchi Conad ed Esselunga non acquistano se non possono esporre in banco vendita carni da allevamento con attestato CReNBA o con il sistema animal welfare.

Il Friuli con la gestione “La bufala di Castello d’Aviano” alleva i bufalini maschi fino a 13 mesi.

In Olanda un team di ricercatori dell’Università di Leiden e della start up “In Ovo”, sostenuti dal Ministero degli Affari Economici e da quattro principali aziende olandesi che gestiscono incubatoi, ha individuato dei biomarcatori che permetterebbero di identificare il sesso dei pulcini.

In Germania viene valutata anche l’opzione sostenuta dal Ministero dell’Agricoltura dello sviluppo di linee genetiche di galline adatte a produzione di uova e di carne, cosiddette ambivalenti.



Proposte

Promuovere il sessaggio degli embrioni nell’uovo prima della schiusa e sul seme sessato nelle mucche da latte, nelle capre da latte e nelle bufale.

Obbligo di etichettatura sul tipo di allevamento.

Installazione di apparecchiature per la videosorveglianza.



MACELLAZIONI RITUALI (kosher e halal)

Parafrasando George Orwell: tutte le macellazioni sono uguali (orribili), ma alcune macellazioni sono più uguali (orribili) di altre.



Premessa

In Italia i musulmani sono oltre 2 milioni e gli ebrei circa 30.000.

Due leggi in Italia si contendono la visibilità, ovvero l'applicazione prioritaria: "libertà religiosa" e "benessere animale". Poichè la libertà religiosa concerne l'uomo mentre il benessere animale negli allevamenti, durante la macellazione riguarda gli animali, quale di queste leggi ha avuto la meglio? Ovvero è in vigore? La libertà religiosa anche se con il "sacrificio" degli animali che noi definiamo, in Europa, esseri senzienti. Senzienti sì, certo, perchè no: per sentire quell'immenso dolore provocato sul loro corpo dalle macellazioni rituali.

Le normative italiane ed europee prevedono obbligatoriamente lo stordimento dell'animale al momento della macellazione per evitarne il maltrattamento e, soprattutto, evitarne una morte lunga, dolorosissima e cosciente. La macellazione rituale ebraica "kosher" e musulmana "halal" che, salvo poche variazioni, si assomigliano, pretendono invece di sopprimere l'animale in stato di perfetta e totale coscienza con conseguenti lunghissimi e atroci, spasimi.

All'inizio del terzo millennio si può chiamare rito religioso la macellazione rituale di un animale che, nonostante i "compassionevoli" precetti religiosi, impone alla vittima un'atroce sofferenza? che sprofonda le sue radici in un antico passato quando si utilizzavano tecniche rudimentali per mancanza di conoscenze scientifiche?  Visto da un occidentale questo è sì un rito ma di crudeltà e se le religioni esistono per migliorare l'uomo questo rito lo peggiora perchè fa leva sul sacrificio con estremo dolore, di una creatura viva e innocente, presa con la forza, trattata con brutalità, uccisa con violenza. Chi compie un gesto simile non potrà mai provare compassione neppure per una persona umana, che sia fragile, debole, indifesa, sofferente, ma praticherà facilmente la violenza come ci insegna e testimonia  https://www.link-italia.net/italia/

Nelle convenzioni, direttive, leggi, decreti.., si ripete uno slogan: "evitare agli animali sofferenze inutili o non necessarie". Ma sono "inutili e non necessarie" per noi umani, per tacitare la nostra coscienza, ma per gli animali sono utilissime ad alimentare il loro strazio. Queste leggi prevedono, per l'uccisione degli animali di allevamento, lo stordimento preventivo onde eliminare le "sofferenze inutili" ma per ebrei e musulmani, in nome della "libertà religiosa" sono previste deroghe. Se vogliono mangiare carne devono seguire una particolare procedura che è equiparata a un rito religioso.

Quindi: o rispettare la legge sulla "libertà religiosa" o rispettare la legge sulla tutela del benessere degli animali vigente in Italia e in Europa. Cosa deve prevalere?
Non è semplice. In Italia, trattati, studi, dibattiti, proteste, denunce e valutazioni controverse, hanno finora lasciato via libera alla cosiddetta "libertà religiosa" oscurando l'enorme sofferenza praticata agli animali prima della morte.

Perfino il Comitato Nazionale per la Bioetica nel 2003 si era espresso a favore di questa pratica sostenendo il primato ontologico dell'essere umano su tutte le altre forme di vita dimenticando il biocentrismo che pretende di rivendicare il valore primordiale della vita e propone che tutti gli esseri viventi abbiano lo stesso diritto a esistere, a svilupparsi e a esprimersi con autonomia. D'altra parte la Teoria del Caos ci rende tutti interconnessi.



Chi sono gli animali

Gli animali macellati secondo i riti religiosi kosher e halal sono: buoi, capre, pecore, conigli...

L'art. 13 del Trattato di Lisbona sul funzionamento dell'Unione europea li dichiara esseri senzienti, ovvero  che provano sentimenti, emozioni, dolore fisico e psichico, paura, ansia, stress; la Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza, sottoscritta nel 2012 da un gruppo internazionale di eminenti scienziati alla presenza di Stephen Hawking, proclama che gli animali (tutti i mammiferi, gli uccelli, e persino il polpo un cefalopode)  sono coscienti e consapevoli allo stesso livello degli esseri umani. Non sono quindi prodotti, merci, cose.



Macellazione

La macellazione rituale è consentita solo nei circa 200 macelli autorizzati ma sono comuni i casi di macellazione "familiare", in giardini, garage, case. Pratica illegale e perseguibile secondo la legge. Solo in Piemonte, ogni anno vengono uccisi con il rito halal: 30.000 bovini, 23.000 conigli, 600 ovo-caprini.

Durante questi riti di macellazione, l'animale deve essere cosciente, girato su se stesso con un mezzo di contenimento meccanico, oppure disteso; viene operata la recisione della trachea ed esofago ma senza spezzare la colonna vertebrale e senza staccare la testa. In seguito avviene il dissanguamento dell'animale. Tutto con una sofferenza lunga e straziante prima che sopravvenga la morte.

Nel rito halal, l'animale viene orientato con il capo verso la Mecca e sottoposto al taglio dei grossi vasi del collo, dell'esofago e della trachea mediante l'impiego di un coltello a lama molto affilata. Il taglio non deve essere preceduto dallo stordimento dell'animale che deve essere cosciente e “trattato con rispetto”. Il coltello deve essere impugnato con la mano destra mentre la sinistra tiene ferma la testa dell'animale. Le zampe devono essere legate ad eccezione di una posteriore lasciata libera affinchè l'animale possa muoverla e scalciare per tranquillizzarsi. Oppure viene immobilizzato in una gabbia oppure appeso a testa in giù.

Da quando un animale secondo il rito kosher viene appeso, fino al primo affondo di lama, trascorrono quasi quattro minuti, mentre la iugulazione halal dei bovini impone 25 movimenti di coltello.



Esportazione di carne halal e kosher

Gli animali macellati secondo i riti religiosi vengono anche esportati (D.M. 11 giugno 1980), quindi l'Italia non si limita a conferire la libertà religiosa a cittadini del proprio territorio ma esporta carne di animali macellati con il rito kosher e halal in altri paesi contravvenendo alle leggi italiane sulla tutela degli animali (artt. 544 ter e 727 del C.P.). Ciò significa procurarsi un mercato della carne sulla pelle degli animali per attivare un commercio che non ha a che fare con la libertà religiosa ma con il guadagno illecito.



Considerazioni

1.  L'assurdità dei termini e la contraddizione negli scopi risalta. Queste religioni dichiarano il contrario di ciò che praticano, ovvero "che all'animale va riconosciuto un profondo rispetto, va trattato con estrema cura prima della macellazione, a lui non deve essere data alcuna sofferenza, sono esclusi atti finalizzati a maltrattarli, spaventarli o mettere in pratica azioni coercitive". La Torah dice: "...vanno trattati con rispetto e compassione...". Il Corano dice: "...è fatto divieto di alimentarsi di animali soffocati, uccisi a bastonate, morti accidentalmente, ammazzati a cornate...". E' compassione tagliare loro la gola da vivi e coscienti, dopo averli terrorizzati ingabbiandoli, legandoli, appendendoli, girando il coltello 25 volte nella gola?

2.   Lo stato italiano, laico e democratico, si è dato una Costituzione che all'art.8 recita: "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano".  In quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano... ma se in Italia vige lo stordimento, la macellazione rituale contravviene tale ordinamento? Anche perchè le deroghe si possono o non si possono concedere. Tant'è che vari stati vietano la macellazione rituale nonostante la Direttiva europea offra tali deroghe. E' possibilità e non obbligo.

3.   La libertà religiosa è prevista ma, la libertà di mangiare in un certo modo, un animale ucciso in un certo modo, non si configura come atto di culto ma come attività, pratiche di vita motivate da considerazioni religiose.  Si scrive nelle regole alimentari ebraiche: la macellazione rituale "è un atto educativo che deve far pensare, che deve insegnare, che comunque non deve far dimenticare la crudeltà dell'azione". Quindi per non far dimenticare la crudeltà dell'azione occorre immortalare l'azione di crudeltà.

4.   La relazione del Comitato Nazionale per la Bioetica del 19 settembre 2003 afferma che "tra tutte le forme di vita quella umana possiede un primato e che tale primato costituisce una giustificazione, peraltro non illimitata, della subordinazione all'uomo di ogni altro essere vivente". Concetto arcaico che non rispecchia affatto gli ultimi sviluppi filosofici e scientifici e neppure giuridici in quanto le leggi difendono il benessere degli animali (magari solo sulla carta). Inoltre scrive che le "macellazioni rituali sono compiute nel rispetto di precise regole di matrice religiosa accompagnate da atti (benedizioni, invocazioni...) che ne manifestano il carattere sacro". Il parere del C.N.B. è irrilevante non essendo tale comitato un ente normativo così come sono opinabili le precise regole di matrice religiosa individuali o di gruppo che non possono prevalere sulle norme di matrice legale, valide per tutti in uno Stato laico.

5.   Le tecniche di uccisione nella macellazione rituale risalgono a oltre 2000 anni fa e potrebbero essere sostituite con tecniche moderne alternative visto che, secondo quanto stabilivano la Torah e il Corano, le procedure di macellazione sono assenti da qualsiasi intento di crudeltà nei confronti degli animali e fin dalle origini hanno avuto di mira l'eliminazione di ogni loro sofferenza inutile. In realtà se la violenza è di per sè crudeltà, la crudeltà per l'animale esiste, c'è, e lui la soffre intensamente.



Video

·         https://www.animalequality.it/Blocco-Confini-Gadhimai/ macellazione rituale
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6069  macellazione rituale
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5266  id. c.s.



Buone pratiche

Nel 1985 la Lega Musulmana Mondiale in collaborazione con l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha ammesso che lo stordimento elettrico della vittima possa precedere la macellazione rituale e sia addirittura conforme alla raccomandazione del Profeta di non infliggere sofferenza agli animali.

Tra le stesse autorità religiose islamiche non pochi sono coloro che sostengono l'elettronarcosi o altri procedimenti che ritengono conformi alle prescrizioni della religione musulmana.

A Gerusalemme un gruppo di animalisti ha interrotto un rito religioso in occasione del digiuno del Kippur, rito che consiste nel far roteare un pollo sulla testa del fedele in modo che ne "assorba i peccati". Nello stesso mondo rabbinico il rito è oggetto di contrasti e molti chiedono la sostituzione con la semplice elemosina.

La Svizzera dal 2002 ha vietato la macellazione rituale pur dichiarando di riconoscere il diritto di cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei, scintoisti, induisti, musulmani di professare la loro fede. La Svizzera pretende anche che l'importazione di carne da paesi esteri avvenga solo se la macellazione degli animali è stata praticata conforme alla legge della stessa Svizzera (cioè con lo stordimento preventivo).

Hanno messo al bando la macellazione rituale: Belgio, Svezia, Norvegia, Olanda, Islanda, Slovenia, Danimarca, Liechtenstein, Nuova Zelanda, Polonia.

La Malesia, stato a prevalenza musulmana non pratica la macellazione rituale.

In Finlandia, stordimento e uccisione devono avvenire contemporaneamente.

in Austria, Estonia, Lettonia e Slovacchia è obbligatorio effettuare lo stordimento immediatamente dopo l'incisione.

In Gran Bretagna il 90% degli animali uccisi viene stordito e le comunità religiose lo accettano.

Al macello di Bolzano, grazie all'obiezione di coscienza opposta da alcuni medici veterinari, è ammesso lo stordimento di ovini e caprini.

Al civico macello di Torino, a seguito di varie denunce e prese di posizione dell'Ordine dei veterinari, le macellazioni rituali non vengono più effettuate.

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, a settembre 2017, si è fatta promotrice di una mozione per l'abolizione della macellazione rituale su tutto il territorio nazionale.

Dal 2013 il Sindacato italiano veterinari medicina pubblica sostiene la richiesta di abolizione della macellazione rituale.



Proposte

Divieto di effettuare macellazioni di animali secondo riti religiosi ebraici, musulmani o di altre religioni su tutto il territorio nazionale.



CAFFE' KOPI LUWAK

"L'uomo è l'unico animale che arrossisce, ma è l'unico ad averne bisogno"
 
Mark Twain

Sicuramente non tutti sanno che in Italia si vende un caffè chiamato Kopi Luwak. E' un caffè pregiato e quindi tra i più costosi al mondo.

Un caffè che nasconde una terribile verità. Chi lo beve dovrebbe inorridire. 

Non è solo una pianta a produrlo ma anche un animale: lo zibetto.



Chi è

Lo zibetto è' un piccolo mammifero carnivoro, originario del sud est asiatico. E' un animale selvatico, solitario, vive nei boschi e sugli alberi, si sposta di notte, si nutre di frutta, roditori, insetti, uova ma anche di bacche di caffè senza però digerirle. Assomiglia a un furetto, a un procione, a una mangusta e c'è chi lo vede simile a un gatto. Può raggiungere il mezzo metro di lunghezza e i tre chili di peso.

E' una specie minacciata dalla massiccia deforestazione.



Come vivono

Gli zibetti vengono catturati nella foresta, strappati alla loro vita selvatica, imprigionati in gabbie minuscole e sporche, a volte al buio, e sono alimentati forzatamente con chicchi di caffè che in natura costituiscono una parte minima della loro dieta onnivora.

Vengono così privati della libertà e degli spazi naturali, andando incontro necessariamente a malattie, autolesionismo, depressione e comportamenti nevrotici. Gli animali mordono le sbarre della gabbia, girano ripetutamente su se stessi, perdono la pelliccia, soffrono terribilmente.

«Gli animali impazziscono in gabbia, arrivano a perdere il pelo. Il pubblico deve sapere che decine di migliaia di zibetti sono tenuti così. Se lo sapessero lascerebbero perdere il caffè» spiega Chris Shepherd della ong Traffic South-East Asia.

Sono pochi quelli che sopravvivono alla prigionia e anche la maggior parte di quelli che vengono liberati dopo tre anni, a causa della debilitazione psicofisica, non riescono a sopravvivere alla vita selvaggia.

Sono decine di migliaia gli zibetti catturati in natura, costretti a subire maltrattamenti, a seguire un'alimentazione forzata fatta solo di chicchi di caffè, privati di tutto ciò che è essenziale a loro benessere compreso il movimento. Animali seviziati, "colpevoli" di conferire al caffè un sapore caramellato molto particolare. Per tale commercio gli zibetti rischiano l'estinzione.

Al momento non vi sono regolamenti in vigore per la tutela di questi animali e gli agricoltori spesso li alimentano a morte senza alcuna preoccupazione per le loro condizioni.



Caffè

Il caffè Kopi Luwak si ottiene utilizzando i semi di caffè defecato dagli zibetti. Quindi, il caffè più caro del mondo viene raccolto dalle feci di questi animali.

L’aroma è più dolce e ha un intenso retrogusto di cioccolato. Questa caratteristica deriva dal fatto che le bacche di caffè ancora fresche vengono mangiate dallo zibetto che non mastica i chicchi, ne digerisce solo la parte più esterna senza che subiscano radicali trasformazioni. Gli enzimi presenti nel tratto intestinale dell'animale distruggono proteine e sostanze del chicco riducendone il sapore amaro e conferendogli una fragranza del tutto particolare.  Una volta defecate, con il gusto decisamente “migliorato”, le bacche vengono raccolte, private dell’involucro esterno e infine tostate.

I primi utilizzatori di bacche semi digerite negli escrementi furono gli indigeni che si limitavano a raccogliere manualmente le deiezioni degli zibetti nei pressi delle piantagioni di caffè ma, nel momento in cui questo caffè è diventato un affare redditizio, Giappone, Stati Uniti, Europa hanno trovato un mercato fertile che si è tradotto nella cattura e successivo allevamento degli zibetti.

Almeno 50 tonnellate di caffè Kopi Luwak vengono ottenute con gli allevamenti intensivi. Questo caffè è ormai sfruttato commercialmente sul mercato globale. Si importa, si vende e si prepara anche in Italia.

Oggi, anche se a qualcuno può sembrare sorprendente e ad altri disgustoso, il caffè semi-digerito dallo zibetto è diventato una bevanda rara e preziosa che può costare fino a 1000 dollari al chilo e fino a 20 dollari a tazza.

Oltre ad una questione di gusto e di stomaco, c’è il problema riguardo la falsa etichettatura del prodotto. Sulle confezioni di caffè Kopi Luwak è apposta l’etichetta “wild-source” reclamizzante il metodo selvatico di produzione e raccolta del caffè. Di selvatico non c’è assolutamente nulla in tale produzione e lo stesso allevatore indonesiano ha rivelato all’investigatore PETA che in realtà sarebbe impossibile produrre il Kopi Luwack da zibetti selvatici, ma che l’azienda continua ugualmente ad etichettare come “100% wild-source” le confezioni di caffè prodotte da zibetti in gabbia.



Video



Buone pratiche

Le associazioni lottano per la liberazione di questi animali ed hanno ottenuto il parziale ritiro del Kopi Luwak dal mercato europeo tanto che nel 2013 la catena di magazzini inglesi Harrod's ne ha eliminata la presenza sui propri scaffali.

Un giovane biologo, Camille Delebecque, insieme a Sophie Deterre, scienziata alimentare esperta di aromi, dopo aver condotto alcuni esperimenti per tentare di produrre sinteticamente il KL cruelty free, ha dato vita alla società Afineur.

In Gran Bretagna catene di hotel a cinque stelle come i Four Seasons e i The Mandarin hanno eliminato il Kopi Luwak dai menù.

Da un paio d’anni l'imprenditore inglese Matthew Ross, ex-banchiere di Goldman Sachs, ha lanciato il Kopi Luwak ecosostenibile. Quello di Sijahtra, l’azienda di Ross con sede a Hong Kong, è prodotto solo con i chicchi degli zibetti liberi, che i contadini di Sumatra raccolgono uno alla volta nella foresta. Il caffè prodotto dalla Ross Kopi è in quantità davvero limitata ma garantisce la totale protezione e salvaguardia dello zibetto, oltre a lavoro e sostentamento per le famiglie che vivono e lavorano in una remota regione montuosa di Sumatra. Fa lo stesso la Bespoke, dell’ex-mercante di diamanti Richard Hardwick e dell’indonesiano Ade Makmursyah. Per assaggiare il loro Kopi Luwak “buono” si spendono 50.000 dollari al chilo, oppure 50 a tazzina.



Proposte

Il Kopy Luwak è venduto anche in Italia e la proposta è di proibirne l'importazione e il commercio come si fa per le pellicce di cane e gatto.



PESCI CROSTACEI MOLLUSCHI MARINI (pesca e acquacoltura)

"La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono". (Charles Darwin)

Secondo la FAO il settore dell’acquacoltura è quello che negli ultimi decenni ha fatto registrare la maggiore crescita. Questa produzione ha avuto anche impatti ambientali e sociali negativi, oltre a rischi di patologie e di maggiore mortalità nella popolazione ittica che ora si cerca di ridurre. Senza considerare che nel mondo ogni anno, nel saccheggio illegale di natura, la pesca vale dagli 11 ai 30 miliardi di dollari.

In Italia si consumano circa 1,5 milioni di tonnellate di pesci, crostacei e molluschi allevati, pescati e importati (fonte FAOSTAT 2015).

Nel 2015 l’acquacoltura europea ha raggiunto una produzione di 1.307 milioni di tonnellate.



Pesci

Se si contano a miliardi i mammiferi e gli uccelli uccisi ogni anno nel mondo, i pesci, ognuno di loro individuo, si contano a tonnellate. Sono quindi un numero incalcolabile. Gli animali più utilizzati sulla terra. Allevati o pescati, subiscono anche loro lo strazio della prigionia e della morte. Che non si sentano i loro lamenti, le loro grida, il loro dolore, dipende dalla differenza di linguaggio. Un italiano non capisce un cinese e un cinese non capisce un italiano. Ma li comprendiamo perchè sono conspecifici. Così noi, per incapacità di comprensione, non capiamo i pesci, organismi tanto diversi da noi ma pur sempre capaci di comunicare e, soprattutto, "soggetti di una vita".

Negli allevamenti quasi il 50% dei salmoni, il 40% dei molluschi e il 65% dei pesci d'acqua dolce trascorrono la maggior parte della loro vita in cattività.

Eppure anche i pesci, essendo appunto animali, dovrebbero rientrare nella tutela dell'Art.13 del Trattato di Lisbona.



Chi sono

I pesci hanno l'anatomia necessaria per provare sensazioni, sono consci delle risposte dolorose agli stimoli e capaci di provare prolungata sofferenza. La scienza ha confermato le capacità complesse dei pesci e quindi dobbiamo includere anche loro tra gli animali da tutelare.

Sono senzienti e intelligenti, sono in grado di utilizzare strumenti, costruire strutture molto complesse che richiedono capacità di pianificazione, cooperare socialmente e hanno coscienza di sé, prerogativa finora attribuita a pochissime specie più evolute.

Inoltre è stato documentato che i pesci provano sia emozioni positive che negative, soffrono lo stress, la paura, si aiutano nelle difficoltà e provano persino piacere nel gioco, si curano dei propri piccoli e sono in grado di cooperare fra specie diverse.

Hanno un’ottima memoria. Sono capaci di ricordarsi luoghi, labirinti e percorsi complessi anche a distanza di lungo tempo, meglio di molti altri animali. E' stato dimostrato che i pesci possiedono un sistema sviluppato di protezione dal dolore intenso che rilascia una sostanza simile agli oppiacei e che, diversamente, non avrebbe ragione di esistere.

Vari enti, come l’American Veterinary Medical Association hanno dichiarato: “Le tesi per cui le risposte del pesce al dolore fossero semplicemente riflessi, sono state confutate. La preponderanza delle prove accumulate sostiene la posizione secondo la quale ai pesci dovrebbero essere concesse le stesse considerazioni dei vertebrati terrestri per quanto riguarda il sollievo dal dolore“. La certezza scientifica, pubblicata sul Journal of Experimental Biology, contraddice quanto si è creduto finora: ossia che i loro movimenti fossero semplicemente dei riflessi automatici. Le tesi di Cartesio sono superate da secoli anche se, purtroppo, i comportamenti umani vi si adeguano ancora.



Come vivono e come muoiono

I pesci vengono allevati, pescati e abbattuti con metodi assolutamente disumani (oppure fin troppo umani?). L'Unione europea ha confermato che le attuali pratiche di allevamento comportano sofferenza agli animali. Preoccupazione espressa anche da Efsa (European Food Safety Authority) e Oie (World Organisation for Animal Health).

Nel mondo vengono abbattuti miliardi di pesci ogni anno, più di qualsiasi altra specie terrestre macellata per produrre il nostro cibo. Il pesce da acquacoltura ha raggiunto nel mondo 110,2 milioni di tonnellate; l'Asia nel suo complesso contribuisce per il 90% ed è il maggiore esportatore mondiale mentre l'Europa è il maggior importatore mondiale.

In Europa vengono allevati tra i 500-1700 milioni di pesci e ne vengono pescati tra i 68-100 miliardi ogni anno.

In Italia si allevano circa 30 specie per 185.000 tonnellate di pesci e altri animali marini ogni anno e se ne consumano circa 1,5 milioni di tonnellate (fonte FAOSTAT 2015). Siamo il terzo produttore europeo.



Acquacoltura

Con la riduzione delle popolazioni naturali di pesci, sono stati organizzati in acqua allevamenti intensivi che tengono in considerazione l'economia ma non il benessere degli esseri senzienti. Oggi più della metà dei pesci consumati (53%) proviene da allevamento.

L'acquacoltura viene presentata come una soluzione per il sovrasfruttamento delle risorse marine invece non fa altro che aggiungere pressione agli stock selvatici in quanto la maggior parte dei pesci richiesti dal mercato sono carnivori e per crescere hanno bisogno di altro pesce. Pesce pescato.

Una pratica insostenibile anche perché le fattorie di acquacoltura scaricano rifiuti pesticidi e altre sostanze chimiche direttamente nelle acque costiere distruggendo l'ecosistema locale mentre quelle localizzate nei recinti di acque libere distruggono gli habitat naturali sovraccaricandoli di rifiuti organici che possono formare enormi strati di fanghiglia verde sulla superficie dell'acqua.

I pesci vengono fatti nascere in aziende specializzate con una tipologia di allevamento che non differisce da quello degli animali terrestri. Viene anche utilizzata la luce artificiale che modifica il ciclo giorno notte per stimolare la riproduzione. I pesci riproduttori possono essere pescati in natura oppure nati nell'allevamento stesso. Le uova vengono raccolte dai pesci riproduttori tenendoli fuori dall'acqua premendo il corpo dell'animale ma, per alcuni pesci, la raccolta delle uova si può fare solo con operazione chirurgica

I pesci allevati vivono in condizioni di grande affollamento, con gravi limitazioni nell'espressione dei loro comportamenti naturali. Le alte densità creano problemi di salute, presenza di parassiti, ferite. Subiscono inoltre interventi fuori dall'acqua che creano grande stress: vaccinazioni, smistamento in base alla taglia, fecondazione.
Il tasso di mortalità è generalmente molto elevato. Come elevato è il bisogno di prodotti chimici e pesticidi, nonchè trattamenti preventivi o curativi per gli animali come gli antibiotici.

Prima di essere macellati i pesci vengono spesso privati del cibo per giorni o addirittura per settimane allo scopo di ridurre la contaminazione dell'acqua durante il trasporto.

Le investigazioni hanno scoperto allevamenti con milioni di pesci rinchiusi in gabbia, manipolati e trasportati senza la minima cura:

·         animali lanciati e trattati come fossero oggetti;
·      pesci stipati in contenitori pieni di ghiaccio che si riempiono di sangue mentre gli animali muoiono lentamente di asfissia;
·         pesci uccisi a bastonate decine di minuti dopo che sono stati prelevati dall’acqua;
·         animali ancora vivi e sottoposti a legamento con spago e altre pratiche dolorose;
·         vasche sovraffollate e piene di alghe, con conseguente carenza di ossigeno;
·         pesci lanciati su camion per il trasporto a grande velocità attraverso un tubo.

Anche gli uccelli marini che si alimentano di pesci vengono uccisi. Per allontanarli dalle vasche dell'acquacoltura piuttosto che utilizzare misure incruente come coprire gli specchi d'acqua con le reti gli allevatori preferiscono uccidere. Fosse comuni con centinaia di cadaveri di uccelli sono state individuate dalla National Audobon Society.



Pesca

Inseguiti fino allo sfinimento, i pesci vengono strappati al loro ambiente con le reti a strascico che intrappolano centinaia di migliaia di esemplari (in particolare al largo della Sardegna).

Issati a bordo, lasciati agonizzare per ore sul ponte della nave prima che gli operatori abbiano fatto la selezione gettando in mare come rifiuti le specie invendibili ormai morte, e di uccidere i restanti. Pesci con gli organi interni che fuoriescono dalla bocca a causa dello sbalzo di pressione; pesci lasciati boccheggiare fino a morire per soffocamento dopo 55-250 minuti di agonia; pesci morti schiacciati nella rete a causa del peso dei loro simili; pesci morti per la repentina variazione di pressione; pesci congelati ancora vivi; pesci sventrati vivi che moriranno dopo un'agonia di 25-65 minuti. Pesci a cui vengono tagliate le arcate branchiali e lasciati sanguinare fino alla morte in preda a convulsioni. Le anguille vengono abbattute con l'immersione in bagni di sale e ammoniaca che produce una lunga agonia. Tutte procedure legali. Le carpe vengono uccise per decapitazione metodo che provoca dolore e non segue le linee guida dell'OIE.

Inoltre, non solo pesci per 'alimentazione umana vengono pescati ma si calcola che, nel 2015, le reti a strascico abbiano pescato nel Mediterraneo circa 14.065 tonnellate di squali e razze (ma anche tartarughe, delfini, balene e perfino uccelli). Il nostro mare quindi, secondo il progetto SafeSharks del WWF, è considerato il luogo più pericoloso al mondo per questi animali senza considerare l'esercizio abusivo della pesca con la cattura di pesce allo stato giovanile, pesca in aree e tempi vietati, utilizzo di attrezzi di pesca modificati.

La pesca a strascico sta spazzando dagli oceani la vita marina; 13 tra le 17 maggiori zone di pesca mondiali sono impoverite, le restanti 4 sono sovra sfruttate e se si continua a pescare nel modo in cui è stato fatto finora, i sistemi non avranno la possibilità e il tempo di rigenerarsi perciò entro il 2048 i nostri oceani saranno deserti.

Infatti, secondo uno studio della New Economic Foundation che mette in relazione il consumo di pesce dei paesi europei con la capacità di pesca delle acque territoriali corrispondenti e secondo il progetto Fish Forward dell'UE, il 9 luglio 2018 si è raggiunto il "fish dependence day dell'Unione Europea" ovvero il giorno in cui le scorte domestiche di pesce sarebbero già esaurite e che si fa affidamento alle risorse extra UE per quasi la metà del pesce che si consuma. Per l'Italia la situazione è anche peggiore poichè il giorno fatidico si è raggiunto il 6 aprile 2018 nonostante il nostro paese abbia più acque territoriali degli altri paesi europei.

Non soltanto. Nel processo di macellazione di miliardi di animali marini i pescherecci scaricano negli oceani anche:

·         450.000 contenitori di plastica
·         25 milioni di chili di materiale plastico per imballaggi
·         150 milioni i chili di reti da pesca di plastica

Infine, ultimo tra gli abusi, bande criminali ed ecomafie compiono un vero e proprio “bracconaggio ittico” nelle acque dolci di fiumi e laghi, perpetrato con esplosivi, scariche elettriche e reti a tramaglio (pareti di rete).



Trasporto

Anche il passaggio dall'ambiente in cui i pesci vivono al mezzo di trasporto, è una ulteriore sofferenza per gli animali. Vengono aspirati con pompe dalla vasca e gettati nei container. Questo avviene ad alta velocità e i pesci in molti casi vengono lanciati da distanza con un passaggio fuori dall'acqua provocando ulteriori ferite e dolori.

Il trasporto avviene sia per trasferire i pesci piccoli in allevamenti da ingrasso che per trasferire gli adulti verso lo stabilimento di uccisione e lavorazione. Può avvenire sia via terra in cassoni che via mare in traghetti con sistemi chiusi ma è comunque fonte di stress perchè cambia la densità degli animali nell'acqua e, soprattutto, perchè nell'acqua aumentano in modo considerevole il biossido di carbonio e l'ammoniaca.



Salmoni

Secondo la rivista Science un allevamento di salmoni di un ettaro produce una quantità di rifiuti paragonabile a quella di una città di 10.000 persone. Il 69% dei salmoni proviene da allevamenti e il 31% è rappresentato da salmoni selvaggi pescati all'amo.

Negli allevamenti di salmoni vengono fatte sviluppare le uova e poi, a circa 12-18 mesi di età i giovani salmoni vengono trasferiti in gabbie galleggianti (una grande gabbia può contenere 90.000 esemplari) in mezzo al mare oppure in vasche vicino alla costa. Il grande affollamento provoca danni alla testa ed alle pinne dei pesci, li rende per il 50% sordi a causa dei tassi di crescita vertiginosi. Raggiungono dimensioni impensabili in natura e spesso vengono colorati artificialmente.

La sordità dei salmoni preoccupa gli scienziati dell'Università di Melbourne che hanno pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Journal of Experimental Biology, in quanto questi pesci vengono allevati anche per il ripopolamento in mare aperto e la sordità ha pesanti ripercussioni in quanto impedisce ai salmoni di percepire il pericolo avviandoli a morte certa.

Poichè i salmoni sono predatori, per ogni kg di salmone allevato c'è bisogno di 5 kg di pesci pescati per cui un solo salmone richiede la morte di centinaia di pesci selvatici.  Inoltre i reflui degli allevamenti non vengono mai lavati, si lasciano semplicemente cadere attraverso le reti cosicché i salmoni nuotano in una zuppa di migliaia di tonnellate di muco ed escrementi con la diffusione in mare di agenti patogeni compresi i pidocchi con cadute devastanti sulle popolazioni selvatiche.  Bastano 11 pidocchi per causare la morte di un giovane salmone e far decrescere in modo significativo le popolazioni selvatiche (studio del Norwegian Institute for Nature Research).

L'acquacoltura stravolge il comportamento naturale dei salmoni che effettuerebbero una graduale migrazione dall'acqua dolce all'acqua di mare cosa che non è loro concessa nelle gabbie di allevamento dove il violento cambio di habitat provoca la morte traumatica di quasi il 50% degli esemplari.

Il salmone pescato nel Pacifico, nonostante abbia una bassa concentrazione di mercurio, ha alti livelli di isotopi radioattivi.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=wk3m7vDjWcQ  salmoni



Tonni

Il tonno in scatola è la conserva ittica più venduta al mondo ma ben pochi consumatori sanno cosa si nasconde dietro le scatolette.

Ben 4,8 milioni di tonnellate di tonno sono state catturate nel 2014 a livello mondiale e, secondo Greenpeace, con pratiche di pesca che stanno svuotando gli oceani e uccidono animali marini tra cui squali, delfini e tartarughe.

Il tonno rosso è un grande pelagico, che può raggiungere 3 metri di lunghezza ed un peso corporeo superiore ai 500 kg. Si tratta di un animale piuttosto sensibile ai cambiamenti di salinità dell’acqua e preferisce vivere in acque temperate e sub-tropicali. Come il salmone è un predatore e si alimenta di pesci.

Il tonno può vivere fino a 20 anni ma la maturità sessuale viene raggiunta soltanto al terzo o al quarto anno di età, quando gli esemplari raggiungono dimensioni di 90-95 cm ed un peso che generalmente oscilla tra i 12 ed i 15 Kg. L’habitat naturale di questa specie è l’Oceano Atlantico ma a partire dalla stagione primaverile, i soggetti maturi iniziano a migrare verso acque più calde. Il tonno è infatti un potente nuotatore, capace di percorrere molte miglia marine nell’arco di una sola giornata e quindi di effettuare lunghe migrazioni verso le zone nelle quali si riproduce (Mar Mediterraneo e Golfo del Messico).

Il mantenimento in cattività può essere di due tipi: a breve termine, definito di finissaggio o affinamento, che ha una durata di 7-8 mesi; a lungo termine, che ha una durata di circa 20 mesi. Durante la fase di ingrasso gli animali vengono alimentati con pesce di basso valore commerciale.

Anche per i tonni pescati la sorte è crudele. Le investigazioni effettuate hanno mostrato la mattanza di migliaia di tonni rossi in Sardegna. Attirati in trappole e strappati al loro habitat naturale con enormi ami affilati, i pesci si dimenano moltissimo mentre vengono appesi in aria. Per il dolore atroce e il forte stress muoiono lentamente soffocati. Vengono anche accoltellati.

Quando vengono issati sulla barca i tonni vengono colpiti con bastoni acuminati chiamati pickers per selezionarli da altri pesci come i merluzzi. Successivamente la gola e il ventre dei pesci vengono aperti. I tonni vengono pescati anche per mezzo di arpioni e di palamiti con centinaia di ami innescati srotolati dalle navi.

Il tonno, vivendo molti anni, ha il tempo di accumulare un'alta concentrazione di mercurio, secondo soltanto al pesce spada e il tonno pinne blu è il più rischioso di tutti.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5149  pesca di tonni
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=3649 pesca al tonno
·         https://www.youtube.com/watch?v=7lg02isKRdc  La mattanza dei tonni
·         http://www.lamattanzadeitonni.org/ la mattanza dei tonni
·         https://www.youtube.com/watch?v=6YEfpHFtBFk  pesca del tonno in Sardegna
·         https://www.youtube.com/watch?v=OCZ97aWzSo8   pesca al tonno dalla barca
·         https://www.youtube.com/watch?v=PxiRAtHbOEY il dolore del tonno
·         https://www.youtube.com/watch?v=zpHxbC_adqM  impianto di allevamento tonni
·         http://lamattanzadeitonni.org/video-mattanza-tonni.php mattanza dei tonni
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=3455 la pesca del tonno
·         https://www.youtube.com/watch?v=7lg02isKRdc pesca del tonno

 

Il pesce spada

https://www.youtube.com/watch?v=dt565QYp6qg Modugno

Diffuso nelle zone tropicali, subtropicali e temperate, il pesce spada si presenta spesso in grosse dimensioni. E' un pesce definito predatore oltre che migratore.

Nel Mediterraneo è stato sovra sfruttato negli ultimi 30 anni la sua presenza risulta inferiore dell'88% rispetto ai livelli considerati sostenibili. La sua carne contiene inoltre la più alta concentrazione di mercurio fra tutti i pesci.

Si nutre spesso di tonni, barracuda, pesce azzurro, pesci volanti. In primavera, è solito migrare verso la Calabria. In estate poi cambia rotta, avvicinandosi e costeggiando lo stretto della Sicilia.

Il metodo più comune per pescare il pesce spada è il palamito o palangaro (una lenza lunga cui sono fissate lenze più corte che terminano con ami cui si agganciano le esche) che catturano anche molte specie minacciate o in pericolo come gli squali, gli uccelli marini e le tartarughe. Anche in questo caso mancano regolamenti nazionali e internazionali.

Viene catturato da ipertecnologici pescherecci nell'Oceano Pacifico.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=RfVwLpd3mzc pesca del pesce spada
·         https://youmedia.fanpage.it/video/ag/WfyZjOSwUlslksqR  le truffe nella vendita del pesce spada



I molluschi marini

Dopo gli insetti, i molluschi sono gli invertebrati con il maggior numero di specie (circa 50.000). Sono animali marini, di acqua dolce e terrestri.

All’ultimo, fra gli ultimi gradini della considerazione che l’uomo ha degli animali, stanno i molluschi. Piccoli organismi che vivono al riparo dentro un guscio chiamato conchiglia. Vengono anche chiamati "frutti di mare" come si trattasse di vegetali quindi il perfetto alimento senza implicazioni etiche. Nulla di tutto questo è vero. Questi animali rispondono volontariamente agli stimoli, sfuggono ai predatori immergendosi nella sabbia e si spostano con intenzionalità.

La pesca industriale di questi animali viene svolta da pescherecci particolari dotati di una sorta di rete rigida che raschia il fondale sabbioso soffiando contemporaneamente acqua a pressione per smuovere la sabbia. Gli animali restano intrappolati e vengono tratti a bordo, la sabbia scivola tra le maglie della grata. La loro fine è sempre atroce. Bolliti vivi o congelati. È abitudine comune lasciare alcuni tipi di molluschi una notte in acqua salata per far loro credere di essere nuovamente al sicuro nel mare e farli così uscire dal guscio. Solo quando si sono schiusi o si sono affacciati dalla loro conchiglia vengono bolliti o congelati.



Chi sono

I molluschi marini più usati nell'alimentazione sono: polpi, seppie, calamari, ostriche, cozze, vongole. Alcuni sono erbivori altri onnivori.

Alcuni hanno il corpo protetto da una conchiglia nella quale si nascondono quando avvertono un pericolo, altri, come il polpo, ne sono privi.



Il polpo

Il fatto che un'opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Infatti, a causa della stupidità della maggioranza degli uomini, è molto più probabile che un giudizio diffuso sia sciocco piuttosto che ragionevole.
Bertrand Russell, filosofo e matematico.

Il polpo è un mollusco della classe dei cefalopodi. Si serve dei tentacoli per catturare le prede. Ha un sistema nervoso molto sviluppato e occhi che permettono un'ottima visione simili ai nostri: è capace di mettere a fuoco e vede nitidamente i colori.

E' tra gli animali acquatici più barbaramente sfruttato dall'uomo eppure la Dichiarazione di Cambridge, sottoscritta dai massimi scienziati mondiali, lo annovera tra gli animali "con coscienza" alla stregua dei mammiferi e degli uccelli.

Gli scienziati concordano nell'affermare che i polpi siano tra gli animali marini più evoluti: sono coscienti di sè e di ciò che li circonda, provano sofferenza e dolore esattamente come gli animali vertebrati e, in oltre 270 milioni di anni di evoluzione, hanno sviluppato una biologia unica insieme ad abilità straordinarie:

·    sono capaci di compiere con ognuno dei loro 8 tentacoli altrettante attività diverse contemporaneamente, oltre che di auto rigenerarsi: questi animali, infatti, possono scegliere di perdere un tentacolo in caso di pericolo, per sfuggire ai predatori.
·     usano strumenti e risolvono problemi complessi, sanno orientarsi in un labirinto o aprire contenitori, anche quelli con chiusura “a prova di bambino”, ricordando le soluzioni e dimostrando un’ottima memoria.
·         riescono a mimetizzarsi in modo singolare
·         possono modificare alcune funzioni fisiologiche al bisogno
·         giocano, caratteristica limitata a poche specie intelligenti

La loro intelligenza è stata paragonata a quella dei cani.



Pesca

Vengono pescati e uccisi con metodi crudeli senza nessuna regolamentazione e sono una delle specie meno tutelate dalle leggi: si possono uccidere con un morso, con una coltellata, si possono lasciar agonizzare.

La pesca del polpo è molto diffusa nei mari italiani.  Milioni di polpi sono uccisi in modo cruento, sia dalla pesca industriale che dalla piccola pesca, per diventare un cibo che viene consumato per gusto, tradizione o semplicemente per provare un piatto tipico.

Sono catturati dai pescherecci con reti a strascico e la loro carne viene poi venduta prevalentemente congelata. Oltre 3.000 tonnellate di polpi sono pescati in Italia, principalmente in Sardegna.

Il polpo viene pescato anche con un’esca chiamata “polpara”, che può essere utilizzata assieme a granchi e pesci, usati come cibo per attrarlo e a loro volta vittime della pesca.

Un altro modo per catturare i polpi è tramite i tramagli (reti da posta flottanti). Centinaia di metri di reti calate a pochi chilometri dalla costa dove gli animali rimangono impigliati.

Non appena viene catturato tenta di fuggire, non sono rari episodi di polpi che sono riusciti a scappare dall’imbarcazione.

Successivamente i pescatori uccidono i polpi lacerandogli il cervello con un coltello o con un morso, metodi improvvisati che non sempre garantiscono una morte istantanea.

Quando le barche giungono a terra il polpo viene lanciato ripetutamente a terra e sbattuto con un apposito legno. Un procedimento che ha lo scopo di ammorbidire la carne prima che sia consumata. 



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6175  pesca dei polpi
·         https://www.essereanimali.org/pesca-dei-polpi  la pesca dei polpi una tradizione violenta
·         https://www.essereanimali.org/cosa-facciamo/investigazioni/  la pesca dei polpi
·         https://www.youtube.com/watch?v=tNnZcy6vU0M  pesca di polpi



Crostacei

I crostacei sono sempre più presenti sulle tavole dei consumatori, ma la gente non sa che sono anche in cima alla classifica delle emissioni di anidride carbonica. Il loro consumo andrebbe considerato anche da questo punto di vista (studio pubblicato su Nature Climate Change https://www.nature.com/articles/s41558-018-0117-x )



Chi sono

Sono animali invertebrati che abitano nelle profondità dei mari, ma popolano anche fiumi e laghi. I più comuni e conosciuti sono granchi, gamberi, aragoste, astici...

Le aragoste sono animali solitari, abituati a grandi spazi, trovandosi prigioniere in cisterne possono soffrire di stress associato a confinamento, bassi livelli di ossigeno e affollamento. Diventano perciò aggressive.

Gli astici sono maggiormente diffusi nell’Oceano Atlantico ma anche nel mar Mediterraneo. Attualmente vengono pescate circa 2.000 tonnellate di astici all’anno.



Come vivono e come muoiono

Sono tanti gli animali considerati ultimi fra gli ultimi e, nella categoria (come i controsessi, i pesci, i molluschi...), rientrano anche i crostacei che subiscono delle vere e proprie sevizie.

Le crudeli tecniche di pesca di questi animali e le conseguenze ecologiche di tali pratiche sono poco conosciute e diffuse rispetto a quelle degli allevamenti di mammiferi e uccelli.

I crostacei, oltre che pescati, sono allevati in acque dolci, salate o lagunari, in ambiente naturale o in allevamenti in vasca, in "recinti" in mare aperto (allevamento con gabbie a mare) ma allevati anche sulla terraferma in grandi vasche di cemento. Soprattutto in colture intensive.

Il ciclo produttivo inizia con l’immissione in appositi spazi, vicino alla costa, di esemplari giovani provenienti da centri di riproduzione oppure raccolti in natura.

L’acquacoltura è una delle attività di produzione alimentare a più alto tasso di crescita per via del superamento dei limiti sostenibili della cattura in mare e per la salvaguardia dell'ambiente marino. La maggior parte dei prodotti venduti in Italia deriva da acquacoltura intensiva.

Nell'acquacoltura intensiva gli animali vengono assiduamente alimentati con cibo di tipo artificiale, con formule adatte alle varie specie.

Non esistono norme europee e nazionali che regolino la vita e la morte di questi animali.

In Italia su 110 capoluoghi meno della metà (46) hanno emanato regolamenti sul benessere dei crostacei e fra questi solo 11 contengono norme specifiche sulle condizioni di mantenimento di astici e aragoste a scopo alimentare.



Vivi su letto di ghiaccio

Vengono venduti vivi nelle pescherie o nei ristoranti conservati su letto di ghiaccio, gli astici con le chele legate subiscono atrofia muscolare e inibizione dell'alimentazione naturale.

La sentenza n.30177 del gennaio 2017 della  Corte di Cassazione, ultimo grado di giudizio, ha  condannato un ristoratore di Firenze per la detenzione su ghiaccio dei crostacei in quanto produttiva di grande sofferenza. Una sentenza che tiene conto del parere del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere degli Animali del Ministero della Salute https://www.izsler.it/izs_bs/allegati/2250/ASTICIVIVI.pdf .

Questa sentenza dà un orientamento al Parlamento che dovrà emanare una norma di chiaro divieto poiché questo tipo di esposizione degli animali, aldilà delle valutazioni etiche, come dice la Corte: ‘è incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze’.

Tali gravi sofferenze si fondano ormai su dati scientifici inconfutabili: i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento. Pertanto la detenzione di tali animali vivi a temperature prossime allo zero e con le chele legate configura un reato.

Il documento tecnico scientifico del Ministero della Salute afferma infatti che “Il posizionamento degli animali sul ghiaccio, anche se avvolti in sacchetti a tenuta, è assolutamente inappropriato sia come metodo anestetico che come metodi di stoccaggio, in quanto il contatto diretto con il ghiaccio determina asimmetria della perfrigerazione, sbalzo improvviso di temperatura, shock ipoosmotico da acqua di scioglimento o da condensa, ipossia e stress anaerobico”. A proposito di esposizione alla luce diretta e intensa, come spesso succede, il parere medico scientifico parla di “condizione generatrice di stress che riduce inoltre i tassi di sopravvivenza”. Per ciò che riguarda la legatura prolungata delle chele afferma che: “determina atrofia muscolare e inibizione dell’alimentazione se naturale e causa la ben più importante interferenza con i comportamenti di minaccia/difesa, l’applicazione della banda in animali freschi di muta può distorcere e indebolire le chele”.

La sentenza della Corte di Cassazione “fa giurisprudenza” ovvero gli altri giudici dovrebbero orientarsi di conseguenza e tenere conto del principio fissato dalla Suprema Corte.



Bolliti vivi

Vengono cucinati, come i molluschi, in un modo che sarebbe vietatissimo per qualunque altro animale: gettati ancora vivi nell'acqua bollente. Emettono urla strazianti e muoiono in una lenta agonia mentre cercano disperatamente di uscire dalla pentola.

Da secoli è stato il rito culinario più orribile, la tortura indicibile prima della finale sublimazione a tavola. Vittima l’aragosta.

Ci sono studi che affermano la raffinatezza del sistema nervoso dei crostacei, paragonabile a quello dei mammiferi. Gli zoologi Tom Abrams, Michael Kuba, Gordon Gunter e Jaren G. Horsley sono concordi nel sostenere che la percezione del dolore dei crostacei esiste ed è sviluppata. Il dimenarsi delle aragoste bollite vive ne sarebbe una prova, un comportamento che evidenzierebbe spasimi e versi dovuti al dolore e non semplici riflessi automatici. Questi studiosi affermano che la sofferenza che sopportano gli animali bolliti vivi sia inenarrabile e che i lamenti per il dolore patito siano inascoltabili.

Quindi, quando vengono immerse ancora vive nell’acqua bollente le aragoste soffrono, così come fanno i granchi e gli altri crostacei. La scoperta, pubblicata sul Journal of Experimental Biology, contraddice quanto si è creduto finora, ossia che i loro movimenti fossero semplicemente dei riflessi automatici. A dimostrare che, proprio come i mammiferi, i crostacei possono provare ed esprimere un’autentica sofferenza è ancora un esperimento condotto dai biologi Elwood e Barry Magee, dell’irlandese Queen’s School of Biological Sciences. Il risultato è la conferma definitiva di quanto gli stessi ricercatori avevano osservato in passato studiando gamberi e paguri.

L’esperimento è stato condotto su decine di granchi comuni che, sottoposti ad una piccola scossa elettrica, hanno cercato di evitare la seconda nascondendosi: per gli autori della ricerca è un comportamento che smentisce decisamente quanto si è creduto finora, ossia che i crostacei non provassero dolore. I ricercatori non hanno dubbi in proposito: “L’esperimento – spiega Elwood – è stato progettato in modo da poter distinguere chiaramente le reazioni dovute al dolore da quelle generate da un movimento riflesso chiamato nocicezione”. Quest’ultima è una reazione generata dalle terminazioni nervose periferiche. Mentre la prima è una reazione consapevole, la seconda è una sorta di automatismo. I ricercatori sono convinti che la loro scoperta non potrà non avere conseguenze sul modo in cui aziende alimentari e chef trattano granchi, gamberi e aragoste. E gli chef attendono adesso ulteriori indicazioni dal mondo della ricerca.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=bf-NffRJjNk allevamento crostacei
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5758 astice bollito vivo



Approfondimenti

·         https://www.essereanimali.org/wp-content/uploads/2018/10/Report-indagine-allevamenti-intensivi-pesci_essereanimali.pdf



Video

·         https://www.essereanimali.org/cosa-facciamo/investigazioni/  allevamento di pesci
·         https://www.youtube.com/watch?v=oGsC1bsz9jM la pesca dei pesci
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=2206  gara di pesca
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=3237  spellati vivi
·         https://campaigns.animalequality.it/agonia-pesci-italiani/  agonia dei pesci italiani
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=4974 pesca degli squali
·         https://www.instagram.com/p/BpHVMg2HZDk/  allevamento pesci
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=3987  pesca bracconaggio
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5972  non servono orecchie per sentire il loro dolore
·         https://www.instagram.com/p/BlA0JSdHZfr/  non ci saranno più pesci
·         https://www.instagram.com/p/BpPFBldH_8l/  pesci come spazzatura
·         https://www.instagram.com/p/BlA0JSdHZfr/  non ci saranno più pesci
·         https://www.instagram.com/p/BpHVMg2HZDk/  allevamento pesci
·         https://www.essereanimali.org/wp-content/uploads/2018/10/Report-indagine-allevamenti-intensivi-pesci_essereanimali.pdf  report stampato dell'indagine sui pesci di essere animali
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=3474 pesca con le reti
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=2206 gara di pesca
·         https://www.essereanimali.org/cosa-facciamo/investigazioni/  allevamenti intensivi di pesci
·         https://www.youtube.com/watch?v=-MXzQ_YyUvI  la lenta agonia dei pesci



Buone pratiche

Tutti i pesci della filiera a marchio Coop sono allevati senza l'uso di antibiotici negli ultimi sei mesi per rispettare l'allarme lanciato dall'O.M.S. secondo cui nel 2050 l'antibiotico resistenza potrebbe essere la prima causa di morte al mondo. Insieme a un primo nucleo di fornitori la COOP lancia la campagna "Alleviamo la salute". Gli impianti scelti sono prevalentemente in Italia, di grandi dimensioni e a minore densità dove i pesci hanno più spazio per nuotare e sviluppare la muscolatura, alimentati senza Ogm nè coloranti artificiali (per il salmone), senza anabolizzanti e ormoni, con metodi di raccolta che limitino lo stress degli animali.

Il sito Truththeory.com ha elencato i 6 pesci da non mangiare:

1.      Pesce spada: con 0.976 ppm (parti per milione), ha la più alta concentrazione di mercurio.
2.      Tonno: in quanto a concentrazione di mercurio è secondo, dopo il pesce spada, con 0.639 ppm.
3.      Salmone: nonostante abbia una bassa concentrazione di mercurio, molti scienziati si son chiesti se non si debba vietare del tutto il consumo di salmone proveniente dal Pacifico, a causa degli alti livelli di isotopi radioattivi.
4.      Pesce piatto (sogliola e platessa): c'è un altissimo rischio di contaminazione e la pesca di questi esemplari non è sostenibile nel lungo termine secondo il Food and Water Watch.
5.      Sgombro: nonostante possa portare benefici alla salute per il magnesio in esso contenuto, ha un'alta concentrazione di mercurio, 0.454 ppm.

Nel 2009 la Commissione europea si è espressa ammettendo che "c'è adesso sufficiente prova scientifica a indicare che i pesci sono esseri senzienti e che provano dolore e sofferenza". Nel novembre 2017 la stessa Commissione europea ha pubblicato un atteso report "Welfare of farmed Fish: Common practices during transport and at alughter". Secondo questo rapporto per ridurre la sofferenza degli animali occorre un investimento nelle pratiche di stordimento elettrico.

Nel 2003 la ricerca di Victoria Braithwaite pubblicata da importanti riviste scientifiche ha creato un enorme cambio di percezione nella comunità scientifica e, insieme ad altre, ha dimostrato come anche i pesci sono senzienti, capaci di provare prolungata sofferenza. Diventa quindi inammissibile che miliardi di pesci siano trattati alla stregua di oggetti e uccisi con agonie interminabili.Il metodo di stordimento consigliato dall'OIE come l'unico che garantisce ai pesci sia di non essere esposti fuori dall'acqua che uno stordimento rapido e preciso, è quello elettrico. Gli storditori possono essere installati sia nelle barche che nelle gabbie in mare.

Per limitare l'uso di antibiotici, il Cirad (Centre de coopération internationale en recherche agronomique) sta sperimentando, con altri partner scientifici, l'applicazione della fitoterapia nell'acquacoltura con l'utilizzo di piante medicinali che rafforzano il sistema immunitario dei pesci con un maggior tasso di sopravvivenza.

Grazie alla campagna di Greenpeace alcune aziende italiane si sono impegnate a utilizzare nelle loro scatolette solo tonno pescato in modo sostenibile.

Gli scienziati hanno lanciato l'appello per "un piano urgente e immediato per recuperare il pesce spada e assicurarne il futuro nel Mediterraneo e l'unico sistema per raggiungere l'obiettivo è la chiusura totale della pesca al pesce spada".

La Nuova Zelanda per prima, dal 1999, vieta la bollitura dei crostacei vivi.

In Italia la città di Reggio Emilia vieta la bollitura dei crostacei vivi.

La Svizzera ha emanato una legge per cui dal marzo 2018 i crostacei dovranno essere storditi prima di venire uccisi e non sarà quindi più consentito immergerli vivi nell'acqua bollente. Inoltre dovranno essere mantenuti vivi in acqua, senza la legatura delle chele e non potranno essere trasportati vivi sul ghiaccio ma solo in vasche di acqua di mare.

Anche se tutti gli studiosi non sono concordi per la sofferenza dei crostacei, nel dubbio, Robert Elwood della Queen's University di Belfast suggerisce che la cosa migliore è evitare il rischio di torturarli.

E' stato creato un tavolo di lavoro per stabilire un riferimento chiaro in grado di tutelare il benessere di astici e aragoste e la sicurezza alimentare a cui hanno aderito la Società italiana di medicina veterinaria preventiva ed Eurofishmarket.

La Corte di Cassazione che ha emesso la sentenza n.30177/2017 condannando il ristoratore che teneva i crostacei su ghiaccio con le chele legate, ha ammesso che esistono degli "accorgimenti più complessi ed economicamente più gravosi" per tenere questi animali "in modo più consono alle loro caratteristiche naturali" come gli acquari con temperature adatte già utilizzati.

Anche vari cuochi, tra cui il vincitore di Masterchef 3 Federico Ferrero, medico nutrizionista, ha spiegato che le alternative esistono e non influiscono sul gusto. Della stessa opinione è anche lo chef Stefano Barbato.

Anche pescatori con una vita a gettare reti nel mar Tirreno dichiarano: “Ne ho cucinate tante di aragoste e dire che poverette non sentivano dolore mi sembra uno sproposito. Comunque il problema dal mio punto di vista e di quello di tanti colleghi, il problema non esiste più da anni. Il motivo? Semplice, non pesco aragoste dal 1986, non le trovo più. Le reti a strascico con le catene, un tipo di pesca proibita ma che in tanti continuano a praticare, ha distrutto il loro habitat e sul Tirreno sono quasi scomparse. Adesso non soffrono più”.

In Italia su 110 capoluoghi meno della metà (46) hanno emanato regolamenti sul benessere dei crostacei e fra questi solo 11 contengono norme specifiche sulle condizioni di trattamento.



Proposte

Prevedere una etichettatura nazionale riconoscibile sul tipo di allevamento e produzione per pesci, crostacei e molluschi.

Promuovere linee guida per l'allevamento, la produzione e la pesca di pesci, molluschi e crostacei che tenga conto del benessere degli animali e la conservazione degli ecosistemi marini.

Abbattimento obbligatorio con metodo veloce e indolore (storditori elettrici applicati alle barche e agli allevamenti in mare).

Chiudere la pesca al pesce spada per ricostituire le popolazioni decimate dal dilagante eccesso di pesca.

Trasformare in legge la sentenza della suprema corte per vietare di tenere i crostacei vivi su letto di ghiaccio e con chele legate.

Vietare la bollitura di crostacei e molluschi vivi.



EQUIDI



Cavalli asini (muli e bardotti)

“Tutta la società è costruita per dare spago alla violenza e la violenza genera violenza”. Tiziano Terzani

Gli equidi, cavalli e asini (ma anche gli ibridi: muli, bardotti) sono una famiglia di animali sui quali si concretizzano tutte le modalità di uso e sfruttamento conosciute: competizioni legali, corse clandestine, palii di tradizione medioevale, maneggi, traino di carrozze sotto il sole cocente e la pioggia, circhi, trasporti, vivisezione, pellicce, alimentazione… L'elenco è lungo.

In Italia ogni anno sono macellati 84.063 cavalli, di cui 70.000 devono subire anche il trasporto dall’estero (mentre il Ministero della Salute nel 2017 ne ha registrati 46.053) e 1.734 tra asini, muli, bardotti, a cui spetta una vita di lavoro e una volta finito il loro impiego uccisi per venderne la carne.

L’anagrafe equina non ha una gestione unica ed uniforme sul territorio nazionale, è frastagliata e non garantisce la tracciabilità degli animali. Alcune anagrafi fanno capo alle Associazioni provinciali degli allevatori che non sono collegate fra loro.

Nella legislazione italiana il cavallo e gli altri equidi non hanno alcun riconoscimento mentre sono in molti a considerarli animali d'affezione. Status che da tempo viene richiesto per loro, inutilmente. Anche i regolamenti europei sono carenti di norme per la tutela degli equidi.

La legge italiana consente inoltre la macellazione degli equini: sono inclusi i puledri, ossia i “cuccioli”, che abbiano almeno 7 giorni di vita, e che sono venduti al macello per pochi euro al chilo. 



Il cavallo

L’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo. (Proverbio arabo)

In Italia il cavallo è considerato animale da reddito e non d'affezione perchè, come tutti gli altri animali sfruttati, è un cavallo "da", ovvero: da trotto, da galoppo, da traino, da dressage, da circo... da macello.

Sono oltre 300 le razze di cavalli.

Il cavallo è un animale tanto “visto” e tanto sconosciuto.



Chi è

Il cavallo è un animale fiero, delicato, nobile, elegante, dalla bellezza straordinaria. E' un amico. Sono molti in Italia a considerare i cavalli animali d'affezione alla pari del cane e del gatto.

Il cavallo è molto intelligente, agile e forte, sensibile, altruista, comunicativo la sua versatilità ha permesso all’uomo un impiego costante in moltissime attività. Dallo sport al lavoro, alla pet-therapy ma in realtà questo straordinario animale ama passare del tempo a rilassarsi, pascolare e godersi il sole. E' pacifico, socievole e molto affettuoso non solo con i suoi simili ma anche con gli esseri umani.

Pur essendo un animale addomesticato da molto tempo, la sua natura selvaggia non si spenge, rimane parte integrante del suo animo e del suo carattere.

Ama destinare la sua attenzione ai suoi simili, ma è curioso anche nei confronti di altre specie che non reputa pericolose. Tra queste anche l’uomo con il quale ha stabilito un patto di alleanza millenario. Il cavallo possiede sensi molto sviluppati e, tra questi, la capacità di captare e prevedere situazioni di pericolo.

In natura, essendo un animale sociale, il cavallo vive in gruppi dove tutti si conoscono individualmente e si creano rapporti differenziati, di solito ognuno ha un suo "amico del cuore". All’interno del gruppo, nel tempo, si stabiliscono delle gerarchie e di solito il capo è una femmina anziana, che ha maturato diverse esperienze e conoscenze. Nella comunità dei cavalli, inoltre si deve anche “lavorare” per il bene di tutti: a turno qualcuno veglia e controlla l’arrivo di eventuali predatori mentre gli altri si riposano.

Il cavallo ha una vita media variabile dai 25 ai 30 anni; più raramente supera i 40 anni.

Come per tutti i mammiferi, anche per il cavallo è fondamentale il rapporto con la madre che è attaccatissima al suo puledro e lo difende da tutti gli intrusi, compreso l'uomo. La nascita avviene all’interno del branco e le altre femmine fanno cerchio intorno alla partoriente. Poi il piccolo viene accudito assiduamente non solo dalla madre, ma anche dalle “zie”, che la aiutano e le permettono di pensare un po’ a sé, per esempio di mangiare in tranquillità.



Come vive

La maggior parte degli equidi è costretta a subire una vita di sofferenze, contro di loro si usano mezzi coercitivi come imboccatura, speroni e frustino. I.H.P Onlus (Italian Horse Protection) http://www.horseprotection.it/ è l’associazione che gestisce l’unico centro di recupero per equini maltrattati in Italia, collabora con il Ministero della Salute ma, pur avendone diritto, non riceve alcuna sovvenzione. I circhi che maltrattano e imprigionano sì, IHP che protegge e riabilita no.

In Italia i cavalli che si allevano per scopi quali il tempo libero e l’equitazione vengono domati, addestrati e costretti a compiere un’attività non conforme ai loro bisogni etologici. Nella maggior parte dei casi quando subiscono inevitabili fratture o altre ferite durante le gare e le sagre popolari, quando invecchiano o quando semplicemente non fanno il loro lavoro vengono spediti al macello.

Nell'ippica il fine commerciale regna sovrano. Negli allevamenti i cavalli sono trattati ignorando le loro esigenze: spesso vengono strappati troppo presto alla madre, allenati e messi in pista a 2 anni, corrono per altri 3-8 anni a seconda della disciplina e poi vengono “dismessi”, per essere sostituiti da altri allevati appositamente.

Passano la vita in una scuderia, isolati dal punto di vista sociale, spesso confinati per gran parte della giornata in un box troppo piccolo mangiando solo due volte al giorno (invece che per tutta la giornata come farebbero in libertà). Non solo: il non poter eseguire determinati comportamenti che fanno parte del repertorio naturale porta all'insorgenza di uno stato di frustrazione che può sfociare in disturbi del comportamento e depressione, sviluppo di stereotipie come il cosiddetto “ticchio di appoggio”, ovvero appoggiare gli incisivi superiori sulla staccionata, il ticchio aerofagico (aspirare continuamente aria), fare il “ballo dell’orso”, girare in cerchio, battere continuamente il terreno con una delle zampe anteriori e così via.

Nel repertorio comportamentale del cavallo non rientra fare a gara a chi arriva primo, sfidare a chi salta più ostacoli oppure ostacoli più alti, percorrere distanze a tappe e tempi prestabiliti, fare gimkane, slalom e barili (barrel racing,sorta di rodeo), radunare altri animali, fare movimenti e passi ripetuti ossessivamente, affrontare estenuanti allenamenti, rinchiudersi in luoghi chiusi, stare isolati, mangiare a razioni giornaliere.

Inoltre le imboccature (morsi di metallo infilati nella bocca), frusta e frustini, speroni, ferratura degli zoccoli… le selle stesse provocano e possono provocare dolore e ferite ai cavalli e sono comunque attrezzi innaturali

Secondo la FNOVI (Federazione nazionale ordine veterinari italiani) i cavalli dismessi dalle gare vengono macellati.



Carrozzelle

Il cavallo attaccato a una carrozza fa una cosa a cui è in qualche modo costretto, che non farebbe mai spontaneamente e facendo la quale non prova sicuramente né piacere né benessere. La carrozza è uno strumento a uso e consumo umano e il cavallo che la tira è un animale come minimo “usato” e spesso “abusato”.

Nel caso delle carrozze in città, a prescindere dal caldo e dalla pioggia, il cavallo è sottoposto a lunghe ore di privazione sensoriale: un animale che in natura pascola fino a 17 ore al giorno, che ha necessità di stare in branco, che è estremamente sociale e gregario, il cui metabolismo è stato plasmato perché si alimenti in continuazione… messo lì per ore o fermo come un fantoccio o a tirare una pesante carrozza non è un animale rispettato. Inoltre, spesso i cavalli scivolano sull'asfalto, si feriscono, vengono soppressi.

Quando il cavallo viene liberato da un lungo periodo di confinamento, corre e sgroppa, ma non lo fa perché “è felice”. Paradossalmente può essere la dimostrazione del contrario e cioè che quel cavallo dalla vita infelice può espletare finalmente il suo bisogno di libertà.

A quale epoca rispondono le carrozzelle? Non certo a quella dell'informatica, dell'esplorazione di Marte, dei robot, dell'energia solare... rispondono al passato ormai remoto a quella tradizione che si vuole continuamente rigenerare, che rappresenta modalità di vita superate, tradizione che rispecchia il contrario dell'evoluzione alla quale appartengono invece la fantasia e la creatività.



Carne di cavallo

Nonostante il consumo di carne di cavallo sia in continuo calo (167.139 macellati nel 2006, 53.234 nel 2014 e 42.370 nel 2016 – Rapporto Eurispes), l'Italia rimane uno dei paesi al mondo con il maggior consumo pro-capite e rappresenta il primo consumatore di carne equina in Europa.

Al primo posto fra le regioni italiane è la Puglia con il 35% del totale della carne macellata, segue il Veneto con il 20%, l’Emilia Romagna con il 13%. Non esiste tracciabilità delle carni equine che vengono immesse nel circuito commerciale, le etichette non danno alcuna informazione sulla provenienza.

E’ vietatissima la somministrazione del farmaco antinfiammatorio Fenilbutazione al cavallo quando è destinato alla macellazione in quanto questo farmaco ha effetti tossici sull’organismo umano.

Sono decine di migliaia i cavalli che ogni anno vengono importati tramite viaggi interminabili, anche di oltre 30 ore, dagli allevamenti e i mercati di Polonia, Francia e Spagna. Per risparmiare sui costi di trasporto i camion vengono caricati a tal punto che i cavalli si ritrovano schiacciati l’uno sull’altro e subiscono lesioni ed ecchimosi. All’arrivo, ad attenderli, una morte terribile nei macelli, dove assistono spaventanti all’abbattimento di chi li precede.

Secondo Coldiretti rappresentano il 75% del consumo. 

I controlli di polizia hanno costantemente rilevato la sofferenza e la crudeltà del commercio di cavalli vivi destinati al macello, dal momento che la normativa comunitaria prevede che i cavalli viaggino in box singoli e possano riposare, nonché avere acqua e cibo sufficienti mentre viene regolarmente ignorata.

I cavalli provengono da due principali circuiti:

·  Allevamenti specifici per lo scopo alimentare, limitati nel numero perché in Italia economicamente svantaggiosi, principalmente per le alte spese destinate all'alimentazione degli animali caratterizzati da un'elevata velocità di crescita e da un notevole sviluppo delle masse muscolare. In questo tipo di allevamento gli animali non subiscono spostamenti o frequenti passaggi di proprietà, può accadere che vengano trasportati in altre aziende per l'ingrassamento e il finissaggio prima della macellazione che avviene generalmente a 1 anno di vita. Secondo dati di alcuni anni fa della FNOVI (Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani), solo il 10-15% dei cavalli macellati provengono da appositi allevamenti.
·     Allevamento con fini 'sportivi' agonistici o di turismo equestre, in cui molti cavalli sono classificati comunque come destinati alla produzione alimentare (D.P.A.) e dopo essere stati utilizzati nelle competizioni o in altre attività, a circa 8-10 anni finiscono per essere uccisi nei macelli. In questa tipologia di allevamento sono molto frequenti passaggi di proprietà e cambi di detenzione, dovuti allo spostamento dei cavalli da una scuderia all’altra. Purtroppo anche cavalli NON D.P.A. possono essere inseriti in maniera fraudolenta nella filiera alimentare quando non più 'utili'.

Arrivati al macello, consapevoli di quanto sta per accadere, i cavalli terrorizzati scalciano e indietreggiano ad ogni minimo rumore che precede ogni abbattimento che può avvenire dopo poche ore, ma solitamente i cavalli trascorrono da 1 a un massimo di 7 giorni in stalle, fino a quando avviene la visita 'ante mortem', con la quale l'animale è giudicato idoneo alla macellazione dal veterinario.

Entro 24 ore i cavalli saranno condotti nei corridoi che conducono alla ‘trappola’. Questa gabbia di metallo ha la funzione di contenere gli animali prima che l'operatore li stordisca con una pistola a proiettile captivo, che provoca danni gravi e irreversibili al cervello.

Da non sottovalutare è anche tale modalità di uccisione dell’animale. Agnese Santi, veterinaria libera professionista ippiatra, commenta “il rischio che lo sparo del proiettile captivo non sia effettuato correttamente è alto, dato il movimento costante della testa di animali spaventati dall’ambiente, dai rumori e odori, come si vede chiaramente dalle immagini dei video. Risultato: uno stordimento non adeguato e cavalli che spesso vengono appesi ancora coscienti, innegabile maltrattamento”.

I macelli principali per numero di cavalli macellati in Italia, abbattono fino a 4000 cavalli l'anno. Dopo lo stordimento sono appesi per gli arti posteriori e verranno loro recisi i vasi sanguigni del collo per essere dissanguati. Scuoiati, eviscerati e infine sezionati in mezzene o quarti, con la visita ‘post mortem’ i cavalli diventano carne licenziata al consumo e poi spedita nelle macellerie.

Dai mercati visitati in Polonia fino ai macelli pugliesi, grazie alle video investigazioni, sono stati osservati:

·         cavalli caricati a forza sui mezzi di trasporto, picchiati con bastoni e soggetti a frequenti cadute
·         animali che presentano ferite agli occhi e alle zampe
·         animali legati anche per molte ore di seguito, inseriti in un contesto caotico, visibilmente stressati ed impauriti
·         utilizzo di mezzi di trasporto non idonei
·         molti animali giungono stremati, avendo trascorso il viaggio impiegando ogni energia per mantenere l'equilibrio e contrastare i movimenti dovuti al trasporto
·         i cavalli sono animali a rischio disidratazione, ma difficilmente durante il trasporto berranno acqua con un gusto sconosciuto
·         i trasporti avvengono a qualunque condizione atmosferica, le condizioni dei cavalli peggiorano vistosamente con il caldo dei mesi estivi
·         cavalli che assistono all'uccisione di altri animali, manifestando terrore e accasciandosi all'interno della trappola di stordimento
·    animali impauriti, che indietreggiano vistosamente ad ogni rumore che precede un abbattimento e che sembrano pienamente consapevoli di ciò che sta per accadere

La carne di cavallo viene importata anche dagli USA dove non esiste una differenza tra equidi DPA ed equidi NON DPA come abbiamo in Europa e dove i cavalli non sono considerati parte della filiera alimentare. Non si mangiano ma si esportano per essere mangiati. Questa carne USA risulta condita con un'impressionante lista di farmaci ed ormoni che in Europa hanno regolamentazioni molto severe o sono del tutto proibiti perché pericolosi o pericolosissimi per la salute umana.



Le fattorie del sangue

La sorte peggiore è riservata alle femmine nelle "fattorie del sangue". Una vita passata tra gravidanze, aborti e torture per ottenere l'ormone PMSG contenuto esclusivamente nel sangue di cavalle gravide che viene usato per la produzione di alcuni farmaci veterinari che servono per indurre artificialmente il calore e l'ovulazione negli allevamenti intensivi di maiali. Queste cavalle sono sottoposte, in media una volta a settimana, a estrazioni di sangue che possono raggiungere i 10-12 litri, quantità che può portare a shock e morte. Vengono ripetutamente ingravidate ma nella maggior parte dei casi abortiscono a causa delle condizioni fisiche estremamente debilitate. Se riescono a partorire, i puledri maschi vengono mandati al macello, le femmine seguono la sorte delle madri e quando non rimangono più gravide anch'esse mandate al macello.



Palii e giochi
 

“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.” Einstein

Sono circa 300 le manifestazioni organizzate ogni anno in Italia che utilizzano cavalli e asini.

Dal 1975 ad oggi sono 13 i cavalli morti ad Asti e 50 a Siena. I palii sono per i cavalli una folle corsa verso la morte.

Dopo Raol, l'ennesimo cavallo morto al palio straordinario di Siena del 2018 a seguito di decine di altri, con le immagini della sua gamba penzoloni dopo una frattura completa, mentre viene ancora e ancora colpito dagli altri cavalli in corsa, l'indignazione non basta più: è urgente arginare questo massacro.

Il palio di Siena viene spacciato per manifestazione tradizionale, ma ormai da molto tempo non ha più nulla della tradizione con cui era nato. Ha una pista con due curve impossibili a 90 gradi: il risultato è un innesco quasi automatico di scontri e cadute, tanto che chiamarli incidenti è pura ipocrisia.



L'anemia infettiva equina

L'AIE http://www.horseprotection.it/dett_articolo.asp?id_a=57 è una malattia virale dei cavalli. La sua sintomatologia comprende attacchi di febbre alta, anemia, dimagrimento e calo del rendimento. In casi sporadici può sopraggiungere la morte improvvisa. In via teorica sono soggetti all'anemia infettiva tutti gli equidi.

Tanti cavalli sani sono stati abbattuti nel nostro Paese e tanti sono sotto continua minaccia di abbattimento o macello, a causa della scarsa conoscenza di questo fenomeno e del panico che si è creato. Gli animali semplicemente positivi alla malattia non sono, in linea generale, fonte di contagio e il vero rischio di trasmissione è rappresentato da improprie gestioni di strumenti veterinari, quali siringhe, aghi o attrezzi chirurgici.

Secondo l'IZSLT (Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, che è attualmente il Centro di Referenza nazionale per questa malattia), nel periodo di sorveglianza 2007/2011, su 1.080.043 cavalli esaminati, 1.479 sono risultati positivi, cioè lo 0,14%. Maggiore la proporzione dei positivi fra i muli (736/12.000). Modeste invece le prevalenze negli asini, tra i quali sono stati accertati solo 35 casi mentre non sono stati documentati casi di malattia conclamata.



L'asino

Non c'è personalità, per quanto schietta e rispettabile, che non possa essere schiacciata dal ridicolo, anche se insipido e a buon mercato. Prendete l'asino, per esempio: ha un carattere perfetto e fra tutti gli animali più umili ha l'animo più nobile; eppure guardate come l'ha ridotto il ridicolo. Invece di sentirci onorati quando ci danno dell'asino, restiamo perplessi. Mark Twain, scrittore.



Chi è

Si dice “asino” ma tra gli equidi è l’animale più intelligente.

Caratteristiche tipiche di questo animale sono la mansuetudine, la pazienza, la lentezza dei movimenti, la taglia ridotta, la sobrietà. Gli asini sono animali assai versatili, amano le cure e le attenzioni individuali e restituiscono pienamente l’affetto che si dà loro. Creano forti legami di amicizia.

Ha una memoria eccezionale, quel che ha conosciuto e sperimentato una volta non lo dimentica mai più. Persino dopo molti anni si ricorderà di un vecchio compagno di stalla o di una persona conosciuta bene e riconoscerà la strada di casa.

Se un asino si ferma su una strada diritta e si rifiuta di andare avanti non è testardaggine ma attenzione e precauzione. Se per il cavallo, che viene dalle praterie, la soluzione migliore in caso di pericolo è la fuga, per l’asino, che trova le sue origini in zone desertiche e sassose, la fuga istintiva senza riflettere sarebbe un rischio troppo grande. Potrebbe infatti, non stando attento a dove va, inciampare e cadere in pasto ai predatori. Dunque, in caso di minaccia, l’asino invece di fuggire riflette.

Già pochi minuti dopo la nascita i puledri si alzano e annusano in modo curioso la madre e tutti gli altri che gli stanno attorno. Nei primi giorni rimangono vicini alla madre ma poi la curiosità vince sulla sicurezza e iniziano ad esplorare l’ambiente circostante. Incomincia già ad assaggiare qualche filo d’erba e a imitare il comportamento degli adulti. Mentre gioca con gli altri impara le regole sociali e come ci si comporta da asino. L’asino è un animale curioso, generoso nell’approcciarsi e diffidente verso coloro che non si rapportano a lui in modo limpido.



Come vivono

Si sono aperti due nuovi importanti sbocchi di mercato: la produzione di latte di asina per uso pediatrico e per l’industria cosmetica, nonchè la produzione di carne di asino per il consumo fresco e per gli insaccati.

In Italia sono circa 6.000, distribuite in alcune decine di allevamenti, le asine destinate alla produzione del latte. Generalmente gruppi con 20-25 femmine e 2-3 stalloni. Il puledro, come per tutti gli altri animali nati nell’industria del latte, viene allontanato dalla madre subito dopo il parto e nutrito con latte artificiale.

Una femmina può essere ingravidata solo dai due anni e mezzo in poi. La gestazione di un’asina dura 12 mesi. Una fattrice può partorire tutto l’anno, anche se il maggior numero di nascite avviene tra maggio e luglio. Produce circa 200 litri all’anno.

Per la carne si calcola che siano invece circa 5.000 gli asini allevati sul nostro territorio. Tra di loro ci sono anche molti puledri nati nelle aziende che producono latte d’asina: quando compiono nove mesi e, di conseguenza, non sono più utili per favorire la lattazione con profitto della madre, davanti a sé hanno due strade: essere a loro volta avviate alla produzione di latte, se femmine, o essere destinati al macello, nella quasi totalità dei maschi.

Una ricerca in corso da parte del Donkey Sanctuary nel Regno Unito, sta rivelando una tendenza preoccupante nel crescente commercio e nella richiesta di carne e pelle d'asino, con potenziali effetti sulla popolazione globale degli asini e sul loro benessere.

C’è un ritorno alla produzione del mulo: in Italia sugli Appennini e sulle Alpi, all’estero in molti paesi dell’UE.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=qgKlVGkh7wc  gare cavalli
·         https://video.sky.it/news/cronaca/carne_di_cavallo_cosa_arriva_davvero_in_tavola/v278484.vid carne di cavallo cosa arriva davvero in tavola
·         https://www.viaggisenzaritorno.it/video.php viaggi senza ritorno
·         https://www.youtube.com/watch?v=q2t3GyXDTDU  palio di Siena da IHP
·         https://www.youtube.com/watch?v=91OzuU7Ghm0&feature=youtu.be palio di Siena e Raol
·         https://www.youtube.com/watch?v=lxiOM_RRBH8 secondi prima di morire ammazzati
·         https://www.youtube.com/watch?v=XINoHMOOWwk  macellazione di cavalli
·         https://www.youtube.com/watch?v=2tDIqC-ywBM macellazione di cavalli
·         https://www.youtube.com/watch?v=ezxGqzwcV38   anemia infettiva equina
·         https://www.youtube.com/watch?v=1-XIR2DntQU  commercio di sangue
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=1005   macellazione dei cavalli
·         https://www.youtube.com/watch?v=ezxGqzwcV38 anemia infettiva equina
·         https://www.tpi.it/2018/10/23/palio-di-siena-straordinario-morto-cavallo/ palio di Siena straordinario 2018
·         https://www.youtube.com/watch?v=fZvU8Kq7Qy8&index=2&list=PLpC8eSF4MyA_vpqIrdkChFk_E-7rq5W_C  Linee guida della Commissione europea per il trasporto di equini 



Buone pratiche

Nei paesi di lingua anglosassone come Inghilterra e Stati Uniti (dove la macellazione dei cavalli è proibita dal 2006) e quelli che hanno subito la dominazione inglese come India e Australia, il consumo di carne di cavallo rappresenta un vero tabù culturale anche se migliaia di animali vengono comunque macellati a scopo di esportazione.

La carne di cavallo è vietata anche in Argentina e Brasile.

Il Belgio (Vallonia) ha emesso il divieto definitivo all’uso dei pony nelle giostre per bambini a partire da 1° gennaio 2023.



Proposte

Dichiarare gli equidi animali d'affezione proibendone la macellazione.

Aumentare le dimensioni dei box per cavalli.

Divieto di importazione, esportazione, consumo e vendita della carne di cavallo su tutto il territorio nazionale.

Vietare il commercio e l'importazione di PMSG contenente il principio attivo di Gonadotropina.

Vietare i trasporti a trazione equina (carrozzelle o botticelle).

Vietare tutte le manifestazioni e lo sfruttamento sportivo degli equidi.



MOLLUSCHI TERRESTRI, CHIOCCIOLE (LUMACHE)

Non mangio animali perché non voglio vivere sulla sofferenza e sulla morte di altre creature. Edgar Kupfer-Koberwitz, scrittore, sopravvissuto di Dachau

Le chiocciole e le lumache sono molluschi terrestri. Come quelli marini e dopo gli insetti, sono all’ultimo fra gli ultimi gradini della considerazione che l’uomo ha degli animali. Nessuna legge li tutela.

La differenza tra lumaca e chiocciola è evidente: la prima è sprovvista di conchiglia e la seconda ne è munita.

Solitamente lumaca nel linguaggio comune si riferisce alla chiocciola.



Chi è

La chiocciola è un animale dal carattere assai cauto e timido in quanto si ritira appena sente il primo segnale di pericolo. Quando vengono anche solo sfiorate le antenne, queste si ritraggono istantaneamente.

È molto nota la sua lentezza nei movimenti, si trascina sul piede ed usa una bava argentea come lubrificante per evitare di ferirsi. Altra caratteristica curiosa della chiocciola è legata alla riproduzione. Essa è infatti ermafrodita insufficiente, ovvero possiede sia l'apparato riproduttore maschile che quello femminile ma per la riproduzione necessita dell'intervento di un suo consimile. Quindi i due individui che si incontrano solo per l’accoppiamento, fecondano e rimangono fecondati contemporaneamente.

Le chiocciole amano gli ambienti umidi e sono animali che si nutrono di diverse varietà di piante. All’apice delle antenne portano gli occhi.



L'elicicoltura

E' chiamato l'allevamento della chiocciola a scopo alimentare. Ha come obiettivo produrre quantità elevate di questi molluschi per poi venderli alle aziende interessate.
Sono ammassate in quantità enormi all'interno di recinti, vasche o fossati.

In Italia si contano circa 9.000 aziende professionali elicicole che riescono a produrre il 49% del mercato interno, mentre il 51% della produzione proviene dai Paesi dell'Europa dell'Est e dal Maghreb che nel 2014 era pari a 225.000 quintali.

Il prelievo viene chiamato raccolta come se si trattasse di frutti maturi. Ammassate vive e dormienti all'interno di sacchi, le lumache vengono trasportate al luogo di vendita. Prima di essere cucinate avviene la loro spurgatura: chiuse in gabbie di ferro senza cibo per una settimana, quando non cosparse con farina o crusca, le chiocciole si preparano ad una morte atroce. L'azione più crudele infatti avviene, come per altri invertebrati, molluschi e crostacei, in cucina: bollite vive. Messe sul fuoco in un pentolone di acqua fredda che con il progressivo aumento della temperatura le induce a tentare una disperata fuga abbandonando il guscio e cominciando a schiumare. Viene aggiunto allora il sale grosso e si ravviva la fiamma, verso l’ebollizione. Muoiono annegate o ustionate. In altri casi gli animali vengono immersi direttamente nel sugo bollente, oppure uccisi al vapore.

L'insensibilità verso la sofferenza di esseri viventi, pure se piccoli e insignificanti ma facenti comunque parte della catena della vita, desta raccapriccio nella maggior parte delle persone e le aziende dovrebbero tenerne conto nella politica di produzione e di vendita. Sono già tanti i supermercati che adottano restrizioni nella vendita di animali per l'alimentazione, soprattutto quando il consumo è da considerarsi assolutamente superfluo, ingiustificabile per la tortura e la sofferenza a cui sono sottoposti gli animali in vita e in cucina.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=uRAE-lFYiDM   in cucina



Proposte

Divieto di bollire le chiocciole vive.



PELLICCE

È solo per un eccesso di vanità ridicola che gli uomini si attribuiscono un'anima di specie diversa da quella degli animali.”  Voltaire

Nel mondo ogni anno si uccidono 70 milioni di animali per la pelliccia, in Europa 40 milioni in Italia 200.000 in 20 allevamenti a conduzione familiare di visoni, unico animale allevato.

Occorrono dai 30-50 visoni per ottenere una sola pelliccia, dai 180 ai 240 ermellini, dai 130 ai 200 cincillà, da 10 a 20 volpi... e servono solo per coltivare la vanità in quanto esistono moderni tessuti tecnologici che proteggono dal freddo. Ce lo dimostrano gli sciatori, gli scalatori, gli esploratori...

L’industria delle pellicce è comunque in declino. Recentemente ha chiuso un altro allevamento grazie anche alla diffusa sensibilità dei cittadini che, secondo l’ultimo recente sondaggio, per il 90% sono contrari alle pellicce

La morte di questi animali è atroce, procurata con metodi brutali: fracassando la scatola cranica con speciali apparecchi, con una bastonata sul muso, ruotando la testa dell'animale per spezzarne le vertebre cervicali, nelle camere a gas, con l'elettrocuzione ovvero le scariche elettriche, scuoiati vivi…



Il visone

L'Italia, pur avendo una produzione molto bassa rispetto ad altri e nonostante l'esempio di molti paesi europei che hanno vietato l'allevamento di animali per la pelliccia, ha scelto di rimanere un fanalino di coda lasciando congelate in Parlamento le varie proposte di legge per abolirla.



Chi è

Il visone in natura è un animale molto solitario che frequenta ampi spazi e luoghi dove c'è acqua per nuotare che per lui è indispensabile. Percorre molti chilometri al giorno e nuota in profondità. Il visone, anche se nasce in cattività, resta di indole selvatica, ha paura dell'uomo, tanto che l'allevatore deve indossare spessi guanti per maneggiarlo.
Il visone europeo occupa sia una tana permanente che più rifugi temporanei. La prima viene utilizzata durante tutto l'anno, fatta eccezione per il periodo delle inondazioni, ed è situata a non più di 6-10 metri dalla riva.

La femmina partorisce in media dai tre ai sette cuccioli. Alla nascita, i piccoli pesano circa 6,5 g, ma crescono rapidamente, e già 10 giorni dopo la nascita il loro peso è triplicato. Nascono ciechi, ed aprono gli occhi dopo 30-31 giorni. Il periodo di allattamento dura tra i due mesi e i due mesi e mezzo, ma i piccoli iniziano ad assumere cibo solido già a 20-25 giorni di età. Verso i 56-70 giorni di età accompagnano la madre nelle sue spedizioni in cerca di cibo, e diventano indipendenti all'età di 70-84 giorni.



Come vivono

Il benessere dei visoni passa necessariamente dal contatto con l’acqua, vivono invece per l'intera vita in allevamenti intensivi, considerati dalla FAO i peggiori lager esistenti.

I visoni sono animali notturni. Vengono tenuti prigionieri in gabbie di 70x35 cm. fatte di rete metallica, sollevate da terra che possono contenere fino a otto animali. Senza potersi muovere e impossibilitati a seguire i propri comportamenti di specie, camminano incessantemente in circolo. Subiscono forte stress e oltre alle stereotipie, hanno atteggiamenti isterici o lesionisti come spezzarsi i denti mordendo la gabbia, auto mutilarsi e diventare aggressivi con i compagni, si mangiano letteralmente tra loro amputandosi varie parti del corpo e agonizzando per giorni prima di morire. Si ammalano di nevrosi (nel migliore dei casi) e di psicosi (nel peggiore). Ai produttori non conviene curarli. Vengono inoltre esposti al freddo d'inverno affinchè la pelliccia diventi più folta. 

Zoologi della Oxford University che hanno studiato i visoni in cattività, hanno scoperto che, malgrado generazioni di animali allevati per la pelliccia, i visoni non si sono addomesticati e soffrono molto in cattività, specialmente se non gli è data l’opportunità di nuotare. Volpi, procioni e altri animali soffrono ugualmente, impazziti dalla prigionia, feriti, malati, mutilati, morti nelle gabbie, maltrattati, uccisi in camere a gas o scuoiati vivi.

I visoni vengono uccisi nelle camere a gas. Niente di nuovo sotto il sole.

Gli allevamenti in gabbia sono stati proibiti dal 2008 con il decreto legislativo 26 marzo 2001 n.146(attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli animali negli allevamenti) e sostituiti dai recinti a terra contenenti pozze d'acqua per permettere ai visoni di bagnarsi e di godere di uno spazio più ampio di movimento. Ma a pochi giorni dall'entrata in vigore della direttiva l'allora Ministro dell'Ambiente emanò una nota in cui ripristinava l'uso delle gabbie lasciando agli allevatori la scelta di convertirle in recinti.

Anche in questo caso niente di nuovo sotto il sole, l'Italia si mantiene uno dei paesi più corrotti d'Europa.

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=1876  il vero costo delle pellicce
·         https://www.nelcuore.org/?p=35328  cannibalismo tra i visoni
·         http://www.visoniliberi.org/  allevamento di visoni
·         https://www.youtube.com/watch?v=cTJQd9WlQSw  allevamento visoni in Italia
·         https://www.youtube.com/watch?v=B986O2f81MI  la vita dei visoni in 1 minuto
·         http://www.visoniliberi.org/ allevamento visoni



Buone pratiche

Gli allevamenti di animali per le pellicce sono in costante declino nel mondo e l'86% di italiani (rapporto Eurispes 2016) si è pronunciato contro questa industria. Purtroppo l'industria si è difesa con la produzione di finiture su giacche varie, perfino intorno al cappuccio che serve soltanto per decorazione.

Sono tanti gli stilisti che hanno dichiarato di aderire alla politica fur-free: Donna Karan, Hugo Boss, Armani, Gucci, Versace, John Galliano, Furla, Michael Kors, Burberry, Yoox Net-a-Porter, DKNY, Jimmy Choo, Jean Paul Gaultier,  VF  Corporation (che comprende i marchi Vans, North Face, Wrangler, Timberland, Lee, Napapijri, Calvin Klein), Stella Mc-Cartney, Tommy Hilfinger, Ralph Lauren… per citarne alcuni.

Altre catene che hanno rinunciato alla pelliccia: UPIM, La Rinascente, Oviesse, COIN, Coop, Guess, Zara, Stefanel.

In Europa 12 stati, Norvegia, Regno Unito, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina e Repubblica di Macedonia hanno già una regolamentazione che vieta l’allevamento di animali da pelliccia, la Germania entro il 2023 mentre la Polonia sta discutendo una legge al riguardo. Divieti parziali per Danimarca e Svezia (solo per le volpi) e per la Spagna solo per i visoni).

Il Lussemburgo che non ha tuttavia alcun allevamento di animali da pelliccia sul proprio territorio ha emesso una legge di divieto finalizzata a impedire l’eventuale insediamento di nuovi impianti. «Gli animali non sono più considerati come cose ma bensì come esseri viventi dotati di sensibilità e, quindi, di diritti» ha spiegato il Ministro lussemburghese.

Dopo San Francisco, West Hollywood, Berkeley e altri centri minori, anche Los Angeles ha bandito le pellicce dal 2020 (per dare modo ai negozi di smaltire gli stock), diventando la più grande città degli Stati Uniti a vietare lo sfruttamento degli animali.



Proposte

Così come è stata vietata la vendita di pellicce di cane e gatto, divieto di cui l’Italia è stata pioniera con l’adozione di un provvedimento esteso poi a tutta l’Unione europea, vietare gli allevamenti di tutti gli animali da pelliccia.



VIVISEZIONE

“Di tutti i crimini neri che l'uomo commette contro Dio ed il creato, la vivisezione è il più nero.” Gandhi

La sperimentazione animale è un fenomeno nazionale e globale che non accenna a diminuire; infatti, nonostante lo scenario scientifico sia sempre più rivolto alla promozione di metodi sostitutivi, i numeri legati alla sperimentazione sono in aumento arrivando a una media annua che si aggira sul milione di animali.

Nella maggior parte dei casi gli animali provengono da stabilimenti fornitori che li allevano per destinarli esclusivamente ai laboratori e spesso sono geneticamente modificati ma, come nel caso dei primati, devono essere prelevati in natura. Ciò provoca un impoverimento degli habitat di origine e sacrifica quella che, platealmente, chiamiamo “difesa della biodiversità”.

Dal 2004 è diminuita drasticamente la speranza di vita in salute in Italia, il paese europeo dove è più marcata la riduzione di aspettativa di vita sana. "Nel nostro paese si fa solo esclusivamente prevenzione secondaria, quella degli screening di massa, che favorisce l'industria della diagnostica e della cura ma che non rimuove affatto ciò che ci fa ammalare. Di conseguenza non si fa la prevenzione principale, quella primaria, che deve andare a rimuovere le cause delle malattie ambientali oltre che sociali per mantenere in piena salute tutte le persone. Si confonde la prevenzione con la diagnosi precoce di una malattia che nella maggior parte dei casi non si è neanche in grado di curare efficacemente, per esempio i tumori" (Valerio Gennaro, epidemiologo dell'Istituto tumori di Genova).

Esistono centinaia di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale elencati in una apposita tabella pubblicata sul sito del Centro Referenza Nazionale Metodi Alternativi, Benessere e Cura degli Animali, presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna. Per esempio:
·         i modelli informatici
·         le analisi chimiche
·         le indagini statistiche (come l’epidemiologia e la metanalisi)
·         gli organi bio artificiali
·         i microchip al DNA
·         i microcircuiti con cellule umane
·         ...

Inoltre, la medicina di precisione, secondo un approccio personalizzato che tenga conto delle variazioni individuali del patrimonio genetico è considerata la frontiera delle scienze mediche. Come può quindi un animale con patrimonio genetico tanto diverso essere un modello sperimentale valido?

Ogni anno, nel mondo, più di 500 milioni di animali vengono rinchiusi nelle gabbie dei laboratori. Sono cani, gatti, cavalli, ratti, topi, scimmie, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o catturati in natura, come il 56% dei primati.

In Italia sono quasi 700.000 gli animali usati in laboratorio, oltre 12 milioni nell'Unione Europea. Vivono isolati, maltrattati, costretti a patire la fame e resi dipendenti da droghe e alcol, avvelenati, mutilati, resi folli, sottoposti a scariche elettriche, infettati con virus, squarciati…, per studi di tossicità di sostanze industriali,  sostanze d’abuso come alcol, stupefacenti, nicotina e gas di scarico delle auto, trapianto di organi e tessuti, test bellici (!!!), ricerca di base in qualsiasi settore (compresi quelli sulla deprivazione materna e sull’erezione prodotta tramite scosse elettriche e impianti odontoiatrici per testare nuovi apparecchi sulla dentatura del cane con estrazioni e trapianti negli alveoli). Di questi animali sperimentati il 65% è trattato senza anestesia e il 22% con anestesia parziale. 2.000 al giorno muoiono per avvelenamento, ustioni, mutilazioni, infezioni e altre malattie. Immaginiamoci la loro sofferenza: innocenti e seviziati, innocenti e torturati...

Il numero di animali utilizzati in Italia nel 2014

Dati: Ministero della Salute

Topi

485.820

Ratti

129.446

Polli domestici

28.215

Porcellini d’India

17.099

Pesci zebra

10.335

Altri pesci

8.502

Conigli

7.059

Suini

1.541

Rane

1.199

Altri uccelli

858

Criceti

490

Macachi di Giava

443

Cani

191

Bovini

168

Rettili

95

Pecore

74

Altri anfibi

54

Capre

31

Altri mammiferi

16

Cefalopodi

15

Uistiti o tamarini

6

Macachi resi

5

Furetti

4

Molti sono anche gli interrogativi: la sperimentazione sugli animali è sempre giustificata da ragioni mediche o è al servizio della commercializzazione dei prodotti industriali? L'analisi dei modelli sperimentali oggi in uso, tutela sempre la salute umana? Esistono delle alternative alle sperimentazioni senza impiego di animali? Le telecamere di Indovina chi viene a cena sono andate nei laboratori scientifici e hanno filmato le truffe del sistema che usa la sperimentazione animale, ovvero:

·         la salvezza degli scimpanzè usati per la ricerca sull'HIV che poi è stata riconosciuta inutile in quanto questi animali non sviluppano la malattia
·         l'imbroglio della Wolksvagen che ha usato i macachi per respirare i gas di scarico
·         centinaia di studi sul benzene menzogneri dove sono stati sacrificati migliaia di animali
·         per le malattie esclusivamente umane non si può sperimentare sugli animali, il progresso può venire solo dalle cellule staminali umane
·    Thomas Hartum di fama mondiale studia la medicina alternativa per i tumori sulle cellule malate di tumore di donatori consenzienti, sbagliata sugli animali

Come possiamo criticare il festival di Yulin in Cina quando per anni, nel totale silenzio, in Italia abbiamo sacrificato i cani di Green Hill? Non sono gli stessi orrori? Allevati a Montichiari, Brescia, e destinati ai laboratori di tutta Europa, sono stati salvati da una serie di manifestazioni popolari, denunce e imputazioni che il 3 ottobre 2015 hanno portato alla condanna definitiva in Corte di Cassazione dei responsabili dimostrando l’esistenza di un "sistema Green Hill" che uccideva cani non più recuperabili portando alla morte di circa 6.000 beagles in due anni.

La vivisezione o sperimentazione animale per dirla in modo edulcorato, è da sempre, non soltanto un rifiuto dei cittadini (gli italiani contrari alla sperimentazione animale sono l'84% - fonte Eurispes 2016) ma anche una controversia a livello scientifico. Oggi, il paradigma animale è in frenetica discussione.

La legge 413/1993 Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale che, prima nel mondo, prevede che studenti, ricercatori e tecnici “che si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza ad ogni atto connesso con la sperimentazione animale" quindi frequentare corsi specifici. Un diritto ancora poco conosciuto e senza appropriati badget per i corsi.

Sono quattro le fasi di sperimentazione di un farmaco prima della messa in commercio (la prima delle quali è però solo sugli animali) che possono arrivare a richiedere oltre dieci anni dal laboratorio al letto del paziente. Un percorso lungo costruito proprio per garantire il massimo livello di sicurezza. Le successive tre fasi avvengono sull'uomo quando i test sugli animali hanno dato esito positivo.

Molte sono ormai i metodi sostitutivi cruelty free ma, in realtà, il numero di animali impiegati ogni anno per scopi sperimentali è ancora elevato e si aggira sui 900.000 (di cui solo lo 0,30 per cento è a scopo didattico). Un vero esercito, secondo gli animalisti. Nonostante i grandi progressi della scienza medica, molti hanno cominciato a sollevare dubbi sulla liceità della ricerca sugli animali che, negli ultimi anni, è finita al centro di un dibattito piuttosto acceso. Polemica che è sfociata a volte anche in atti di vero e proprio terrorismo da parte di attivisti che si oppongono con violenza a una pratica ritenuta barbara.

Anche all'interno della comunità scientifica ci si divide sulla effettiva utilità di tutti gli esperimenti eseguiti e sulla legittimità dello sfruttamento di esseri viventi, acclamando lo sviluppo e l'adozione – dove possibile – di metodi alternativi. A gennaio 2005 il Ministero della Salute ha pubblicato i dati relativi al numero di animali impiegati in Italia per scopi scientifici. Rispetto al passato il numero di animali vivi impiegati per la ricerca è in calo, ma di poco. Tra il 2001 e il 2003 gli animali su cui sono stati eseguiti esperimenti sono stati ufficialmente 2.735.042.  

Infine, dulcis in fundo, la Direttiva 2010/63/UE “Sulla protezione degli animali usati a fini scientifici” approvata dal Parlamento in 10 minuti “trasformando in legge le 131 pagine di un testo tanto crudele nei confronti degli animali quanto scientificamente obsoleto, incollato agli interessi della casta vivisettoria, lontano anni luce dagli ideali di giustizia e rispetto per le altre specie viventi” (LEAL autunno 2010) e nega le ultime conquiste della scienza in fatto di sperimentazione sostitutiva.

Una Legge a cui si è dichiarato contrario anche Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale.

La Direttiva elenca queste procedure nella sperimentazione:


Procedure “lievi”:

a)   somministrazione di anestesia, ad esclusione della somministrazione ai soli fini della soppressione;
b)      studio farmacocinetico, con somministrazione di dose unica…;
c)      tecnica non invasiva per immagini… con opportuna sedazione o anestesia;
d)      procedure superficiali, ad esempio biopsie di orecchio e coda, impianto sottocutaneo non chirurgico di mini-pompe o transponder;
e)      applicazione di dispositivi telemetrici esterni che causano solo lievi menomazioni o interferenze con l’attività e il comportamento normali;
f)     somministrazione, per via sottocutanea, intramuscolare, intraperitoneale, mediante sonda ed endovenosa attraverso i vasi sanguigni superficiali, di sostanze con effetto lieve o nullo e in volumi nei limiti appropriati alla taglia e alla specie dell’animale;
g)      induzione di tumori o tumori spontanei che non causano effetti clinici avversi riscontrabili (ad esempio piccoli noduli sottocutanei non invasivi);
h)      riproduzione di animali geneticamente modificati da cui dovrebbe risultare un fenotipo con effetti lievi;
i)       alimentazione con diete modificate che non soddisfano tutte le esigenze nutrizionali degli animali e si prevede causino anomalie cliniche lievi nell’arco di tempo dello studio;
j)       confinamento di breve durata (< 24 h) in gabbie metaboliche;
k)      studi che comportano la privazione di breve durata del partner sociale, la messa in gabbia di breve durata di ratti o topi adulti socievoli;
l)       modelli in cui gli animali sono sottoposti a stimoli nocivi, brevemente associati a dolore, sofferenza o angoscia lievi a cui gli animali possono sottrarsi;
m)    la combinazione o l’accumulo degli esempi seguenti può condurre ad una classificazione «lieve»; i) valutazione della composizione corporea con tecniche non invasive e contenimento fisico minimo; ii) controllo elettrocardiografico con tecniche non invasive e contenimento fisico minimo o nullo di animali abituati; iii) applicazione di dispositivi telemetrici esterni che non causano probabilmente alcuna menomazione ad animali socialmente abituati e non interferiscono con l’attività e il comportamento normali; iv) riproduzione di animali geneticamente modificati da cui non dovrebbe risultare un fenotipo avverso clinicamente riscontrabile; v) aggiunta di marker inerti alla dieta per seguire il passaggio del contenuto gastrointestinale; vi) sospensione dell’alimentazione per < 24 ore nei ratti adulti; vii) sperimentazioni in ambiente naturale.


Procedure “moderate”: 

a)      Applicazione frequente di sostanze di prova che producono effetti clinici moderati e prelievo di campioni ematici… in animali coscienti, nell’arco di alcuni giorni senza sostituzione del volume;
b)      studi per determinare i dosaggi che producono effetti acuti, test di tossicità cronica/cancerogenicità con punti finali non letali;
c)      chirurgia in anestesia generale e somministrazione di idonei analgesici, associata a dolore, sofferenza o deterioramento delle condizioni generali post-chirurgici. Esempi: toracotomia, craniotomia, laparatomia, orchiectomia, linfadenectomia, tiroidectomia, chirurgia ortopedica con stabilizzazione efficace e trattamento delle lesioni, trapianto di organi con trattamento efficace dei rigetti, impianto chirurgico di cateteri o dispositivi biomedici (ad esempio trasmettitori telemetrici, mini-pompe, ecc.);
d)      modelli di induzione di tumori o tumori spontanei che si prevede causino dolore o angoscia moderati o interferenza moderata con il comportamento nomale; e) irradiazione o chemioterapia in dose subletale o dose altrimenti letale ma con ricostituzione del sistema immunitario. Gli effetti avversi previsti dovrebbero essere lievi o moderati e di breve durata (< 5 giorni);
e)      riproduzione di animali geneticamente modificati da cui dovrebbe risultare un fenotipo con effetti moderati;
f)       creazione di animali geneticamente modificati mediante procedure chirurgiche;
g)      uso di gabbie metaboliche con restrizione moderata del movimento per un lungo periodo (fino a 5 giorni);
h)      studi con uso di diete modificate che non soddisfano tutte le esigenze nutrizionali degli animali e che si prevede causino anomalie cliniche moderate nell’arco di tempo dello studio;
i)       sospensione dell’alimentazione per < 48 ore nei ratti adulti;
j)       induzione della fuga e di reazioni di evitamento nei casi in cui l’animale è incapace di rispondere con la fuga o di sottrarsi agli stimoli, che si prevede causi angoscia moderata.


Procedure “gravi”:

a)      Prove di tossicità in cui la morte è il punto finale, o si prevedono decessi accidentali e sono indotti stati patofisiologici gravi…
b)      prova di dispositivi che, in caso di guasti, possono causare dolore o angoscia intensi o la morte dell’animale…;
c)      prova di potenza dei vaccini caratterizzata da deterioramento persistente delle condizioni dell’animale, graduale malattia che porta alla morte, associate a dolore, angoscia o sofferenza moderati e di lunga durata;
d)      irradiazione o chemioterapia in dose letale senza ricostituzione del sistema immunitario, ovvero con ricostituzione e reazione immunologica contro l’ospite nel trapianto;
e)      modelli di induzione di tumori o tumori spontanei che si prevede causino malattia progressiva letale associata a dolore, angoscia o sofferenza moderati di lunga durata Ad esempio, tumori che causano cachessia, tumori ossei invasivi, tumori metastatizzati e tumori che causano ulcerazioni;
f)       interventi chirurgici e di altro tipo in anestesia generale che si prevede causino dolore, sofferenza o angoscia postoperatori intensi, oppure moderati e persistenti, ovvero deterioramento grave e persistente delle condizioni generali dell’animale. Produzione di fratture instabili, toracotomia senza somministrazione di idonei analgesici, ovvero traumi intesi a produrre insufficienze organiche multiple;
g)      trapianto di organi in cui il rigetto può causare angoscia intensa o deterioramento grave delle condizioni generali dell’animale (ad esempio xenotrapianto);
h)      riproduzione di animali con alterazioni genetiche che si prevede causino deterioramento grave e persistente delle condizioni generali, ad esempio morbo di Huntington, distrofia muscolare, nevriti croniche recidivanti;
i)       uso di gabbie metaboliche con limitazione grave del movimento per un lungo periodo; j) scosse elettriche inevitabili (ad esempio per indurre impotenza acquisita);
j)       isolamento completo di specie socievoli per lunghi periodi, ad esempio cani e primati non umani;
k)      stress da immobilizzazione per indurre ulcere gastriche o insufficienze cardiache nei ratti; m) nuoto forzato o altri esercizi in cui il punto finale è l’esaurimento.”

Tutto ciò vale per topi, porcellini d’India, criceti, conigli, furetti, cani, gatti, equidi, suini, bovini, caprini, ovini, uccelli, rettili, anfibi, primati non umani e via torturando.

“Un’atrocità non è minore per il fatto che viene commessa in un laboratorio ed è chiamata ricerca medica: resta sempre atrocità”. G.B. Shaw



Approfondimenti

·         https://www.icare-italia.org/ 



Video

La vivisezione è un abominevole peccato”.  Albert Schweitzer, medico, filosofo, musicista e teologo protestante. Nel 1953 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

·         https://www.youtube.com/watch?v=ubSP8NR3Ykk Intervista a Marco Mamone Capria
·         http://www.tvanimalista.info/video/vivisezione/riabilitazione-animali-laboratorio/   la riabilitazione di animali da laboratorio
·         https://www.youtube.com/watch?v=y3SNoQUdyic vivisezione Telethon
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6228   vivisezione scimmie
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6102  con Tullio Solenghi
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5954  investigazione su vivisezione
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5953  intervista al dr. Stefano Cagno
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5784   vivisezione cani beagles
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5873  un incubo vivente
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5784  vivisezione cuccioli di bearle
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5774   cani utilizzati per esperimenti di impianti dentali
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5866  torture psicologiche nelle scimmie
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=5605  vittime della vivisezione, investigazione
·         https://www.youtube.com/watch?v=nfe_GGGQjCc    macachi di Modena
·         https://www.youtube.com/watch?v=mf17ozP4iE0   contro la vivisezione
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5304  gatto tormentato e ucciso in un laboratorio universitario
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5166  test nucleari su maiali
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5109  la verità sulla vivisezione del prof. Bruno Fedi medico chirurgo
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5107   intervista al dr. Massimo Tettamanti
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=5032  no vivisezione Radio Emme
·         http://www.laverabestia.org/play.php?vid=4887  cos'è la vivisezione



Buone pratiche

Chi non è perseverante non otterrà mai alcun cambiamento. Tom Regan filosofo, in Gabbie vuote.

Molti sono i biologi e ricercatori contrari alla sperimentazione animale. Tra questi la biologa, ricercatrice presso l’Università di Genova, Susanna Penco affetta da sclerosi multipla. Critica la sperimentazione animale presentata come panacea quando il bicchiere mezzo pieno va bene per i profani e non per chi sa. Le manipolazioni degli animali (all. VII e all. VIII Direttiva 2010/UE Sulla protezione degli animali usati a fini scientifici) lei le chiama “torture” senza mezzi termini e senza ipocrisie.

Anche Marco Mamone Capria, Presidente della Fondazione Hans Ruesch per una medicina senza vivisezione, presso l’università di Perugia ricercatore e studioso di matematica, di fondamenti della fisica, metodologia delle scienze biomediche, storia e filosofia della scienza, è contrario.

Il Belgio (Vallonia) ha vietato i test sugli animali per biocidi e prodotti per la pulizia, compresi i loro ingredienti. Ha anche preso l’impegno a sviluppare una strategia mirata per diminuire progressivamente il numero i animali utilizzati nei laboratori.

A Genova, Novembre 2018, è stata presentata la IV edizione del Corso Teorico Pratico Avanzato per "dare un senso ai metodi sostitutivi alla sperimentazione animale", con lo sviluppo delle nuove emergenti tecnologie, i metodi in vitro, modelli avanzati di colture in 3D...

Uno studio pubblicato su Advanced Functional Materials condotto dall'Università di Pisa con la collaborazione della Monash University, ha dimostrato come i mini organi artificiali possono essere considerati modelli sperimentali attendibili e "ricreare su chip alcune tra le più importanti funzionalità del fegato per andare verso una medicina personalizzata" (Giuseppe Barillaro del dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Università di Pisa).

Negli ultimi anni le tecniche di coltura in tre dimensioni di cellule staminali hanno visto dei progressi consistenti. Gli “organoidi”, i mini-organi così formati dalla struttura tridimensionale e dalle staminali che vi proliferano, forniscono un modello di come si sviluppa e vive un organo umano, imitandone struttura e funzionalità. Un risultato potenzialmente rivoluzionario per lo studio di alcune malattie, ma anche per i test farmacologici. Dai laboratori del centro di ricerca dell’Università di Pisa “E.Piaggio” e dell’Università del Lussemburgo arrivano nuove scoperte che permetteranno agli organoidi di restare vitali, rendendoli modelli scientifici validi per lo studio di malattie come il Parkinson. Ma non è tutto. Lo sviluppo della tecnologia di coltura degli organoidi significa anche costruire un’alternativa concreta ai testi sugli animali. “L’evidenza sperimentale – conclude Arti Ahluwalia – ci dice che tecnologie bioingegneristiche integrate con nuovi metodi per la manipolazione di cellule staminali in-vitro rendono gli organoidi dei modelli scientificamente validi per i test farmacologici, aprendo la strada alla possibilità di fare a meno di cavie animali”.

Lush Prize, il più grande premio al mondo nel campo della sperimentazione non animale, ha assegnato a Berlino il fondo di 350.000 sterline a favore di progetti di ricerca capaci di distinguersi per promuovere l'abolizione dei test sugli animali grazie allo sviluppo di alternative scientifiche valide e sicure. Tra i vincitori anche due italiani che si sono distinti nella categoria Giovani Ricercatori, il primo sviluppando il proprio progetto in Italia il secondo in Olanda. Alessandro Polini dell’Università del Salento/Cnr Nanotec premiato per un progetto di studio basato sull’utilizzo di modelli organ-o-a-chip altamente sofisticati per capire i meccanismi patologici alla base della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). “Non tutti sanno che gli studi preclinici basati su animali, comunemente presenti nello sviluppo di nuovi farmaci, hanno mostrato negli ultimi anni sempre più i propri limiti quando utilizzati come modelli di patologie umane - spiega Polini - Da qui la scelta di lavorare nella progettazione di nuovi strumenti di ricerca, come gli organ-on-a-chip, che possano essere dei modelli più fedeli di ciò che avviene nel nostro corpo in condizioni normali e/o patologiche”. Nikolas Gaio è stato premiato per un progetto sviluppato nell’ambito della Technical University of Delft in Olanda per sostituire i test sugli animali con l’utilizzo di organ-on-a-chip, modelli che mimano le funzioni degli organi umani e possono essere utilizzati per testare la sicurezza e l’efficacia dei medicinali senza mettere a rischio esseri umani o animali. Tra i vincitori altri ricercatori stranieri sempre per modelli tecnologici cruelty free.

L'Europa finanzia con 70 miliardi di euro la ricerca sostitutiva, la Germania con 50 milioni, l'Italia con 500.000 euro (fanalino??).

La Svizzera, con il testo denominato «Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani – Sì ad approcci di ricerca che favoriscano la sicurezza e il progresso»: ha raccolto le firme necessarie a un referendum. La raccolta di firme promossa nel 2017 da cittadini del Canton San Gallo, chiede che la sperimentazione animale venga considerata «un maltrattamento» e possa costituire «un crimine». Stando all’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), il numero di esperimenti sugli animali è in calo costante in Svizzera. Se nel 1983 essi ammontavano ancora a due milioni, l’anno scorso se ne contavano 615.000. Le sperimentazioni animali sono comunque ammesse soltanto se non vi è un’alternativa disponibile.

Negli Stati uniti il Consiglio Nazionale delle Ricerche (NRC) sta avviando un cambiamento, definito dal Consiglio stesso "epocale”, sui metodi di sperimentazione biomedica. Anche le maggiori riviste scientifiche: Science, British Medical Journal of Applied Animal Welfare e in particolare Nature, pubblicano articoli che contestano la sperimentazione animale quale metodo scientifico, definendola “cattiva scienza” mentre il Rapporto “Toxicity Testing in the XXI Century: a Vision and a Strategy 2007" parla della necessità di un radicale cambiamento di paradigma.

Negli Stati Uniti stanno già distinguendo farmaci per donne, uomini, bambini, anziani in quanto ognuno è diverso e necessita un trattamento diverso. Quindi perchè sperimentare sugli animali tanto diversi da noi? All'estero sono già disponibili modelli di ricerca di "rilevanza umana" contro i modelli di "rilevanza animale" delle Università italiane.

Hans Ruesch padre dell'antivivisezionismo scientifico nel suo libro del 1976 Imperatrice nuda, lanciò un radicale atto di accusa alle presunte basi scientifiche della vivisezione, arrivando alla conclusione che non esiste alcun motivo valido, oltre al carrierismo dei ricercatori e al profitto delle case farmaceutiche, per continuare a sperimentare su animali. Il testo influì sulla politica e diede una forte scossa al movimento animalista.



Proposte

In attesa della fine dell'uso di animali nella sperimentazione.

Finanziare ospedali, laboratori, istituti per le ricerche di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale.

Adottare nelle strutture universitarie e professionali corsi paralleli di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale come richiesto dalla legge 413/1993 sull’obiezione di coscienza.

Divieto di utilizzo animali vivi nella didattica.

Obbligo di utilizzo di metodi sostitutivi validati.



FAUNA SELVATICA (autoctona e alloctona)

Non è l’uomo che deve battersi contro una natura ostile, ma è la natura indifesa che da generazioni è vittima dell’umanità. Jacques-Yves Cousteau

L’impatto dell’uomo sulla natura è così persistente da far parlare di un nuovo periodo geologico, l’Antropocene.

La sesta estinzione di massa è già in corso per colpa dell’uomo, sono così numerose le specie destinate a scomparire nei prossimi 50 anni che la natura avrà bisogno di almeno 3-5 milioni di anni per recuperare la perdita di biodiversità subita (Università danese di Aarhus e Università svedese di Goteborg, studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze Pnas).

Dal 1970 ad oggi l’essere umano ha spazzato via il 60% di mammiferi, uccelli, pesci e rettili. I massimi esperti del mondo avvertono che lannientamento della fauna selvatica è ora un’emergenza che non si può più sottovalutare. Questo, secondo le stime che arrivano dal rapporto annuale del WWF, il “Living Planet Report 2018”, preparato da un pool di 59 esperti in collaborazione con la Zoological Society of London: dal 1970 al 2014 si è registrato un declino di più della metà delle specie animali in meno di 50 anni ed entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe diminuire del 67%. https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/29318-animali-selvatici-rapporto-wwf.

Mappa dell’impronta ecologica: https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/29318-animali-selvatici-rapporto-wwf

img

 

Secondo il rapporto dell’IUCN (Unione mondiale per la conservazione della natura), le minacce maggiori che minano le specie presenti nella Lista Rossa (Red List) riguardano il sovrasfruttamento e le modifiche degli ambienti naturali.

L’IUCN ha stimato per il nostro Paese una perdita di specie pari allo 0,5% annuo con il 20% a rischio estinzione. Uno degli obiettivi principali per evitarla è quello di promuovere progetti speciali per impedire la deframmentazione degli habitat e favorire la nascita di corridoi ecologici.

Come recita l'art.1 comma 1 della legge 157/92, "la fauna selvatica e' patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale" ma lo sterminio di milioni di animali che ogni anno i circa 570.000 cacciatori italiani producono non sembra avvalorare il concetto.

Tra le specie di fauna selvatica inoltre, esistono animali protetti autoctoni e animali non protetti alloctoni arrivati in Italia non per loro volontà ma portati dagli uomini per i loro interessi (pellicce, caccia, piacere…).

Gli animali autoctoni in via di estinzione o vulnerabili, non sono cacciabili e devono essere protetti anche se non sembra che questo avvenga considerata la strage di migliaia di animali protetti perpetrata dai bracconieri e considerato il Piano di “conservazione” e gestione del lupo in Italia (animale superprotetto) del gennaio 2017 del Ministero dell’Ambiente, che ne prevede l’abbattimento del 5%.

Gli animali alloctoni, invece, devono essere eradicati (ovvero sterminati fino all’ultimo individuo.

Se qualcuno avesse paura della fauna selvatica deve tener presente che i calabroni fanno più morti di tutti gli animali selvatici messi insieme (RAI5, Francesco Petretti, biologo e ornitologo Università di Perugia).



Recupero e soccorso

Molti sono gli animali, al di fuori dell’attività venatoria, che restano feriti o si trovano in difficoltà e molte sono le leggi internazionali, europee e nazionali (ultimo l'art.189 comma 9 bis del Codice della Strada) che hanno emanato disposizioni per il loro soccorso, il recupero, la cura, la riabilitazione e la reimmissione in libertà.

L'Italia però non si è ancora dotata di un numero sufficiente di centri (CRAS e CRASE) per l’accoglienza della fauna selvatica ferita, in difficoltà, sequestrata... nonostante le leggi lo pretendano. Occorre promuoverli, sostenerli, accreditarli, convenzionarli.

Le convenzioni regionali con pochi centri, sono insufficienti.

Infatti, dalla Puglia al Piemonte, passando per la Sicilia, l’Emilia Romagna o l’Umbria, i Centri di Recupero esistenti sono sostenuti e resistono solo grazie ai volontari, che arrivano a indebitarsi per cercare di tenerli aperti, ma rischiano continuamente il collasso se non si garantiscono loro almeno i pochi fondi che venivano erogati dalle Province ormai abolite.

Lo afferma Nino Morabito, responsabile Fauna di Legambiente: “Lo stato impone il recupero degli animali, ma non mette le risorse. Questi centri sono nati grazie al coinvolgimento e alla passione dei cittadini, e molti non di rado hanno fatto grandi sacrifici, arrivando ad indebitarsi perchè non se la sentono di abbandonare gli animali anche quando mancano i finanziamenti pubblici". 



Animali autoctoni

Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali. Mahatma Gandhi



Orso

Non esistono “orsi deviati”, “orsi serial killer”, “orsi collezionisti di ossa”. Esistono invece, umani deviati che pensano di rimediare a ogni difficoltà, vera o presunta, mettendo mano alla doppietta.LAC Lega Anti Caccia.

L’orso è un animale protetto da quando negli anni sessanta, insieme ai lupi e ad altre specie era considerato animale da abbattere e quindi quasi scomparso praticamente da tutto il territorio alpino.

E’ un animale dal comportamento elusivo, fugge dalle relazioni e dai legami duraturi, schivo diffidente e molto solitario, vive con i suoi simili solo da piccolo e durante l'accoppiamento. L'orso fa parte dell'ordine dei carnivori ma è essenzialmente onnivoro e la sua tendenza alimentare è prevalentemente vegetariana.  In Italia risulta confinato in ambienti montani caratterizzati da elevata copertura boschiva e morfologia aspra; tuttavia questa limitazione degli habitat frequentati deriva dalla necessità di evitare le aree caratterizzate da un eccessivo disturbo umano.

In Italia è presente con tre nuclei distinti: la popolazione più numerosa si trova nell’Italia centrale, incentrata nel Parco Nazionale d’Abruzzo, poi nel Trentino orientale dove sopravvive con pochissimi individui (52) e nella porzione alpina di Friuli e Veneto dove l'orso è ricomparso di recente per reintroduzione e ricolonizzazione naturale dalla confinante popolazione slovena dove sono 450 gli orsi che vivono nelle foreste.

La Slovenia è un caso unico in Europa, frutto di una protezione che associa autorità, Ong e cacciatori. “Questa specie è sempre stata presente sul nostro territorio e sappiamo molto bene come proteggerla, vi siamo abituati”, commenta Miha Krofel biologo e ricercatore di fauna selvatica presso la facoltà di biotecnica dell'Università di Lubiana. “Ho già sentito cittadini sloveni affermare che le nostre foreste sono tali solo grazie agli orsi”.

Ma l'Italia rappresenta, secondo il WWF, una vera e propria "area trappola" per il bracconaggio degli orsi barbaramente uccisi o feriti. Troppi gli orsi che muoiono a causa dell’uomo: oltre 100 quelli nel solo Parco d’Abruzzo dagli anni ’70 ad oggi. Incidenti, fucilate, lacci e veleno stanno uccidendo gli ultimi orsi italiani! Basta ricordare le varie uccisioni avvenute nella Provincia Autonoma di Trento ormai tristemente nota da anni per l’assurda politica di persecuzione ed eliminazione fisica degli Orsi presenti sul territorio: uccisione di M6, dell'orsa Daniza lasciando orfani i due cuccioli, dell'orsa KJ2, con vari pretesti senza che vi siano precise verifiche e specifiche sanzioni.

Dal giugno scorso, quando le Province di Trento e Bolzano hanno fatto la prima apertura alla cattura e uccisione di lupi e orsi, le polemiche non si sono mai placate e il Consiglio dei ministri, il 7 settembre 2018, ha dovuto impugnare la legge rivendicato a sé il potere di decidere sulle questioni relative alla fauna selvatica come previsto dall'art. 117/s della Costituzione.

Per l'inosservanza delle norme di tutela della fauna selvatica la Corte Costituzionale ha emesso nel tempo varie sentenze di condanna. Anche la Commissione europea ha emesso nei confronti dell'Italia varie Procedure di infrazione (64 a luglio 2018).

I problemi di conservazione sono legati però anche alla progressiva riduzione e frammentazione degli habitat forestali. L’orso bruno è infatti molto sensibile al disturbo umano e l’eccessiva antropizzazione del nostro Paese ha ridotto drasticamente gli ambienti ancora disponibili per la specie.

Ma perchè l'Europa regala all'Italia tanti soldi con il progetto Life Ursus per la reintroduzione degli orsi (quella famosa biodiversità tanto reclamizzata, sbandierata, inneggiata a parole ma derisa, tradita, avvilita con i fatti) quando noi gli orsi li uccidiamo? Ma non nel momento del pericolo, più tardi, per vendetta. Per l'incapacità di capire, di conoscere, di interpretare, di avvicinarci a quella Natura in cui dovremmo essere compenetrati ma dalla quale invece siamo totalmente avulsi.



Lupo

Il lupo (Canis lupus) è il primo animale con il quale abbiamo intrapreso il cammino dell'evoluzione fino a trasformarlo nel nostro cane (Canis lupus familiaris). Nel tempo al lupo sono stati dati connotati negativi, perseguitato e ucciso.

E' un animale al vertice della catena alimentare, che può riorganizzare la capacità portante dell'ambiente corrotto da decenni di caccia selvaggia, dal bracconaggio impunito, dall'introduzione di animali alloctoni e ibridazioni (cinghiale/maiale, lupo/cane…).

È un predatore generalista che vive in habitat differenti, tra cui anche quelli dominati dall’essere umano come i territori agricoli. Nel passato si pensava che i lupi potessero vivere solo in zone montane o in grandi foreste, ma ciò era dovuto alla persecuzione umana che ne aveva ristretto la popolazione in aree remote. I lupi predano ungulati vulnerabili, come il capriolo, il cervo, il camoscio e il cinghiale nell’Europa meridionale.

Da circa 50 anni il lupo è un animale protetto e inserito, in qualità di specie "vulnerabile", nella Lista Rossa redatta dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Dopo secoli di persecuzione, portato quasi all'estinzione (100 lupi in Italia negli anni '70), ora non si può catturare, uccidere, disturbare, detenere, trasportare scambiare e commercializzare (Direttiva Habitat).

Tuttavia il retaggio negativo del passato rimane ancora nella mentalità di molti soprattutto in contesti rurali e nonostante le prede domestiche rappresentino soltanto una minima parte della dieta del lupo.

Secondo l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che monitora la presenza della fauna in tutto il Paese, i lupi sono animali elusivi, che non comportano rischi per l’uomo visto che l’ultima aggressione di un lupo a un essere umano risale a due secoli fa, e hanno un ruolo di regolazione delle popolazioni di prede come i cinghiali.

Ma, in un Paese dove le leggi sono alternative e la corruzione incontrollabile, succede che 300 lupi ogni anno in Italia muoiono per mano dell'uomo. Ma è solo la punta dell'iceberg.

Legambiente, il 28/12/2015, dichiarava: "I lupi sono tornati a vivere nei nostri territori, ma continuano ad essere vittime dell'uomo e bersaglio di gravi atti di bracconaggio. Nel triennio 2013-15 in Italia sono stati trovati morti per cause non naturali ben 115 lupi, più del 40% dei quali ucciso con armi da fuoco (24,3%), avvelenato (10,5%) o torturato con i lacci (6 %). Il restante 45,6% dei decessi è per investimento stradale, una causa comunque imputabile alle attività dell’uomo, il 13,2 per motivi incerti e meno dell’1% per aggressione da parte di altri canidi; una vera e propria persecuzione". 

Alcuni esempi recenti del massacro di oltre 300 lupi ogni anno, in particolare nel cosiddetto "triangolo della morte" (Toscana, Marche, Emilia Romagna):

·         ...
·         2016 - messaggi scritti sul corpo di lupi impiccati in Maremma
·         2016 - lupo ucciso e spudoratamente esibito a Roccalbegna
·         2017 - lupo decapitato a Pitigliano
·         2017 - lupo ucciso, scuoiato e appeso a un cartello stradale a Suvereto
·         2017 - due lupi impiccati ai cartelli stradali a Radicofani
·         2017 - cinque cuccioli di lupo trovati morti contemporaneamente nell'Aquilano
·         2017 - lupo ucciso da bocconi avvelenati nella Marsica
·         2017 - lupo impiccato trovato con tanto di cartello ammonitore nel Reatino
·         2017 - lupo ucciso con bocconi avvelenati nel Bolognese
·         2017 - in Provincia di Pesaro e Urbino lupo trovato decapitato in uno spartitraffico
·         2018 - lupo ucciso a fucilate sui Monti Lessini, nel veronese
·         2018 - 23 lupi uccisi in Piemonte nel 2018 tra cui uno con la testa mozzata
·         2018 - lupo trovato morto in val Maira
·         2018 - lupo assassinato in Trentino
·        

Il Ministro dell'Ambiente nel gennaio 2017 ha predisposto un Piano di “Conservazione” che, fra varie norme positive, ne prevede una che ammette l'abbattimento del 5% dei lupi, ovvero la morte legalizzata di 60 lupi ogni anno che si aggiungerebbero ai 300 morti uccisi dai bracconieri.

Il 6 settembre 2018 il Consiglio dei Ministri ha impugnato i provvedimenti delle Province di Trento e Bolzano, che prevedevano la cattura e l’abbattimento di orsi e lupi, alla Corte Costituzionale in quanto la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema sono materie di competenza esclusiva dello Stato (Art. 117 della Costituzione). Il Ministro dell’Ambiente ha ufficialmente comunicato che i lupi continueranno a essere animali super protetti.

Inoltre, il gran numero di cani randagi ha fatto sì che avvenisse l'accoppiamento cane lupo portando alla nascita di ibridi.

Per gli ibridi e i cani inselvatichiti che si ritengono i maggiori responsabili degli attacchi agli allevamenti, dobbiamo ringraziare quindi il fenomeno del randagismo il quale, nonostante la legge per il suo controllo risalga a ben 28 anni fa, non soltanto è diminuito ma peggiorato e stimato in un milione di cani liberi per le strade della penisola.

A proposito dei cani randagi, lo zoologo Luigi Boitani dichiara: "... si avvicinano invece i cani randagi, inselvatichiti, vaganti, quelli che vivono vicino all'uomo perchè, conoscendolo, non lo rifuggono. Si uniscono facilmente in bande e si incrociano con i lupi, sono tanti, soprattutto nelle zone rurali del Centro e del Sud Italia, sia sui monti dell'Appennino, sia lungo la costa".

Dai lupi, dai cani inselvatichiti, dai cani randagi si potrebbero difendere adeguatamente gli allevamenti soltanto se si ascoltasse il buon senso, l'opinione di terzi e non quella degli interessati e l'esperienza e la professionalità dei Carabinieri forestali che hanno dichiarato: "se la strategia di prevenzione è ben fatta e seguita da tecnici competenti, farebbe crollare la predazione drasticamente". Vogliamo credere ai Carabinieri forestali o ai cacciatori, allevatori, armieri, politici? Oppure vogliamo credere ai mass media disinformati che un giorno sì e uno no declamano l’invadenza degli animali (siano lupi, orsi, cinghiali, caprioli…) senza mai raccontarne la causa e il perché (sempre responsabilità umana) incrementando le azioni violente di amministratori e individui fagocitati dalla paura e dagli interessi?



Altri animali

Anche i "rapaci" vengono uccisi dai bracconieri, in particolare in una delle aree trappola, così definite dal WWF nel suo rapporto 2018 sul Bracconaggio, ovvero la Sicilia dove l'aquila del Bonelli, il falco lanaro, il capovaccaio, il falco pellegrino, anseriformi e passeriformi sono a rischio.

Anche il rarissimo “ibis eremita” viene attaccato dai fucili nonostante sia protagonista di uno dei più grandi progetti europei di conservazione di una specie, il Waldrapp-EU-Projekt. Finanziato dall'Europa con partner in Austria, in Italia ed in Germania.  L’ibis eremita è una specie migratrice, maggiormente minacciate a livello mondiale, presente nell’Europa centrale fino al XVII secolo, prima che si estinguesse del tutto a causa della pressione venatoria. I progetti internazionali per salvarlo rischiano di essere vanificati dai bracconieri.

I "mufloni" della Sardegna, considerati animali parautoctoni sono protetti, mentre quelli dell'Isola d'Elba, introdotti dalla Sardegna, non hanno questa considerazione e sono destinati all'abbattimento secondo quanto stabilito dalle istituzioni locali.

… ecc …



Animali alloctoni

L’amore per gli animali è intimamente associato con la bontà di carattere, e si può tranquillamente affermare che chi è crudele con gli animali non può essere un uomo buono. Arthur Schopenhauer

Gli animali estranei al territorio italiano si dicono alloctoni, alieni, esotici, invasivi.

Naturalmente non sono arrivati a nuoto, né in aereo, né in auto, né in bicicletta ma introdotti dagli umani per i loro vari interessi.

Per esempio, dopo lo sterminio del cinghiale maremmano sono stati importati dai cacciatori il cinghiale dall'est Europa e la minilepre dal nord America; per l'industria delle pellicce la nutria dal sud America; come animale da compagnia lo scoiattolo grigio del nord America; per abbellire gli specchi d'acqua la tartaruga dalle orecchie rosse dal nord America, ecc. ecc.

Per molti di questi animali le leggi europee e nazionali prevedono l’eradicazione attraverso la fucilazione o altri metodi cruenti.



Nutria

La nutria è ormai da anni considerata una specie di peste anzichè l'animale che è, dall'indole estremamente docile, timorosa e pacifica, amichevole, assolutamente non aggressiva tanto da essere diventata un pet, animale da compagnia, affettuoso e interattivo. Dapprima negli Stati Uniti, ma poi anche in Italia. E' quindi un animale sociale, pulito e intelligente.

La nutria fu importata in provincia di Alessandria nel 1928 per l’industria della pelliccia come visoni, ermellini, volpi, conigli d’angora... La sorte della nutria era come quella attuale degli altri animali selvatici imprigionati in aziende lager, allevati in piccole gabbie dove impazziscono. Infine uccisi con metodi agghiaccianti: nelle camere a gas, con l'elettrocuzione, rottura delle ossa cervicali, asfissia, corrente elettrica, colpo alla nuca, colpo contundente al muso, dispositivi che perforano il cervello, iniezioni letali... La morte lenta e dolorosa non sopraggiunge subito; gli animali lottano fino alla fine, si dibattono, graffiano le pareti per cercare inutilmente una via di fuga.

Ma, le nutrie fortunate (?), al crollo del mercato negli anni ’80, furono liberate illegalmente sul territorio italiano onde evitare il costoso smaltimento delle loro carcasse. Hanno quindi occupato, con successo, le nicchie ecologiche lasciate vuote, non interferendo con l'ecosistema perchè non hanno concorrenti. Il rischio di competizione tra la nutria (erbivora) e la lontra (carnivora), ammesso e non concesso che questa sia ancora presente in Italia, è inesistente in quanto i due animali occupano nicchie trofiche opposte.

Nonostante la vicenda giuridica della nutria (selvatica, protetta, alloctona, naturalizzata, nociva, invasiva...) attesti quanto siano labili i confini delle definizioni umane, sia etiche che scientifiche e quanto gli interessi di particolari gruppi abbiano la meglio, cambiano le parole e un essere vivente da protetto si trasforma in condannato a morte. L'art.7 del collegato ambientale alla legge di stabilità del 28/12/2015 ne impone infatti l'eradicazione in quanto animale alloctono, ovvero non italiano.

E’ veramente curioso poi leggere di eradicazione quando questa è ritenuta di fatto impossibile in un territorio senza barriere invalicabili (IUCN - Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Non soltanto, ma le politiche pluridecennali di uccisione per raggiungere l'eradicazione, non hanno dato alcun risultato se non quello di regalare a un animale mite e innocente, sofferenze atroci.

Anche l'Università di Parma negli Annali della Facoltà di medicina veterinaria Vol. XXXII 2012, definisce l'eradicazione una soluzione a breve termine in quanto i territori lasciati liberi vengono ricolonizzati in poco tempo da altri individui e offre le basi scientifiche per una corretta conoscenza della nutria, presupposto imprescindibile per qualsiasi intervento di gestione. La ricerca stessa suggerisce varie misure per il controllo della nutria con interventi sull'ambiente che rappresentano minori costi e maggiori risultati.

Ogni comportamento corretto non può prescindere dalla conoscenza e dalla coscienza e ci aspettiamo che siano la conoscenza e la coscienza a guidare chi dovrà prendere decisioni.



Approfondimenti



Video

·         http://nutria.progeconatura.com/ chi è la nutria
·         http://nutria.progeconatura.com/tag/samuele-venturini/ intervista a Samuele Venturini biologo e castorologo
·         https://www.youtube.com/watch?v=bnN8f3Hcp9k effetto positivo del lupo sul territorio, esempio di Yellowstone
https://www.youtube.com/watch?v=LRAWPfjf_yE uccisione di un orso in Abruzzo
·         https://www.youtube.com/watch?v=lLxl_fDrFvc  salvataggio di un lupo
·         https://www.youtube.com/watch?v=TYYRW-ezgWg    cuccioli di lupo usciti dalla tana per la prima volta
·         https://www.youtube.com/watch?v=YkVMgzhheEk  denuncia degli uccisori di un lupo
·         https://www.youtube.com/watch?v=LRAWPfjf_yE   uccisione di orso in Abruzzo
·         https://www.youtube.com/watch?v=pCUG8932Kic  Cremona contro le nutrie
·         https://www.youtube.com/watch?v=Q3YX2EKkrZo cattura di una nutria



Buone pratiche

Il Ministro dell’Ambiente, nel suo comunicato stampa del 7 maggio 2018, ha proclamato le linee programmatiche
·         Inquinamento e cambiamenti climatici
·         Desertificazione ed esaurimento delle risorse naturali soprattutto dell’acqua
·         Perdita di biodiversità
·         Sviluppo sostenibile

“Con una popolazione di orsi che va dalla Grecia all'Italia è importante unificare i nostri standard e internazionalizzare la gestione della specie”, dichiara Matija Stergar, attivamente coinvolto nel progetto transnazionale Life Dinalp Bear. Quest'ultimo, finanziato con 6 milioni di euro, riunisce nove istituzioni europee provenienti da Slovenia, Austria, Croazia e Italia, per unificare le politiche nazionali di protezione. Il programma ha permesso di migliorarne il censimento e di seguire gli orsi attraverso la tecnologia della telemetria. Sono inoltre stati concepiti cassonetti inaccessibili agli orsi: misura che può sembrare aneddotica ma fondamentale nella gestione degli orsi e per diminuire gli incidenti che li coinvolgono. Tra le altre misure adottate Life Dinalp Bear ha permesso di moltiplicare le campagne di sensibilizzazione e informazione presso agricoltori ed allevatori, le scuole e il grande pubblico. In alcuni Paesi sono stati elaborati appositi piani di gestione per le popolazioni indigene, al fine di garantire la protezione della specie e una coesistenza possibilmente priva di conflitti con l’uomo. Esiste inoltre, a livello europeo, un piano d’azione del Consiglio d’Europa, che persegue gli stessi obiettivi.

In Canada e in Alaska sanno convivere con successo con migliaia di orsi e non temerebbero certamente l'esiguo gruppo dei 40 animali del Trentino che fanno gridare “all’orso all’orso” giornali, politici e individui alieni.

Nelle foreste tropicali del Costa Rica (paese pacifista, con una delle maggiori biodiversità del pianeta, il 30% del territorio protetto e con il più alto indice mondiale di "felicità" secondo l'Happy Planet Index - l'Italia è al 51° posto), dove circolano giaguari, coccodrilli, ocelot, serpenti e ragni velenosi, si possono percorrere chilometri di uno stretto sentiero, liberamente. Non c'è bisogno di fucili nè di anestetici mortali; le autorità e i cittadini sanno che gli animali restano alla larga dall'odore umano.

Il primo progetto ufficiale al mondo di contenimento ecologico di alcune colonie di nutrie tramite sterilizzazione nasce dall’idea del dott. Samuele Venturini (biologo e castorologo) e Anna Corbani (U.D.A. Comune di Buccinasco – MI). Dopo aver redatto un progetto si rivolgono al Museo di Storia Naturale di Milano che, in qualità di Ente Scientifico preposto per legge, si rende disponibile a coordinare la ricerca. Nel tempo il progetto ha avuto il successo ipotizzato divenendo così un ottimo metodo ecologico di contenimento che permette non solo di gestire meglio la presenza di questi roditori in determinati contesti, ma di far risparmiare alle Amministrazioni anche delle risorse economiche. Non ultimo, è l’unico metodo che accontenta sia chi desidera una gestione dei “conflitti” uomo-natura, sia chi dimostra una sensibilità e un senso etico più profondo.

Il progetto “LIFE MedWolf - Le migliori pratiche di conservazione del Lupo nelle aree mediterranee (LIFE11 NAT/IT/069) - si svolge in Italia, nel territorio della provincia di Grosseto, e in Portogallo, nei distretti del Guarda e di Castelo Branco. L'obiettivo del progetto è quello di ridurre il conflitto tra la presenza del lupo e le attività antropiche nelle aree rurali delle due aree di studio dove si è persa la tradizione culturale alla coesistenza con il predatore. MedWolf vede infatti per la prima volta la collaborazione tra associazioni di categoria rappresentanti il mondo agricolo, associazioni ambientali, istituzioni e centri di ricerca italiani e portoghesi.



Proposte

Protezione integrale del lupo escludendo l'articolo sugli abbattimenti selettivi del Piano di Conservazione del Ministero dell’Ambiente.

Attivare metodi incruenti per il controllo delle popolazioni di nutrie e degli altri animali alloctoni.

Divieto di importazione, detenzione e commercializzazione di animali esotici.

Utilizzare i contributi di Life Ursus per salvare gli orsi e non per abbatterli.

Riformare il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, catture illegali, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette, con l’introduzione del "Delitto di uccisione di specie protette".

Attuare la riforma della legge quadro sulle aree protette esposta in audizione nella 13ma Commissione al Senato del luglio 2018, nonchè attivare azioni di videosorveglianza per la prevenzione e il contrasto degli incendi.

Creare centri di recupero specializzati ad accogliere animali feriti, abbandonati, sequestrati, dopo la dismissione dai circhi, promuoverli, sostenerli, accreditarli, convenzionare quelli delle associazioni.



CACCIA E BRACCONAGGIO

"Nella caccia non vedo che un atto inumano e sanguinario, degno solamente di selvaggi e di uomini che conducono una vita senza coscienza, che non si armonizza con la civiltà e col grado di sviluppo morale a cui noi ci crediamo arrivati". Lev Tolstoj

La legge italiana 157/92, all'art. 1 recita: “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”.  In realtà non è così, considerato che regola la caccia e viene giustamente denominata "legge sulla caccia".

La caccia è un divertimento crudele nei confronti di esseri viventi indifesi e innocenti anche se spesso viene fatta passare per necessaria come regolatrice del numero delle popolazioni, ignorando l'obbligo dei metodi ecologici (art.19 della legge 157/92), violando l'art.117 della Costituzione che  pretende sia lo Stato a legiferare sull'ecosistema e dimenticando le numerose sentenze della Corte Costituzionale che hanno condannato le Regioni per deroghe ed estensioni della caccia oltre il periodo consentito (art. 18 comma 2 della legge 157/92).

La caccia esiste come tradizione atavica, che dovrebbe considerarsi superata nel terzo millennio anche perchè la maggioranza dei cittadini, oltre l'80%, è contraria a questa pratica. Costoro sanno provare sentimenti positivi, forti, come l'empatia, il rispetto, la compassione. Lottano e lavorano per gli altri, non per se stessi. I cacciatori agiscono per se stessi, per assecondare la loro crudeltà distruttiva (Emilio Servadio), assaliti come da una malattia mentale (Theodor Heuss), con la stessa forza di un desiderio sessuale (Paul Parin).



Caccia

L'ipocrisia dice: "il cervo ha investito un'auto che viaggiava a 130 km all'ora".
La verità dice: "l'auto che viaggiava a 130 km all'ora ha investito un cervo".

Dopo il referendum del 1990 i cacciatori hanno lavorato per “riqualificarsi” creando una nuova immagine di se stessi. Quella del cacciatore ambientalista, amante della natura, tutore dei suoi equilibri, che salva i raccolti da specie “dannose e nocive” (concetto antiscientifico). Immagine paradossale quando si pensi ai motivi per cui cacciano: divertimento, passatempo, sport, arte, passione finalizzata alla carneficina di esseri viventi e legalmente autorizzata dallo Stato.  Ma si sa, legalità non è sinonimo di giustizia; neppure i vocabolari lo prevedono.

Questa è la caccia. Tutela della biodiversità? Amore per la natura e l'ambiente? Uccidendo, distruggendo, inquinando? E' possibile quando si manipolano le parole, si nega l’evidenza e si dice il contrario di ciò che si fa come attesta il proverbio: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Naturalmente la protezione della biodiversità sfoggiata dai cacciatori e sostenuta dal Governo non è altro che un gioco di parole, un paravento, visto che quello stesso Governo ammette che la tigre, animale a rischio e in via di estinzione, possa essere sfruttata nei circhi.

Ecco le parole del presidente di Federcaccia anno 2003: “Il nostro fucile è carico di tecnologia, di storia, di arte. Viene da lontano, ha il fascino dei secoli”. Appunto, come le guerre.

In Europa, su 27 paesi, la palma della caccia la detiene la Francia con 25 milioni di uccelli uccisi ogni anno. Segue la Gran Bretagna con 22 milioni e terza l'Italia con 17 milioni. Seguono Spagna, Grecia e al sesto posto la Germania.

La caccia è feroce, insensata e omicida considerate le vittime umane innocenti, anche bambini, che a ogni stagione si verificano, i milioni di animali uccisi, deroghe anche per i cuccioli di capriolo, per le marmotte (specie protetta). I controlli sono pochi, non impediscono gli incidenti nè l'uccisione di specie protette. La lobby dei cacciatori che annovera in Italia circa 700.000 adepti sempre più vecchi (ma nel 2017 Federcaccia ha valutato che solo 410.000 persone hanno rinnovato la licenza), evidentemente è fortissima perchè finora nessuno ha avuto il coraggio di abolire la caccia. E' sostenuta dalla potente industria delle armi che per l'80% è rivolta all'attività venatoria. Come dire che il male vince sul bene, la brutalità sulla gentilezza, la durezza sulla compassione, il denaro sui principi.

Forse non esiste un settore dell'attività umana dove la prepotenza sia sovrana come nell'attività venatoria. Federfauna ha stilato un vademecum per difendere i cacciatori dagli animalisti. Quelli hanno i fucili e minacce, questi bandiere e parole. Quelli uccidono anche umani nel silenzio dei media e delle istituzioni, questi invocano la fine della violenza. Quelli entrano liberamente nelle proprietà altrui accettando un codice fascista, questi marciano per una società pacifica.

Quindi, riepilogando, alcuni punti emergenti:

·         La Costituzione della Repubblica è inviolabile (in particolare artt. 1-3-107);
·         La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e quindi di tutti;
·         I presupposti censimenti affidati ai cacciatori sono antiscientifici;
·      La caccia non risolve il problema dei danni all’agricoltura, ma l’aumenta: i bisogni dei cacciatori sono opposti a quelli degli agricoltori;
·        I cacciatori allevano, introducono, ripopolano, non possono assurgere a controllori in quanto sono responsabili del sovrappopolamento;
·         La legge impone i metodi ecologici che sono tanti e sperimentati positivamente;
·         La caccia è responsabile di numerose vittime umane e di animali d’affezione;
·         Le crudeltà, i soprusi e le illegalità nella caccia sono tante come i privilegi ma ignorate;
·         La Filiera alimentare di fauna selvatica è un paradosso, collide con la lettera e lo spirito delle leggi vigenti;
·         I rischi sanitari relativi all’alimentazione con fauna selvatica sono elevati;
·         Gli incidenti stradali sono minimi e facilmente evitabili.



La caccia al cinghiale

La caccia al cinghiale in braccata (tecnica di caccia impattante anche per le altre specie selvatiche) è la più crudele e la più pericolosa per l'uso di armi a lunghissima gittata, per l'uso di decine di cani tra cui molti restano feriti o muoiono e per il terrore e i morsi che i cinghiali subiscono prima di essere fucilati. 

Dicono che i cinghiali sono troppi e quindi la regola è ucciderli, tanti, sempre e ovunque. Ma, anche se i cacciatori ce la mettono tutta pur di rispettare le deroghe, anche se ne vengono uccisi centinaia di migliaia ogni anno, restano sempre troppi. Per risolvere il sovrannumero di cinghiali, fra l'altro importati, allevati, immessi, foraggiati nel tempo dai cacciatori, la caccia si è rivelata fallimentare come molti studiosi hanno confermato. 

Nel 2014 anche la XIII Commissione Agricoltura della Camera ha approvato all'unanimità la risoluzione nella quale si riferisce che "l'ordinaria attività venatoria così come viene organizzata e gestita in Italia, non rappresenta una forma di controllo delle popolazioni di cinghiale". Parole al vento.

Sulla braccata si sono espressi Maillard e Fournier 1993, dichiarando che “è accertato che la braccata tende ad aumentare notevolmente la mobilità del cinghiale che, talvolta, addirittura decuplica i propri spazi vitali o sposta del tutto il centro della propria attività”.

Chissà come e chissà perchè i cinghiali si moltiplicano sempre a dismisura. Per esempio in Toscana, una delle regioni a maggiore attitudine venatoria e filovenatoria, i conti non tornano nonostante la prova del nove; la matematica ci tradisce perchè centomila se ne uccidono e centomila rinascono dalle ceneri. Non si arriva mai allo zero. Ma chi vorrebbe lo zero? Non certo i politici (come potrebbero sostenere i loro adepti?), non certo i cacciatori (come potrebbero accettare la fine del divertimento?) e non certo gli armieri (a chi venderebbero le armi?).

Quindi lo zero cinghiali non può esistere nonostante la caccia sfrenata da una parte, la filiera alimentare dall'altra (ma l'art.12 comma 6 della legge 157/92 recita che l'animale "appartiene a colui che l'ha cacciato") e, fanalino di coda, il divieto di ripopolamento predicato dalla legge n.221/2015 (collegato ambientale legge di stabilità) che ha vietato l'immissione di cinghiali su tutto il territorio nazionale, ad eccezione delle aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico-venatorie adeguatamente recintate.

Mentre si fa un gran parlare di danni all'agricoltura, di incidenti stradali, di distruzione della biodiversità, assalto ai pollai, agli allevamenti, alle colture pregiate, ai vigneti, agli automobilisti, ai ciclisti... che i cinghiali causerebbero per il loro numero eccessivo e incontrollabile, occorre tener conto che non esistono censimenti del numero dei cinghiali in Italia e che le stime sono semplici approssimazioni, opinioni, non basate su dati reali.

La caccia al cinghiale è una caccia feroce che coinvolge anche molti cani aggrediti dai cinghiali. Alla fine di ogni cacciata restano infatti sul territorio una miriade di cani sparsi che non sempre è possibile recuperare e che frequentemente capita di trovare sul ciglio della strada, investiti da un’auto. Ma anche per quelli feriti può essere compromessa la salvezza in quanto restano a lungo senza soccorso. Sappiamo che molti animali vecchi, inabili, incapaci, sventrati o mutilati vengono sommariamente soppressi con una fucilata.

Alcuni animali sono stati trovati impiccati nei boschi.

Anche i cuccioli di cinghiale (si evitano gli animali adulti perché, detto in gergo, “spaccherebbero” i cani) che vengono introdotti nei recinti affinché i cani si esercitino in quella che sarà poi la caccia vera e propria, terrorizzati cercano la fuga inutilmente. Vengono inseguiti per ore e ore fino a che soccombono impazziti di paura, dilaniati dai morsi dei cani eccitati dal sangue e dalle grida dei cinghialai. E’ questo uno sport? Un’arte? Un amore per la natura?

Quale sport? Quello del sangue e dei lamenti?

Quale arte? Quella di perseguitare, torturare e uccidere?

Quale natura? Quella dei morti viventi?



La caccia alla volpe

I cacciatori dichiarano la guerra anche alle volpi, a quelle in tana mentre allattano i cuccioli. Non soltanto di giorno con trappole, esche olfattive e attrattive e, naturalmente, i fucili ma anche di notte con l'illuminazione dei fari e dall'auto (vietato dall'art.21 comma 1i legge 157/92 e recente sentenza di condanna), comodamente seduti in poltrona, sfidando quali augusti e coraggiosi gentlemen, la proverbiale furbizia dell'animale.

Ma su cosa si basa tanta violenza!

In una parola, la caccia alla volpe viene avviata allo scopo di impedire che questo animale, timido e solitario, possa predare per vivere ciò che i cacciatori pretendono sia di loro esclusiva proprietà. Tant'è che tra le motivazioni del piano di controllo toscano c'è quello della "riduzione dell'impatto predatorio su avifauna nidificante a terra (cacciabile e non) e su mammiferi selvatici" e "ai fini della salvaguardia delle popolazioni di galliformi e lagomorfi" ovvero fagiani e lepri.

Ma tale è l'ignoranza scientifica di chi si esprime in tal modo, da far pensare a una volpe mangiatrice di ghiande, trasformata per modificazione genetica, in animale erbivoro.



Effetti della caccia

Effetti di cui non si tiene conto ma che costituiscono fonte di grande inciviltà:

·         le vittime umane definite effetti collaterali (oltre 100 a ogni stagione venatoria) e gli animali domestici
·         cartucce quali rifiuti speciali (piombo) non raccolte
·         utilizzo di uccelli imprigionati al buio come richiami vivi
·         il bracconaggio che impegna l'80% dei cacciatori
·     dispersione su terreno e acque del piombo, il più pericoloso tra i veleni, che secondo la convenzione firmata a Quito doveva essere eliminato entro il 2017
·         contributo ai proprietari terrieri che non viene corrisposto per l'ingresso nei fondi privati
·         l'art.842 del C.C. che permette l'ingresso nella proprietà privata e rende la legge non uguale per tutti nonostante le sempre solenni dichiarazioni scritte e recitate ovunque
·         ???  

Tanti perchè senza risposta.



Vittime umane

I dati raccolti dall'associazione Vittime della caccia:
http://www.vittimedellacaccia.org/archivio/2978-dossier-20122013-vittime-della-caccia-animali-domestici-allevamento.html animali domestici vittime della caccia, sono soltanto la punta dell'iceberg perchè derivano dalle quotidiane rassegne stampa sottostimate in quanto non tutti gli accadimenti trovano riscontro mediatico come l'essere sfiorati da pallini o da proiettili, svegliati dal roboante rumore degli spari, la paura per la propria incolumità quando si vorrebbe godere liberamente della natura, malori, cadute, infarti ...

Nella stagione venatoria 2017/2018 sono state 114 le vittime umane tra cui 30 morti.

La legge n.41 sul reato di omicidio stradale è entrata in vigore nel marzo del 2016 e ha introdotto due reati: quello di omicidio stradale (articolo 589-bis del Codice Penale) e quello di lesioni personali stradali (articolo 590-bis del Codice Penale). Secondo i dati della Polizia Stradale nei primi 15 mesi dall’entrata in vigore della legge le manette sono scattate per 32 persone.

Una domanda salta subito alle labbra: perchè si punisce l'omicidio stradale e non l'omicidio venatorio?

Perchè la giustizia si permette ancora due pesi e due misure? I morti provocati dai cacciatori non sono meno morti?

Vorremmo che come è stato fatto per i morti da incidenti stradali, anche i morti da incidenti venatori venissero classificati omicidi.



Articolo 842 del Codice civile

Tale articolo recita: “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità.”

La Legge 157/92 per la protezione della fauna selvatica stabilisce il divieto d’ingresso nei fondi, purché questi siano recintati per tutto il loro perimetro con una rete metallica, o un muro, di altezza non inferiore a mt 1.20, oppure delimitati da corsi d’acqua perenni il cui letto deve essere fondo almeno 1.50 mt e largo non meno di 3 metri. In base alle disposizioni della Legge 157/1992 e dell’art.842 del Codice Civile, risulta così garantita soltanto la proprietà di quei cittadini che possano permettersi costose recinzioni.

Questo stato di cose, che risale all’epoca della legislazione del ventennio fascista, rappresenta una violazione del principio di uguaglianza dei cittadini, sancito dalla Costituzione italiana, cittadini che devono godere tutti degli stessi diritti davanti alla legge (art.3) e che devono vedere assicurato il loro diritto assoluto alla proprietà privata riconosciuta e garantita dalla Costituzione in maniera esclusiva (art. 42).

Nessuno ancora ha avuto il coraggio di abolire questo articolo del 1942.

Importantissimo è il pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) in materia di caccia e proprietà privata. La sentenza CEDU, Grande Camera, 26 giugno 2012, Hermann vs. Germania ha introdotto una sorta di diritto all’obiezione di coscienza venatoria in favore del proprietario dei terreni che non intenda consentirvi l’esercizio della caccia. Infatti, il proprietario di un fondo rustico non è obbligato a tollerare che altri vi pratichino la caccia, se in contrasto con le proprie convinzioni personali e morali.



Uccelli da richiamo

Gli uccelli da richiamo alimentano un traffico milionario.

La legge ancora oggi autorizza l'utilizzo di richiami vivi purchè uccelli provenienti da allevamenti in attività oppure precedentemente catturati dalle Province e dalle stesse distribuiti ai cacciatori. L’utilizzo degli uccelli come richiami vivi è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia da "capanni" fissi o temporanei.

Chi sono questi uccelli? Sono animali rinchiusi tutto l'anno in condizioni durissime, in minuscole gabbie della dimensione di un foglio A4 circa, in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di distendere le ali destinate così ad atrofizzarsi, senza poter fare le quotidiane abluzioni e bagni di sabbia che, in natura, gli uccelli amano fare per proteggersi dai parassiti. Costretti ad una detenzione dove le zampe si ricoprono di piaghe e ulcere, nella quale il tasso di mortalità è impressionante, per molto tempo al buio in modo che perdano la percezione del tempo e scambino per primavera il periodo in cui verranno fatti uscire ed esposti al capanno di caccia. Il loro canto attirerà i loro compagni che verranno uccisi, riempiendo il carniere del cacciatore.

A queste migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle è negata la libertà quotidiana di volare e seguire il loro istinto che li porterebbe a percorrere chilometri e chilometri durante le stagioni migratorie.

Troppo spesso gli uccelli da richiamo sono frutto di catture illegali. Ogni anno i traffici illeciti scoperti sono tantissimi e rappresentano solo la minima parte di un business incredibile che svuota i nostri cieli e condanna gli uccelli selvatici a un'insopportabile prigionia. Senza considerare che ci sono Regioni che in barba alle norme (come la Lombardia a fine 2018) propongono deroghe alla legge nazionale e alla Direttiva Uccelli per le quali l'Italia ha subito procedure di infrazione e condanne da parte della Corte di Giustizia europea. Ma, sapendo che ogni ricorso richiederà tempi lunghi, gli uccelli verranno comunque catturati e imprigionati.



Il piombo

Il piombo, veleno potentissimo che la Convenzione di Quito (firmata anche dall'Italia) ha inteso eliminare dalle cartucce entro il 2017 (come già accaduto per la benzina, i giocattoli, le vernici, le lattine, le tubatura ...), è sempre lì, dentro quei bossoli che inquinano corpi, acque e terre. E anche noi.

La Commissione europea il 24 maggio 2017 con la direttiva 2017/853/UE proroga al 13 settembre 2018 il recepimento della direttiva sul piombo mentre il documento ufficiale dell'ECHA (l'agenzia UE per la regolamentazione delle sostanze chimiche) avvalora l'uso di munizioni moderne senza piombo comprese quelle di acciaio che sono ampiamente disponibili e adeguate a tutti i tipi di caccia.

Il piombo è stato definito dall'O.M.S.: "uno dei peggiori problemi ambientali del mondo".



Bracconaggio

“La caccia è sempre una forma di guerra.” Goethe

Bracconare significa violare le norme e le regole stabilite. Lo è per la caccia, lo è per la pesca. L'80% dei cacciatori è bracconiere (CABS).

Nell'attività venatoria, bracconiere è chi spara a specie protette, chi caccia in tempi o in aree di divieto, chi caccia con modalità e mezzi vietati, chi cattura illegalmente gli uccelli e gli altri animali protetti. Sono decine di migliaia di persone.

Il bracconaggio ogni anno uccide milioni di animali, si avvale di reti criminali organizzate che svolgono anche altri affari illegali come droga e armi e viaggia anche sul web che ha visto crescere del 70% i prodotti da fauna selvatica venduti illegalmente.

Ma non solo. Il bracconaggio uccide anche animali d’affezione, come cani e gatti che incappano in lacci e trappole come riportano marginalmente i quotidiani al contrario delle notizie a pagine intere dove si mostrano cinghiali che scorrazzano liberamente per le strade. Ma sono cinghiali o sono maiali? Perché l’ibridazione del cinghiale con il maiale è diffusa così come quella del lupo con il cane.

I crimini di natura sono il quarto principale mercato criminale (dopo il traffico di droga, traffico di beni contraffatti, traffico di esseri umani). Mercato fiorente e in continua crescita. Sono 7.000 nel mondo le specie minacciate tra queste anche l'anguilla europea ormai a un passo dall'estinzione.

Delle infinite azioni perverse che l'uomo esercita sul sistema della vita, il bracconaggio e il commercio di specie a rischio estinzione, sono i più pervasivi e devastanti.

I bracconieri usano i cosiddetti lacci di nylon o crine di cavallo, freni di bicicletta che diventano veri e propri cappi strozzando gli animali, le tagliole che catturano l'animale lacerando l'arto, trappole a scatto per animali di taglia più grossa, e gli archetti, trappole a scatto con cui i piccoli passeriformi muoiono dissanguati dopo una lenta tortura. Per le vittime non c’è speranza: se non muoiono sul colpo, si spengono agonizzanti. Alcune arrivano a scarnificarsi nel tentativo di liberarsi dalla morsa.

I numeri del bracconaggio (Lipu 2018), sono:

·         1.690: Le reti rimosse dal 1986, nelle Valli bresciane
·         1.000: le comunicazioni di reato, nelle Valli bresciane, inviate negli anni all’autorità giudiziarie
·         900.000: le trappole e micro tagliole rimosse nelle Valli bresciane
·         500.000: gli uccelli passeriformi catturati ogni anno nel Basso Sulcis, Sardegna
·         100.000: le trappole rimosse dal 2005 in Sardegna

Il bracconaggio resiste per ragioni precise. In primo luogo, una notevole carenza di controlli.
La vigilanza, nel nostro Paese, è certamente sottodimensionata rispetto all’entità del fenomeno sia in relazione al numero di personale addetto sia rispetto alle dotazioni di strumenti e risorse economiche.

Inoltre le pene previste attualmente sono leggere e prevedono quasi tutte l'oblazione, cioè la possibilità di estinguere la pena con il semplice pagamento di una somma di danaro. Le pene sono inoltre riferite all’abbattimento della "specie" e mai anche al singolo esemplare. Per fare un esempio: se venisse abbattuta un’aquila, o venissero abbattute dieci aquile, la pena sarebbe la medesima. Anziché contare dieci morti si conta una sola morte.

L'operazione Erode Birds dei carabinieri forestali, ha portato alla luce nel 2017, alcuni bracconieri che si procuravano interi nidi carichi di uova nei boschi, salendo sugli alberi, e li portavano a due veterinari compiacenti che, pagati profumatamente, una volta nati i pulcini, dovevano distinguere i maschi dalle femmine per poi sopprimere queste ultime, che non possono essere utilizzate come richiami vivi. Infatti, il maschio vale 250 euro e vive. La femmina non vale niente, muore, finisce nei rifiuti o, nella "migliore" delle ipotesi, in padella.

Per scoprire se l’uccellino è maschio o femmina si fa un taglio col bisturi per vedere l’apparato riproduttore. Di anestesia non se ne parla, ovviamente. Gesti rapidi e poi... se maschio si richiude con colla Attak, se femmina si uccide e si butta. Il tutto in pochi secondi. Con ritmi da catena di montaggio. Ma non è detto che il maschio sopravviva perché spesso le operazioni portano alla morte un’elevata percentuale di esemplari per infezioni successive.

Sono quattro le aree trappola in Italia, così definite dal WWF nel Report 2018 "Bracconaggio Connection", che attestano l'enorme sviluppo di questo fenomeno:

·         Le valli bresciane e bergamasche per i piccoli uccelli.
·         Il Delta del Po un inferno per uccelli acquatici e specie d'acqua dolce.
·         Toscana, Marche e Romagna triangolo della morte per il lupo.
·         La Sicilia culla e trappola dei rapaci.

Ma esiste anche una zona grigia dove caccia e bracconaggio convivono in una pericolosa commistione tra legalità e illegalità che rende difficilissimo il pieno contrasto dei fenomeni.

Tutto questo ha trovato nuova linfa nell'abolizione delle Province e quindi degli agenti provinciali, del Corpo forestale dello Stato e nella legge sulla tenuità del reato.



Approfondimenti

·         http://www.petfamily.it/cani/curiosita/cani-da-caccia-a-rischio.html migliaia sono i cani, morti e dispersi durante la stagione venatoria



Video



Buone pratiche

Sentenza Hermann della Corte di Giustizia europea sull’ingresso dei cacciatori nei fondi privati (vedi approfondimenti).

In Costa Rica dal 2012 la caccia è vietata. Vietata anche in Kenia (da oltre dieci anni), in Tanzania e in Botswana.

I cacciatori d’oltralpe hanno abbandonato da tempo l’uso di munizioni contenenti piombo mentre in 16 Paesi europei si attua il divieto di caccia con munizioni al piombo (in tutte le zone umide, assoluto ovunque, del commercio e detenzione) rendendo obbligatorio l'uso di pallini di acciaio non tossici.

La Conferenza di Quito del novembre 2015 ha adottato un provvedimento che prevede “l’eliminazione graduale dell’uso di piombo nelle armi nel corso dei prossimi tre anni indipendentemente dall’ambiente in cui viene praticata la caccia”. Ancora nel limbo.

Nella conferenza di Quito, insieme al piombo, si è parlato di eliminare il Diclofenac che ha dimostrato di possedere una particolare tossicità non solo per gli avvoltoi asiatici (due specie sono state ridotte sull’orlo dell’estinzione), ma è ormai certo dagli studi britannici, anche sui rapaci di casa nostra, segnatamente le aquile più pregiate. 

In Missuri USA, un cacciatore di frodo per aver ucciso in modo illegale e crudele centinaia di cervi per 3 anni, è stato condannato a guardare almeno una volta al mese Bambi (il film di Walth Disney) nella sua cella dove resterà per un anno.



Proposte

Fermo restando l'obiettivo finale: abolizione della caccia

Silenzio venatorio il sabato e la domenica per consentire l'uso dei boschi a tutti e non solo ai cacciatori.

Divieto di caccia nei territori aggrediti da incendi.

Divieto di caccia al cinghiale in braccata.

Inserire il delitto di bracconaggio nel codice penale e il delitto di specie protetta (uccisione, cattura illegale, commercio illecito di specie protette) con pene adeguate sia detentive che pecuniarie.

Vietare la caccia a lungo dove si è verificata l'uccisione di specie protetta.

Prevedere il reato di omicidio venatorio per le vittime umane della caccia e corrispondente reato per lesioni personali venatorie.

Abrogazione dell'art.842 del C.C. per restituire ai cittadini l'uguaglianza davanti alla legge.

Divieto severo e assoluto dell'utilizzo di uccelli come richiami vivi.

Mantenere il divieto di utilizzo e vendita di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono.

Emissione di una legge che vieti in modo assoluto l'uso del piombo nelle cartucce in rispetto agli accordi di Quito.

Aumentare la distanza di sicurezza da case, strade, ferrovie, mezzi agricoli ecc.



BOCCONI AVVELENATI

"Tutti gli animali diffidano dell’uomo, e non hanno tutti i torti, ma quando sono sicuri che non vuol far loro del male, la loro fiducia diventa così grande che bisogna essere più che barbari per abusarne". Jean-Jacques Rousseau

Le sostanze utilizzate per avvelenare sono facilmente reperibili perché usate in agricoltura, orti e giardini (pesticidi, lumachicidi …), per la disinfestazione (rodenticidi) e altro ancora. Oltre ai boschi anche le aree verdi urbane sono a rischio come risulta dalle cronache.

La morte per avvelenamento è atroce, l'animale comincia a stare male e, poche ore dopo, non prima di aver vomitato sangue, spira tra le braccia incredule del padrone oppure agonizza per giorni a seconda del veleno che ha ingerito. Chi ha assistito è rimasto sconvolto. Ogni giorno in Italia molti animali restano vittime di esche avvelenate, o con vetri, con spilli, con spugne fritte ... e muoiono tra dolori terribili. Innocenti, per mano di un colpevole che non pagherà mai. E' nel ricordo recente la morte di decine di cani avvelenati a Sciacca.

Fino agli anni 70, l’uso dei bocconi avvelenati era regolamentato dall’art.26 del Testo Unico delle Leggi sulla Caccia, del 2 agosto 1967 n.799, tali mezzi erano considerati legali unitamente ad altri mezzi coercitivi tipo: lacci, tagliole, trappole, ecc. per la cattura della fauna selvatica all’epoca denominata “nociva”. Poi la legge 157/92 ha posto il divieto.

Il Ministero del Lavoro e della Salute ha emesso l’ordinanza 18 dicembre 2008 “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” e il 13 luglio 2018 sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il rinnovo dell’Ordinanza contingibile e urgente già prorogata ben 7 volte.

Si legge infatti nel provvedimento di proroga, "continua a sussistere la necessità' e l'urgenza di confermare le misure di salvaguardia e prevenzione ai fini del controllo e monitoraggio del predetto fenomeno".

Nonostante relazioni, interventi, proteste, articoli e leggi, i bocconi avvelenati (o ripieni di vetri, aghi, chiodi, spugne fritte) continuano a mietere vittime tra gli animali domestici e selvatici nonchè sofferenza tra i loro proprietari e le persone oneste. Tale comportamento criminale non è cessato mentre gli interventi delle istituzioni sono diminuiti.

Per esempio in Toscana con l'antesignana legge regionale n.39/2001:

  • con la Relazione Provincia di Firenze del 2005: i reperti acquisiti sono stati 137, le esche rinvenute 77 e le analisi tossicologiche 193;
  • con la Relazione Provincia di Firenze del 2013: i reperti acquisiti sono stati 33, le esche rinvenute 36 e le analisi tossicologiche 50,
  • con la Relazione Città Metropolitana di Firenze del 2014 http://met.provincia.fi.it/public/misc/20150225181201664.pdf: esche/reperti acquisiti n. 33, analisi tossicologiche 8.

Anche sulla relazione della Polizia Provinciale di Firenze del 2011, risalta l'illuminante osservazione che sarebbe auspicabile una "maggiore regolamentazione della vendita di quei prodotti che contengono sostanze tossiche..." e il criminologo Massimo Tardio dichiara che "l'uso abitudinario del veleno è determinato dalla facilità di procurarselo" mentre il Direttore Generale del Dipartimento Alimenti e Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria del Ministero della Salute del marzo 2002 ribadisce che "In merito a sostanze velenose non presentate in forma o dose di medicamento, si richiamano gli artt.146 e 147 del T.U.LL.SS in base a cui la fabbricazione, la detenzione o la vendita di queste sostanze possono essere effettuate da un farmacista o commerciante detentore di prodotti chimici, di droghe e di colori...". Quindi non da un supermercato.

Nonostante tali affermazioni, niente è stato fatto finora dal Governo per controllare il commercio di veleni e mentre l'ordinanza vieta, impone l'esame tossicologico, la cartellonistica e l'avvio di un'indagine, tutto si realizza a posteriori, dopo la morte dell'animale quando invece serve prevenire visto che curare non sarà più possibile. Per prevenire non è sufficiente il divieto in quanto non è quasi mai possibile trovare gli autori del reato. Servono anche pene severe.



Analisi del fenomeno

La Polizia elenca cinque tipi di azione delittuosa: avvelenamenti riguardo alla gestione della fauna, alla raccolta dei tartufi, ai dissidi condominiali, al disturbo degli animali, all’intimidazione criminosa.

Esaminando i dati presi in esame che, con molto realismo, si presume rappresentino la punta dell’iceberg, risulta che:

·       il numero di segnalazioni ricevute e " l’elevata omertà da parte dei cittadini che sono a conoscenza dei fatti sia da chi materialmente ha subito un danno", oltre a dimostrare indifferenza o sfiducia, depone per una mancanza di informazione capillare e duratura da parte delle istituzioni;
·         degli animali colpiti l'82% sono cani e gatti (facili da individuare in quanto hanno un padrone o un responsabile), entrambi dichiarati dalla legge quadro 281 del 14 agosto 1991 animali d’affezione, particolarmente tutelati;
·       il numero degli animali selvatici uccisi è ridotto perché, per ovvie ragioni, sfuggono al controllo;
·       è ormai chiaro dai rapporti che i veleni più usati sono: al primo posto gli inibitori delle colinesterasi (farmaci tossici per il cuore), seguono metaldeide (veleno per lumache) e anticoagulanti (veleni per roditori) che da soli rappresentano circa il 73% dei veleni utilizzati e se si aggiunge il fosfuro di zinco che è al quarto posto, si arriva all’80%;
·         le perquisizioni domiciliari effettuate dalla polizia hanno portato al sequestro, oltre che di 82 tipologie di veleni ed esche avvelenate nonché di animali illecitamente abbattuti, anche al sequestro di centinaia di pallottole non denunciate, fucili, pistole e parti di arma non denunciate o illegalmente detenuti, circa 100 tra tagliole, lacci, rete, trappole, strumenti tutti per la cattura di uccelli e mammiferi selvatici, come nei rapporti precedenti;
·         il maggior numero di segnalazioni di avvelenamento si è avuto nel mese di marzo pari a circa il 20%, a seguire febbraio e aprile; questi tre mesi rappresentano il 41% del totale delle segnalazioni; se segnalazione sta per avvelenamento è facile dedurre che il picco del fenomeno si verifica durante i ripopolamenti di fauna selvatica per l’attività venatoria;
·         la suddivisione delle segnalazioni di avvelenamento per aree urbana ed extraurbana, inoltre, evidenzia in modo netto (con l’esclusione del mese di ottobre dove il dato si capovolge) la supremazia dell’area extraurbana in ogni mese dell’anno; in particolare nel mese di marzo il 74% delle segnalazioni riguarda l’area extraurbana; quindi emergono due picchi: uno temporale (mese di marzo) e uno spaziale (area extraurbana).

Sintetizzando

·         Il picco degli avvelenamenti (41% del totale) si ha nei mesi di febbraio, marzo, aprile
·         dalle aree extraurbane proviene il 74% delle segnalazioni;
·         le perquisizioni domiciliari oltre i veleni hanno scoperto numerosi strumenti illegali di caccia;
·         l’omertà, sottolineata dalla relazione, presuppone la difesa di un interesse.

Questi dati lasciano intuire che "l’azione delittuosa" più praticata, sia quella relativa alla "gestione della fauna".

Ciò avalla anche il sospetto, espresso da più ambienti, che il mondo venatorio o, se si preferisce, qualcuno che ne fa parte, abbia il ruolo preminente nel fenomeno criminoso.



Conclusioni

Considerando quanto sopra si perviene a una conclusione inconfutabile: la dispersione sul territorio di esche avvelenate continua.

La ricerca del perché questa accade, consente due plausibili deduzioni, responsabili separatamente o congiuntamente della persistenza del fenomeno:

  • gli strumenti finora usati sono inefficaci; la legge non viene rispettata né dai cittadini per i quali è stata emessa né dalle istituzioni che l’hanno emessa (nelle proposte che seguono, ciò è messo in evidenza) e questo compromette pesantemente tutto il suo valore intrinseco;
  • l’aspetto "culturale" di un certo mondo persiste nel suo profondo radicamento (tradizioni ataviche, substrato sociale, interessi egoistici, abitudini familiari...) e rappresenta un duro ostacolo da scalfire che non ha confronto con il gesto estemporaneo rabbioso, insofferente o vendicativo fine a se stesso.

Riassumendo, se si vogliono eliminare i bocconi avvelenati bisogna entrare con forza nel mondo "culturale" che li produce escludendo dalle intenzioni la "categoria" ma affrontando i "criminali" di qualunque categoria.



Approfondimenti

·         https://www.gabbievuote.it/bocconi-avvelenati.html



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=JuRAy_3g8T8 cucciolo di due mesi
·         https://www.youtube.com/watch?v=FU4OgNgcpMs Kaos eroe del terremoto
·         https://www.youtube.com/watch?v=IPL24EKoh4Q  cane afflitto da convulsioni
·         https://www.youtube.com/watch?v=cymB-0VmnQw pericolo bocconi nei parchi
·         https://www.youtube.com/watch?v=0HQW3DfBEdE strage di cani a Sciacca
·         https://www.youtube.com/watch?v=zdPMETfGG8o strage di cani a Sciacca



Buone pratiche

A seguito delle segnalazioni di “polpette avvelenate” contro animali sgraditi ad alcune persone, giunte alla Polizia Municipale della città di Torino, in alcune aree verdi della città si è svolta l’esercitazione dell’unità cinofila antiveleno del Servizio Tutela Fauna e Flora della Città Metropolitana.

La lotta contro i bocconi avvelenati comincia con una app da scaricare sul proprio telefonino. Questa innovativa applicazione si chiama "Shelly" è gratuita e promette di diventare l'"assistente" virtuale più sicura per la difesa degli amici a quattro zampe in passeggiata. E anche dei loro padroni. "Shelly", infatti, avverte in tempo reale dei pericoli e dell'eventuale presenza di bocconi avvelenati per la strada, lungo i sentieri, nelle aree verdi dove si portano a passeggio i cani.

In collaborazione con il WWF, sull’Appennino Tosco Emiliano è stata inaugurata la “casa degli sniffer dogs” con il Nucleo Cinofilo Antiveleno ovvero dei cani addestrati per combattere la piaga del veleno.



Proposte

Trasformazione in legge dell’ordinanza, che rafforzi i suoi contenuti e che stabilisca precise sanzioni penali e amministrative per chi “prepara, miscela, detiene, utilizza, colloca o abbandona esche o bocconi avvelenati o contenenti sostanze nocive o tossiche, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente, che possono causare intossicazioni o lesioni o la morte di una persona o di un animale”.

Sottoporre a regime di vendita controllata determinate sostanze velenose.



CIRCHI, ZOO, DELFINARI

“O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te” San Basilio Magno

Circhi, zoo e delfinari imprigionano animali selvatici togliendoli dal loro ambiente naturale oppure animali fatti nascere in cattività, privandoli dell'esercizio delle loro caratteristiche etologiche e quindi condannandoli a sofferenza continuata.

Gli zoo e gli acquari dovrebbero perseguire obiettivi educativi e scientifici, motivazioni queste che oltre ad essere eticamente non condivisibili perchè condannano comunque gli animali a privazioni e sofferenze, fungono da paravento per mascherare ben più futili interessi commerciali.



Circo

l’Italia ha una delle più grandi industrie circensi del mondo: circa 100 circhi con 2.000 animali.

Il circo usa gli animali per guadagnare, per divertire. Questi animali si possono dividere in due categorie: domestici e selvatici.

Prima di accennare brevemente al trattamento ricevuto dagli animali nei circhi, occorre fare una premessa essenziale: richiamare l’attenzione sui seguenti documenti e il loro contenuto giuridico, scientifico, pedagogico, culturale, amministrativo:

·         L’articolo 13 del Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea: “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti...”
·         La Dichiarazione di Cambridge del 7 luglio 2012 che un prominente gruppo internazionale di scienziati, esperti di neuroscienze, ha siglato dopo una scrupolosa ricerca comparativa sui substrati neurobiologici dell’esperienza cosciente sugli animali umani e non-umani: “… Prove convergenti indicano che gli animali non umani hanno substrati di stati di coscienza insieme alla capacità di mostrare comportamenti intenzionali. Di conseguenza, il peso delle prove indica che gli esseri umani non sono unici in possesso dei substrati neurologici che generano coscienza. Gli animali non-umani, tra cui tutti i mammiferi e gli uccelli, e molte altre creature, tra cui i polpi, sono in possesso di questi substrati neurologici."
·         La Federazione dei Veterinari Europei si è espressa contro l’utilizzo degli animali nei circhi dichiarando, nel documento Use of wild animals in traveling circuses - FVE position, che i mammiferi esotici “hanno lo stesso patrimonio genetico dei loro simili che vivono in natura, e mantengono perciò gli stessi comportamenti istintivi e bisogni naturali” che “non possono essere soddisfatti in un circo itinerante; soprattutto in termini di alloggi e di rispetto alla possibilità di esprimere comportamenti normali”. Anche la FNOVI, la Federazione Italiana Ordine dei Veterinari ha sostenuto che “la soluzione non può che essere la progressiva dimissione degli animali dai circhi”.
·         Il documento firmato da oltre 600 psicologi che “esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali in quanto tali contesti sono veicolo di un’educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra alla pena, al disagio, all’ingiustizia”
·         La BVA British Veterinary Association a precisa domanda risponde: “La BVA crede che dovrebbe essere bandito l’uso degli animali selvatici nei circhi viaggianti”
·         Più di venti Professori Universitari di tutto il mondo, specializzati in etologia, ecologia e studi similari, hanno sottoscritto la Dichiarazionesul benessere e i bisogni etologici degli animali selvatici ed esotici nei circhi : “gli scienziati firmatari con un’estesa esperienza di ricerca nel campo della biologia degli animali esotici, ecologia ed  etologia, dichiarano che gli animali selvatici ed esotici non sono adatti a una vita nei circhi’. La Dichiarazine, inoltre, sottolinea che gli animali che si trovano in cattività nei circhi o che ne sono nati, anche da generazioni, mantengono le stesse identiche esigenze etologiche e di benessere psico-fisico dei propri simili in natura.
·         Molti comuni italiani (in Toscana, fra i più recenti: Grosseto) hanno accolto o stanno accogliendo, le linee guida Cites aggiornate al 13/4/2006 vietando l’attendamento ai circhi che detengono: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci diurni e notturni nonché l’esposizione di rettili (linea recentemente formulata).
·         Inoltre, da non dimenticare che la nuova legge n.175/2017 ha previsto la dismissione graduale degli animali nei circhi in attesa dell'emanazione del decreto legislativo per attuare la delega entro il 27 dicembre 2018 in modo da affrontare il censimento, il divieto di riproduzione, stabilisca tempi certi per superare l'utilizzo e stanzi risorse adeguate per gli animali che non è possibile reimmettere in natura (decreti non ancora emanati nonostante la data sia scaduta).
·         L’etologo ed esperto in benessere animale, Augusto Vitale che afferisce all’Istituto Superiore di Sanità, parlando a titolo personale dichiara: “Nei circhi si usano specie protette e a rischio estinzione, come le tigri. Questo veicola un messaggio sbagliato”.

Considerata la premessa e il suo importantissimo contenuto, tralasciando l’argomento che riguarda gli animali domestici che ci sono familiari affrontiamo quello degli animali maggiormente usati e maggiormente condizionati, i selvatici, più lontani da noi, quasi sconosciuti, che seguono le leggi biologiche, che vivono in un habitat che non è il nostro e che rifuggono dal contatto con l’uomo.

Gli animali non parlano il nostro linguaggio ma non parla neppure un sordomuto, neppure un cerebroleso, neppure un malato grave ma noi li capiamo dallo sguardo, dai gesti. Anche gli animali ci parlano con lo sguardo, con i gesti, spesso con le urla e i lamenti.

Il punto di vista scientifico ci richiama alla loro natura, al loro comportamento e ai loro bisogni. Prendiamo ad esempio due animali classici usati nei circhi, l’elefante e la tigre, per esaminarli sotto due condizioni: la detenzione e l’addestramento.

L’elefante è un animale sociale, vive in gruppo dove si formano strettissimi legami; gli elefanti accudiscono tutti insieme i loro cuccioli, li proteggono, si schierano a loro difesa in caso di pericolo, piangono i loro compagni morti celebrando quella che potremmo definire una cerimonia funebre. Hanno quindi sentimenti, hanno coscienza.

L’elefante nel circo viene isolato dai suoi simili, legato a due cortissime catene, non può muoversi, subisce una costrizione, una dura prigionia. La sua sofferenza si manifesta con i movimenti stereotipati della testa. Quindi ci parla.

La tigre è invece un animale solitario che si muove liberamente in un territorio di centinaia di chilometri quadrati, si incontra con il compagno o la compagna soltanto al momento dell’accoppiamento. E’ un predatore potente e fiero.

La tigre nel circo viene rinchiusa in una gabbia angusta, a contatto con persone e animali, con rumori e movimenti, il suo comportamento diventa parossistico, va avanti e indietro senza sosta come segnale di sofferenza. Quindi ci parla.

L’addestramento degli animali nel circo si può dividere in due fasi. La prima riguarda la doma che mira a spezzare l’animale (nel gergo circense) e a imprintare in lui la paura, a fargli capire quanto sia impossibile la fuga, a mostrargli chi comanda e quali sarebbero le conseguenze in caso di ribellione.

Spezzare un elefante significa allontanarlo cucciolo dalla madre, iniziare una doma violenta colpendolo con bastoni, pungoli elettrici, uncini.

Spezzare una tigre significa abituarla a temere la frusta e i bastoni, ferirla con la forca, privarla del cibo.

La seconda fase riguarda l’allenamento vero e proprio con la ripetizione quotidiana, degli esercizi stabiliti che contrastano violentemente con la fisiologia e l’etologia degli animali.

L’elefante è costretto a posizioni innaturali (sedersi, sollevarsi su due zampe) che, nel tempo, produrranno gravi conseguenze fisiche.

La tigre viene costretta a saltare nel cerchio di fuoco (di cui ha il terrore), a correre sulla groppa di un cavallo (che è una preda).

Adottando a nostra unità di misura i concetti giuridici, scientifici e culturali citati in premessa (animale essere senziente dotato di coscienza) dovremmo rifiutare quei comportamenti che non rispettano tali concetti anche se gli animali selvatici sono nati in uno zoo, in un circo o in un allevamento non sono meno animali in quanto conservano tutte le caratteristiche biologiche, fisiologiche ed etologiche della loro specie.
Diversamente sarebbe come riconoscere che un uomo nato in prigione sia meno uomo, abbia perduto tutte le caratteristiche umane e preferisca la prigionia alla libertà.

Lo Stato Italiano versa annualmente ai circhi e spettacoli viaggianti contributi pubblici (nel 2018 ammontano a 4.957.722,57 di euro) per il mantenimento degli animali. Parte di questo contributo viene elargito a circhi poi denunciati per maltrattamento. La legge prevede che i circhi non possano essere beneficiari di finanziamenti pubblici solamente se condannati in via definitiva per maltrattamento di animali o se riconosciuti colpevoli di violazioni di disposizioni normative statali e dell’Unione Europea in materia di protezione degli animali. Ciò comporta che anche i circhi inquisiti per maltrattamento, se non ancora condannati, continuino a ricevere finanziamenti pubblici. Ne consegue che moltissimi animali continuano ad essere maltrattati, anche in presenza di sussidi pubblici, fino alla condanna definitiva, che può avvenire anche dopo cinque anni dall’inizio del processo.

Quindi mentre viene finanziato il maltrattamento, non viene finanziata la tutela. Infatti i finanziamenti ai centri di recupero per animali esotici in Italia sono minimi e completamente insufficienti, tanto che esistono solo tre centri per animali esotici convenzionati con il Ministero dell’Ambiente.



Zoo

I parchi zoologici dovrebbero soprattutto adempiere ad una funzione: conservare le specie a rischio nel rispetto delle necessità etologiche degli animali ospitati e loro reimmissione in natura.

Invece gli zoo sono prigioni in cui gli animali restano rinchiusi per la gioia di visitatori paganti. Dai leoni ai serpenti, a ogni tipo di specie esotica, trascorrono i giorni in gabbia o altri luoghi simili dove possono essere "ammirati" e fotografati. Poco può essere appreso sugli animali negli zoo se non come privarli della libertà. Come nei circhi anche negli zoo gli animali soffrono per lo 'zoochosis', il termine descrive comportamenti nevrotici e ripetitivi come camminare avanti e indietro, dondolare da una parte all'altra, mangiare i propri escrementi, leccare continuamente o mordere le sbarre, fino agli estremi dell’automutilazione. La complessità delle emozioni e delle relazioni sociali degli animali, sono distrutte in cattività.

A seguito di un accesso agli atti richiesto dalla LAV nel 2015 al Ministero dell'Ambiente, la situazione degli zoo italiani era la seguente:

·         n. 23 strutture con licenza;
·         n. 32 strutture in varie fasi del percorso di licenza (dalla presa in esame della licenza alle ultime fasi prima del rilascio della stessa);
·         n. 2 strutture sotto sequestro;
·         n. 8 strutture chiuse per diniego di licenza;
·         n. 33 strutture escluse.

Se da una parte gli obiettivi scientifici degli zoo sono comunque eticamente condannabili perchè non tengono in considerazione le sofferenze dei singoli animali reclusi in nome della conservazione delle specie, in Italia in realtà la maggior parte delle strutture sono improntate esclusivamente su un business commerciale. Sono giardini zoologici con annessi parchi divertimento, in cui le condizioni di detenzione degli animali sono aggravate dal rumore e dal clima caotico tipico delle attrazioni da luna park o dalle automobili delle persone che visitano gli zoo safari. Moltissimi esemplari sono ancora detenuti in condizioni agghiaccianti, tuttora reclusi in pochi metri quadrati da decine di anni, in preda alla noia e all’apatia, che degenerano in comportamenti innaturali e ripetitivi.

Si può anche trasformare la denominazione da zoo a bioparco a zoo safari a parco faunistico ma la prigionia degli animali resta; la sostanza non cambia. Animali di specie e taglie diverse che scandiscono il tempo con pasti serviti da umani e che vivono i giorni in un eterno avanti-indietro: i più fortunati in territori grandi abbastanza per un’esistenza dignitosa, gli altri in spazi appena sufficienti a qualche salto o a pochi passi. Saranno comunque creature estrapolate dal loro habitat naturale, quindi sottoposte a stress e al pericolo di depressione e patologie.

Gli animali provano paura, dolore, emozioni come gli umani. Sono appunto “Esseri senzienti”, ciò significa che sono in grado di avere autocoscienza e consapevolezza di sé. Sono individui a tutti gli effetti. 



Delfinari

I delfinari sono zoo per animali marini.

Potremmo definire gli acquari come giardini zoologici in cui vengono rinchiusi pesci e mammiferi marini, costretti a vivere in cattività in vasche e piscine piccolissime se proporzionate alla vastità del mare.

Animali catturati in natura sia volutamente che accidentalmente durante battute di pesca, o allevati per continuare ad esporli negli acquari, dove una vita di reclusione li porterà ad essere soggetti ad anomalie comportamentali e malattie fisiche. Negli acquari la mortalità è altissima ma, in assenza di riconoscibilità degli animali basta catturarne di nuovi in mare per rimpiazzare i morti.

Come ha chiarito un'indagine svolta nel 2016, gli zoo italiani sono inadeguati e non conformi alla Direttiva 1999/22/CE. Stessa cosa vale per i delfinari. Dietro un'attrazione apparentemente divertente si nascondono sofferenza e sfruttamento.

In natura i delfini percorrono anche un centinaio di chilometri al giorno a profondità anche di 400 mt.  Nell'acquario il loro spazio equivale a una gabbia.

I delfini si chiamano per nome. I ricercatori dell’università di St. Andrews, in Scozia hanno dimostrato che la metà dei suoni prodotti da questi delfini servono a dire il proprio nome e ad annunciare il proprio arrivo. Oltre l’uomo, sono gli unici animali a farlo.

I delfini sono animali socievoli e dalle dinamiche sociali articolate e la presenza di animali di famiglie diverse sviluppa in loro aggressività e, privati di una via di fuga, possono arrivare a uccidersi. E' successo.

Il biosonar è uno strumento fondamentale per i delfini, utilizzato per orientarsi e cacciare. Nelle vasche non possono usarlo e ne consegue stress per la repressione di un istinto naturale. Anche l'alimentazione è innaturale, composta di cibi surgelati e disidratati e, per assumere i liquidi mancanti, vengono forzati a bere tramite dei tubi infilati in gola. Lo stress e la depressione li porta ad ammalarsi e quindi a dover subire l'uso sistematico di farmaci, tranquillanti e sedativi (motivo di sequestro del delfinario di Rimini).

Le piroette ed altre acrobazie che i delfini compiono durante gli spettacoli non sono ovviamente spontanee, per ottenerle si ricorre alla privazione del cibo.

I delfini vengono catturati negli oceani e per uno che sopravvive altri perdono la vita a causa delle modalità di cattura, di trasporto o per il trauma di una vita confinata in vasca.

In Italia i delfini, nel loro ambiente naturale, possono essere osservati nel Santuario dei Cetacei, una zona marina protetta fra Liguria, Toscana e Sardegna.



Approfondimenti



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6223 violenza sugli animali propedeutica a quella sugli uomini
·         https://www.lav.it/news/circhi-video-shock-adi     Bastonate, colpi con l’uncino, frustate, urla....
·         https://www.youtube.com/watch?v=oHcBq4NPzDI animalisti offrono il cibo agli animali del circo
·         https://www.youtube.com/watch?v=PKLGYSTykIk  stop alla sofferenza degli animali nei circhi
·         http://www.bolognatoday.it/cronaca/circo-animali-essere-animali-video.html le condizioni degli animali nel circo
·         https://vimeo.com/67848691  lo zoo di Ravenna di Roberto Marchesini
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6070  la sofferenza degli animali nel circo
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=4935  il circo non è divertente per gli animali
·         https://www.youtube.com/watch?v=EevMM5rLmkM   circo
·         https://www.youtube.com/watch?v=viwkDFP3y_A   zoochosis
·         https://www.youtube.com/watch?v=Vwl0uvelwnc   zoochosis
·         https://www.youtube.com/watch?v=_HlnzL81-Ts  salvataggio specie marine acquario di Genova
·         https://www.youtube.com/watch?v=BBWqRD88Lms   fatti che i parchi marini nascondono
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6090    la storia dell'elefante Tyke
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=6086    addestramento animali per il circo
·         https://www.essereanimali.org/2018/11/video-circhi-italiani    gli animali del circo non si divertono
·         https://www.youtube.com/watch?v=M_2jekL-Ds0  la sofferenza degli animali nello zoo
·         http://www.tvanimalista.info/video/circhi-zoo/delfinari-acquari/   maltrattamento e morte nei delfinari
·         https://www.youtube.com/watch?v=cAzgaYi9GWY   Giorgio Panariello contro i delfinari
·         https://www.youtube.com/watch?v=IoX-bQTtxI0   inchiesta delfinario di Rimini 
https://www.youtube.com/watch?v=JIn03bXafHM   intervista a Licia Colò e Giorgio Panariello
·         https://www.oipa.org/italia/video-acquari/   acquari e delfinari
·         https://www.lav.it/aree-di-intervento/animali-e-spettacoli/delfini-parere-scienziati   biologo marino catalano specializzato in delfini
·         https://it.dplay.com/animal-planet/dodo-heroes/peru-gli-animali-del-circo/   animali del circo liberati



Buone pratiche

Il Belgio (Vallonia) ha vietato i cetacei in cattività.

Stanno aumentando i circhi che usano solo la bravura degli artisti umani sull’esempio del Cirque du Soleil canadese, famoso nel mondo e che da solo guadagna quanto tutti i circhi italiani messi insieme. Questi artisti sono chiara espressione delle nuove frontiere circensi del presente e del futuro. Mettono in scena uno spettacolo elegante e incantato in cui rappresentano l’eccellenza mondiale delle arti circensi. Niente a che vedere con il grigiore retrogrado, la violenza insita nelle scene in cui gli animali non sono più animali ma costretti con la brutalità a diventare burattini, macchine.

Nell’acquario di Monterey in California gli esemplari animali presenti sono realizzati in resina artificiale. Queste installazioni, riproduzioni fedeli degli animali rappresentati, sono completate da schede informative sull’etologia delle specie e cannocchiali esterni da cui è possibile osservare i cetacei presenti nel vicino oceano. L’acquario di Monterey, visitato da migliaia di persone, costituisce un’alternativa concreta all’esposizione in cattività degli animali ed un primo esempio di come sia possibile superare quel retaggio culturale che ha reso possibile la creazione di strutture che espongono animali vivi noncuranti delle conseguenze etiche di questo gesto.

In Gran Bretagna dal 2015 è vietato l'uso di animali nei circhi anche se da molto tempo il loro uso riguardava solo pochissimi esemplari.

Attualmente, i Paesi che in Europa hanno introdotto divieti di utilizzo degli animali nei circhi sono già 21: da quelli totali a limitazioni parziali relative ad alcune specie. In questo quadro si inserisce anche la Catalogna che, dopo aver messo al bando la corrida, ha previsto un termine entro il quale adeguarsi al divieto di utilizzo degli animali.

Sono oltre 50 i paesi in tutto il mondo che vietano l’uso degli animali nei circhi parzialmente o totalmente (Guatemala, Messico, USA, Canada, Argentina, Brasile, Malta, Colombia, Nuova Zelanda, Israele, Iran, Perù, Costa Rica, India, Australia...)

Un accordo tra Guardia Costiera e Acquario di Genova ha stabilito, a livello operativo, come intervenire concretamente nel caso di segnalazione, avvistamento e soccorso di animali marini in difficoltà. Il protocollo d’intesa certifica la collaborazione che, ormai da anni, si è instaurata tra i due enti impegnati in prima linea, seppur con compiti diversi, nell’ambito della conservazione e protezione del Parco dei cetacei curando gli animali feriti o sofferenti reimmettendoli poi nell’ambiente marino. https://www.youtube.com/watch?v=poyzTQz98a0

L’Autorità Centrale per gli Zoo (CZA) dell’India ha deciso che i circhi non possono più esporre o far fare spettacoli agli animali selvatici. L’uso di scimmie, leoni, orsi e tigri per l’intrattenimento è già stato vietato nel 1998, ma gli elefanti potevano ancora essere utilizzati negli spettacoli. D’ora in poi, anche gli elefanti non possono più essere usati. Tutti gli elefanti che erano usati in India in circhi ora vanno in centri di riabilitazione per animali.

Non ci sono gabbie nello zoo di Singapore: dal 1973 gli animali sono liberi e i visitatori si muovono sicuri e tranquilli a bordo dei tram o a piedi lungo gli itinerari segnalati che passano accanto agli animali ospiti del grande parco naturale.

Lo zoo di Schönbrunn a Vienna, che ogni anno attira più di due milioni di visitatori, ha ricevuto anche numerosi premi per la sua modernità e per gli studi che vi si conducono: spaziosi recinti ricreano l’ambiente naturale in cui convivono oltre 600 specie di animali, provenienti da tutti i continenti e alcuni in via d’estinzione.

A Berlino, notevoli sono gli investimenti previsti per la ricerca, lo studio e la conoscenza degli animali, specie quelli in via d’estinzione, e per progettare l’ambiente in cui ospitare al meglio gli animali. A questo proposito si stanno studiando materiali e forme adeguate per permettere ai visitatori di interagire con gli animali in totale e reciproca tranquillità.

Lo zoo di Wellington in Nuova Zelanda ha un approccio educativo molto innovativo verso gli animali con studi e progetti di difesa verso le specie in pericolo e con aiuti di collaborazione con altri giardini zoologici all’interno di strutture a basso impatto ambientale, alimentati da energia solare. All’interno dello zoo sorge un ospedale per animali, The Nest, con sale operatorie, piscine e uno staff di esperti veterinari.

Lo storico zoo della città di Basilea, in Svizzera, vanta uno dei programmi di riproduzione in cattività più di successo per le specie in via di estinzione.

Lo zoo di Toronto in Canada, ospita molte specie in via di estinzione come il Gaur, bisonte indiano, le scimmie ragno, le zebre di Grevy, le antilopi mudu maggiori, i gorilla di pianura e gli ippopotami pigmei.

Il Bioparc di Valencia, in Spagna, è un innovativo parco zoologico in cui gli animali vivono in libertà nel proprio habitat naturale. Gli animali sono separati tra di loro solo da elementi naturali, come pietre, cascatelle e piccoli fiumi.

Lo zoo di Londra è suddiviso in diverse aree e tre padiglioni: nel primo si ammirano i pesci d’acqua dolce in un ambiente ricreato con fiumi e laghi, nel secondo ci sono le barriere coralline e nel terzo sono conservati pesci in via d’estinzione come il Pupfish del Messico e il Killfish ellenico.

Sono libere le gabbie degli animali ospiti dello zoo di San Diego, in California. Nato nel 1915 per studiare e tutelare gli animali in via d’estinzione, lo zoo li ospita su uno spazio enorme di 400mila metri quadrati.

Lo zoo di Dublino in Irlanda si occupa della tutela e dello studio di numerose specie in via d’estinzione, permettendo a tutti gli animali di vivere liberamente in ambienti naturali, ricreati in modo perfetto sotto il punto di vista del clima e della convivenza con altre specie.



Proposte

L’emanazione entro 12 mesi dei decreti legislativi che avrebbero reso esecutiva la legge 175 del 22 novembre 2017 sulla dismissione graduale degli animali nei circhi purtroppo è scaduta. Nessuna proroga è stata prevista e un anno non è bastato al Governo per rispettare ciò che hanno stabilito sulla carta. Ma il Ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli il 17/12/18 ha diramato questa dichiarazione di intenti che speriamo abbia un veloce corso

https://www.youtube.com/watch?v=8dDuSvaHsoo anche se, secondo il legislatore, la legge è scaduta e come tale non più in vigore. Occorre ripetere l’iter.

Andare verso l'eliminazione degli zoo e loro trasformazione in centri che, eliminando gabbie e recinti e ricreando gli ambienti naturali, siano destinati alla cura di animali malati o feriti; riproduzione delle specie in via di estinzione per il successivo reinserimento in natura; ospitalità per gli animali selvatici sequestrati; progetti di tutela per le specie minacciate come avviene in alcune città del mondo (Vienna, Dublino, Basilea...).

Andare verso l'eliminazione di acquari e delfinari o loro trasformazione con gli animali marini in resina artificiale (come acquario di Monterey).

Abrogazione del decreto del 20/12/2017 che dà il via libera al nuoto con i delfini.

Trasformare i delfinari in centri per il recupero dei cetacei come avviene a Genova grazie al protocollo d'intesa tra Capitaneria di Porto e Acquario.



COLOMBI

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà. Emile Zola



Chi sono

Il colombo, detto comunemente piccione, è un uccello che tutti noi conosciamo e che porta in grembo, purtroppo, il risultato di tutti i nostri pregiudizi.

Veniva ucciso per ordine dei comuni quando era classificato come forma domestica. Poi, classificato come specie selvatica, sono le regioni a predisporre deroghe per il suo abbattimento.

I colombi sono anche chiamati "ratti volanti", flagelli. Per questo sono stati e vengono uccisi non solo con i fucili da caccia ma anche con metodi brutali come il gas, il veleno, iniezioni di tanax al cuore, con i fucili laser, vengono annegati, decapitati con le forbici, l'accetta, il martello per essere cucinati... La superficialità e l'ignoranza ci portano agli alti livelli di crudeltà che anche il colombo subisce.

Ma i colombi sono uccelli pacifici, intelligenti, teneri, curano i propri piccoli, si affezionano alle persone fino a diventare talmente domestici da stabilire rapporti con gli umani, battere con il becco al vetro delle finestre per farsi aprire, vivere nelle case insieme ad altri animali d'affezione. Abbiamo dato loro l'incarico di rappresentare lo Spirito Santo, la pace (il Papa li lancia da S. Pietro), l'amore (i piccioncini).

I colombi sono rigorosamente monogami, e fedeli per tutta la vita. Il maschio impiega parecchio tempo per scegliere la compagna. E la corteggia a lungo. Finalmente i due si “fidanzano”. Di accoppiamento infatti non si parla finché la coppia non si reputa stabile: deve passare almeno una settimana. A quel punto è la femmina a prendere l’iniziativa: becchetta il maschio vicino al becco. Lui le offre del cibo e glielo infila direttamente in bocca, come si fa con i pulcini. Significa che è capace di prendersi cura anche dei figli. Dopo una ventina di giorni nascono i piccoli. Mamma e papà si alternano alla cova e producono, entrambi, il latte di piccione, una secrezione biancastra che serve per nutrire i pulcini.

Il loro utilizzo come "piccioni viaggiatori" risale agli egizi e ai persiani, tremila anni fa, e rimase un efficiente mezzo di comunicazione fino all'avvento del telegrafo, del telefono e, infine, della radio. La loro importanza in ambito militare si estese invece anche al XX secolo: durante entrambe le guerre mondiali furono utilizzati migliaia di piccioni per spedire messaggi strategici, scritti su carta leggera o in microfilm e inseriti in un tubicino legato a una zampa. Fu infatti una colomba chiamata “Paddy” che il 6 giugno 1944, riuscendo a beffarsi dei falchi tedeschi e attraversando oltre 230 miglia, portò per prima notizie agli alleati riguardo allo sbarco in Normandia. L'impresa, compiuta in meno di cinque ore, fu talmente eclatante che alla sua morte nel 1954 fu ricordata e premiata in una cerimonia speciale e più tardi, nel 2005, gli fu dedicato un film d'animazione ma ha ricevuto nel corso del tempo anche altre medaglie.

I colombi sono capaci di aiutarci perfino in campo medico. Per un essere umano servono anni di studio, di specializzazione, e una lunga pratica. A un piccione invece bastano 15 giorni di addestramento per trasformarsi in un ottimo radiologo.

A dimostrarlo è una ricerca della University of Iowa e della University of California di Davis, che ha studiato le potenzialità di apprendimento e il sistema visivo dei piccioni, valutandone la capacità di riconoscere masse sospette all'interno di immagini digitalizzate di mammografie.

I risultati, pubblicati sulla rivista Plos One, dimostrano che con il giusto addestramento questi volatili possono imparare a riconoscere la presenza di un tumore al seno in alcuni tipi di immagini, con un'accuratezza simile a quella di uno specialista umano.

Dichiara Richard Levenson, ricercatore della Uc Davis e coautore della ricerca: Gli uccelli si sono rivelati incredibilmente capaci nel riconoscere la presenza di tumori al seno maligni nelle immagini, un compito complesso persino per un esperto osservatore umano, che impiega di solito anni per ottenere le capacità necessarie. Il primo giorno la loro accuratezza nel riconoscere le immagini a bassa risoluzione era del 50%, ed è salita fino all'85% nel giro di 13-15 giorni". Hanno un cervello grande come la punta di un mignolo, eppure questi uccelli sono in grado di riconoscere una massa tumorale osservando una mammografia, con una precisione paragonabile a quella di un esperto.



Come vivono

I colombi discendono dal piccione selvatico (Columba livia), oggi molto raro in Italia e sono stati introdotti nelle città alla fine dell'ottocento, per abbellirle. Mancando un riferimento di legge chiaro, il colombo di città (Columba livia forma domestica) fino a poco tempo fa è stato considerato un animale domestico libero, quasi un "randagio". Attualmente è definito animale selvatico non cacciabile, non rientrando infatti nell’elenco fornito dalla legge sulla caccia n. 157/1992.

I colombi hanno trovato nei centri abitati il corrispettivo del loro ambiente naturale e quindi si sono moltiplicati.

Il problema per gli uomini nasce da questa esplosione demografica che indica, nel superamento dei 300-400 individui per km2, il punto di rottura dell'equilibrio (Ballarini 1989).



I danni lamentati

Si accusano i colombi dei seguenti danni:

·     a fabbricati e monumenti (anche se l'indagine di Salvalarte, promossa dal Ministero della Cultura, effettuate alcuni anni fa da Legambiente su 60 monumenti italiani, ha dimostrato come il maggiore responsabile del cancro della pietra, risulti il traffico automobilistico sia per le vibrazioni che per l'inquinamento atmosferico che produce);
·         sporcizia e degrado urbano (facilmente eliminabili con una pulizia effettuata giornalmente dai servizi pubblici);
·         alle coltivazioni agricole (esistono i dissuasori e pratiche di allontanamento)
·         rischi sanitari (sempre enfatizzati ma: "Nelle nostre zone non si è fino ad ora riusciti a trovare una relazione diretta tra la presenza di un agente patogeno in uccelli urbani e focolai di malattia umana" (A. Mantovani Ist. Sup. di Sanità) e, come dimostra il prof. Tolari del Dipartimento di Patologia animale Università di Pisa che ha preso in esame tutti i casi di contagio da piccione ad essere umano fino ad oggi riscontrati a livello mondiale, dati scientifici alla mano: "il rischio di contrarre una qualsiasi malattia dai piccioni è inferiore ai rischi che si corrono salendo a bordo di un qualunque autobus in ora di punta".



Esperienze cruente di contenimento

Per contenere la popolazione in una misura accettabile, nel passato alcune città (come Barcellona che tra il 1986 e il 1990 ha sterminato 108.193 individui e Basilea che tra il 1961 e il 1985 ha sterminato circa 100.000 individui) hanno usato metodi cruenti senza alcun successo. La popolazione di colombi non subì variazioni e, a prescindere dalla questione etica, la strategia risultò fallimentare.

I posti lasciati vuoti vengono prontamente occupati per minore mortalità naturale, maggiore natalità e immigrazione.



Una legge sconosciuta

La legge che regola le popolazioni di animali allo stato libero è il segreto che rende valido ogni intervento umano di ripristino dell'equilibrio, fornendo una soluzione seria, incruenta, etica ed ecologica.

Tanto semplice quanto scientifica: è la legge della capacità portante. Una popolazione cresce in funzione delle risorse alimentari e dei siti di nidificazione presenti in un dato territorio.



Metodi incruenti in città

E' proprio la legge della capacità portante che offre gli strumenti per intervenire. Il controllo demografico dovrà porsi come obiettivo prioritario la riduzione delle risorse: cibo e rifugi (Johnston e Janiga 1995).

Destinatari del programma e interlocutori privilegiati sono quindi i cittadini sia per la riduzione dell'enorme quantità di cibo che mettono a disposizione dei colombi, sia per la chiusura di fessure, buchi, sottotetti, cornicioni, lucernari, ecc. usati per la nidificazione.
Nelle città in cui questo programma è stato effettuato, si è verificata un'alta percentuale di decremento demografico (30-50%).

Poichè la distribuzione di cibo agli uccelli rappresenta spesso un bisogno affettivo delle persone, può essere installata in un luogo stabilito, una colombaia (Prato, Milano, Parigi, Oslo e tante altre) dalla quale si ritirano le uova.

Altro sistema di controllo utilizzato nei centri urbani è la distribuzione di mais trattato con nicarbazina, una sostanza che inibisce la fecondazione.

Per la protezione dei monumenti possono essere usati i dissuasori di vario tipo esistenti in commercio evitando quelli, come le punte metalliche, che producono ferite e morte degli uccelli. Sono stati fotografati non solo piccioni ma anche balestrucci, rondini e rondoni infilzati negli aghi. Quindi i dissuasori devono avere punte di plastica arrotondate che non feriscono e uccidono ma dissuadono, appunto.

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Naturalmente ogni intervento comporta un preventivo censimento, monitoraggio ecc, nonchè adeguate campagne di informazione che coinvolgano i cittadini.



Metodi incruenti in campagna

Le interferenze con le attività agricole, soprattutto alle colture di girasole, mais e soia possono essere contrastate con vari sistemi: cannoncini a scoppio ripetuto, pallone "predator", razzo acustico, falcone acustico ecc.

Un espediente ulteriore per sviare gli uccelli che, tra l'altro, rientra negli interventi di miglioramento ambientale nell'ambito della programmazione faunistica del territorio agro-silvo-pastorale previsti dalla legge 157/92 e finanziati dalle Amministrazioni regionali o provinciali, può essere quello di destinare alcuni piccoli appezzamenti a colture a perdere.

In conclusione tutti i metodi usati, affinchè abbiano successo, devono mirare a ridurre la capacità portante dell'ambiente.



Approfondimenti



Video

·         https://twitter.com/EssereAnimali/status/1047399104362504198  una mamma piccione adotta un pulcino
·         https://www.youtube.com/watch?v=r05remlff2s   Francesco Petretti e i colombi viaggiatori
·         https://www.youtube.com/watch?v=w2GQ5YEHNeA  colombi lanciati dal Papa



Buone pratiche

Non troppo tempo fa il Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli in provincia di Pisa, ha sperimentato le tecniche innovative e incruente con risultati giudicati buoni (Gorreri 1997).

A Todi è avvenuta la sperimentazione di un nuovo sistema per l’allontanamento dei piccioni su alcuni immobili del centro storico. Il progetto pilota, che vede coinvolta anche la USL Umbria 1, prevede l’installazione di dissuasori a forma di vaschette circolari contenente un gel che, combinato con oli naturali, è in grado di allontanare dalla struttura i volatili senza nuocere alla loro salute.

La Lipu ha diffuso una sorta di decalogo per una pacifica convivenza tra uomini e piccioni. In sintesi conviene soprattutto ridurre i siti di nidificazione e il cibo a disposizione della specie. «Il piccione trova già nelle città e nelle zone circostanti cibo in abbondanza; dargliene altro, perlopiù povero di acqua e sali minerali come pane e pasta, risulta poco utile se non nocivo per la salute degli stessi colombi perché ne viene stimolato eccessivamente il ritmo produttivo». Inoltre è utile la creazione di colombaie e la realizzazione di soluzioni architettoniche adeguate.

Al tribunale di Stoccarda, gli esperti del comune hanno dimostrato che contro l'invasione dei piccioni non serve abbatterli a fucilate ma solo il divieto di distribuire mangime ottiene l'effetto desiderato.

Il libro The New York Pigeon: Behind the Feathers – con le fotografie di Andrew Garn, testo di Emily S. Rueb e Rita McMahon racconta, tra l'altro, il lavoro dello psicologo di Harvard, B.F. Skinner, che ha insegnato ai piccioni a compiere compiti molto complessi, come acquisire bersagli o completare giochi altamente competitivi. I piccioni riescono a scorgere la luce ultravioletta e metà della loro massa cerebrale è dedicata alla percezione visiva. Questo libro restituisce al tanto diffamato uccello il suo posto, evidenziando l’aggraziata bellezza di questo spicchio di natura che sopravvive nel bel mezzo della città di New York. Grintoso, determinato, resiliente e bello, il piccione di città è una bella metafora della metropoli stessa.



Proposte

Vietare su tutto il territorio nazionale l'utilizzo di dissuasori meccanici composti da aghi o spilli metallici che possono trafiggere gli uccelli (legge 189/2004 sul maltrattamento) comprese le varie specie di rondini e rondoni protette in modo particolare dalla convenzione di Berna.

Vietare su tutto il territorio nazionale l’utilizzo, per lo stesso scopo, di reti con maglie di grandezza e conformazione tali da rendere possibile l’impigliarsi degli uccelli.

Installare colombaie per il recupero delle uova.

Utilizzare la nicarbazina come sterilizzazione farmacologica, uno dei sistemi più semplici e veloci, ecologicamente sostenibile e a favore del benessere animale.



BOTTI DI CAPODANNO

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perchè non può essere comprato. Charlie Chaplin

Non esistono fuochi d'artificio, giochi pirotecnici, petardi... sicuri: anche le stelline, che in genere si fanno accendere ai bambini, sono potenzialmente in grado di provocare incendi.

I petardi e fuochi d'artificio, bellissimi da vedere, hanno un impatto sull'ambiente, sull'uomo e soprattutto sugli animali talmente elevato che la loro bellezza non giustifica il loro uso, nè lo giustifica la tradizione. Oltre che ferimenti e morti, incrementano il particolato e le particelle metalliche nell'atmosfera con effetti negativi anche sulla salute. E spaventano gli animali.

Alle richieste delle associazioni animaliste si unisce anche il Segretario nazionale Codacons (Coordimanto delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) che dichiara: "Non si tratta, infatti, solo di una primitiva e pericolosa usanza, che ogni anno provoca centinaia di feriti, anche gravi, ma anche di una pseudomoda che, al di là degli incidenti, costituisce comunque un problema serio per la salute, in particolare per bambini, anziani ed animali". Il primo dell'anno, nelle città si supera il limite di legge di 50 microgrammi al metro cubo fissato per il PM10, con un valore, a seconda delle città, da doppio a triplo rispetto alla media del periodo. Quindi a causa dell'aumento delle polveri sottili in questo giorno, i soggetti maggiormente a rischio come gli asmatici, gli allergici o tutte quelle persone che soffrono di patologie respiratorie, corrono inconsapevolmente elevati rischi.

I botti di capodanno sono rumori assordanti per gli animali, sia domestici che selvatici, che hanno un udito particolarmente sviluppato. Per loro è un vero e proprio incubo, si terrorizzano e spaventati, fuggiranno all’impazzata da recinti, giardini, tane, rifugi, dormitori. Con le conseguenze a cascata che possiamo immaginare.

Nel tentativo di fuggire spesso finiscono per restare gravemente feriti o di morire. Un'indagine del 2015 ha stabilito in ca. 5.000 gli animali che moriranno a causa dei botti di mezzanotte. Queste vittime ci pongono ai primi posti delle classifiche internazionali per le stragi.

La soglia uditiva degli animali, infatti, è molto più sensibile di quella umana. L’uomo ha una percezione del suono compresa tra le frequenze denominate infrasuoni intorno ai 15 Hertz e quelle denominate ultrasuoni sopra i 15 mila Hertz. Il cane, invece, arriva fino a circa 60 mila Hertz ed il gatto addirittura a 70 mila Hertz.

Ogni anno i botti, creando il panico negli animali cittadini, inducono i cani a reazioni istintive e incontrollate come gettarsi nel vuoto, divincolarsi follemente per strappare la catena, scavalcare recinzioni e fuggire in strada mettendo seriamente a repentaglio la loro incolumità e quella delle persone.

Sono tantissime le segnalazioni di cani morti, smarriti e, soprattutto, di cani e gatti investiti dalle automobili.

I danni per lo scoppio dei fuochi di artificio si registrano anche tra gli animali degli allevamenti: qui le esplosioni possono provocare l’aborto nelle femmine gravide. 

Per quanto riguarda gli uccelli, poi, il fragore li costringe a lasciare i dormitori abituali, volando alla cieca. “I danni agli animali selvatici provocati dai botti sono inimmaginabili " spiega la Lipu. Lo scoppio dei fuochi d’artificio in piena notte può causare uno spavento tale da provocare la morte per infarto. In alcuni casi lo scoppio induce gli uccelli a fuggire dai dormitori costituiti da alberi e siepi (da qui l’importanza del verde urbano e di non capitozzare drasticamente le chiome degli alberi), e a volare al buio alla cieca anche per chilometri, andando a morire contro qualche muro o cavo elettrico; quelli che riescono ad atterrare o a posarsi su qualche manufatto, spesso muoiono investiti dalle automobili o assiderati a causa delle rigide temperature invernali ed alla mancanza di un riparo. Altri gravi danni possono essere le ustioni e la rottura dei timpani. Gli uccelli recuperati ancora vivi non arrivano in tempo, purtroppo, ai centri di recupero fauna selvatica.



Approfondimenti

·         https://www.trieste.com/animali/news/botti-capodanno-animali.html



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=88THZL4pr0g   testimonianza
·         https://www.youtube.com/watch?v=Vg7FEkCHtA0  effetti disastrosi
·         https://www.youtube.com/watch?v=KWHtERE1pys   parola di cani gatti e galline
·         https://www.youtube.com/watch?v=2FMzXcHM7Rg  suggerimenti
·         https://www.youtube.com/watch?v=3_CmCT9zR_Q   vademecum dei veterinari



Buone pratiche

Più di 3.300 i comuni italiani che hanno vietato i botti con specifiche ordinanze. Tra questi: Torino, Bologna, Trieste, Ferrara, Pescara, Bari, Foggia, Campobasso, Messina, Venezia, Lecco, Genova, Asti, Pesaro, Modena, Palermo, Cortina d'Ampezzo, Grosseto, Siena, Lucca, Pistoia, Bari, Foggia, Brindisi, Cosenza, Sassari... parlando delle città più grandi. Purtroppo però, questi divieti vengono per lo più ignorati e nel 2018/2019 sono stati 216 i feriti e aumentate le lesioni gravi. Si misurano sempre in 5.000 gli animali colpiti e la maggior parte di questi, l’80%, sono animali selvatici, soprattutto uccelli mentre sono rientrati a casa circa il 90% dei 1608 cani padronali scappati nella sera e notte di san Silvestro.



Proposte

Vietare i botti di capodanno su tutto il territorio nazionale.



TOPI E RATTI

L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma non esiste topo al mondo che inventerebbe la trappola per topi. Albert Einstein



Vite non vite

Ci sono animali per i quali la simpatia si abbassa fino a scomparire. Li consideriamo delle pestilenze, o ci ripugnano o non pensiamo e vogliamo credere che abbiano capacità di provare dolore. O il loro dolore non ci interessa, proprio perchè nel giudizio è prioritario il fatto che l'animale sia ributtante, dannoso, sporco.
Eppure si tratta di animali furbi e intelligenti e anche simpatici. Hanno dato vita a personaggi come Mickey Mouse e Topo Gigio.

Ratti e topi sono tra i mammiferi più diffusi sulla terra e la loro proliferazione spesso viene inconsapevolmente favorita dall’uomo. Sono considerati animali nocivi e quindi possono essere uccisi liberamente, senza alcuna conseguenza legale. Difficile poter difendere un ratto, un topo.

"I topolini delle case – lasciatelo dire a uno che ne ha conosciuti e frequentati tanti – sono animali deliziosi. Belli e intelligenti. Eppure è così forte in noi l’istinto (o la cultura) a eliminarli al primo apparire, che mai da noi qualcuno ha pensato di trarne una razza domestica." Danilo Mainardi.

Topi e ratti sono animali liberi ma vengono anche allevati.

I liberi sono perseguitati ma gli allevati non stanno meglio.

Non c'è dubbio: i roditori allevati dall'uomo sono davvero creature sfortunate. Fatti nascere appositamente per due scopi diabolici: finire sotto le mani dei vivisettori, o diventare alimentazione viva dei serpenti, creature che, a loro volta, dovrebbero poter vivere libere nei loro habitat naturali e non nel chiuso delle teche. Di solito sono piccoli topini bianchi, lunghi circa 5 cm, più la coda lunga altrettanto.

Uno dei luoghi comuni più diffusi della storia è che furono i topi a trasmettere agli uomini e diffondere la “peste nera”, il morbo letale che a metà del quattordicesimo secolo contagiò e uccise 25 milioni di persone in tutta Europa, più di un terzo della popolazione totale del continente all’epoca. Ma adesso una ricerca congiunta delle università di Oslo e Ferrara smentisce quella versione dei fatti: la causa della diffusione della “Black Death” non furono i roditori che vivono nella spazzatura delle nostre città, bensì l’uomo stesso, attraverso un contagio diretto avvenuto tramite pulci e pidocchi. Lo studio è pubblicato sulla rivista britannica Proceedings of the National Academy of Science.

"Ratti e topi non sono considerati in generale animali di compagnia ma animali nocivi, e ci sono quindi poche persone che si diano la pena di difenderli. Eppure il dolore che prova un ratto o un topo è altrettanto reale di quello provato da uno dei nostri amici a quattro zampe. Nei laboratori essi soffrono, come ben sa chiunque li abbia sentiti lamentarsi, piangere, uggiolare e persino gridare. Gli scienziati dissimulano su tutto questo, sostenendo che i loro animali sperimentali stanno semplicemente vocalizzando". In Quando gli elefanti piangono di Jeffrey Moussaieff Masson.

Si continua a sperimentare su molti animali, anche se i preferiti sono, in assoluto, topi e ratti (sono tanto diversi da noi eppure li assimiliamo a noi) a causa del loro prezzo concorrenziale sul mercato rispetto alle altre specie. Se ne uccidono a migliaia in ogni laboratorio, anche con metodi illegali e dando quindi luogo a processi.

Oltre che soffrire e morire nei laboratori, topi e ratti vengono perseguitati in una lotta che non porta solo la morte, ineluttabile, dell’animale, ma il fatto che questa morte venga ottenuta a prezzo di una sofferenza indicibile, con un’agonia che può durare ore o giorni, inumana e crudele. I topi non vengono solo sterminati con le trappole a scatto, che quasi sempre li ammazzano sul colpo, o con i veleni rodenticidi, certamente non indolori perchè provocano nella maggior parte dei casi emorragie interne e claustrofobia, per far si che i topi vadano a morire all’esterno e vengano quindi spesso predati diventando involontarie cause di ulteriore avvelenamento di animali come gufi, allocchi, volpi, donnole, gatti.

Il più crudele dei sistemi è quello delle trappole costituite da supporti cosparsi di una colla che non asciuga e che blocca il povero roditore, e non solo, su un’assicella dove dovrà inutilmente dibattersi, provare angoscia e soffrire, sino a morire d’infarto o di inedia dopo una lunghissima agonia. Durante l'attesa il topo cercherà di liberarsi emettendo lamenti strazianti e infetterà l'ambiente circostante con peli, feci ed urina. Se questo tipo di pratica venisse usata su un’altra specie animale in modo sistematico ci sarebbero già state crociate, petizioni e proteste.

La colla per topi, purtroppo di libera vendita, malgrado se ne chieda da tempo il divieto, non uccide solo l’animale bersaglio ma spesso anche innocui gechi, pipistrelli, farfalle, uccelli e qualsiasi essere vivente che abbia la sventura di venirne a contatto. Spesso tra le vittime ci sono anche i gatti in quanto predatori naturali dei topi che, provando a catturarli, vengono appiccicati anch’essi, riportando lesioni fisiche.



Video

·         http://laverabestia.org/play.php?vid=4429 trappole di colla per topi
·         https://www.youtube.com/watch?v=X8HFs8BRFws socializzazione ratti
·         https://www.youtube.com/watch?v=-rrpiYnIY8I  ratto salvato
·         https://www.youtube.com/watch?v=5IkYyS5hijc processo per uccisione di topi di laboratorio
·         http://www.tgmax.it/lanciano-iniziato-il-processo-per-luccisione-di-topi-da-laboratorio/  processo per uccisione di topi di laboratorio
·         https://www.youtube.com/watch?v=vniR72p96tA  La collina dei conigli
·         https://www.youtube.com/watch?v=nxBDhOXl_Gs  un ratto salvato
·         https://www.youtube.com/watch?v=oG7TQeO2QYQ centro recupero piccoli animali da laboratorio
·         https://www.youtube.com/watch?v=mWIcDHT0__k inaugurazione La collina dei conigli
·         https://www.youtube.com/watch?v=kUGMBt8e5sQ  baci di un topino
·         http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-29a6c330-5f31-4dfb-9e63-6974842eae75.html  topi e ratti e uccelli vittime della colla a Geo
·         http://laverabestia.org/play.php?vid=4492 vivisezione



Buone pratiche

Parlar bene dei topi è un po’ come dir male di Garibaldi. Si corrono rischi. Danilo Mainardi

Metodi per allontanare i topi senza ucciderli: con la menta, la canfora e l’olio essenziale di eucalipto il cui odore i topi non gradiscono; con la lana d'acciaio per bloccare l'ingresso dei topi dalle aperture problematiche; preparare un mix con olio da cucina, aglio e peperoncino da applicare sulle zone interessate

https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/14033-come-allontanare-topi-senza-ucciderli

In America è stata proibita la pubblicità della colla per topi perché considerata uno dei pesticidi meno umanitari alla pari con i peggiori veleni a morte lenta.  Esistono in realtà molti metodi più efficaci che consentirebbero di catturare il topo senza nemmeno doverlo toccare.

Un'eccezione nel mondo: In India, nel tempio Karni Mata, i topi sono sacri. Non solo. In vari templi indiani vivono centinaia di ratti liberi, protetti, alla cui alimentazione provvedono quotidianamente le monache, che portano loro contenitori pieni di cibo. Il tempio è famoso per i circa 20 mila topi che vi sono venerati e considerati i protettori del luogo.

Nei Panjarapol jainisti (ricoveri e centri veterinari per animali abbandonati, bisognosi e feriti), sempre in India, esistono interi reparti per animali normalmente considerati reietti, tra cui reparti per l'alloggio e la protezione dei ratti.

Diane Özdamar, fotografa, ha voluto mostrare quanto possano essere adorabili questi animali su Bored Panda, condividendo le sue immagini che ritraggono piccoli roditori da compagnia in modo quasi fiabesco, facendone dei carinissimi modelli invece che dei mostri.

Il fotografo naturalista inglese Simon Dell si è imbattuto in una famiglia di topolini di campagna che avevano deciso di vivere nel suo giardino e invece di cacciarli, ha costruito per loro un piccolo villaggio. Nessuna trappola per ucciderli, ma un rifugio sicuro dove nascondersi.

Varie associazioni in Italia si impegnano per salvare i roditori usati nella sperimentazione creando ambienti adatti al loro recupero.

Molti cittadini portano a casa i cosiddetti “topi da laboratorio” salvando loro la vita: sono animali che non hanno malattie e risultano facilmente addomesticabili.

Sterilizzazioni al posto delle derattizzazioni: è questa l'idea di Edgar Meyer, responsabile del Benessere Animale nell'Assessorato all'Ambiente del Campidoglio. Controllo demografico e sterilizzazione al posto di pasticche per uccidere i topi: ecco il succo della proposta avanzata. È inutile uccidere o allontanare i topi. È inevitabile che dove c'è l'uomo arrivano anche loro che sono a caccia di rifiuti.

Anche gli apparecchi ad ultrasuoni sono una valida alternativa al pericoloso veleno topicida. Gli ultrasuoni sono suoni ad alta frequenza (superiore a 20 KHz) non percepibili dall’orecchio umano ma avvertiti da molti animali. Se usati in modo opportuno, alle frequenze giuste e a intensità sufficientemente alta, causano disturbo al delicato sistema uditivo e nervoso di alcuni animali, tra cui quelli considerati nocivi. E poiché molte creature selvatiche dipendono dal loro udito per la loro stessa sopravvivenza, la ricerca ha dimostrato che interferire nella loro soglia di frequenza crea in loro un tale disturbo da essere costretti ad allontanarsi.

Esistono centri di associazioni onlus che si occupano del recupero e successiva adozione di piccoli animali da laboratorio come conigli, topi, ratti, porcellini d’india, criceti, cavie.…

A New York è stato messo a punto dalla MTA (Metropolitan Transportation Authority), la società responsabile del trasporto pubblico, un metodo incruento per ridurre il numero dei topi senza ucciderli. Questo dopo il fallimento di veleni e trappole mortali di ogni tipo.



Proposte

Promuovere la lotta biologica ovvero il controllo delle popolazioni senza uccisione.

Vietare il commercio e l'uso di colle biocide e trappole collanti per gli animali considerati infestanti.



FESTE “SADICHE”

Noi non abbiamo due cuori - uno per gli animali, l'altro per gli umani. Nella crudeltà verso gli uni e gli altri, l'unica differenza è la vittima. Alphonse de Lamartine

Ancora oggi molti animali sono utilizzati in sagre, palii e feste popolari, forzati a compiere azioni per loro innaturali, costretti a competizioni estenuanti o esibiti per essere venduti. Sono oltre 1000 le manifestazioni popolari e tradizionali con animali che si svolgono ogni anno in Italia, per lo più a carattere popolare e religioso, equamente distribuite tra le regioni della penisola.

La tradizione è la motivazione principale che viene adottata per giustificare questi spettacoli, fonte di notevole stress e sofferenza per gli animali, ma in realtà dietro queste usanze vi sono anche forti interessi di natura economica.

Anche la corrida in Spagna è tradizione ma la Catalogna l’ha abolita. Anche il festival di Yulin in Cina è tradizione ma noi ne inorridiamo. Tante sono le tradizioni dimenticate, cancellate con l’evoluzione della sensibilità, della coscienza, del Diritto.

Al riparo della tradizione, gli animali si frustano, si sovraccaricano, si usano come bersagli, si obbligano a correre su percorsi accidentati e pericolosi, si forzano a trascinare carretti.

Nessuna tradizione può giustificare lo sfruttamento e il dolore dei più deboli, né le torture o le sevizie possono essere considerate un patrimonio culturale da tramandare alle generazioni future.

Costituisce un passo fondamentale ed indispensabile giungere a considerare gli animali come in realtà sono: esseri senzienti e consapevoli, capaci di provare, come noi, emozioni e dolore.

Oltre che crudeli, sagre e palii sono infatti anche diseducativi verso adolescenti e bambini, perchè nascondono dietro ad un velo di apparente normalità espressioni di violenza, coercizione e abuso verso esseri viventi.

Tra queste troviamo competizioni di cavalli, corse di buoi (Puglia, Molise), gare tra asini (Premosello, Masera, Galliate, S. Maria a Monte, Cembra, Calliano, Castelsilvano, Benetutti, Alba e tantissime altre località), eventi agonistici in cui maiali, struzzi, agnelli, anatre e oche (queste ultime a Como, Montagnano, Lacchiarella, San Miniato) e anche rane (San Casciano Bagni), sono costretti a competere.

I genitori che portano i figli a questi eventi li esortano a una specie di curiosità insana, mobilitando una forma di gradimento e di entusiasmo che i bambini tenderanno a sovrapporre allo spettacolo proposto. L’identificazione tenderà poi a incidersi nella loro psiche tanto che in futuro la visione di animali in analoga situazione evocherà i ricordi piacevoli a essi ormai associati nell’inconscio. Questa operazione avviene mentre contestualmente risulta negato l’aspetto importante della concreta sofferenza degli animali i quali, costretti a comportamenti violentemente contro natura, mandano una serie inequivocabile di segnali di irrequietezza, sofferenza, terrore. Cogliere tali segnali è frutto di osservazione e reagire a essi in modo empatico è alla base dell’educazione alla sensibilità.

“L’esperienza professionale diretta del LINK è stata il primo propulsore che mi ha condotto a studiare l’argomento tanto da arrivare oggi alla strutturazione di un progetto nazionale in merito. Come nei paesi anglosassoni dove il LINK vanta associazioni governative, di polizia e presidenti di stato nel riconoscerlo e contrastarlo anche per l’Italia il mio impegno è che il lavoro professionale quotidiano con l’utenza violata, depressa, deprivata, violenta o anche solo minorile, continui ad essere oggi come agli esordi il referente privilegiato nello sviluppo di una cultura sociale, giuridica, criminologica, vittimologica, pedagogica e veterinaria che come stato di necessità contempli la crudeltà su animali quale grave reato di per sè e potente indicatore di pericolosità sociale.” (Francesca Sorcinelli 2009 - LINK https://www.link-italia.net/ ).



Tra le feste più conosciute:



Palio di Siena e altri

È tra le giostre equestri più antiche del mondo, ad ogni palio partecipano dieci contrade e si svolge nella piazza centrale di Siena. Il palio è vinto dal cavallo, con o senza fantino, che per primo compie tre giri in senso orario della piazza. Gli animali rimangono spesso gravemente feriti durante la competizione e in molti casi vengono soppressi. 

Il Palio di Siena è senza dubbio il più famoso e celebrato evento italiano del genere. Si corre due volte all’anno (il 2 luglio e il 16 agosto). E’ una gara rischiosa e spesso teatro di incidenti: dal 1970 al 2007 sono morti oltre 50 cavalli, spesso feriti durante la gara e abbattuti lontano dalle telecamere, che diffondono lo “spettacolo” solo nei suoi lati folkloristici e di rievocazione storica, senza indugiare sulle conseguenze di una competizione spericolata. Dal punto di vista della prevenzione, qualcosa è stato fatto, anche se si tratta di briciole.

Le associazioni animaliste si battono da sempre contro la crudeltà del Palio. Il confronto è duro, perché la tradizione della corsa senese è estremamente radicata e tutelata in tutti i modi, in tutte le direzioni e a tutti i livelli della società. Non a caso intorno a questa manifestazione si è creato un giro d’affari elevatissimo, che si basa sul turismo e sulla vendita dei diritti televisivi.

Esistono anche il palio di Feltre, di Asti, di Mendrisio e altri.



Palio della rana

I partecipanti spingono una carriola di legno con sopra una o più rane lungo un percorso. Se l’animale salta e cade deve essere riposizionato fino all’arrivo al traguardo. Spesso le rane finiscono schiacciate dalle ruote delle carriole o dalla folla circostante, ma non importa se qualcuna incappa in questo destino perché negli stand gastronomici sono comunque il piatto forte.



Sagra dei osei

Alla festa della natura inscenata da più di settecento anni in provincia di Pordenone, vengono messi in mostra migliaia di animali, rinchiusi in gabbie minuscole e sovraffollate, Molti sono uccelli da richiamo, utili ai cacciatori per adescare le loro prede, impossibilitati a seguire il loro istinto alla migrazione e condannati ad esprimere il loro desiderio di libertà solo tramite il canto che a loro insaputa attirerà i propri simili verso i proiettili dei cacciatori.



Palombella di Orvieto

Una colomba bianca viene inserita in un tubo di plexiglass, fissata a una raggiera metallica contornata da mille petardi scoppiettanti e fatta scendere in velocità dal campanile della chiesa lungo un filo metallico. Questa è la sceneggiata che rappresenterebbe lo spirito santo che discende sugli apostoli illuminandoli, la colomba, considerata l’icona dell’evento, in realtà non è altro che un animale imprigionato e relegato al ruolo di vittima sacrificata in nome di una ritualità che resta immutata da secoli. Aspetto pagano della religione.



Corsa degli asini di Mendrisio

I rioni del borgo si sfidano cimentandosi in una gara a dorso d'asino. Giovani e anziani, donne e uomini, tutta la popolazione è in festa per queste giornate di giochi; tutti si divertono, o quasi… Non crediamo infatti che i pacifici quadrupedi protagonisti di questa presunta "festa" si divertano molto: sono nervosi, irrequieti, le lunghe orecchie abbassate, chiaramente a disagio nel bel mezzo della folla urlante alla quale non sono abituati.



Onore di San Rocco di Butera (Caltanisetta)

Un’oca sgozzata, con un profondo taglio al collo ancora sanguinante, viene appesa per le zampe ad un cavo sulla piazza del municipio e qui, su un podio di legno, un uomo cerca di strapparle il collo a mani nude. Un gioco raccapricciante. Tra gli spettatori decine di bambini. Impareranno la gentilezza?



Festa dei serpenti di Cocullo (L'Aquila)

La statua di San Domenico ricoperta di serpenti viene portata in processione per la città. E' la "festa dei serpari", che si svolge in onore di San Domenico abate, di cui sono conservate due reliquie nel paese, che si ritiene protegga dal morso dei serpenti e guarisca le malattie dei denti. Gli abitanti si preparano da marzo per questa festa folkloristica che da alcuni anni si celebra il primo maggio. Gli esperti serpari vanno a caccia di serpenti, li catturano e li custodiscono e nutrono per giorni. Dopo la festa li liberano. Meno male.

Ecc. ecc.



Le manifestazioni

Queste manifestazioni devono essere autorizzate in ambito locale per poter avere luogo, ed è proprio questo il cavillo che permette tuttora di organizzarle. Alle amministrazioni locali è infatti sufficiente riconoscere alla manifestazione il carattere “storico-culturale” per renderle legittime, scavalcando di fatto gli articoli 544-bis e 544-ter del Codice penale che puniscono i maltrattamenti, le uccisioni e l’uso di doping nei confronti di animali.

Le corse che vedono involontari protagonisti gli asini, animali totalmente inadatti alla corsa, sono in assoluto le manifestazioni più numerose e diffuse in comuni grandi e piccoli di tutta la penisola. E quasi altrettanto diffusi sono i palii, ovvero corse di cavalli spinti al massimo delle loro velocità su tracciati urbani caratterizzati da curve strette, a volte con presenza di spigoli, protezioni rigide, fondo asfaltato o lastricato e nell’ipotesi migliore, ricoperti da terriccio collocato senza alcuna cognizione tecnica.

Le gare durano pochi minuti e sono sfide quasi all’ultimo sangue, che spesso vedono animali infortunarsi gravemente e che pertanto dovranno poi essere soppressi.

Il frequente uso di farmaci dopanti, come vasodilatatori, antidolorifici o broncodilatatori, rende gli animali ingovernabili e pericolosi anche per i fantini. Al Sud il fenomeno è aggravato dall’intervento della criminalità organizzata, che coglie in queste manifestazioni l’occasione per esibire il potere di controllo sul territorio e l’opportunità d’incrementare le scommesse clandestine.



Video

·         https://www.youtube.com/watch?v=GXEvUg1tEH8  gioco dell'oca a Butera
·         https://www.youtube.com/watch?v=krF15khCdU0  la palombella di Orvieto
·         https://www.youtube.com/watch?v=4sy-pLGdWxo  palio di Mendrisio
·         https://www.youtube.com/watch?v=V363026sado  palio di Siena
·         https://www.youtube.com/watch?v=q2t3GyXDTDU  IHP parla del Palio di Siena
·         https://www.youtube.com/watch?v=YG88aMdw8pA festa dei serpenti



Buone pratiche

Nell’ottobre del 2012 un intervento delle guardie zoofile OIPA di Brescia ha fatto revocare l’autorizzazione per il Palio degli asini di Pontevico (BS), che è stato corso da cittadini che hanno trainato i carretti al posto degli asini.

Gli psicologi si sono schierati contro gli eventi in cui si usano animali, considerati altamente diseducativi tanto che gli Ordini di molte regioni italiane si sono attivati per ottenere la sottoscrizione di un documento che condanni ufficialmente gli effetti antieducativi di attività quali feste, zoo, sagre e circhi perchè educano il bambino a non riconoscere lo stato d’animo degli animali, a disconoscerne i segnali di sofferenza, a reagire con gioia e divertimento alla sofferenza e al disagio.

Grazie ad anni di battaglie e alla cresciuta sensibilità nei confronti degli animali, molte di queste tradizioni sono cambiate: il caso emblematico è quello della festa del gallo di Roccavivara, in Molise, dove si prendeva a bastonate un povero animale costretto nel terreno e che oggi non esiste più.

Nel 2007 il Segretariato Sociale della Rai ha accettato delle Linee guida per la tutela degli animali in TV, cui possono far riferimento artisti, autori ed organizzatori per promuovere anche sugli schermi un rapporto uomo-animali realmente rispettoso.

Anche il Codice penale, all'articolo 544 quater recita: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro."



Proposte

Divieto di uso di animali vivi per feste tradizionali, lotterie e sagre.



CANI E RANDAGISMO

“Chi non ha avuto un cane non sa cosa significhi essere amato” Shopenhauer

La legge quadro 281/91 in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo ha segnato la demarcazione tra l’ignominia e la civiltà ma, com’è nel carattere umano: “fatta la legge trovato l’inganno”.

Anziché seguire lo spirito e la lettera di questa legge e annientare il randagismo e quanto ad esso collegato, i responsabili della sua applicazione lo hanno incrementato o lasciato incrementare aumentando da una parte la sofferenza degli animali e dei cittadini che li hanno a cuore e dall’altra l’illegalità, il malaffare, lo sperpero di denaro pubblico, il disinteresse materiale e morale di Stato, Regioni, Comuni, Asl.

La legge rappresenta quindi, anche a detta degli autorevoli promotori, non soltanto un fallimento dei suoi principi ispiratori ma è diventata, nel corso degli anni, terreno fertile per azioni criminose.

Dimostra come il randagismo a distanza di 28 anni, non soltanto non è stato debellato o strettamente controllato ma, addirittura, incrementato e corredato da una serie di comportamenti illeciti, ramificazioni criminali, indifferenza giuridica e istituzionale che ne fanno una vergogna italiana per l’enorme sofferenza che infliggono ai migliori e più fedeli amici dell’uomo.

Per maggiori dettagli vedi la relazione https://www.gabbievuote.it/relazione-sul-randagismo-2017.html



Chi è il cane

La specie umana riesce a provare sentimenti come l’empatia, la simpatia e persino la compassione verso membri di una specie diversa. Ma è proprio solo la specie umana a provare questi sentimenti?

Non solo cani ed esseri umani si sono influenzati reciprocamente per decine di migliaia di anni ma lo hanno fatto in modi molto più profondi di quanto possano aver fatto altre due specie qualsiasi.

E’ stato fissato in 150.000 anni fa l’incontro degli uomini con i lupi che poi si trasformarono gradualmente in cani. Abbiamo percorso insieme il cammino dell’evoluzione. C’è stata fra noi una domesticazione reciproca.

Le parole di Jeffrey Masson, psicoanalista, etologo, sanscritista e scrittore definiscono pienamente chi è il cane (Il cane che non poteva smettere di amare, I cani non mentono sull’amore): “Molto prima della domesticazione di qualsiasi altro animale o pianta cominciammo la nostra domesticazione del lupo in cane. Ebbe inizio fra i 130mila anni fa, quando l’uomo raggiunse il livello evolutivo di Homo sapiens e 150mila anni fa.

Questa domesticazione potrebbe benissimo non essere stata un processo a senso unico bensì una reciproca e profonda trasformazione per entrambe le specie. Questa mutua domesticazione è unica in natura.

C’era qualcosa di diverso in una specie animale, qualcosa che essa aveva condiviso con noi più di quanto non avesse fatto con alcuna specie di animale non umana. Quella specie era il cane e quel che esso aveva condiviso con noi in modo così unico era la sua capacità di amare.

Di conseguenza l’uomo e il cane sono anche le uniche due specie che fanno facilmente amicizia con altri animali, al di là della barriera che divide le specie. Cani e uomini si coevolsero, i cani contribuirono a renderci umani.

Nessun altro animale si comporta come un cane. Com’è possibile che questo animale dall’aspetto così diverso dal nostro, dorma sul nostro letto, si alzi con noi al mattino e venga a spasso con noi al pomeriggio? Che ci guardi con amore? La verità è che solo i cani continueranno ad amarci quando nessuno ci amerà più.

Questo amore è in realtà un fenomeno molto notevole. In realtà è uno dei fenomeni più notevoli del nostro universo. Com’è possibile che due esseri appartenenti a due specie totalmente separate possano provare un amore tanto profondo uno per l’altro? Nel mondo naturale non c’è alcun’altra cosa che sia simile a questa.

Con i cani abbiamo cominciato il lungo processo che conduce al riconoscimento della fondamentale identità di tutti gli esseri senzienti. E questo riconoscimento non sarebbe venuto da Cristo, da Mosè o dal Buddha, bensì da quel piccolo amico che cammina fiducioso accanto a noi e che non ci abbandonerebbe mai, per nessuna cosa al mondo. Da lui e solo da lui abbiamo imparato che possiamo varcare la barriera della specie e amare altre forme di vita.”

C’è nei cani qualcosa di misterioso e di assoluto che nemmeno la scienza forse riuscirà mai a spiegarci: lo smisurato amore che provano verso di noi umani, perfino quando vengono maltrattati, percossi, umiliati e dispersi cercano di tornare per dirci che ci hanno perdonato, che per loro tutto può ricominciare.

Senza che ce ne accorgiamo ci insegnano, e ci hanno insegnato, la civiltà e la cultura dei sentimenti, quelli veri, i medesimi che potrebbero migliorare non solo il nostro vivere quotidiano ma le sorti del mondo.

Il cane è infatti un animale bisognoso d’affetto, vive per amare, condizionato dall’amore. E’ come noi ma senza conoscere la malvagità. Stigmatizzato dall’innocenza che non ci appartiene. Accarezzare un cane è immergerci nell’amore, confonderci.

Cane e gatto rappresentano quell’unità che non siamo e che vorremmo essere. Uno ci ama insegnandoci la fedeltà assoluta, l’altro ci ama insegnandoci la libertà. Restare abbarbicati e volare.

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances spiega come i ricercatori guidati da Bridget vonHoldt dell’ateneo di Princeton analizzando le differenze di comportamento tra cani e lupi hanno stabilito che il DNA dei cani ha subito nel corso dei millenni 4 mutazioni genetiche. Questo ha portato i cani ad avere una condotta sociale simile a quella di un bambino, estremamente aperta agli altri e in continua ricerca della nostra attenzione e approvazione (fonte Huffpost.it luglio 2017)

I cani sono i nostri compagni di vita, vivono nelle nostre case, alleviano la nostra solitudine, ci regalano emozioni ed esperienze altrimenti sconosciute. Il cane ci soccorre, ci guida, ci difende. Dal recupero nei terremoti ai salvataggi in mare e sotto le valanghe, alla guida dei ciechi, all’aiuto ai disabili, dalla ricerca delle droghe a quella dei dispersi, alla pet therapy. Fiutano il cancro, le crisi diabetiche e ancora tanti altri sono i servizi che compiono per noi.

Abbiamo anche la spietatezza di usarlo nelle attività cruente legali o illegali, come la vivisezione, i combattimenti, la caccia al cinghiale, lo sminamento, la guerra, la pellicceria, l’alimentazione… Ne abbiamo perfino inviato uno, Laika, a morire nello spazio.

Nelle case degli italiani vivono circa 7 milioni di cani e la metà è stata salvata dalla strada secondo i dati del dossier di Coldiretti “Gli animali nelle case degli italiani”. Nove detentori su dieci trattano i loro animali “come figli”. Lo rivela una ricerca condotta nel febbraio 2004 dall’Istituto Quadra Research.

Quindi i cani, tutti i cani, sono creature uniche per comprensione, affetto, fedeltà, aiuto, ognuno di loro equiparabile a un bambino sia secondo la sentenza della Corte di Cassazione sia secondo varie ricerche di istituti universitari. 

Vivere con un cane allunga la vita e abbassa il rischio di avere malattie cardiovascolari. A dirlo è un nuovo studio che arriva dalla Svezia, Università di Uppsala. La ricerca è stata condotta per 12 anni su 3,4 milioni di svedesi di età compresa tra i 40 e gli 80 anni. «Avere un cane motiva a uscire e a muoversi», ha spiegato la dottoressa Tove Fall che ha coordinato il lavoro.

Anche la rivista scientifica Preventive Medicine ha pubblicato i risultati di una ricerca compiuta su un gruppo di persone di età superiore ai 79 anni, tutti proprietari di cani e gatti. Bene: queste persone sono più toniche del 12 per cento dei loro coetanei, hanno una forma fisica pari a uomini e donne di almeno 10 anni in meno. E si presentano con dati migliori sulla pressione e sulla frequenza di episodi di ansia, mentre sentono meno, molto meno, la sindrome della solitudine. Pertanto i ricercatori dell’università scozzese Saint Andrews confermano così quanto già immaginavamo: gli animali domestici non producono benefici solo ai bambini (che imparano ad accudire ed a riconoscere i bisogni degli altri) ma anche agli anziani, regalandogli energia e vitalità.



Randagismo

Guardami negli occhi, sono l’amico tuo migliore e non ti ho mai chiesto più di quello che mi puoi dare, guardami negli occhi quando ti siedo accanto e non so nemmeno se sei un re, un barbone o un santo, e non c’è bastonata che io non ti perdoni, ma guardami negli occhi quando mi abbandoni. Anonimo

In Italia, la stima del numero di cani randagi non è facile ma, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute e pubblicati dal Corriere della Sera nel 2012 i cani randagi sarebbero tra i 500 mila e i 700 mila.  Secondo l'associazione AIDAA nel 2018 in Italia il numero di cani randagi compresi gli ibridi supera abbondantemente le 700.000 unità.

Secondo lo zoologo Luigi Boitani, il randagismo è alimentato:

  1.  dalla illegale e crudele abitudine di abbandonare gli animali, comprese le cucciolate indesiderate,
  2.  dai cani padronali lasciati liberi di andare dove meglio credono diventando quindi incontrollabili
  3. dalla dispersione sul territorio dei cani dei cacciatori durante la stagione di caccia.

Queste tre categorie, cani abbandonati, cani padronali liberi e cani dispersi, vivono vicino all’uomo perché, conoscendolo, non lo rifuggono; si uniscono facilmente in bande e si incrociano fra loro alimentando la schiera dei randagi. Si rifugiano nei boschi ibridandosi con i lupi. Sono incontrollabili e incrementano la popolazione dei cani inselvatichiti (quelli che hanno reciso ogni legame con l’uomo e vivono in ambiti selvatici).

Il randagismo, infatti, è ancora oggi un fenomeno non gestito adeguatamente, in crescita esponenziale. Pesanti i costi per la collettività.

Tra i danni causati dal randagismo non sono da trascurare la predazione degli animali al pascolo spesso imputata ai lupi.

Ancora oggi i canili non esistono nella maggioranza dei comuni che preferiscono appaltare i servizi nonostante l’obbligo che la legge impone loro.

Il randagismo non si risolve unicamente con le sanzioni ma anche facendo cultura, cani tutti con il microchip, nessun animale non sterilizzato lasciato libero di vagare, non ci sarebbero più cucciolate incontrollate e nel giro di pochi anni si risolverebbe il randagismo (fonte Rosalba Matassa Task Force Ministero della Salute giugno 2013). I controlli sono inadeguati se non assenti.

Poi, chi controlla il controllore? Senza un adeguato organo di controllo sindaci e Asl continueranno ad essere i “padroni assoluti” della vita e della morte di troppi animali.

Il Laboratorio Relazione Uomo-Animale e Benessere Animale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” in collaborazione con l’IRTA, Institut de Recerca i Tecnologìa Agroalimentarias della Catalogna (Spagna), nell’ambito delle attività di